Dai più 40° della Libia ai meno 40° dell’Alaska. (di Maurizio Doro)

(Pubblicato su No Limits World Aprile 1999)

 

 

3 novembre, sotto la nera tenda berbera sto scambiando, assieme ad altri atleti, impressioni e sensazioni sulla gara che ho portato a termine. E’ la prima edizione della Marathon Lybia, una ultramaratona di 120 km nel deserto del Tadrart Akakus, zona del Sahara libico ai confini con l’Algeria, in tappa unica di orientamento e in completa autosufficienza. L’organizzazione forniva solamente l’acqua (3 litri) ogni 20 km. Si corre con lo zaino, il sacco a pelo, un kit da sopravvivenza (lanciarazzi, lampada stroboscopica, coltello, bussola, succhia veleno per scorpioni e vipere). Tempo massimo 3 giorni, io ci impiego poco meno di 17 ore arrivando al traguardo accompagnato da una bellissima (quasi commovente) luna piena.

Eris Zama ed io parliamo dei 40° che ci hanno avvolto nelle ore più calde correndo sulla sabbia..... ci chiediamo, come sarà a meno 40° ?

Detto fatto, 4 mesi dopo (il 27 febbraio) ci troviamo in Alaska per partecipare alla gara più estrema e pericolosa in assoluto: la Iditasport Extreme, da farsi rigorosamente in mountain bike.

Il motto della gara la dice lunga: i codardi non si mostreranno e i deboli moriranno.

Cinque sono gli europei presenti: oltre a noi due, un tedesco, uno spagnolo e un altro italiano, Guglielmo Mulonia.

La gara inizia a Knik Lake (circa 60 km a nord di Anchorage) la vera origine della Iditaroad Sled Dog Race (gara con cani slitta) e termina a McGrath, 650 km dopo, lungo l’Iditaroad Trail nei glaciali interni dell’Alaska. Sono chilometri di neve, fiumi e laghi ghiacciati, bufere, venti, tundre e montagne, con temperature che variano dai meno 15° ai meno 40°; un ambiente naturale per caribù, lupi, bisonti e alci, che fortunatamente abbiamo visto solo da lontano.

Sono moltissimi gli aspetti unici di questa gara estrema e i corridori si devono aspettare l’imprevisto e prestare molta attenzione, perché si viaggia in un’area molto remota e una situazione di assoluto pericolo potrebbe presentarsi in qualsiasi momento, mentre i soccorsi non sono sempre garantiti. Per questo motivo Eris ed io abbiamo fatto la gara in coppia e ci siamo aiutati nei momenti di crisi e difficoltà specialmente quando si pedalava o si spingeva di notte e la stanchezza e il sonno stavano per prendere il sopravvento, ma si proseguiva ugualmente, come ubriachi al punto da avere delle allucinazioni molto violente: io a volte avevo l’impressione di vedere delle persone o degli orsi lungo il percorso, pure delle case e speravo di poter trovare del cibo. A volte camminavo ad occhi chiusi e seguivo il rumore che faceva Eris spingendo la sua bici, poi quando li riaprivo, quasi incollati dal ghiaccio sulle ciglia, mi sembrava di vederlo avvolto da un alone fosforescente. Ma l’allucinazione che mi a sconvolto maggiormente era il fatto che dopo ore ed ore nella neve ad un certo punto la sensazione era quella di camminare nella sabbia, infatti la luna che dava luce sufficiente per proseguire senza pila frontale e la neve polverosa mi riportavano con la mente al deserto e forte era il desiderio di spogliarmi.

Un altro momento di difficoltà é stato l’attraversamento notturno di un fiume ghiacciato, ad ogni passo si sentivano sinistri scricchiolii e affiorava dell’acqua.

Questa gara é incredibilmente differente da qualsiasi altra, ci sono poche regole e i partecipanti sono liberi di prendere le proprie decisioni. Ci sono 9 checkpoints sparsi lungo il percorso dove ci si deve registrare e di solito offrono un buon posto dove potersi riposare: in 4 di questi é permesso lasciare rifornimenti e vestiti per cambiarsi. Io avevo predisposto il cambio dell’intimo lungo e delle calze (molto efficace, grazie GM), mentre il vestiario ridotto al minimo che ho sempre tenuto (della Montura) era costituito dai pantaloni da sci alpinismo, da due maglie leggere in pile e dallo spolverino antivento. Le emozioni sono state tantissime ed il desiderio di portare a termine l’impresa entro il tempo previsto di 10 giorni era grande, perciò abbiamo cercato di ridurre al minimo i riposi (abbiamo viaggiato anche per 27 ore consecutive).

Da Nikolai, (piccolo insediamento di eschimesi) ultimo punto di controllo, all’arrivo ci sono 80 km, il vento é fortissimo e il freddo é pungente ma la notte ci offre un cielo dove l’aurora boreale nei suoi colori paglierini di gialli e verdi si mostra nelle sue danze, é uno spettacolo mozzafiato.

A McGrath ci arriviamo dopo 17 ore alle 2 di notte, il tempo di dormire qualche ora ed accorgerci che alle 10 di mattina mentre facciamo colazione il termometro segna meno 35°.

Siamo partiti in 29 e siamo arrivati in 14.

7 giorni e 11 ore il tempo totale da noi impiegato per arrivare al traguardo, ci viene in mente il motto della gara: é azzeccato.......il resto ora é ridere.