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Ass. Sportiva
Dilettantistica NATURAID
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INDIA del
Nord 2008 in bici
Da Manali a
Leh e Nubra Valley passando per il passo carozzabile più alto
del mondo: il Kardung La di 5602 m

860
Km e 12.000 m di dislivello
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Il gruppo:
Cecilia, Donatella, Nicoletta, Marco, Mario, Stefano, Vittorio
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6°
FOTO-CONCONCORSO NATURAID
INDIA
Il gruppo che ha vissuto
l'India, con il viaggio di Maurizio, ha partecipato al concorso
inviando gli scatti più significativi da cui sono state scelte
le 3 foto che meglio rappresentano lo spirito e gli aspetti di
questa avventura. Le foto saranno
premiate con un film di Maurizio.
1a Classificata
(Stefano M. anni 43 Padova)
2a Classificata
(Nicoletta T. anni 42 Lecco)
3a Classificata
(Marco B. anni 49 Milano) |
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“la forza non viene dal vigore fisico. Viene da una volontà
indomabile” GHANDI |
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Ancora
una volta siamo ritornati da un grande sogno realizzato. Tutto
era programmato, ma nulla è stato certo fino all'ultimo. La
frase che ricorreva ancor dal principio è stata: "e non è ancora
finita". Il viaggio è incominciato con il percorrere i 500 km
che separano
Delhi a Manali, (il nostro villaggio di partenza in bici), in 33 ore quando solitamente se ne impiegano 15.
Un susseguirsi di frane provocate dal mal tempo è stata la
causa, ma il gruppo non ha mai perso l'entusiasmo e lo ha
mantenuto sempre fino a quando ci siamo trovati soli seduti in
una piazzetta buia di Agra mentre aspettavamo un autobus. Che
grandi risate. Ha, dimenticavo di dire che tra queste situazioni
c'è stata la realizzazione di un viaggio importante-incredibile-faticoso-spettacolare. Un Grande Viaggio
che era una "prima per i Naturaider" e ricorderemo il suo
profumo per sempre. Grazie a voi del gruppo per i bei
momenti, Mauri |
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Benvenuti sulla strada più alta del
mondo: La Manali-Leh-Nubra Valley

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Oramai ci conosciamo e sarà facile incontrarsi su qualche
altro passo ciao Mauri
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Le impressioni di viaggio dei
partecipanti
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pensieri da
un diario che non ho mai scritto...
16 agosto 2008 da Manali... primi 36 km di
salita, direzione Rothang Pass
Finalmente
partiti... lasciamo alle spalle aerei e aereoporti, i ciuf
ciuf che si fanno il pelo , i carretti trascinati a piedi
scalzi sulle strade allagate, i mille clacson che nascondono
il silenzio della Moschea rossa, le 32 ore di pullman
Dehli-Manali e le frequenti passeggiate per ammorbidire gambe
e fondoschiena, cercare di corsa qualche angolino isolato,
fotografare il lavoro degli scavatori che lentamente liberano
le strade da frane di fango e sassi. L'arrivo a Manali, ancora
sotto la pioggia e la prima pedalata in valle, giusto per
sciogliere le gambe. Sono trascorsi cinque giorni da quando ho
ho abbandonato le quattro solide mura della mia casetta e mi
sono tuffata in questo viaggio, nella mia avventura. Cinque
giorni per conoscere i miei compagni, che già sento e tratto
come grandi amici. Sarà che quando intorno mancano cose,
comodità, sicurezze....è più facile cercare un amico, quasi
che così si possa essere meno vulnerabili. Siamo in otto, li
presento così come li vedo da questo sasso piatto fuori dalla
tenda cucina...intenti
a cercare di asciugare i
panni bagnati e mettere ordine nelle tende aspettando la
prima cena nel campo base. Maurizio, Mauri sul cellulare che
ho spento da un po', Naturaider n.1 , impossibile elencare
tutte le sue imprese, svolte in solitaria, l'estremo per lui
mi sembra di aver capito che non esiste ed il limite è lì ma
solo per essere superato e per cercarne uno nuovo. Dove sarà
il mio limite? Chissà ...Poi c'è Marco, lo sky runner, tutto
perfetto, tutto fantastico, tutto bellissimo, anche quando la
bici si arena nel fango e la pioggia cade incessante sul k-way
oramai fradicio. E' una garanzia di energia, se sei stanco c'è
da sperare che ti superi, basta guardarlo e riprendi subito a
pedalare al doppio della velocità. Lui stanco non lo è mai,
arriva al campo base, cambia calzoncini e scarpette da bike
con quelle da corsa, e parte felice per un allenamentino, lo
chiama così, in salita. Una gran bella roccia... un po'
pelosetto però! Mario, proprio ora mi sta davanti, con la sua
lemma, la sua figura un po' strampalata, la sua lingua che non
si ferma mai in una simpatica cantilena. Proseguo con gli
uomini, ecco Stefano, padovano d'origine, fotografo
professionista, un occhio speciale per ogni dettaglio. Viaggi
immagini il suo sito, assolutamente da vedere. Vittorio e
Nicoletta, nessun bisogno di
presentazioni, gambette esili come stuzzicadenti lui e chioma indomabile
lei, avvezzi a simili avventure. Infine Donatella,
biker agonista di Prato, ma oggi
nella tenda bottega di due ragazzi indiani dove abbiamo
trovato ricovero dal diluvio, mi è sembrato di vederla
improvvisamente addolcire mentre , strette nella coperte
indiane, sorseggiavamo insieme tre chai a testa e due
pacchetti di biscotti al cioccolato. Sarà merito del chai o
del cioccolato? Ecco i Naturaiders, otto con me, i mitici
bikers che da Manali si son messi in testa di arrivare a Leh
attraversando la terra degli alti valichi.
Sposto un
po' più su lo sguardo ed un pensiero salta a cavallo di
un grosso nuvolone scuro e minaccioso e mi riporta un po' più
lontano al momento in cui ho deciso la mia partenza. Era un
lunedì mattina molto presto, Luglio inoltrato, le gambe già
stanche di stare ferme e la testa che cerca paesaggi, strade
sterrate e single track, perdo un po' di tempo aprendo siti
di appassionati bikers che propongono vacanze più o meno
impegnate a cavallo delle Alpi, prendo anche una mia decisione
e preparo in bozza l'email per un certo Mike che non ho più
conosciuto, ma ecco che non so per quale link si apre il sito
di Maurizio, non una pagina qualsiasi, ma proprio quella
pagina...l'India del Nord in bike. Ho sempre pensato che il
mio viaggio per la vita fosse l'India, ho sempre pensato che
però sarebbe stato così importante da dover essere affrontato
con una persona altrettanto importante. E così ho lasciato
sedimentare tutto per tre giorni, tra i preferiti, perché mi
conosco e so che sono impulsiva tranne poi pentirmi, perché mi
hanno insegnato che le decisioni importanti vanno ponderate e
bisogna dormirci sopra un po' di notti per macinarle bene, c'è
voluto insomma un po' per convincermi che quello che da
piccola dicevo che sarebbe stato il mio viaggio di nozze lo
avrei fatta da sola. Mi ci vuole sempre un po' per mettere
da parte vecchi sogni ed iniziarne di nuovi. Però sapevo che
in fondo già un buon compagno per il mio viaggio ce l'avevo,
un compagno che ho imparato negli anni a rispettare, con le
sue potenzialità ed i suoi limiti, un compagno che però non
conosco ancora così bene da potermi stancare di lui in sole
tre settimane. Quindi era veramente arrivato il momento
giusto per partire.
27 Agosto 2008
Che fatica
ritrovare persino che giorno è oggi...quante cose ho perso in
questo viaggio, tanti piccoli fardelli che portavo in giro
ogni giorno ma senza accorgermi pesavano ognuno quanto il mio
bagaglio a mano. Tanti punti che consideravo riferimenti, ora
sono ritornati ad essere solo che piccoli punti. Persi, per
ritrovarne altri. E nel frattempo che perdevo e raccoglievo,
non riuscivo a fermarmi per scrivere. Mi è più facile cercare
le parole adesso che la nostra avventura volge al termine, da
Manali alla Nubra Valley in sella alla mia .... ho interrotto
di scrivere perché in questo alberghetto di Leh è andata via
la corrente. Fossimo a casa avrei certamente sentito un ohhh
generale ed un correre della gente perché neanche un minuto
può andare perduto. Qui no, tutto tace, e anche io non faccio
altro che appoggiare il taccuino da viaggio e la biro sul
comodino e aspetto. Tra poco sarò a casa, e non ho intenzione
di tornare per giudicare dei ritmi che in fondo ancora mi
appartengono, vorrei solo portarmi nel cuore un briciolo
della saggezza delle persone incontrate nel mio viaggio,
vorrei ricordarmi ogni giorno che , per quanto io cerchi di
costruire cose bellissime, saranno solo mosaici colorati
destinati a tornare mucchietti di sabbia. E se c'è qualcosa
che lascia un segno indelebile e non si lascia distruggere
facilmente, assomiglia molto all'abbraccio di un amico con cui
ho affrontato un nuovo passo, allo sguardo fermo di una donna
che sbriciola i sassi sulla strada, al volto impiastricciato
di un bimbo che vive tra la gonna di sua madre e lo sterco, al
sorriso incatramato di un uomo che spinge la carriola a 5000
metri di quota.
Sfidare me
stessa, i miei limiti, le mie paure, partire per un viaggio
magari più grande di me, raggiungere i più alti valichi del
mondo. Non sapevo cosa voleva dire, mi piaceva l'idea di
mettermi in gioco, e alla fine credo di non aver né vinto né
perso. Ce l'ho fatta alla grande, le gambe sapevano
perfettamente dove portarmi, ho scoperto che rumore può fare
il mio respiro, l'ho ascoltato per decidere il ritmo del mio
pedalare. Ero io che pedalavo, ma non ero io che comandavo. Si
era stabilito un equilibrio, una conoscenza, un rapporto di
fiducia completa con le mie forze, con il mio corpo, con le
mie energie. Tanti mi dicono che ho sempre delle pile pronte
di riserva e mi chiedono dove le nascondo. Sì ce le ho...ma
qui non sarebbero bastate. Il caldo, il freddo, il vento, la
polvere, la quota, le condizioni ambientali e fisiche avverse
non le superi solo con le pile di riserva. Possono scaricarsi
anche loro , ma se la testa ha chiaro l'obiettivo il corpo
puoi essere certo che va avanti, riesce a trascinarti con una
forza , una violenza che non avevo mai conosciuto.
Tante cose
ho perso in questo viaggio, un giorno in più e avrei buttato
via pure lo sgrassante per la bici e il barattolone di balsamo
per i miei nodi, ma ho raccolto tanto e tanto spero resti con
me anche quando un altro aereo da Dehli mi ricondurrà in
Italia. Gli amici, il lavoro, la famiglia, me stessa, vorrei
saperli guardare con lo sguardo limpido, quello sguardo così
forte che la gente incontrata sulle strade ci gettava addosso.
E quando il mio sguardo non sarà più capace di essere così
forte e orgoglioso, e soprattutto non saprà sostenere lo
sguardo di un altro, allora sarà il caso che io riparta
immediatamente per un altro viaggio, perché forse mi starò
perdendo un po'.
14 Novembre 2008
Il mio
diario è andato proprio così, in pratica c'è solo incipit e
l'ultima pagina... spiace un po' che manca tutto quello che ho
vissuto in mezzo.. ma sono certa che anche se non sono stata
capace di descriverli sulle pagine del mio taccuino non
dimenticherò mai i paesaggi,i colori, i suoni ,i profumi, i
silenzi, le notti in tenda, gli arrivi al campo base, la
doccia e il catino, le colazioni, le risate , il porridge , le
ciottole di riso e dahl , la fatica,le stelle alpine, i
calzini fuori dalla tenda, i noedles decorati dallo chef nella
sua tenda cucina, la strada dissestata, i cavalli bianco e
nero, il tramonto sul Morhiri Lake ed ancora mille altri
preziosi istanti che ho condiviso con i miei sette splendidi
compagni di viaggio.
Che
dire... tutto perfetto, tutto fantastico, tutto bellissimo!
Vi abbraccio forte
Cecy |
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Stefano |
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Sono tornato
in Ladakh per la terza volta.
Era mio
desiderio completare un percorso di conoscenza di questo paese
“magico”, interamente himalayano: altopiani sconfinati,
deserti d’alta quota, piccole oasi verdeggianti. Nuovi i
paesaggi, le condizioni climatiche, le strade (ora più
catramate), ma soprattutto il mio modo di viaggiare: ho
affrontato le strade e i passi carrozzabili più alti al mondo
in … bicicletta.
Sono stati i
20 giorni più intensi della mia vita, non solo dal punto di
vista fisico, ma soprattutto nei sentimenti, nelle emozioni,
per il sapore unico che avventure e disavventure sempre nuove
ti lasciano nell’animo.
A cominciare
dal trasferimento da Delhi a Manali, tutti bloccati per
strada per ore, alla fine quasi un giorno intero. Un
serpentone di camion, autobus, macchine, gente colorata, tutti
in attesa che riaprissero da una serie di frane l’unica via di
collegamento.
La salita al Rothang-La,
scortati dagli avvoltoi che, forse, pregustavano impietosi un
buon pasto di quei poveri ciclisti che tentavano di
arrampicarsi con affanno al passo.
Paesaggi di mille colori
che, curva dopo curva, valle dopo valle, lasciavano estasiati
per la bellezza e le sfumature pastello: dai rossi al viola,
dai gialli all’ocra, alle mille tonalità di verde. Il percorso
in bici mio e dei miei compagni è stato una continua fermata
per bloccare con le nostre ipertecnologiche macchine
fotografiche quei memorabili momenti.
I fantastici cieli del
Ladakh, un gioco continuo di luci e ombre culminate con un
magnifico temporale durante l’interminabile e massacrante
discesa al lago Tso-Moriri.
La lunghissima e
assolata salita al Kardung-La, terminata con la suggestiva
discesa tra le dune di sabbia della Valle di Nubra in un
paesaggio paradisiaco.
E per
finire, che dire del demeritato riposo a Delhi? Niente di più
sbagliato: i Naturaider non sono fatti per riposare al fresco
dell’aria condizionata degli alberghi, meglio gettarsi nella
calda umidità di Agra e fare un po’ la vita da “tranquilli”
turisti senza però tralasciare mai un po’ di spirito
avventuriero.
Adesso, a distanza di un
paio di giorni, sistemando le innumerevoli istantanee
fotografiche, riaffiorano quei magnifici momenti, quella pace
e serenità che si leggono soprattutto nei volti della gente e
dei bambini il cui sorriso è stato catturato e immortalato per
sempre.
Grazie
Maurizio, grazie India, grazie ai miei compagni di viaggio.
Stefano
www.viaggimmagini.it (VISITATE IL SUO
SITO RICCO DI FOTO MOLTO SPECIALI) |
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Donatella |
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Ciao
Maurizio, mi faccio sentire solo adesso a distanza di tempo,
ma non credere che la nostra magnifica esperienza di agosto mi
sia rimasta indifferente e l’abbia frettolosamente cancellata
con le frenesie assurde dei nostri giorni.
Affatto, essa è ben radicata in me e non c’è giorno che la mia
mente per pochi attimi o per minuti più lunghi non torni là in
quegli spazi infiniti, in quella semplicità di vita, ed in
quella ricchezza umana. I volti coloriti da sorrisi sinceri e
sguardi fermi spesso mi danno conforto ad un quotidiano in cui
avverto sempre più stridente la falsità e soprattutto la
fragilità.
Ringrazio te Maurizio in primis, ma anche tutti i compagni di
questa splendida avventura che abbiamo vissuto insieme. Non
dimenticherò i giorni vissuti, e ringrazio le difficoltà che
ho affrontato, mi hanno fatto crescere e valutare cose nuove e
significative.
Ora che tutto è finito, cerco di conservare quei messaggi e
flash nel mio animo, perché possa vivere i miei giorni con più
equilibrio possibile, ovviamente in compagnia della mia
insostituibile bici…..
Un saluto caloroso a tutto il gruppo ciao, Dona |
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Nicoletta |
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E’ difficile, …anzi
impossibile, descrivere in poche righe un’esperienza cosi’
intensa, cosi’ bella, cosi’ ricca……
Le parole non bastano e i ricordi ormai svaniscono…
rimane un grande vuoto e una stretta al cuore….
18 giorni fantastici
…su e giu’ per meravigliose valli lungo le strade
carrozzabili piu’ alte al mondo….
…sempre con il fiato sospeso perche’ ogni istante ti
regalava una nuova emozione,
…con gli occhi pieni di stupore perche’ ad ogni svolta
appariva una visione da capogiro,
…con il cuore in subbuglio perche’ ogni incontro
ispirava forti sentimenti
…con la mente frastornata per le tante… troppe…
sensazioni sconvolgenti …….
Ero partita dall’Italia seriamente preoccupata:
poco allenata, non ce l’avrei mai fatta a superare tutte
quelle faticose tappe e soprattutto le salite ai passi
……eppure …non so quale incantesimo sia avvenuto……pedalando a
5000 metri di quota, il cuore mi scoppiava e la fatica mi
opprimeva ……ma piano , piano le gambe continuavano a girare,
sospinte da una nuova forza:
un urlo di liberta’
interiore forte, intenso, deciso esplodeva dalle profondita’
del mio essere…
ed io salivo su, su, sempre piu’ in alto…….
MAI MI ERO SENTITA COSI’ VICINA A DIO, COSI’ LIBERA E COSI’
FELICE .
Nicoletta
Grazie di cuore ed un caloroso abbraccio a Maurizio, ai miei
compagni di viaggio e agli Indiani che ci hanno accompagnato
in questa splendida avventura . |
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Vittorio, 44 anni, dalla provincia di
Lecco. |
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Un grande viaggio, in una
meravigliosa vacanza.
All’aeroporto-Chi
avrebbe mai pensato a distanza di due anni di ritornare in
India con il“Mauri”?
Che piacere affrontare un
viaggio con una guida-compagno con la quale hai già vissuto
una bella ed intensa esperienza. Si parte tranquilli, nulla ti
potrà fermare. Hai una marcia in più per affrontare tutte le
difficoltà.
Il gruppo-Otto
elementi, di cui tre donne, nulla le spaventa, sono ancor più
motivate del “sesso forte”.
Il trasferimento in
autobus-Il monsone già si
preannuncia con forti scrosci in città, appena saliamo le
prime vallate montane tenta di intrappolarci. Colate di fango
e grossi massi ovunque sul tragitto, risultato: 33 ore di
viaggio invece delle solite 15. Lunghe file di mezzi
incolonnati, centinaia di pazienti viaggiatori e camionisti
fermi, bisogna fare presto a ripulire la strada. La forza di
questa gente, sta anche in coloro che, sprezzanti del pericolo
e della stanchezza, lavorano di continuo sui mezzi meccanici e
riescono a terminare in poche ore un lavoro ciclopico ai
nostri occhi.
Il monsone-Oltre
che nel trasferimento in autobus, ci dà un’ulteriore
dimostrazione della sua forza fin sotto al Rothang pass, la
strada in parecchi punti è stata spazzata via dalla pioggia ed
anche noi rimaniamo in “ammollo” (mentre pedaliamo) per una
ventina di chilometri fino al termine della prima tappa.
L’itinerario ciclistico-Veramente
“tosto, ”i dislivelli sono notevoli in relazione alla quota, i
campi delle tappe più dure sono sopra i quattromila metri, ed
a volte, non ti permettono un completo recupero durante la
notte. Così tanti giorni di seguito in sella, impegnano anche
il fisico più resistente ed allenato. Io che non sono un gran
ciclista, con tanto orgoglio e fatica, sono riuscito a
portarlo felicemente a termine.
I paesaggi
dell’itinerario-Veramente
GRRRRANDIOSI e vari: la valle di Kullu con la sua vegetazione
lussureggiante, le alte vette con i scintillanti ghiacciai, le
valli lunghissime plasmate da fiumi impetuosi, i laghi
(salati) su altopiani dai mille colori, i villaggi e i
monasteri “abbarbicati” alle alture, i passi “montati” da
strade veri capolavori d’ingegneria. Pedalare in questi
scenari mi ha dato un’immensa soddisfazione. Più volte ho
pensato di essere spettatore e protagonista di un film.
“Le
genti” incontrate-Forse la nota più
bella del viaggio. (Una vacanza fra individui ostili e
inospitali penso cancellerebbe ogni bel ricordo dei luoghi
frequentati)
Ogni
nostra sofferenza è una sciocchezza, comparata alle condizioni
di vita di queste popolazioni. Ma seppur nell’estrema povertà:
un sorriso, un saluto,un “tetto” ed un the caldo ti accolgono
ovunque.
Il
Capogruppo-Il Mauri, in ogni momento
ti trasmette tanto entusiasmo che aiuta a farti superare tutte
le difficoltà.
Sulle
labbra sempre una frase: “FORZA
RAGAZZI, LA VITA E’ UN’AVVENTURA”
e così è
stato il NOSTRO viaggio, grazie a lui e tutti i miei compagni.
Un
rimpianto e un desiderio-E’ passato
tutto in fretta e mi sono risvegliato troppo presto da questo
sogno … speriamo arrivi velocemente il tempo per una nuova
avventura.
Vittorio |
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Mario, 38 anni, Milano |
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E' lui, e' Maurizio Doro,
da seguire per viaggi indimenticabili.
Al
prossimo viaggio ciao Mario |
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NATURAID in collaborazione
con |
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Ufficio
Viaggi e Turismo Garda S.r.l.
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