E altrettante colazioni il mattino seguente. Tutto
il bagaglio personale dei concorrenti, ammontante ad oltre tre tonnellate, è salito al
rifugio in fuoristrada e ne è ridisceso in elicottero. L'importanza di questi due mezzi
si è rilevata fondamentale ai fini del supporto alla corsa, e occorre dire che la
compartecipazione come sponsor dell'Elisusa e la sensibilità di Garelli Automobili, che
ha messo a disposizione dell'organizzazione tutto un parco di mezzi Suzuki Vitara, di
Suzuki Santana e di Tata pick-up e furgonati, hanno aiutato in modo determinante a
risolvere situazioni veramente "da grattacapo". Il cader di venerdì del giorno
di ferragosto, e del relativo concerto al Pian Caiol di Bellino ha permesso alla corsa di
passare indenne tra le maglie del traffico valligiano e di trovarsi, in quel di
Pontechianale, dopo una difficile discesa lungo la seggiovia, per la traversata del Colle
della Losetta con discesa del Vallone di Vallanta, al cospetto della parete ovest di Sua
Maestà il Monviso. L'ultima tappa, da Sampeyre a Villar san Costanzo, prevedeva, oltre a
un'interessantissima variante di salita al colle di Sampeyre, e la successiva discesa
della famosa "strada dei cannoni" risalente al 1740, anche un tratto "no
limits" di discesa particolarmente impegnativo e acrobatico, che una nebbia umida e
persistente non ha certo contribuito a facilitare.
A competizione terminata, rimane il rammarico per
non aver potuto realizzare, a causa di un'assurda burocrazia, le tappe programmate nel
Queyras, che prevedevano la traversata del Monviso, in un contesto sportivo sempre più
europeo.
Un vero peccato, perché, viste le premesse, sarà
difficile che si possa costruire alcunché anche per le prossime edizioni, con le
prefetture interessate. Evidentemente, se Gap e Digne sono prossime alle Alpi, quanto
lontana ne è Parigi!
"Il 1997 è stato il mio anno
fortunato per quanto riguarda l'attività sportiva, infatti oltre alla partecipazione di
alcune gare di duathlon e di 100 km con la MTB sono stato invitato ad alcune gare
"estreme" che regalano grandi emozioni a chi cerca di non fossilizzarsi, ed è
sempre alla ricerca di cose nuove, il "Corsica Raid Adventure" dalle molteplici
discipline e l'impegnativo e incredibile "Iron Bike". All'invito di quest'ultimo
ho accettato immediatamente perché la MTB è la mia prima grande passione, infatti la
utilizzo per i miei viaggi estremi, come quello in Tibet, Nepal, Pakistan,
Sinkiang. Sono
molto carico ed eccitato, faccio 1'ultima gara di triathlon a Venezia il sabato
precedente, è un test che mi permette di stabilire la buona condizione del momento. Mi
rimane tutta la settimana per preparare con cura la mia biammortizzata e tutto il
materiale tecnico da campeggio, 1'essenziale per non continuare a spostare carichi
eccessivamente pesanti, è proprio questa la caratteristica e la formula che rende anche
avventurosa e piena la settimana: da regolamento tutti i partecipanti devono vivere con
gli altri in campeggio con la propria tenda. L'Iron Bike è giunto alla sua 4° edizione
ed è rimasta 1'unica gara a tappe con la MTB che si svolge in Italia. In pratica, è un
rally di 6 tappe con delle prove speciali e trasferimenti. Parto con Bettina, il fotografo
ufficiale, e dopo 5 ore di strada arriviamo a S. Damiano Macra all'inizio della valle
Maira, in provincia di Cuneo. Ad attenderci c'è la biondissima Emma, la coordinatrice e
tutto lo staff di ragazzi giovani e molto simpatici. Ci indicano il campo dove cè
già qualche tenda sparpagliata. Lentamente il campo cresce e le tende si stringono. Siamo
in 59, tutti in fila per le verifiche tecniche e amministrative, viene visionato il
materiale obbligatorio: casco, abbigliamento d'alta montagna, sacco a pelo, pila,
frontale, Camel bag, telo survival, accendino, fischietto.
C'è un mormorio generale, ci si comincia a conoscere,
molti sono "massacri" presenti: chi ha fatto le selezioni al Camel Trophy, chi
fa corse in montagna, c'è anche un professionista di arti marziali, Giorgio e Walter più
di 25000 km all'anno, Giancarlo, il discesista barba e codino, la triathleta spagnola
Emma; Valentina che ha un personale sulla maratona di 2h35' e poi francesi, spagnoli,
belgi. Tutte le persone cercano di strappare al dolore della fatica il momento di gioia
dell'obiettivo raggiunto.
Si comincia con un prologo di 10 km molto tecnico e
veloce, una gara di 15-20 minuti che ti impicca. I piazzamenti determinano una classifica
provvisoria in base alla quale nelle prossime gare le partenze verranno date a partire
dall'ultimo, a scalare con 1 minuto di distacco. Per la prima "vera" tappa il
tempo è incerto ma i nostri "motori" sono caldi e i copertoni hanno voglia di
mordere il terreno. Anche se la gara sembra facile perchè corta (circa 40 km), in realtà
si rivela molto impegnativa perchè ci sono lunghi tratti in cui si deve spingere la bici
anche per qualche ora ed in più la pioggia rende i sentieri a mezza costa sull'erba e le
discese molto impervi, persino le moto da trial che fanno staffetta sono in difficoltà.
Io mi diverto nel dominare la bici, ma il sentiero in mezzo al bosco seminascosto dalle
felci e ortiche mi regala una piccola frana che non vedo; volo per qualche metro e mi
schianto contro un pino, la ruota posteriore attutisce il colpo, ma scoppia.
Sono completamente infangato, la bici ancora di
più: 9 minuti per la riparazione... non potrò mai fare il meccanico. All'arrivo sotto il
tendone del ristoro ben fornito, ancora fradici, ci scambiamo le prime impressioni e
sensazioni, qualcuno è soddisfatto, altri meno, chi ha sbagliato strada, le prime
rotture, ma tutti siamo arrivati. All'Iron Bike c'è un bell'ambiente, sembra di
conoscersi da sempre, ci si trova alla grande tavolata, la mattina e alla sera dopo la
doccia e la manutenzione, è una full immersion, natura e bici, si stacca con il resto, si
è solo li. Chi non ha passato ore ad osservare il generoso Abramo mentre faceva le varie
verifiche aIla sua MTB e noi attorno? Era l'appuntamento classico del dopo gara in attesa
che potessimo utilizzare la sua attrezzatura specifica.
O ascoltare il super muscoloso Walter sui suoi
metodi e tecniche allenamento e di alimentazione.
Oppure stare attorno al lettino dei saggi di Massimo ed
ascoltare le sue battute e barzellette mentre le nostre gambe cariche di acido lattico
chiedevano 1'amore delle sue mani. Ho visto bikers, una notte mentre uscivo dalla mia
tenda, alle 1,30 attendere il proprio turno. Sono stato molto più fortunato, mi facevo
massaggiare da Silvia, la fisioterapista della squadra spagnola che ho conosciuto un
giorno poiché la loro tenda era vicina alla mia. Ho rinunciato alle mie classiche ferie
di agosto extraeuropee per fare questa gara e ne è valsa la pena, non dimenticherò
facilmente questa valle semiselvaggia poco conosciuta e i suoi paesini in quota che
richiamavano 1'ambiente nepalese, piccole case di sassi e legno scuro dalle viuzze e tetti
di piastre coperte di muschio e il bagnato e 1'odore inconfondibile delle stalle. Ci
dicono che qui sono pochi gli anziani che ci vivono e ne sono fieri. Il medico, gli
assistenti e i rifornimenti ci arrivano in moto.
Mi sento ancora sulle mulattiere, sui sentierini,
nei boschi, sui fiumi, sui costoni, sui sassi, sui prati, sull'arido fino al passo Losetta
a 2870 metri con di fronte il superbo Monviso a giocare a nascondino fra le nuvole, e poi
giù per 25 km come un torrente che salta ogni sasso ed ostacolo. Gli amici per questo mi
hanno chiamato Mr Downhill. E non deludo nessuno quando vinco una speciale in discesa in
8'26" dando 54" al secondo. Ricordo molto bene anche la tappa durissima che
portava alle trincee della prima guerra mondiale al passo Carmagnola di 2840 m, ci siamo
arrivati molto bene, affannati, infreddoliti, ma abbiamo potuto farci la doccia calda.
L'elicottero ha portato una roulotte attrezzata con due docce calde. E dopo?... Freschi
come una rosa, a tavola sotto il solito tendone a mangiare polenta e cinghiale, poi un
gran fuoco e tutti attorno con maglione, giacca a vento e berretto ad intonare canti. Il
giorno dopo chi ha rinunciato ad un pò di sonno ha ricevuto in premio una silenziosa
alba, mentre il campo si svegliava lentamente. L'Iron Bike finisce a Villar S. Costanzo La
Morra sotto la pioggia dopo circa 300 km e 11.000 m di dislivello. Ciao Amici, grazie e
alla prossima."
Mauri
Nella sola fase organizzativa sono stati percorsi
più di 5.000 chilometri per la ricerca degli itinerari, esplorazioni, verifiche di
fattibilità, marcature e segnalazioni. Questa fase preliminare ha visto impegnati 5
motocicli, 3 esperti fuoristradisti con un consumo di oltre 900 litri di carburante, 200
bandierine di segnalazione, circa 1700 metri di sentiero, prima impercorribili e resi
agili.
Poi la fase esecutiva: circa 50 uomini impegnati per
un totale di 300 giornate uomo di cui, è bene ricordarlo, il 60% costituito da ragazze.
Un medico assistito da un'ambulanza con infermiera
professionale e due massaggiatori hanno costantemente seguito la corsa prestando la loro
preziosa opera ad ogni occorrenza, garantendo un'indispensabile tranquillità per la
sicurezza degli atleti. Sono stati allestiti ed equipaggiati 15 mezzi fuoristrada, 6
furgoni, un mezzo speciale Iveco 4x4, 3 camper, due roulottes e il supporto indispensabile
di un elicottero per tutto il periodo della competizione. Ogni giorno sono stati montati e
smontati sei tavoli per i rifornimenti, 120 sedie, 50 tende per i pernottamenti, due
tendoni da 60 metri quadrati, una batteria da cucina che ha prodotti oltre 840 pasti.
Hanno perfettamente funzionato 12 radio
ricetrasmittenti portatili e 7 montate sui veicoli. Sono state distribuite 840 colazioni e
2400 razioni di rifornimento in corsa ai concorrenti e agli uomini dell'assistenza. Sono
stati divorati: 300 kg di pasta, 400 kg di pane, 120 kg di carne, 60 kg di patate, 200
uova, 100 kg di formaggio, 50 kg di salame, 50 kg di prosciutto, 15 angurie, 120 kg di
pesche, 130 kg di banane, 80 kg di frutta secca, 1000 yogurt, 1000 budini, 1100 lattine di
the, 2000 lt di acqua, 210 It di vino, 1500 barrette energetiche, 30 kg di integratori
salini, 40 kg di nutella, 50 kg di marmellata...