| |
Ass. Sportiva Dilettantistica NATURAID |
| |
| |
| |
|
| |
| |
|
|
|
CHI E' MAURIZIO DORO
|
|
VEDI LE SUE AVVENTURE E I SUOI FILM
Intervista Di
Giacomo Savonitto del
15/01/2012
http://nuke.mollotutto.com/AlaskainsolitariainbiciclettaMaurizioDoro/tabid/496/Default.aspx
Quando è nata in te
la passione per lo sport estremo?
Direi che il desiderio di praticare un tipo di attività
particolarmente estrema è nata da un esagerato amore per la natura e
dalla grande voglia di viverci dentro in tutti i suoi aspetti più
crudi (faticando, soffrendo, lottando, divertendo, vivendo,
conoscendo, imparando).
Ho cominciato fin da giovane, 17-18 anni circa e non mi accorgevo
che cercavo quasi l’impossibile. Qualche volta mi caricavo la bici
in spalla e andavo in montagna scalando magari anche su per le
ferrate e poi ritornavo pedalando per sentieri. Usavo le prime
pesanti MTB per spostarmi in ambiente perché ero più veloce e
riuscivo a fare grandi distanze che non potevo fare altrimenti a
piedi.
Ho continuato acquistando sempre più consapevolezza fino ad
arrivare alle mie ultime imprese avventurose che richiedono
grandissima esperienza e sensibilità al pericolo, dove l’obiettivo è
la pura lotta estrema.
La tua prima avventura?
A 17 anni ho attraversato completamente la Liguria da Ventimiglia a
Ceparana. Ho percorso a piedi con lo zaino in completa autonomia i
440 km dell'Alta Via dei Monti Liguri in 14 giorni. Sono partito con
un amico, ma dopo qualche giorno lui è tornato a casa. Io sono
rimasto, solo, per la prima volta in vita mia lontano da casa, in
un’avventura. Non mi sono perso d’animo, mi sono rimboccato le
maniche ed è stato bellissimo…. Un inizio inconscio all’avventura,
lo sto ancora facendo dopo ben 32 anni. Vale la pena!
Ti sei mai trovato in situazioni tali da pentirti di aver
intrapreso una certa avventura?
Ho sempre cercato di realizzare i miei sogni, apparentemente
impossibili un tempo agli occhi degli altri. Trovarmi in difficoltà
mi piace perché mi permette di capire se io con la mia mente, il mio
fisico ho la situazione in mano. Ma, ricordo una volta; era il 1991
mi trovavo all'estrema punta meridionale del Sudamerica, nella terra
del Fuoco ad Usuaia e con 2 amici una mattina decidemmo di fare un
giro con una barca a vela nel Canale di Beagle. La giornata era cupa
e fredda, saremmo dovuti tornare nel pomeriggio invece durante il
rientro, improvvisamente, si alzò un fortissimo vento e le
condizioni del mare cambiarono repentinamente fino a raggiungere una
situazione molto pericolosa, mare forza 11 e vento con raffiche a
150 km/h. Nessuno poteva soccorrerci in quelle condizioni, la barca
era in balia delle onde e lo skipper Victor agganciato con un
imbrago e moschettoni, stava lottando al timone sbattuto di qua e di
là a poppa. Ecco, quella volta, in quel momento mentre i miei amici
piangevano disperati e vomitavano, io apatico e freddo ho pensato
fortemente che quello poteva essere il mio ultimo viaggio e che
forse non sarei mai più tornato a casa. Fortunatamente nella schiuma
e nella nebbia abbiamo trovato una baia e siamo riusciti a ripararci
senza schiantarci. Siamo rientrati il giorno dopo.
Ricordo ancora benissimo quelle ore interminabili e la mia rabbia
alimentata dal fatto che ero in balia di un evento che non potevo
gestire io, ma un'altra persona di cui io non conoscevo le capacità.
Le imprese a cui partecipi fanno sempre parte di qualche
competizione o a volte ti piace anche metterti alla prova lontano
dai riflettori, senza il peso di dover soddisfare le aspettative di
chi ti segue?
Nella mia vita mi sono messo molto alla prova avventurosamente
parlando, faccio delle esplorazioni e competizioni molto avventurose
che, essendo supportato da sponsor, necessitano di un’evidenza
pubblica. Le mie imprese sono raccontate su siti web, riviste e
tutte le dirette sono presenti sul mio sito ufficiale
www.mauriziodoro.it.
Oltre a questi grandi eventi faccio anche molte altre esperienze che
non sono conosciute dal grande pubblico, ma rimangono nel mio
quotidiano. Spesso sia in solitario ma anche con gli amici più
intimi, faccio interessanti attraversate di 2 giorni, esplorazioni
di fiumi o sentieri antichi, raduni, ecc.
Ora vivo in Sardegna e qui sì, c’è una grande scelta di vero
selvaggio. Mi alleno così per le grandi avventure.
A parte l’aspetto atletico delle tue imprese non si può negare
che tu abbia avuto l’opportunità di girare in lungo e in largo gran
parte del globo. Consideri il viaggio semplicemente come un aspetto
secondario o è proprio la passione per la scoperta ed il confronto
con la natura che ti spinge ad imbatterti in imprese sempre più
ardue?
In realtà lo sono sempre stato un viaggiatore-esploratore fin da
piccolo anche quando facevo sport (ho giocato a calcio fino a 18
anni). Quando andavo da qualche parte ero esageratamente ansioso di
conoscere e vedere qualsiasi cosa, dagli insetti alle persone.
Quando terminavano le scuole per esempio, da piccolo andavo dai
nonni in un paesino di montagna per trascorrere i mesi delle vacanze
estive, quando uscivo, correvo scappando di mano al nonno che mi
accompagnava nei prati, ero incuriosito da ciò che potevo trovare
oltre la collina od oltre la montagna che vedevo, per cui anche da
solo mi spingevo alla scoperta per me di posti nuovi. Sono cresciuto
a piccoli passi e a piccoli passi ho fatto tanta esperienza. Finché
negli anni partecipando alle gare più difficili, che organizzavano
gli altri dove normalmente hai un percorso da seguire con tutte le
indicazioni necessarie, ho capito che io avevo bisogno di creare la
mia avventura pura senza supporti esterni, che poi con il passare
degli anni è diventata sempre più estrema. Ed ora questa mia
esperienza la sto trasmettendo ad un gruppo numeroso di Naturaider
che accompagno in giro per il mondo, come India, Marocco, Bolivia,
Sud Africa, Namibia, e naturalmente in Sardegna dove facciamo delle
vere e proprie esplorazioni, naturalmente sempre in MTB.
Immagino che in
alcuni dei tuoi viaggi tu abbia avuto modo di trovarti per lungo
tempo da solo, in sola compagnia della natura. Che cosa si prova a
tenere letteralmente in mano il proprio destino, senza poter contare
sull'aiuto o sul soccorso di nessuno?
Un incontro così profondo e forte tra te stesso e la natura lo si
può vivere solamente se in quel momento si è soli. Poi ci sono stadi
più elevati ancora, soli in quel momento e nei momenti successivi
fino alle 24 ore, soli per giorni e giorni, soli per giorni e giorni
in un ambiente che non si conosce assolutamente ma lo si sta
esplorando, soli e senza alcuna comodità per settimane tutto ridotto
al minimo ingombro e peso. E' meraviglioso, un cocktail di emozioni
che corre su un filo sottilissimo di gioia e tristezza tra un limite
di equilibrio e pazzia. Questa è una solitudine ricercata e non fa
assolutamente male come quella che si vive spesso anche insieme agli
altri. Io credo che chiunque dovrebbe provare questo tipo di
solitudine, è una fortuna perché diventa una sorta di meditazione
introspettiva.
In un tuo video ho visto che durante la tua ultima spedizione,
mentre eri da solo con il tuo kayak e la tua bicicletta, ti sei
trovato faccia a faccia con un gruppo di orsi. Che cosa si prova in
una situazione del genere?
La mia ultima avventura è stata quella in Alaska, 18 giorni di
emozioni straordinarie… e di orsi... L’attenzione era ogni minuto ai
massimi livelli. Un giorno procedendo in bici sulla costa mi sono
fermato davanti ad un gruppo di orsi che faceva banchetto con pesci
buttati sulla spiaggia dalle onde dell'oceano. Erano una dozzina di
grizzly tra grandi e cuccioli. L’orso di per sé non è un animale
pericoloso, ma la sua golosità lo porta ad un continua ricerca di
cibo e il suo olfatto sviluppatissimo lo fa anche avvicinare
all’uomo se ha cibo con sé, con conseguenze che possiamo immaginare.
Ogni sera mettevo il cibo lontano dal mio campo almeno 100 m e in un
posto dove gli orsi non potevano raggiungerlo, normalmente su un
albero. Spesso si avvicinavano al mio telo tenda, tanto vicino che
quasi li guardavo negli occhi, io fermo lì senza muovermi e loro si
allontanavano subito appena percepivano la mia presenza e sentivano
il mio odore. Certo, esser lì solo, come un puntino in mezzo al
nulla in una situazione come quella può far paura, ma l’eccitazione
e l’adrenalina sono veramente alte.
Se potessi tornare indietro, c'è qualcosa che non rifaresti,
magari perché ti sei reso conto che era, in effetti, troppo
pericoloso?
No, assolutamente no, ho fatto tante cose pericolose, ma credo di
essere cresciuto acquisendo esperienza a piccole dosi, non ho mai
cercato di saltare alla cieca un “fosso e sperare di arrivare
dall'altra parte”, no assolutamente no, ho sempre cercato la via per
superarlo in sicurezza. Quando è cominciata la mia vita avventurosa
ero tra i pionieri e rari avventurieri biker, le informazioni erano
scarse o quasi nulle, bisognava avanzare a piccoli passi e creare
l’esperienza sulla propria pelle. Ora la parola “estremo” va di moda
e spesso è strumentalizzata, film, riviste, proposte reality ecc. ti
danno tutto su un vassoio facile da prendere, stanno creando
un’illusione e moltissimi si improvvisano senza sapere che dietro
ogni risultato estremo c’è un samurai cresciuto dentro fin da
piccolo.
Qual'è la prossima avventura in programma?
Non so se ritenermi fortunato, ma il mio sogno nel cassetto sono
“sogni nell’armadio”, ogni tanto lo apro e ne prendo uno. Il
prossimo sarà in Siberia in inverno, -40°. Un po’ fresco, ma userò
la maglia di lana della nonna eh eh eh.
Buone avventure a tutti.
La vita è un’avventura. Maurizio Doro

 |
|
|
MAGGIO 2008: Fabrizio Lodi, caporedattore della rivista A Ruota
Libera, ha intervistato Maurizio Doro per raccontare ai lettori i
suoi viaggi e la filosofia che li anima
Si presenti con nome, cognome,
età, nascita, residenza, lavoro, se è sposato…
Maurizio Doro, 45 anni, 03-03-63, abito ad Arco (TN), ma passo
lunghi periodi in Sardegna dove vivono la mia compagna Lisa e i miei
figli, Andrea di 2 anni e Greta di 5 mesi.
Come è la nata la passione per la bicicletta?
In realtà non è solamente passione per la bici.
Mi è sempre piaciuto lo sport in generale, ma ero attirato da quelli
di resistenza e di fatica fin da piccolo. Ho incominciato con il
calcio nelle giovanili della S.S.Benacense della mia città fino alla
Under 21 (l'allora dilettanti di 25 anni fa). Ma pian piano mi
accorgevo crescendo, che dopo gli allenamenti avevo bisogno di
correre ed allenarmi ancora, così andavo sulle montagne vicine da
solo. Poi mi avvicinai al triathlon quando ancora non era diffuso in
Italia, mi sentivo completo nel praticare contemporaneamente 3
discipline, poi iniziai a fare gare multidisciplinari che duravano
anche piu di una settimana. Iniziai con le corse a piedi nei
deserti, poi quelle fino a 500 km No Stop e anche quelle in MTB fino
a 1800 km No Stop.
E quella per i viaggi?
Sono sempre stato un viaggiatore in realtà, quando andavo da qualche
parte per esempio anche dai nonni da piccolo per le vacanze estive
ero incuriosito da ciò che potevo trovare oltre la collina o oltre
la montagna che vedevo, per cui anche da solo mi spingevo alla
scoperta per me di posti nuovi. Sono cresciuto a piccoli passi e a
piccoli passi ho fatto tanta esperienza. Finché partecipando alle
gare che organizzano gli altri dove normalmente hai un percorso da
seguire ho capito che io avevo bisogno di creare la mia avventura
che poi con il passare degli anni è diventata sempre più estrema.
Il suo curriculum come viaggiatore e come randonneur…
Be quasi non le ricordo tutte, ma sul mio sito WWW.MAURIZIODORO.IT
ci sono le più importanti e significative tra viaggi e gare estreme.
Ho fatto diverse Randonne dai 300 km ai 1000 km con la bici da
corsa.
Ma non sono mai stato appagato veramente perché in queste gare è gia
tutto segnato e organizzato da altri così ho avuto la voglia e
l'entusiasmo per creare io una gara estrema unica al mondo nel suo
genere che fa vivere una vera avventura: 700 km 12000 m di
dislivello No Stop con la MTB in Marocco in completa autonomia.
Potete visitare il sito WWW.NATURAID.COM
La sua prima “impresa”?
A 17 anni ho attraversato completamente la Liguria da Ventimiglia a
Ceparana. Ho percorso a piedi con lo zaino in autonomia 400 km
l'Alta Via dei Monti Liguri in 14 giorni.
La sua ultima “impresa”?
Le cose sono un po cambiate da allora, mi sono forgiato ed
arricchito di esperienza nella sopravvivenza, così i miei viaggi
sono diventati delle vere e proprie spedizioni esplorative con la
bici. In febbraio ho attraversato percorrendo 2000 km la parte Nord
della Cordigliera Argentina ed ho attraversato la zona desertica di
alta quota della regione di Catamarca oltre i 4800 m di altitudine.
Tutto in solitaria e in completa autonomia alimentare, senza mezzi
di appoggio portando sulla bici 20 litri di acqua. Una zona che non
aveva mai percorso nessun biker. Poi ho tentato di salire in bici un
vulcano di quasi 7000 m, l'Oios del Salados, purtroppo le condizioni
climatiche erano troppo sfavorevoli e mi sono fermato a circa 6000m.
Ho comunque continuato a piedi sino 6600 m di altitudine, dove per
le raffiche di vento fino a 150 km/orari mi sono dovuto fermare.
Come nasce l'idea di un viaggio o di una sfida? Qual è la molla
che la spinge?
Io sono una persona molto tranquilla e normalissima, ma a volte mi
basta vedere un insetto, una nuvola, una traccia di un sentiero,
patire del freddo, o del caldo e subito il mio cervello lavora per
un progetto e non lo lascia finche non lo realizzo. Voglio rivivere
una mia primordialità.
Qualche incontro umano che le è rimasto particolarmente nel
cuore?
Sono stati tanti gli incontri nei miei viaggi, ma ho ancora il
ricordo nei miei occhi di un Sadu Indiano (santone-eremita)
incontrato nel 2000 in una zona arida dell'altipiano Himalayano
oltre i 4000 m di altitudine sotto un sole battente, che mi viene
incontro dalla parte opposta alla mia, scalzo, è magrissimo vestito
solamente di una stoffa che copre i fianchi, sulle spalle una sacca
che contiene tutto il suo avere, il viso coperto da una folta barba
e capelli lunghissimi, le labbra bianche, secche, impastate e
screpolate, allunga le sue mani ruvide e mi chiede acqua…. Beve e se
ne và. Io pedalavo da molte ore senza incontrare nessuno e mi sono
chiesto dove andasse con quella serenità senza nulla con se.
Oppure l'incontro con un Trapper americano in inverno nella foresta
del Canada. Abbiamo parlato delle nostre realtà, delle nostre
esperienze, delle nostre famiglie, dei nostri amori, della nostra
terra,… la nostra vita.
Dale è il suo nome, vive con la sua famiglia nella fattoria più a
Nord del mondo a circa 50 km dal villaggio più vicino da circa 15
anni. Ha 3 figli più altri 2 Eschimesi adottati. In questi posti la
temperatura può scendere oltre i meno 50°C e tra a gelo e grizzly,
credo che lui ami davvero questo posto.
“La qualità del tempo” mi ha detto.
Ho incontrato una persona troppo speciale, dotato di grandi capacità
di esplorazione interiore e di una umiltà e pace fuori del comune.
Prima di salutarmi mi ha fatto un preziosissimo regalo, di quelli
che non si ricevono in tutte le vite: un dente di grizzly e
un'unghia d'orso, “sono per te, rispettali”
Mi ha trascinato la slitta con il mio carico per l'autosufficienza
sulla neve, e mi ha accompagnato con il figlio piccolo, per un lungo
tratto sulla pista sorridendo, ci siamo abbracciati a lungo, poi lui
è ritornato tenendo per mano il figlio senza mai girarsi.
Quella volta che è rimasto a bocca aperta davanti ad uno
spettacolo naturale o architettonico…
Io sono attratto e affascinato da quegli ambienti che riescono a
darmi quella paurosissima sensazione d'essere soli e unici al mondo
senza nessun punto di riferimento o possibilità di aiuto. Sentirsi
piccolissimi in una natura grandiosamente travolgente.
Sicuramente sul Mare di Bering. Ero in bici in inverno a meno 40°,
davanti a me un orizzonte piatto bianco d'acqua ghiacciata che
delimitava l'azzurro del cielo. Io ci pedalavo sopra con una
speciale MTB tra i boati del ghiaccio che si muoveva ed ogni tanto
superavo anche delle crepe larghe una decina di cm che continuavano
a zig zag a perdita d'occhio.
E ancora sull'Oceano Artico verso il Polo Nord.
Ricordo una forte emozione vissuta in una mia spedizione in Canada
nel mese di luglio con il kaiak. Nell'ultimo giorno della mia
avventura, per arrivare ad un villaggio di pescatori di balene, ho
pagaiato dalle 20:00 di sera fino alle 08:00 di mattina. L'acqua era
liscia e ferma come l'olio, nerissima perchè quest'oceano può
raggiungere anche oltre i 4500 m di profondità. In questo periodo
c'è sempre luce e il sole non scende mai sotto l'orizzonte. +2 gradi
la temperatura, sole arancione a sinistra, riflesso perfetto su
quest'acqua nerissima, io che pagaio lento e il mio kaiak che taglia
uno spaventoso silenzio. Una immensa emozione è la meraviglia di
questa Madre Natura.
E quella volta invece che ha temuto per la sua vita…
Molti mi dicono che rischio in ogni viaggio estremo che faccio, ma
credo di non aver mai esagerato o tentato tanto per provare. Quello
che faccio è la conseguenza di tante esperienze sommate e il
risultato è: lo so fare.
Sono cresciuto piano piano ed ho imparato a farlo bene.
Che tipo di preparazione svolge dal punto di vista ciclistico?
Da molti anni non faccio più allenamenti specifici e mirati, ma
quando esco in bici pedalo oltre le 3 ore e fino a 6-8 ore almeno
una volta ogni 15 giorni.
Ma ci vogliono più testa o gambe per questo genere di viaggi?
Sicuramente ci vuole un grande allenamento generale, (io oltre a
pedalare corro e nuoto), e bisogna avere una notevole esperienza e
pratica che serve per risolvere le brutte e pericolose situazioni
che possono capitare all'improvviso senza entrare in panico. Ma
direi che per la riuscita di una spedizione estrema la condizione
psicologica incide per almeno il 70%.
E' seguito da uno staff? Adotta qualche particolare dieta prima
e/o durante un raid?
Ho degli amici nel mio Staff, Francesco, Matteo, Guido, Lisa, che mi
aiutano con grande entusiasmo e passione da oltre 10 anni. Parlo del
mio progetto con loro e si parte, cercano cartine, informazioni,
numeri di telefono, e poi tengono i contatti, i collegamenti e
aggiornano in tempo reale con le informazioni che io invio dalla
spedizione il mio sito web, così anche chi è a casa può seguire
l'evento e vivere l'avventura in diretta.
Non ho uno Staff medico e non seguo diete particolari, ma una
alimentazione varia senza alcol e latticini. Naturalmente non fumo.
Poi in spedizione utilizzo buste di prodotti disidratati della
TREKKING-MAHLZEITEN, basta aggiungere acqua calda e attendere
qualche minuto. E' un sistema molto comodo e pratico e inoltre le
buste sono leggere per cui si risparmia sul peso, i sapori sono vari
e così posso cucinare diverse pietanze .
Preferisce il viaggio in solitaria o ama anche la compagnia?
Per le spedizioni estreme preferisco essere solo anche perché la
difficoltà aumenta e contando solamente su me stesso posso vivere
situazioni ed emozioni molto intense. Ma mi piace anche organizzare
viaggi per gruppi, ultimamente ho attraversato i monti dell'Alto
Atlante in Marocco in autonomia con le borse sulle bici con 5 amici
Naturaider. Abbiamo pedalato per 600 km con 9000 m di dislivello in
8 tappe. Poi organizzo anche in India e in SudAfrica con mezzi e
organizzazione al seguito. Si sta creando un bel gruppone di amici
Naturaider che viaggia in bici nel mondo. Si possono vedere i loro
reportage sul mio sito WWW.MAURIZIODORO.IT
Che tipo di bici usa di solito? E con che carico viaggia di
solito? Cosa non manca mai nella sua sacca?
Solitamente preferisco una bici rigida in acciaio, io sono dell'idea
che più il mezzo è semplice meno sono i problemi e più facile le
riparazioni in caso di guasto o rottura. In questo l'amico Paolo del
negozio Bikbike mi dà grande supporto e consigli. Per fare queste
spedizioni bisogna portarsi diverso materiale e la bici diventa una
sorta di casa viaggiante, di chiocciola, naturalmente utilizzo
materiale di alta qualità di aziende leader del settore. Io non uso
carrelli da attaccare alla bici e da trainare perché molto spesso
faccio percorsi veramente impegnativi e sarebbe difficile per me
condurre la bici. Utilizzo invece 5 borse leggere, ma
indistruttibili della ORTLIEB waterproof 100%, 2 posteriori, 2
anteriori e una più piccola sul manubrio. Arrivo a caricare anche 60
kg. All'interno di queste borse c'è tutto l'occorrente per superare
le difficoltà climatiche più estreme, dalla tenda super leggera a
tutto l'abbigliamento tecnico della MONTURA, dalle mutande al
giaccone impermeabile, anche qui grande aiuto della tecnologia nel
costruire capi con materiale sintetico, resistentissimo che scalda,
traspira e si asciuga velocemente. Poi c'è il cibo in buste
disidratate e il fornello a benzina per cucinare. Ancora un Kit
completo di medicinali e un set di attrezzi per smontare e riparare
la bici.
Una cosa che non manca mai e mi porto sempre dietro, anche quando
vado a fare escursioni di pochi giorni, una piccola sacca che,
secondo me, è importantissima per la mia sopravvivenza quando si
presenta una situazione pericolosa. In questa sacca non mancano gli
occhiali da sole di riserva, i fiammiferi antivento, le candele, il
fischietto, lo specchio per segnalare, i petardi, il telo termico,
un piccolo kit di medicinali con i cerottini per chiudere grosse
ferite, e da pochi anni un piccolissimo filtro per l'acqua
leggerissimo e grande quanto una mano. Con questo filtro, che mi ha
fornito l'azienda svizzera KATADIN, posso filtrare anche acqua
sporca e addirittura insanguinata senza rischiare bevendola di
contrarre infezioni. Naturalmente porto con me anche il GPS oramai
comunissimo.
Ci parli del progetto legato all'associazione che ha creato…
L'associazione si chiama NATURAID, è nata un pò per caso 8 anni fa,
senza troppe pretese o ambizioni particolari, l'idea era quella di
far conoscere persone di tutta Italia che avessero il desiderio di
condividere le bellezze della natura esplorandole con la bicicletta.
Ho accompagnato nel mondo gruppi di amici che viaggiavano per la
prima volta, in Marocco, Cile, Bolivia, India, Sud-Africa. Il gruppo
è cresciuto negli anni, e i Naturaider che lo compongono ora
viaggiano anche per conto proprio, alcuni anche in solitaria.
Naturaid ora è diventata una filosofia, essere Naturaider quasi uno
stile di vita. Centinaia di Naturaider da diverse parti dell'Italia
si scambiano informazioni, si trovano in piccoli raduni e
organizzano delle gite con la MTB, si ospitano a casa, sono nate tra
loro delle profonde amicizie e addirittura qualcuno si è anche
sposato. I loro racconti, le foto, i reportage, le loro impressioni
trovano spazio sul mio sito WWW.MAURIZIODORO.IT. Chiunque può farne
parte e partecipare ai viaggi proposti. Io li conosco tutti e cerco
di rincontrarli periodicamente nei NATURADUNI che almeno 2 volte
all'anno organizzo in varie parti d'Italia. In questi raduni
normalmente di due giorni si rincontrano vecchi amici ed è anche
l'occasione per conoscere nuova gente.
Sono tutte persone che vogliono vivere in simbiosi con la Grande
Madre Natura rispettandola con educazione.
Il NATURAID continua a crescere lentamente dentro di noi e il nostro
lemma è: LA VITA E' UN'AVVENTURA.
Ha ancora un sogno nel cassetto?
Direi che una volta era un cassetto ora è un armadio pieno di
entusiasmo e sogni ed ogni tanto ne prendo uno.
Grazie, ciao a tutti e buone avventure
Maurizio Doro |
|
|
CHI E' MAURIZIO DORO |
|
Nato
a Trento il 03/03/63.
E’ un atleta che ama fare gare impegnative ed estreme, sia in
MTB (con un personale di 430 km percorsi in 24 h) sia su strada
(con un personale di 540 Km in 24 ore) ed anche nel triathlon
sulla distanza olimpica compreso il lungo (4 km nuoto,120 km
bici,30km corsa).
Ha
partecipato ad alcune fra le gare di orientamento più estreme
del mondo quali il CORSICA RAID ADVENTURE e il RAIVERD gare
multidisciplinari di 7 giorni, di corsa
la MARATHON DES
SABLES di 230 km a tappe nel deserto del Sahara e la MARATHON LIBYA di 120 km in tappa
unica nel deserto dell’Akakus, in MTB l’IDITA EXTREME di 550 km
e l’IDITA IMPOSSIBLE di 1800 km in Alaska in tappa unica nel
mese di febbraio con temperature di oltre -40° in 19 giorni (a
oggi 2010, solamente 19 persone al mondo hanno concluso questo
percorso in MTB).
E'
uno dei pochissimi biker al mondo ad avere salito i passi più
alti del pianeta, compresi i due più alti (in Himalaya, il
Kardung La di 5602m e sulle Ande, l'Uturuncu di 5836 m).
Oltre a questo è anche un viaggiatore da sempre. In questi
ultimi anni si è particolarmente dedicato a viaggi e trekking
nei paesi più remoti del mondo, e più recentemente in mountain
bike soprattutto nel cuore dell'Asia. L’utilizzo della
bicicletta gli permette, al di là dell'impresa sportiva in se’
stessa, di avere interessanti incontri lungo la strada, negli
accampamenti o nei villaggi dove si ferma, incontri molto
sinceri e carichi di umanità; un contatto con la vita quotidiana
che altrimenti non può avere viaggiando con i mezzi locali o con
le agenzie.
In
questi ultimi anni ha portato a termine diverse avventure
estreme, e collaborato con riviste specializzate del
settore, (reportage e interviste su NO LIMITS, CORRERE, MTB
COMPETITION, LA CORSA,
TRIATHLETE, MOUNTAIN BIKE, MTB &TRIATHLON vedi tasto RASSEGNA
STAMPA).
E' stato testimonial della ERGOVIS (integratori del gruppo
BONOMELLI).
Diversi i passaggi radio televisivi e interviste sulle reti
nazionali (RAI, UNO MATTINA, TG2, RAI3, EUROSPORT, CANALI
SATELLITARI, SKY, TV PRIVATE, E UN PROGRAMMA DI AVVENTURA IN 15
PUNTATE SU TCA DEL TRENTINO).
Interviste, sia alle radio nazionali e non che per testate
giornalistiche quali VENERDI DI REPUBBLICA, FAMIGLIA CRISTIANA,
PANORAMA, GIOIA, e molte altre di interesse nazionale.
Numerose uscite di pagine pubblicitarie per la GAZZETTA DELLO SPORT e altre
riviste dedicate allo sport.
Al
ritorno delle sue spedizioni, oltre ad un più ricco bagaglio di
cultura e conoscenza personale, porta numerose diapositive e
filmati che presenta nelle varie conferenze.
|
|
|
(2007) Un
riconoscimento è stato consegnato dall’assessore allo sport del
Trentino, Iva Berasi
IL “GRAZIE” DELLA PROVINCIA AGLI ATLETI PROTAGONISTI DI GRANDI
IMPRESE SPORTIVE AL LIMITE DELLA FATICA

(c.m.) - Chi in bicicletta e chi sugli sci, chi correndo per
chilometri e chi con il parapendio: tutti si sono resi protagonisti,
in giro per il mondo, di imprese sportive spesso all’estremo e
comunque contrassegnate da fatica, allenamenti intensi, grande
caparbietà. Questa sera sono stati premiati e ringraziati da Iva
Berasi, assessore allo sport della Provincia autonoma di Trento. Si
tratta di una folta pattuglia di atlete ed atleti trentini. I loro
nomi: Marcellina Dossi, Alessandro De Gasperi, Paolo Degasperi,
Mariano Decarli, Alessandro Forni, Bruno Giampieretti, Ruggero Re,
Matteo Re, Margherita Beltramolli, Paolo Alverà, Giorgia Polese,
Silvano Beatici, Andrea Daprai, Eugenia Bichugova, Stefano Sartori,
Monica Carlin, Pio Malfatti, Fabio Marino, Mauro Maggiolo, Lorenza
Menapace, Mirko Marchi, Mauro Miorelli, Franco Nicolini, Mirko
Mezzanotte, e Maurizio Doro. Un riconoscimento anche per Giorgio
Martini, che ha collaborato nella stesura dell’elenco e che, a
sorpresa, si è ritrovato premiato per le sue imprese sportive.
“Anche voi – ha detto l’assessore Berasi – contribuite a far
crescere lo spirito sportivo dei trentini, anche voi siete parte di
una realtà che in Italia è indicata come terra di sportivi, ben
prima che di tifosi. Un sistema che cammina anche grazie al vostro
entusiasmo, alla vostra allegria”. E questo è stato lo spirito
dell’incontro, lontano anni luce da formalismi. Invece storie di
donne e di uomini che si mettono in gioco, che si misurano con
traguardi ritenuti impossibili. E che se qualche volta falliscono,
non rinunciano al sorriso.
Maurizio Doro (ciclista estremo). In questi periodi trasferitosi
in Sardegna. Reso famoso con i suoi exploit che lo hanno portato
sulle riviste e televisioni nel mondo per le sue performances in
gare ed avventure estreme. E’ uno dei pochissimi biker al mondo ad
aver salito in bici i passi più alti del pianeta in solitaria e
autosufficienza compresi i due più alti in Himalaya e sulle Ande.
|
|
|
MESSNER MOUNTAIN
MUSEUM (26-10-2006)
  
E’
stato accettato da Maurizio con grande entusiasmo l’invito a
partecipare a “FUTURISMO” rassegna internazionale tra tecnologia e
turismo.
Gli ospiti, pochi gli invitati, alcuni sportivi tra cui l’ex
campione del mondo Maurizio Fondriest, sono stati accolti giovedì 26
alle 19:00 nel castello di Firmiano a Bolzano. Il castello gestito
dal grande alpinista e primo salitore di tutti i 14 ottomila
Reinhold Messner, fa parte di un grande progetto che racchiude altri
4 castelli dove Messner ha creato dei musei, ogn’uno con un tema
differente ma sempre legato a “uomo-montagna”.
La visita notturna al castello è stata molto suggestiva, è un
ambiente ampio ed emozionante da percorrere in senso orario, girando
intorno alla rupe centrale del castello con la sua cappella del
10°secolo.
Come un tour in montagna, i numerosi saliscendi tra le varie torri,
fatti di scale e passerelle di ferro che danno l’impressione del
vuoto e crepacci, di scorci e viste panoramiche offrono un
potenziale di esperienze del tutto particolare.
La conclusione della serata con i saluti venivano fatti in una
accogliente sala del castello degustando una cena tipica tirolese.
  
   
 
  
“Levando lo sguardo verso le montagne
non è importante ciò che comprendiamo, ma ciò che proviamo”.
 |
|
|
Un'intervista di
Georg Grieshaber (Photo-editor
della rivista tedesca BIKE Magazin)
a Maurizio dopo
il 2°Naturaid Marocco 2005
1.Cosa trovi di affascinante nelle gare – avventura?
La cosa che mi entusiasma maggiormente nelle gare avventura è il
confronto con l’ambiente, con la natura, riesco ad instaurare un
rapporto molto forte e leale. La natura ha delle regole ben precise
e immutate nel tempo, ancora primordiali, vere: non le puoi
schivare, sono quelle, le rispetti e le affronti o scappi. Ecco,
nelle gare avventura hai la possibilità di metterti in gioco,
mostrare a te stesso quello che vali e solamente tu sai realmente il
tuo valore. L’esperienza che ho acquisito negli anni mi permette ora
di raggiungere dei traguardi importanti anche interiori.
2. Quali gare di questo genere hai giá fatto?
Ho fatto molte gare in questi anni nel mondo. Dalle gare
multidisciplinari a squadre della durata anche di una settimana, a
gare a tappe correndo nei deserti e tra i ghiacci, alle ultra
distanze con la bici da corsa. Ma la gara che sicuramente mi è
rimasta nell’anima è stata la Idita Impossibile in Alaska a 43 gradi
sotto lo zero con la MTB. Ci sono andato ben 3 volte. E’ una gara no
stop di 1800 km in autosufficienza completa, ed ho impiegato 19
giorni. C’è solamente un difetto, le gare vengono progettate da
altri e ti viene offerta la possibilità di parteciparvi, ecco che
allora io mi creo le avventure ed è così che ho realizzato diverse
spedizioni in solitaria con la MTB in remote parti del mondo
raggiungendo anche la quota di 5836 m pedalando. L’ultima, molto
impegnativa e pericolosa, l’ho realizzata quest’estate attraversando
il territorio dello Yukon in Canada in completa autosufficienza per
circa 2000 km in 23 giorni, utilizzando la canoa indiana sul fiume
Yukon, poi la bici nelle foreste per 800 km, e infine il kajak per
raggiungere un villaggio di pescatori di balene sull’Oceano Artico
verso il Polo Nord. Ho vissuto un bellissimo sogno. Molti miei
racconti e tantissime foto si possono trovare sul mio sito:
www.mauriziodoro.it.
3. Come ti é venuta esattamente l´idea del Naturaid?
Volevo partecipare ad una gara speciale di ultra distanza no stop
con la MTB sulle montagne e nel deserto, ma attualmente non esiste,
così l’ho inventata con l’idea di parteciparvi anch’io (ma non ho
ancora potuto farlo, spero il prossimo anno). E’ nato così il
Naturaid Marocco unica gara nel suo genere. In un ambiente molto
speciale, il percorso attraversa l’importante catena montuosa
dell’Alto Atlante fino a 2900 m, poi l’antico massiccio vulcanico
del Saharo, fino a 2200 m, abitato dai nomadi Berberi, la gara
continua poi verso le prime zone desertiche del Sahara per poi
risalire la bellissima Draa Valley, ricca di palme giganti e
numerosi piccoli villaggi che accolgono i concorrenti con gioia e
grande disponibilità.
4. Quali sono le difficoltá per realizzarlo?
Le difficoltà sono molte perché faccio tutto da solo e non ho
sponsor, fortunatamente qualche amico mi aiuta perché è entrato in
sintonia con la gara e si diverte. Cercare le piste, tracciare e
realizzare il road book per 600 km è veramente un lavoro lungo e
faticoso anche perché quando ritorno dalla ricognizione sono a
Marakkech da solo, e non avendo la struttura per stampare e stilare
tutto il cartaceo, mi tocca girare di qua e di la negli uffici e tra
i computer della città per preparare il materiale da dare ai
concorrenti. Ma è un’ avventura anche questa e lo faccio con grande
entusiasmo. La gioia più grande mi viene data dai concorrenti che
nonostante la stanchezza e il lungo percorso arrivano al traguardo
stanchi ma pieni di gioia; questo mi emoziona.
5. Per te quale é il fascino del Marocco e dell´Alto Atlante?
Il Marocco è un paese veramente stupendo e magico. Forse la
particolarità di questo paese è che è molto vicino al nostro,
infatti in 2 ore e 30 di volo si arriva e nello stesso tempo
raggiungi villaggi che ti riportano in un’altra epoca passata, di
almeno qualche centinaio di anni fa. Si vedono contadini che arano i
campi con rudimentali aratri di legno, si incontrano donne che
riempiono otri ai pozzi dei villaggi, uomini e muli carichi di erba
per il bestiame, piccoli pastori berberi soli sui monti con le
capre, in un ambiente che da veramente serenità, ogni angolo di
montagna e dopo ogni curva o colle della pista ti ritrovi con
davanti una nuova foto.
6. Hai giá un piano per il Naturaid 2006?
Sì, la gara è già nella mia testa, sarà ancora nella settimana di
luna piena in ottobre, è una sensazione molto piacevole pedalare di
notte accompagnato dalla propria ombra e nel silenzio più assoluto.
Sicuramente cercherò di anticipare di qualche settimana rispetto
allo scorso anno perché in alta quota la nevicata ci può sorprendere
improvvisamente, come è capitato in questa 2° edizione. Il 3°
Naturaid Marocco sarà ancora più lungo, fino ad arrivare a 700 km:
ora si, sta diventando un vera gara di avventura per gli atleti che
cercano il proprio limite. Tutte le informazioni sono sul sito
www.naturaid.com
7. Quale é la tua filosofia di vita?
La mia vita la vedo come le stagioni, ogni periodo ha un ciclo, io
cerco di viverla e accettare ogni momento, perché tutte le
sensazioni sono importanti per portare a termine la propria
esistenza nei migliore dei modi. Cerco di amare e rispettare il più
possibile me stesso, per poi farlo anche con gli altri: è un’impresa
molto difficile ma ogni giorno provo a farlo,
Ciao e grazie Mauri |
|
|
INTERVISTA a Maurizio dopo la 24 ore di MTB a Cremona
del 23-24 aprile 2005
Ciao Maurizio come stai dopo 24 ore di gara? Ma direi
abbastanza bene, quello che mi spaventa è il ritorno a casa in
furgone, sai, seduto al volante con i braccioli abbassati, è un
attimo chiudere gli occhi.
Simpatico come al solito Maurizio, il tuo viso e il tuo spirito
non dimostrano però gran fatica. Ma in effetti è stata dura? Be
si, sicuramente una gara di 24h affatica anche i più allenati, poi
con il tempo bruttissimo che abbiamo trovato l’impegno è stato
maggiore perché il fondo era veramente appiccicoso e per almeno 500
m di percorso nella parte finale della gara c’era da spingere la
bici tra un impasto di argilla e paglia e gli ultimi 5-6 giri è
stato veramente un massacro, le ruote e tutti i movimenti erano
bloccati.
Ottavo su 61 partenti. Come è stata la tua gara? Sono molto
contento di come mi sono comportato al di la del risultato, perché
il mio stato di allenamento attuale non mi permette di spingere
troppo e pretendere dal mio fisico, infatti ho solamente circa 1000
km dall’inizio dell’anno e fatti tutti nelle ultime 3 settimane. Mi
sono proprio divertito.
Hai pedalato di continuo o hai fatto della fermate? Ho fatto
poche soste ma piuttosto lunghe perché ho bucato 2 volte e una volta
ho cambiato un copertone, poi per lavare la bici alcune volte e
rifornirmi di cibo, ma sicuramente è stato un bel vantaggio per me
tutte occasioni per riposare, e scambiare alcune battute con i miei
amici.
C’era qualcuno che ti prestava assistenza? Io ero qui a
Cremona con un gruppo favoloso: i Naturaiders, 2 squadre da 6
elementi, una femminile e una maschile, avevamo istallato un bel
campo base e nonostante anche loro facessero la gara mi accudivano e
mi aiutavano in ogni mia necessità, devo proprio ringraziarli.
Cosa mangi per reggere così a lungo? Non seguo una
alimentazione speciale, mi preparo dei panini con acciughe e
salmone, prosciutto crudo, formaggio grana, polline, e biscotti al
cioccolato e bevo continuamente succo di mela con acqua, ah e poi mi
sono bevuto due bicchieroni di birra.
Come hai trovato il percorso? Non credevo che gli
organizzatori potessero preparare un percorso cosi vario e
spettacolare vista la zona vicino al fiume Po, ma sono riusciti a
creare il massimo per divertire, poi con delle varianti fra canneti
e zig zag a scivolo verso il fiume per poi risalire da ripide rampe
che costringevano a continui rilanci per riprendere velocità. Tratti
molto belli di singletrek che passavano campi e boschetti abitati da
numerosi fagiani e conigli liberi.
Ci dici quale sarà il tuo prossimo obiettivo? Tra qualche
settimana accompagnerò un gruppo di biker in Marocco per far vivere
loro una piccola avventura di una settimana poi sicuramente ci
vedremo a Finale Ligure per la prossima 24 ore di MTB.
Ciao a tutti Mauri
|
|
|
INTERVISTA DEL 15 DICEMBRE 2004
(www.solobike.it)
1) Innanzitutto fai una tua piccola descrizione, per chi
ancora non ti conoscesse.
Sono un viaggiatore estremo curioso (tutto sul mio sito
www.mauriziodoro.it)
2) Molto spesso si accomuna la MTB alla competizione, ma tu la
vedi in un altro modo, vero?
Be si, credo proprio di si anche se la pratico ancora come atleta,
mi piace la competizione ma con me stesso scoprire i lati più
nascosti della propria anima, con te stesso non puoi proprio barare:
tu solo sai veramente cosa vali,. Agli altri non interessa il
superman, si avvicinano se c’è fiducia e verità. Mi piace vivere il
contatto con la natura e le principali regole primordiali e poi
trasmettere le mie emozioni perché possano essere una curiosità per
gli altri e provino un altro cammino che magari non conoscevano.
3) Come è nata la tua passione per la MTB?
Ho cominciato 20 anni fa con le gare di paese, ma mi accorgevo che
io cercavo altro, erano un allenamento per le mie avventure gia da
giovane. Infatti mi caricavo la bici in spalla quando era necessario
e andavo in montagna o su per le ferrate e poi ritornavo pedalando
per sentieri. Usavo la MTB per spostarmi in ambiente perché ero più
veloce e riuscivo a fare grandi distanze che non potevo fare a
piedi.
Fino ai giorni nostri con avventure che richiedono grande
esperienza.
4) Come è nato il tuo concetto di Naturaid?
È una parola che ho inventato molti anni fa, ma ero geloso, o forse
dovevo solo crescere ancora. Sin da piccolo vivevo a contatto con la
natura e crescendo l’ho amata sempre più perché mi da tanto, più io
do a lei (fatica, dolore, sofferenza) e più lei mi da (gioia,
conoscenza interiore, incontri…cibo per l’anima). Poi ho capito che
potevano e dovevano goderne anche gli altri di questo mondo che ti
da tutto gratis senza spendere una lira…ci vuole solo una gran
voglia di sincerità…è troppo alto il prezzo?
5) Come stai portando avanti la tua concezione di Naturaid?
Con grande rispetto e libertà per chi si avvicina a questa
filosofia.
Organizzo dei Naturaduni e chi vi partecipa si sente tra persone di
grandi valori e si fida degli altri. E’ bellissimo vedere queste
persone che cercano di conoscersi un pò più a fondo. Sono nate delle
profonde amicizie. Chi non ha dentro queste regole elementari di
vita non riesce a emergere e intaccare il gruppo dei Naturaider
perché non c’è terreno fertile per il non rispetto.
Sto creando un’associazione ed è appena uscito il primo numero
dicembre del giornalino “Naturaid News”.
6) Quali sono le avventure e i luoghi che più ti hanno
lasciato qualcosa dentro e perché?
Ogni cosa che ho fatto mi ha tolto e dato qualche cosa. Tutte le
avventure mi hanno insegnato e arricchito.
Ma credo che le avventure Nel Grande Nord mi siano rimaste dentro in
maniera forte. Mi hanno fatto capire chi sono veramente e perché lo
faccio. Il Grande Nord con i suoi freddi che ho conosciuto oltre i
meno 40° ti fa capire che non puoi andarci per scherzare, non ci vai
per prendere in giro ne te ne gli altri. Qui ho trovato delle
popolazioni speciali che per necessità devono aiutarsi ed essere
leali. Chi non ha rispettato queste regole è tornato a casa. Mi
rimane molto forte spiritualmente il regalo di un cacciatore
Canadese, un dente di grizzly: è per te rispettalo mi ha detto.
È il regalo più importante che ho ricevuto fino ad ora nella mia
vita.
7) Cosa consigli a tutti coloro che vorrebbero fare qualcosa
di estremo, ma non hanno il coraggio di provarci?
Non si prova a fare queste cose, ci si avvicina piano piano. Ripeto
è una questione mentale e di cuore ce l’hai dentro. Si cresce piano
piano maturando di esperienza facendo prima cose piccole, mai volere
tutto subito.
Non lo si fa ne per danaro ne per notorietà, anche se a volte
capitano entrambi, ma per amore perché non te lo impone nessuno di
rischiare…solo tu.
8) Quali sono i tuoi prossimi impegni e cosa stai preparando
per il 2004?
Forse intendi 2005?
Proprio il 1 gennaio partirò per il Sud Africa per 15 giorni con un
gruppo di 25 biker-naturaider e pedaleremo sul confine con la
Namibia fino a Città Del Capo. Una bella avventura sicuramente, ma
naturalmente in sicurezza perché ci saranno dei pulmini al seguito.
Avremo le nostre tende, e non ci saranno guide del posto. Mi
piacerebbe mandare le impressioni e le foto in diretta dal tour per
far partecipare anche gli amici a casa, mi sto preparando con il pc
portatile, vedremo.
In maggio sto preparando un tour di una settimana in Marocco
sempre in MTB e lontano dai classici itinerari turistici. Una buona
occasione per incominciare a conoscere il mondo dell’avventura e
conoscere altri biker.
Poi in giugno-luglio sto preparando la mia spedizione importante
e difficile che richiede grande determinazione mentale e
allenamento: un mese circa in completa autonomia alimentare e senza
mezzi al seguito, la discesa del fiume Yukon per 800 km e poi
continuando con la MTB per 900 km fino all’oceano artico verso il
polo Nord.
Naturalmente tutto il carico e la bici saranno sulla canoa indiana.
In agosto è in preparazione una spedizione di 3 settimane per gli
amanti dell’avventura di alto livello in India nella Spity Valley
(residenza estiva del Dalai Lama) un ambiente buddista oltre i 4000
m in autonomia completa con jeep al seguito, autisti, guide locali e
cuochi che cucineranno per noi.
Visiteremo monasteri e popolazioni di alte quote naturalmente sempre
in MTB.
E poi in novembre l’appuntamento per il 2°NATURAID MAROCCO 2005
la gara più estrema che avete seguito anche voi con i collegamenti
in diretta. Per il prossimo anno la distanza dovrebbe essere di 600
km. |
|
|
Un’intervista da parte degli studenti del Liceo
Maffei di Riva del Garda (6 .10. 2005)
Da cosa è nata questa tua passione per gli sport estremi?
Direi che il desiderio di praticare un tipo di attività
particolarmente estrema nasce da un particolare amore per la natura
e la grande voglia di viverci dentro (faticando, soffrendo,
lottando, divertendosi, vivendo, conoscendo, imparando).
Come mai proprio questi,e non gli sport classici?
Naturalmente la mia vita è incominciata come tutti giocando
praticando diversi sport, pure il calcio nella Benacense (una
squadra importante regionale), ma il sacco a pelo e la camminata in
montagna erano spesso presenti nella mia mente, poi piano piano sono
cresciuto con l’esperienza.
Sei costretto a fare molti sacrifici per i tuoi sport?
No, il mio modo di vita è diventato una sorta di meditazione e
quelli che possono sembrare tali a me non pesano.
Tutti gli sport hanno un aspetto educativo, anche quelli che
pratichi tu? Se si, quale?
Sicuramente specialmente quelli di lunghissima durata dove la
condizione fisica conta meno di quella psicologica. Insegnano a
rispettare gli altri e se stesso.
Esistono sport più “tranquilli” che ti piacciono?
Mi piace lo sport in generale, appunto dove c’è rispetto e onestà.
Quale è stata l’esperienza più eccitante, tra quelle che tu hai
vissuto?
Ogni idea che crea e fa portare a termine un’avventura è nettare per
la vita, ma per quanto riguarda un’impresa sportiva ricordo la gara
in Alaska con la MTB a - 43°C per più di 19 giorni senza fermarmi
(vedi sito).
Quale è stato il paese più bello che hai visitato? Avrai
incontrato sicuramente tantissime persone: chi ti è rimasto dentro?
Chi ti ha colpito di più?
Tanti sono i momenti! Ci sono quelli belli e quelli brutti, così è
per le persone e per luoghi ed ognuno mi ha dato una vibrazione
importante.
Ricordo volentieri il monaco in Tibet che mi ha abbracciato e mi ha
dato del cibo, i pastori Aimara in Cile che mi hanno indicato la
pista nel deserto..il legionario con cui ho passato alcuni giorni
nella giungla, il santone assetato in Himalaya, lo skipper che mi ha
salvato nelle acque del sud America a mare forza 11 e le
allucinazioni dell’Alaska.
Come ti senti quando parti?
Sono molto contento perché vuol dire che il lavoro di preparazione e
di ricerca è arrivato alla maturazione. E sono anche molto stanco
perché sicuramente è molto che coccolo il sogno.
Che emozioni provi durante le tue avventure?
Le emozioni che provo sono tantissime e speciali fortunatamente,
dall’impotenza nel vedere qualche moribondo alla forza nel vedersi
sul passo più alto del mondo. Tra queste emozioni c’è ance la paura.
La paura serve per tenere sempre alta la determinazione, se non
l’avessi sarei incosciente. Non ho mai provato il panico.
Quelli che tu pratichi sono sport prevalentemente solitari, ti
senti mai solo?
Anche se spesso viaggio da solo, questa è una solitudine materiale e
ricercata meno pericolosa di quella psicologica che a volte si vive
anche in mezzo agli altri.
Non hai mai paura di morire?
No, non è presunzione, ma mi preparo molto e conosco il mio limite,
ci penso come quando prendo la macchina e vado in autostrada..
Ti sei mai tirato indietro di fronte ad una nuova sfida?
No, se rientra nel mio limite.
C’è qualcosa che volevi fare e che non hai fatto?
No, non ho mai fatto le cosa con angoscia (voglio quello, devo
fare), no, se posso realizzare un’ idea e tutta la condizione
attorno cresce con me allora ci penso più intensamente.
Come reagiscono i tuoi amici/parenti quando te ne vai?
Credo di essere molto fortunato, le persone che ho vicino mi aiutano
moltissimo nelle mie ricerche e nei miei lavori (compresa la mia
sorellina Manu che a volte si fa in 4 nonostante abbia famiglia e
due bambine piccole).
Cosa conta di più nella vita per Maurizio Doro?
La vita ha molte sfaccettature, non è un film di cui si può intuire
la storia e anche il finale, la vita no, è imprevedibile, questa è
la “grande avventura”. La vita è un’avventura. In alcuni periodi può
contare una cosa in altri può cambiare e una persona fa suo un altro
credo.
Per quello che mi riguarda tengo all’onesta e alla lealtà.
Quale domanda avresti voluto che ti rivolgessero e che nessuno ti
ha mai fatto?
Domande né ho ricevuto di tutti i colori, ma quello che mi
impressiona è quando qualcuno mi chiede di consigliarli qualche cosa
di particolarmente estremo perché non sa cosa fare. E qui siamo
davanti ad un gioco molto pericoloso.
Le cose bisogna guadagnarsele piano piano con esperienza
avvicinandosi a tutto con umiltà, perché la gara più dura è dentro
di noi.
Hai qualche anticipazione da rivelarci sulle tue prossime
avventure, sul tuo futuro?
C’e sempre l’idea di un prossima avventura dopo aver terminato
l’ultima. Per la prossima, ve lo dico fra qualche mese.
Un tuo sogno nel cassetto?
Non so se ritenermi fortunato, ma ormai il mio sogno nel cassetto
sono diventati “sogni nell’armadio”, ogni tanto lo apro e ne prendo
uno.
Grazie mille per la pazienza
Ciao ciao Silvia & Sivia |
|
|
|
|
|
|
|