UN RINNOVATO IRON BIKE ‘97

Si è svolta una nuova edizione della classica gara a tappe, ultima rimasta nel suo genere

di Maurizio Doro

(pubblicato su "TECNO MTB-GF ottobre 1997 e su "TUTTO MTB ottobre 1997)

iron.jpg (7062 byte)Con la vittoria del sudtirolese Niederkofler e la buona affermazione del cuneese Martini, classificatosi quarto dietro Praderio e l'altro sudtirolese Hofer, si è conclusa a Villar San Costanzo, presso Dronero, la quarta edizione dell'Iron Bike, classica corsa a tappe di mountain bike, la sola di questa levatura, ormai presente nel quadro italiano di manifestazioni del genere. II percorso di questa competizione, che quest'anno si è voluto caratterizzare con un più elevato livello di difficoltà e un più marcato impegno agonistico, si è svolto nella prima tappa sui sentieri partigiani nei pressi del celebre Colle della Margherita, la seconda ha avuto come scenario di fondo le note pareti della Bandia a cavallo tra le valli Grana, Maira e Stura, mentre la terza ha portato i concorrenti ai 2845 metri del Rifugio Carmagnola, sulla displuviale tra la Valle Maira di Acceglio e la Valle Varaita di Bellino. Come al solito non è stato facile organizzare un campeggio per oltre 100 persone a sì alta quota, ma approfittando della benevolenza della sezione di Carmagnola del Cai, proprietaria del Rifugio, è stato possibile, con numerosi viaggi in fuoristrada, trasportare lassù una roulotte attrezzata appositamente per le docce, oltre 2000 litri di acqua, tutta una struttura metallica e relativa copertura per la realizzazione di un capannone in grado di ospitare tanta gente, una grande cucina da campo capace di servire oltre cento coperti con il seguente menù: affettati misti, pasta al sugo e in bianco, risotto al nero di seppia, polenta e cinghiale con contorno, frutta, dolce e caffè.

E altrettante colazioni il mattino seguente. Tutto il bagaglio personale dei concorrenti, ammontante ad oltre tre tonnellate, è salito al rifugio in fuoristrada e ne è ridisceso in elicottero. L'importanza di questi due mezzi si è rilevata fondamentale ai fini del supporto alla corsa, e occorre dire che la compartecipazione come sponsor dell'Elisusa e la sensibilità di Garelli Automobili, che ha messo a disposizione dell'organizzazione tutto un parco di mezzi Suzuki Vitara, di Suzuki Santana e di Tata pick-up e furgonati, hanno aiutato in modo determinante a risolvere situazioni veramente "da grattacapo". Il cader di venerdì del giorno di ferragosto, e del relativo concerto al Pian Caiol di Bellino ha permesso alla corsa di passare indenne tra le maglie del traffico valligiano e di trovarsi, in quel di Pontechianale, dopo una difficile discesa lungo la seggiovia, per la traversata del Colle della Losetta con discesa del Vallone di Vallanta, al cospetto della parete ovest di Sua Maestà il Monviso. L'ultima tappa, da Sampeyre a Villar san Costanzo, prevedeva, oltre a un'interessantissima variante di salita al colle di Sampeyre, e la successiva discesa della famosa "strada dei cannoni" risalente al 1740, anche un tratto "no limits" di discesa particolarmente impegnativo e acrobatico, che una nebbia umida e persistente non ha certo contribuito a facilitare.

A competizione terminata, rimane il rammarico per non aver potuto realizzare, a causa di un'assurda burocrazia, le tappe programmate nel Queyras, che prevedevano la traversata del Monviso, in un contesto sportivo sempre più europeo.

Un vero peccato, perché, viste le premesse, sarà difficile che si possa costruire alcunché anche per le prossime edizioni, con le prefetture interessate. Evidentemente, se Gap e Digne sono prossime alle Alpi, quanto lontana ne è Parigi!

iron1.jpg (10611 byte)"Il 1997 è stato il mio anno fortunato per quanto riguarda l'attività sportiva, infatti oltre alla partecipazione di alcune gare di duathlon e di 100 km con la MTB sono stato invitato ad alcune gare "estreme" che regalano grandi emozioni a chi cerca di non fossilizzarsi, ed è sempre alla ricerca di cose nuove, il "Corsica Raid Adventure" dalle molteplici discipline e l'impegnativo e incredibile "Iron Bike". All'invito di quest'ultimo ho accettato immediatamente perché la MTB è la mia prima grande passione, infatti la utilizzo per i miei viaggi estremi, come quello in Tibet, Nepal, Pakistan, Sinkiang. Sono molto carico ed eccitato, faccio 1'ultima gara di triathlon a Venezia il sabato precedente, è un test che mi permette di stabilire la buona condizione del momento. Mi rimane tutta la settimana per preparare con cura la mia biammortizzata e tutto il materiale tecnico da campeggio, 1'essenziale per non continuare a spostare carichi eccessivamente pesanti, è proprio questa la caratteristica e la formula che rende anche avventurosa e piena la settimana: da regolamento tutti i partecipanti devono vivere con gli altri in campeggio con la propria tenda. L'Iron Bike è giunto alla sua 4° edizione ed è rimasta 1'unica gara a tappe con la MTB che si svolge in Italia. In pratica, è un rally di 6 tappe con delle prove speciali e trasferimenti. Parto con Bettina, il fotografo ufficiale, e dopo 5 ore di strada arriviamo a S. Damiano Macra all'inizio della valle Maira, in provincia di Cuneo. Ad attenderci c'è la biondissima Emma, la coordinatrice e tutto lo staff di ragazzi giovani e molto simpatici. Ci indicano il campo dove c’è già qualche tenda sparpagliata. Lentamente il campo cresce e le tende si stringono. Siamo in 59, tutti in fila per le verifiche tecniche e amministrative, viene visionato il materiale obbligatorio: casco, abbigliamento d'alta montagna, sacco a pelo, pila, frontale, Camel bag, telo survival, accendino, fischietto.

iron2.jpg (9243 byte)C'è un mormorio generale, ci si comincia a conoscere, molti sono "massacri" presenti: chi ha fatto le selezioni al Camel Trophy, chi fa corse in montagna, c'è anche un professionista di arti marziali, Giorgio e Walter più di 25000 km all'anno, Giancarlo, il discesista barba e codino, la triathleta spagnola Emma; Valentina che ha un personale sulla maratona di 2h35' e poi francesi, spagnoli, belgi. Tutte le persone cercano di strappare al dolore della fatica il momento di gioia dell'obiettivo raggiunto.

Si comincia con un prologo di 10 km molto tecnico e veloce, una gara di 15-20 minuti che ti impicca. I piazzamenti determinano una classifica provvisoria in base alla quale nelle prossime gare le partenze verranno date a partire dall'ultimo, a scalare con 1 minuto di distacco. Per la prima "vera" tappa il tempo è incerto ma i nostri "motori" sono caldi e i copertoni hanno voglia di mordere il terreno. Anche se la gara sembra facile perchè corta (circa 40 km), in realtà si rivela molto impegnativa perchè ci sono lunghi tratti in cui si deve spingere la bici anche per qualche ora ed in più la pioggia rende i sentieri a mezza costa sull'erba e le discese molto impervi, persino le moto da trial che fanno staffetta sono in difficoltà. Io mi diverto nel dominare la bici, ma il sentiero in mezzo al bosco seminascosto dalle felci e ortiche mi regala una piccola frana che non vedo; volo per qualche metro e mi schianto contro un pino, la ruota posteriore attutisce il colpo, ma scoppia.

Sono completamente infangato, la bici ancora di più: 9 minuti per la riparazione... non potrò mai fare il meccanico. All'arrivo sotto il tendone del ristoro ben fornito, ancora fradici, ci scambiamo le prime impressioni e sensazioni, qualcuno è soddisfatto, altri meno, chi ha sbagliato strada, le prime rotture, ma tutti siamo arrivati. All'Iron Bike c'è un bell'ambiente, sembra di conoscersi da sempre, ci si trova alla grande tavolata, la mattina e alla sera dopo la doccia e la manutenzione, è una full immersion, natura e bici, si stacca con il resto, si è solo li. Chi non ha passato ore ad osservare il generoso Abramo mentre faceva le varie verifiche aIla sua MTB e noi attorno? Era l'appuntamento classico del dopo gara in attesa che potessimo utilizzare la sua attrezzatura specifica.

O ascoltare il super muscoloso Walter sui suoi metodi e tecniche allenamento e di alimentazione.

iron3.jpg (9908 byte)Oppure stare attorno al lettino dei saggi di Massimo ed ascoltare le sue battute e barzellette mentre le nostre gambe cariche di acido lattico chiedevano 1'amore delle sue mani. Ho visto bikers, una notte mentre uscivo dalla mia tenda, alle 1,30 attendere il proprio turno. Sono stato molto più fortunato, mi facevo massaggiare da Silvia, la fisioterapista della squadra spagnola che ho conosciuto un giorno poiché la loro tenda era vicina alla mia. Ho rinunciato alle mie classiche ferie di agosto extraeuropee per fare questa gara e ne è valsa la pena, non dimenticherò facilmente questa valle semiselvaggia poco conosciuta e i suoi paesini in quota che richiamavano 1'ambiente nepalese, piccole case di sassi e legno scuro dalle viuzze e tetti di piastre coperte di muschio e il bagnato e 1'odore inconfondibile delle stalle. Ci dicono che qui sono pochi gli anziani che ci vivono e ne sono fieri. Il medico, gli assistenti e i rifornimenti ci arrivano in moto.

Mi sento ancora sulle mulattiere, sui sentierini, nei boschi, sui fiumi, sui costoni, sui sassi, sui prati, sull'arido fino al passo Losetta a 2870 metri con di fronte il superbo Monviso a giocare a nascondino fra le nuvole, e poi giù per 25 km come un torrente che salta ogni sasso ed ostacolo. Gli amici per questo mi hanno chiamato Mr Downhill. E non deludo nessuno quando vinco una speciale in discesa in 8'26" dando 54" al secondo. Ricordo molto bene anche la tappa durissima che portava alle trincee della prima guerra mondiale al passo Carmagnola di 2840 m, ci siamo arrivati molto bene, affannati, infreddoliti, ma abbiamo potuto farci la doccia calda. L'elicottero ha portato una roulotte attrezzata con due docce calde. E dopo?... Freschi come una rosa, a tavola sotto il solito tendone a mangiare polenta e cinghiale, poi un gran fuoco e tutti attorno con maglione, giacca a vento e berretto ad intonare canti. Il giorno dopo chi ha rinunciato ad un pò di sonno ha ricevuto in premio una silenziosa alba, mentre il campo si svegliava lentamente. L'Iron Bike finisce a Villar S. Costanzo La Morra sotto la pioggia dopo circa 300 km e 11.000 m di dislivello. Ciao Amici, grazie e alla prossima." 

Mauri

Nella sola fase organizzativa sono stati percorsi più di 5.000 chilometri per la ricerca degli itinerari, esplorazioni, verifiche di fattibilità, marcature e segnalazioni. Questa fase preliminare ha visto impegnati 5 motocicli, 3 esperti fuoristradisti con un consumo di oltre 900 litri di carburante, 200 bandierine di segnalazione, circa 1700 metri di sentiero, prima impercorribili e resi agili.

Poi la fase esecutiva: circa 50 uomini impegnati per un totale di 300 giornate uomo di cui, è bene ricordarlo, il 60% costituito da ragazze.

Un medico assistito da un'ambulanza con infermiera professionale e due massaggiatori hanno costantemente seguito la corsa prestando la loro preziosa opera ad ogni occorrenza, garantendo un'indispensabile tranquillità per la sicurezza degli atleti. Sono stati allestiti ed equipaggiati 15 mezzi fuoristrada, 6 furgoni, un mezzo speciale Iveco 4x4, 3 camper, due roulottes e il supporto indispensabile di un elicottero per tutto il periodo della competizione. Ogni giorno sono stati montati e smontati sei tavoli per i rifornimenti, 120 sedie, 50 tende per i pernottamenti, due tendoni da 60 metri quadrati, una batteria da cucina che ha prodotti oltre 840 pasti.

Hanno perfettamente funzionato 12 radio ricetrasmittenti portatili e 7 montate sui veicoli. Sono state distribuite 840 colazioni e 2400 razioni di rifornimento in corsa ai concorrenti e agli uomini dell'assistenza. Sono stati divorati: 300 kg di pasta, 400 kg di pane, 120 kg di carne, 60 kg di patate, 200 uova, 100 kg di formaggio, 50 kg di salame, 50 kg di prosciutto, 15 angurie, 120 kg di pesche, 130 kg di banane, 80 kg di frutta secca, 1000 yogurt, 1000 budini, 1100 lattine di the, 2000 lt di acqua, 210 It di vino, 1500 barrette energetiche, 30 kg di integratori salini, 40 kg di nutella, 50 kg di marmellata...