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In questa pagina tutti i collegamenti in
diretta e le foto di Maurizio. Chi desidera mandare dei saluti e
incoraggiamenti a Maurizio lo può fare inviando a
maur.doro@gmail.com
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La famosa pista Dempster Highway,
con i suoi 750 km e circa 6000 m di dislivello |
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Fiume Yukon ghiacciato |
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Sto
per continuare ancora una volta il “MIO VIAGGIO” cominciato chissà quando e
chissà dove.
Ogni terrestre ha un suo obiettivo “inconscio” e lo
segue, o ne è attratto. Ognuno è unico e irripetibile. Conosco la tristezza
della solitudine più avvolgente, il piacere e la gioia di scivolare nel
silenzio assoluto su piste ghiacciate e conosco anche la fatica, il dolore e
l’angoscia di organizzare bivacchi estremi nelle bufere più terribili o
sotto la dolce danza dell’aurora boreale.
Momenti di perfezione assoluta in una natura non comune.
Da diversi mesi sento un disperato bisogno di questa
solitudine.
Lo scopo della mia spedizione non è essere il primo o il più veloce. La
sfida sta nell’andare da solo, nel rendermi completamente vulnerabile e nel
lasciarmi trasformare dall’ambiente.
Ho bisogno di confermare che la mia vita ha un significato?
Chi te lo fa fare ? Questa risposta oramai la conosco: “IO”.
Ci sono arrivato con fatica e angoscia, ed è stata una
liberazione.
Ma subito dopo se né presentata un’altra, come passare da un chek point
all’altro per raggiungere la meta.
Perché faccio questo? Da anni dopo aver dato fine alla prima domanda
mi ritrovo a dover dare una nuova risposta. Sono alla continua ricerca di
una risposta semplice. Sono passati molti anni ed ancora io stesso non so
rispondere, se lo sapessi e se capissi anch’io veramente qual è il motivo
del perché lo faccio, probabilmente non avrebbe più senso farlo, non lo
farei e non avrei mai fatto quello che ho fatto. Sarebbe come affacciarsi
alla solita finestra e sapere di vedere sempre le medesime cose nella stessa
posizione. Nessuna emozione.
Quanto conta la sfida con te stesso, la prestazione
fisica?
Sicuramente la condizione psicologica e l’esperienza è fondamentale e conta
moltissimo, ma è importante anche la preparazione fisica. Con un fisico
allenato si alza il livello di sicurezza. In una situazione di pericolo ci
si salva solo se il fisico è integro ed ha energia. La mente ha l’importante
compito di guidare il fisico e portarlo al massimo livello senza
danneggiarlo. Qui stà il trucco per limitare i danni in una situazione
estrema.
Fai mai dei viaggi “normali”, delle vacanze
“tradizionali”?
Qualche vacanza (non molte) ricordo di averle fatte da giovane con amici, in
Spagna, in Francia, a Rimini. L’ultima quest’estate con Lisa, e i miei figli
Andrea di 4 anni e Greta di 2. Siamo stati in Austria ed abbiamo pedalato
portandoci dietro il carrettino e i bagagli sulle ciclabili per 300 km. E’
stata una piccola vacanza avventurosa.
A volte sei stato costretto a rinunciare, cosa
significa per te abbandonare un obiettivo?
Ho dovuto rinunciare per la prima volta nella mia vita nel 2001 nella gara
in Alaska quando mi sono ritirato dopo 1200 km no stop. Mancavano ancora 600
km alla conclusione. Il vero motivo è stato il dover tornare al lavoro. Ero
là da oltre un mese e la fine delle ferie hanno reso il mio ritorno
obbligato e doloroso. Ho vissuto questo momento proprio come una "sconfitta"
totale della mia esistenza. Fino ad allora mi sentivo un “Superman”, un uomo
libero. Ho dovuto far passare molti mesi di dolore prima di elaborare questa
nuova esperienza. Ed alla fine ho capito che solamente i pazzi sono
veramente liberi. Noi tutti abbiamo dei compiti e dei doveri da quando
nasciamo, se vogliamo vivere con chi ci sta affianco nella società. Per cui
in quel momento anch’io mi sono dovuto adeguare ai miei doveri e sono
rientrato.
Aver capito questo è stata poi una grande liberazione.
Ho vissuto poi un’altra rinuncia in Argentina nel 2008
per le condizioni climatiche diventate troppo avverse e pericolose (ero li
per una salita di un 7000m).
Oggi, dopo le mie personali esperienze, considero la rinuncia come una
conquista, un insegnamento. E’ un passo in più verso l’obiettivo finale.
Un esempio: Reinhold Messner (io parlo dello sportivo) è l’alpinista che ha
fallito più di tutti per raggiungere i suoi obiettivi, proprio lui lo dice,
ne parla non serenità e non lo nasconde. Ma è il numero 1 in assoluto.
Hai mai temuto veramente per la tua vita o per la tua
incolumità’?
È da circa 20 anni che faccio avventure. Quando sono in spedizione
l’attenzione è ai massimi livelli, ci si sente pronti e preparati. Ho
arricchito la mia esperienza negli anni e lo so fare bene. Sicuramente penso
alla mia incolumità come un qualsiasi altro individuo che fa una qualsiasi
cosa.
Certo ho paura altrimenti sarei un’incosciente ed ogni mia scelta è curata e
ponderata. Sono conscio che l’imprevisto è in agguato.
E’ impossibile raccontare tutti i tuoi viaggi.. ma
sono viaggi? Tu come li definiresti?
E’ un percorso molto personale, i miei amici che mi conoscono e che mi hanno
sempre seguito negli anni leggendo i miei racconti si sono avvicinati e
hanno capito quella mia personale filosofia che io chiamo Naturaid.
Viaggiare in questo modo per te è ormai un’abitudine o c’e’ ancora
qualche novità’?
Durante i miei viaggi cerco sempre un nuovo contatto con la mia Madre Natura
e ogni volta mi emoziono tanto e piango. Spero di non separarmi mai da lei.
La Vita è un’Avventura Mauri
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Intervista a Maurizio prima della
partenza alla radio NBC
Maurizio e lo
Staff Naturaid ringraziano di cuore tutti gli amici e i fans che già da
diversi giorni
inviano sms
ed e-mail di saluti e di incoraggiamenti per questa nuova sfida.
2/3/2010
Iniziata la nuova avventura di
Maurizio, questo pomeriggio dopo uno scalo ad Amsterdam raggiungerà la città
di Vancouver.
3/3/2010 Lo Staff Naturaid augura a Maurizio un buon
compleanno e un felice cammino verso la meta.
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Whitehorse 3/3/2010
Eccomi sono arrivato a Whitehorse.
Ho viaggiato ripercorrendo quasi una strada già conosciuta e collaudata.
Milano, Amsterdam, Vancouver, prenotazioni, controlli, imbarchi, scali,
attese, il solito Hotel per la notte a Vancouver con la consueta pianta
finta dalle grandi foglie all'ingresso, e poi il giorno dopo, al mattino,
sul piccolo aereo per Whitehorse. Quasi mi sembrava di conoscerlo il pilota
che si è fermato parlare con i passeggeri e con me, l'unico riconoscibile
europeo, e con nessun stupore per quello che cercherò di fare. Qui tutti
vivono un contatto con la natura vera. Si respira la solita aria di
rilassati, forse è l'ampiezza del territorio che ti fa fare un gran respiro.

Sorpresa!! Nel piccolo aeroporto il nastro trasportatore gira nudo
dopo che tutti hanno tolto i loro bagagli e se ne sono andati. Sono rimasto
solo, lì in piedi, ad aspettare e capisco che la mia bici per oggi non
arriva. Speriamo nei prossimi giorni, non l'hanno ancora rintracciata. Non è
un buon segno, ma uno stato di pace però mi avvolge. Un taxi mi porta al mio
Ostello (vi ricordate? quello delle api).
Si ricordano ancora dei miei viaggi e le mie ultime foto sono appese sulla
parete tra tante altre di avventurieri.
E' un bel momento incontrare persone che si conoscono. La sensazione è
quella di non averle mai lasciate.
Ho subito telefonato hai miei amici che abitano in una casa di legno nella
foresta fuori città e questa sera festeggerò con loro il mio compleanno.
Certo che il fuso di 9 ore di differenza si fa sentire e ogni tanto mi si
abbassano gli occhi anche se qui sono le 3 di pomeriggio.
Ringrazio tutti gli amici e le persone che mi hanno mandato gli auguri.
E' un bel regalo e vi ringrazio di cuore.
Ciao a tutti
Mauri |
Whitehorse 5/3/2010
Non so se augurare buon giorno o buona notte. Qui nello Yukon sono le
03:30 del 05 marzo, di mattina, sono sveglio e arzillo da qualche ora,
pensando alla partenza purtroppo rallentata di questa mia avventura.
Ma almeno una notizia buona è arrivata ieri sera. Hanno rintracciato il
pacco con la mia bici e il materiale... è a Seattle... bel giro, ma almeno
ora so che c'è.Pensate la notizia me l'ha data la persona che era seduta
vicino a me in aereo da Vancouver. Un giapponese che mi dice di essere della
sicurezza aeroporto, ecco, tutte quelle domande e interesse per quello che
faccio e porto, un sacco di domande fatte con calma, sorridendo, mentre io
crollavo dal sonno e cercavo di sganciarmi girandomi verso il finestrino.
Veramente gentile, si è interessato lui personalmente della mia bici in
questi giorni ed è venuto subito a darmi la notizia all'ostello delle "mie
api"

Ma un'altra preoccupazione mi perseguita, più grave, da qualche
giorno ho il mal di gola e sto tossendo forte. Ho già cominciato la cura con
antibiotici e rinviato la partenza a lunedì. Non ci voleva proprio sapendo
che "la fuori" man mano che pedalerò e mi alzerò di parallelo ci sarà da
combattere con temperature basse e venti forti. Sto valutando anche di
cambiare percorso per non perdere altri giorni importanti. Probabilmente non
seguirò le tracce nei boschi dove passa la meno famosa, ma la più dura e
difficile gara al mondo per cani slitta, la Yukon Quest di 1600 km. Seguirò
la strada principale la North Klondike Highway fino all'imbocco della
Dempster Highway. 600 km di strada ottima con poca neve e ghiaccio e non
trafficata, in questo periodo dicono, e con un'unica possibilità di un
rifornimento a metà strada. Qui sta la difficoltà di questa spedizione, non
è una gara dove ci sono altri concorrenti e dove c'è una sorta di assistenza
con punti di controllo sicuri. Qui nulla è sicuro, e io posso contare
solamente su me stesso e sulle mie assolute decisioni, l'unica certezza è
quella di trovare rifornimento limitato in 4,5 paesi lungo questi 1600 km
per arrivare all'estremo Nord. Oggi comincerò a comperare provviste, buste
di cibo disidratato e integratori. Anzi, sapete cosa vi dico, già che sto
parlando di cibo ora salgo in cucina e mi faccio una pasta, ho una gran
fame.
Ho seguito qualche volta (qui c'è un unico pc lento e assediato dalla
comunità dei ragazzi che sono qui) l'amico Sebastiano che sta facendo la
difficilissima gara in MTB in Alaska, veramente notevole, lo sto
immaginando, determinato, razionale, senza slanci di cuore inutili, muoversi
con la sua nota calma e grande rispetto. Ha superato la parte che mette in
difficoltà tutti i partecipanti, un passo dell'Alaska Range a circa 1200 m,
il Rainy Pass. La parte più difficile, e lui è passato. Ha ancora qualche
centinaio di km per
concludere questa avventura. E' un vero samurai, non sta cercando il
risultato, ma sta arrivando ugualmente... riuscire al primo tentativo. A
pochissimi è riuscito. Il mio più grande rispetto Seba.
Ciao a tutti
Mauri |
Whitehorse 6/3/2010
Mr.Doro?
Alle 8 in punto questa mattina si è presentato all'ingresso dell'ostello un
omaccione con i baffi e berretto di pelle con il pelo che sporgeva dalla
faccia. Anche il suo Pick Up blu scuro era gigantesco, dentro il mio
scatolone si perdeva e sembrava piccolissimo e pensare che quando sono in
aeroporto sembra uno scatolone gigantesco e non ci sta mai da nessuna parte.
Evviva, è arrivata, la mia bici è arrivata. Tutti dormono ancora, ma io sono
già all'opera e non vedo l'ora di metterla in strada. Oggi sabato andrò in
città per cominciare a prendere rifornimenti e tutto il necessario per la
mia autonomia. Oramai sono 3 i giorni che sono bloccato qui in casa, ancora
un ultimo antibiotico e speriamo bene. Oggi la giornata è coperta e c'è
vento. Vi racconto dopo cosa ho comperato.

Ciao a presto Mauri |
Ooh! .... Finalmente mi sono mosso, ho preso
possesso del mio mondo, di movimento, di fare, di curiosare, di
essere presente e partecipe al mio sogno. Stare chiuso in casa ed
aspettare inerte e sentire il passare del tempo sulle spalle e nella
testa annulla completamente, anche pensare quasi è fatica. Per me
poi, abituato al continuo progettare e cercare di realizzare, stava
diventando una sofferenza.
 
Ma mi rendo conto, ci sono persone che
nella loro vita non hanno mai azzardato (perché anche non potuto) le
realizzazione dei propri sogni e si sono abituati a questo ritmo
ripetitivo a dir la verità molto naturale. Per l'uomo c'è stato per
tantissimo tempo il solo bisogno di sopravvivere all'evento vita, lo
svegliarsi, la ricerca disperata di cibo e la necessita di scappare
e difendersi, aspettare la notte e dormire era la sola cosa sensata,
non era necessario pensare e sognare. I tempi sicuramente sono
cambiati e abbiamo cominciato a ricevere e conoscere le emozioni e
piano piano anche a non vergognarsene (non del tutto, ci vorrà
ancora molto tempo). Sfruttiamoli questi doni, nutriamoci di gioia.

Ora pedalo in città, il rumore dei copertoni
sull'asfalto, sentire la sella comincia a far parte del mio stato e
l'animale che c'è in me comincia a svegliarsi e mi richiama alla
focalizzazione del mio progetto. E' stata una giornata dedicata alla
ricerca di cibo da portare con me in spedizione, poi la visita ai
vari negozi di sport, che bel giocattolo per noi sportivi. Tutti
questi articoli colorati e tecnici attirano e incantano, filtri per
acqua, tende, giacche, coltelli, GPS, binocoli, scarponi, mamma mia
che luna park. A dir la verità il mio pensiero fisso di oggi era
quello di cucinarmi una bisteccona al sangue con verdura cruda e
pomodori, detto fatto. E per questa sera due bei filetti giganti di
salmone....Mmmmm buon appetito. Domani farò una perlustrazione verso
alcune piste lungo il fiume Yukon perché proprio abbandonare l'idea
di non farle mi spiace moltissimo. Vedremo.

Ciao e buon risveglio.
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Whitehorse 8/3/2010

 
Oggi 35 km, in relax, assaporando il paesaggio del grande nord. Ho
pedalato anche sul fiume Yukon, una bellissima sensazione e poi oggi il
cielo era limpido e il sole brillante. La temperatura troppo alta dicono, in
questo periodo, infatti si vedono moltissimi ghiacci rotti sul fiume e buchi
giganteschi.


 
Mi sconsigliano proprio di pedalare sul fiume anche se i buchi si
vedono molto bene anche da lontano. Questa non è una gara e non c'è nessuno
avanti che verifica lo stato della pista. Ok va bene cosi, e decido per
scaramanzia di comperare un termometro anche se so che la prossima settimana
le temperature notturne non supereranno i meno 16° C. E poi mi sono buttato
in un Fast Food, mi sono preso un hamburger gigante con patatine, una
schifezza assoluta che però desideravo da tempo. Domani mattina partirò e
seguirò la strada principale verso Dawson city. Sono stracarico di cibo e
sono sereno. Spero di riuscire a comunicare qualche notizia, e tenervi
aggiornati, con il mio satellitare. ciao Mauri
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08 marzo 2010 08.17
Ciao Mauri,
gli auguri non sono per il compleanno, scontati, ma sinceri, vanno
soprattutto per il tuo incontro con Madre Natura.
Che sia il più lieto e gratificante per te, quell’incontro che solo tu puoi
capire ed assaporare, che è solo tuo, come lo è per ognuno di noi quando in
situazioni certo meno estreme ci sentiamo parte di un mondo, di un’energia
diversa da quella, dei nostri giorni.
Sinceramente un abbraccio.
Dona
Carissimo Mauri, con gran piacere vedo che tutto si
rimette in moto! Mi pare che il mal di gola non ti infastidisca più, quello
si' sarebbe stato un bel guaio! Ma per fermarti ci vuol ben altro! Oggi sono
tre mesi che la Carissima Franca nel suo lungo viaggio e vedrai che spesso
sarà con te per farti compagnia... penso che i posti che attraverserai
debbano essere di una bellezza straripante, un silenzio da urlo: stammi bene
e sempre " duri i banchi"! Un saluto carissimo Giuseppe
Ciao Mauri,
come all’inizio di ogni tuo grande gesto, con l’attenzione che merita,
voglio con il pensiero stare in un piccolo angolo per condividere con te
anche questa avventura; anzi, quest’anno voglio farlo per due persone che
sono vicine e che stanno compiendo e realizzando un loro sogno: oltre a te,
anche al grande Seba.
L’ambiente e la natura lì raggiungono una dimensione massima e credo basti
chiudere gli occhi per sentirsi in cima al mondo; ad ogni respiro l’animo si
carica di una energia che invade tutto il corpo………un grosso augurio a tutti
e due e un forte abbraccio.
Raf.
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PellY Farm 10/3/2010
10 marzo 2010 19.47
Mi trovo a PellY Farm dal mio amico Dale.
Qui ci sono stato già 2 volte nell'inverno del 2005 e
nella primavera del 2007 ritornarci e' una grande emozione, ci sono arrivato
questa notte alle 01.30 10 marzo. Dopo una grande pedalata di circa 250 km
2000 m di dislivello di cui gli ultimi 50 km su neve e ghiaccio in 6 ore.
questa notte ho fatto un gran caduta in discesa, viaggiavo con la mia
frontale e all'ultimo momento non ho visto un albero che era caduto di
traverso sulla pista, ho fatto una gran botta.
Sono rimasto a terra diversi minuti con la gamba
incastrata sotto il carico della mia bici di 55 kg fatti di cibo vestiario
sacco a pelo tenda fornello benzina. ma un dolore grossissimo arrivava dal
torace, ho urtato le costole contro l'albero e ora mi fanno male
specialmente quando respiro forte. Il primo giorno ho pedalato per 110 km
fino a Braeburn seguendo la strada principale e attraversando laghi,
costeggiando il gigantesco fiume Yukon dove si intravedono grosse aperture
nel ghiaccio e anche delle foreste bruciate. che impressione pedalare per
decine e decine di km con a fianco questi lunghi bastoni neri che un tempo
erano abeti.
Partirò domani mattina presto verso il nord e
probabilmente farò circa 150 km fino a Stewart Crossing.
Il tempo e' molto buono e le temperature sono appena
sotto lo 0 circa 3 - 5 meno.
Il vento non mi ha dato particolare fastidio anzi
spesso era di spalle.
Un caro saluto a tutti, Mauri
10 marzo 2010 13.35
Ciao mauri! dal gelo canadese al sudore
cambogiano!Un grande saluto dall'altra parte del mondo...Buona avventura! Giacomo
10 marzo 2010 21.34
saluti da Dasindo
ciao Mauri, sei sempre sulla
breccia!! Ogni anno ne inventi una di nuove e non sono certo avventure
"normali" per uomini normali. Sei forte !!
ti auguro di proseguire il tuo cammino con convinzione e determinazione,
come tu solo sai fare e portare a termine questa nuova avventura nel
migliore dei modi e che ti serva per arricchire il tuo già colmo bagaglio di
esperienze e sensazioni interiori, che temprano l'animo e il fisico
dell'uomo stesso. Buon viaggio, ..... a presto
Rudi e famiglia |
11/03/2010
Oggi Maurizio, dopo una sosta a Pelly Farm dove ha ritrovato il suo
amico Dale, ripartirà verso Stewart Crossing. La distanza da percorrere sarà
circa di 150 km e lì pernotterà per poi riprendere la strada verso
Dawson City.
Ci sono arrivate delle foto di Maurizio fatte la mattina della partenza da
Whitehorse, come sempre, un Maurizio sorridente e pieno di entusiasmo pronto
per la sua nuova avventura.
Invitiamo tutti gli amici di Maurizio scrivere e-mail di incoraggiamento
e saluto a maur.doro@gmail.com
Ciao Mauri. Lo Staff Naturaid
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Dawson City 12/3/2010
Buon giorno. Sono arrivato a Dawson City dopo aver
pedalato per 150 chilometri di cui 50 in una bufera di neve con un vento
molto fastidioso. La mia bici è stracarica, 55 chili, ma questo mi permette
di essere in completa autonomia e di poter fronteggia "qualsiasi
inconveniente". Sono abbastanza provato perché in 4 tappe ho percorso quasi
650 km. Ho gli occhi che mi si gonfiano.


Domani comincia la vera avventura sulla Dempster
Highway, 800
km che mi porteranno a Inuvik oltre il circo polare artico, sto lacrimando
solo a pensarci , sarà un' esperienza unica e le emozioni sono
indescrivibili. Oggi la temperatura, sulla strada, era solo meno 10° C, ma
mi hanno detto che sulla Dempster Highway c'è molta neve e freddo con un
vento che può arrivare ad una velocità di 80km/h , il famoso Blizzard che
potrebbe accompagnarmi per diversi giorni.
Ieri ho dormito in una roulotte abbandonata. Mamma mia
mi sembrava di stare in un frigorifero, ma pensavo che così mi stavo
abituando alla Dempster.... brrrrrr.....

Nei miei pensieri ci sono ancora i ricordi della visita
che ho fatto due giorni fa al mio amico Dale a Pelly Farm. Era la terza
volta. Che ricordi indelebili della mia vita, spero un giorno di portare mio
figlio Andrea in quei posti. Grazie Dale

In questo momento mi trovo a casa di amici a 10 km da
Dawson City. Qui è quasi mezzanotte, ma qualche cosa di sostanzioso da
mangiare non mi dispiacerebbe. Vedo cosa hanno in cucina, poi subito a letto
al caldo.

 
Ciao a tutti Maurizio |
"grazie maurizio
non credo di riuscire a trovare
le parole per dirti quello che sento dopo un iditarod ma sappi che l'onore
di esserci riuscito lo devo a te che mi hai fatto scoprire la bici e crecere..mi
hai tolto le rotelle e mi hai dato una spinta seguendomi lungo i primi metri
con una mano sulla spalla prima di liberarmi e vedermi allontanare..
un abbraccio per la tua nuova
grande impresa.Ti seguo come il primo giorno..
presto ti mando il resoconto
della gara .....seba"
Caro Maurizio, è sempre molto
bello seguire le descrizioni dei tuoi "movimenti"! Mi è spiaciuto leggere
della caduta, purtroppo le costole sono
proprio una rogna, sono dolorose:
se hai bisogno di un fligth doctor.....arrivoooo!!! No, starai benissimo
presto! Il tempo, a quanto pare, ti assiste e
per ora le temperature non sono
tremende: non è per caso che siamo messi peggio noi? Un in bocca al lupo (
ocio ai lupi) e buon viaggio. Ciao, un abbraccio
Giuseppe
"Ciao Mauri,grazie per i saluti.
Sono contento che va tutto bene, sopratutto la salute. Dev'essere magnifico
dove ti trovi e ti invidio tanto, anche se so che non è qualcosa che fa per
me: troppo freddo!!! Un abbraccio e dacci quando puoi tue notizie!
Ciaooo" Antonio
ciao maurizio, ho letto su
una rivista di mtb dlla tua impresa,ti invidio, mi raccomando non mollare e
in culo alle balene. umberto
Ciao Mau, ho letto trepidante la
tua botta sull'albero caduto, e la tua costola forse leggermente incrinata!
tieni duro, ti siamo tutti vicini, Grazie dello sforzo che fai per il
reportage, che in qualche modo ci fa vivere l'Avventura con te!!! a presto,
ZORRO.
"Ciao Maurizio, che spettacolo.
Tutto bene? Sei un grande." Paolo
CIAO MAURI STO SEGUENDO CON
MOLTA CURIOSITA LA TUA AVVENTURA E DEVO DIRE CHE SEI UN GRANDE NNO AVEVO
DUBBI CERTO CONTINUA COSI CHE SEI FORTE DAVVERO
CIAO GRANDE UOMO TI STIMO E
IMBOCCA AL LUPO CIAO ZU MAURO E UN SALUTO DAL GRUPPO DI SIRACUSA CIAO
MAURI
Seguo il tuo viaggio ogni
giorno.................una fantastica avventura !! ciao e buona
pista :-) Sergio
"Vai vai, non ti fermano nemmeno
i tronchi ! Ricorda siamo sempre con te, tieni duro adesso viene il più
bello...(come se l'avessi già fatto :)) )" Wladimiro
"forza mauri, anche da milano
siamo conte te. patrizia e patrizio"
"mi
lamento del freddo che fà quì...accidenti sei forte!!!" Luisa
Come sempre ci regali grandi
emozioni...continua così maurizio!!! ci si vede al naturaid trentino"
David |
15/3/2010
Questa mattina, attraverso il suo satellitare, Maurizio ci
ha comunicato di aver quasi percorso metà della Dempster Highway. Il viaggio
procede bene e la temperatura non è scesa sotto i meno 15/18 gradi C. La
telefonata è stata breve perché, giustamente, non voleva consumare le
batterie del telefono, ma abbiamo capito che stava cercando qualche cosa per
poter dormire almeno questa notte un po' al caldo. Appena riceveremo notizie
più dettagliate le pubblicheremo, sicuramente da Inuvik Maurizio
riuscirà spedire nuovi reportage e foto.
Queste nuove foto sono state fatte nel tratto da Whitehorse
a Dawson City.
Lo Staff Naturaid.
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Carissimo Mauri, che bello
vederti in forma, con quel tuo,ormai "storico",indice puntato al cielo...Le
costole ti lasciano in pace? Certo, quel "drissagno" davanti alla bici per
chilometri non è l'ideale per tirar su il morale, se poi ci si mette anche
il vento...Ma loro non sanno con chi hanno a che fare! Hai visto che bravo
Seba? Domani rientra Giacomo, è felice per questi suoi giri, per le
conoscenze che fa, ma soprattutto per la conoscenza che fa di se stesso: ti
senti un po' colpevole? Sempre in gamba, caro Maurizio, e sappi che ti
seguiamo con sempre tanto affetto, io ,la Daniela e la Carlotta. Ciao
Giuseppe
Vai Mauri non mollare,
ieri mentre facevo una corsa nel bosco mi sei venuto in mente….. ognuno
incontra la sua Natura ed ascolta le sue parole…… con quelle riesce ad
andare avanti …meravigliandosi delle energie che ha dentro di sé….. vai
vai!!! Ciao. Dona
Grandissimo Maurizio!!! ti
seguo in questa tua nuova spettacolare impresa.. Come sempre ci fai sognare,
ma soprattutto ci insegni che ognuno di noi ha una propria strada da
seguire...In bocca al lupo x il prosieguo del viaggio... A presto!!! Filippo
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Fort McPherson 19/3/2010
Ho oltrepassato il confine con lo Yukon ed ora sono nei Territori del
Nord-Ovest e precisamente mi trovo nel piccolo villaggio di Fort McPherson
di circa 800 abitanti, quasi tutti indiani, occhi e capelli nerissimi. Qui è
assolutamente bandito l'alcol e non si trova traccia di una birra, ne avevo
proprio voglia. Sono passati 5 giorni e ho fatto 550 km e 6000 m di
dislivello da quando sono partito da Dawson City per percorrere la mitica
Dempster Highway (1200 km totali circa da Whitehorse).
 
Devo dire proprio la verità, appena partito quel giorno solo sulla strada
l'aria che mi tagliava il viso, la temperatura vicino ai meno 30 gradi, il
carico della bici.... ho avuto per un attimo tanti pensieri. Sono passati
quasi 5 anni che non affrontavo delle temperature di questo tipo e proprio
qui nello Yukon, non me le ricordavo così avvolgenti e devastanti, non puoi
fare nulla se non già di collaudato e provato, niente al caso...non si può
cercare a caso la pinza o il biscotto o un numero di telefono. Il movimento
deve essere sicuro e veloce.
L'esperienza principale l'avevo fatta in Alaska, ed avevo anche sofferto, ma
era nata in me quella grande spinta e il richiamo verso in Grande Nord,
quello che fa più paura e soffrire.
Per 30 km pedalo lento e ascolto le mie sensazioni e specialmente il carico,
qui siamo ancora sul comodo ed elegante. Ancora non sento la fatica, il
desiderio di lavarmi, la fame, il desiderio di un posto comodo per dormire,
perché ci sono stato fino a poche ore fa. Ci sarà tempo per quello. Voglio
diventare un selvaggio, un primitivo, che lotta per ogni cosa per passare
indenne un altro giorno. Ma è la cosa per cui sono arrivato fin qui, il mio
desiderio è entrare nella tana più profonda di questo animale.
lLe prime informazioni le ricevo da un poliziotto donna che si ferma con la
sua gigantesca Jeep. Poche domande e pochi consigli, hai la tenda e un buon
sacco a pelo? Ci sarà freddo ma fai molta attenzione al vento, quello si che
è pericoloso. Quest'anno ci sono tanti lupi, ma non sono pericolosi perché
ci sono tanti caribu. Buon viaggio.
Questa pista la conosco già perché l'ho fatta un'estate di 3 anni fa e mi
sono fatto una sorta di tabella di marcia.
La giornata cambia, è coperta e nevischia di tanto in tanto, la temperatura
si porta a -10 e già mi sembra di aver caldo.
Pedalo fino a sera fin quando non raggiungo una sorta di campeggio dove c'è
una baracca aperta, la riconosco.
So che c'è una grande stufa, purtroppo non c'è legna. Almeno sono al riparo
dal vento sciolgo la neve con il mio fornello e mi preparo la cena con cibi
disidratati.
La temperatura scende ma sto bene nel mio sacco piuma pesante.
Un buon inizio 105 km e 1100 m di dislivello.


Il secondo giorno è un altro tappone di piccole salite e colline spacca
gambe ed alla fine mi faccio125 km e una bella dose di vento contrario che
mi ha fatto sudare e spingere spesso la bici. Le temperature sono alte e
arrivo anche a -3 gradi. Lungo la strada passa qualche camion e qualche
macchina, mi dicono che le temperature non sono normali in questo periodo,
sono troppo alte e qualche orso si è pure svegliato. Mancava solo quello. Si
svegliano perché nella tana sulle montagne dove dormono la neve
sciogliendosi bagna il loro giaciglio e loro devono andare a cercarne
un altro, sono nervosi e molto affamati.
Al secondo campo nella baracca trovo la grande stufa con della legna,
purtroppo nulla sulle finestre e sulla porta solamente la zanzariera. Va be
sono talmente esausto che mi fa piacere persino solamente un filino di
tepore che viene dalla lamiera. Dormo sul tavolone ma prima metto tutto il
cibo all'esterno nel cassone di ferro, non mai.


Mi sveglio la mattina che nevica, sono infreddolito e preoccupato perché
neve vuol dire spingere e non so quanta ne è caduta. E mentre il ghiaccio
nella pentola della sera prima si scioglie, preparo le borse e la bici.
Caffè caldo, biscotti, miele, cioccolata, polline, che lusso.
La neve sulla pista non è molta, ma pedalo con fatica con il nevischio che
mi viene contro, spingo e pedalo.
Alcune grandi macchine spazzaneve, mi superano con un gran polverone, ma
cercano di tenere in buone condizioni questa pista che è di passaggio ai
grandi camion, ne vedo almeno 4-6 al giorno.
Moltissime colline, e chi conosce questa pista lo sa, non c'è respiro
neppure in discesa, devo rallentare al massimo e stare attento perché il
fondo è ghiacciato e si rischia di cadere.
Continuo finché non trovo uno spazio largo e lontano dalla strada (di notte
passa qualche camion anche con la nebbia o la neve). L'unico dopo 96 km e
oltre 1000 m di dislivello proprio al tramonto. Uno spettacolo di colori che
dura moltissimo.
Purtroppo non posso stare troppo a guardare e coccolarmi perché la
temperatura e il vento mi fanno fretta.
Mi infilo dentro il sacco piuma quasi vestito facendo attenzione che non mi
voli via qualche cosa e tengo su lo zainetto dell'acqua che indosso sotto le
maglie. Porto dentro anche gli scarponi che metto in un sacco di cellophan.
Mangio rinchiuso dentro il sacco qualche barretta e frutta secca, questa è
la mia cena, ma non ho molta fame, ho voglia di tanto calore.


Ho dormicchiato scomodo e di fianco, non potevo schiacciare certo lo
zainetto, ma la gioia è che mi sono sdraiato per intero e mi sono proprio
abbandonato, le ginocchia cominciano a farmi male.
Quando apro il sacco piuma uno schiaffo gelido mi prende in pieno volto. Il
mio termometro è oltre i meno 25.... eccome se li sento. Tremolante faccio
le cose velocemente e tiro ben strette le cinghie del sacco a pelo.
Non ho molto da preparare se non sistemare bene il mio berretto e la
mascherina sul volto per ripararmi dal vento.
Cammino subito in salita, che fortuna almeno mi scaldo e i piedi sono già in
temperatura.
Per tutto il giorno la temperatura oscilla intorno ai meno 20 gradi e di
tanto in tanto mangio un po' di carne secca e noccioline salate.
Non mi curo molto del cibo e di me stesso e se bagno il materiale che ho
attorno, il mio punto tappa è dopo appena 80 km. Sicuro e confortevole a
Eagle Plains, un hotel a 120 dollari a notte.
Mi ci vuole tempo per recuperare energia e assaporare un bagno caldo prima
di una cena a base di carne e verdure cotte.
Alle 8.00 sono già in discesa quella lunga subito dopo l'hotel.
La temperatura è meno 28 gradi, ma poi durante il giorno arriverà a meno 10
meno 5, si sta bene.
Pedalo con fatica perché il fondo è coperto da qualche centimetro di neve ma
la giornata e' splendida e i paesaggi unici, colline e montagne attorno sono
candide e fanno da cornice quando si apre un paesaggio infinito di tundra.
L'occhio non riesce a capirne la distanza da tanto grande è questa
dimensione, sembra non muoversi mai e quella collina sia sempre troppo
lontana irraggiungibile. Come un grandissimo e lunghissimo serpente la
Dempster si insinua tra queste valli, a volte scompare per riapparire su
alcune colline oltre quella che sto facendo a piedi. Raffiche di vento mi
fanno vacillare quando sono sulla sommità della collina e a volte mi
spingono di prepotenza in discesa.





 

 
Supero il circolo polare artico e in quel momento non c'è un soffio di
vento il cielo è azzurro e tutto attorno è splendente e bianchissimo.
Il mio punto di arrivo è una sorta di campeggio, ma quando ci arrivo, non
trovo il passaggio e provo ad arrivare alla baracca camminando con oltre 50
cm di neve. Rinuncio dopo 10 min, devo sprecare troppe energie per poi
trovare che cosa? Una baracca infreddolita?
Decido di proseguire finché posso anche durante la notte.
Fortunatamente la temperatura è sopportabile e non va oltre i meno 10 gradi.
Continuo a pedalare con fatica e a spingere, la gioia di sentire le gambe
libere in discesa e poi si ricomincia.
Il tramonto è meraviglioso, illumina di arancio una serie di colline
bianchissime proprio mentre ci passo sotto per circa 5 km. Giochi di ombre e
colori che sembrano non amalgamarsi mai. Ad un certo punto una lunghissima
salita mi toglie da tanta bellezza e la mia attenzione va al mio fiatone e
all'attenzione di 2 camion che devo avvertire della mia presenza con la mia
piccola pila frontale, che finché c'è un briciolo di visibilità non accendo.
Sto per arrivare a fatica sul colle, c'è nebbia e vortici, ma intravedo
diversi segnali che al toccare del raggio luminoso della mia lampada
sembrano riflettere come un lampo luminosissimo, indicano il confine tra lo
Yukon e i Territori del Nord Ovest, man mano che salgo raffiche mi assalgono
e poi sempre con più violenza, avevo pensato di bivaccare qui vicino a
qualche cartello, ma sarebbe già un grossissimo problema aprire il sacco a
pelo.
Avanti.
Sistemo al meglio la maschera sugli occhi e quella sulla bocca per poi
stringere il cappuccio intorno al mio viso perché non ci sia uno spiraglio
per il vento che possa raggiungere il mo corpo, sono costretto a fare questo
velocemente e senza guanti che già in un attimo le mani mi scottano e
bruciano dal dolore. Infilo le mani velocemente nelle moffole di lana cotta
dove avevo già preparato delle tavolette riscaldanti della durata di 5-7
ore. (Utili in casi come questi dove la mano trova subito tepore).
Per almeno 2 ore sono costretto a questa battaglia per resistere a questi
strattoni violenti che in alcuni casi mi hanno buttato a terra e tentato di
strapparmi la bici e il carico per buttarlo nella scarpata. La bici la devo
tenere sempre a me, è la mia scialuppa di salvataggio, se la perdessi sarei
perso pure io. In una manovra è volato un guanto, lo vedo si è fermato nel
cespuglio, a pochi metri dalla strada. Ma uscire dalla strada vuol dire
essere già a più di 50 cm di neve soffice. Lo devo assolutamente prendere...
che errore madornale.... giocavo con questa battaglia, un gusto adrenalinico
che distrae che rende irrazionale.... mi ci tuffo su letteralmente
buttandomi sul cespuglio e nella neve polverosa. Ce l'ho.
Errori che non mi posso permettere, non ho forse imparato negli anni a fare
queste avventure?
Perché a volte gioco come un bambino?
Nebbia, buio che cresce, ora sono costretto a continuare con il faro acceso
e vedo solamente piccolissime frecce di neve che mi vengono addosso, ma non
le sento perché colpiscono la mia maschera.
A volte non vedo la strada, sbanda la mia bici, una buca mi fa sobbalzare e
il mio battito aumenta dallo spavento. Si rompe tutto!!!
Non mi rendo conto della velocità, della distanza, non distinguo sassi,
cespugli, macchie scure.
Cammino spingendo e sono di fianco per contrastare tale violenza (dicono che
le raffiche arrivino anche a 150 km orari)
Scivolo in ginocchio, mi scappa la bici, ma tengo per la manopola. Il
ghiaccio di certo no mi aiuta.
Qui non posso fermarmi. Non mi sono neanche posto questa domanda. Dove?
Ma la difficoltà grossa sta nelle discese, una pressa su tutti i lati,
avanti dietro in fianco.
Mi sembra di correre all'impazzata da un trampolino, tiro il freno e sono
seduto sulla canna della bici con le gambe divaricate e gli scarponi che
cercano un qualsiasi piccolo appiglio fatto di ghiaia sporgente o ghiaccio
raggrumato per rallentare questa discesa.
Il carico mi sbilancia, ma sono attentissimo e sudo quasi. Il corpo lavora
per difendersi, l'uomo non vincerà mai contro la Natura, vincerà si la Sua
battaglia, ma con la Natura al massimo farà sempre pari.
Non ho paura di essere qui solo, anche se è una sensazione quella di
sentirsi soli al mondo veramente paurosa. L'ho voluto io, e questa
solitudine l'ho ricercata ed è ben diversa da quella che a volte si vive in
mezzo agli altri....quella uccide l'anima.
In questo vortice, di spaventi, controlli, sobbalzi, soste per riprender
fiato, a lontano intravedo un fascio soffice di luce gialla che accarezza la
gola della montagna. Non capisco, quasi mi spaventa, aurora boreale? Così
bassa? Un riflesso? Di cosa? Poi la nebbia attutisce e deforma luci e
immagini finché dopo qualche decina di minuti fatta una curva salta fuori un
riflettore e il rombo di un generatore che fino ad un attimo prima per il
fischio del vento veniva confuso con un rumore naturale. Un accampamento di
lavoratori. Sono le 23.30.
Busso dove c'e luce. Un uomo a petto nudo mi fa entrare e poi mi indica
sfregandosi gli occhi che posso dormire nella baracca accanto.
E' riscaldata e non tira vento.
120 km e 2000 m di dislivello.... abbastanza per sentirsi stanchi.


65 km mancavano per arrivare qui alla scuola di Fort McPherson, dove
questa notte dormirò al caldo pensando ai prossimi 2 giorni per arrivare a
Inuvik, una passeggiata in confronto a ieri sera. Tutto il tempo a
riflettere di quello che era successo, la fatica e il pericolo che mi ha
accompagnato perpetuo come il fischio in quella tormenta.
...In una sosta ho messo in bocca una manciata di piccoli bon bon al
cioccolato, di quelli colorati che in certe situazioni sembrano risolvere
con il dolce il buon umore, il piacere di una distrazione, ecco mentre ne
masticavo uno mi è arrivato al palato prima e all'olfatto poi il profumo di
ciclamino, per poi elaborare e passare alla mia mente che ha rispolverato
una situazione rimasta intrappolata in qualche anfratto della mia materia
grigia.
Ero per funghi con mio padre, avrò avuto 8-10 anni ma già da qualche anno
mio padre mi portava per funghi. Lui grande appassionato a volte tornava a
casa con grandi cesti ricolmi di funghi.
Nel bosco profumo di erba e torba bagnata, ed io che raccoglievo qualche
ciclamino. Corro da mio padre..."questi li portiamo dalla mamma"....si è
chinato e mi ha dato un bacio dicendo...."tienili stretti, non perderli".
Ciao a tutti e grazie per i vostri messaggi. Maurizio

20/3/2010 Nuove foto di
Maurizio fatte sulla Dempster Highway.
 

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Tsììgehtchic 20/3/2010
Oggi ho fatto solo 60 km e mi sono fermato nel villaggio di Tsììgehtchic.
Pensavo di arrivare a Inuvik in 2 giorni ma non ci riesco, il vento è
contrario e mi fanno male le costole, forse ho ridato qualche colpo cadendo
l'altro giorno di notte nella tormenta. A respirare mi fanno male, e poi
sono veramente rovinato, stanco come nella gara in Alaska, ho una faccia.
Ora sono nella piccola scuola del villaggio di 150 persone e 22 bambini.
Appena arrivato mi sono buttato in cucina e mi sono fatto due piatti di
pasta e due di piselli, e poi mi sono infilato nel sacco a pelo a dormire.
Tra qualche ora mi cucinerò della carne, una bisteccona che ho preso in un
piccolo store del villaggio. Ho una fame e un freddo dentro che continuo a
pensare a una grandissima sauna, fortuna che ora per arrivare a Inuvik il
percorso è quasi piatto solamente che c'è un vento freddissimo e dovrò
sicuramente fare un bivacco nella neve, ho la tenda con me ma preferisco
fare velocemente e lavorare poco al freddo. Qui finalmente mi sono fatto una
doccia e quasi mi addormento dentro. Quest'anno dicono ci sono un
sacco di lupi affamati in branco e mi hanno consigliato di tenere un
accendino sempre pronto perché hanno paura del fuoco. Hanno trovato poco
cibo quest'inverno. Ma dovrebbero essere lontani dalla pista perché passano
camion e fanno rumore.

 
 
Un caro saluto a tutti Maurizio
"leggendo i tuoi resoconti si intuisce la tua
grande sfida..... mi sa che i lupi ti staranno alla larga !! L'ultima botta
...ormai è fatta...grande !" Sergio
Ti leggo sempre con piacere e
mi emozioni ogni volta! Tieni duro! FORZA Mauri! Con tanto affetto
e partecipazione Roby
Cìaooo,Tutto Bene? Haì fìnìto la tua avventura?
Pensandotì SEMPRE!.....GUARDA BENE DOVE METTì ì PìEDì
E LA BìCì PERCHE' C'E' L'OCEANO MOLTO FREDDOO..... HAHA (: UN BACìO E
ABRACcìO DALLA TUA MAMMìNA E SORELLìNA!!
Ciao Maurizio, ti invidio,
sicuramente non per le temperature (me pias el calt!) ma per il tipo di
avventura. Ti penso spesso e ti auguro la miglior fortuna per il proseguo
del tuo viaggio! Nonnofabio
"Ciao Mauri e grazie per
quest'altro "pezzo" di avventura...continuo a mettere i segnaposto sul "google
…..Wladimiro
Forza "Mauri," malgrado le
grosse difficoltà sappiamo che sei nel tuo ambiente ideale, dove sai
esprimere pienamente la tua forza interiore. Siamo sicuri che raggiungerai
il tuo obiettivo, nulla potrà fermarti. Buon proseguimento ... a presto.
Vittorio e Nicoletta
"Sei incredibile ...grazie per
le emozioni che dai . Claudio
"GRANDE Mauri hai emozionato anke me' sei sempre il
nostro mito di noi NATURAID"… Tiziano
"che spettacolo! Mauri sei il migliore!!! come
vorrei essere al tuo posto..." David
"veramente sei una forza della
natura, continua così!!" Claudio:
"grande uomo del freddo, buona fortuna!" Mauro
"complimenti mauri!!! movete se
no te te engiaze!!" Sergio
Felice di
ricevere tue notizie in diretta, certo che a pensarti ad un distanza
inimagginabile e in un contesto così speciale mi fà venire la pelle d'oca,
sei grande...
ci regali
emozioni indescrivibili e uniche, meno male che ogni tanto un pò di caldo lo
trovi, ci vuole dopo tanti giorni di - 10 o 15 gradi.....cerca di
rifocillarti a dovere prima di riprendere iil viaggio, così che sarai al
meglio nel proseguo. Un abbraccio ciao Piero
Ciao avventuriero !!!!! Come
prosegue il viaggio?.......non sai con quanta invidia seguo lo svolgersi
dell'avventura che stai vivendo, chissà che situazioni emozionanti stai
assaporando......Buona strada Maurizio......a presto !!!! Piero
Grande Mauri la tua dimensione e stratosferica
grazie di regalarmi tutto questo. Musseu |
21/3/2010
Grande Mauri, leggere le tue
parole mi porta li con te. Ti abbraccio e ci vediamo presto. Emanuele
Ciao Mauri,non so come riesci
a scrivere e a raccontarti trovandoti in una situazione di estremo disagio e
di estrema necessità di concentrazione per quello che stai compiendo, dove
basta una distrazione per mettere a rischio la tua vita. E dove trovi il
tempo, così prezioso, quasi vitale, da conservare e dedicare al riposo, a
riprendere energia. E’ semplicemente grande!Ti ringrazio per quanto riesci
a trasmettere come emozioni vere e profonde che scaturiscono dalla
semplicità e dalla spontaneità dei tuoi racconti. Si riescono a percepire le
tue sensazioni, le tue paure, la tua concentrazione, la tua grande forza di
volontà di voler raggiungere l’obiettivo che ti sei posto.Forza Maurizio, ti
siamo vicini! Antonio
Grandissimo Mauri.. ogni
giorno consultiamo il tuo sito per seguirti in questa meravigliosa
avventura.. Grazie per le emozioni che riesci a trasmettere anche a noi !
Anche se siamo qua al calduccio e possiamo solo minimamente immaginare le
difficoltà che superi .. Però.. va che spettacolo !!! Ciaooo Fabiana e
Nicola
Ciao,qui tutto bene.....Mi
aggiorno alle tue avventure guardando sempre i tuoi filmati..... Fanno
venire i brividi,sia dal freddo che il Pericolo..... Mi Raccomando sii te
stesso,abbia prudenza!! FORZA,CORAGGìO..... ABBì CURA Dì TE! CON TANTO
AFFETTO...Tì VOGLIO BENE MANU E FAM.
MAMMA Tì VUOLE BENE,Tì SEGUE
SEMPRE,TRAMìTE NOì.... CìAOOO BACìONì DALLE TUE NìPOTì ALE E ARìì Tì
VOGLìAMO BENE SEì SEMPRE NEL NOSTRì PENSìERì E CUORì BACììì TUA NìPOTì
ALESSìA E ARìANNA
Grande mauri!vedere la tua
gioia, nonostante la fatica, arrivato al circolo polare artico mi ha fatto
venire i brividi... che panorami, che emozioni...tutto bianco e immobile,
tutto li a portata di mano. Maestoso, ci sei dentro e in parte è tutto tuo,
ne fai parte. Quelle colline bianche e il cielo blu danno l'idea di non
preoccuparsi di noi e delle nostre azioni. Sono sovrane, in movimento e
immutabili allo stesso tempo.Buon proseguimento, nessuna fatica è per nulla!
Un abbraccio, Giacomo
"splendide immagini!!!! sei
un mito!!!!! un abbraccio" Francesca
Caro papà,mi prepari l’uovo
di Pasqua perché io arrivo in Trentino e vado a sciare perché mi piace
sciare…Un bacio papà…..Ciao Andrea
Caro Papà,un bacio col
cuore…Greta |
22/3/2010
Carissimo Maurizio, è stupendo
leggerti! Sono senza aggettivi, ti stringo la mano, non ti dico altro. Spero
di incontrarti presto per abbracciarti... buon viaggio. Giuseppe
Grande Mauri sei un mito e
piu' ti leggo piu' capisco perche' mio figlio ti ammiri cosi' tanto.Sei un
grande esempio per tutti noi. A dire la verita' io ti invido anche un po'
perche' nella mia vita mai sono riuscita a compiere una avventura cosi'
bella e grande se non con la mente e la fantasia .........Per ora continuo a
sciare in inverno ed in estate a raggiungere tutti i rifugi che posso !!!!!
BUONA STRADA .........la mamma di Emanuele
Grande Uomo di grandi
imprese,nonostante la spietatezza della Natura che ti accompagna e ti
circonda.Grazie Mauri di queste pillole di Emozioni così forti, vitali, ma
soprattutto vere.... Un abbraccione sportivo Stefano
Grande Mauri la tua
dimensione e stratosferica grazie di regalarmi tutto questo musseu
|
Inuvik 22/3/2010

 
Ciao a tutti. Oggi sono arrivato a Inuvik, grande percorso e meraviglioso
sogno realizzato, ora manca la parte più sconosciuta dove solo il nulla ti
fa compagnia, 200 km di ICE ROAD, puro ghiaccio verso l'oceano artico.
Dall'ultimo piccolo villaggio ho impiegato 2 giorni per fare circa 170 km
con un bivacco intermedio, procedevo lentamente, anche se il percorso era
quasi piatto, perché un leggero ma costante vento in faccia mi affaticava.
Credo che la temperatura in qui due giorni sia arrivata intorno ai meno 35
gradi. La scorsa notte, quando ho bivaccato, nel mio sacco a pelo avevo un
gran freddo alle ginocchia e ai piedi, per non parlare del ghiaccio che si
formava sulla piccola chiusura del sacco sopra la mia faccia.




 
Vi racconto solamente che sul percorso ho incontrato un gruppo di cinesi,
(probabilmente molto ricchi), che ho ritrovato a Inuvik e mi hanno pagato 2
notti in un meraviglioso Chalet nel bosco. Sono molto stanco, anche un po'
ammaccato dopo una scivolata sul ghiaccio con la bici e mi bruciano ancora
le dita dei piedi e delle mani. Forse mi merito un po' di riposo e vado a
letto al caldo.


Ciao e ancora un grazie per i numerosi messaggi che mi avete inviato
Mauri |
Inuvik 22/3/2010
Sono già trascorsi tre giorni da quando per telefono ho salutato Cindy,
l’insegnante dei 23 bambini dei circa 200 abitanti di Tsììgehtchic, che mi
ha messo a disposizione la scuola e la cucina per la mia sosta notturna ed
era a conoscenza di un italiano che 3 anni fa aveva dormito con la sua tenda
proprio vicino alla chiesa con vista sull’imponente fiume Mackenzie.
Quell'italiano ero io. Era presente nella scuola anche la nipote della
signora che il mattino mi ha cucinato uova e bacon. Ora però la signora
indigena si e’ trasferita a Yellowknife. E’ stato un bellissimo incontro, io
raccontavo e si rideva del fatto che ero ancora li tra loro. Il mondo è
piccolo ed ogni persona a la sua porzione, il suo vortice di energia ci
prende e ci porta dove noi sentiamo più nostra quella parte di mondo per
farci sentire a casa. La sento proprio casa mia, riconosco i vari luoghi, la
capanna sul fiume, il vecchio barcone marcio, la piccolo casa di legno con
il balcone scuro. Quasi un ricordo di quando ero bambino e mi spiace
lasciare queste persone che probabilmente non rivedrò mai più. Che male che
mi fa questa frase "non rivedrò mai più". Ha un sapore che vuol dire perdere
e rimanere soli. La vita è fatta di prove e qualche persona purtroppo ha
subito delle grandi torture.
Due giorni per fare circa 140 km, e giungere a Inuvik. Ci ho pensato ad
arrivare in un giorno, ma sicuramente avrei prosciugato la mia anima già
provata e sarei arrivato in città di notte mentre tutto e tutti chiudevano
le porte per dormire. E poi anche se il percorso era praticamente piano i
vari mulinelli di vento mi dicevano che dovevo fare la mia sosta in qualche
"campeggio".
Meno 35 gradi di mattina presto che poi sono saliti costantemente a meno 20
e mi hanno tenuto compagnia per molte ore nei piedi e nelle mani, non se ne
volevano andare neanche quando pedalavo velocemente per qualche chilometro.


 
Direi che forse questi ultimi due giorni sono stati i più classici, strada
comoda, un po' trafficata, poca salita e soprattutto pochissime curve… ho
fatto un rettone di circa 40 km senza una curva degna di esser chiamata
tale. Sembravo fermo e non volevo guardare oltre la ruota per non
spaventarmi al senza fine.
Dopo 80 km ancora con una bella luce (qui viene buio alle 22:00)
trovo un posto fuori dalla pista con neve battuta. Perciò decido di
bivaccare e metto anche la tenda perché il vento si sta alzando
forte. Faccio un gran lavoro perché la temperature è molto bassa e
lavorare per troppo tempo senza guanti è molto rischioso. Ho tutto
il tempo per sciogliere la neve e farmi una pasta e del tè caldo da
bere nel sacco a pelo.
Sono nella mia "casetta" ghiacciata, non c’è nulla di morbido, tutto
diventa più rigido, le plastiche sembrano rompersi da un momento
all’altro. Mi infilo vestito nel sacco piuma, ma tolgo lo zainetto
perché non ho più acqua e bevo il tè. E’ stata un gran notte, una
serenata incredibile e di conseguenza una temperature da brivido,
non so dire quanto ma sicuramente oltre i meno 35 gradi (così mi
hanno detto dopo). Non ho dormito completamente ma piccole dormite,
le ginocchia e i piedi a volte mi facevano male dal freddo. Ero
chiuso dentro come una salsiccia ma ogni tanto qualche spiffero
passava sul volto e mi svegliava.
Il mattino non ho neanche mangiato ed ho fatto tutto in fretta,
perché mi bruciavano le mani e sentivo il freddo nelle ossa. Si,
ogni tanto ci penso, chi me lo fa fare, basta è l’ultima volta, poi
appena mi allontano da quella situazione, ne desidero una nuova come
una calamita che piano piano ti attira.
L’arrivo verso Inuvik mi ha dato calore anche se il mio volto era
avvolto dal ghiaccio e a fatica riuscivo a roteare la testa.
L’aeroporto, il grande pannello "End of the Dempster high way" tutto
famigliare ancora a casa. Mi dirigo subito verso il centro per
comperare del cibo da cucinare. Sorpresa!! Mi ritrovo un gruppo di
cinesi che si era fermato almeno una settimana prima a farmi alcune
foto sulla Dempster. Naturalmente loro non erano scesi dall’enorme
gippone ma solamente puntato le loro super camere fotografiche dai
finestrini verso la mia figura. Mi sono sentito una preda indifesa,
chissà poi cosa racconteranno nei loro salotti quando le mostreranno
ai loro amici.
Be ora rivederli venirmi incontro come vecchi amici e farmi i
complimenti mi sembrava strano. Poi si è avvicinato il più grosso
con un berretto di pelo che nascondeva degli spessi occhiali e mi ha
invitato nel loro appartamento di uno Chalet mentre tra una foto e
l’altra le loro donne mi hanno preparato degli involtini vegetali al
vapore, sbalorditivo in quattro e quattr'otto ero li pronto a
mangiare. E chi rifiutava davanti ad un bel piatto condito con salsa
di soia?
Ma l’offerta più insolita è che mi hanno offerto un soggiorno di due
giorni in un mini appartamento. Era impossibile non accettare.


In ogni caso sarei rimasto qui due notti per mangiare il più
possibile e recuperare la miglior condizione. Nonostante tutto il
caldo che c’e’ all’interno della stanza sento il mio interno ancora
infreddolito, ma probabilmente questo è nulla in confronto a quello
che mi aspetterà nei prossimi 200 km di puro ghiaccio sull'Oceano
Artico, ad attendermi ci sarà anche il Blizzard, il terribile vento
artico che spesso supera i 70-80 km orari fino a raffiche di 150 km.
Sono qui per questo, ho aspettato tanto tempo e sognato, ora è
giunto il momento. Pedalare sull’acqua ghiacciata, liscia liscia,
quasi trasparente da vederla. E’ un brivido ed un’emozione che sento
la notte da qualche giorno.
Oggi ho cambiato i copertoni alla mia bici, è la stessa di 10 anni
fa, quella che ho usato in Alaska, ho messo quelli con i chiodini.
Sono pronto. Domani mattina si parte. Ciao Mauri
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22/3/2010
Queste nuove foto inviateci da Maurizio sono state fatte nella scuola
e nei dintorni del villaggio di Tsììgehtchic.
Lo Staff Naturaid




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"Ciao Mauri, complimenti
...... un po freddina la minestra. ciao MITICO" Giacomo
Ciao!!! grazie mauri...
ti auguro un buon cammino e una buona ricerca... che arricchimento che dai a
te stesso e anche a chi ti segue. Apri finestre e porte anche a chi è a
casa! da queste esperienze dobbiamo imparare a vivere bene e con quello che
ci serve (alle volte mi pare che quando si è lontani, soli e affaticati,
tutto questo si chiarisca.Le cose importanti vengono a galla, il resto
sprofonda. A presto per i tuoi racconti in diretta e un grande "caldo"
abbraccio! Giacomo
"Grande Mauri, adesso riprendi
forze e chiudi in bellezza anche questa tua grande avventura. Spendide le
foto ed i video, sia per i paesaggi che per i vari momenti della tua
giornata. Ti aspettiamo nell'accogliente tepore della nostra (ormai anche
tua!) Sardegna. Un abbraccio, Antonio"
Ben arrivato, ti stavo
aspettando....sei come il vino, più invecchi più diventi pregiato! E pensare
che mi sembrava un' impresa la Marathon des Sables fatta assieme...una vera
passeggiata!!Complimenti sinceri, bravo!!!! Giuseppe
Grande Mauri. E' fantastico
sentirsi accanto a te, avere la sensazione di vivere la tua avventua con te,
seppure nel confort delle nostre case. Il merito è dei racconti coinvolgenti
ed emozionanti che tu cia sai regalare. Tieni duro e portaci tutti a
Tuktouatuk. Un abbraccio da Siracusa (gruppo Alto Atlante 2009).Fabio
"un abbraccio x scaldarti un po'" Rosanna
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23 marzo 2010
In questi giorni passati
di grande fatica mentre pedalavo chino e lento su questo fondo difficile
molto spesso il mio pensiero continuo e profondo e' andato ad un ragazzo che
ho conosciuto in Sud Africa, e a tanti altri ragazzi giovani come lui che si
abbandonano alla resistenza e spengono la luce per non vederla mai più.
Mi viene in mente anche
qualche articolo a volte scritto da qualche giornalista sensibile verso
queste giovani vite che si spengono.
Non si sa cosa passi per
la loro testa, noi non ci rendiamo conto, ma sono tanti, troppi i giovani
che decidono di darsi scacco matto. Io stesso a volte ho pensato che in
certe situazioni sia molto più facile decidere di morire che trovare la
forza, l'energia il coraggio di vivere.
Purtroppo oggi e' tutto
così facile sembra un gioco fare tutto, dimostrare di avere potere, forza,
coraggio, ma poi basta un nulla, un brutto voto, un amore spezzato, un
rimprovero..... uscire dal palcoscenico costruito con cura.
Perche?
Nel mondo, la vita e'
simile per tutti, scandita dal giorno e dalla notte, dalla fame e dalla
pancia piena. Ognuno supera le difficoltà in modo diverso. Qualcuno a il
coraggio e la forza di vedere oltre la nebbia, altri non vedono il futuro,
non vedono speranze. “Non hanno sogni”.
Questa frase è stata
pronunciata e mi e' rimasta impressa all'ostello a Whitehorse, detta da un
ragazzo Canadese di Toronto che girava per lavoro. Ha chiesto di me e
perché delle mie cose, delle mie azioni.... abbiamo finito con: “io non ho
un sogno”. I suoi occhi passavano sui miei come carta vetrata.
Questa sua affermazione
mi ha messo a disagio, una frase molto forte dal senso cosi fragile che il
mio sorriso, lentamente come fa un sipario alla fine di un'opera, é
scomparso dal mio viso tanta era la mia impotenza. La mattina dopo l'ho
visto uscire con il suo grande zaino e dopo aver bevuto una semplice tazzona
di caffè.
A volte manca l'essere
ascoltati.
Cosa aspettarsi da una
società che chiede sempre di più, più impegni, più risultati. Arriviamo
stanchi la sera e ci buttiamo in internet e togliamo altre ore di sonno. Ma
è proprio internet a volte che per alcune persone è l'unico modo di vivere
una vita propria......virtuale. Quella vera è nascosta. Non c'è più tempo per
il gioco. Dobbiamo creare realtà digitali nell'ansia di essere i migliori e
per esserlo dobbiamo partecipare a tutti quei giochi che illudono e ai
reality che una volta finiti ci lasciano nella tristezza.
Ma da bambini non
dovevamo imparare ad essere felici?
Ed allora perche questi
giovani si tolgono la vita senza ancora conoscerla? Eppure sembravano
persone normali, cosa mancava, cosa volevano? forse bastava chiedere loro
“come stai?” per sentirsi amati.
Ma non abbiamo più tempo
neppure per questo.
Mauri
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26 marzo 2010
Questa mattina con una telefonata, alle ore 3:30 italiane, Maurizio ci ha
comunicato di essere arrivato al villaggio di Tuktoyaktuk sull' OCEANO
ARTICO dopo aver pedalato per 200 km sulla ICE ROAD. La temperatura era in
quel momento a meno 35 gradi ed era molto stanco e provato, ma felice ed entusiasta per aver concluso questa sua nuova
avventura. Aspettando un suo reportage, dove ci racconterà di questi
fantastici ultimi 200 km, possiamo ammirare queste foto che è riuscito ad
inviarci.
Grazie Maurizio ed un grande abbraccio dallo Staff Naturaid

 


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26 marzo 2010
ICE ROAD





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Tuktoyaktuk 26 marzo 2010
Ho appena finito di fare colazione, non spaventatevi, due salsicce, un
hamburger, del bacon, con pane tostato e succo d’arancia, naturalmente per 2
volte (chi mi conosce lo sa).Ho veramente tantissima fame, ieri sera mi sono
proprio buttato in mensa e ho fatto il pieno di cibo sul mio vassoio e ne ho
portato anche in camera.
Ora sono in attesa di incominciare in mio lungo e interminabile ritorno a
casa, carica, scarica, hotel, giorni di attesa, ticket voli, dogane,
controlli. Ma devo dire la verità che non vedo l’ora di ritornare a casa e
stringere forte la mia famiglia.
Ho tanto bisogno di loro.
Ieri sera alle 7:30 sono arrivato al villaggio di Tuktoyaktuk, o concluso la
mia Avventura, dopo 16 giorni, 14 le tappe e 2 di riposo per circa 1600 km e
12.000 m di dislivello. Sono veramente provato, ancora una volta mi rendo
conto del perché al nord si mangia moltissimo, è il carburante necessario
per far fare al proprio corpo una qualsiasi cosa. E’ assolutamente
necessario per sopravvivere. Io ero costretto a mangiare velocemente
solamente biscotti, cioccolata, frutta e carne secca e alla sera qualche
busta di pasta, ma alcune volte mi buttavo direttamente nel sacco a pelo
appena mi fermavo per ripararmi dal vento e non mangiavo o mangiavo qualche
barretta dentro.
3 giorni per percorrere questa incredibile ICE ROAD, la strada di ghiaccio
più lunga al mondo, circa 200 km di pura acqua ghiacciata, prima su quella
del delta del fiume Mackenzie, grande quanto la Svizzera, poi su quella
dell’Oceano Artico costeggiando la costa. Un’esperienza unica, forse tra le
poche e ancora tra quelle veramente speciali nel nostro 2010.
Ho vissuto emozioni ed incontri che sembravano rimasti nei vecchi libri di
una volta, di quelli che li leggi e speri che quella storia o situazione un
giorno ti possa capitare. Da bambino ero attratto dai racconti e storie di
Giulio Verne, e sognavo anch’io di esserci lì ed esplorare nelle viscere
della terra. Sognavo spesso e forte quando ero piccolo, e il sogno
continuava anche a letto nel sonno.
Non lo so, forse io sono stato il fortunato, il prediletto in questa parte
del viaggio.
Il leggero vento gelido a -20, -25 durante il giorno e’ stata la costante di
questa ICE ROAD, ma il cielo quasi sempre terso e splendido, forse qualcuno
voleva vedermi bene da lassù.

56 km piegato leggermente in avanti e pedalata lenta il primo
giorno.Massima velocità 12 km orari, per il resto si pedala 8-9 km orari
Sono le 18:00 e voglio fermarmi, sento che il mio bisogno è quello di
prendermi del tempo per me stesso, ho bisogno di vedermi con gli occhi della
mente. Scendo e cammino voglio sentire sotto i miei piedi quest’acqua
ghiacciata che 3 anni fa pagaiai nel mio viaggio in kayak.La temperature si
fa più rigida, ma la camminata scalda i miei piedi.
E’ passata qualche macchina oggi ed un paio di camion, ma ora stanno
sbucando dalla mia sinistra 2 motoslitte e saltano sulla grande strada
ghiacciata.
Si fermano e velocemente mi dicono che mi hanno visto questa mattina e che
tra un paio di curve c’è la loro Cabin, se voglio posso stare da loro questa
notte.
"Dentro c’e molto caldo", e’ la loro parola magica.
Ok arrivo.
10 minuti, esco dalla pista seguo le loro trace e salgo sulle sponde del
fiume dove si trova la loro Cabin.
Ahhh, che spettacolo, hanno già acceso la stufa e il tè è pronto. Mi devo
spogliare completamente e addirittura aprono la porta per il troppo caldo.
Sono nella casa di due Trapper indigeni, si chiamano Roger e Frank.

Loro sono qui da un mese e cacciano, mettendo speciali trappole di ferro
sotto il ghiaccio, piccoli roditori pregiati per scuoiarli e venderne la
preziosa pelliccia.
Frank ha 53 anni ed è il più esperto, e mentre Roger prepara la zuppa per la
cena, mi dice che fa questo lavoro da quando era giovane, è una tradizione,
lo faceva suo padre, suo nonno e ancora oltre. Ma ora gli animali
scarseggiano e non si guadagna più come una tempo. A Inuvik gli pagano 20
dollari a pelliccia.
D’estate mi dice lui caccia sull’oceano con l’arpione anche le balene
beluga, per poi essiccare la carne e venderla.
Roger ci chiama a tavola, dobbiamo mangiare perché alle 20:00 si esce con le
motoslitte verso il delta qualche ora per controllare una decina di trappole
messe la mattina nei piccoli laghetti ghiacciati.
Sono entusiasta di questo invito importante, ed ho grande rispetto per
queste persone che fanno un lavoro che viene dalla storia dell’uomo.
Mi danno un grosso e pesante giaccone rosso e mi sento pieno di energia
essere lì con loro sulle motoslitte mentre ci muoviamo tra i cespugli con il
vento gelido in faccia verso le trappole
 
Loro ricordano i posti, non hanno bisogno del GPS, e sono riconoscibili,
perché sono delle montagnole con piantato un bastone.
Sono emozionato sto vivendo una realtà che forse qualche volta a scuola da
piccolo, la maestra ha raccontato parlando degli eschimesi.
Siamo arrivati sul posto e Frank si dirige verso la prima montagnola.


Con una piccola pala scava il primo strato di neve soffice fino al tappo di
ghiaccio dove è fissata la trappola. Scalpella tutt’attorno al tappo per
toglierlo intero senza romperlo.
Ecco il buco nel ghiaccio al limite dell’acqua. Si toglie il guanto ed
immerge la mano tirando il pezzo di catena che fissa la trappola al
ghiaccio. Nulla, è tutta sporca di rametti e muschio. La recupera tutta e la
pulisce per bene con le mani nude, la ricarica e la deposita delicatamente
sul bordo dell’apertura nel ghiaccio. Pulisce attorno e bagna la neve con la
piccola pala. Rimette il tappo e lo copre con la neve bagnata
precedentemente. Tutto a mani nude per fare un buon lavoro. Poi arriva Roger
e con il badile rifà la montagnola con la neve fresca. Lo aiuto anch’io.
 
Nel frattempo Frank si asciuga le mani con uno straccio. E' così per tutte
le tagliole. E’ un lavoro lungo e bisogna farlo in fretta, Frank suda
persino e si toglie il cappello.
Alla 3 tagliola c’è il piccolo ma pregiato roditore. Sul volto dei due
Trapper non c’è segno di felicità o gioia. Solo grande impegno e rispetto
per un lavoro da fare bene che arriva da lontano.
7 trappole, 2 prede. Poca roba.
Si torna velocemente, mentre con gli occhi lacrimanti e appannati dal vento
gelido ammiro il tramonto nel suo rosso di fuoco.
Alle 24:00 stiamo mangiando sul piccolo tavolo scolpito da coltelli negli
anni, una zuppa con lepre fresca e scuoiata in serata, caduta in altre
trappole messe nel pomeriggio.
Una preghiera nella loro lingua e sono lì in piedi anch’io con gli occhi in
raccoglimento. Poi poche frasi, ci passiamo le spezie per la zuppa, gesti
che uniscono e di cui l’uomo ha bisogno per non sentirsi solo.
E’ stata una giornata dura per tutti.
La stufa ha fatto il suo lavoro in modo superbo donando il calore a tutta la
stanza ed io mi butto su un materasso a terra sotto un gigantesco piumone in
un sonno profondo.
Ciao Maurizio
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Tuktoyaktuk 27marzo 2010
Abbiamo dormito tutti fino a tardi, ci voleva. Alle 10:00 ci siamo
salutati con grandi pacche sulle nostre giacche e un forte abbraccio. Io ero
commosso e nella potente stretta sentivo la loro forza ed energia antica.
Noi tutti abbiamo bisogno di questo genere contatto, il nostro corpo a
bisogno di sentire la vita di un’altro corpo che ci accomuna su questo
pianeta. L’uomo e’ vivo quando non si sente solo. Nel nostro mondo oramai ci
stringiamo solamente la mano e anche quella per affari e spesso di sfuggita
e senza anima. Morta. Siamo poveri di amore, poveri nel darlo e di
conseguenza poveri nel riceverlo.
Il mio pensiero corre lento sul ghiaccio, pensieri sulla mia esistenza,
tante domande….. risposte lente e poche. La maschera sugli occhi ogni tanto
si appanna, e si bagna di lacrime, mi guardo attorno, il deserto bianco
parla a voce alta: “sono qui per te”. Io piccolo in mezzo a questa immensità
di potenza primordiale unica.
Vivo in uno stato di ipnosi per ore, non mi accorgo del tempo e dei
chilometri che passano nelle mie pedalate.
Avanzo lento e continuo, qualche volta la bici scivola sul ghiaccio o
sobbalza su qualche spaccatura larga sul ghiaccio, sbando su qualche raffica
di vento laterale. Sono caduto un paio di volte e rimasto a terra steso
qualche minuto. Che serenità in questo riposo mentre guardo in alto, sempre
pù in fondo, in fondo l’impalpabile cielo azzurro. Dormirei.
Non sento quasi neanche il rumore da come sono coperto e dal vento, un
nuvolone bianco. Di rado passa qualche camion e grossa 4x4 di lavoratori. Un
gippone rosso si accosta.
Un grosso lavoratore canadese dal viso generoso con lineamenti dolci mi
chiede se ho bisogno, mi offre del caffè caldo e succo di pomodoro. Butto
giù tutto in un attimo. Sono bastate un sorriso, il rumore di poche parole e
per un attimo mi sono assentato da questo luogo estremo.
Ritorno a testa bassa con in bocca ancora il sapore del succo di pomodoro e
il rumore fortissimo dello scricchiolio dei miei copertoni che artigliano
sul ghiaccio vivo.
E’ stato un bel fastidio portarli con me perché sono ingombranti e pesano
qualche chilo, ma se non avessi avuto questi copertoni chiodati non sarei
riuscito a pedalare su questa ICE ROAD.
Ogni tanto mi fermo, sento la necessita di mettere i miei grossi scarponi
a contatto con il ghiaccio. Ho il tramonto a sinistra. Oramai ho passato da
almeno 20 km Lucas Point, un container sulla costa che funge da rifugio di
emergenza a metà di questa pista di ghiaccio.
E’ stato per me come il richiamo delle sirene di Ulisse. Lo conosco già
questo posto. Tre anni fa, quando ero in kayak, mi fermai diverse ore
nell’attesa che il vento si fermasse. Stavo bene dentro, ricordo, ho anche
schiacciato un pisolino. All’interno c’è una stufa e un divano comodo di
fronte, la legna è in abbondanza sulla costa. E’ un piccolo appartamento ben
sigillato dove non passa il vento.
Mentre pedalavo lo vedevo sulla mia destra. Uno scatolone bianco gigantesco
ben visibile da lontano. Ero attratto ma non ho fatto molta fatica a
rinunciare, il samurai che c’è in me sta andando avanti, sa che manca poco e
non ha bisogno di altre distrazioni, desidera avere un contatto vivo con la
natura selvaggia e i suoi colori. Non posso perdere questa opportunità. Lo
so che sarà una notte difficile, ma anche speciale. Andrò avanti finché non
ci sarà una “piazzola” che mi accoglierà per la notte.
Eccola dopo 86 km. E’ una piccolissima baia.


C’è una luna a ¾ che crea continui giochi di ombre, anche allucinazioni. A
volte vedo cose che poi nella realtà non esistono. Il cielo è limpidissimo e
si vedono poche stelle, ma stato veramente unico pedalare questi ultimi
chilometri in questa situazione. Velocemente preparare il bivacco, telo
impermeabile sotto, poi materassino e sacco a pelo, dentro ci metto del cibo
e l’acqua, lampada, il satellitare e la macchina fotografica. Ha
dimenticavo, recipiente con tappo per le mie necessità fisiologiche…… chi
esce da sacco a pelo in piena notte al fresco? In un lampo ho tolto gli
scarponi e la giacca ghiacciata, pure la seconda maglia è ghiacciata. Sono
dentro. Preparo diverse buste riscaldanti e prendo tepore chiudendomi
all’interno completamente Fuori il mio termometro segnava oltre i meno 25
con un bel “venticello” continuo.
Rimango immobile in silenzio e mi stringo forte nella posizione fetale per
almeno una decina di minuti.
Ogni tanto percepisco un leggero boato ed ho l’impressione che qualcuno mi
culli. E’ il ghiaccio che si muove e si assesta in continuazione. Nel mio
immaginario da thriller, mi vedo inghiottito da una enorme bocca nera
ghiacciata. Ma è solamente il gioco e il gusto di crearmi una situazione di
paura angosciante essendo li solo nella notte.
Mangio le solite noccioline e carne secca, un po' di biscotti alla
cioccolata e bevo del di tè ancora tiepido che mi ero fatto questa mattina a
casa dei Trapper. Mi sistemo tra scarponi e materiale e sono già nel mondo
dei sogni.
Non passano troppe ore e qualche cosa mi chiama. D’istinto apro velocemente
il sacco a pelo e subito piccolissimi frammenti di ghiaccio conditi con aria
gelidissima avvolgono il mio viso, ma i miei occhi sono il sensore del mio
cuore che comincia a battere all’impazzata dall’emozione. E io a voce alta,
“l’aurora boreale….. l’aurora boreale…. che spettacolo….”.
Una improvvisa emozione sugli occhi e non sento più freddo.
Cerco con agitazione la macchina fotografica frugando qua e là nel sacco a
pelo. La fisso al piccolo treppiedi, posizione B e comincio a fotografare
dal sacco a pelo. Visione a 180 gradi da est a ovest. Non volevo perdermi
nessun attimo, volevo immortalare ogni movimento e dall’eccitazione non mi
accorgevo che le mani pativano all’aria ed ero costretto qualche volta a
ritirarle velocemente quando oramai mi bruciavano.
E’ stato un dono meraviglioso dell’ultima notte del mio viaggio. Dalla
piccola apertura del mio sacco piuma sono rimasto incantato per più di
un’ora ad ammirare questa superba, dolce e delicata danzatrice verde. Un
movimento leggero che veniva e se ne andava per poi apparire in tutto il suo
splendore.
Grazie Spirito Del Grande Nord.

Ieri sera dopo qualche ora dall’importante apparizione si è scatenata una
bufera rabbiosa che mi ha tenuto in dormiveglia fino al mattino quando a
smesso e poi mi sono riaddormentato fino alle 11:00.
In quei momenti ho desiderato tanto essere in un altro posto, ma soprattutto
al caldo perché ero ghiacciato specialmente ai piedi e alle ginocchia.
Apro il sacco a pelo e ho un leggero strato di ghiaccio su tutto il
materiale, anche sulla bici. Non è volato via nulla e tutto è a posto,
perché in previsione di ciò che è accaduto, avevo fissato per bene tutte le
cose.
 
Sono subito in pista, dapprima in marcia per scaldare piedi e tutto il
corpo, ho un certo stato di dispiacere perché oramai mancano circa 60 km, ma
la giornata è ancora splendida e me la voglio gustare respirando forte il
suo profumo di profondo selvaggio. La pista costeggia la costa che in
primavera è una zona di laghetti e paludi, sparse qua e là ci sono delle
montagnole di terra a forma di cono, ricoperte ora di neve. Sono i Pingo.
Una sorta di piccoli vulcani nati migliaia di anni fa. I bacini d’acqua
sotto il terreno ghiacciandosi ed espandendosi per volume hanno fatto
nascere queste colline. All’interno ora c’è come un crogiolo di ghiaccio
perenne.




 

 
Ho appoggiato la bici al limite della pista e io sono nella neve fresca ad
ammirare questi piccolo vulcani in controluce che si ferma una gigantesca
macchina, non so dirvi il modello ma era troppo esagerata. Un uomo molto
allegro in maniche corte dal finestrino mi chiede chi sono, da dove vengo e
se ho un posto per dormire al villaggio di Tuktoyaktuk.
Sembra molto incuriosito e molto rispettoso di quello che sto facendo. Parla
un inglese molto stretto e veloce, a fatica capisco che mi propone una
camera in una sorta di campeggio. “Tutto gratis per te”. Mi da la sua carta
da visita e mi dice di telefonare al lavoro appena arrivo al villaggio.
Velocemente mi saluta e mi invita più volte a scrivergli alla fine del mio
viaggio e mandargli delle foto per e-mail. Osservo meglio il biglietto da
visita e mi sembra di capire che è una specie di sindaco del villaggio.
I km scorrono sul mio contakilometri (che ho riparato nei giorni scorsi a
Inuvik). Un po' pedalo e un po' cammino, mi piace molto questa situazione, è
molto più facile spingere la bici, è leggerissima, pedalare è un grande
impegno per i polsi che oramai premono da due settimane, le ginocchia, il
fondo schiena e il collo. Non sento neppure il bisogno di mangiare da tanto
stanco che sono.
In lontananza riconosco un Pingo gigantesco nelle vicinanze del villaggio e
di li a poco intravedo piccolissime il profilo lungo delle piccolo cassette.

Entro nel villaggio, non mi sento emozionato, solamente svuotato ed ho
bisogno di sedermi vicino alla prima abitazione, e una piccola chiesa
azzurra, anglicana.
Piango e respiro a singhiozzo con la testa tra le mani e i gomiti appoggiati
alle ginocchia.
La mia avventura è finita qui in un villaggio dell’estremo nord. Nel nulla
più assoluto. Nessuno in giro, mi avvio verso un grosso magazzino, so che lì
c’è un telefono.
Spiego la mia situazione al ragazzo che lavora all’interno e faccio chiamare
al numero che ho conservato.
Comincio a rendermi conto che mi trovo in una situazione diversa da quella
che pensavo. Quando parlo di Merven Gruben, tutti hanno grande rispetto e
riverenza.
Arriva un grosso Pick-Up e carico nel cassone la bici. Tre chilometri e sono
in un gigantesco campo di lavoratori.
Mi portano negli uffici, incredibilmente tutti sanno già chi sono e cosa
devono fare per me. Io sono l’unico che non capisce cosa stia succedendo e
cosa sto facendo. Sto entrando in un altro mondo per me sconosciuto in
quella zona. Una segretaria mentre mi accompagna in un’altra palazzina mi
spiega tutto.
Mi trovo in una delle compagnie di trasporti più grosse del Canada e il suo
proprietario è uno dei più ricchi, ed è molto stimato perché molto generoso.
Con me lo è stato mi dicono, ma per loro è la prima volta con uno straniero.
Mi mostra il mio appartamento e poi il ristorante mensa che rimane aperto
fino alle 22:00
Naturalmente non perdo tempo ad assaggiare tutto, dalle lasagne al pesce,
dalle patate alle insalate, ai dolci.
Tre giorni meravigliosi, un sogno grandissimo, una emozione indescrivibile,
la mia avventura per la vita che rimarrà dentro per nutrire la mia anima e
ne attingerò in suo nettare quando ne avrò bisogno. Ora sono scarico e
fragile, si sono stato bravo, forte, caparbio, so fare bene le cose estreme,
l'ho imparato nel tempo. Ho messo esperienza all' esperienza. Grande si, ma
io credo serve anche un po' di fortuna….. o semplicemente qualcuno dall’alto
mi ha accompagnato senza abbandonarmi mai.
Sono stato accolto nella grande terra degli Inuit con un benvenuto “AMIUNI ”
e me ne vado ringraziando “TAIKU”
Grazie a tutti voi che mi avete sostenuto con i vostri messaggi, ho sentito
il vostro calore e ne avevo bisogno, GRAZIE, un abbraccio e un caro saluto
Ciao Mauri
“LA VITA E’ UN’AVVENTURA”
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Ciao!!! grazie mauri... ti auguro un buon cammino e una buona ricerca... che
arricchimento che dai a te stesso e anche a chi ti segue. Apri finestre e
porte anche a chi è a casa! da queste esperienze dobbiamo imparare a vivere
bene e con quello che ci serve (alle volte mi pare che quando si è lontani,
soli e affaticati, tutto questo si chiarisca. Le cose importanti vengono a
galla, il resto sprofonda. A presto per i
tuoi racconti in diretta e un grande "caldo" abbraccio! Giacomo
27
marzo 2010 12.13"ciao Mauri... passano gli
anni ma la grinta e l'entusiasmo che leggo nei tuoi reportage è sempre
quello degli anni migliori... Vai grande... Sei sempre il nostro esempio..
Livio"
29 marzo 2010 01.14
Ciao Maurizio!!!! grande impresa! complimenti!
ho visto dal tuo sito l'impresa in diretta, incredibile, fantastica!!!, non
ho parole, posso immaginando solamente capire quale siano state le tue
emozioni, chi non fa queste esperienze non può capire cosa sia, l'idea di
essere soli a contato con se stessi e di contare sul proprio corpo, e poi
l'essere circondati da un'imponente e maestosa natura che ci accompagna per
tutto il viaggio con tutta la sua bellezza e la sua forza ancestrale, muta e
maestosa ma che ci racconta e ci fa riflettere, ci fa capire cosa noi siamo
e l'importanza di esistere, sia ha la forte sensazione di appartenere alla
madre terra.
Grazie Maurizio!!!
Saluti dalla Sardegna Luciano (pikaluciu)
29 marzo 2010 09.55
Carissimo maurizio, sei stato magnifico! Il caldo
estremo è tremendo, ma il freddo....Hai sofferto, lottato, ma adesso...che
intime soddisfazioni, che incontri...la mia più profonda ammirazione!!!
Spero abbracciarti presto. Una forte stretta di mano. Giuseppe
29 marzo 2010 09.56
SI'...ce l'hai fatta!
BRAVO!
Ti ho seguito passo passo e mi sono sempre più appassionato ed emozionato...
....mi sono proprio gustato i tuoi pensieri e le tue foto! Ciao ciao Roby
29 marzo 2010 22.37
"CONGRATULAZIONI!!! sei un grande ho sognato con te
in questa fantastica avventura davvero emozionante!!!!!! un abbraccio
Francesca"
30 marzo 2010 08.25
"Grande MAuri... grazie per i fantastici
servizi..." Massimo
30 marzo 2010 08.28
"Grazie Mauri!la tua nuova avventura ci ha
emozionato davvero moltissimo..a presto!" Ausilia
01 aprile 2010 22.57
Ciao Mauri (potrei chiamarti Yeti)!!!!!!!
Ti ho seguito con ansia per tutto il tuo nuovo viaggio e resto ogni volta li
davanti al monitor con la mia Caterina 'dai che guardiamo come va il
Maurizio' guardo certe foto e dico ma come fà ,l'esperienza si la fortuna a
volte anche ti aiuta ma non vai avanti solo con queste due cose, cosa devo
dirti bravo è troppo poco emozionante sii tanto grande sfida vinta contro te
stesso grandeee. Penso che una avventura del genere lasci nel tuo spirito
un'altra bella tacca profonda hai avuto il coraggio di staccarti da questa
società del produrre e consumare per dedicare del tempo alla tua
realizzazione personale , questo tempo io non
lo ritengo inoperoso ma fortemente operorso Grande.!!..
Non so se sei già tornato in Italia comunque non vedo l'ora di darti una
bella pacca sulle spalle , come sai già forse sono iscritto al Naturaid in
coppia con il mio brother stiamo pedalando abbastanza bene è dura
ritagliarsi il tempo fra lavoro e famiglia comunque ci provo daltronde
l'esperienza bisogna farla in una maniera o l'altra.
Quando vieni in Trentino ? quando sei qui nella busa fatti sentire che avrei
il desiderio di fare quattro chiacchere sane e genuine davanti magari a
pizza e birrona è una vita che non ci incontriamo.
Con Emozione Ciao Nicola
04 aprile 2010 14.43
Ciao Maurizio, con l'occasione di avvertirti che ti
ho inviato mezzo posta il certificato
medico ti faccio i complimenti: ti ho seguito grazie al tuo diari quotidiano
e giuro che la pelle d'oca era all'ordine del giorno. Un mito!!!! Luka
"Come direbbe un tipo che conosco CHE
SPETTACOLO!!!!
Maurizio sei incredibile, e incredibile è quanto hai fatto, e con largo
anticipo. Adesso qualche giorno di riposo e vacanza te lo concederai per
forza!
Le ultime foto che hai mandato sono meravigliose, con dei colori e contrasti
unici. E poi quella dell'aurora boreale... che SPETTACOLO!!!!" Antonio
"Tutto bene?.......il tuo viaggio e finito ma
le emozioni che ci hai regalato continueranno a farci sognare !!!! Grazie
!!!!! A presto ciao." Piero
Ma bravo bel biondim adess che t'ai figni le vacanze sarà meio che te
scominzi a laorar...e fate la barba...bacioni Paolo
Ciao Mauri, non ho parole per esprimere
l'ammirazione è il rispetto che provo in te e nelle tue avventure. Ti ho
seguito passo passo, preoccupato per le tua bici che non arrivava, per le
tue costole, e per il freddo che ti entrava dentro, ma ormai posso dire di
conoscerti un pò e quindi non ho mai dubitato sulla tua capacità di fare
sempre la cosa giusta, che fosse andare avanti o la scelta più dura di
fermarsi. Hai scelto di andare avanti e avevi ragione tu, goditi questi
giorni di riposo, usali per ripercorrere tutti i ricordi, ora puoi farlo
tranquillamente, non hai la necessità di pensare solo alla soppravivenza,
fallo dalla comodità di un cammino acceso con un buon piatto davanti, ti sei
meritato questo momento.
Grazie Mauri, i tuoi sogni fanno sognare le persone "normali" quelle che
hanno paura di buttare il cuore oltre l'ostaccolo, quelle che sognano con
dei limiti, fino ad un certo punto, e non riescono ad andare oltre.
Io Mauri rientro qualche giorno per Pasqua a casa, spero di poterti vedere
ed abbracciare, in ogni caso ci sentiamo presto.
Ciao Grande Mauri e ancora grazie. Fabrizio
"GRANDE MAURIZIO !!!...LE TUE SONO SEMPRE
INCREDIBILI IMPRESE "FUORI DI TESTA "....ANCHE QUESTA E' ANDATA ALLA
GRANDE...COMPLIMENTISSSSSSSSSIMI MITICO !!" Cornelio
"Grande Mauri!!!! Impresa incredibile ....e foto
bellissime!!! Un saluto Ale"
"Incredibili foto, che dire.... complimenti" Giacomo
Ciao Uomo, amico.
Non mi aspettavo una tua così pronta risposta, ma l’ho gradita un sacco. Ho
gradito un sacco il fatto tu mi abbia scritto un secondo dopo la fine della
magnifica e quantomai umana esperienza che ho appena finito di assorbire
dentro me.
Perché appena vista la tua mail sono corso subito a curiosare nel sito del
tuo arrivo a Tuktoyaktuk. Mi ha colto alla sprovvista, credevo tu arrivassi
solo in queste ore.
Sono felice del felice esito e di tutte le magnifiche sensazioni che hai
potuto provare; un’avventura nell’avventura, un viaggio dentro se stessi, lo
studio del proprio essere.
Mi ha commosso non nascondo il racconto che ho appena finito di leggere, per
tutto ciò che hai trasmesso in queste righe e che credo sia entrato in molte
persone, come è entrato in me.
Ho una grossa voglia di vederti e dovrai prestarti ancora una volta a
narrare come un nonno con i propri nipoti questa incredibile favola.
Ti auguro un buon proseguimento di permanenza in quei “tuoi” luoghi estremi
ed un altrettanto buon rientro in famiglia, che avrà tantissimo calore da
darti, molto di più di quello che ti è mancato nelle rigide giornate e
nottate artiche.
Un abbraccio.
Raf
"SORELLiNA:
Congratulazioni per la tua avventura...... Ti ho seguito con tanto affetto
dal primo giorno che hai iniziato.....
BeLLiSSiMa la tua documentazione ed i tuoi filmati...
Sono contanta che sia andato tutto bene...
Ti ASPETTO A BRACCiA APERTE!!
Un Grosso Baciooo Ed Un Abbraccio Forte Forte....
Ti Auguro un buon viaggio di ritornoo..
Ciao Manu
Ciao Mauri, ho appreso or ora della tua nuova
avventura in solitaria. L’ altro giorno, dopo che ci siamo salutati, come
sempre in fretta e furia, mi sono incuriosito. Cossa combineralo stà volta.
Speta che vardo en tel sito. Ed ho iniziato a leggere, senza cercare di
capire o di giustificare. E….. per un attimo ho assimilato l’ essenza di
quello che tu vuoi comunicare e che in passato mi hai detto di persona. Non
è facile farsi emozionare dal quotidiano, dalla routine. E con la mente ho
provato a immedesimarmi tramite le tue parole, le tue foto. Mauri sei un
Grande. Ti auguro di trovare anche questa volta quello che stai cercando. Un
abbraccio.
Ciao, Alessio. Grande Mauri, grande
avventura! chissà che sensazioni. tante sei comunque riuscito a trasmeterle
con i tuoi reportage per farle vivere anche a noi comodi in poltrona.
ci sentiamo con calma quando torni.a presto.
ciao. Paolo
Grande mauri! vedere la tua gioia,
nonostante la fatica, arrivato al circolo polare artico mi ha fatto venire i
brividi... che panorami, che emozioni... tutto bianco e immobile, tutto li a
portata di mano. Maestoso, ci sei dentro e in parte è tutto tuo, ne fai
parte. Quelle colline bianche e il cielo blu danno l'idea di non
preoccuparsi di noi e delle nostre azioni. Sono sovrane, in movimento e
immutabili allo stesso tempo. Buon proseguimento, nessuna fatica è per
nulla!
Un abbraccio, Giacomo
Carissimo Maurizio, è stupendo leggerti! Sono
senza aggettivi, ti stringo la
mano, non ti dico altro. Spero di incontrarti presto per abbracciarti...
buon
viaggio. Giuseppe
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