Un grande fuoco era al centro dellaccampamento ed un
gruppo di suonatori ci ha salutato al suono di tamburi e flauti.
Alle 20, tutti in fila per mangiare, erano gli
ultimi tre posti da re che potevamo permetterci.
Il sabato ci siamo svegliati molto presto, tutto era
una novità. Iniziavamo a guardarci intorno, uomini e donne di tutti i tipi, di tutte le
razze che giravano nellaccampamento; al centro era situato un tabellone di legno
dove venivano appuntati i programmi del giorno e i tempi da rispettare. La maggior parte
della gente iniziava a fare i primi passi e allunghi sulla piana, altri passeggiavano
sulle colline circostanti. La giornata è stata dedicata ai controlli del materiale
e a turno siamo chiamati per le verifiche.
Tutto quanto non serve è rimasto nelle valigie che
1'organizzazione ci farà trovare a Quarzazate. Ciascuna squadra ha passato un rigido
esame, controlli severissimi pienamente giustificati dal fatto che qui nulla può essere
lasciato al caso. Lo zaino era pesantissimo, molto di più che durante gli allenamenti a
casa. Sembrava quasi impossibile lasciare qualcosa in valigia perché i controlli del
materiale, delle calorie obbligatorie (2000 al dì), degli integratori, erano severissimi.
Daltra parte gestire 500 atleti provenienti da ogni parte del mondo giustifica tanto
scrupolo.
Tutti e tre avevamo fatto le nostre scelte ,
preparato lo zaino e consegnato allequipe medica i nostri certificati sanitari. A
sera, andiamo a dormire già in assetto di gara.
Seguendo il Road Book
Si parte!
Dopo una fredda notte che ci ha regalato anche un
temporale, alle 6.00 arriva la sveglia. Dalle tende escono tutti assonnati, semi bagnati,
con le maglie e i cappelli ancora nuovi macchiati di nero per il colore perso dalle tende
bagnate. Cè chi si asciuga le scarpe con un piccolo fuoco, cè chi prega
verso la mecca.
Ancora un poco di festa da parte dei soliti
suonatori, si balla e si canta per sdrammatizzare l'attesa.
Alle 9.00 finalmente si parte. La prima tappa è di 24 km
è stato solo un assaggio e ci siamo permessi di guardare il paesaggio e fare foto, mentre
il serpentone dei concorrenti con palloncini, strani cappelli si snodava su collinette,
dune e sassi.
Siamo così bravi che arriviamo al campo quando le
tende non sono ancora tutte montate. La prima sera dopo tappa ci è servita per prendere
confidenza con le razioni di acqua che ci venivano consegnate e con le buste di
liofilizzato che non avevamo ancora assaggiato. E stato un buon approccio. Tra noi
poche parole e impressioni della gara.
Le nostre spalle portano già i segni lasciati dagli
spallacci degli zaini. Guardando il "road book" ci rendiamo conto che il bello
deve ancora venire.
La 2a e 3a tappa di 37 e 36 km ci fanno dimenticare
cosa è un sentiero, una pista regolare.
Tutto è sabbia con dune, Ietto di fiume o pietraia
che richiede grande attenzione ad ogni passo. Capiamo quanto è importante rispettare
questa maratona. Ogni 10 km circa cera un ristoro, acqua, un sorriso e un buco nella
cartolina di plastica che si portava al collo e che serviva per ritirare la propria
razione dacqua giornaliera. Si cercava di bere con regolarità, ogni 15 minuti.
Tutti e tre, ma in particolare io e Marco, abbiamo
passato periodi di crisi durante queste due tappe. Stanchezza, nausea, gambe pesanti
voglia di tornare alla tenda.
II sole è a picco sulle nostre teste, non un filo
di vento, il termometro segna 35°C.
Inizia il difficile
Dopo le prime tre tappe, ci eravamo piazzati tutti e
tre tra la 70a e la 80a posizione, eravamo molto soddisfatti di essere nei primi cento
concorrenti. Il Maurizio era certamente il meno provato, io e lo Zaffa, accusavamo i primi
piccoli problemi ai piedi. Negli ultimi 6 km della terza tappa, ci hanno fatto provare
lebbrezza di correre tra grandi dune di sabbia caldissima. Anche qui si doveva
correre con tecnica sulla cresta con la punta dei piedi cercando di essere più leggero
possibile. Che differenza tra il dire e il fare.
La terza notte eravamo accampati in una stupenda pianura
di sabbia con dune tuttintorno.
Era una sera importante questa, tutti noi, ognuno a
modo suo, cercavamo la concentrazione per prepararsi alla tappa del giorno dopo: ci
presenta un menù di 76 km attraverso paesaggi irreali dove ogni tanto compare da dietro
le duna una carovana di pastori che presto scompare dietro un'altra duna come un fantasma.
Tutto è silenzio! Abbiamo due giorni a
disposizione, ma chi in attesa arriva ha poi più tempo per riposare in attesa della tappa
successiva, una maratona da chiudere in un solo giorno. Le partenze sono scaglionate, alle
9.00 vanno i concorrenti dal 60° posto in su ed alle 12.00 partono i top 60. I primi
chilometri ci portano ad attraversare una distesa sconfinata di rucola selvatica del
deserto e poi ci aspettano sabbia, ghiaioni, salite.Tra noi tre non cè stata
pretattica, tutti eravamo tacitamente convinti che si doveva arrivare in fondo nel minor
tempo possibile, coscienti di tutto quello che ancora ci aspettava.
Sul finale ci raggiungono i fratelli Ahansal e viene
spontaneo fermarci ad applaudirli. Corrono talmente leggeri che le loro tracce non
rimangono sulla sabbia.Sono marocchini, di casa, vinceranno loro, se ha importanza sapere
chi vince.
Finiamo stanchi e la giornata di riposo ci vede
leccare le ferite e ricaricare le pile per la successiva tappa su distanza maratona.
Il giorno dopo il caldo è terribile, 45° C su
quelle dune infuocate, ma riusciamo a finire anche questa fatica. Ricordo la faccia di
Zaffaroni quando arriva in tenda. Enormi occhiaie nere, tre bottiglie di acqua in braccio,
si appoggia ai paletti della tenda mentre lo aiutiamo a sbendare i piedi. Ce l'ha fatta!
Eravamo molto soddisfatti, la nostra 6a posizione di
squadra nella classifica assoluta era stata conservata. A sera, si respira già aria di
festa e tra una battuta ed una barzelletta finiamo di mangiare e bere tutto quanto è
rimasto negli zaini. L'indomani ci aspetta il traguardo, dopo soli 14 km. Attraversiamo un
paesino con strade strettissime che sembrano un toboga. Da destra e da sinistra tante mani
si allungano per salutarci. Esaltante! Noi tutti corriamo a più non posso. Presto si
arriva su strada asfaltata. Non eravamo più abituati a correre in condizioni
"normali", leggeri per lo zaino ormai vuoto e senza ostacoli da superare ad ogni passo.
Sentiamo il profumo del traguardo.
Dietro una piazza compare lo striscione d'arrivo con
suonatori e musiche.
Via il cappello ed un ultimo allungo verso Patrik
che ci mette al collo la medaglia.
Giusto il tempo per mangiare un pasto freddo seduti
sotto un portico e poi via con i pullman che ci riportano a Ouarzazate, ad un albergo a 5
stelle. Tutto è veramente finito. Piscina, TV con antenna parabolica, colazioni
pantagrueliche sono nulla rispetto alle forti emozioni che abbiamo vissuto fino a quel
momento.
Ci rimane un insieme di fotogrammi e sensazioni che
ci fanno capire di aver vissuto un'esperienza veramente unica.
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