REPORTAGE

Anchorage 19/02/2001
 

Eccomi ad Anchorage sono le 19:45 del 19 febbraio (in Italia le 05:45 del 20/02) siamo arrivati ieri dopo 24 ore di volo compresi gli scali. Ci hanno accolti l'aeroporto, ormai 
familiare, e l'orso bianco imbalsamato posto all'ingresso.
Abbiamo fatto una grande dormita ed al mattino in camera ci siamo trovati con Roberto Ghidoni che farà l'IDITAEXTREME a piedi (è veramente una persona squisita). 
Eris era un po' sulle spine, perché la sua MTB non era a Minneapolis, dove avevamo fatto scalo; ad Amsterdam non era stata caricata sull'aereo, ma fortunatamente in Alaska è arrivata intatta. Semplicemente con un volo differente.
Oggi la giornata è stata dedicata al montaggio della bici, a piccole compere e a dettagli vari. Le ruote (il cerchio è di 44 mm di larghezza) sono perfette e la bici ha preso un aspetto veramente "cattivo".
Mi sento molto preparato e cosciente, so di dover fare molta più fatica della volta precedente e di dover combattere ancor più il sonno e il freddo, ma la cosa non mi spaventa, solamente qualche guasto al mezzo o qualche grave problema potrà compromettere questa avventura e costringermi al ritiro.
Oggi è una giornata nuvolosa e il sole fa capolino, ma non è molto fredda, solamente qualche grado sotto lo zero. Dicono che anche qui l'inverno è stato meno freddo del solito, quest'anno.
Margaret ci ha accolto molto calorosamente e ci ha messo a disposizione la sua casa (un grazioso B&B), ci ha fatto vedere le foto di noi nella gara di due anni fa. Patisco un po' la differenza di fuso orario ed ogni tanto mi assale un sonno irresistibile, nulla rispetto a quello che dovrò affrontare per 20 giorni.
Lo sciopero dei treni di domenica mi ha obbligato a fare delle corse, prima mi sono fatto accompagnare da un amico fino a Verona, poi ho dormito un paio di ore da un altro amico che al mattino mi ha accompagnato all'areoporto di Bologna.

Ciao a tutti Mauri

Anchorage 23/02/2001

Oggi alle ore 15:45 c'è stata la presentazione della corsa, è salito sul palco l'ideatore della gara, Dan Bull, che ha preso il microfono ed ha esordito dicendo:"ancora non è morto nessuno, ma questa è la corsa più pazza a cui parteciperete. In questa corsa non ci sono certezze, non sapete che tempo meteo incontrerete, non sapete che terreno calpesterete, non sapete quanto tempo impiegherete. E' un periodo della vostra vita di sole incertezze e nessuna certeza. Buona corsa"
Ecco in queste parole è descritta " la gara " che sto per affrontare, ma tutto questo non mi spaventa perché mi sono preparato fisicamente e anche la mente è pronta a superare fatiche e privazioni che incontrerò lungo il percorso della gara (1800 km ). L'IDITAIMPOSSIBLE sta diventando una gara molto importante. Mi ricordo che solo due anni fa abbiamo fatto il pre-race meeting a casa di Dan Bull, stavolta siamo invece in un grande hotel con tanto di microfoni e striscioni.
Poi, subito dopo la conferenza, abbiamo consegnato i 13 pacchi con il vestiario e il cibo che l'organizzazione provvederà a distribuire lungo il percorso della gara nei vari CheckPoints ( sono 25 ) che ogni concorrente ha scelto strategicamente per la riuscita della propria corsa, spero di non trovarli sotto metri di neve, ma in ogni caso intatti. Infatti a questi pacchi è affidata la nostra sopravvivenza perché l'organizzazione non passa niente. In questi giorni qui ad Anchorage il tempo è stato nuvoloso e le nevicate sono frequenti. Eris ed io siamo usciti tutti i giorni con la MTB a pieno carico per simulare la gara, si girava nei parchi vicini e non faceva freddo. Oggi invece la temperatura è scesa a meno 10°C e si sente, ma è ancora nulla rispetto a quello che troverò verso nord. Questa mattina era tutto bianco e ghiacciato, però ora c'è un sole bellissimo che acceca. Ho saputo che tra una settimana partirà da Anchorage la grande e mitica corsa con le slitte trainate dai cani la   "  IDITAROD   SLED DOG RACE " , nata perché a Nome era scoppiata una epidemia e bisognava portare urgentemente delle medicine. Sono 80 equipaggi e ci sono più di 1000 cani.Bene ora tutto è pronto e stabilito. Tra 24 ore starò già pedalando sulla neve verso il primo CheckPoint. Ci sarà un po' di confusione perché saremo in 125 concorrenti alla partenza ma divisi in tre tipi di gara,la IDITA-130 200 km ( 74 partecipanti ) ,la EXTREME 560 km ( 33 partecipanti ) e la IMPOSSIBLE 1800 km (18 partecipanti ).

Ciao alla prossima Maurizio

Ciao sono Eris Zama di Cesena

Volevo salutare tutti gli amici del Mau, e tutti i suoi sostenitori, noi cercheremo di fare il possibile per non rinunciare alle fatiche di questa avventura e portarla a termine perché per noi questa è una avventura estrema e noi viaggeremo in maniera estrema, leggeri (non abbiamo la tenda e fornello) piano piano per non consumare energie, ma senza fermarci troppo,come e nella mia filosofia e che ritrovo in Maurizio
L`Alaska ci aspetta e noi ci entreremo in punta di piedi con grande rispetto
Ciao a tutti 
Eris

Flathorn Lake 25/02 ( 44 km )

Primo assaggio della grande avventura. Primi 44 km sulla neve in un continuo saliscendi in mezzo alla foresta ed eccomi al primo checkpoint.Questa è una tappa prologo con sosta 
e obbligo di pernottamento all'esterno con proprio materiale. Questa sosta ha lo scopo di stilare una classifica che determinerà l'ordine di partenza scaglionato in base agli arrivi del giorno precedente.
Primo problema,ma che mi sarà utile anche per il futuro. L'organizzazione non ha permesso il pernottamento vicino
alle poche baracche esistenti al bordo del lago, per cui mi sono dovuto costruire un piccolo igloo scavando
un buco nella neve. Per alleggerire il peso del carico della mia MTB non mi sono portato la tenda,solo un sacco per bivacco, e il fornello da campo a gasolio per cucinare, e allora mi dovrò arrangiare con le scorte di carne secca.
Credo che i 7 kg che sono ingrassato durante la preparazione gli perderò prima di arrivare a Nome. Il cielo è senza una nuvola e la temperatura questa notte è scesa sotto a meno 18° C. Qualcuno ha acceso dei fuochi, io ed altri partecipanti alla "gara" ci siamo ritrovati attorno scambiandoci notizie ed impressioni.Domani mattina inizierà la vera avventura ed ognuno si ritroverà solo con la sua bici e 1800 km tra foreste, tundre, laghi ghiacciati,neve e vento implacabile.

Ciao e alla prossima Maurizio

Yentna Station 26/02 ( 84 km )


Ragazzi quanta neve. E' nevicato per tutto il pomeriggio e la notte, il vento era fortissimo e la visibilità zero. Ad un certo punto la pista è sparita sotto più di 30 centimetri di nuova neve, e Eris ed io abbiamo dovuto spingere le MTB per lunghi tratti.
In questo momento il vento si è calmato e la temperatura è circa meno 20° C. Un paio d'ore di riposo e poi di nuovo sulla IDITAROD verso il prossimo check point

Ciao a tutti Mauri

 

Skwentna 26/02 (138 km)

 

La prima cosa che ho fatto in questo check point è stata quella di recuperare il pacco viveri. Non sapete quanto sono buoni i biscotti secchi e la cioccolata quando si ha fame. Nel pacco ci sono altre cibarie ( frutta secca, cereali, panini,
amminoacidi, vitamine ed altro), ma mi sono mangiato subito i più gratificanti .
La tappa è stata massacrante e lunga (14 ore), non nevicava, ma abbiamo proceduto con molta difficoltà. Nella baracca che ci ospita ci sono altri compagni d' avventura e le notizie che circolano dicono di 30 ritiri solo a Yentna Station. Mi ripeto, ma quella notte, mai vista tanta neve e cosi fitta. Eris ed io non abbiamo fretta di ripartire subito ed abbiamo deciso di riposare ancora qualche ora.

Ciao Mauri

 

Rainy Pass 28/02 (260 km)

Ragazzi, scusatemi se mi ripeto, mai vista tanta neve. Mentre Eris ed io "pedalavamo" verso il check point di Finger Lake ci siamo trovati in una tempesta di neve con raffiche di vento fortissime.Un paio di volte Eris è scomparso alla mia vista eppure era solo qualche metro avanti a me.  Si può dire che siamo arrivati al check-point nuotando nella neve, tanto era fitta. Un vero tempo da lupi. A Finger Lake ci siamo rifugiati  tutti in un piccolo ma accogliente lodge ed ho anche potuto mangiare qualche cosa di caldo. Nella casetta ci sono dei  partecipanti alla IDITA-130 ( 200 km) che festeggiano il loro traguardo, infatti qui è finita la loro "gara", e domani se possibile torneranno ad Ancoraghe .Si può dire che questa tempesta di neve abbia rimesso tutti i partecipanti al punto di partenza, a parte qualche temerario che è ripartito senza preoccuparsi delle condizioni meteo. Verso mezzanotte le condizioni del tempo miglioravano minuto dopo minuto, il cielo rischiarava e la temperatura iniziava a scendere per cui, Eris ed io, prendiamo la decisione di ripartire.

L'arrivo a Rainy Pass è stato faticoso (12 ore) causa altri trenta e oltre centimetri di neve. Vado subito a recuperare il pacco contenente i viveri ed anche l'abbigliamento. La giornata è chiara, ed io guardo verso il passo. E' un passaggio della gara molto pericoloso, basta sbagliare valle che ci si ritrova chissà dove, oppure un aumento della temperatura aggiunge il rischio di valanghe. La temperatura continua a scendere, siamo a meno 22°C, credo che non aspetterò la notte per tentare la salita del passo, e poi dirigermi verso Rohn.

Ciao a tutti Mauri

 

Nikolai 02/03 (486 km)

Eccomi a Nikolai dopo 226 km. Questo tratto di “gara” è stato il più lungo , ho impiegato due giorni, perché è stato tolto dall’organizzazione il check point di Rhon. Dopo la partenza da Rainy Pass il cielo è ridiventato nuvoloso, ma la luce della luna riesce a passare, e quindi procediamo senza faretto frontale ( lo accendiamo ogni tanto per cercare i riferimenti dei catarifrangenti montati su dei paletti). Spingiamo la bici per molte ore sul ghiacciaio contro un vento fortissimo che abbassa la temperatura ancora di più e il nostro abbigliamento (siamo molto coperti) rende la salita verso i 1500 m del passo ancora più dura. Finito il ghiacciaio mi ricordavo di un piano pedalabile, ma è cominciato a nevicare e la MTB è impraticabile. Continuiamo a spingere lentamente e con fatica e dopo 9 ore di vento che spazza la neve a stento riusciamo vedere ai bordi del tracciato 2 bici e le buche contenenti i biker nei sacchi a pelo. Noi continuiamo e incontriamo un altro compagno d'avventura, stremato, che si sta preparando il bivacco, ma dopo un po’ decidiamo di fermarci per riposare anche noi per qualche ora e riprendere energie. Sudati ci buttiamo vestiti nel sacco a pelo e nel telo da bivacco. Io dormo subito ma Eris è agitato e dopo un paio di ore è in preda al panico perché ha tutto il corpo freddo e batte i denti, decidiamo allora di non aspettare altro tempo e partiamo. Non vediamo nulla e non riconosciamo l’ambiente, ma eravamo solamente un’ora dalla cima, raggiunta alle prime luci dell’alba. Purtroppo quello che pensavo ed espresso ad Eris era vero; la discesa che poteva essere veloce si è rivelata molto lenta e pericolosa per via della neve che ne fa perdere le tracce. Man mano che scendiamo il tempo migliora e le ultime ore di percorso sui laghi e fiumi ghiacciati ci porta velocemente a Rhon. Qui veniamo ospitati nella casetta del famoso e barbutissimo Ron che ci cucina degli spaghetti, e dopo aver riposato un poco ci avviamo nel buio e in piena nevicata. Si pedala bene ma nel bosco e sui fiumi ghiacciati tra le montagne c’è poca visibilità e procediamo con la lampada frontale. La notte è stata molto lunga e si patisce il sonno che ormai si accumula,e nel pieno della crisi si barcolla; a volte si cade senza accorgersene e bisogna stare molto attenti a non farsi del male o magari rompere la MTB. All’alba troviamo un campo di eschimesi Athabascan, cacciatori di bisonti, abbiamo un freddo boia e la temperatura è arrivata a meno 30°C, i nostri visi sono delle maschere di ghiaccio. I fuochi delle stufe ci rigenerano, mangiamo qualche cosa e ci lasciano dormire un paio d'ore sui loro letti di aghi di pino e nei piumoni. Prima di notte arriviamo a Nikolai e Eris ed io siamo ospitati da un eschimese grande e grosso che ci fa da mangiare e si ricorda ancora di noi due e del gran casino che gli abbiamo fatto la volta scorsa. La sua casa era diventata un asciugatoio con tutte le nostre cose appese da ogni parte, cosa che abbiamo fatto anche questa volta. Oggi è il 2 marzo, in Italia ho già compiuto 38 anni. La situazione è molto strana e non so se festeggiare subito il mio compleanno oppure aspettare ancora qualche ora.

Ciao a tutti Mauri

 

McGrath 03/03 (563 km)

Sono arrivato a McGrath distrutto. Credo che rimarrò qui più di un giorno a dormire e mangiare. Eris ed io siamo ripartiti da Nikolai di notte circondati da bellissime aurore boreali e da un cielo stellato (finalmente), ma la temperatura era molto bassa, meno 30°C, e i miei piedi erano di ghiaccio anche se gli scarponi hanno internamente una scarpetta in feltro per sopportare temperature fino a meno 60°C. Non ho mai sofferto cosi tanto il freddo, sono arrivato a mettere anche tre maglioni di pile. Durante il giorno il sole era presente, ma la temperatura non saliva mai sopra ai meno 20°C, e finalmente abbiamo pedalato con continuità a volte su neve veloce, ma spesso su quella lenta e in spinta come se fossimo in salita. Abbiamo superato boschi, laghi ghiacciati e finalmente la città, il vecchio check point in un B&B da Peter e la moglie. Domani dedicherò la giornata alle compere, soprattutto d’altro cibo. L’organizzazione ha consigliato di premunirsi di tutto l’occorrente per combattere il freddo. Infatti, a nord le temperature possono raggiungere anche i meno 45°C causa il vento ghiacciato, il famoso e temuto Blizzard, che spira  fino ai 100 km orari. Quest’anno è stato il peggiore per l’IDITASPORT, che è stata colpita da bufere di neve che nessuno ricorda cosi violente. La mia MTB, a queste temperature, si è comportata bene a parte un problema al freno anteriore. L’abbigliamento esterno fornitomi dalla MONTURA (un grazie a Roberto Giordani) si è dimostrato molto efficace in mezzo a tempeste di neve e vento implacabile. Oggi 3 marzo, che è anche il giorno del mio compleanno, parte da Anchorage la famosa IDITAROD TRAIL SLED DOG RACE ed io penso, che se la velocità media sarà quella di questi primi giorni di “gara”, Eris ed io dormiremo assieme ai cani da slitta, perché sicuramente i partecipanti a questa corsa ci raggiungeranno sulla strada per Nome.

Ciao a tutti e alla prossima Mauri

 

McGrath 04/03   h 18:30

Oggi, Eris ed io, abbiamo dovuto abbandonare la casa di Peter  perché da regolamento non si può stare più di un giorno, dal momento dell’arrivo, nel check point. Allora ci siamo trovati una sistemazione presso la palestra della scuola dove abbiamo portato tutto il materiale (MTB, sacco a pelo, ecc.), sia quello recuperato nei pacchi predisposti prima della partenza da Anchorage (contenente cibo e nuovo vestiario), e quello comperato qui a McGrath. Oggi la giornata è favolosa con un bellissimo sole e la temperatura non è scesa sotto i meno 10°C, e se rimanesse cosi per alcuni giorni non mi dispiacerebbe, anche perché nei prossimi due check point non ci sarà nessuno, solo il controllo e i nostri pacchi sopravvivenza. Domani sicuramente lasceremo McGrath ed inizieremo la parte più difficile della “gara”, e non abbiamo idea di quello che troveremo più a nord. Credo che i miei reportage saranno meno frequenti, ma appena possibile cercherò di tenervi informati.

Ciao e alla prossima Mauri

Ciao sono Eris

Approfitto del sito di Maurizio per salutarvi, appena lui sente l’odore di un PC annusa e si avvicina per comunicare, questo comporta un rallentamento della nostra gara, per tanto non siamo né il primo o il secondo, ma in ogni caso nei primi 10 sui 130 partiti. Non vi parlo poi del film che sta preparando. Entrambi siamo dotati di una batteria sotto il maglione con cavo esterno per collegarci a turno alla telecamera realizzando cosi un reportage minuto per minuto di questa corsa; cosa mai fatta da nessuno, una sorta di "diretta". Maurizio è talmente pignolo che prima di partire per la scena mi devo truccare e non sbagliare la parte, alcune volte ho dovuto rifarla  perché non sorridevo al momento giusto, questo comporta ulteriore perdita di tempo e dato che dobbiamo pedalare per andare avanti il tempo per fare queste cose lo rubiamo al riposo e al sonno. Abbiamo due sfere negli occhi che sembrano palle da biliardo, ma le maschere per il vento che abbiamo sono molto grandi e riescono a contenerli. Ragazzi, e all’amico Mauro, vi assicuro che è veramente dura, in certi momenti non sai veramente cosa fare, il freddo ti attanaglia e razionalmente non sai che soluzione prendere perché vedi solo neve e ghiaccio e l’unica cosa che ci rimane è di non pensarci o di pensare che non è cosi freddo e che il peggio arriverà. Ti abitui mentalmente a sopportare queste condizioni, non sai come pedalare perché se spingi molto, la bici sprofonda, se spingi poco le ruote galleggiano ma non avanzano, km dopo km il terreno cambia di continuo, ora neve molle e farinosa, in altri momenti è più consistente e non sai mai come affrontarla. Per rendere a voi l’idea quando andiamo piano andiamo a 5 km/h, quando pedaliamo al massimo della fatica e dello sforzo, e questo non può durare a lungo, arriviamo a 9-10 km/h. Abbiamo battuto qualche record andando ai 2,5 km/h. Ora non facciamo più questi calcoli, ma sotto la neve abbiamo percorso 25 km in 9 h. Seguiteci e speriamo di poterci collegare ancora.

Ciao a tutti Eris  

 

 

Iditarod 09/03 (806 km)

Siamo arrivati a Iditarod, dopo aver superaro una moltitudine di altissime colline, ma è solamente un campo allestito per la gara dei cani da slitta che qui trovano riparo e cibo. Sono veramente stravolto. Abbiamo spinto la bici per tutti i 150 km che separano Ophir da Iditarod. Questa edizione dell’Iditasport è veramente una delle più dure, sia nella prima parte con tantissima neve sia nella seconda anche se la neve è poca. Partiti da McGrath alle 10 di mattina ci dirigiamo verso Takotna (tappa breve) dove abbiamo mangiato delle fettuccine ed una grossa bistecca, poi continuando arriviamo ad Ophir. Qui non c’era praticamente nulla, neppure il controllo, ma fortunatamente troviamo il nostro pacco cibo che carichiamo e ripartiamo subito. Il percorso è impraticabile per la MTB, la traccia non era ancora stata segnata e a turno con altri corridori cerchiamo di avanzare, ma è veramente dura. Ci sono tanti ritiri e le facce sono stravolte, sembrano dei mostri. Ad un certo punto decidiamo di accamparci, scaviamo una buca che riempiamo con rami di pino per aumentare l’isolamento, ed aspettiamo cosi le prime motoslitte che dovrebbero aprire la pista. Dopo qualche ora arrivano, ma è in ogni caso molto difficile avanzare. Facciamo grande fatica e dopo circa 60 km, a causa di una tormenta di neve ed un freddo cane, ci fermiamo per la notte in una capanna a metà strada. Le provviste non sono sufficienti, manca l’acqua, ma fortunatamente siamo al coperto. Arriviamo a Iditarod alle sette di mattina del 9 marzo dopo una “tirataccia” sotto la neve. Siamo i primi, dopo due partecipanti a piedi ma che hanno solamente qualche ora di vantaggio, sono commosso e molto emozionato. Ci abbiamo impiegato una vita; non ho mai trovato, e provato, un’avventura cosi. Siamo solo a metà strada per Nome, siamo primi, ma la rottura di uno scarpone mi preoccupa per il proseguimento della “gara”. Eris ed io siamo decisi  andare avanti e di non fermarci subito. Questa per me è una sfida, la ricerca di un limite, anche mentale, ed un ritiro o una sconfitta in questa avventura , in queste condizioni ambientali, sarebbe sempre un traguardo molto importante.

Vorrei ringraziare tutti gli amici che ci stanno seguendo e per le moltissime e-mail di incoraggiamento che ci arrivano da tutta Italia.

Ciao alla prossima Mauri

 

Io ed Eris nel villaggio di Shageluk dopo 910 km   Ecco come si sono rovinati i miei scarponi

 

Anvik 12/03 (951 km)

Finalmente una pista pedalabile. Il tratto di strada da  Shageluk ad Anvik (40 km) ci ha ridato buon umore e fiducia per il proseguimento della nostra avventura. Siamo arrivati sul famoso fiume Yukon. E’ uno spettacolo stupendo. Il tempo per un piatto di pasta e di nuovo via verso nord risalendo lo Yukon river fino a Kaltag, per poi puntare verso il mare sulla Norton Sound coast. Il cielo è coperto e la temperatura è solamente a meno 15°C. Dal check point di Shageluk non sono riuscito spedire il reportage per cui vi aggiorno con qualche ora di ritardo.

Arrivati a Shageluk siamo ospitati nella scuola del villaggio (solo 150 “anime”) situato al margine di una piccola montagna, sembra un paese sperduto della vecchia Russia, e gli abitanti praticamente non fanno nulla se non cacciare. Siamo partiti da Iditarod alle 17:30 mentre stava nevicando forte ed inizialmente pedaliamo su un fiume, ma la pacchia dura solamente qualche chilometro perché si entra nuovamente nel bosco e la pista diventa impraticabile. E’ veramente pazzesco, stiamo facendo una gran faticaccia come non ho mai provato. Abbiamo spinto le bici praticamente per 200 km come dire andare da Riva del Garda a Milano, però con la neve. Ho perso persino il conto dei giorni, avevo stimato un dato tempo ed invece devo moltiplicarlo per tre. Abbiamo superato diverse colline, non ricordo più il numero, c’erano salite, su su su e poi giù giù giù, sembravano delle piste da sci quelle rosse, Eris mi dice nere. Foreste, fiumi, tundre, i paesaggi sono stupendi ed è bello guardarsi attorno. Abbiamo avuto momenti di grande crisi, e si leggeva sui nostri volti l’estrema fatica. Un momento molto particolare è stato quando sulla cima di una grande collina su un immenso pianoro dove regnava solamente la neve, in un tratto per nulla segnalato e dove mancavano persino le tracce delle slitte cancellate da vento fortissimo, si avanzava a fatica sprofondando fino alle ginocchia. Sembravamo due naufraghi alla ricerca della terra ferma, di un’isola, ed ecco che sopra di noi passa un elicottero che, vista la nostra difficoltà, si abbassa e il pilota ci chiede se vogliamo salire. Al nostro rifiuto si rialza, incredulo, visto che nuotavamo in mezzo alla neve, si riabbassa per rinnovarci l’invito, e al nuovo nostro rifiuto ci fa segno che siamo pazzi lasciandoci alla nostra sorte voltandoci le spalle. La mia maschera per il vento nascondeva una grande commozione. Non potevamo permetterci di bivaccare troppe volte per cui abbiamo cercato di avanzare velocemente, anche perché siamo scarsi di cibo e pure il vestiario e ridotto alla pura sopravvivenza. Bivaccare vuol dire fare una buca nella neve e stendersi dentro bagnando il sacco a pelo per poi ritrovarselo al prossimo bivacco tutto ghiacciato ed è veramente un’impresa ardua prender sonno. Durante la discesa di una delle tante colline incontriamo una ragazza in gara (Iditarod Dog Race) che fa riposare i propri cani e noi ne approfittiamo per farci sciogliere della neve nella sua grossa pentola mentre ci racconta della sua corsa. Verso sera ci fermiamo, siamo stremati, abbiamo percorso 42 km in 16 ore non riusciamo più ad andare avanti ed il vento è misto con neve, prepararci il bivacco non è certo un’allegria. Al mattino quando ci alziamo siamo coperti da una coltre di neve, abbiamo le mani fredde e facciamo fatica ad infilare tutto il materiale ghiacciato nei contenitori , le dita pungono. Sono le 4 del mattino, la bufera ha coperto tutto e con le nostre piccole luci facciamo fatica a trovare i riferimenti della pista. A Shageluk dove ci fermiamo troviamo nella scuola una cucina molto rifornita a nostra disposizione. Eris ed io decidiamo di rimanere a lungo per ritonificare fisico e spirito. Il mitico Yukon river ci aspetta.

Ciao Mauri

 

Kaltag 16/03 (1190 km)

Kaltag, 230 abitanti in prevalenza eschimesi Athabaskan, poche case circondate solo da neve. Ecco lo scenario che incontriamo al nostro arrivo. Ogni giorno scrivo e racconto che è sempre più dura e difficile questa “gara”, sembra IMPOSSIBILE ma più si va  avanti la situazione (meteorologica) peggiora rendendo cosi la pista impraticabile Questo tratto di "gara" è stato il più duro, sia moralmente che fisicamente e noi ne siamo usciti  molto provati. 

Fino ad ora non ho mai parlato della “gara”, ma questa è una delle più importanti e dure, con la partecipazione di 18 concorrenti, quasi tutti professionisti. In questo momento si trovano in testa i due podisti agevolati dalle pessime condizioni della neve che non aiuta noi bikers. Fino ora, Eris ed io, siamo arrivati sempre per primi a tutti i check points seguiti da una coppia angloamericana che ci tallonava ad un’ora o poco più. Ne è nata una sfida silenziosa e nel check point di Shageluk la coppia inseguitrice a sorpresa e in modo silenzioso ripartiva prima della notte, lasciandoci con 9 ore di ritardo. Noi partiamo alle 5 del mattino e dopo 40 km arriviamo al check point di Anvik alle due del pomeriggio con una temperatura di più 2°C. Lo spettacolo che ci si presenta è meraviglioso, il fiume Yukon tutto ghiacciato. Le sue dimensioni sono impressionanti, forse largo 2 km con diramazioni che sembrano dei canyon, spettacolo di grande suggestione e che merita grande rispetto. Qui notiamo che i nostri avversari si sono dovuti fermare per la stanchezza, così abbiamo recuperato 7 ore e ne mancano solo 2 di distacco. Ripartiamo alle 16:00 da Anvik con grande entusiasmo perché dobbiamo fare solo 30 km per arrivare Grayling. Il nostro entusiasmo si trasforma subito in sconforto in quanto la giornata calda ha reso la neve morbida e appiccicosa, non si riesce a pedalare, si spinge solamente ed a fatica. Si fa notte, comincia ad alzarsi un forte vento di bufera, la neve comincia a volare come la sabbia del deserto, per proteggermi mi metto la maschera trasparente datami in dotazione dalla Briko e con la luce che colpisce i fiocchi nel buio avanziamo a fatica. Siamo a Grayling alle 00:20. Non c’è anima viva, entriamo e per la fame svaligiamo la cucina di una scuola passando da una finestra sul retro dell’edificio, poi ci stendiamo sul pavimento di legno della palestra per riposare. Alle 10:30 siamo sulla pista; finalmente è una bella giornata, forse la seconda da quando siamo partiti da Anchorage, siamo allegri perché c’è il sole e la temperatura si mantiene sempre sotto i meno 20°C e quindi fa si che la neve sia più compatta e noi più veloci; pedaliamo quindi a buon ritmo fino alle 9 di sera, quando improvvisamente il cielo si copre di nuvole, la temperatura si alza a meno 7°C, ricomincia una bufera, esperienza gia vissuta con sofferenza; arriviamo sotto una grossa nevicata ad Eagle Island alle 2:30 della notte, popolazione zero, solamente una catapecchia con paglia per ripararci e riposare. Quando usciamo dai sacchi a pelo fuori sta ancora nevicando è un tempo da lupi, tanto per rimanere i tema. Tutto è ovattato, un silenzio irreale, ma decidiamo comunque di partire, sono le 10:25 del mattino. Ma dopo poche centinaia di metri ci accorgiamo immediatamente che è impossibile pedalare ed è faticosissimo spingere. Sei ore piegati sui manubri, le gambe che premono e affondano nella neve soffice fino al polpaccio, io spingo e cammino, cammino e spingo, le mani bruciano sul manubrio e i piedi fanno male, pure dallo scarpone, che si sta disintegrando e che ho cercato di riparare con del cordino, entra della neve. Non si può paragonare la neve con la sabbia. Quando ero nel deserto in Libia e mi entrava della sabbia la toglievo, qui invece la neve continua ad entrare e mi ghiaccia tutta la caviglia; a volte quasi non la sento per il fortissimo dolore provocato dal freddo. Mi fermo spesso e cerco di estrarne più che posso, a volte la neve si trasforma in piccoli blocchi di ghiaccio ed allora devo usare la pinza per spaccare il ghiaccio ed estrarre i pezzi e ogni 5, 6 ore inserisco 2 buste chimiche riscaldanti, mi danno un po’ di sollievo, meglio che niente. Dopo sei ore abbiamo percorso solo 12 km e come un miraggio scorgiamo una baracca di cacciatori lungo l’argine del fiume. Saliamo, ci troviamo al coperto e riusciamo ad accendere un fuoco. Siamo molto preoccupati, Eris ed io discutiamo sulla situazione che si sta creando. Decidiamo di ripartire un’ora dopo. Scendiamo nuovamente nel fiume e incominciamo la nostra agonia nello spingere, fa male tutto, dobbiamo aprirci una pista nella neve fresca e a turno ci scambiamo questo ruolo. Passo dopo passo mi rendo conto che sto avanzando molto lentamente. Eris ed io siamo vicini, ma da molti minuti non ci parliamo, solamente qualche volta i nostri sguardi si incrociano e mettono in evidenza i nostri occhi lucidi. Continuiamo a tracciare una pista ma non riusciamo a trovare paletti di riconoscimento, è passata un’ora e il contachilometri non segna ancora i 2 km percorsi, ne dobbiamo da fare oltre 100. Sta scendendo la nebbia e sta facendo buio, la neve è sempre più fitta davanti agli occhi e sta crescendo sotto di noi, dobbiamo percorrere ancora 100 km per arrivare al prossimo check point. Siamo smarriti, l’Alaska non è un gioco, la natura dell’Alaska ha le proprie regole e bisogna esserne consapevoli oppure rischiare troppo qui vuol dire anche morire. Eris  si ferma mi chiede: Maurizio sei sicuro di andare avanti? Se vuoi io ti seguo! Io non rispondo e continuo e continuo qualche passo, guardo in avanti e mi accorgo che sono scomparsi alla mia vista i paletti segnaletici, la vita è una sola, vale la pena metterla in discussione in queste condizioni? Mi giro sconsolato e decido di ritornare in quella baracca per la notte. A fatica impieghiamo un’altra ora per ritrovare le nostre tracce appena lasciate e gia ricoperte dalla neve. Siamo nuovamente nella baracca buia, non accendiamo neanche le lampade, perché non abbiamo bisogno di vederci, abbiamo bisogno solo di sentirci, di capire le sensazioni le paure i timori, le emozioni di uno e dell’altro, e un grosso momento di incertezza, abbiamo oltre 100 km per tornare indietro e oltre 100 per andare avanti, non c’è nessuno e non passerà nessuno per giorni o forse settimane, i viveri sono contati, non sappiamo cosa fare, se andare avanti o indietro e nella tecnologia del mondo moderno siamo isolati in una baracca di legno senza che nessuno sappia di noi. E’ un momento molto triste e la mia anima singhiozza. Rimandiamo ogni decisione al mattino seguente, la notte è insonne ed ognuno cerca delle risposte dentro di se’. Al mattino alle 4 siamo pronti per partire, scendiamo nel fiume ed entrambi con decisione prendiamo la strada per la prossimo check point. 90 km ci aspettano e siamo decisi ad affrontarli in qualsiasi condizione, nella vita ci vuole coraggio e forza per portare avanti le proprie convinzioni, sappiamo che sarà dura, ma ci siamo preparati mentalmente tutta la notte ai vari pericoli e disagi che incontreremo. La notte e lunga, buia, difficile per entrambi, per molti tratti stiamo zitti, in altri ci lamentiamo come sfogo, guardiamo in continuazione il contachilometri e l’orologio, sembra di essere sempre nello stesso punto, forse perché le sponde del fiume sono larghe, parallele e l’orizzonte una linea bianca infinita. Finalmente arriva il mattino e fortunatamente anche la neve é meno alta e più compatta, si riesce a pedalare. Per tutta la giornata notiamo delle grosse nuvole che scaricano neve intorno a noi, aspettiamo che ci nevichi addosso. Non succede. Arriviamo a Kaltag alle 23:30 di sera. Il pericolo é scampato per ora, abbiamo sofferto molto in questa competizione, qui ritroviamo anche la coppia angloamericana, i podisti che avevano oltre 2 giorni di vantaggio sono solamente 6 ore avanti. Siamo tutti in gioco, la gara è aperta, parliamo con i nostri amici avversari, hanno le facce tese e come le nostre sfigurate dai gonfiori e barbe lunghe. Si preparano a partire questa notte, vista la situazione meteorologica che si è verificata pensano di poter arrivare a Nome fra 10 forse 20 giorni. Eris ed io ci guardiamo in faccia, siamo stanchi ma non esausti, la domanda che ci leggiamo negli occhi : "SIAMO COSI’ PAZZI DA METTERCI IN DISCUSSIONE PER UN ORGOGLIO FERITO? O SIAMO DEI SAGGI CHE SANNO ANCHE IMPARARE DALLE RINUNCE PUR SAPENDO DI AVERE DENTRO LA FORZA FISICA E MORALE ANCHE PER CONTINUARE? OGNUNO DI  NOI  HA NELLA SOCIETA’ UN PROPRIO RUOLO, UNA LAVORO, UNA FAMIGLIA, A COSA  DARE  PIU'  RISALTO? A QUESTO NOSTRO EGOISTICO DIVERTIMENTO O A CERTI OBBLIGHI MORALI?  NON LO SAPPIAMO, ANCHE QUESTA NOTTE SARA’ LUNGA E INSONNE E GLI OCCHI GONFI.

  Ciao Maurizio

 

 

Kaltag 17/03

Approfitto del sito di Maurizio per scrivere le mie considerazioni riguardo alla nostra avventura.

Questa è una gara vera, ma è diventato anche un viaggio e di conseguenza anche un’avventura. Ci siamo trovati ad affrontare le cose più normali del mondo cioè quello che la natura può riservarci, neve, bufere, freddo, montagne con diverse caratteristiche con tanti tipi di terreno roccia e neve, terra e neve, ciottoli e neve, neve e tanta neve, cose normali, ma che a noi, abituati al nostro mondo moderno e super attrezzato, ci sono lontane. Per 20 giorni abbiamo avuto un’immersione nel profondo della natura e per questo ne sentiamo già le conseguenze, e per quanto irreale da sembrare illogico ci rimane una forte attrazione di questi posti isolati cosi silenziosi e quella paurosa sensazione di essere soli al mondo. Le orme di un lupo lungo il sentiero non impaurivano ma ci facevano compagnia perché anche noi ci sentivamo parte integrante del sistema natura. Questa sintonia con l’ambiente mi è entrata dentro, la sento forte e già adesso faccio fatica a distaccarmene, non so se ritornerò, ma certamente rimarrà sempre forte il desiderio e l’attrazione verso di essa. Esiste anche la parte umana visto che in questo viaggio eravamo in due. Maurizio ed io. Ognuno di noi viveva emozioni, le proprie difficoltà e ciascuno cercava di superarle a modo proprio con la propria esperienza, e non è facile sulla carta programmare le proprie reazioni ed emozioni in momenti tanto difficili. Sono un corridore di lunga distanza abituato a stare da solo a trovare le soluzioni dei problemi dentro di me, ma questo lo è anche per Maurizio e questo ci ha permesso di viaggiare senza problemi caratteriali, le soluzioni possibili le abbiamo sempre prese in sintonia perché era la logica del momento che ce le suggeriva. Alcune volte ognuno di noi aveva delle proprie esigenze, dormire o camminare, ognuno si sentiva libero di agire come voleva , si assumeva le proprie responsabilità e ci si ritrovava dopo ore ed ore solitarie lungo il percorso, tutto questo ha reso questa gara, viaggio, un'avventura positiva e l’unico rammarico che mi rimane è il tempo che la vita moderna e il lavoro non mi ha concesso per terminare la gara. Questi sono i limiti di noi uomini che ci crediamo liberi, ma liberi del tutto non lo siamo mai, solo i pazzi sono liberi.

Ciao Eris

 

Kaltag 17/03

A Kaltag la notte è trascorsa insonne. Nei miei pensieri e nella mia anima una moltitudini di sensazioni, di emozioni, belle e brutte, bellissime e bruttissime, ho pianto cercando delle consolazioni, dei credo, molte erano le perplessità e le incertezze, io un uomo duro che apparentemente non prova dolore o riesce a sconfiggere la gran fatica, mi sono trovato con me stesso davanti ad una situazione di grande incertezza e nello stesso tempo la risposta era da ricercare con grande razionalità lasciando perdere l’orgoglio o il puntiglio di aver detto: “Sono in Alaska e finche non arrivo a Nome non mi fermo!”. Molti pensieri sono passati nella mia testa questa  notte, io sono qui perché è una mia scelta quella di vivere un momento della mia vita in una grandiosa gara IMPOSSIBILE e come tale ho curato moltissimo l’aspetto fisico allenandomi duramente per molte ore, lo sto facendo per provare un grande incontro con la natura e con me stesso smascherandomi completamente e mettendo a nudo le mie debolezze e lacune. Un programma, con tempi, i chilometri, le ore di recupero, il cibo che mi serviva, tutto questo l’avevo programmato meticolosamente con molta attenzione non lasciando nulla al caso. Non era un viaggio dei miei, ma una gara e come tale volevo essere competitivo e sulla carta avevo stimato un tempo giorno più giorno meno (20-22 giorni), ma ora mi ritiro dopo 20 giorni. Il traguardo è ancora lontano (circa 600 km) e in queste condizioni ci vorranno forse più di 10 giorni. Mi sono accorto ancora dopo Ophir che si procedeva troppo a rilento, ma volevo credere che arrivati sul fiume Yukon tutto fosse più veloce e si potesse pedalare come ci avevano assicurato. Non è stato cosi. Questa volta la natura ha voluto cosi, non mi ha ripagato delle fatiche e del grande rispetto che ad essa porto, e che porterò sempre. Questa volta è andata cosi. Ora é solamente una questione di tempo, ed io non ne ho più, si può continuare a rilento e sicuramente sfidandola potrebbe andare bene e arrivare, ma oggi mi sono accorto di non essere così pazzo o orgoglioso da volermi battere con essa in una sfida all’ultimo sangue, ho accettato le sue regole e sono consapevole che questo mio ritiro è un segno di grande maturità ed un arricchimento per il mio futuro.

Voglio ringraziare le tantissime persone che mi sono state vicine in queste settimane (risponderò con calma a tutti nei prossimi giorni). Ho sentito veramente un gran calore, mi sentivo in dovere di darvi qualche cosa perché voi mi avete dato grande energia. Spero di avervi fatto fare un piccolo viaggio in questa nostra importante vita che è il viaggio più importante e che dobbiamo rispettare e non dobbiamo assolutamente buttare via.

Grazie.      Mauri

Arco 22/03

Qualcuno aveva scritto che noi siamo come cani solitari che gironzolano, randagi, mezzi spelacchiati e malconci , ogni tanto si incontrano si annusano si rincorrono e un poco scodinzolano e fanno un po’ di strada assieme mordendosi e leccandosi. Ecco io ho incontrato Eris, un incontro molto importante, abbiamo percorso un piccolo cammino assieme, ci siamo conosciuti ed e’ stato bello. Ciascuno con il proprio muro da abbattere e da difendere nello stesso tempo, ci siamo aiutati, ci siamo cercati, ci siamo sopportati, ci siamo scontrati, ci siamo voluti bene,…ci siamo rispettati.

Abbiamo parlato, a volte tanto per giorni, a volte poco, a volte niente, ma era un silenzio pieno, abbiamo riso, abbiamo pianto, senza vergogna, ci siamo scambiati dei sentimenti. Ed è stato bello.

Non ricordo più quella gran fatica mentre si spingeva la bici (e l’abbiamo spinta per 800 km.. avanti come dei pazzi, con le mani e i polsi sempre più dolenti), non ricordo più il gran vento che si intrufolava in ogni angolo, il gran gelo che si fissava sul sudore, non ricordo più il gran sonno che cercava di prendere il sopravvento e si avanzava barcollando….ricordo questo grande incontro………Grazie Eris

 

Un saluto particolare:

voglio anche abbracciare calorosamente  e ringraziare il mio caro amico Francesco Carloni, per il grande impegno e il sentimento messo nel tenere sempre il sito aggiornato, correggendo i miei scritti ed arricchendolo  con le foto.

Hai svolto un grandissimo lavoro e te ne sono grato,

grazie di cuore.

 

Ringrazio anche tutti gli amici che con il loro aiuto e la loro presenza hanno reso i miei momenti quotidiani più facili e sereni.

E un saluto a tutte le persone che hanno seguito questa avventura con grande entusiasmo e mi hanno mandato i loro incoraggiamenti regalandomi preziosi momenti di gioia.

 

Ringrazio gli sponsor che mi hanno dato grande fiducia fornendomi il materiale tecnico di alta qualità di cui avevo bisogno e mi hanno dato grande tranquillità.

Roberto Giordani, Graffiti 2000, Sara Dallona, Garda Trentino Triathlon, Walter Gobbi, Ezio Baldessari, Maurizio Bonani.