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novembre, sotto la nera tenda berbera sto scambiando, assieme ad altri atleti, impressioni
e sensazioni sulla gara che ho portato a termine. E la prima edizione della Marathon
Lybia, una ultramaratona di 120 km nel deserto del Tadrart Akakus, zona del Sahara libico
ai confini con lAlgeria, in tappa unica di orientamento e in completa
autosufficienza. Lorganizzazione forniva solamente lacqua (3 litri) ogni 20
km. Si corre con lo zaino, il sacco a pelo, un kit da sopravvivenza (lanciarazzi, lampada
stroboscopica, coltello, bussola, succhia veleno per scorpioni e vipere). Tempo massimo 3
giorni, io ci impiego poco meno di 17 ore arrivando al traguardo accompagnato da una
bellissima (quasi commovente) luna piena.
Eris Zama ed io parliamo dei 40° che ci
hanno avvolto nelle ore più calde correndo sulla sabbia..... ci chiediamo, come sarà a
meno 40° ?
Detto fatto, 4 mesi dopo (il 27 febbraio)
ci troviamo in Alaska per partecipare alla gara più estrema e pericolosa in assoluto: la
Iditasport Extreme, da farsi rigorosamente in mountain bike.
Il motto della gara la dice lunga: i
codardi non si mostreranno e i deboli moriranno.
Cinque sono gli europei presenti: oltre a
noi due, un tedesco, uno spagnolo e un altro italiano, Guglielmo Mulonia.
La gara inizia a Knik Lake (circa 60 km a
nord di Anchorage) la vera origine della Iditaroad Sled Dog Race (gara con cani slitta) e
termina a McGrath, 650 km dopo, lungo lIditaroad Trail nei glaciali interni
dellAlaska. Sono chilometri di neve, fiumi e laghi ghiacciati, bufere, venti, tundre
e montagne, con temperature che variano dai meno 15° ai meno 40°; un ambiente naturale
per caribù, lupi, bisonti e alci, che fortunatamente abbiamo visto solo da lontano.
Sono moltissimi gli aspetti unici di questa
gara estrema e i corridori si devono aspettare limprevisto e prestare molta
attenzione, perché si viaggia in unarea molto remota e una situazione di assoluto
pericolo potrebbe presentarsi in qualsiasi momento, mentre i soccorsi non sono sempre
garantiti. Per questo motivo Eris ed io abbiamo fatto la gara in coppia e ci siamo aiutati
nei momenti di crisi e difficoltà specialmente quando si pedalava o si spingeva di notte
e la stanchezza e il sonno stavano per prendere il sopravvento, ma si proseguiva
ugualmente, come ubriachi al punto da avere delle allucinazioni molto violente: io a volte
avevo limpressione di vedere delle persone o degli orsi lungo il
percorso, pure delle case
e speravo di poter trovare del
cibo. A volte camminavo ad occhi chiusi e
seguivo il rumore che faceva Eris spingendo la sua bici, poi quando li
riaprivo, quasi incollati dal ghiaccio sulle ciglia, mi sembrava di vederlo
avvolto da un alone fosforescente. Ma l’allucinazione che mi a sconvolto
maggiormente era il fatto che dopo ore ed ore nella neve ad un certo punto
la sensazione era quella di camminare nella sabbia, infatti la luna che dava
luce sufficiente per proseguire senza pila frontale e la neve polverosa mi
riportavano con la mente al deserto e forte era il desiderio di spogliarmi.
Un altro momento di difficoltà é stato
lattraversamento notturno di un fiume ghiacciato, ad ogni passo si sentivano
sinistri scricchiolii e affiorava dellacqua.
Questa gara é incredibilmente differente
da qualsiasi altra, ci sono poche regole e i partecipanti sono liberi di prendere le
proprie decisioni. Ci sono 9 checkpoints sparsi lungo il percorso dove ci si deve
registrare e di solito offrono un buon posto dove potersi riposare: in 4 di questi é
permesso lasciare rifornimenti e vestiti per cambiarsi. Io avevo predisposto il cambio
dellintimo lungo e delle calze (molto efficace, grazie GM), mentre il vestiario
ridotto al minimo che ho sempre tenuto (della Montura) era costituito dai pantaloni da sci
alpinismo, da due maglie leggere in pile e dallo spolverino antivento. Le emozioni sono
state tantissime ed il desiderio di portare a termine limpresa entro il tempo
previsto di 10 giorni era grande, perciò abbiamo cercato di ridurre al minimo i riposi
(abbiamo viaggiato anche per 27 ore consecutive).
Da Nikolai, (piccolo insediamento di
eschimesi) ultimo punto di controllo, allarrivo ci sono 80 km, il vento é
fortissimo e il freddo é pungente ma la notte ci offre un cielo dove laurora
boreale nei suoi colori paglierini di gialli e verdi si mostra nelle sue danze, é uno
spettacolo mozzafiato.
A McGrath ci arriviamo dopo 17 ore
alle 2 di notte, il tempo di dormire qualche ora ed accorgerci che alle 10 di mattina
mentre facciamo colazione il termometro segna meno 35°.
Siamo partiti in 29 e siamo arrivati in 14.
7 giorni e 11 ore il tempo totale da noi
impiegato per arrivare al traguardo, ci viene in mente il motto della gara: é
azzeccato.......il resto ora é ridere.


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