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VIAGGIO

CANARIE SELVAGGE BY BIKE aprile 2013 (dei Naturaider Roberta e Raffaele)

 

Non abbiamo mai pensato seriamente che una bella vacanza in sella potesse coniugarsi altrettanto bene con la visita di isole dalle dimensioni senz’altro poco generose, anche se dai tratti selvaggi e dai colori e profumi inebrianti. Ci abbiamo però provato ed alla fine la sorpresa è stata davvero inaspettata: Lanzarote e Fuerteventura sono riuscite a regalarci una splendida pausa dalla routine di tutti i giorni. Ed il ricordo di questo viaggio è già forte!!

 

Martedì 30 aprile Bologna/Arrecife/Matagorda

Voliamo alle 13.45 con ovvio ritardo a causa di alcuni nostri cari connazionali e arriviamo a Lanzarote alle 17.15 locali. Taxi (20€) fino al nostro Htl Costa Sal (49€ con colazione), grazioso aparthotel tranquillo e pulito vicino al mare in località Matagorda. Cena ottima con 54€ e montaggio bici in camera. A letto come Cenerentola.

 

Mercoledì 1 maggio Matagorda/Arrieta/Orzola/Arrieta: km 72 4h50’ dsl 670 mt

Sveglia h. 8. Molta tribolazione per riuscire a lasciare in deposito nell’ htl le sacche delle bici; non ne volevano assolutamente sapere! Alla fine, forse per pena o per rassegnazione, hanno ceduto. Speriamo bene. Partiamo alle 10. Puntiamo su Tias; la domanda nasce spontanea : ma siamo mica in Patagonia? O è un’illusione? Il vento piega le palme e tutto ciò che si para a lui di fronte; un vento, continuo, da nord, che non molla mai; lo senti a fine giornata sul collo, sulla pelle, negli occhi. Ovunque, e ti mette a dura prova, oltre a rallentare molto il cammino. Superata Tias, sempre a salire, prendiamo in direzione San Bartolomè; la strada è molto bella e suggestiva, in un ambiente surreale, quasi lunare, dove comanda comunque sempre il vento. Attraversiamo questo pueblo assai tranquillo e ci fermiamo per un caffè. Direzione ora Teguise, un paese stupendo, a circa 350 mt s.l.m. molto caratteristico, che merita di essere gustato pian piano. Vediamo il centro e la chiesa, tralasciando il castello di S. Barbara che domina il paese dall’alto, in uno scenario ancora surreale. Da Teseguite lasciamo la principale e deviamo per El Molon, lungo una strada che attraversa una distesa nera lavica e che ci fa perdere velocemente quota prima di raggiungere Guatiza, ormai quasi sul mare. Qui passiamo per il Jardin des Cactus, una distesa di piante spinose con un bel mulino a dominare. Continuiamo sempre a vista sul mare puntando verso nord, ormai avversari di questo vento padrone fino al capolinea Arrieta, dove faremo solo una piccola sosta per scaricare le borse in appartamento, non senza prima penare per recuperare le chiavi, per poi proseguire alla volta di Orzola, sulla punta di fronte alla Graziosa, altra piccola isola dell’arcipelago. L’unica strada che vi arriva è la LZ1, abbastanza tranquilla, che corre controvento lungo l’oceano, tra distese laviche e sparute dune di sabbia bianca. Un ambiente magnifico, con il rumore del mare a parlare per noi e con noi, tenendoci una lieta compagnia. Breve sosta ad Orzola e rientro per la stessa strada (invece del tratto previsto all’interno) molto veloce grazie al favore del vento ed all’assenza di dislivello!! Prima della doccia, piedi in acqua (bella fredda) e meritata birra. Ceniamo in un graziosissimo ristorante – Amenacer – che ci presenta il conto di ben 23€ per un piatto di tonno come non ho mai assaggiato prima, un piatto di calamari, accompagnati da ottime papas arrugadas ed insalata. Del buon vino blanco ed in poco più di mezz’ora siamo fuori dal locale che chiude imperativamente alle 20! Peccato non poter godere più a lungo della posizione sul mare. Dopo una tisana calda andiamo a nanna provati.

Giovedì 2 maggio Arrieta/Tinajo/Timanfaya/Tinajo: km 75 5h35’ dsl 1.250 mt

Una giornata piena, in tutti i sensi. Comincia presto, alle 7.15 con una favolosa colazione fai-da-te nella nostra graziosa terrazza sul mare, alla luce del giorno che sta per nascere. L’unico rumore è quello delle onde che mai smettono di sfogare il loro impeto sugli scogli del porto.

Con relativa velocità prepariamo tutto per la partenza, dato che oggi sarà intenso il ritmo che scandiremo sui pedali; chiusa casa, ci dirigiamo fuori da Arrieta, in direzione Haría; sono appena 7 km ma di piena salita con parecchi tratti al 10% ed oltre. Per arrivarci però, dato che questo pueblo ci apparirà come un’oasi, essendo il paese delle 1.000 palme, vogliamo calarci dall’alto, e pertanto deviamo prima per Màrquez, un paesino tranquillo che attraversiamo velocemente. Una volta ad Haría, passiamo per il centro e continuiamo a salire per una strada meravigliosa, scavata nella roccia con numerosi tornanti. È un ambiente veramente surreale, e forse contribuisce la coltre di nuvole che da stamattina ci sta accompagnando; Lanzarote è un’isola dove piovono 9mm di acqua al mese; noi siam fortunati a vivere forse 1 di quei mm. Abbiamo risalito una valle meravigliosa in tutta la sua lunghezza. Prima di scollinare a circa 600 mt, lasciamo la strada principale ed imbocchiamo una deviazione più tranquilla che prima su asfalto e poi sterrandosi, ci porta all’Ermita de las Nieves, prima di precipitare verso Teguise in un paesaggio magnifico, da dove si domina il nord dell’isola e si può vedere il mare su tre dei quattro lati. Breve sosta a Teguise per una merenda veloce e riprendiamo stavolta ancora verso nord, ancora lungo un’altra sterrata meravigliosa che scende ancora, in compagnia del forte vento, fino ad incrociare la strada che dopo 3 km ci porta a La Caleta de Famara. Fin qui tutto molto splendido. Ora seguiamo la costa, dove la sabbia invade la strada e dove i kite surf spopolano ed impegnano forse più delle bici le decine di persone che sfidano la forza di Eolo! Rientriamo quindi per Soo e poi ancora verso il mare alla Caleta del Caballo e poi La Santa, puebli che vivono principalmente sullo sport, ancora kite e wind surf oltre che bici da velocità, che stanno vivendo uno sviluppo urbanistico a soddisfare la richiesta sempre crescente di ricettività turistica. Ci siamo quasi: dalla costa rientriamo ancora per qualche km fino a raggiungere Tinajo, dove perdiamo non poco tempo per trovare la Finca Marisa, nostro stop per la notte (49€). La casa è uguale a tutte le altre, ma una volta entrati, la camera è davvero gran bella; si gode una stupenda tranquillità ed una vista oceanica davvero incantevole. Dopo un paio di dritte del patron, decidiamo (sono le 15 passate) di muoverci verso il Parco Nazionale de Timanfaya, per la visita ed il tour (obbligatorio) col bus. In circa un’ora di strada immersa in un paesaggio lunare, lungo una distesa lavica unica risalente all’ultima eruzione del vulcano del 1824, siamo all’ingresso a pagamento (9€) della strada che in un paio di km ci porta alla partenza del tour di circa 40 minuti lungo i crateri e le colate laviche del parco. È tutto ancora surreale (un termine assai ricorrente in questo viaggio) ed unico.

Alla fine rientriamo a Tinajo riscoprendo i piccoli filari di vite che godono di questa terra molto fertile e dopo una doccia, cena (30€) al locale italiano, ma per fortuna assai spagnolo, dove comunque ci viene riservata una squisita accoglienza.

Venerdì 3 maggio Tinajo/Playa Blanca/Corralejo/El Cotillo: km 60 3h45’ dsl 400 mt

Che risveglio meraviglioso! Ovvero, una grande sorpresa perché qualche minuto prima delle 8 bussano alla porta e fuori il ben di Dio su un carrello: una colazione in camera coi fiocchi. Non manca nulla: le uova all’occhio, la spremuta fresca, il pane caldo, latte e caffè, marmellate e burro e del tè, oltre ad altra frutta fresca. Meraviglioso. Il tempo non è dei migliori, ma con un inizio così….Ci muoviamo alle 9.15 e la direzione sarà ancora verso il Timanfaya, strada già percorsa ieri. alla deviazione per il Parco, tiriamo dritti verso Yaiza, attraverso un paesaggio davvero unico, lunare e silenzioso, una sensazione provata poche altre volte. La discesa che ci porta in paese è lunga ed in rettilineo e ci fa perdere quota velocemente. Il pueblo è molto grazioso e ci fermiamo nella parte del centro artigianale, dove è possibile vedere gli oggetti che creano con la lava; d’altronde è la materia prima più abbondante in natura. Dopo l’acquisto della nostra consueta piastrella, ripartiamo verso le saline, seguendo una strada minore che segue la caretera principale. In breve arriviamo e possiamo girare tutt’attorno, chiudendo il giro con un sentiero che costeggia il mare e che ci obbliga però, a causa della troppa sabbia nera, a spingere le bici. Riprendiamo la strada per “volare”, a favore di vento, violento e forte anche oggi, a Playa Blanca. La pioggia che ci ha accarezzati stamattina e le folti nuvole che ci hanno protetto dal sole, lasciano ora spazio ad un cielo che sembra più usuale per questo periodo. Puntiamo al porto, dove facciamo i tkt per Fuerteventura dove traghetteremo in ½ ora spendendo 83€ A/R. Ci resta il tempo per un panino. Il ferry è molto confortevole. Da Corralejo, appena fuori il porto, seguiamo una strada bianca che in circa 25 km ci condurrà a El Cotillo. Una strada magnifica immersa nella natura che segue sempre la costa attraverso la distesa lavica che a tratti lascia il posto a distese di sabbia bianca e fine. Ogni tanto ci soffermiamo per ammirare qualche caletta più tranquilla, il che è tutto dire. Per tutto il tempo si è accompagnati dal rumore dell’oceano immenso e dal suo profumo e tranne un minuscolo pueblo non incontreremo nulla fino alla destinazione finale. Ci arriviamo verso le 16.30, rincontriamo l’asfalto e troviamo il nostro graziosissimo hotel (il Soul Surfer, 50€ a camera/giorno in B&B). molto originale, si entra scendendo di un piano e le camere sono tutto intorno ad un cavedio che sale di 3 piani. In terrazza la piscina ed il solarium. Pulito, dall’originale arredamento con un marcato richiamo al mondo del surf (vedi anche il nome), mette a disposizione degli ospiti una cucina fornita di tutto ciò che serve, hostel style….Ottimo. Puntatina in spiaggia al fresco e all’aria, un paio di succhi da un’italiana qui da 7 anni e poi a cena, ottima come sempre fin qui (La Marisma 37,5€ con octopus, papas arrugadas, ensalada de la casa e parillada de pescado; salsine varie e vino. In chiusura un ottimo chupito, rum al miele). Ora siam pronti per la notte!

Sabato 4 maggio El Cotillo: km 18 1h10’

Il programma oggi prevede la sosta, ma dopo l’abbuffata di ieri sera ed il cielo assai nuvoloso di oggi, prendiamo l’occasione al volo per una rapida sgambatina a Lajares, dove ogni sabato si organizza il mercato artigianale.

Sono una decina di km scarsi, in un piccolissimo pueblo, ma è molto gradevole l’atmosfera. Ci avviamo seguendo una comodissima “ciclabile”! che corre qui nel nulla con tanto di segnaletica. Restiamo senza parole. La pista attraversa El Roque, altro minuscolo paesino dove ci fermiamo a far foto. Una giornata a ritmi canariani…e vi ci adeguiamo senza molti problemi. Dopo le 13 spunta il sole e faremo ½ giornata di mare. Pranzo in camera. Per cena replichiamo La Marisma.

Domenica 5 maggio El Cotillo/Betancuria: km 48 3h30’ dsl 720 mt

Oggi tappa relativamente più breve ma insidiosa oltre che spettacolare! Molte emozioni si sono susseguite in “soli” 50 km e ci hanno fatto vivere dei momenti liberi! Partiamo dopo i saluti a Kai e Pilar, i simpatici ragazzi che da 6 mesi hanno preso in gestione  questo singolarissimo albergo e che vogliono prendere anche un locale adiacente per aprire un noleggio di bici e mtb; dopo le molte foto di rito mentre prepariamo le bici e partiamo, prendiamo ancora verso la costa e verso Tindaya, che sfioriamo seguendo una sterrata meravigliosa che corre immergendosi nella natura sempre lambendo il mare con bellissimi scorci sulle cale, l’Esquinzo tra tutte, che regalano tranquille e bianche spiagge. 20 km ci portano a Puertito de Los Molinos, un minuscolo villaggio di pescatori, che raggiungiamo dall’alto e dove ci fermiamo per un break ed uno spuntino; doverosa la sosta. Incantevole. Quattro case, un ristorantino per il pesce e tanto mare! Qui finisce lo sterrato che in questo ultimo tratto percorre la GR131, famoso trekking, e che ci ha fatto ricordare con questo ambiente molte parti di mondo vissute in sella: il Marocco, il Cile ma anche Cipro……siamo felici dentro! La strada ora punta all’interno verso Tefia, ma la nostra direzione è invece Llanos de la Concepcion e poi ancora Valle de Santa Inés. Sembra fatta ormai, ma non è così: la strada ora comincia a salire, e continuerà per una decina di km, con costante pendenza mai sotto il 7% e con punte del 12%. Scolliniamo a 600 mt con sosta sul paesaggio e botta di cultura; poi comincia la breve e forte discesa verso la nostra meta: Betancuria! Tranquillità unica, una piccola esitazione a trovare il nostro alloggiamento nella Casa Rural Princess Armida, davvero unica (40€ la camera bellissima in B&B), e ci sistemiamo. Sembra che ceneremo qui. Piccolo giro in paese: ahimè tutto chiuso, è festa. Ceniamo da noi, è una casa che ha 600 anni, e la sala da pranzo è davvero originale e racchiude una serie di oggetti d’altri tempi; ce la godiamo da soli e ci gustiamo le bontà locali, zuppa di potaje canaria compresa. Il conto totale sarà di 68€, camera, colazione e cena (sconto 15%).

Lunedì 6 maggio Betancuria/Costa Calma: 50 km 3h dsl 650 mt

Una gran bella tappa anche oggi; corta, con parecchia montagna, ma intensa per ambiente e tranquillità. Partiamo dalla vecchia capitale dell’isola subito in discesa, continuando quella che ieri ci ha condotto qui. Prima di uscire dal paese però facciamo tappa al market, oggi aperto come gran parte degli altri esercizi e prendiamo del buon formaggio di capra. La strada è subito bellissima, immersa in uno scenario che ricorda molto le valli e le oasi marocchine dell’Atlante e della Draa. La direzione è Pájara, un pueblo assai vivo e crocevia di numerose direttrici che smista verso sud-nord ed est dell’isola  i vari interessi. Vi sostiamo per visitare la chiesa molto originale e ben adornata. Prima di arrivarci, facciamo alcune soste per ammirare i paesaggi a perdita d’occhio. Il saliscendi è pressoché continuo e le pendenze oltre al vento si fanno sentire; oggi sentiamo per la prima volta anche il caldo….Da Pájara altri 25 km circa ci separano dalla costa e da La Pared, nostra direzione. Il primo tratto, quasi 20 km, sarà quasi tutto in salita, costeggiando un’estesa zona militare che non sappiamo bene a che scopo sia stata così ampiamente delimitata. Attraversiamo un minuscolo paesino, Fayagua, che forse il solo nome ci avrebbe dovuto mettere più sull’avviso, cogliendone al volo il consiglio!! Poco male; ci sono solo 27°C; non immaginiamo come deve essere in agosto. Al bivio per Cardon, in discesa, teniamo ancora per La Pared, che raggiungiamo in una decina di km, e che avevamo considerato come possibile punto tappa. Fortuna ha voluto che non abbiamo trovato strutture, anche se esistenti, perché questo paesino ci è sembrato assai turistico ed artificiale, oltre che vuoto e senza molta identità locale. Lo si capisce dai numerosi riferimenti tedeschi! Ne faremo solo un motivo di spuntino per poi ripartire dopo aver fatto acqua. Ora si punta verso sud. Tagliando l’istmo de La Pared, nonché il Parque Natural de Jandía, suggestiva e particolare distesa di dune di sabbia chiara che contrasta con la terra assai rossa incontrata fin qui; il colpo d’occhio col blu intenso del mare ci riempie la vista di colori forti, come il vento che ci spinge verso la nostra meta odierna: Costa Calma. Appena 5 km separano le due coste in questo che è il punto più stretto dell’isola. Ci appare un gran cantiere, quasi mai fermo, che ha visto nascere molte grosse strutture turistiche alberghiere che deturpano questa parte dell’isola e che a regime ospitano decine di migliaia di persone in vacanza. Ne scegliamo una anche noi, l’H10 Playa Esmeralda, in posizione decentrata ma diretta sul mare e sull’omonima spiaggia facente parte di Playa de Sotavento de Jandía, una distesa kilometrica di sabbia fine che è bagnata da un mare dai colori caraibici e sferzata da un vento che rinforza senza mai mollare: il paradiso di wind surf e kite surf e sede di importanti ritrovi e manifestazioni internazionali. Ce ne sarà proprio una a breve. L’albergo è molto bello e confortevole e l’accoglienza per due che come noi vanno in bici è sicuramente fuori dal normale e molto buona. Ci buttiamo sulla spiaggia prima della cena a buffet: altro mondo rispetto a tutto quanto fin qui provato. Ma ci sta anche questo. Fatalità e nota particolare: riusciamo a vedere la puntata del Commissario Montalbano; si vede RAI1, prima volta fino ad ora….proprio una bella sorpresa!! (camera x 2 notti in HB € 180).

Martedì 7 maggio Costa Calma: 20 km 2h + relax

Giornata di relax dopo una sgambatina davvero meravigliosa lungo la costa direttamente sul mare e lungo le lagune naturali di Costa Calma. Una distesa fantastica si sabbia e dune che percorrere in bici regala una sensazione unica. Sfortunato tentativo di raggiungere Morro Hable, dato che l’unico modo è percorrere una Autopista ovviamente vietata alle bici. Le abbiamo provate tutte ma non ci siamo riusciti peccato! Destino forse, e allora via in piscina a goderci il pomeriggio di relax!!

 

Mercoledì 8 maggio Costa Calma/Antigua: 84 km 5h30’ dsl 950 mt

La giornata forse più tosta fino a qui. In tutti i sensi; dal vento, al caldo che oggi si percepisce in sensibile aumento, al percorso - che al di là del kilometraggio – è stato molto vario come difficoltà del fondo, e da ultimo – ma non meno importante – il dislivello di quasi un migliaio di metri.

La traccia è stata davvero molto utile e precisa quasi al metro, anzi, al metro! Con calma (anche forse a causa del nome della località dove ci troviamo) ci mettiamo in sella e seguiamo la costa verso NE e lungo quella che ieri ad un certo punto è diventata autopista: la FV2; una direttrice , forse la più importante, di grossa percorrenza, abbastanza trafficata e veloce, ma che in alcuni punti non è che l’unica soluzione percorribile. Lo faremo quindi anche noi fino a La Lajita, dove la lasciamo per seguire verso N. fin qui da notare una vegetazione di cactus, bouganville ed acacie davvero impressionante. La direzione è Tesejerague, che non raggiungeremo per deviare prima verso Tuineje. La strada è alquanto suggestiva ed il caldo si fa sentire molto nel naso, nella gola e negli occhi dato che l’asfalto rilascia tutto il calore del sole. Facciamo una breve sosta per visitare la chiesa del paese per poi riprendere in direzione E, seguendo prima la strada verso Gran Tarajal, e poi abbandonarla e correre sulle piste interne che a tratti sono transitabili solo a spinta a causa del fondo per lo più sabbioso o ghiaioso. Il paesaggio però ripaga della fatica; siamo soli, completamente immersi nella natura lungo distese di detriti vulcanici che si alternano a zone più verdi con maggiore vegetazione. Dopo aver percorso così un buon tratto di strada, sbuchiamo nuovamente sulla principale FV2 che seguiamo ancora per un breve tratto verso N e fino ad incontrare la deviazione per Pozo Negro, che raggiungiamo controvento dopo poco più di 5 km. Il posto è unico; non ci vengono altri termini più appropriati. Pochissime case bianche sul mare, un paio di piccoli ristorantini familiari, poco più di una decina di persone locali e noi; ottima situazione per mangiare le nostre provviste, direttamente sul mare in questa perla di tranquillità dove l’unico rumore è dato dalle onde che finiscono la loro corsa sui ciottoli della spiaggia. Ci concediamo un caffè prima di rimetterci in sella. Il tratto che ci aspetta ora sarà ancora più tosto; fuori il pueblo si prende la mulattiera che segue l’andamento e la morfologia del rilievo: un continuo saliscendi che il brutto fondo ci costringe spessamente (Cetto docet) a percorrere spingendo le bici, che riesce ugualmente difficile a causa delle forti pendenze. Dopo quasi 7 km che comunque spaziano sulla costa e sul formidabile mare, siamo a Casa Las Salinas, altro suggestivo borgo marinaro, che si presenta con le caratteristiche saline dai vivaci colori. Qui riprendiamo il veloce (si fa per dire) asfalto e seguendo a ritroso ancora un tratto della FV2, prendiamo verso la nostra meta. Ma oggi ci dobbiamo conquistare la tappa metro su metro e quindi, come da traccia, abbandoniamo il traffico con molta gioia per inoltrarci ancora all’interno lungo sterrati che ancora con saliscendi ci condurranno quasi davanti alla porta della casa rural, la Era de la Corte, che ci ospiterà questa notte; peccato che però lo sapremo dopo, mentre ora ci andiamo a perdere per i meandri di Antigua, tra l’altro non così irresistibile – anzi direi proprio bruttina – come riportano le guide. Alla fine arriviamo in camera e sono quasi le 18.30. riusciamo a farci una buona doccia per poi fare “due passi” in centro ospiti dell’unico pseudo ristorante del paese. Mangiamo comunque bene e spendiamo il giusto 35€. Certo che la camera ci costerà in proporzione parecchio sulla spesa media con 75€ in B&B. siamo pronti per orizzontalizzarci dopo questa bella giornata davvero piena….

Giovedì 9 maggio Antigua/Villaverde: 52 km 4h dsl 600 mt

Ancora una giornata dal tenore intenso e dai ritmi scanditi dai diversi contesti in cui si pedala; dopo colazione e dopo aver saldato l’esoso conto restiamo sempre all’interno di Fuerte, anche per evitare il maggior caos della costa. La nostra direzione è ancora E verso Triquivijate, un piccolo pueblo ma che senz’altro avrebbe meritato la sosta molto più di Antigua. Da qui puntiamo a N, ovviamente prendendo quota e poi ancora verso Tetir, con un’immensa rampa che sembra non finire mai. il traffico è davvero modesto, ed in qualche modo lo dobbiamo pur pagare: vai di salita!! Prima del paese ci teniamo a dx per Los Estancos, che non ci deve far sorprendere per il nome : non fa per noi! Continuiamo con il taglio verso N verso il pueblo di El Time , ancor più arroccato  e sempre in direzione salita. Oggi più che mai i cani che stiamo incontrando più numerosi ci stanno infastidendo; Furia scappa a pedale levato appena sente il primo abbaio poco amico. E meno male che ci capita quando siamo in discesa. Da quassù si domina tutta la valle che a breve cominceremo a percorrere in discesa; proprio uno spettacolare (Mauri, ti rubo il termine…) colpo d’occhio, direi quasi ancora molto marocchino. Piombiamo per ripido sterrato, sempre molto bello comunque, nel paesino di Guisguey e da qui ancor più verso la costa in località Puerto Layas; stiamo setacciando l’isola!

Occorre pedalare anche in discesa, il vento ci spinge indietro. Arrivati in paese, urge ricarica d’acqua e anche di cibo per la meritata sosta che faremo in spiaggia; ci prendiamo una pausa di un paio d’ore abbondanti; d’altro canto siamo in vacanza. Qui la spiaggia è di sassolini e piccoli ciottoli neri, ed il mare diventa scuro e profondo più rapidamente. Ripartiti, ci teniamo ancora sulla costa, ma senza prendere la strada principale; l’asfalto può attendere: ancora qualche km in compagnia del mare blu e lungo sterrati ancora meravigliosi, lungo i quali troviamo pescatori e gente che staziona con furgoni e pseudo camper, sempre all’insegna della più ampia libertà; tra l’altro il campeggio libero sapremo poi è ammesso e concesso. Percorriamo gli ultimi 11 km circa verso La Oliva, e dobbiamo prendere quota, chiaramente sempre in salita e con un caldo pazzesco; ci fermiamo a Caldereta, nell’unico bar aperto (ce ne sono 2 in tutto) e il ragazzo ci consiglia la pista che comunque avremo dovuto prendere invece della strada. Ha ragione: ambiente ancora bellissimo e pace unica. Scolliniamo e vediamo il paese, assai carino. Visitiamo la chiesa e dopo continuiamo per Villaverde, fino al nostro Hotel Rural Mahoh. Stanza assai carina e qui si mangia anche, ed anche assai bene! (53€ in B&B). Anche per oggi il caldo l’ha fatta da padrone, in società col vento.

Nota di cronaca: una cena davvero superlativa, proposta dal gestore, un ragazzo estimatore del Rototom di Codroipo!!

Venerdì 10 maggio Villaverde/Corralejo/Playa Blanca/Matagorda: 73km 5h dsl 610 mt

Con un preludio dovuto ad una cena simile, non potevamo aspettarci di meno dalla colazione davvero ricca e fornita di tutto, consumata sotto il porticato in anticipo con i loro consueti tempi; ma dato che ci aspetta una giornata completa, ed approfittando che altri ospiti si devono muovere a piedi per un trekking, riusciamo così ad essere in strada di buon’ora.

Proprio appena presa la strada principale, la abbandoniamo per continuare per una strada minore che in breve tempo lascia spazio allo sterrato; una pista molto bella che facendoci perdere velocemente quota restando sempre immersa in un ambiente selvaggio e lontano dalla civiltà, si tuffa su di una valle che percorriamo a ritroso per tutta la sua lunghezza ritrovando il verde della fertile vegetazione grazie alla presenza dell’acqua del fiume fino ad arrivare pressoché sulla costa ad incrociare l’unica arteria percorribile in direzione N per entrare nel Parque Natural Corralejo, caratterizzato dalla presenza delle sue importantissime dune di sabbia bianchissima che in alcuni punti invadono la trafficata FV1. È un colpo d’occhio davvero unico, il poter godere ancora di questi colori intensi e così diversi tra loro, a destra il blu cobalto del mare, noi sulla striscia di asfalto nero e alla nostra sinistra il candore della sabbia, il tutto accarezzato, se non schiaffeggiato, dal vento che abbiamo spesso contrario. Essendo zona protetta, non troviamo costruzioni ed abusi per gran parte della sua estensione; appena la strada si avvicina a Corralejo, cominciano ad apparire i primi alberghi che all’inizio sporadici, si infittiscono man mano che ci si avvicina al centro ed al porto. E a tal proposito, intravvedendo di fronte Lanzarote, il nostro pensiero comincia spostarsi sull’imminente rientro….Una piccola sosta per una bibita prima di imbarcarci giusto il tempo di far due chiacchere col cameriere ovviamente italiano scappato da Milano con tutta la famiglia.

Dopo una mezz’ora di viaggio siamo di nuovo a Playa Blanca da dove dopo una spesa veloce, ripartiamo in direzione Costa de Papagayo per fare un bagno nell’omonima famosissima spiaggia, ma ci fermiamo prima visto che ci si presenta un’alternativa e che poi abbiamo altra strada per arrivare a Matagorda, senza contare che dobbiamo poi preparare tutto per il volo di domani.

Ripartiti, prendiamo ora in direzione Femés, che sarà l’ultima asperità da raggiungere di questo sorprendente viaggio; ultima ma forse più terribile asperità, dal momento che dalla costa avremo concentrato in questo tratto tutto il dislivello di oggi in una manciata di kilometri ma soprattutto che li percorreremo sotto una candela di sole cocente. Dopo l’ultimo strappo al 18%-20% che porta in paese, ci fermiamo per fare acqua e godere della meravigliosa vista che dalla balconata si vede sul golfo e su Fuerteventura, fino ad un orizzonte lontano sull’oceano. Davvero incantevole. Riprendiamo le bici e in veloce discesa dopo aver attraversato Las Casitas, sempre immersi in una distesa lavica che ha reso molto verde questa campagna di mezza collina, incrociamo seguendola ancora la più trafficata LZ2 fino a lasciarla nuovamente alla prima deviazione utile per la costa e per Puerto del Carmen che raggiungeremo in breve tempo fino ad incontrare in bivio che dieci giorni fa abbiamo seguito nella direzione opposta; da qui e fino al nostro punto di rientro è una passerella sulla ciclabile parallela all’oceano che sembra di aver percorso solo qualche minuto prima.

Dopo aver provato la ciclabile fino all’Apt ed aver optato per un taxi per domani, arriviamo in Htl e cominciamo a smontare le fidate bici prima di andare a cena nello stesso ristorante della prima sera, per mangiare ancora un ultima volta questo squisito polpo gallego accompagnato dalle immancabili papas arrugadas e dai pimientos del padron. Un ultima coccola prima del rientro.

Sabato 11 maggio Matagorda/Arrecife/Bologna

Sveglia presto per l’ultima colazione home made in terrazza e trasferimento all’aeroporto di Arrecife col taxi (ancora 20€) in tempo per il volo di rientro a Bologna. Tutto bene ed una volta atterrati in patria, recupero delle bici e ahimoi, arrivo a casa nel pomeriggio. Faremo passare qualche giorno per le prime considerazioni su questi intensi ma appaganti giornate.

Dovendo descrivere questa esperienza non nascondo di trovar estrema difficoltà nel trasmettere le sensazioni provate giorno per giorno, forse a causa del fatto che alla fine si è dimostrata una scommessa, vincente senza dubbio, ma partita in maniera altrettanto incerta e rafforzatasi momento dopo momento, svelando sorprese e aspetti che personalmente non avrei mai attribuito e creduto possibile queste due isole che ancora una volta definirei “selvagge” per come da noi girate ed attraversate potessero regalarci; tanto che per quanto variegato si è dimostrato il viaggio, tornerei subito a riscoprire tantissimi angoli paradisiaci che abbiamo scoperto e che credevo non potessero appartenere alle Canarie …….ovviamente, tutte le ciambelle serie hanno il buco, su tutte le torte c’è una ciliegina, anch’io ho una Furia gocciolina che ha fatto traboccare il mio vaso colmo di incertezze e di dubbi ed ha reso invece possibile e reale questa scommessa e rendendo ancor più magico il viaggio grazie alla sua fedele ed ormai immancabile compagnia. Una vera compagna di vita!!

Alla prox avventura……Raf & Roby!

Dati tecnici: Tot. km percorsi 555 km – dislivello totale 5.850 mt.

 


VIAGGIO

 Coast2Coast (ma esiste?) de France 2012!

de Bâle á St. Brévin les Pins, lungo l’Euroveló 6 (dei Naturaider Roberta e Raffaele)

 

 

 

 

 

Altra vacanza, altro appuntamento; una decisione questa volta assai difficile a causa del pensiero alla nostra bestiola adorata che di bizze di salute ne ha fatte parecchie ultimamente, ed anche perché il periodo ferragostano limita moltissimo le scelte; ma alla fine la vecchia passione a due ruote ha trionfato ancora!

 

 

 

 

Venerdì 10 agosto Carpenedo/Venezia/Milano/Basilea

Viaggio nel viaggio; tre treni per un pomeriggio pieno e per arrivare a Basilea da dove cominceremo questa nostra traversata del paese transalpino con destinazione finale Nantes e St. Brévin les Pins (forse!).

Ieri acquistati i biglietti di treno ed aereo per il ritorno. Costi: 250€ treno e 200€ di aereo. Partiamo da sotto casa e la cosa è quanto mai bizzarra; abbiamo smontato le bici per portarle sull’ES e poi da Milano sull’EC che riporta a

casa un troiaio di persone in vacanza o di nostri connazionali in visita parenti. Dopo qualche peripezia arriviamo alle 22.30 a Basilea e cerchiamo il nostro hotel che è proprio di fronte alla stazione; bel colpo e ottima scelta! È tranquillo, pulito ed avremo un’ottima colazione compresa nel prezzo, cosa banale ma che non ci capiterà più così tanto spesso: 120€ per la camera all’Hotel Helvetia! Da consigliare. Montiamo subito le bici in camera e dopo la doccia ci tuffiamo a letto; siamo in viaggio dalle 14!

Sabato 11 agosto Basilea/Mulhouse/Clerval: km 141,7 7h1’ Avs 20,2 Dsl 243 mt

Buon sonno ed in piedi alle 7. Colazione e partenza con breve giro in centro a Basilea che si dimostra una città molto bella e tranquilla ma soprattutto a misura d’uomo e di bici! Vivibilissima. La lasciamo alla volta di Mulhouse che raggiungiamo dopo aver incrociato l’aeroporto. È proprio qui, nella Petite Camargue Alsazienne, che comincia un percorso meraviglioso sempre immerso nella natura ed a contatto col Canale du Rhône au Rhin che oggi seguiamo per tutto il giorno; la bella particolarità  è il numero di chiuse che sono state create lungo il canale per permetterne la navigazione. Sono a decine e grazie a loro è possibile realizzare il viaggio delle houseboat. Passiamo così numerosi paesi come Zillisheim, Donnemoise, Montbéliard. Dopo più di cento km cerchiamo da dormire a Isle sur le Daubs, altro corso d’acqua che seguiamo assieme al Canale du Rhône, ma siamo sfortunati e dobbiamo continuare ancora una ventina di km per arrivare a Clerval dove per colpo di fortuna troviamo casualmente una sistemazione al Bon Auberge, un hotel senza molte pretese a 30€ la camera (+ 13€ per le colazioni)che sarà la nostra salvezza. Bucato e ottimo ristorante dell’albergo; in totale 98€ per cena, notte e colazioni.

Giornata completamente nel nome della natura, del verde e del silenzio nella regione dell’Alsazia. È stata proprio un’inattesa sorpresa!

Domenica 12 agosto Clerval/Besançon/Ranchot: km 95 5h Avs 19 Dsl 166 mt

Sveglia con calma e colazione ore 8. Partiamo dopo la sosta al supermercato in direzione Baume les Dames che passiamo senza sosta e capiamo subito che oggi avremo un nemico nuovo: il vento. Soffierà contrario tutto il giorno senza pause e ci rallenterà un po’. Seguendo sempre il corso del Daubs giungiamo dopo una cinquantina di km a Besançon, che ci appare con le sue mura fortificate sopra le nostre teste. Ancora il panorama tutto intorno fino a qui ma anche dopo la città è dominato dal verde dei prati, dei boschi e dell’acqua del fiume e ti regala un senso di pace e tranquillità che può essere di difficile gestione se non si è abituati e pronti a vivere e condividere! Nessun problema: è ciò che volevamo ma che non credevamo certo di trovare in questo periodo ma soprattutto qui in Francia.

Ci fermiamo un po’ in città e ne vediamo il centro e le vie principali, passando per le mura e lungo il fiume, spazi questi che le persone del posto vivono plein-air a tu per tu con la natura. Sarà così anche per noi godendoci un “verde” pic-nic. Dopo un buon caffè anti abbiocco, ci rimettiamo in sella e ancora contro vento seguiamo ancora il Daubs e passando altri piccoli paesini arriviamo a Ranchot dove proprio in ciclabile vediamo il camping e l’albergo. Che si fa? Possiamo fermarci, e visto che in questi primi 250 km abbiamo trovato gran pochi posti per dormire ci togliamo lo scrupolo e chiediamo. Albergo chiuso, resta il camping che ci offre l’ultimo bungalow. Lo prendiamo, molto carino e confortevole, a 65€ la notte. Via il dolore. Stasera ceniamo qui; non c’è altro! C’est tous fermé…..

Lunedì 13 agosto Ranchot/Dôle/Verdun sur Daubs/Chalon sur Saône: km 120 6h15’ Avs 19,2 Dsl 142 mt

Giornata tosta anche oggi. Colpa di non riuscire a trovare un posto per dormire. Come la legge di Murphy impone, quando lasci la tenda a casa perché si è convinti di trovare un’offerta generosa di alloggi, è la volta che di alloggi non ne vedi neanche l’ombra, proprio come nel nostro caso. Sembra impossibile ma in tutta la giornata abbiamo visto un solo posto e per fortuna, ma per forza, arrivando a Chalon, abbiamo trovato un hotel, des Jacobins, su un totale di due visti in tutto il paese; e non è piccolo.

Stamattina, dopo lo spavento della nebbia fitta che ci faceva pensare male, la giornata è andata migliorando fino a diventare davvero calda. Partiti alle 9.15 abbiamo puntato su Dôle, cittadina fortificata che ha dato i natali al famoso Jacques Pasteur, la cui casa è ora museo. Giriamo i tranquilli e singolari vicoli  e come già trovato ancora , anche qui regna assoluta la tranquillità. Non appena esci poi dai villaggi, la natura prende il sopravvento su tutto e ti rimanda ai tuoi pensieri. Lasciata Dôle ci dirigiamo verso St. Jean de Losue che però sfioriamo solo per fare poi sosta a Pagny la Ville, dato che la colazione hand made di stamattina ci ricorda che a differenza nostra lo stomaco non è in vacanza e vuole lavorare…. Qui perdiamo la pista, nel senso che viene indicata l’interruzione e siamo perciò costretti a seguire la strada sulla carta. Fin qui è tutto segnato alla perfezione. Prendiamo così per Seurre dove abbiamo qualche difficoltà con l’argine che alla fine troviamo per ritrovare dopo anche le indicazioni dell’Eurovelo6. Siamo così a Verdun sur le Daubs, che ci appare molto carina e tipicamente francese, anzi, proprio della Borgogna, perché tra le altre cose c’è da ricordare che abbiamo lasciato la regione dello Jura per entrare proprio in Borgogna. E da qui si beve! Proprio qui poi, il Daubs si unisce alla Saône per darle ancor più vigore!

Ancora una ventina di km senza trovare alcuna sistemazione (forse era meglio fermarci a Verdun) per arrivare – dopo un tentativo a Sassenay – da una coppia francese con figlia e genero italiano in visita da loro, tentativo ovviamente fallito, e siamo a Chalon sur Saône. Stavolta siamo fortunati, perché appena arrivati notiamo una coppia di “colleghi” che entrati in centro puntano sicuri in una laterale dove vediamo l’insegna dell’hotel; subito seguiamo il loro gesto e faremo proprio bene: questo hotel 1*, segnalato Rutard, è una bella sorpresa. Pulito, spazioso e molto economico. Ce la caviamo con 41€ per la camera. È nostro. Doccia e subito cena, dato che abbiamo pedalato fino alle 18.30 circa. Scegliamo una bella brasserie in centro, un centro davvero molto carino e tranquillo, con una vivibilissima zona pedonale proprio dietro l’hotel e a misura d’uomo. La brasserie, Le Cha’ lon, ci propone un bel menù (tot. 70€). È ora di andare a nanna.

Martedì 14 agosto Chalon s. Saône/Palinges: km 99 5h45’ Avs 17,1 Dsl 663 mt

Tappa nervosa! La bellissima Borgogna ci ha regalato tantissimi paesaggi e non ci ha fatto certo annoiare in questi 100 km. Anche se i continui saliscendi ci hanno rallentato confronto alle altre giornate. Subito fuori Chalon e ad esclusione di un piccolissimo tratto centrale, quella di oggi è forse stata la tappa fin qui più bella, prima percorsa costeggiando il Canale du Centre con la sua concentrazione chiuse e tranquillo compagno di pedale, poi affrontando le colline tra St. Jean de Trezy e fino al nostro stop a Palinges, con un brevissimo intervallo ad Escuisse. Colline a dir poco magnifiche che offrono sia vigneti che campi di girasole, distese di grano maturo e campi adibiti a pascolo, perché qui scorrazzano indisturbate centinaia di mucche che regalano carni e formaggi di elevata qualità.

E poi come non ricordare le scorpacciate di more che la natura ti regala porgendotele con i rami dei rovi fino a bordo strada: basta solo allungare la mano e coglierle: squisite!

Il caldo di questa regione anche oggi ci accompagna fino a sera con temperature ben oltre i 30°.come sempre avremo non pochi problemi per trovare sistemazione per la notte, ma per nostra fortuna, senza dover arrivare a Paray le Monial, riusciamo a fermarci a Palinges dove nel campeggio del paese troviamo libero l’ultimo chalet che prendiamo a 42€ (sconto bassa x alta stagione di 62€, merito di Furia). Un posto tranquillo in riva a un lago preso d’assalto da francesi, olandesi e tedeschi (siamo ovviamente gli unici italiani), che qui vengono a trascorrere le loro vacanze!?! Ottima soluzione per noi. Veloce doccia e di corsa, in bici ovviamente, in paese per la spesa per la cena. Stasera cena in veranda “Chez Furia&Quardel” come piace a noi. E non dimentichiamo che domani è Ferragosto! Con in testa ancora i ritagli di questi borghi assolutamente deserti ma ricchi di un fascino che solo a loro appartiene, con i colori di una natura incontaminata e tipici della campagna di Borgogna, ultimo sorso di vino rosso locale e appena messo il punto a questa frase, corriamo a letto. A domani; appuntamento con la Loira!

Mercoledì 15 agosto Palinges/Digoin/Bourdon L./Cronat: km 86 4h40’ Avs 18,3 Dsl 316 mt

Oggi tappa più breve a causa della ormai quotidiana difficoltà di alloggiamento! E alla fine ci è andata più che bene. Ore 8.15 arriva il pane fresco in campeggio e possiamo far colazione. Dopo il giro di controllo del nostro chalet della Sig.na Rotthermayer, possiamo partire verso Paray le Monial per riprendere a seguire l’argine del Canal du Centre fino a Digoin. Il paesaggio è ancora molto rilassante e ci troviamo spesso soli a pedalare in questa immensa natura, ogni tanto incrociando qualche barca che attende di passare una delle tantissime chiuse, talaltra volta incrociano altri cicloturisti piuttosto che facendo alzare in volo qualche airone cenerino, specie che popola numerosissima queste regioni; e pensare che è Ferragosto! A Digoin ci concediamo un caffè e scopriamo che rispetto alla nostra carta, è stato aperto un altro tratto di Euroveloroute  proprio da dove il Canal du Centre incrocia la Loira. Da questo momento infatti seguiremo (più o meno) il corso del grande fiume francese. O meglio, lo seguiremo da Dion, fine del tratto nuovo che invece di seguire l’andamento collinare decisamente più nervoso e lento, anche se altrettanto bello paesaggisticamente, ci consente seguendo il Canale di tagliare circa 20 km e proseguire più velocemente.

Ancora qualche km e ci fermiamo a St. Aubin sur Loire, per mangiare le nostre provviste (qui c’è anche un bel castello!). proseguiamo fino a Bourbon Lancy, centro turistico e termale sembra abbastanza conosciuto nella regione, e meta di gente da tutta l’Europa del nord per fare questo tipo di terapie. Il centro storico merita una visita perché la parte vecchia del paese, arroccata nella parte alta, nasconde angoli e palazzi risalenti al XII° sec. e successivi. Lo giriamo anche noi dopo aver fatto sosta all’uff. info per vedere se si poteva continuare ancora o se conveniva far tappa forzata qui; fortunatamente riusciamo a trovare a Cronat, a 16 km da qui, l’unica sistemazione possibile: l’hotel ded Voyageurs, un tranquillo e comodo albergo  con annesso ristorante  che fa al caso nostro. È aperto e riserviamo una camera (45€ + 12€ di colazioni).

Primo orage del viaggio, ma siamo ancora all’interno dell’uff. info. Qualcosa prenderemo anche noi.

Ultimi km tra colline meravigliose e silenzio e assenza di macchine per arrivare in questo magnifico paesino dove anche il pomeriggio di Ferragosto, qui davanti a noi seduti a scrivere nel parco dietro il Mairie, le persone del paese si trovano per giocare a bocce, un gioco ed un’usanza che noi non ricordiamo forse neanche più. Anche questa è vacanza. E anche questo è relax. E non ne siamo capaci. Che invidia.

Ora si torna per la cena; chissà cosa avrà preparato il nostro chef, maitre, portiere, barista e…..

Giovedì 16 agosto Cronat/Nevers/Cuffy: km 104 5h35’ Avs 18,6 Dsl 254 mt

Una persona senza dubbio particolare, il nostro amico tuttofare di origine sicula! Dopo una cena quasi fai da te ed un altrettanta strana colazione, una spesa veloce e pronti per.…….sbagliare strada. Proprio così; con l’entusiasmo legato alla bella giornata anche se ancora fresca, prendiamo la direzione opposta alla nostra, pur correndo in una meravigliosa campagna piena di profumi, colori ed animali in libertà. Torniamo quindi al punto di partenza, “sprecando” così circa ¾ d’ora e 15 km circa. Prendiamo ora in direzione Decize, attraversando le piccole frazioni di St. Hilaire e Charrin, prima di prendere il Canale di Nivernais che ci porterà fino a Decize. Fin qui occorre dire che i segnali sono spariti ed occorre quindi seguire la carta e chiedere per evitare di perdersi in questi paradisi campestri. Da Decize prendiamo direzione Nevers, primo e grande nome sulla Loira, arrivandoci seguendo il chemin de álage lungo il canale per una quarantina di km, come indicatoci all’uff. del turismo, evitando così di allungare il percorso lungo strade più trafficate. Questa deviazione, che a regime sarà il nuovo percorso dell’Eurovelo6, è indicato alle vtt e non ancora a bici stradali visto che è quasi totalmente sterrato e di qualità abbastanza scadente. Siamo così quasi in vista della città, ancora circa 3 km e saremo nel centro di questa bella anche se così non proprio piccola cittadina, capace di coniugare la modernità del nostro tempo con i tempi antichi e sfarzosi a partire dal XII° sec. cui danno testimonianza chiese e monumenti splendidamente ancora conservati. Decidiamo di continuare ancora un po’, preferendo fermarci in posti più tranquilli, che rendono il pari allo spirito di questo nostro viaggio, non senza però concederci un tour nella parte vecchia e storica della città, che noi faremo completamente contro mano…ahinoi!!

Lasciata Nevers e le sue chiese, ancora una quindicina di km verso Cuffy sempre lungo il Canal Lateral á la Loire, dove faremo tappa all’hotel La Grenouille, nell’omonima piccola località, una sistemazione super anche se a 1*, ma accueil “Loire á veló” oltre che a pellegrini del Chemin de St. Jacques de Compostela, un’icona quindi del viaggiatore (38€) dove ceneremo alla grande (menù a noi dedicato) e dove faremo colazione (tot. 12€). Passo e chiudo!

Per la cronaca: con oggi siamo entrati nella Région du Centre; ora si va verso i castelli.

Venerdì 17 Cuffy/Sully sur Loire: km 143 7h10’ Avs 20 Dsl 196 mt

Giornata intensa sotto tutti i punti di vista; il kilometraggio importante e la temperatura quasi torrida. A parte la mattinata, pedaleremo tutto il giorno sopra i 35°, a sfiorare i 40°, e fino a fine giornata, con risultato finale un bell’eritema dal sole sulle gambe. Partiamo col fresco da Granouille e seguendo il Canal Lateral á la Loire, passiamo Marseille, La Charité sur Loire per poi seguire il corso del fiume principale fino a Saucerre, dove ci fermiamo a fare la spesa sotto un sole cocente. Da qui riprendiamo la bella ciclabile della Loire á veló, che da questa mattina stiamo seguendo dal km 0, e che ci fa attraversare una gran bella campagna, ricca di campi di girasole, di mais ed anche di grandi vigneti. Riusciremo a mangiare solo dopo le 14.30 non riuscendo a trovare una zona d’ombra che ci ripari un po’ dal caldo. Riprendiamo quindi da Léré e passiamo poi Belleville e Beaulieu sur Loire, graziosi e tranquilli villaggi che ci regalano la vista di case magnifiche ma anche di begli scorci sulla Loira sorniona. Il caldo si fa sentire sempre di più e anche l’acqua nelle borracce diventa quasi imbevibile. Sappiamo poi che c’è un’allerta “canicule” che nel w.e. non darà tregua soprattutto in questa parte del paese. Oggi cercheremo di avvantaggiarci per poi poter dedicare più tempo ai castelli. Puntiamo così su Briare che lambiamo velocemente ma che però passiamo per ammirare il Pont Canal, vero ed autentico capolavoro di ingegneria eseguito nel 1800 da Eiffel, che ha curato la posa dei pilastri dello stesso materiale con cui è costruita la celebre Tour parigina. Un bellissimo colpo d’occhio quando le imbarcazioni passano sospese sopra la Loira, sul ponte navigabile, quasi fossero delle automobili col timone.

Tappa successiva sarà Gien, dove troviamo il mercatino dell’antiquariato e brocante, imperdibile appuntamento per gli appassionati ed i cultori dello stile e dell’antico, che dura ben 3 giorni e che vediamo un po’ di corsa ma che notiamo ugualmente essere ricco di oggetti meravigliosi…..meno male che siamo in bici!!

Decidiamo quindi di fermarci a St. Gondon, ma una volta in paese scopriamo che la sistemazione scelta è fuori mano e non si sa se sia chiusa. Così il macellaio – premio nazionale miglior “andouillettes” per svariati anni – ci indirizza a Lion, a 5 km, facendoci lasciare la pista, ed una volta lì non solo non troviamo nulla, ma per di più scopriamo l’esistenza di un albergo sul percorso abbandonato! È pazzesco, o è tutto chiuso o non c’è nulla! Continuiamo ormai per arrivare a Sully sur Loire, paese più esteso e senza dubbio che ci offrirà alloggio. Siamo lì verso le 19.15 ed il primo hotel che troviamo – dopo non essere stati fortunati con altre chambres d’hôtes – sarà il nostro; in culo alla miseria: 105€per la camera superiore (al prezzo della standard) + 25€ per le colazioni. Ottima scelta, l’hotel Burgevin, un 3* in centro ma assai tranquillo e di ottimo livello, mai trovato fin qui. I proprietari sono simpatici e forse ci verranno a trovare a Venezia…..doccia, due chiacchere e a cena, con salmone e Guiness. E siamo in France… Abbiamo fatto tardi, ma almeno siamo anche riusciti ad andare a vedere il bellissimo castello, anche se da fuori.

A letto a mezzanotte.

Sabato 18 agosto Sully s. Loire/Orléans/Beaugency: km 90,5 4h45’ Avs 19,2 Dsl 91 mt

Altro che canicule! O caldane ….che si dica. Giornata quella di oggi alquanto impegnativa a causa della temperatura che ha toccato nel pomeriggio i 42,5°!! L’acqua delle borracce è davvero imbevibile e l’aria che ti arriva addosso è così calda che ti brucia e ti secca gli occhi. Ma si va. Ce la siamo anche presa comoda oggi, già con la colazione, che ci ha visti protagonisti. Siamo rientrati dei 25€….tutto all’altezza dell’hotel, davvero tutto: macedonia di frutta fresca, yogurt, corn flakes, marmellate home made, pane, dolci, succo d’arancio fresco, caffè e latte a fiumi, croissant, prosciutto crudo ed altre cose ancora! Partiamo dopo i saluti al proprietario alle 9.45….però anche dopo il check alle bici. Prima sosta quasi subito a St. Benoit, ed alla sua bellissima Abbazia, che nella cripta conserva le reliquie di S. Benedetto. è davvero molto bella e risale all'XI° sec.

Rimontiamo in sella e dopo appena 7 km altra sosta che merita a Germin des Prés, dove visitiamo l’oratorio carolingio che vanta un mosaico bizantino della fine dell’800, unico in Francia. Si va ora in direzione di Orléans ed il caldo si fa sentire parecchio, anche perché non troviamo quasi per niente ombra. Prima di entrare in città ci fermiamo però a mangiare. Sono quasi le 14 e la prima panchina è nostra.

Procediamo quasi sempre verso W, NW, e ci accorgiamo che le giornate sono più lunghe di qualche minuto, e qui ad esempio il sole oggi tramonta alle 21.02, più di 6’ da quando siamo partiti da Basilea.

Arrivati in città ce dirigiamo subito verso la Cattedrale che ci appare subito maestosa e le dedichiamo una visita anche perché all’interno la temperatura è completamente diversa. Da qui facciamo un giro per le vie del centro fino a Place de Gaulle ed alla casa di Giovanna D’Arco, santificata e ricordata per il suo sacrificio in diverse chiese qui intorno. Da Place de Martroi saliamo infine fino al Palais de Justice per poi ridiscendere per Rue la Bretonnerie e riprendere Rue Bourgogne fino alla Loira, da dove riprendiamo la nostra via ciclabile. Dopo Orléans seguiamo ancora l’argine di questo fiume importante, che regala molte possibilità alle persone del posto; qui infatti si pratica la canoa, lo sci nautico, oltre a tutte le attività da spiaggia. Soprattutto nel fine settimana la gente vi ci si riversa con ombrelloni, sdraio e tutto il completo da pic-nic per trascorrere la giornata sulle sue rive.

Prima di Beaugency attraversiamo Meung sur Loire, con menzione al castello che però vediamo solo da lontano. Arriviamo a destinazione verso le 18.30 e ci fermiamo al Relais des Templeurs, un tipico e caratteristico 2* che ci offre la camera a 62€. È proprio ambientato in quei tempi ed anche la nostra sistemazione ci porta un po’ indietro nel tempo. Dello stesso tenore è anche la sala per la colazione. Il caldo è ancora forte e non ci mollerà per tutta la notte. Ceniamo di fronte da Chez Henry, molto bene, dopo aver fatto un giro per il meraviglioso centro storico che merita di essere visitato. Offre il castello Dumfois, oltre alla torre César e all’Abbazia de Notre Dame, tutti risalenti all’XI° sec., oltre al bellissimo ponte che sorge all’ingresso della cittadina, sulla Loira, sempre della stessa epoca.

Ottima idea fermarci qui, ne valeva la pena.

P.S. a cena abbiamo fatto la graditissima sorpresa (soprattutto per la Roby) della Leffe Ruby….una novità francese!

Domenica 19 agosto Beaugency/Blois/Rilly sur Loire: km 77 4h15’ Avs 18,1 Dsl 167 mt

Oggi saremo più turisti del solito. Cominciamo i castelli e la nostra prima tappa sarà Chambord, dopo circa un’oretta dalla partenza. Ci svegliamo presto anche a causa della nottata torrida appena trascorsa. Dopo un abbondante colazione facciamo subito la spesa visto che è domenica ed è bellissimo girare per il centro ancora addormentato godendoci il fresco della mattina. Arriviamo al castello, un magnifico edificio, ahinoi in restauro in una sua parte, attraverso un percorso che attraversa il parco, riserva di caccia più estesa d’Europa, e che improvvisamente si apre sull’ingresso maestoso del maniero. Dedichiamo un paio d’ore alla sua visita, casa di gran parte dei regnanti di Francia, da Luigi XIV e Maria Teresa d’Austria a Francesco I. Un susseguirsi di stanze e arredamenti davvero unici, come unico è il maschio al centro del castello, dotato di doppia scala a chiocciola dai percorsi mai condivisi tra loro. Un gioiello di ingegneria non riproponibile ai giorni nostri per le infinite decorazioni degli interni sulla pietra e sulle volte delle varie sale. Ci godiamo la visita delle terrazze ed alla fine riprendiamo la via del parco – percorso percorribile unicamente in bici attraverso la foresta – in direzione Blois, altra sede reale e sede del famoso castello che però vedremo solo dall’esterno. Visitiamo la città, vittime di questo caldo soffocante, e vediamo anche la chiesa del XV° sec. di St. Luis, oltre che la parte del centro storico. Riprendiamo per il nostro cammino verso Chaumont sur Loire ed il suo castello, non senza aver fatto prima la nostra sosta pranzo a Chailles, ormai in preda alla morsa dei crampi di fame. Sono quasi le 15 e occorre pranzare. Con un ultimo sforzo, dopo aver prenotato la chambre d’hôte per stasera, siamo al castello, molto bello anche se senza dubbio non così maestoso come quello del mattino. Lo visitiamo e restiamo comunque affascinati dalla bellezza della costruzione, dagli ornamenti e del parco che ospita in questo periodo una mostra d’arte contemporanea. Anche per queste stanze la storia di Francia ha lasciato le sue impronte. Qui vi hanno soggiornato Caterina De’ Medici, Nostradamus ed altri personaggi storici. È bello rivivere, anche se per pochi istanti, momenti di epoche così lontane e così diverse, ma per certi aspetti così superiori al nostro tempo. Simili capolavori storico/artistici non sono replicabili ai giorni nostri. Usciti soddisfatti da questa visita, ancora 5km e raggiungiamo la Chrisalyde, nostra meta odierna, in una vecchia ed originale casa che ci ospiterà anche per la cena, una table d’hôte di buon livello, con pezzo forte un vassoio di formaggi di capra da far girar la testa. Ci farà compagnia a cena una simpatica coppia di Tolosa e con una serie di pietanze della regione, assaggiamo assieme 3 bottiglie di buon vino autoctono. Dessert e a nanna, con spirito e panza assai soddisfatti. È la cosa più importante credo. Domani sono previsti orages a diverse ore, forse per stemperare queste temperature davvero toste e non normali. Spengo h. 23.

Piccolo inciso: nella zona è molto diffuso praticare escursioni in mongolfiera che propongono il sorvolo della zona dei castelli, magnifico colpo d’occhio, oltre che la vista del fiume da un’angolazione davvero insolita. Ne abbiamo avvistate 5 solo prima del tramonto.

Lunedì 20 agosto Rilly s. Loire/Tours/Rupuanne: km 100 5h30’ Avs 18,4 Dsl 196 mt

Anche la giornata che si appresta a cominciare sarà alla fine piena, intensa e ricca di belle sensazioni ed esperienze. A cominciare dalla colazione, che in questa bella casa condividiamo ancora con la coppia di ieri sera e con una famigliola di ragazzi con figlia al seguito, ed ovviamente con Leon, simpaticissima canaglia di un paio d’anni e con il resto della famiglia che ci ospita. Dopo i dovuti saluti, si pedala in direzione del primo castello di oggi, Amboise, inserito nel cuore dell’ormai molto turistica cittadina omonima, che vive quasi esclusivamente sul turismo. Un bel castello, che oltre all’interno ricco di belle stanze arredate dai diversi regnanti nei due diversi stili gotico e rinascimentale, così come per la costruzione del castello vero e proprio che propone anche all’occhio meno allenato una miscellanea dei due periodi storici. Nella cappella del castello vi è la tomba di Leonardo Da Vinci. Chiude la visita il giardino e le torri da cui si domina la sottostante città. Da ricordare che poco distante merita una sosta il museo Clos Lucé, che conserva le scoperte, la storia e le invenzioni del celebre inventore italiano, oltre che la bellissima Cattedrale di St. Denis, proprio di fronte al castello, nell’opposta parte alta. Usciti dalla città, continuiamo verso Tours, a cui dedichiamo un passaggio più veloce, al castello che non visiteremo, al simpatico ponte ciclo-pedonale sospeso sulla Loira, che porta alla parte nord della città, alla bellissima ed imponente Cattedrale di St. Gatien, che deve essere visitata per la sua importanza e la bellezza del suo interno, soprattutto i rosoni che la adornano, ognuno dedicato ad un santo diverso; davvero un capolavoro dell’uomo. Terminiamo il giro perdendoci per il centro storico che presenta numerosi altri spunti di visita. Tutto sommato a noi però come cittadina non ha molto entusiasmato a causa della sua grandezza assimilabile a città a tutti gli effetti; per noi resta unico il fascino dei piccoli centri e villaggi che conservano e custodiscono un’identità quasi surreale, immersi nella storia che testimoniano oggigiorno. Nel caos riusciamo, malgrado lo sconvolgimento dei valori in corso, ad uscire e ritrovare la tranquillità che ci aveva accompagnato fin qui. È stato infatti un susseguirsi di emozioni per gli occhi grazie agli immensi vigneti che abbiamo attraversato, composti e geometriche opere dei viticoltori della regione. Si alternano ogni tanto a campi di girasoli ormai stanchi e di mais. Un profumo di natura che accompagna il ritmo imposto dal giro di pedali. Riusciamo a pensare.

Dopo Tours velocemente passiamo e ci fermiamo per un tardo spuntino a Savonnieres, perché siamo in vista ormai di Villandry, altro castello cui dedichiamo una visita, da ricordare, più che per il suo fascino interno, senz’altro da non sottovalutare, per l’unicità del suo parco che lascia esterefatti e muti quanta è la sua complessità del suo insieme ma anche la cura per il suo mantenimento. Un castello dalla storia più recente ma di più difficile realizzazione per il suo orto, i giardini d’acqua, il labirinto, i cortili, quasi la vita avvenisse più all’esterno che all’interno. La visita richiede infatti più tempo fuori che dentro. Colori e profumi che ti fanno estasiare, trasportati dalla leggera brezza che spira tra diverse qualità di spezie e di piante ornamentali. Il tutto condito dalla dolce danza di una coppia di cigni.

Orpo, occorre pensare a dove passare la notte. Qui è un terno al lotto ed infatti sprechiamo qualche telefonata per: tous reservè! Superiamo allora La Chapelle aux Naux e Bréhémont, dove, all’ennesimo sfortunato tentativo, il proprietario dell’albergo del paese chiama un amico a 4km di distanza che gli conferma la disponibilità di una chambre d’hôte: Les devants de Rupuanne. Proseguiamo allora fino a Rupuanne dove ci attende una super casa tutta per noi; una camera meravigliosa, con vista sulla campagna e balle di fieno, a 63€ con colazione dove saremo soli! Magnifico. Unico neo, dobbiamo tornare in paese per la cena (tot. 8km), ma ne vale certamente la pena. A tavola godiamo di un tramonto speciale sulla Loira, con un’atmosfera da villaggio provenzale misto a borgo barocco siciliano; da una parte la piccola ma graziosa chiesetta, dalla parte opposta sua maestà la Loira: bon appétit! Torniamo sui nostri passi, ops, pedali, immersi in nuvole di moscerini…..è casa loro tutto sommato. A domani.

Martedì 21 agosto Rupuanne/La Thoureil: km 85 5h Avs 17,3 Dsl 340 mt

Una gran dormita condita da colui che qui comanda: il silenzio, capace di essere così rumoroso tanta è la disabitudine alla sua presenza. Facciamo colazione in giardino, siamo soli, l’unica compagnia fedele è quella di Erika, un pastore tedesco di 3 anni e mezzo, di un obbedienza unica. Salutiamo il proprietario (rimasto purtroppo recentemente vedovo) e partiamo di buon’ora per poter passare presto per il castello d’Ussé, castello simbolo della Bella addormentata nel bosco (la Belle au Bois dormant), che ricalca proprio i classici castelli delle favole con le torri dai tetti conici ed allungati e la posizione alta che domina l’ingresso. Continuiamo dopo aver passato alcuni piccoli villaggi assai tranquilli allontanandoci dal grande fiume per percorrere la bellissima campagna.

Arriviamo così a Condes St. Martin dove merita la sosta per la visita della Chiesa ed il tipico stretto centro assai tranquillo; arriva poi Mont Soreau, da cui faremo la doverosa deviazione per l’Abbaye de Fontevraud, un complesso religioso considerato il più grande d’Europa, che richiede un paio d’ore di visita. Da notare la Cattedrale, il dormitorio, le cucine (una strana costruzione indipendente alta 28m., circolare e con 21 camini che fungevano anche da affumicatoi per le suore che mangiavano più che altro pesce). Poi ancora i locali che diventarono in tempi più recenti le prigioni, un carcere convertito nella II° G.M., tra i peggiori mai esistiti, e ne sono testimoni ancora le lettere ed i messaggi scritti dai prigionieri. E ancora il refettorio ed il chiostro ancora magnificamente conservato. Per non parlare di tutti gli affreschi e le decorazioni, compresi gli stemmi ed i simboli nobiliari, che adornano i vari locali dell’abbazia.

Dopo la visita facciamo pranzo. Ritorniamo per la stessa strada (circa 5km) a Montsoreau e da qui passeremo alcuni borghi costruiti nel tufo, come Turquant, Parnay ed altri minori che custodiscono ancora villaggi trogloditi dove è possibile vedere le vecchie abitazioni ricavate dalla roccia tufacea. Arriviamo quindi a Samur, un grosso paese ma con una graziosa e vivace zona pedonale che attraversiamo per raggiungere l’uff. turistico. Da qui proseguiamo in direzione Chenehutte, Trèves e Cunault, tre graziosi paesini dove resta impressa la presenza del tufo, e dove potremo godere dell’attraversamento di un villaggio troglodita, possibile solo in bici in quanto percorso esclusivo dell’Eurovelo. A Trèves vi è una bella Torre e ovunque è un trionfo di chiese di epoca molto antica, attorno all’XI° sec. Senza riprendere la ciclabile, siamo dopo poco a Gennes, paese che non ci impressiona granché, tanto che decidiamo di proseguire ancora fino a La Thoureil, dove troviamo una graziosa chambre d’hôte da una stravagante signora – qui ce ne sono parecchie – che ci ospiterà nella sua casa per 55€ colazioni comprese. Ci prenota un tavolo al ristorante del villaggio.

Sole anche oggi, forse un po’ meno caldo, qualche piacevole nuvola. Anche qui riposeremo bene, la posizione sulla Loira anche se un po’ collinare, è super!

Mercoledì 22 agosto La Thoureil/Champtoceaux: km 113,3 6h11’ Avs 18,3 Dsl 316 mt

Tappa senza dubbio di trasferimento , senza particolari emozioni ma anzi contraddistinta da una certa monotonia nel paesaggio, diciamo proprio flat, ad esclusione forse della parte finale con una campagna più variegata. Partiamo con una giornata di sole dopo colazione dalla nostra amica strana, e salutata lei ed il marito ci mettiamo in strada in direzione Angers, che però decidiamo di saltare per poterci avvicinare più possibile al capolinea che raggiungeremo così domani. È un percorso che va a strappi, dx, sx, e ancora dx e poi sx; nulla di continuo, saliscendi e per di più il cielo diventa nuvoloso e minaccioso. Insomma, proprio la classica tappa di trasferimento! Seguiamo sempre il fiume e all’altezza di Chalonnes sur Loire ci ritroviamo a pedalare sull’Ile de Chalonnes, nella Basse Ile, dove il percorso divente più gradevole. Poi, dopo Ingrandes, prendiamo un rettilineo che, complice il caldo e la fame, a cui sommiamo anche qualche auto, ci fa ricordare il drittone di Caposile, per andare a Jesolo…..finalmente finisce a St. Florence le Viel, dove ci fermiamo per mangiare. Pochi km ci separano da Ancenis che avevamo pensato come punto tappa, ma dato che è ancora presto, decidiamo di superarla per poterci fermare più avanti. Come all’inizio, ricominciamo ad aver problemi di camere e siamo fortunati solo a Champtoceaux, dopo aver buttato una decina di km a Oudon in cerca di sistemazione. Alla fine ci fermiamo nell’unico hotel aperto, che per fortuna ha anche il ristorante con cucina regionale, dove passeremo la notte (3* a 90€ + 18 per le colazioni) e ceneremo. È andata così…la camera però è bella.

Giovedì 23 agosto Champtoceaux/Nantes/St. Brevin les Pins: km 103 5h28’ Avs 18,8 Dsl 155 mt

E siamo alla fine! Anzi, abbiamo raggiunto il km 0 di questo bellissimo percorso che è un crocevia di percorsi ciclabili, incrociando l’Eurovelo1 che scende dalla Norvegia fino in Portogallo, prendendo poi il nome di Vélodyssée, fino a Roscoff e la Vélocéan. Abbiamo toccato Nantes per la prima volta e fino all’oceano abbiamo accumulato 1.360 km circa a cui ne sommeremo ancora una settantina domani per ritornare a Nantes. La tappa di oggi è stata buona, abbiamo goduto nuovamente di un bel paesaggio e di una natura fantastica, ad esclusione ovviamente del pezzo in ingresso ed in uscita da Nantes - in cui siamo entrati attraversando l’Ile de Nantes - che come in tutte le grandi città si contrappone al brusco impatto della quotidianità del ritmo cittadino ed il fatto di percorrere zone forse più periferiche e quindi più degradate rispetto a quanto visto fin qui. L’unica nota positiva è stato l’incontro con Vincent, un simpatico ragazzo del posto, disponibilissimo che si è offerto di darci subito aiuto nel tentativo di trovare un negozio di bici per gli scatoloni che domani dovremo recuperare. Si è reso anche disponibile ad accompagnarci all’aeroporto con la sua macchina! Boh, vediamo.

Altro aspetto simpatico, a Coneron la ciclabile entra nel ferry assolutamente gratuito e che dura circa 3 minuti che ti porta a Le Pellerin. Da qui comincia un bel percorso lungo il Canal Maritime de la Basse Loire, assai bello e rilassante, che corre lontano dal grande fiume fino a Painboeuf; nel locale uff. turistico visitiamo una singolarissima esposizione di opere realizzate con pezzi di ferro recuperati da vecchi oggetti, quali motorini, estintori, vecchie taniche, bulloni, macchine da cucire, bici, ecc, tutto rigorosamente in ferro. Tornati in sella, con un giro stravagante per la campagna, facendoci penare il raggiungimento della meta finale, finiamo così sull’estuario della Loira, proprio quando sfocia nell’oceano Atlantico, passando sotto il ponte St. Nazaire, che conduce all’omonimo paese e forse vietato alle bici. Un’opera enorme; un bel colpo d’occhio e soprattutto l’emozione di aver chiuso il viaggio, ruota in acqua, un’idea che ci girava da tempo per la testa. Ancora una curva e la tabella del km 0. Un abbraccio e un bacio tra noi sancisce la conclusione positiva del viaggio dopo 13 giorni continui in bici. Ebbrava Furia!!!

Continuiamo ancora un po’ dopo aver svoltato l’angolo con l’oceano, perché la Loira fa proprio “angolo” con lui; St. Brevin les Pins è sul fiume, St. Brevin l’Ocean è….dietro l’angolo.

Riusciamo a trovare una camera (70€) all’hotel Le petit Trianon, l’ultima tanto per cambiare, perché anche qui non c’è molto e di gente ce n’è ancora. Ok, ora tour sul mare e poi cena di festeggiamento! Cena e aperitivo in brasserie, scelta quasi forzata dato che spina la ……..Ruby, che poi fa anche rima con …..Roby!!! Ottima, come ottimo il pesce a cui l’accompagniamo.

Venerdì 24 agosto St. Brevin les Pins/Nantes: km 70 3h45’ Avs 18,5 Dsl 98 mt

Percorso a ritroso l’itinerario già visto ieri con l’unica differenza che la giornata è più grigia e presenta alternanza di scrosci con pause più o meno lunghe. È un bell’andare fino al traghetto, e poi l’arrivo a Nantes è triste. Un flash però: arrivando in città vediamo un negozio di bici, che sarà la nostra salvezza per gli scatoloni. Molto gentili a darceli, oltre a del 1000 bolle ed un po’ di nastro. In centro, nessuno dei 3 negozi  visitati ci ha dato nulla e non si trovano neanche negozi di ferramenta!! Pazzesco. Prenotiamo un hotel vicina alla stazione di Nantes Sud (90€ + 28€ per le colazioni) da dove parte la navetta per l’aeroporto. Poi subito a prendere gli scatoloni “prenotati” il mattino e ritorno in hotel per imballare le bici. Finalmente si può andare a cena, la giornata è passata così….

Intanto piove ancora e sarà così fino a tardi. Troviamo con enorme piacere una couscousserie e ci fermiamo senza esitazioni. Scelta ottima. Dopo cena piccolo giro in centro visto che non piove neanche più. Poi ci mettiamo come le parole crociate: orizzontali!!

Domani visiteremo la città; ci sono parecchie cosine da vedere.

Sabato 25 agosto Nantes/Venezia

Qui il tempo è proprio strano. Il vento scandisce il ritmo della giornata; decide se verrà a piovere, se ci sarà il sole o se arriva lo scroscio di pioggia. Lo si capisce subito, e si capisce come la gente ne sia ormai abituata. Non ci si fa più caso e ci si abitua in poco tempo. E la stessa cosa vale di conseguenza per il vestiario da adottare: si può indossare una T-shirt o il pile, le bermuda o i pantaloni in velluto e le infradito piuttosto delle pedule o del tacco 10. Vale tutto e tutto non è fuori posto.

Dopo una pantagruelica colazione cominciamo la nostra prima ed unica ahinoi giornata da veri turisti e la bici a dirla tutta un po’ già ci manca. Visitiamo il Castello, non senza aver prima comprato la nostra immancabile piastrella. dopo la visita giriamo in centro in Place du Commerce, Place Royale, vediamo la Cattedrale di San Pietro e Paolo, il passaggio Pommeraye e la Place Pilori (con tappa per l’ultima Ruby), immancabile crêpe e gallette brêtonne con tanto di fromage de chêvre. Ancora in giro per i numerosi locali della zona pedonale, LaFayette e poi di nuovo in albergo a chiudere le bici. Ottimo hotel, il Mercure Gare Sud. Ottimo servizio, ottima la navetta proprio di fronte all’ingresso, che con 7,5€ ti porta all’aeroporto e passa ogni mezz’ora. Ottima la colazione in hotel, davvero un pasto completo. E ottima vacanza, intensa come sempre, ricca di sorprese sempre positive che hanno reso davvero gran bella questa esperienza, nata quasi per caso, all’ultimo istante, grazie alla mia indecisione ma al deciso intervento della Roby, non una sorpresa ma ancora una volta unico elemento certo e sicuro di questo viaggio; una certezza che ha condito e scandito giorno dopo giorno il ritmo di questo nostro inusuale coast to coast francese!

E come dicono da queste parti: “Bon courage et á la prochaine……!”

Dati tecnici: Tot. km percorsi 1.428 km – dislivello totale 3.343 mt

 


VIAGGIO

 

Progetto Bici&Radici,

ovvero coast2coast del Sudamerica attraverso Brasile, Argentina e Cile

dal 29 febbraio al 23 marzo 2mila12 (del Naturaider Raffaele)

 

In questo progetto, o meglio viaggio non sarò ahimè accompagnato dalla mia dolce e fedelissima compagna di avventura e di vita ma vi parteciperò da solo, con il dovere/onore di accompagnare 10 ragazzi più giovani a cui tale progetto è rivolto e che è sostenuto dalla Regione Veneto, Assessorato ai flussi migratori tramite uno scambio culturale tra la Regione appunto e le Comunità Venete nel Mondo, numerose in Sudamerica.

L’amico Davide Frana mi ha invitato a condividere con lui questa grande esperienza a cui parteciperanno, tra gli altri anche i fantastici Marco Costa con la compagna Elena Massarenti, già grandi organizzatori di simili eventi che avranno un ruolo ugualmente determinante alla buona riuscita finale del nostro viaggio; come avrei potuto quindi rinunciarvi? Quindi l’ovvia e pronta risposta: ci sono! Partiamo……..

 

Giovedì 1 marzo Milano/San Paolo/Porto Alegre/Bento Gonçalves

Siam partiti ieri da Malpensa dopo un trasferimento da Venezia con le bici. Tutto è andato per il meglio; nessun problema all’imbarco e nessun sovrapprezzo x le bici. TAM è una grande compagnia e si vola ok. Il volo dura 12 ore fino a San Paolo ed un’altra ora e mezza per Porto Alegre sempre con TAM. Ottimo volo.

Ci vengono a prendere con un pulmino per mettere dentro le 10 bici e facciamo un primo trasferimento fino a Bento Gonçalves dove alloggiamo alla Posada Casa Mia, molto dignitosa e pulita. Siamo poi ospiti nel pomeriggio della cantina Aurora, forse la più grande cooperativa del Brasile, con una produzione di 58 milioni di litri di vino destinato all’esportazione ed in parte al consumo locale. A fine visita, degustazione di vini, 6 o 7 tipi diversi, di discreta qualità, compreso il prosecco…..Tappa successiva al museo “Epopeia Italiana” una ricostruzione della storia e della colonizzazione di queste terre da parte dei nostri antenati veneti. È davvero impressionante come sia ancora così radicata nella gente di queste comunità l’origine veneta, e ne è testimonianza il fatto che sia parlato esclusivamente il dialetto veneto a discapito dell’italiano. Dopo aver assistito alla ricostruzione teatrale, il tempo di alcune foto con i responsabili al monumento all’emigrante in pieno centro e poi a cena ospiti della locale associazione ciclistica. Davvero una bella serata, peccato la stanchezza stia prendendo il sopravvento. A letto!!

Venerdì 2 marzo Bento Gonçalves/Concordia

All’alba ci svegliamo per il trasferimento combinato a Concordia. Dopo colazione, con l’incontro con Simone ed Enrico – anche loro partecipanti al progetto dopo aver percorso la rotta verso sud fino ad Usuaya– ci viene a prendere un pulmino che ci porterà in 4 ore circa ad Erechim dove, dopo il trasbordo dei bagagli + bici, un altro pulmino ci prende in consegna e con lui Elena, la responsabile della comunità di Concordia, per la destinazione finale. Ci arriviamo dopo un magnifico pranzo in churrascheria ad Erechim, ospiti ancora della locale associazione, a base di buffet di verdure e di carne di ogni sorta, infilata su enormi spiedi. Ci vengono presentate le famiglie che a coppie ci ospiteranno in città; capiterò con Davide a casa di Domingo Pellizzaro, un simpatico ed ospitale signore che assieme alla carinissima moglie Teresa non ci farà mancare nessuna attenzione per tutto il nostro soggiorno; davvero delle persone meravigliose! Un grazie infinito.

Fin qui la giornata è stata molto buona, con sole e temperature attorno ai 25/29° ed abbastanza ventilato. Paesaggio estremamente ondulato e ricchissimo di vegetazione che spesso ruba spazio alla civiltà! Abbiamo passato il Rio Uruguay che fino agli anni ’90 nel punto dove segna il confine tra gli Stati di Santa Caterina e Rio Grande do Sul era largo appena 90 cm. “Potevi avere i 2 piedi in 2 stati diversi”, si narra.!!

Mettiamo le bici nella sede del centro culturale di questa bella cittadina e passiamo poi per casa per una doccia. Una birra e via a cena, ospiti dell’associazione municipale de Cultura (Sig.ra Sandra). Ottima cena in compagnia di persone uniche e squisite. Tutto questo ci lascia senza parole; ed è tutto per noi! Riusciamo a tornare per mezzanotte.

Sabato 3 marzo Concordia

Giornata intera a disposizione per ultimare le cose per domani. Ore 9 conferenza stampa con delegazione di Concordia presenti il Sindaco ed altre autorità, con consegna di maglie ricordo. Poi visita al museo della bicicletta, non molto fornito, ma più che altro dedicato agli atleti locali. Prima di pranzo, grande spesa per i prossimi 3 giorni (350€). A pranzo siamo ospiti in ristorante dei nostri tutori e ancora carne. Cosa che replicheremo alla sera quando Teresita e Domingo prepareranno per noi un churrasco con tanto di pollo e picaņa, la parte più nobile della vacca (da una bestia ne viene ricavata solo 1,2 kg). Prima di cena però ultimo briefing e controllo bici. Ah, dimenticavo, qui i maschi che indossano capi rosa – ed io ho i Crocs – abbinato al numero 24, xè recion! Che culo, lascio all’immaginazione i commenti…..doccia e cachassa! Arrivo.

Domenica 4 marzo Concordia/Passo Fundo – km 180 9h dsl 2.650 mt

Giornata assai piena! Si comincia bene. Appuntamento alle 9 in centro per il saluto ufficiale del paese alla nostra partenza. Ci sono tutti; è una cosa quasi al confine del reale, almeno per il pensare europeo. Siamo accompagnati dalla polizia e dagli amici fino ben fuori da Concordia da dove, dopo gli ultimi saluti ai nostri nuovi amici, cominciamo ufficialmente la nostra avventura in Sudamerica. Fa caldo e i km procedono alternando numerosi saliscendi che a fine giornata, dopo quasi 180 km ci faranno accumulare 2.650 mt di dsl; niente male. La cosa che ci turberà maggiormente e ci farà purtroppo compagnia tutto il giorno è il traffico. Faremo un’altra sosta a salutare altri ragazzi che ci hanno raggiunto ad Erechim dopo circa 75 km. Solo uno di loro ci accompagnerà fino al nostro alloggiamento a Passo Fundo, dove invece che piantare la tenda in un calciodromo dietro ad una gasolineria, troviamo una soluzione di fortuna in uno stanzone dove apriremo solo le camere delle tende per le tantissime zanzare che ci tormentano. Riusciamo a fare una doccia nei bagni dei camionisti. Ottimo. Tutti a cena e poi a nanna. Siamo arrivati col buio; a domani.

Lunedì 5 marzo Passo Fundo/Cruz Alta/Santa Maria – km 175 8h  dsl 2.450

Anticipiamo il nostro arrivo a Santa Maria  previsto per domani. In partenza poco prima delle 8, pedaleremo tutto il giorno, anche oggi con temperature che sfiorano i 45° ma saremo alla fine costretti a fare un breve trasferimento di un centinaio di km col bus causa buio e ora tarda, dato che anche qui saremo ospiti in famiglia. Il paesaggio anche oggi è molto ondulato, bello, ma sarà il traffico il neo anche di questa giornata. Il tandem soffre più di tutti questi grandi saliscendi, ed alla fine lo caricheremo in furgone per arrivare in città. Noi continuiamo fino all’imbrunire quando per pura casualità vediamo passare un bus che fa al caso nostro. Ci passa ma lo troveremo alla gasolineria in sosta. Fatta! Lo prendiamo dopo aver fatto breccia nel cuore dell’autista. Saremo in città alle 20.30. ci vengono a prendere al Terminal e dopo un veloce incontro al consolato andiamo ognuno nella nostra casa per poi uscire a cena con i nuovi amici. Giornata caldissima, lunga e faticosa.

Martedì 6 marzo Santa Maria/San Francisco de Asis – km 155 7h dsl 1.450

Ci svegliamo presto ma siamo attesi alle 9 al Consolato per i saluti prima della partenza, che sarà alle 11! Che tardi. E che caldo. La polizia ci scorta fuori città, una cittadina di dimensioni medio-grandi e con circa 300.000 abitanti. Dicono che essendo poi vicino al confine ci siano strani giri, ed anche la delinquenza è a buoni livelli; anche loro qui vivono sbarrati in casa. Lasciamo Santa Maria e prendiamo una strada minore, con molto meno traffico e pedaliamo finalmente tranquilli, potendo così goderci il panorama attorno a noi. Passiamo piccoli puebli e possiamo anche concederci alcune soste per assaporare dell’ottima frutta lungo la strada. Che sollievo! Pur se in ritardo ci concediamo poi un pranzo a San Vincente do Sul, dove però dobbiamo aspettare il furgone qualche ora causa disguidi e fraintendimenti vari. Alle 5 ripartiamo, abbiamo ancora 45 km circa per arrivare a destinazione e ci mettiamo a pedalare con buon passo. Il caldo si fa ancora sentire con folate di aria calda in viso e sul corpo a ausa dell’asfalto bollente. Con un tramonto unico entriamo a San Francisco dove dormiremo in una specie di ostello/albergo per 60 reais, con camere davvero piccolissime e con un caldo umido soffocante. Ceniamo li vicino con un’ottima bistecca con uova, riso e verdura. Oltre a tutto il resto. Siamo riusciti comunque a correre una buona tappa. Il culo fa sentire i primi acciacchi.

Mercoledì 7 marzo San Francisco di Asis/Uruguaiana – km 90 – dsl 1.400 mt

Oggi decido di non pedalare. Notte tremendamente calda, riposo poco, tappa odierna breve, culo dolorante! Mi risparmio e decido di accompagnare in furgone il buon Andrè e Daniele; prepareremo l’assistenza per i fioi che pedalano. Che pedaleranno poi solo fino ad Alegrete da dove prenderemo tutti un bus fino al confine. Alegrete è un paese piccolo ma carino, dove faremo sosta quasi 3 ore e dove faremo un piccolo tour. Alle 4 siamo in bus ed arriviamo ad Uruguaiana attorno alle 7. Troviamo un hotel, il “Barcelona” e ci sistemiamo per la notte. Scopriamo che da domani qui festeggiano il carnevale, e noi invece ce ne andremo; il sambodromo è pronto! Perderemo questo spettacolo. La città di confine, non molto tranquilla, è piena di gente e oltre a ciò la partita di calcio in diretta richiama folle di persone a riempire i locali per vederla in tv. Troviamo un buon posto per cenare, quasi una replica di ieri. ultima birra e a letto!

Giovedì 8 marzo Uruguaiana/Federal <BUS>

Giornata di passaggio frontiera e trasferimento in bus. Il programma come previsto viene rivisto per ovvi motivi e quindi decidiamo di prendere un bus. Risolti i problemi per passare le dogane che qui sono estremamente macchinose, abbindolando il funzionario argentino con il ciclismo, fingendo pieno interesse per le sue performances, andiamo a Passo de los Libres e ci informiamo per il bus. Parte alle 14; ok. L’unico neo è che per prenderci per tempo siamo partiti ben presto e la frontiera è dopo il ponte sul Rio Paranà appena fuori il paese (che tra l’altro siamo riusciti a far si che ce lo lasciassero passare in  sella) e quindi siamo costretti ad aspettare qualche ora, con qualche perplessità da parte del gruppo. Non si può fare altrimenti, dato che tra l’altro questo tratto di strada non è molto bello per traffico e qualità. Partiamo e con difficoltà per le bici che l’autista non vuole caricare; alla fine con altri 20 pesos a testa ce la facciamo. Ma non basta; un integralista islamico schizzato e pazzo ci insulta e con modi minacciosi non smette di gridare contro di noi! Saremo vicini anche di posto e ci preoccupiamo perché ad un certo punto si arma di penna a sfera tanto da farci pensare per il peggio. Per fortuna andrà tutto bene, ed anche alcune persone a bordo vengono in nostro aiuto contro di lui e quando scenderà dal bus riprenderà con gli insulti. Poco male. Arriviamo a Federal, troviamo un hostel per dormire a 60 pesos, così così, anzi così solo, ma è ok. Ci sono i preparativi per la Festa della donna. Ceniamo e replichiamo ancora il menù, non c’è molta varietà. La birra scorre a fiumi.

Venerdì 9 marzo Federal/Cerrito – km 160 5h30 dsl 650 mt

Partiamo di buon’ora e lasciamo Federal alle 8. La polizia che abbiamo incontrato ieri sera ci scorterà per tutta l’Argentina, con cambi a seconda della competenza. Non male. Seguiamo la ruta 14 in direzione Santa Fé dove saremo domani in famiglia, e viaggiamo veloci grazie anche ad un buon vento che ci spinge. Maciniamo km ma a metà mattina, dopo un paio di avvisaglie, Michele ed Elena, per una delle tante buche dell’asfalto cadono rovinosamente una sopra all’altro e Michele ha la peggio; oltre al cambio storto, mento aperto ed escoriazioni ovunque. Arriva il medico che lo porta in paese e lo ricuce con un paio di punti sul mento. Che spavento! Continuiamo sempre veloci e cambiamo scorta. Passiamo Sauce di Luna e Pueblo Amia, fino ad arrivare, stavolta presto, a Cerrito. Con Davide contrattiamo in un hostel assai diverso dai precedenti, e per 75 pesos vinciamo la lotta; o almeno crediamo sia così. Ottime stanze con tv ed aria condizionata. Un po’ di relax e pronti per il tour nel pueblo. In centro stanno preparando Oggi la giornata è sembrata meno torrida, anche se sul finale però le gambe erano bruciate e con eritema del sole. Pronti per la comida!

Sabato 10 marzo Cerrito/Santa Fé – km 90 dsl 750 mt

Oggi siamo attesi a Santa Fé. Abbiamo una tappa relativamente breve, studiata proprio per non arrivar tardi dagli amici che ci accoglieranno per la giornata. Dopo colazione partiamo in compagnia di un vecchio ciclista che ci accompagnerà per un po’. Siamo sempre scortati dalla Gendarmeria. Prima di arrivare a Santa Fé passeremo per Paranà, ma solamente lambendola, lungo il Rio Paranà, enorme, che si perde a vista d’occhio. Grazie alla polizia siamo riusciti a percorrere il tunnel sott’acqua che entra in città e che hanno chiuso al traffico per il nostro passaggio; non era mai successo prima! Giungiamo così all’ingresso di Santa Fé dove un gruppo di veneti ci aspetta per il benvenuto. Vanno molto fieri del loro servizio di bike sharing e ci offrono, prima di pranzare, un piacevole giro lungo il fiume dove tra l’altro si corre una specie di gara di pesca a cui partecipano decine di imbarcazioni tipo motoscafi a motore che sfrecciano proprio sotto ai nostri occhi. Il caldo è forte e ci ripariamo al fresco per il pranzo. Nel pomeriggio facciamo un giro in bici nella zona centrale in compagnia di Ivana che ci guida per le vie del centro prima di andare nella palestra del centro universitario che ci ospiterà per la notte. Ci sistemiamo e torniamo in centro per il ponte di ferro per la cena a base di pizza. Niente male………ma la notte sarà un tormento!

Domenica 11 marzo Santa Fé/Rosario – km 180 6h30 dsl 700 mt

Già, proprio un bel tormento! Non siamo riusciti a dormire per il caldo soffocante e le zanzare che a decine ci hanno reso la vita impossibile. Oltre al fatto che nella discoteca lì a fianco il casino è durato fino al mattino. Alle 4 e 10 ho preso il sacco a pelo e mi sono messo fuori a dormire; e il bello è stato che c’erano già altri ragazzi e che dopo si sono aggiunti gli altri. Il massimo in previsione della tappa di oggi. Partiamo dopo colazione sempre scortati dalla polizia sempre puntuale ai suoi impegni. Usciamo dalla città e ci dirigiamo verso l’autopista, che però non prenderemo per fare invece la ruta 11, ex e vecchio collegamento per Rosario. Ora l’autopista ha preso il suo posto e quindi questa soluzione è per noi migliore e più tranquilla oltre a darci la possibilità di attraversare numerosi puebli rurali. Anche oggi è caldo e le gambe soffrono sotto il sole che provoca eritemi fastidiosi. Corriamo tutto il giorno ed arriviamo a fine giornata all’ingresso di Rosario che percorreremo per 10 km circa fino a raggiungere la sede della Veneta che ci accoglie con bel calore. Lasciamo le bici ed andiamo nel complesso universitario che ci ospiterà per la notte in 2 camerate. Dignitoso, ma nulla di più….Torniamo in sede per la cena e sarà una magnifica serata che si chiuderà con cori e canti veneti, trainati dalla simpatia di Mario; ovunque c’è un Mario che trascina la gente verso l’allegria. Una buona cena con empanadas, grigliata preparata da Mario e vino, il tutto chiuso dalla grappa fatta ancora una volta dall’ottimo Mario. Uno spettacolo nello spettacolo. Conosciamo tante belle persone la maggior parte molto anziane ma con un o spirito neppure paragonabile a quello di molti giovani. Sono tutti molto coinvolti, soprattutto emotivamente, e tutti vogliono raccontarci la loro storia. Una traccia che è destinata a scomparire e che dovremo cercar di non perdere e invece custodire come un tesoro, prima tra tutte quella di Vinicio, 88 anni, nei cui occhi ho visto tutta l’emozione che la nostra presenza ha creato forse per avergli portato ed avergli fatto rivivere un pezzetto del suo Paese! Se è stato davvero così, ne sono onorato. Ci hanno regalato davvero una bella emozione.

Dopo i vari canti torniamo in camerata per la notte. Grazie ancora a queste belle persone.

Lunedì 12 marzo Rosario……..in viaggio.

Giornata dedicata all’organizzazione dei prossimi giorni oltre che alla visita al Consolato dove ci attende il Vice Console. Dopo colazione infatti, con Davide e Marco andiamo in visita da questo simpatico e disponibile signore che ci dà la sua massima disponibilità per qualsiasi necessità. Grazie anche a loro durante questo procedere itinerante siamo sempre seguiti e le autorità sono sempre informate dei nostri spostamenti. Tra l’altro, lo staff di 14 persone si prende cura degli italiani che in città sono circa 110.000, iscritti e registrati nelle loro liste. Un numero che non immaginavamo. Un lavoro davvero grosso, amministrativo, legale, di assistenza oltre che di rapporti internazionali tra i due paesi. Decidiamo di risolvere il problema tempo/km facendo un transfer in bus verso San Luis, saltando l’incontro con la comunità di Rio Quarto, per mancanza di tempo; è difficile infatti conciliare le necessità legate al pedalare con gli incontri con le comunità ed i problemi legati alla logistica. Quindi stasera alle 20.30 prenderemo il bus con “cama” (sedile tipo poltrona letto) e caricheremo le bici nel furgone per avvantaggiarci.

Pronti per il pranzo e poi per un altro piccolo giro in questa bella cittadina prima di tornare a prendere i bagagli ed andare in sede a preparare le bici.

Dall’alto del monumento al mausoleo dei caduti e del milite ignoto, ci godiamo la bellissima vista sulla città. Tutto pronto; siamo alla stazione dei bus pronti per partire. Come in aereo ci danno cena e champagne, che gusterò durante la scrittura del mio diario, prima di addormentarmi.

Martedì 13 marzo ………San Luis/La Paz – km 125 4h40 dsl 700 mt

Passiamo bene la notte, notte piena di pioggia con lampi e fulmini, per arrivare alle 4.30 a San Luis. È ancora notte fonda e ci concediamo una colazione alla stazione dei bus, visto che staremo qui finchè qualcuno verrà a prenderci; attesa che poi rende quasi inutile  il nostro arrivo, dato che la persona che dobbiamo incontrare è a Buenos Aires e chi ci riceve non sa che deve fare……tutto ciò a causa anche del nostro anticipo sui tempi previsti ma purtroppo non rispettabili. Alle 10.30 decidiamo sotto un cielo minaccioso di non fermarci oltre ma continuare per Mendoza e fermarci piuttosto lì una giornata. Il forte vento ci spinge assai all’inizio di questa tappa alquanto noiosa e monotona lungo l’autopista 7 sotto la scorta attenta della polizia. Lungo questi primi 100 km troviamo solo 2 o 3 curve! Finalmente dopo quasi 5 ore arriviamo a La Paz dove troviamo delle camere da un tipo che ci spaccherà i maroni per i conteggi del prezzo ed il numero delle camere. Alla fine saranno 53 pesos cadauna persona. Il tempo si è sistemato ma questa giornata è stata pesante soprattutto per la stanchezza accumulata. Ora ci dedichiamo alla cena e poi al riposo.

Mercoledì 14 marzo La Paz/Mendoza – km 165 6h dsl 1.050 mt

Giornata tra le peggiori! Tappa insulsa e monotona lungo l’autopista sempre sotto scorta della polizia ed arrivo a Mendoza in autopista con un traffico incredibile e senza aver fatto più di un paio di curve.

Al mattino partiamo dopo aver fatto l’ennesima discussione col padrone di casa che ci tira su un pacco di maroni per ogni, non ultimo il non voler farci la ricevuta senza aggiungere il 20% di Iva…..sotto la minaccia di chiamare la polizia, ormai nostra amica, alla fine la otteniamo e finalmente ce ne possiamo andare. Durante il giorno poco da dire se non che abbiamo pedalato in continuazione. Arriviamo a fine giornata ancora senza idee chiare alla Bodega Antica Estancia, un gran bel posto ricavato da una vecchia azienda vinicola rimessa a nuovo da una famiglia di bergamaschi vissuta per più di 20 anni in Svizzera e poi sbarcata qui…..i casi della vita. Ottima location ma assai scomoda per i nostri programmi e progetti. Incontriamo Aldo e passiamo qui la notte in tenda dopo un’ottima cena “hand made”; forse tra le migliori! Una super grigliata con carne comprata da noi accompagnata da un mare di verdure ed ovviamente da fiumi di immancabile cerveza….

Giovedì 15 marzo Mendoza/Potrerillos – km 73 4h dsl 1.000 mt

Mattina tragicomica con visita al Consolato, dove il Console, davvero un signore, esordisce con un “….e questi chi sono, cosa ci fanno qui?” Ah benon!! Davvero sconcertante. Rientriamo alla Bodega dopo aver conosciuto alcune persone più simpatiche che sono emigrate qui da decenni ed altre che lavorano al Consolato. È previsto il pranzo con successiva partenza. Mangiamo bene e ci preparano tutte cose fatte da loro in casa. Riusciamo a partire verso le 16 e pedalando circa 4 ore riusciamo anche ad avvantaggiarci sulla tappa di domani. Pedaliamo in direzione delle Ande ed il paesaggio assieme all’ambiente cambiano e diventano molto più belli; finalmente la montagna. Ci allontaniamo da Mendoza fino ad arrivare a Potrerillos dove passeremo la notte nel camping dell’automobil club; niente di che, molto modesto ma unica soluzione. Non ci sono ristoranti aperti; la stagione è finita e son tutti chiusi. Facciamo nell’unico market disponibile e faremo da noi. Qui è molto bello perché siamo circondati dalle montagne e siamo su un lago dove si specchia tutto ciò che ci sta attorno. La strada vecchia tra l’altro, dato l’alto livello del lago, ci finisce proprio dentro. Buonanotte!

Venerdì 16 marzo Potrerillos/Puente del Inca – km 125 7h dsl 2.700 mt

Oggi giornatona!! O meglio, tappa di pura salita e lo dice il dsl finale.

Partiti verso le 8 prendiamo in direzione Uspallata sempre lungo la ruta 7 e che raggiungiamo dopo una cinquantina di km e dove ci fermiamo per una pausa pranzo. Qui dovremo incontrare un gruppo di ciclisti cileni ma che causa ritardi incroceremo più avanti. Fa caldo ed anche la salita comincia a farsi sentire; il vento è buono ancora e spinge fino ad arrivare ad un cambio di direzione a Polveradas da dove girando ci farà penare per il resto della giornata; è davvero tosto. Passiamo Punta de Vaca e Los Penitentes, dove però non troviamo sistemazione pur essendo una località turistica per gli sport invernali; ci sono alcuni impianti di risalita ma gli alberghi son chiusi. Così alla fine arriviamo a Puente del Inca, piccolo e simpatico pueblo caratterizzato dalla presenza di un vecchio ponte lungo un cammino inca ricavato da calcare e zolfo sotto cui scorre il Rio Inca, affluente del Rio Mendoza. Un colpo d’occhio davvero unico. Troviamo sistemazione in albergo con colazione e cena; il tutto per meno di 30€. Quella di oggi è stata la tappa più bella per aver corso sempre al cospetto delle montagne ed aver lambito il parco nazionela dell’Aconcagua, che con i suoi 6.970 mt ci ha guardato tutto il tempo dall’alto. Le sue cime innevate, assieme al cielo terso e limpido, ci hanno fatto sentire davvero in alto. Dormiamo a 2.700 mt. Il vento è ancora forte e vigoroso. Domani entriamo in Cile e punteremo sulla capitale, Santiago.

Sabato 17 marzo Puente del Inca/Santiago del Chile – km 172 7h dsl 2.050 mt

Stamattina ci siamo svegliati molto presto e siamo riusciti a partire poco prima dell’alba, sempre con la compagnia dei militari. Sarà una giornata molto bella , sia per il tempo che per l’ambiente in cui pedaleremo, anche se l’epilogo non sarà poi dei migliori. Dopo poco, sempre procedendo in salita, la mole dell’Aconcagua si staglia imponente alla nostra vista e ci accompagnerà per lungo tempo. Dopo una ventina di km, nei pressi di Las Cuevas facciamo sosta per passare il tunnel del Cristo Redentor che ovviamente non possiamo passare in bici. In un baleno ci mettono a disposizione un camion per caricare le bici e parte di noi per poi proseguire fino alla frontiera col Cile dove non si sa per quale motivo la burocrazia, o meglio, il fare sudamericano – ma direi ancor più cileno – ci fa perdere un paio d’ore abbondanti in inutili controlli prima di poter proseguire. Qui infatti passiamo ben 3 controlli passaporto e controllo bagagli/furgone con scarico e passaggio al controllo di tutte le valigie/zaini/borsoni, tanto per essere diciamo “simpatici”. Alle 11 passate riusciamo a rimontare in sella e cominciare la lunga discesa che da Portillo, regina dello sci cileno, e lungo il caracolles poi, una sorta di tortuosa serie di 29 curve e tornanti precipita lungo una valle meravigliosa e ci fa perdere quota abbastanza velocemente. Puntiamo dopo Rio Blanco a Los Andes, e fin qui sarà tutta discesa! Fantastico, come del resto tutto ciò che ci circonda, considerato anche il traffico molto modesto, forse per il fatto che il sabato molti mezzi sono fermi. Ci concediamo una sosta per il pranzo e ripartiamo subito in direzione Santiago, contenti di essere entrati in Cile. Da qui sarà un veloce andamento accompagnati poi dalle persone che ci hanno organizzato il soggiorno in città. Arriviamo col buio e non senza difficoltà legate al traffico della capitale ed all’incoscienza nostra e di chi ci guida. Gli ultimi km li facciamo perciò in pick up dopo aver inveito per averci fatto transitare per il tunnel (vietatissimo alle bici!!) di 2 km in sella.. entriamo nello Stadio Italiano (un circolo privato molto “in”) e poi ceniamo in compagnia, ad ora tarda. Finalmente dopo cena troviamo un albergo molto buono e sarà meritato riposo. È stata una giornata davvero intensa, oltre che calda, in tutti i sensi.

Domenica 18 marzo Santiago del Chile/Valparaíso – km 85 dsl 835 mt

Si parte presto ma lo faremo in pick up per evitare in centro di Santiago anche se essendo domenica il traffico è poco. Ci risparmiamo alcune decine di km e poco prima di Casablanca , ma dopo aver passato un paio di tunnel a noi vietati, montiamo in bici per quest’ultima tappa del nostro viaggio. Sarà una piacevole andatura collinare con visita ad uno dei più importanti Santuari del Cile dove incontriamo alcune persone che ci conducono a Villa Alemana ospiti di una comunità genovese che ci offre un rinfresco e poi stasera la cena: però, non ci son più i genovesi di una volta, questi non sono tirati come i nostri……..!! ottime empanadas al forno, da leccarsi i baffi; qualcuno ne ha mangiate 4, più il rinforzino per il pomeriggio.

Riprendiamo le bici e sarà una passeggiata di una trentina di km fino a Viņa del Mar e Valparaíso, dove finiamo il viaggio presso la sede dei Bomberos “Cristoforo Colombo” locali. Ulteriore rinfresco da loro offerto e finale con partitona di biliardo!!

È finita! Ultima cena con infiniti brindisi e ringraziamenti per tutti. A dopo i commenti…………ora relax!

Lunedì 19 marzo Valparaíso/Viņa del Mar

Notte trascorsa nell’hostel di fronte ai Bomberos dopo una serata difficile a suon di aperitivi e brindisi vari. Con calma in mattinata ci trasferiamo a Viņa del Mar in un hostel, il “Little Castle”, molto particolare e con magnifica vista sulla città (10.000 pesos), in quanto arroccato nel Barrio Castillo. Il proprietario, Patricio, è simpatico e gentile e probabilmente passerà per Venezia a trovarmi in un suo prossimo viaggio in Italia. Chissà. Pranziamo da amici di Victor che ci ospitano molto gentilmente, e nel pomeriggio facciamo un salto in spiaggia; peccato per l’acqua non proprio limpida. Ceniamo al “Tierra del Fuego” un bellissimo ristorante proprio sul mare. È senza dubbio un altro ritmo rispetto ai giorni scorsi, e sinceramente non ne siamo proprio abituati.

Martedì 20 marzo Viņa del Mar

Alta giornata di turismo e tranquillità. Prima di tutto, tanto per non perdere le buone abitudini, ci spostiamo inun altro hostel molto vicino a quello di ieri, l’Offenbacher-hof, di chiara origine tedesca, dove Francisco si rivela molto disponibile e ci consiglia  come visitare Valparaíso. Ci andremo in mattinata e sarà molto piacevole rivedere i posti già visitati nel 2008. Pranziamo da Anita e torniamo poi a Con Con per goderci ancora un po’ la spiaggia; il tempo nel frattempo però è peggiorato e non fa affatto caldo. Pazienza; ci godiamo lo stesso il mare in questa piccola località appena dopo Reņaca e tornerà anche il sole. La cena è al Flor de Chile (7.000 pesos) e poi torniamo all’hostel (17.500 pesos). Domani si torna a Santiago.

Mercoledì 21 marzo Viņa del Mar/Santiago del Chile

In mattinata trasferimento con bus privato a Santiago dove arriviamo all’ora di pranzo per poi preparare le bici. Dopo esser transitati per casa della nonna di Victor, nel pomeriggio avremo un paio di ore libere prima di incontrare gli amici ciclisti che per festeggiarci ci offriranno la cena al circolo dello Stadio Italiano, ormai nostro quartier generale. Non prima comunque di aver recuperato tutti i bagagli lasciati da Victor.

Sarà una bella serata, in buona compagnia; trascorreremo la notte ospiti delle persone da cui parte di noi avevano già trascorso la notte di domenica.

Giovedì 22 marzo Santiago del Chile/San Paolo………

Dopo colazione io, Marco ed Elena torniamo al quartier generale da dove partiremo col pick up e le bici per raggiungere l’aeroporto ed incontrare gli altri ragazzi. Siamo in perfetto orario e pronti per fare il ceck-in. Va tutto benone, ormai ci siamo; pronti per il volo che ci porterà allo scalo di San Paolo in Brasile da dove dopo circa 5 ore a vagabondare in aeroporto in cerca di cibo avremo in serata la coincidenza per l’Italia.

 

Venerdì 23 marzo ………Milano/Venezia

Continuiamo a volare questa volta in direzione Italia; arriveremo a Milano con l’allegria del gruppo anche se in fondo comincia a comparire già qualche principio di nostalgia…….dopo una notte passata tra mezzi sonni e visione di film come da elenco della TAM, sbarchiamo a Milano alle 14.30 dove ad attenderci ci sarà il buon Mariano che ci accompagnerà verso casa.

Un viaggio, un’avventura, un’esperienza che definirei con una sola parola: bella. Ho conosciuto 12 persone con cui è nato un gruppo davvero unito fin dal primo giorno e col quale ho condiviso per più di 3 settimane molte e diverse esperienze a più di 12.000 km da casa. Abbiamo costruito giorno dopo giorno un percorso fatto di incontri, persone, luoghi, difficoltà, sorprese ed anche alcune certezze oltre che a nuove amicizie che personalmente mi hanno arricchito. Una cosa su tutte: la sorpresa, direi meravigliosa, di sapere che dall’altra parte del mondo ci sono delle Comunità, fatte di tante persone, che hanno radicato in loro l’appartenenza al mondo veneto, prima che italiano, di cui sono portatori sani degli usi e dei costumi, oltre che del dialetto dei loro più che antenati ormai lontani dalla nostra Regione da decenni; questo però non è riuscito a farli cambiare dentro e finché questo cordone resterà vivo non perderanno questo sano ed invidiabile entusiasmo. Mi hanno davvero regalato una lezione di vita.

Grazie a loro, grazie al gruppo e grazie a Davide per aver creato questa opportunità, oltre che un ringraziamento particolare a Marco ed Elena, preziosissimi compagni di viaggio.

Dati tecnici: Tot. km percorsi 1.775 km – dislivello totale 18.385 mt

Ciao a tutti, Raf

 


 

 

VIAGGIO

 

Canada – Quèbec – Route Verte 2mila11 (dei Naturaider Roberta e Raffaele)

 

Questa volta si pensa in grande; decisione presa, non senza qualche titubanza. Si parte per il Canada, e più precisamente per la sua parte francofona. E’ ormai da un po’ che ci si pensa, che maneggiamo ogni tanto diverso materiale sul Quèbec ed in particolare sull’idea della Route Verte, un oceano di più di 4.000 km di possibili percorsi da fare in sella in diverse regioni di questo immenso stato che è il Quèbec. Noi sceglieremo di pedalare direttamente da Montréal – punto del nostro arrivo dall’Italia – e attraverso Quèbec City entreremo poi nella regione della Gaspésie di cui percorreremo interamente la costa, da nord a sud fino alla destinazione finale, Matapedia, da dove rientreremo a Montréal in treno.

Unica nota negativa, il ritardo di 24 ore del comodissimo volo settimanale diretto Air Transat da Venezia, a causa di problemi tecnici che ci farà “correre” di più la terza tappa per arrivare a Quèbec City per rispettare la prenotazione dell’albergo che ci ospiterà un paio di notti. Ecco come è andata.

 

 

Domenica 14/8 Venezia/Montréal

Dopo le fatidiche 24 di ritardo, finalmente alle 16.30 si parte. Arriveremo a Montréal alle 19.05 locali (fuso -6h). Dall’aeroporto, arriviamo in albergo col bus 747 e l’aggiunta di un taxi, dato che il peso del bagaglio e l’ingombro delle bici non ci consente di farlo a piedi. Alla fine di questa piccola odissea, montiamo le bici e ci buttiamo a letto. Per questa giornata di 30 ore basta così.

 

 

Lunedì 15/8 Montréal/Berthierville * Km 87,7 – 4h35’ – Dsl 50 m – Avs 19

Dopo una notte quasi insonne anche a causa del fuso, sveglia e colazione col cinese. L’albergo non è male, la posizione è buona per noi per la partenza. Rapidamente siamo sulla ciclabile che da Rue Berry ci porta in Rue Notre Dame che seguiremo per una quindicina di km e ci accompagna fuori Montréal. Si alternano tratti nel verde lungo il S. Lorenzo e squallidi scorci lungo la zona industriale che non ha nulla da invidiare a Porto Marghera. Ma senza molta fatica passiamo Charlemagne, Repentigny e L’Assomption prima di fare una sosta a Sain Sulpice lungo il nostro amico fiume. Siamo sul Chemin du Roi, antico collegamento da Montréal a Quèbec City. Ripartiamo e superiamo ancora Lavaltie e Lanoraie prima di arrivare alla cittadina che diede i natali a Gilles Villeneuve: Berthierville, ospiti della Gîte de l’Oie Blanche e di due simpatiche e cordiali nonché disponibili persone. Proprio un’ottima accoglienza. La nostra camera è super con tanto di vasca da bagno oltre a tutti gli altri importanti dettagli che caratterizzano il tipico stile francese di queste abitazioni. Ceniamo senza infamia né lode presso un modesto ristorante con terrazza sul fiume; d’altronde è lunedì e i pochi locali sono tutti chiusi. Oggi a letto ore 20. E’ record! Domani ci attende una colazione quebecchiana, o meglio, quebecoise…….

Martedì 16/8 Berthierville/Champlain * Km 96,9 – 5h – Dsl 100 m – Avs 19,5

E così sia. Dicono che per i ciclisti sia ok, ma ho delle riserve. In effetti è molto particolare ma ti mette a dura prova. Si comincia con del buon yogurt con frutti di bosco freschi e qualche fiocco di corn flakes. E fin qui va bene. Poi dei croissants ben fritti con succo d’arancia e caffè con panna acida. A seguire muffins con frutti di bosco, marmellate fatte in casa su fette di pane tostato con burro e piatto forte una sorta di sandwich servito ancora con frutti di bosco freschi e pancetta fritta. Chiude la partita una miscela dolcissima a base ancora di frutti di bosco  con qualcosa di croccante?!? Assai ardua. Ma da provare. Facciamo colazione con due ragazzi di Lione.

Partiamo verso le 9 dopo aver salutato i magnifici padroni di casa ed usciamo dal paese entrando nella campagna, un paesaggio che ci accompagnerà per gran parte del giorno. Passiamo i piccoli borghi di Sain Viateur, Sain Barthelemy, Maskinangé lasciando distante la 138Est, che ogni tanto attraversiamo ma di cui manterremo a lungo il contatto. Si attraversano ancora Louiseville, Yamachiche dove ora pedaliamo a fianco della statale fino a Pointe du Lac – luogo in cui il S. Lorenzo di apre formando il Lac St. Pierre – nella cui parte superiore, fuori dal caos, ci concediamo una piacevole sosta in una boulangerie che offre ampia scelta di spuntini. Ci accoglie un simpatico vecchietto con tanto di opuscoli informativi che scopriamo poi essere il proprietario del negozio nonché amico di tutta la gente che si ferma lì, e non è poca. Rifocillati ripartiamo verso Trois Rivière – dopo aver salutato ovviamente il boss – il più grande centro abitato che incontreremo da Montréal a Quèbec City, attraversandola seguendo le indicazioni precise, che ci fan passare per il centro, assai frequentato, e per il lungo fiume, assai caratteristico. Riprendiamo la 138Est e la seguiamo ancora per una ventina di km, fino a Champlain dove abbiamo deciso di terminare la pedalata di oggi. Una tappa poco entusiasmante, più di trasferimento per Quèbec City, ma che ci fa finire in un’altra bella casa ed una camera particolare, alla Gîte Maison Marie Rose, dove ci fermeremo anche a cena, per 90$ tutto compreso. Un posto e delle persone alquanto belle. Ci prendiamo un po’ di relax sul fiume, dietro casa, con un bel sole. Una giornata calda e soleggiata.

Mercoledì 17/8 Champlain/Quèbec City * Km 116,2 – 5h51’ – Dsl 422 m – Avs 19,9

Dopo una cenetta davvero superba consumata nella nostra gîte, ed un altrettanto gustosa colazione, il tutto condito dalla cura della preparazione oltre che dalla bontà delle pietanze, partiamo di buon’ora, visto che comunque il rumore della strada non ci ha fatto dormire molto. La giornata è splendida anche se ancora fresca. Il primo paese che passiamo è Batiscan, assai grazioso che poteva essere una sosta alternativa a Champlain. Passato il ponte di ferro con non poco panico per la Roby, prossimi villaggi attraversati saranno Grandines e Deschambault, dove il Chemin du Roi comincia a diventare un po’ più ondulato ed anche il paesaggio è meno monotono dei giorni scorsi. La tappa odierna è lunga, e le occasioni di sosta non sono poi molte. Così si continua a pedalare cercando di avvicinarsi a Quèbec. Questo vecchio cammino ci consente di abbandonare spesso la 138Est per condurci nel verde della natura e a contatto col S. Lorenzo, facendo gradire molto di più il poter pedalare lontano dal traffico. Lasciamo così Donnacona e prendiamo Neuville come sosta per rifocillarci dopo aver comprato per strada prima le mele (sono frequenti i chioschi per la strada) e poi i frutti di bosco e le verdure (mirtilli, fragole, pomodori e cetrioli, il tutto di “casa”) davvero a buon mercato. In cerca di un caffè, capitiamo poi in un grazioso Cafè dove ci godremo una zuppa di verdure fantastica con l’aggiunta di pere, ed il tanto sperato caffè (americano, ovviamente). Riprendiamo così il percorso, con gli ultimi 40 km circa e dopo un paio di rampe al 15% e al 12%, passiamo prima per Cap Rouge e poi arriviamo a Quèbec City, seguendo il Corridor du Littoral, che comincia dopo il ponte maestoso sul fiume che porta a Lévis sulla sponda opposta, e che sul lungomare del capoluogo corre lungo il Boulevard Champlain per parecchi km e finisce circa all’altezza del ferry che prenderemo dopodomani in direzione Lévis per continuare la nostra pedalata.

Ci inerpichiamo sulla strada che a fianco della funicolare sale al Château Frontenac, imponente castello che ospita un meraviglioso hotel 5* che domina la città, sede e testimone di importanti incontri politici ed economici che hanno segnato la storia passata e presente del Canada e punto di riferimento per noi per raggiungere il nostro auberge in posizione invidiabile al suo fianco, anche se ci riserva una camera senza alcuna vista se non su di un muro grigio. Peccato perché alcune di esse danno sul fiume. Usciamo velocemente per un giro in città e per la cena che sarà stavolta più fortunata. Spendiamo 75$ e dopo un altro giro torniamo verso polenta (sui nostri passi). E’ una città molto turistica, capoluogo del Quèbec, che vive fino a tardi ed altamente cosmopolita. È una bella cittadina.

Ora si può spegnere la luce.

 

Giovedì 18/8 Quèbec City – giornata di riposo

Giornata dedicata alla visita della città; alla fine sarà la nostra unica giornata di riposo. In completo relax. Si comincia con un giro delle mura da cui si vedono i migliori scorci sulle parti più caratteristiche. È bello perdersi tra le vie costellate di tutti i tipi di boutique e shops compreso quello completamente dedicato al Natale!! È quello più affollato! Giriamo tutta la parte vecchia alta e bassa godendo dei Cafè e dei bistrò lontani dalle ruote e dai pedali. Conosciamo l’arte inuit. Prendiamo anche un bell’orage! Ha fatto il disastro in giro; il cielo si tinge di scuro, cade acqua a secchi. Poi passa. Si va a cena. È pieno di spettacoli di strada. Ottimo il Cafè du Monde. È una città da vivere all’aperto, non essendoci molta storia che ti possa segregare in qualche museo.

 

Venerdì 19/8 Quèbec City/S. Jean Port Joli * Km 99,1 – 4h45’ – Dsl 260 m – Avs 20,9

Lasciamo finalmente oggi il nostro rifugio/catacomba caldo e un po’ asfissiante, anche se è un vero peccato data la sua posizione. Ci imbarchiamo per Lévis e diamo ancora un’occhiata sulla città vecchia che ci ha ospitati per questi due giorni. La figura del Frontenac è imponente e domina sornione su tutto. Anche il brutto tempo sembra essere un ricordo anche se l’umidità è a livelli del 100%. Siamo a bordo presto e ci sono quasi solo bici. Abbiamo anche il tempo di far due chiacchiere con un cicloturista un po’ datato che proprio oggi pedala per l’ultimo giorno della sua traversata del Canada di circa 5.000 km con partenza giugno scorso.

Si traversa il fiume in 10’ e una volta di là si è subito nuovamente in pista. Man mano che si continua, la figura della città si allontana e viene coperta dall’Ile d’Orleans. Entriamo nel mio paese, o come dicono i miei vecchi parenti, il paese col nome di chi ha poi dato il là alla mia famiglia, Beaumont, ed è anche carino. Facciamo sosta al mulino che fuori dal paese prepara pane e biscotti ogni mattina. Molto suggestivo. Sarà poi un susseguirsi di piccoli villaggi molto curati e visitati da turismo di mare, S.M. de Bellechasse, Saint Vallier, Berthier sur Mer, fino alla cittadina più grande di Montmagny che lasciamo fuori giro. Non vi è alcun pretesto per visitare alcunché e quindi prendiamo tempo per avvantaggiarci e continuiamo a pedalare tranne qualche sosta per bere e comprare del cibo. Dopo Cap St. Ignace, assai carino, ci fermiamo a mangiare le scorte a L’Islet sur Mer; vediamo la forma minacciosa dell’orage avvicinarsi e appena finito riprendiamo velocemente per gli ultimi 12 km per evitare la peggio. Siamo a destinazione e del brutto tempo neanche l’ombra. Che strano. Siamo stati bravi a prenotare questa meravigliosa camera, l’ultima, qui a S.J. Port Joli, puro caso, perché scopriamo che non c’è più un posto letto in tutto il paese. C’è una festa di 3 giorni e tutto è movimentato. Siamo capitati in un posto unico. Ci mischiamo subito alla folla e andiamo al porto. Si sta davvero benone. Fa ancora caldo, ed è stato così tutto il giorno. Dopo cena, puntatina alla festa del mare e poi rientro alla base (gîte 85$ partagè e cena 65$).

 

 

Sabato 20/8 S. Jean Port Joli/Rivière du Loup * Km 104 – 4h55’ – Dsl 290 m – Avs 21,1

Una colazione superba! Un posto super!

Soddisfatto il palato, salutati i giovani proprietari, ci avviamo a cominciare questa bella giornata sotto un sole caldo, assai. Pedaleremo anche oggi quasi di continuo, per coprire i km e per arrivare presto al punto tappa. Facciamo ormai così, è meglio e ci si gode il fine pomeriggio e la serata. Come oggi. Arriveremo in riva al mare in un motel che vale i 120$ solo per la posizione. La prima parte la corriamo lungo il fiume su una sterrata che corre però anche parallela alla 20, l’autostrada, fino a riprendere la nostra più intima ora 132Est (dopo Quèbec City) amica fidata. Corriamo veloci, anche a 35 km/h grazie al vento che spinge dall’arriere, e che ci permette medie elevate. Passiamo così Rivière Ouelle, Saint Dénis, località turistiche sul fiume, prima di arrivare a Kamouraska, il centro più conosciuto qui attorno, che è ancora meta del turismo estivo e del w.e. dei locali. Spesso ci ritroviamo a pedalare sul bordo dell’acqua ed i contesti sono molto particolari, così come quando ci ritroviamo invece a tagliare distese infinite di campi e coltivazioni di grano ancora biondo. Sono ancora ben presenti i chioschi che vendono ogni sorta di frutta e verdura. Si comincia a vedere anche il bosco. Prima di arrivare a Riviere du Loup, passiamo Saint André e Notre Dame du Portage, un paese fantasma, con nulla ma che ci ospita in un café ubicato in una vecchia scuola (da cui il nome), assai originale, gestito da ragazzi di cui una famosa per le alghe e le piante/erbe con cui ricava piatti e condimenti; tutto e solo naturale; come il dissetante succo ottenuto dai fiori della rosa canina che beviamo. Ancora qualche km e arriviamo a destinazione. Un paese grande con 15.000 abitanti che richiede più attenzione per attraversarlo. Ci spingiamo verso il porto da dove domani partiremo e troviamo questo incantevole posticino sul “mare” come si diceva prima. Ottimo! Buona passeggiata prima di cena e buona cena sul posto.

Domenica 21/8 Rivière du Loup/Les Escoumins * Km 79,7 – 4h25’ – Dsl 901 m – Avs 18

Come da previsioni ci svegliamo con la pioggia. Presto, per un thè e un panino prima di prendere il ferry per Saint Siméon. Dopo circa un’ora sbarchiamo (sembra una nave da crociera visti i servizi, 45$) e ci spetta da subito un susseguirsi di salite e discese dove raggiungiamo i 60 km/h contro i 6 della salita. Sarà così per quasi tutta la tappa. Da questa parte del fiume il paesaggio è completamente diverso e le sembianze sono quelle della vera montagna canadese, con il bosco che arriva in acqua, e siamo solo a 170 m. slm. Si pedala sino a Baie Sainte Cathérine dove zuppi ci fermiamo per una zuppa. Ci voleva proprio. Scendiamo in picchiata a prendere il ferry gratuito che attraversando il fiordo del fiume Sanguenay arriva a Tadoussac dove un rampone anche qui al 15% ci fa prendere quota. La strada ora e per più volte risente di un traffico strano, a singhiozzo, ma a volte intenso. La velocità è poi molto sostenuta; per fortuna il paesaggio aiuta. Passiamo così Les Bergeronnes, altra frazione che vive con le escursioni per vedere le balene e i beluga (oggi visti dal primo traghetto) dove numerose compagnie propongono escursioni di tutti i tipi, persino di avvistamento degli orsi bruni. Seguiamo ancora per un’ultima quindicina di km la 138Est che ci conduce a Les Escumins, nostro punto d’arrivo, per fortuna senza pioggia, ma col rammarico di non poter piantare la nostra tenda (sono attesi più di 50 mm di pioggia stanotte oltre ai consueti orages) né di dormire dagli Inuit, a Essipit, piccola comunità qui insediata. Andremo in una gîte gestita da due ragazzi con figlia piccola. Sono ospitali (70$). Oggi bel dislivello, ora doccia e a vedere le balene dalla terraferma, come suggerito dai padroni di casa che ci insegnano il sentiero che passando per il bosco arriva alla costa in un posto molto tranquillo e utile per l’avvistamento. Uno spettacolo a dir poco emozionante; siamo stati rapiti dalla bellezza, dalla maestosità e dalla tranquillità che trasmettono. Creature immense che nello stesso tempo sembrano così docili. Oltre alle balene vediamo i beluga, bianchi, puri, anche loro col loro sbuffo ci passano a salutare. Ce ne sono parecchi ed ogni tanto spunta una foca che sembra averci notato in alto sulla torretta di avvistamento. Che sia poi lei a guardare gli animali “umani”? Forse si. Prima che faccia buio torniamo verso il centro e ci andiamo a mangiare del pesce, tanto per stare in tema. La Poissonerie è una pescheria/ristorante che propone ottimi piatti. Spegniamo la luce alle 22.

Lunedì 22/8 Les Escoumins/Rimouski * Km 77,6 – 4h40’ – Dsl 705 m – Avs 16,7

Rispettando le previsioni è stata una notte tremenda! Penso abbia abbondantemente superato i 50 mm di pioggia, e dal rumore direi torrenziale; faceva paura. Al risveglio delle ore 6.30, non piove, il cielo presenta strati  di nuvole che sembrano cedere da un momento all’altro. Ci imbarchiamo per Trois Pistoles alle 7.40 e la traversata durerà 1h40’. Durante, possiamo vedere ancora qualche balena e parecchi beluga.

Appena sbarcati si ferma una macchina e un uomo scende consigliandoci un’alternativa alla nostra che secondo lui col bagaglio che abbiamo non è consigliabile. Ci dirotta verso l’interno, lungo un periplo di stradine che poi finiscono nella strada che dopo una quarantina di km ci porta a St. Fabien sur Mer, dopo aver passato St. Mathieu sull’omonimo lago , da dove, con meraviglia, vediamo partire un impianto di sci! Questa strada è davvero tranquilla ed assai panoramica, pur comunque con alcune rampe spezzagambe. Una volta sul mare, comincia da qui il bellissimo parco di Bic, un tesoro nazionale dove è possibile vedere le foche ed i porcospini; è possibile, ma noi non vedremo nulla di tutto ciò! Un bel sentiero di una decina di km attraversa il parco (a pagamento, 5,50$ a testa) correndo in un bel bosco. Prima e oltre la vista spazia sul fiume. Concluso il sentiero ci tocca la 132Est, in questo punto molto trafficata perché diretta verso l’autostrada. Noi passiamo il centro di Le Bic e subito dopo la riprendiamo evitando così il caos; ancora una decina di km e saremo arrivati. Rimouski è un grosso centro e lo attraversiamo lungo il fiume, tra l’altro molto suggestivo, prima di trovare il nostro motel (115$) in posizione incantevole sul bordo del fiume. Dalla terrazza entra il rumore dell’acqua ed il silenzio attorno è super. Ci godiamo il tramonto, alla fine di questa giornata direi “regalata” di bel tempo, ventosissima e che sembrava volgere al peggio prima del nostro arrivo. Tutto è andato bene. Check delle bici e poi in centro a cena. Ottimo ristorante greco con offerta sconto del 50% dei prezzi da menù (tot. 48$).

Martedì 23/8 Rimouski/Màtane * Km 98,5 – 4h30’ – Dsl 215 m – Avs 21,8

Senza appuntamenti con ferries vari, dopo una colazione casalinga, ci muoviamo spinti dal vento che oggi tira a livelli di bora. Usciti dalla città seguiamo la costa e si susseguono splendidi paesaggi fino a Saint Luce prima e Sainte Flavie poi. L’andatura è elevata ma ci gustiamo lo stesso ogni scorcio sul fiume che dal profumo che trasmette si direbbe assomigliare più al mare. (Fin qui è un susseguirsi di ottime soluzioni se ci si volesse fermare a dormire!). Superato il bivio con Mont Joli, crocevia per la meta del nostro viaggio, seguendo la 132Est passiamo Grand Métis sur Mer e Les Boules questa volta lontani dal traffico. Anche qui la tranquillità è grande e ci fermiamo a fare un piccolo break mangiando la spesa appena fatta. Le piccole soste “tecniche” oggi sono davvero tante ed impellenti! Colpa del vento fresco…..”più ci si inoltra in Gaspésie – e noi ci siamo entrati dopo Sainte Flavie – e più farà freddo”; queste sono state le parole che da ogni persona a cui abbiamo detto la nostra meta ci siamo sentiti ripetere. E mi sa che sarà vero. Lasciamo Baie des Sables e sempre veloci puntiamo Saint Ulric, altro piccolissimo borgo sul mare, da cui, dopo ancora una quindicina di km arriviamo a Màtane, ultimo grosso centro prima di Gaspé. Cerchiamo il posto suggeritoci dagli amici canadesi in aeroporto, ma ne restiamo delusi; il motel dà proprio sul porto commerciale e non è un granché (dal porto partono i collegamenti per Baie Comeau e Godbout). Così, con l’aiuto dell’ufficio turistico, troviamo una gîte verso il centro (82$). La posizione è un po’  meno tranquilla ma non è male. Va detto che ci siamo voluti fermare qui perché i canadesi ci hanno raccomandato assolutamente di mangiare les crèvettes de Màtane. E noi obbediamo. Ottima mangiata! Una quintalata a testa di gamberetti così dolci come non avevamo mai mangiato. Con l’aggiunta di salmone e birra! Al top.

Mercoledì 24/8 Màtane/Sainte Anne des Monts * km 89 – 4h38’ – Dsl 540 m – Avs 19,2

Ci svegliamo con una giornata nuvolosa e fredda, ma la colazione ci tempra con ottime crêpes francesi e yogurt con frutta. Una marmellata di fragole super fatta à la maison e del buon caffè. Si può partire. Seguiamo la 132Est con continui saliscendi con cui alla fine abbiamo imparato a convivere. Dopo Sainte Felicité, a Grosses Roches ci fermiamo per un caffè caldo, visto che l’aria fresca non si scalda. Entriamo nelle grazie dello chef e della sua cucina, forse anche perché unici avventori a quast’ora; ci prepara 3 uova all’occhio con pomodori e banane oltre ad una marea di patate arrosto; pane caldo con burro e un fiume di caffè. Va giù tutto prima delle foto ai molti colibrì che vengono a mangiare e dopo i saluti ai proprietari del locale ci avviamo per Les Mechins prima di arrivare a Cap Chat, un po’ deludente confronto alle nostre aspettative. Ci fermiamo comunque a mangiare della frutta; oggi continuiamo a mangiare! La strada ci propone continuamente dei lunghi tratti rettilinei che in fondo curvano seguendo la costa e improvvisamente salgono facendo scendere di colpo la nostra andatura; ma la cosa più brutta è che in alcuni tratti non c’è la spalla a bordo strada, o meglio è sterrata e spesso sconnessa. Il pericolo sono i numerosi trucks di 25 m che ci sfiorano ad alte velocità quando non hanno lo spazio per evitarci, oltre ai mega motorhome con tanto di macchina al traino più altro rimorchio. Bisogna stare attenti. Ci ricorda un po’ il Cile come situazione. Ultimi 15 km prima della sosta finale a S. Anne des Monts. Sono ormai le 4 e lentamente cominciamo a cercare una gîte per la notte. Troveremo lungo la costa una simpatica signora con ancora evidenti i segni di una sfortunata sorte, molto gentile, che ci accoglierà nella sua casa assai carina, in una stanza molto accogliente (70$). Il paese sembra molto carino, il tempo per ora resiste bene; è venuto fuori il sole nel pomeriggio ed ha scaldato per bene. Se non altro si può fare il bucato. Incrociamo le dita. Bella serata e bel tramonto sul porto. Cenato nella poissonerie come suggerito dalla nostra simpatica padrona di casa. Stasera si va a dormire presto. Sai che novità.

Giovedì 25/8 Sainte Anne des Monts/Grande Valléè * km 118 – 6h21’ – Dsl 1.128 m – Avs 18,6

Oggi abbiamo giocato col vento! O meglio, oggi il vento ha giocato con noi; ci ha portato dove ha voluto, ci ha spinto, rallentato e a tratti anche prendere paura per le sue fortissime raffiche laterali. Sin dal mattino, dopo aver fatto colazione dalla signora in compagnia di altri 2 ospiti di Montréal assai simpatici e singolari – alla fine abbiamo dovuto fare le foto di rito – la giornata è stata ventosa. E forse è per questo che il tempo ha tenuto fino alla fine. Lasciato il paese, la strada segue un percorso magnifico, lambendo la costa tanto da darti l’impressione di finire con le ruote in acqua. È davvero un gran bell’andare. Dopo La Martre e Marsourì, la strada continua pianeggiante e dritta, e alcuni lavori in corso che bloccano il traffico, peraltro abbastanza scarso, ci consentono di percorrere lunghi tratti di strada assolutamente soli. A questo punto si susseguono una dopo l’altra 4 anse, ognuna delle quali assomiglia ad un fiordo, in fondo ad ognuna delle quali sorge un villaggio, in ordine Rivière a Claude, Mont St. Pierre, Mont Louis e St Maxime du Mont Louis, e per arrivare in ognuna delle quali bisogna fare i conti col vento contrario in entrata e col vento contrario in uscita, vento contrario che si alterna col vento laterale all’interno delle anse. Non ne abbiamo capito il perché! Solo dopo quest’ultimo fiordo il vento ci aiuta spingendo, ed arriviamo a fare anche 30 km/h senza pedalare e in salita! Prima di Sainte Madeleine de la rivière Madeleine, ultimo paese prima del tratto finale, possiamo l’Anse Pleurose, Gros Morne, Manche d’Erpée, piccoli villaggi dove è duro persino vivere! Oh, da queste parti, chissà perché, il deltaplano va alla grande ed è una delle zone più accreditate del Canada dell’Est per la sua pratica.

Restiamo affascinati dalla maestosità delle scogliere che piombano sul fiume.

Ci aspettano ora gli ultimi 18 km. Spettacolari, non finiscono mai! Si comincia con 5 km di salita, lasciando il mare, salita che spesso va al 12-15%, alternata a piccoli tratti di discesa che fanno perdere quel po’ di quota appena conquistata; il tutto con la compagnia del vento. Sembra debba venir giù il disastro, ma non farà nulla. Avanziamo così, trovando una nuova rampa ad ogni curva. Un continuo saliscendi, mangia e bevi, per tutto il resto della strada. All’ultimo, vediamo in fondo Grande Vallée. Finalmente. È stata una tappa lunga e forse fin qui la più faticosa anche se ripagante del bellissimo paesaggio, prima marino, poi montano e per finire ancora sul mare in un ottimo motel sulla baia, con vista sul villaggio. L’abbiamo trovato dopo aver fatto a vuoto andata e ritorno tutto il paese, poco più di 6 km. Qui faremo cena e colazione. Ne è valsa la pena. Eccome!!

Venerdì 26/8 Grande Vallée/Cap des Rosiers * km 90 – 5h33’ – Dsl 1.401 m – Avs 16,2

Ci svegliamo col sole, ma tempo di prepararci e già facciamo colazione infreddoliti dal solito vento che ha coperto tutto il cielo di nuvole. Poi però il resto della giornata sarà condita da un bel sole e uno splendido cielo celeste a contrasto con il colore blu intenso del mare ed il verde carico del bosco al nostro fianco. Passiamo Petite Vallée accompagnati dai soliti saliscendi fino a Clòridorme dove ci gustiamo un ottimo yogurt con frutti di bosco, melone fresco e un buon caffè al riparo dal vento seduti a terra dietro un muretto in un’area picnic. Usciti dal paese ci spetta un tratto di 20 km all’interno e il fatto mi spaventa. Si sale all’inizio, e appena dopo tagliamo un lago, le Grand Etang, in uno scenario da Canada selvaggio. Non si vede più il mare e l’ambiente montano regna incontrastato; manca solo l’avvistamento di qualche animale, ma fin qui non siamo stati così fortunati. Dopo qualche km passiamo il Pointe à la Remournèe, dove sorge ora un faro e che rappresenta il punto in cui Guglielmo Marconi nel 1904 fece il primo ponte radio dal vecchio al nuovo continente. Corriamo fin qui piuttosto regolari, e poi scendiamo a L’Anse à Valleau e poi veloci fino a St. Maurice per poi arrivare a Riviere au Renard. Nota negativa, fin qui abbiamo avuto la brutta compagnia di una moltitudine di camion per il trasporto di terra per alcuni lavori stradali e che facevano la spola dal cantiere alla cava e viceversa; e non sono piccoli. Il programma qui viene modificato. Invece della 197Sud che ci porterebbe a Gaspé in una ventina di km tagliando la penisola, continuiamo a scendere lungo la 132Est per poter passare domani per il Parc Forillon e arrivare a Cap Gaspé. Così facendo ci fermeremo a Cap des Rosiers dopo aver passato L’Anse du Griffon. In questo piccolo paesino oltre a un paio di ristoranti – uno dei quali, il Mona, ovviamente, sarà nostro – e alcune gîtes e motel, sorge il faro più alto del Canada (circa 40 m) ed un cimitero che testimonia la storia del passato che qui fu irlandese. Troviamo posto da una coppia dell’Ontario in una casa un po’ stravagante ma tutto sommato originale e con vista sul faro (72$). Bucato e cena. Grande tranquillità e traffico pressoché assente.

Sabato 27/8 Cap des Rosiers/Fort Prével * Km 101 – 5h52’ – Dsl 908 m – Avs 17,2

Dopo aver chiuso fuori di casa i proprietari, ci svegliamo all’alba e approfitto per scattare alcune foto al faro che con la luce delle 5 del mattino ha tutto un altro aspetto. Più tardi ci aspetta una super buona colazione preparato dal marito yankee con uova e bacon, frittelle e crêpes con sciroppo d’acero, toast con pomodoro e cipolla e del pane tostato con marmellate preparate in casa dalla simpatica signora. Succo d’arancia e del caffè che non manca mai. Come sempre perdiamo tempo in chiacchiere (anche se non è vero che è tempo sprecato, anzi) e stamattina anche a vedere gli aggiornamenti dall’arrivo dell’uragano Irene dagli USA che è atteso da queste parti lunedì, anche se in forma di tempesta tropicale con vento e pioggia. Negli States, a N.Y. ed in North Carolina ha già lasciato i segni e sono state evacuate migliaia di persone. Speriamo bene. Quindi partiamo alle 9, in direzione sud, attraversando il parco del Forillon da costa a costa. Vi entreremo a pagamento in direzione del Cap Gaspé. Non arriviamo fino in fondo. Decidiamo a metà di ritornare sui nostri passi per avvantaggiarci sulla strada in vista di cosa accadrà lunedì. Arriviamo quindi a Cap aux Os e poi a Penouille ritrovando il percorso della Route Vert. La strada segue la costa ancora fino a Saint Majorique dove facciamo sosta e spesa. Qui tagliamo per il ponte della 132 il fiordo che entra prima di trovare Gaspé ed in continuo saliscendi arriviamo finalmente al giro di boa del nostro tour. Finalmente conquistiamo il capoluogo della Gaspésie! Dopo una sosta alla stazione per info sul treno in direzione Matapedia, continuiamo alla volta del secondo fiordo di questa giornata, fiordi che assorbiranno gran parte del kilometraggio di oggi. Dopo una suggestiva ciclabile che ci porta fuori città attraverso il bosco e la spiaggia (dove dovremo tra l’altro tornare indietro fallito il tentativo di taglio fiordo sul ponte ferroviario, troppo azzardato) siamo ancora sulla 132 che qui presenta un traffico sostenuto e disturbante e che seguiamo per un’altra trentina di km fino a Fort Prével, un nucleo che racchiude campeggio, motel, hotel e golf club. Prendiamo una camera nel pavillon a 80$. Ottima la vista sulla Grande Anse della Baie di Gaspé. Ceniamo nel ristorante annesso.

Domenica 28/8 Fort Prével/Chandler * Km 98 – 5h05’ – Dsl 607 m – Avs 19,3

Colazione hand made in camera. La giornata è nuvolosa ma terrà quasi fino alla fine. Quasi. Seguiamo la costa fino a Belle Anse e come è capitato anche ieri, siamo costretti a seguire un altro fiordo mentre il treno lo taglia, a Coin du Banc lasciamo la nostra 132 che nel frattempo è diventata Ouest per l’interno e tenerci più alti rispetto alla costa. È una strada più bella anche se nel tratto che arriva a Percé ci riserva delle belle rampe ma una bella discesa finale. Entriamo in questa bella cittadina che come biglietto da visita ci propone l’imponente Rocher Percé, un immenso blocco di roccia calcarea policromo lungo 475 m. e alto 88 m. e presenta un arco nell’estremità est. Un bellissimo colpo d’occhio che si accompagna con l’Ile Bonaventura, assieme alla quale formano il Parc National. Ci fermiamo a fare un pranzetto qui con dell’ottimo salmone affumicato; davanti a noi assistiamo al volo delle sule che sull’Ile Bonaventure hanno creato la riserva più grande del nord america con 150.000 esemplari. Molto affascinante. Il tempo sembra tenere anche se percorrendo la via principale costellata di motel e aubergement di ogni tipo, arriva qualche goccia. Lasciamo così Percé, a malincuore per non aver fatto nessuna escursione alle isole per avvicinarci a Chandler; restano circa 45 km. Passiamo l’Anse à Beaufils e Cap d’Espoir e ancora Sainte Therese de Gaspé fino a Grande Rivière che ha un bel porto di pescherecci. Dopo Pabos, mentre ormai la pioggia ci ha costretto ai ripari, arriviamo a destinazione dopo aver coperto questo tratto poco interessante velocemente. Piove bene e Irene si avvicina. Troviamo un motel in posizione infelice e costoso (124$ il più caro). Ma va bene così. Dicono che domani pomeriggio migliori ma stanotte dovrebbe arrivare al massimo. Ceniamo qui. Una cittadina proprio da scordare, ma purtroppo ci fermiamo qui.

Lunedì 29/8 Chandler/New Carlisle * Km 77,7 – 5h35’ – Dsl 818 m – Avs 13,9

Terrificante! Non so da dove iniziare. Questa giornata ce la siamo tutta guadagnata, non potevamo far di più. Abbiamo lasciato sfogare la coda di Irene che stanotte ha portato molta pioggia. E quindi abbiamo deciso di partire più tardi, verso le 10.30. E’ andata bene con la pioggia che per tutto il giorno non è più caduta, ma non con il vento. Anche questo era la coda dell’uragano e non ci ha mollati un secondo; è stato contrario sempre e con forte, a tratti molto forte intensità e quando l’abbiamo avuto di fianco ci faceva perdere facilmente l’equilibrio. Ha messo a dura prova i nostri nervi, ma alla fine gli abbiamo tenuto testa! Tanto per cominciare buttiamo via 5 km (che oggi non sono pochi) per seguire le indicazioni che ci riportano in strada e percorriamo tutta la baia di Gran Pabos. Questa è una regione inglese/irlandese e testimonianza sono i nomi dei paesi che passiamo: Newport, Gascons, Shigawake, Saint Godefroi, Hopetown, Hope e Paspebiac. Non c’è molto da spendere per questi paesi, se non il fatto che siano sulla costa e che abbiano la pesca come principale attività; specialmente di aragoste, date le centinaia di ceste che stazionano nei porticcioli e davanti alle locali industria del pesce. Obiettivo di oggi, dato il tempo, è ahimè quello di arrivare e proprio il brutto tempo non dà gran valore al paesaggio che attraversiamo. Siamo a New Carlisle, il centro più grazioso, dove veniamo ripagati della fatica dalla bellezza della maison (datata 1852) dove passiamo la notte. È in pratica una sorta di museo con 5 camere arredata con i mobili trovati al suo interno dalle persone che l’hanno comprata nel 2004 dopo decenni di abbandono. Siamo senza parole, abbiamo paura di toccare tutto ciò che vi è dentro per non rovinare le stupende suppellettili e oggetti vari di arredamento. Siamo nel Manoir Hamilton (80$ + tasse), dal nome della nobile famiglia che vi abitò prima del suo abbandono. Restiamo incantati mentre la padrona di casa ci fa visitare tutta la villa. Stile inglese puro con una scalinata che, curvando sulla sinistra mentre sale, porta alle camere del piano superiore. Non possiamo far altro che immaginare chi e come potesse aver vissuto 160 anni fa qui. Dormiremo come i nobili nel loro letto……

Martedì 30/8 New Carlisle/Carleton sur Mer * Km 102 – 5h41’ – Dsl 474 m – Avs 17,9

E che colazione. Gli amici ci hanno coccolato con uova, yogurt e toast con marmellate casalinghe e sciroppo d’acero. Caffè e succo d’arancia. Saluti e baci per partire per questa tappa poco entusiasmante ma che almeno ci farà vedere dei cervi selvatici lungo il tratto di strada lontano dalla route principale verso Bonaventure che passeremo dall’alto. siamo infatti nella campagna a ridosso del bosco ma causa dei lavori dovremo abbandonare le 2° Rang e infilarci nella 132Ouest fino a Saint Simeon e poi Caplan. Stessa sorte anche a New Richmond dove ci perdiamo a causa dei lavori sulla strada lungo mare. Non ci resta che seguire la 132  ancora fino a Maria dove sosteremo per un ristoro dato che sono ormai le 3 del pomeriggio. Da qui lasciamo nuovamente la strada e saliamo verso il bosco per prendere di nuovo le 2° Rang (si tratta di una parallela alla costa) che con gradevoli saliscendi e una tranquillità ristoratrice ci porta dopo una ventina di km chiudendo così il percorso della Baie des Chaleurs a destinazione a Carleton sur Mer. Cittadina graziosa sul mare che esploreremo sistemati nella nostra gîte (73$) appena dopo il centro. Ospiti di due gentili nonni.

Mercoledì 31/8 Carleton sur Mer/Matapedia * Km 90,6 – 5h20’ – Dsl 492 m – Avs 16,5

E finita ! Oggi abbiamo percorso l’ultima tappa di questo lungo percorso….. Abbiamo pedalato in questi giorni più di 1.500 km. Non abbiamo avuto alcun intoppo, tutto è andato bene e siamo riusciti a rispettare i programmi che ci eravamo proposti. Questa mattina dopo una buona colazione siamo ripartiti; il tempo era sicuramente migliorato. Ieri sera abbiamo fatto appena in tempo ad entrare nel ristorante  che è cominciato a piovere a dirotto e non ha smesso fino al mattino. La padrona di casa molto gentilmente è venuta a recuperarci senza che ce lo aspettassimo. Una grandissima sorpresa. Ci ha evitato qualche km a piedi sotto il diluvio.

Dopo i primi 15 km, lasciamo la principale per percorrere la penisola di Miguasha, lungo “les sentiers de Shoolbred” lungo una strada secondaria e sentieri lungo il fiume, in ambiente più selvaggio che ci permette di vedere un giovane cervo. All’estremità opposta della penisola seguiamo il Parc National de Miguasha, definito monumento mondiale per essere luogo di ritrovamento dei fossili più antichi mai recuperati. Torniamo così sulla 132Ouest fino a Pointe à la Garde, dove ci fermiamo nell’unico ristoro del villaggio. Manca ormai poco all’arrivo e pedaliamo con estrema tranquillità, godendoci gli ultimi km e lambendo Pointe à la Croix, dove un piccolo ponte stradale in ferro collega  la città a Campbelton, e quindi la Gaspésie al Nouveau Brunswich. L’abbiamo a portata di pedale. Continuiamo così fino a Matapedia, un tranquillo paesino a cui non manca nulla e che ci ospiterà fino alle 22.30 ora di partenza del nostro treno. La stazione è chiusa ed apre solo alle 21.15, nei soli giorni di passaggio del treno; si, perché ce n’è 1 solo! Ci cambiamo e ci chiudiamo per qualche ora nel ristorante del motel dove ceniamo in compagnia dei moltissimi colibrì che vediamo dal nostro tavolo. Con noi due ragazzi di Toronto in bici che faranno la nostra fine. Stesso treno. Arriviamo a Montréal alle 9.05 dopo una notte di viaggio; un treno ed un organizzazione superiore alle aspettative. Ci hanno fornito gli scatoloni per le bici e si sono occupati loro del carico/scarico bagagli.

….Un viaggio lungo appunto. Sedici giorni sulla bici con un solo giorno di riposo a Quèbec City e molti km percorsi. In un paese enorme, dove tutto è enorme e dove le misure sono esagerate, come le distanze da percorrere per poter cambiare ambiente e poter vedere qualcosa di diverso. All’inizio una campagna verde per arrivare a Quèbec City, poi la parte centrale più montana con il San Lorenzo che comincia a prendere le sembianze di un mare; l’ingresso in Gaspésie lungo la costa nord più selvaggia e molto lunga con villaggi sempre più piccoli e con un’unica direttrice, lungo la quale, la 132, vive tutta la regione. Ed infine la Pointe, con i centri più rinomati, Gaspé e Percé, fino ad immergersi nella costa sud, più monotona e a noi forse quella piaciuta meno, dove vive un mélange anglofrancese di gente che confonde ed allontana l’identità francese del Quèbec. Tutto sommato un altro bel viaggio, il più lungo fin qui da noi fatto, e soprattutto un altro viaggio importante perché vissuto e concluso con la persona più importante che è sempre rimasta presente e non ha mollato un solo momento, neanche quando la vedevo distante girandomi in salita contro vento, dimostrando di essere ancora una volta il 51% di questo team!

Oggi, mentre scrivo, compie gli anni, ed è con enorme onore che potrò festeggiare qui a Montréal un altro prezioso traguardo, anzi, 2.

Avremo la giornata di oggi e domani fino al pomeriggio per dedicarci alla scoperta della città, davvero una gran bella città giovane, cosmopolita, che merita davvero di essere vissuta in completa libertà in ogni angolo e di assaporarne ogni sfaccettatura e sfumatura. Ci ha regalato proprio una bella sorpresa. Mettiamo in archivio anche il Canada, o meglio, il Quebec.

Giovedì 1/9 Montréal

Visita città.

Venerdì 2/9 Montréal/Venezia

Voliamo da Montréal alle ore 22.00. atterreremo a Venezia alle 12.05 locali dopo un volo di 7 ore e 30’.

Dati tecnici: Km percorsi totali 1.530 - Dsl totale 9.311 m.

E come sempre……….squadra vincente non si cambia!!

Ciao a tutti, Roby e Raf


 

VIAGGIO

Cyprus Bike Tour 2mila11 (dei Naturaider Roberta e Raffaele)

Cominciando dalla fine, una cosa è certa: quest’isola, piacevolissima sorpresa a pedali, richiede più di un paio di settimane per renderle merito e visitarla interamente, ovvero non limitandosi alla sola Repubblica di Cipro (la parte cipriota a sud), ma sconfinando anche a Cipro del Nord, nei territori occupati dalla Turchia dal 1974 ed oggi unica realtà al mondo a presentare una città dove un muro divide due paesi. Nicosia.

Il nostro tour si è svolto interamente nella parte cipriota e nella seconda metà del mese di maggio. Partiamo con Ryanair da Bologna con volo diretto su Larnaca.

 

Giovedì 19/5/11 Bologna /Larnaca/Pervolia

Sveglia ore 2.15 per il volo delle ore 7. arrivo a Larnaca alle 11 locali (+1h) e taxi ( 25) fino a Pervolia all’E-hotel, un singolare ed ottimo 4* sulla punta oltre il paese vicino al faro. Preparazione bici e relax in piscina con cena in hotel.

 

Venerdì 20/5/11 Pervolia/Fasoulla (320m slm)

Km 79 – 5h07’ – Dsl 642 m – Avs 15,4

Sveglia di buon ora e partenza ore 9.30. dopo aver raggiunto Kiti seguiamo la costa in direzione Zygi pedalando sempre contro vento che ci sposta con la sua forza, ma ritemprati da un paesaggio assai rilassante che ci regala distese di grano color miele che contrastano col colore azzurro del mare e con i prati verde smeraldo. Ci concediamo una piccola sosta bibita al bellissimo porticciolo. Pedaliamo verso Vasiliko, ma ci troviamo fagocitati da una zona industriale che poco ha in comune con quanto visto finora; molti camion e fabbriche ovunque. Nota negativa. Puntiamo ora su Lemesos (Limassol) che raggiungiamo dopo altri 30 km circa, dopo aver corso qualche km lungo il mare su una sorta di ciclabile sospesa, che grazie ad alcune passerelle ci fanno respirare aria di mare invece che rimanere in strada. La città, seconda per estensione dell’isola, già dai paesi che la precedono si presenta per il suo caos e per la pecularietà turistica che la contraddistingue; il traffico è sostenuto e per uscirne verso la nostra meta non sarà cosa facile. Chiedendo più volte ci troviamo sulla giusta strada verso Fasulla che raggiungiamo dopo 8 km di salita. Proviamo a cercare l’Avalone Village House, contattato dall’Italia, e subito ci innamoriamo del posto e neanche il piccolo villaggio è male. Troviamo sistemazione in 2 studios molto carini a 70 l’uno. C’è la piscina e si sta gran bene. Per la cena troviamo sotto casa il bar del paese che ci vizia con interessanti piatti tradizionali; cominciamo bene. Spendiamo 20 a testa.

 

Sabato 21/5/11 Fasoulla/Pissouri (215m slm)

Km 85 – 6h10’ – Dsl 1.607 m – Avs 13,8

Tappa tosta! Chi l’avrebbe pensato. Ci svegliamo di buon’ora ma la temperatura sale a vista d’occhio; si, perché dalla terrazza dove facciamo colazione “hand made” si vede il termometro della piazza che alle 8.30 segna 28°!! Prima della 9 siamo in sella e la direzione è Apsiou, dopo circa 7 km. La strada è molto bella e panoramica e sterrata, una sorpresa. Passiamo per Apaisia, un villaggio molto piccolo dove facciamo rifornimento d’acqua prima di cadere nelle fauci della B8, un’arteria trafficata che lasciamo dopo circa 7 km deviando per Ag. Therapon, che raggiungiamo con una tranquilla e comoda strada in continuo saliscendi, direi forse più Sali che scendi; infatti arriviamo a quasi 700 mt. Sosta con caffè cipriota e successiva discesa di quasi 15 km fino a Kantouprima ed Episkopi poi, dove cerchiamo i resti del sito archeologico di Kourion. Dopo aver sbagliato strada troviamo il sito che domina dall’alto sul mare turchese e ci concediamo una visita prima di continuare verso la nostra meta. Da qui la strada è molto bella e offre sempre la vista sul mare oltre che altri saliscendi che incrementano in modo importante il dislivello odierno. Attraversiamo così una zona che è stata riservata ai militari inglesi; la cura è attenta a tutti gli aspetti, e sembra di essere in un angolo non proprio cipriota. È tutto molto bello e curato. A questo punto ci avviciniamo a Pissouri ma gli ultimi 4 km ci fanno penare per conquistare la bellezza del posto che ci ospiterà stanotte. Un posticino particolare che ci offrirà anche una buona cena rigenerante. Spendiamo 50 per la camera e 25 a testa per mangiare. Ripariamo un paio di forature e siam pronti per la notte. Bye.

 

Domenica 22/5/11 Pissouri/Pafos (11m slm)

Km 53,5 – 3h20’ – Dsl 220 m – Avs 15,8

Oggi tappa relativamente e volutamente breve, anche se conclusa ad ora tarda. Come fino ad oggi, il temo è sempre buono ed il vento è sempre fronte a noi a rallentare il nostro andare. La temperatura è sui 30° già alle prime ore del giorno. Costretti alla colazione dalle 9, partiamo più tardi del solito e dopo qualche km ci fermiamo a Petra tou Romiou, la spiaggia che vide nascere Afrodite, per concederci un buon primo bagno in un’acqua cristallina. Questa strada è molto panoramica e ci regala stupendi scorci sul mare blu in contrasto con le rocce bianche a strapiombo.

Passiamo il Tempio di Afrodite e ci avviciniamo a Pafos, dopo aver sbagliato deviazione verso l’aeroporto ed essere tornati sui nostri passi. Troviamo poi la strada corretta e veniamo accolti da un paese finto, che è nato solo sullo spirito turistico e per nulla si identifica come cipriota perdendo così tutta la sua identità. Questa è la parte nuova della città che nulla ha a che fare con il suo parco archeologico inserito nel suo cuore. Lo visitiamo estraniandoci dal caos che – causa anche la domenica – regna e al quale non riusciamo a sottrarci. Una visita veloce data l’ora. Peccato. Dopo aver riparato l’ennesima foratura, cerchiamo di uscira da questo caos “californiano” e ci imbattiamo in un’altra ruota a terra! Della Roby. Una gonfiata veloce e avanti in cerca di un posto per dormire. Dopo qualche km troviamo un albergo 3* non male, in posizione molto carina, ma soprattutto lontano dal casino di Pafos.

Spendiamo 70 per la camera e dopo aver riparato 4 camere d’aria forate ci concediamo un bagno nella bella piscina e a seguire un’ottima cena con meze di pesce e birra fresca. Il tutto per 25 a testa. Domani ci fermeremo ancora qui, per ultimare la visita ai siti di Pafos e alla ricerca di camere d’aria e toppe in vista della montagna dei prox giorni.

 

Lunedì 23/5/11 Pafos km 24

 

 

 

Giornata di transizione e relax. Ci muoviamo presto per cercare un meccanico e far acquisti di ricambi. Alla fine lo troviamo non senza qualche difficoltà. Compriamo camere d’aria, pompa, lucchetto e bombolette. Ora, dopo ben 7 forature siamo più tranquilli. Possiamo dedicarci alla visita delle Tombe dei Re. Torniamo in albergo per un pomeriggio di relax con bagni nella piscina naturale con acqua meno fredda proprio davanti al nostro giardino. Replichiamo la cena alla taverna di ieri.

 

Martedì 24/5/11 Pafos/Pomos (0m slm)

Km 75,5 – 5h30’ – Dsl 635 m – Avs 13,8

Partiamo di buon’ora verso la penisola di Akamas che ci permette di allontanarci dall’insopportabile caos di Pafos. Ancora qualche km di strada sulla costa e comincia da Capo Drenano un meraviglioso percorso lungo questo lembo all’estremo ovest dell’isola. A Capo Drenano sarebbe anche consigliata una sosta potendo trovare sistemazione in alcune strutture e taverne del posto. Continuiamo verso Lara beach che ospita la nidificazione delle tartarughe qui protette e siamo continuamente attratti da scorci unici nei colori e negli odori di macchia molto intensi. Ci sono parecchie baie e insenature che invitano ad un tuffo. Prima della punta della penisola, il sentiero E4 che ci guida in questa giornata taglia deciso verso l’interno, per raggiungere i Bagni di Afrodite sulla parte opposta della costa. Poco prima però, attratti ancora una volta dal paesaggio, ci fermiamo in una piccola baia dai mille colori per uno spuntino e un bagno in acqua più che caraibica. Riprendiamo il cammino e arriviamo così all’asfalto che ci porta a Lakki prima e Polis poi. Decidiamo di continuare e fermarci a Pomos prima di cominciare la salita verso i monti Trodos. Troviamo sistemazione in un appartamentino essenziale con vista Mediterraneo a 40.

 

Mercoledì 25/5/11 Pomos/Kikkou Monastery (1.132m slm)

Km 62,2 – 5h 20’ – Dsl 1.674 m – Avs 11,6

Sveglia presto e dopo la colazione da separati in casa ci salutiamo e partiamo verso Stavros Psokas, una trentina di km, di cui i primi 20 lungo una sterrata/mulattiera meravigliosa che segue e sale il corso di un torrente regalandoci anche qui profumi di ginestra e cisto e colori di ogni genere. È davvero un puro godimento. Ritroviamo quindi l’asfalto che ci accompagna sempre in salita fino al bivio per Stavros, dopo 2 km di sola discesa che ci fa perdere più di 200 m di dsl! Gioco forza visto che ci serve acqua e ci concediamo una breve pausa di mezzogiorno. Riprendiamo quindi quota per seguire in direzione della nostra destinazione, il Monastero di Kikkou. Decidiamo però di arrivarci attraversando la Cedar Valley, una meravigliosa deviazione che ci immerge nella favolosa natura e soprattutto ci fa andare a contatto con questa strana specie di cedro cipriota, differente da quella del Libano. Come tutto il giorno, anche qui traffico pressocchè inesistente, ed è una goduria! Tratti di salite lunghe (che ci fan guadagnare quota) e qualche discesa ci avvicinano al Monastero, che raggiungiamo dopo una pedalata superba. La sorpresa è che, dopo aver visitato il Monastero, ci dicono che non si deve pagar nulla per dormire. Spartano, ma non manca nulla!

Il Monastero più ricco dell’isola, è molto particolare e l’oro non si spreca. Un numero di urne cinerarie e reliquie di santi sono custodite  in teche d’oro. Mosaici ed affreschi regnano ovunque. Riusciamo ad assistere ad una funzione. Cena buona e a nanna presto.

 

Giovedì 26/5/11 (compleanno della Rosy) Kikkou Monastery/Askas (912m slm)

Km 81 – 5h45’ – Dsl 1.600 m – Avs 13,4

Un’altra giornata davvero superba per i paesaggi e le zone attraversate. Partiamo presto da Kikkou e puntiamo verso Pedoulas ma facendo una deviazione per Kalopanagiotis, in discesa fino ai suoi 700m per visitare il Monastero di Agios Iannis Lampadistis – patrimonio dell’Unesco – in fase di lavori di restauro degli affreschi per ridare lustro e splendore a questi magnifici capolavori. Passiamo quindi per Moutullas e ancora in salita riprendiamo quota fino ai 1.200m di Pedoulas (fin qui 25 km circa), dove visitiamo un altro sito patrimonio dell’Unesco, la Chiesa dell’Archangelos, meravigliosa piccola chiesa con magnifici affreschi ottimamente conservati (riusciamo anche a far qualche foto). Di fronte, visitiamo il bellissimo museo delle Icone, una collezione di preziosissime icone che datano dal XII° al XIX° secolo. Un vero tesoro. Ancora un po’ di salita fino alla deviazione per Kakopetria, per una strada priva di traffico e che attraversa vallate che rendono la regione dei Trodos davvero incantevole; anche qui le ginestre e la macchia ci fan respirare a pieni polmoni. Questa strada in 15 km di meravigliosa discesa ci porta nei pressi del paese che lasciamo sulla ns sx a 750m, ma da qui, prendendo la ben più trafficata B9, cominciano altri 10 km circa di salita fino al bivio ancora a 1.200m per Kiperounta che passiamo velocemente oltre a Chandria per puntare verso Agros. La strada in saliscendi ci accoglie nella regione della Pitsilia e decidiamo però di continuare ancora per raggiungere il villaggio di Askas, nostra meta, avendo visto la possibilità di fermarci in una casa rurale. Ci arriviamo sfiorando Palaichori e la sorpresa nel vedere la casa e le persone che ci accolgono in questo villaggio di 100 anime è grande e inaspettata! Una sistemazione da sogno. Decidiamo di cenare a casa e amen! Spendiamo 55 e facciamo la spesa con tanto di rinforzino “take away”……

 

Venerdì 27/5/11 Askas/Lympia (270m slm)

Km 72,3 – 5h – Dsl 1.153 m – Avs 14,2

Ecco la pioggia! Una giornata all’insegna del brutto tempo che non ci farà vedere mai il sole, ma che anzi alternerà pioggia a tratti nuvolosi e temperature al di sotto di più di dieci gradi rispetto a quanto fin qui patite.

Dopo aver salutato il padrone di casa, puntiamo su Palaichoiri che vediamo solo dall’alto. Andiamo invece poco oltre a visitare un altro sito Unisco, la Chiesa Metamorfosis tou Sotiros, piccolo ma bellissimo insediamento anche questo in fase di restauro che conserva meravigliosi affreschi. Superato Apliki, in salita raggiungiamo Famakos e con bellissima discesa il villaggio di Gourri, molto carino dove facciamo una sosta per un caffè in una taverna tipica. Da qui deviamo per il paese di Ficardou, abitato ora da solo 6 persone ma da dove scappiamo paradossalmente troppo caotico a causa di una scolaresca! E piove. Dopo Lazanias ci fermiamo a visitare Panaria tou Machaira, un monastero situato in una posizione tranquilla in mezzo al bosco che riusciamo giusto a vedere nella bellezza della sua chiesa che racchiude tesori inestimabili tra cui un lampadario d’oro enorme. Lasciato il monastero ci dirigiamo verso Lythrodontas, con una strada che scende sterrata nel bosco attraverso paesaggi fantastici; come lo è stata tutta la pedalata fin qui.

Siamo in collina ormai e lo si nota dal cambiamento del paesaggio con il bosco di pini, il cisto e la ginestra che lasciano il campo agli ulivi e alle piante da frutto. Sempre verso la pianura passiamo per i paesini di Mathiatis, Sia, Mosfiloti e Psevdas, prima di chiudere la giornata a Lympia, che presenta un contorno ancor più diverso, quasi desertico e a dir la verità meno affascinante, così come non bellissimo è il paese.ma la casa dove passiamo la notte (100) è a dir poco fenomenale! Una casa rurale rimessa a posto con tanto di Jacuzzie camino che col letto a baldacchino al piano di sopra sembra un nido da luna di miele. Con piscina. Dopo un idromassaggio e la spesa, ci tuffiamo in una taverna per un souvlaki di pollo e insalata greca oltre agli antipasti: il tutto a 10 a testa!!

Tornando a casa troviamo ad accoglierci il padrone di casa con la moglie e l’amico Andros musicista e chitarra-maniaco di qualità che ci intrattengono offrendoci dell’ottima Zigana, un’acquavite locale. Ce ne regalano anche una bottiglia! Proprio bella gente, cordiale ed ospitale. È mezzanotte e scrivo di ritorno nel nostro nido. Notte! Non piove.

 

Sabato 28/5/11 Lympia/Protaras (30m slm)

Km 91 – 5h40’ – Dsl 430 m – Avs 16,1

Cominciamo dalla fine: finalmente il mare! E un po’ di relax e di bagni. Ma andiamo con ordine: partiamo verso le 9 dopo aver aggiustato il mio portapacchi tranciato in due punti di saldatura e dopo aver bevuto un cyprus coffee preparato dalla padrona di casa oltre ad aver salutato ancora una volta questa simpatica coppia del posto. Decidiamo di fare l’interno e di non buttarci subito sulla costa di Larnaca. Puntiamo quindi verso Athienou e Trulli, contro un vento folle e patagonico che ci accompagnerà tutto il giorno. Quando è contrario, in discesa a malapena superiamo i 13 km/h ma dopo le svolte “buone”, ci fa volare a 36-38 km/h senza fatica. Peccato sia per la maggior parte del tempo contro. Dopo Voroklini seguiamo fino a Pyla e Xylotymvou l’E4, su fondo sterrato ma distante dal caos del traffico. Dopo Ormidia questo percorso ci porta lungo il mare in un ambiente favoloso e siamo soli. Rientriamo poi su asfalto e dopo qualche esitazione ci mettiamoin strada verso Agia Napa, dopo una sosta alla bellissima chiesa di Agia Tekla, sul mare, dai colori tipici greci, bianco e blu, che regala un senso di pace unico. Questo tratto di costa ha subito e sta vivendo una trasformazione e un urbanizzazione spaventosa, e personalmente penso che potrebbe subire la stessa sorte di Agia Napa, terrificante esempio di “tutto finto”, perfino gli alberghi con stelle che si sprecano per non ricordare la miriade di aberranti locali e la miriade di persone che le popola. Scappiamo da tutto ciò, verso Capo Greco e tutto a un tratto dopo una discesa e una curva si spegne questa immagine e si torna nel nulla. E così per un altro paio di tratti e località fino ad arrivare a Protaras, meta di oggi: abbiamo un indirizzo di un comodo ed isolato albergo, ma ironia del caso, è in fase di ristrutturazione e non offre alloggio, ma forse non ne offrirà più. Ripieghiamo verso quanto già visto e cerchiamo qualcosa “per noi”; dopo qualche tentativo, proviamo con successo all’hotel Anais, tranquilla isola lontana dal casino e da tutto il resto. Paghiamo per forse l’ultima camera rimasta meno di 200 per 4 notti in B&B! è tranquillo. C’è una bella spiaggetta ed un porticciolo splendido. Si mangia assai bene (25 a testa in buon ristorante). È fatta.

 

Domenica 29/5/11 Protaras/Capo Greco/Protaras 25 km

Oggi primo giorno di relax con escursione scarichi a Capo Greco dopo aver visto la Chiesa di Agia Illias, che domina dalla collina. Percorriamo tutto il Capo Greco fino alla stazione radar inglese, limite invalicabile . ci fermiamo ad un’altra piccola chiesa dove in questo periodo vengono celebrati parecchi matrimoni; e sono dei veri colpi d’occhio in un ambiente circondato dal mare. Torniamo quindi vero la nostra zona e ci buttiamo in spiaggia il pomeriggio.


 

Lunedì 30/5/11 Protaras/Deryneia/Protaras 30km

In mattinata ci spingiamo verso Paralimni e poi verso il confine turco a Deryneia con il check point con tanto di militari armati. Visitiamo la piccola chiesa ed il singolare museo del folklore che è seguito da un simpatico omino in età che abita di fianco e che ci racconta che il museo era la casa della famiglia della moglie. Torniamo sui nostri passi e riprendiamo la costa per una giornata di mare. Cena by bike a Sirena Bay.

 

Martedì 31/5/11 Protaras J

Intera giornata di mare senza spostamenti in bici. Puro ozio!

 

Mercoledì 1/6/11 Protaras/Pervolia

Km 75 – 4h50’ – Dsl 330 m – Avs 15,6

Ultima tappa e rientro a Pervolia a riprendere le sacche lasciate qui due settimane fa. Tappa abbastanza scorrevole e agile se non fosse per il vento che quando tira contro è terribile. Si parte alle 9 dall’albergo e passiamo il caos “calmo” di Agia Napa fermandoci al suo bellissimo monastero veneziano del XVI° secolo, luogo davvero tranquillo in questo paese osceno. Proseguiamo quindi per Larnaca che raggiungiamo seguendo le deviazioni sterrate dell’andata davvero nascoste. Lungo costa riusciamo così, dopo aver passato la schifosa zona industriale e chimica della periferia, ad arrivare al centro e visitare il castello molto grazioso che è a ridosso della moschea turca in fase di restauro. Una vista unica sul mare controllato dai cannoni. Poco distante troviamo poi Agios Lazaros, la chiesa di S. Lazzaro che visitiamo e dove si trova la tomba del santo, vescovo della città, ma senza le sue spoglie, conservate ora a Marsiglia. Riprendiamo quindi verso l’aeroporto e poi verso Pervolia, che raggiungiamo dopo altri 7 km. Eccoci in hotel. Domani con calma pedaleremo fino all’aeroporto dove smonteremo le bici per impacchettarle e caricarle sul volo di mezzogiorno che ci riporterà a casa.

Chiudiamo così un altro gran viaggio a cavallo delle nostre bikes, esperienza resa ancor più bella dalla presenza e dall’intraprendente tenacia dell’ormai sicura inquilina della mia vita! Grazie a lei ancora una volta…………!

……..To be continued

Dati tecnici: Km percorsi totali 753,5 - Dsl totale 8.291 m.

 


 

VIAGGIO

“Foresta Nera e dintorni 2009” (dei Naturaider Roberta e Raffaele)


Dopo aver vissuto gli ultimi mesi molto intensamente, e dopo che la Rosy ha deciso di lasciarci, dopo mille ripensamenti siamo pronti per partire alla volta della Foresta Nera, e ci andremo partendo da casa. Una settimana per arrivare ed una per girarla in compagnia dei “maestri”, degli “icari” e di Pippo. Si tornerà tutti assieme in macchina.

ROAD BOOK:

Dati tecnici: Km tot. 1.052,2 – Tempo tot. 66h 51’ – Dsl tot. 9.470 mt.

 

Sabato 1/8/09 – Mestre/Calalzo/Cortina/Dobbiaco (1.210 m.)

Km 73 – 4h 20’ – Dsl 814 mt – Avs 15,9

Partenza prima dell’alba col treno delle 5.38 diretto a Calalo con cambio a Treviso. Tutto bene e alle 8.05 siamo pronti per iniziare il nostro viaggio itinerante in direzione Austria. Sosta a Borca di Cadore dai coniugi Piranese che buttiamo giù dal letto per un caffè e poi via alla volta di Cortina che passiamo tutta d’un fiato. Alle 14 dopo una breve sosta per mangiare siamo sul lago di Dobbiamo con una giornata molto calda per poi andare a prendere la camera a Ehremberg (60) da dove mancavamo da parecchio. Comincia a piovere, scrosci estivi; incontriamo Davide e Daniela con Dafne e poi Ivan, Antonello e Carla per una cena in compagnia. A letto alle ore 22.30. Siamo molto stanchi.

Domenica 2/8 – Dobbiamo/Fortezza/Brennero/Gries a.Brenner (1.250 m.)

Km 77 – 4h 08’ – Dsl 632 mt – Avs 18,7

Splendida dormita! Sveglia ore 7.40 e colazione veloce per partenza. Oggi tocca ancora per una volta alla Pusteria. Siamo abbastanza veloci e prima delle 11 siamo a Brunico per un caffè. Ripartiamo e dopo uno spuntino veloce nel verde dei bellissimi pascoli, puntiamo verso Fortezza senza scendere a Brixen. Riusciamo così a prendere un treno alle 13.45 che ci porta al Brenner Pass da dove scendiamo a Gries per poi risalire parecchio verso il punto tappa di oggi, inseguiti ma mai raggiunti dal temporale, alla Landhaus Mair, un piccolo ma grazioso contesto all’inizio della valle cieca e tranquilla che risale verso Vinader. Un veloce kneipp e di corsa in camera sotto la pioggia. Sono le 16. credo si cenerà molto presto ma la cosa non ci spiace affatto. La casa e la camera sono molte graziose, e la tranquillità è padrona e comanda anche sul mostro “autostrada” che deturpa il paesaggio. Un po’ di sano riposo. Ottima cena (42. A nanna ore 21. costo zimmer 60. W LA FRAGRANZA!!

Lunedì 3/8 – Gries a.Brenner/Innsbruck/Jenbach/Eben

Km 80 – 5h – Dsl 800 mt – Avs 16

Dopo una notte a dir poco tempestosa, al nostro risveglio per fortuna non piove. Colazione in camera molto completa e giusto il tempo di prepararci e siamo in sella. La giornata è pessima, nuvole basse, umidità alle stelle e ci sono 12°. Puntiamo su Steinach a.B. per una strada molto panoramica che in breve ci porta alla statale che seguito solo fino a Matrei per lasciarla in direzione Pföns a mezza costa. Correndo sempre sopra la statale, questo percorso attraversa molti piccoli centri con numerosi saliscendi ed è davvero un’alternativa molto piacevole. Il tempo continua a tenere e lo sguardo viene rivolto in direzione della partenza e del Brennero che ormai non vediamo più da quante sono le nuvole nere e da quante basse sono. Prossimo paese sarà Igls, un centro grazioso che domina Innsbruck, dove arriviamo dopo una lunga e veloce discesa che fa gradire aver ancora addosso gambali, copri braccia e giaccia di Goretex. Giunti in centro cerchiamo l’aggancio con la ciclabile dell’Inn, che seguiamo in direzione prima di Hall, grazioso ricordo di una tappa alcuni anni fa, e poi di Schwaz e Jenbach, crocevia di diverse soluzioni ciclabili (Zillertal, Inn e Achensee). Intento è iniziato a piovere e decidiamo di incamminarci verso l’Achensee, per una ripida ma bella ciclabile, la Via Bavarica Tyrolensis – ignorando un favoloso trenino a vapore a cremagliera che ci risparmierebbe una decina di km ma soprattutto 400 mt di dsl. Alla fine arrivando a Eben, ns punto tappa di oggi, ammetteremo che ne è valsa la pena. Abbiamo conquistato lo scollinamento e siamo ad un passo da Maurach. Troviamo una graziosa zimmer a 60 e dopo aver sistemato noi, il bucato ed il nostro stomaco, usciamo e andiamo in centro un centro molto turistico, in cerca di un posto per la cena che consumiamo alle 19. Il tot. sarà di 34!! Continua a piovere e mi sa che almeno per tutto domani la musica sarà la stessa. Torniamo in camera e si va a letto alle 21. Buonanotte……..

Martedì 4/8 – Eben/Bad Tölz/Höhen Schaftlarm

Km 107 – 6h 35’ – Dsl 630 mt – Avs 16,3

Continuiamo oggi la Via Bavarica Tyrolensis. Ci svegliamo che piove e dopo la colazione raccogliamo le nostre cose umide dopo un tentativo di bucato non proprio riuscito. Siamo in pista alle 9.30 sotto una fitta e fina pioggerella che sarà con noi fino al pomeriggio. Attraversiamo Maurach e cominciamo a seguire l’Achensee per tutta la sua lunghezza di circa 12 km. Poi la pista ciclabile punta verso il Sylvensteinsee attraverso un paesaggio molto selvaggio ed un fondo quasi completamente sterrato. Il suo andare è molto nervoso ed i paesaggi che si incontrano sono unici e per molti versi simili a scorci che vanno dal Canada alle Alpi. C’è acqua ovunque: dopo aver passato il confine Austro-Tedesco, seguiamo il corso dell’Isaar, che ci terrà compagnia fino alle porte di Monaco. Ed oltre a lui, decine di piccole cascate, piccoli specchi d’acqua alimentati da rivoli che sono ovunque, e come se non bastasse, acqua anche dal cielo. Piccolo inconveniente occorso appena dopo la partenza, cede la falsa maglia della mia catena; per fortuna il pezzo di scorta non manca e poco dopo siamo ancora in pista. Una giornata intensa dal punto di vista del procedere non ci fa fare molte pause, anzi!

Giusto il tempo di uno spuntino e siamo a Bad Tölz. Passiamo veloci per guadagnare strada ma alla fine ci fermiamo a 20 km da Monaco, a Höhen Schaftlarn, dopo aver perso l’ultima zimmer alla vicina Stüberl. Faremo sosta all’hotel Villa Verde, gestito da italiani, che fanno da mangiare in maniera davvero notevole. Forse anche per la pizza. Mangeremo del pesce ed una zuppa per iniziare. A fine cena ci intratteniamo con una coppia di signori del posto che ci dicono esser affezionati ospiti delle nostre terme di Galzignano (di cui però lamentano i costi troppo esosi motivo per il quale forse cambieranno meta) ed in particolare lui randonneur del mondo in bici: ormai ex perché ora si dedica al golf ed alle vacanze più easy. Ma è giusto così. Dopo aver condiviso una birra paghiamo il conto ( 46) e ci ritiriamo. Dopo 100 e rotti km abbiamo voglia di relax.

Mercoledì 5/8 – Höhen Schaftlarn/Starnberg/Landberg a.Lech/Waal (680 m.)

Km 86 – 5h 25’ – Dsl 560 mt – Avs 15,9

Ci svegliamo con un sole splendido, che fa voglia di far tutto e nel migliore degli auspici. Un’ottima colazione, che aiuta a rivalutare definitivamente il nostro hotel. Il conto di 70 per la camera, unito all’ottima cena ci fa definitivamente ricredere. Così ci mettiamo in strada, ma a tal proposito sembra quasi che oggi questa voglia passare lentamente. I primi intoppi li abbiamo a Starnberg, che anche a causa della sua posizione sul lago omonimo e della giornata giusta, ci fa perdere del tempo per uscirne, e grazie al solito ciclista paziente. Proseguiamo così verso il secondo lago di oggi, l’Ammersee, che raggiungiamo attraverso paesaggi e scorci bavaresi di notevole bellezza; il sole poi li fa apprezzare ancor di più. Distese di grano ormai maturo e dal colore intenso, campi coltivati a foraggio in un andamento collinare mosso come il mare, si fondono col colore azzurro del cielo. La temperatura un po’ frizzante è poi ottima per pedalare.

Dopo una piccola sosta spuntino, puntiamo verso Landsberg a.Lech, attraversando piccoli borghi e campagne assai tranquille. Arriviamo quindi in questa vivace cittadina quantomai pittoresca, colorata e molto gradevole. Non ci fermiamo granchè, complice l’ora ormai tarda del pomeriggio. All’Uff. Informazioni ci facciamo dare le indicazioni per cercare di uscire dal centro con minore spesa di tempo. Occorre però dire che almeno in queste regioni della Baviera e assai facile “costruire” il proprio cammino così come facile e poi perderlo. Ci sono molte indicazioni per i ciclisti e il tentativo è quello di evitare più possibile il traffico e il caos. La segnaletica è sostanziosa e precisa ma saltare un segnale vuol dire “ricostruire” l’itinerario………un po’ come il Tom Tom! Con questa premessa ci dirigiamo verso Waal, dove programmiamo con successo di fermarci per la notte. Saremo alla Deutsches Hause, ospiti anche a cena (36,50) di una coppia molto singolare quanto ospitale e gentile, da un solo anno in questo piccolo angolo di benessere e pace, con tanto di castello, percorso Kneipp naturale e che ospita un’artista straordinaria che con altrettanta fantasia crea oggetti di ogni tipo modellando con le sue mani la ceramica. Ne escono esemplari di rane, principesse, campanelle,targhe di ogni tipo oltre ai classici piatti, tazze e quant’altro. Ci siamo ritemprati davvero in qualche ora e fra qualche ora ce ne andremo. Il popolo qui è loquace e ci si saluta  tutti come se ci si conoscesse da sempre: secondo me sono più avanti di noi! Spegnamo la luce: sono quasi le 23.

Giovedì 6/8 – Waal/Bad Wörishofen/Memmingen/Rot a.d.Rot (611 m.)

Km 85 – 4h 45’ – Dsl 520 mt – Avs 18

Ci svegliamo e la giornata è già splendida. Una buona colazione, una sciacquata veloce alle bici e siamo pronti per partire. Prima però, una veloce visita al castello con tanto di scuderie e ovviamente dalla ragazza delle ceramiche per un altro oggetto. Finalmente si parte. Puntiamo su Bad Wörishofen, una graziosissima cittadina che sembra essere il simbolo della terapia Kneipp; ci sono infatti impianti termali ma con particolare attenzione ai tipici percorsi. Cosa ancor più bella, inizia qui la Kneipp Radweg, una bella ciclabile che ci condurrà fino a Memminghen. Occorre però fare sempre la massima attenzione alle indicazioni sempre ben presenti per non perdere il filo del percorso. È poi difficile riprenderlo e ritrovare le stupende stradine e tratturi di campagna che segue. Ed è proprio ciò che ci capita prima di Markt Rettembach, lungo una discesa che ci fa prendere i 55 km/h ma ci frego nel contempo. Ritroviamo più avanti la pista che non lasceremo più. I paesaggi sono splendidi e la calma e la tranquillità sono padrone del tempo. Un piccolo spuntino su un prato appena tagliato ci regala una sosta profumata. Poco traffico, colori vivi e odori di campagna contraddistinguono questa parte di territorio al confine tra Allgäu e Baden Wurttemberg. Giungiamo così a Memmingen, molto bello il centro che ci gustiamo seduti ad un tavolino di un caffè e paese dalle tipiche costruzioni e palazzi decorati e affrescati in stile. Ne usciamo con non poca fatica, a causa anche delle scarse indicazioni che da qui in avanti ci vedranno creatori del nostro percorso da costruire a mano libera, mettendo uno dopo l’altro i nomi dei villaggi da unire tra loro in una sorta di linea da interrompere solo a Donauschingen. Quando si dice il caso, ad un incrocio, uno dei tanti nudi e privo di alcun indizio da seguire, aspettiamo l’arrivo di una signora per chiedere lumi, e sorpresi che comunque voglia parlare italiano, ci spiega e accompagna per un po’ come proseguire e ci consiglia la direzione Rot a.d.Rot, che nel w.e. sarà teatro di una festa popolare con tanto di ricostruzioni e ambientazioni storiche, i cui preparativi fervono già da oggi; e vi giungiamo proprio in tempo per seguirli da vicino. Il consiglio si rivela ottimo così come particolare e bello si presenta il paese dal castello imponente come la cattedrale, e dal centro storico un po’ violentato dai preparativi della festa. Troviamo posto al Gasthaus Der Linde (B&B 56 – tot. con cena 83), dove decidiamo anche di cenare, non prima di una sana radler. Studiamo il nostro percorso di domani e poi a letto. Andremo da qui verso il Danubio per risalirlo nella parte a noi ancora mancante.

 

Venerdì 7/8 – Rot a.d.Rot/Bad Schussenried/Bad Salgau/Mengen/Sigmeringen/Gutestein (608 m.)

Km 97,2 – 5h 53’ – Dsl 660 mt – Avs 16,5

Giornata di sole anche oggi. Dopo colazione andiamo subito al Duomo a mettere una candela per la Rosi: oggi è passato 1 mese dal suo funerale e a dire il vero ci manca. Finchè ci sono non ti accorgi quanto preziosi siano i genitori! Poi però è troppo tardi. Lasciamo così il paese con i suoi preparativi e ci immergiamo nel cuore del Baden Württenberg, le sue campagne, le sue colline, i profumi ed i colori che ci fanno compagnia tutta la giornata. La direzione è Bad Schussenried che raggiungiamo dopo aver toccato i piccoli popoli agricoli qui disseminati di Ellwangen, Eberhardzell e Winter-Stettendorf. Il paesino ha un centro molto accogliente ed un castello altrettanto bello. Facciamo la nostra spesa e ci rimettiamo in corsa in direzione Bad Saulgau, ancor più particolare del precedente. Ci fermiamo velocemente, forse troppo frettolosamente, ma dobbiamo ancora mangiare e non è poi così presto. Fuori dal paese troviamo una magnifica soluzione: strabello nei campi, prato appena tagliato di fresco, due meli che ci fanno scudo dal sole che oggi è assai cocciuto e forte. Siamo alle porte di Mengen, realizzando di essere quasi un giorno di ritardo sui programmi, anche se in linea con il kilometraggio; un errore di valutazione, forse possibile anche per il fatto che è difficile misurare i percorsi ciclabili non avendone la sensazione.

Mengen è un centro grosso; lo attraversiamo e ci colpisce il fatto che ci sia il simbolo della cicogna ovunque. Lungo la strada ce ne sono un numero esagerato, tutte diversamente decorate e di varie dimensioni e perfino appese alle facciate dei coloratissimi e variopinti palazzi d’epoca. Dopo aver seguito per alcuni tratti la ciclabile del Donau e Bodensee, puntiamo verso la nostra vecchia conoscenza, il signore dei fiumi: il Danubio. Realizziamo infatti che fino a Donaueschingen è possibile seguire la ciclabile che ha battezzato i nostri viaggi in bici, e per di più nel tratto a noi ancora mancante; è una ragione in più per raggiungere quindi Sigmaringen, alle cui porte incrociamo il corso d’acqua ancora però fanciullo: quello che per 2.800 km scorre inesorabile fino al Mar Nero, sembra ai nostri occhi un piccolo e tranquillo fiumiciattolo di campagna. Altra bella sorpresa, il aestoso ed imponente castello ci accoglie e ci presenta al Sig. Donau.proprio un bel binomio. Faremo ancora solo pochi km prima di fermarci, ma il paesaggio e l’ambiente sono proprio incantevoli e riservano scorci molto selvaggi. Da un primo confronto con “l’altro” Danubio, due cose assai diverse. Inzigkofen, paesino fortificato e arroccato in posizione magnifica, meriterebbe la sosta della tappa, tanto è pacifico, ma decidiamo di fare un ultimo sforzo e conquistare Gutestein, a circa 8 km di distanza, per porre fine alle fatiche odierne. Troviamo un ottima sistemazione al Donauperle, una Pension/Gasthehaus molto calma, che ci offre una bella stanza (65 B&B) ed una cena eccezionale, preparata con una cura direi non proprio tedesca. Un piccolo tour prima del letto, che ci accoglie alle 22.30. a domani. Ciao Rosi!! Un bacio.

Sabato 8/8 – Gutestein/Tuttlingen/Donaueschingen/Titisee/Breitnau (965 m.)

Km 105 – 6h 12’ – Dsl 500 mt – Avs 16,9

Una colazione proprio con i controfiocchi!! Una magnifica preparazione, come peraltro era stato per la cena (43). La giornata non sembra affatto male, anche se un po’ di nuvole velano il cielo. Partiamo subito, per godere ancora di questa parte di Danubio che il fiume disegna tra falesie e strette gole che danno un meraviglioso senso di tranquillità. La direzione è verso Beurau, e poi di Tuttlingen, un centro senza dubbio più grosso che però passiamo via veloci. Certo, seguire una ciclabile è molto  più semplice ed è meno facile passare nei centri di tutti i piccoli paesi che invece troviamo dovendo creare noi un itinerario. Così scorre via  anche Geisingen fino poi ad arrivare fuori dal paese che secondo i più dà e vede nascere il grande fiume: Donaueschingen, che però evitiamo dovendola ritrovare domani assieme ai ragazzi come punto tappa e per puntare invece su Hufingen, che raggiungiamo sotto una fina e fitta pioggerella che più fastidio non dà! Infatti da dopo le 13, il tempo è girato ed è cambiato decisamente in brutto; avanti a noi si vede la pioggia, e come sempre avviene, si pedala verso il nero. A complicare le cose, i primi fulmini, che però resteranno isolati episodi. Dovendo e volendo recuperare sui tempi, decidiamo di prendere il treno da qui a Neustadt, per poi raggiungere Hinterzarten pedalando. Un paio d’ore d’attesa in un caffè, occasione giusta per una fetta di “schwartzwaldhirshtorte”, dovuto appuntamento, e alle 17.30 scendiamo per quello che sarà l’inizio di un calvario in cerca di sistemazione per la notte. In Titisee, Hinterzarte, Breitnau compresa non c’è un cazzo di camera, a nessun prezzo! Più di 20 tentativi a vuoto, pregando la gente, ma nulla! Per una notte poi sembra che questi bastardi non mollino. Alla fine, per la disperazione chiedo in un 4* e ne esce una signora zimmer in un hotel davvero splendido, con tanto di wellness area, che neanche vedremo…non capisco bene il prezzo, domani vedremo. La cena però non è stata esosa e ce la caviamo con 54€. Domani poi incontrremo gli amici per iniziare assieme il giro in Foresta Nera. Speriamo almeno che il tempo migliori per godere del paesaggio. Sarebbe un vero peccato. Spengo la luce alle 23. tardi, però oggi ci siamo fermati alle 19.30 passate. E da queste parti è davvero tardi!!

Domenica 9/8 – Breitnau/Donaueschingen (702 m.)

Km 58 – 4h – Dsl 500 mt – Avs 14,4

Siamo alla svolta del nostro tour. Infatti oggi ci uniamo agli amici per una settimana assieme nella Schwartz Wald. Piccola sorpresa: saranno 2 in più, ed in totale siamo 9! Speriamo bene. Come prima cosa c’è andata alla grande con la camera perché ci è costata solo 100 € e per questo lusso non è affatto cara. Incontriamo i ragazzi alla stazione  e partiamo subito. Ah, i due ragazzi in più sono un collega e la compagna!! Che dolce fatalità. Tra l’altro, da oggi staremo più al traino, avendo Pippo come pioniere che ha studiato nei dettagli le tappe: non che noi non fossimo pronti, ma è che troppi capi non vanno bene.

Attraversiamo così parecchi scorci di foresta, non seguiamo quasi mai la strada ma stiamo spesso su forestali e strade bianche. Ovviamente si fa meno strada, ma è un altro andare. Ripassiamo per alcuni paesini incontrati ieri arrivando qui, e godendo di scorci, colori e profumi meravigliosi, complice la bella giornata – anche se afosa – la nostra meta finale è Donaueschingen, la fonte del Donau ed il Castello dei Furstemberg. Dopo una piccola pausa a Braunlingen, tra l’altro molto graziosa, arriviamo in paese dopo aver visto il luogo dove ha sede la congiunzione del Breg con il Brigaci, dando origine al Donau. Andiamo a prendere le camere prenotate  e poi gireremo un po’ prima di cena. La faremo proprio al nostro albergo (camera 82 e cena attorno ai 40 ).

Lunedì 10/8 – Donaueschingen/Villingen/Schramberg/Alpirsbach (385 m.)

Km 67,5 – 4h 50’ – Dsl 570 mt – Avs 14

In gruppo è diverso!! E muoversi seguendo le carte lo è ancor di più. Più o meno alle 12 avevamo fatto 15 km!! Un’altra vita. E non conoscendo la destinazione è come saltare nel buio; non siamo abituati. La partenza è comunque alla solita ora. La direzione sarà Villingen, un graziosissimo paese nel quale ci fermiamo a vedere il centro e la Munster Platz. Entriamo nella Cattedrale protogotica che vanta un organo di rara bellezza. Da qui puntiamo verso nord, per Königsfeld e poi Hardt e Schramberg. Il tempo è terribile e ci costringe ad innumerevoli soste per coprirci per la pioggia che arriva con scrosci improvvisi ed impetuosi. Appena dopo smette e ti devi scoprire per evitare l’effetto sauna. Si va avanti così più o meno tutta la giornata. Schramberg che tocchiamo solo di striscio sembra essere un paesino molto grazioso ma lo passiamo velocemente alla volta di Aichalden da dove ci inventiamo una pseudo deviazione verso Rotemberg che è davvero suggestiva. Ci troviamo nel bel mezzo della Foresta, su un sentiero sul quale siamo costretti a spingere le bici per alcuni tratti a causa del fondo viscido per la pioggia e per la pendenza eccessiva, oltre che per la zavorra delle borse. Alla fine riusciamo ad uscirne e gli scorci sulle colline e sulla vegetazione ripagano della fatica sudata fin qui. Ci portiamo nel fondo valle perdendo velocemente quota e pedaliamo alla volta di Schiltach, di Schenkenzell ed infine arriviamo al punto tappa di Alpirsbach, dove troviamo accoglienza – avendo opportunamente telefonato prima – in un esteticamente graziosa pensione (sullo stile danese) ma internamente più modesta che si fa pagare 74 la camera. Poco male, essendo tanti. Velocemente ci sistemiamo ed usciamo per vedere il grazioso centro con tanto di brauerai; la Cattedrale merita senza dubbio una visita e con l’occasione accendiamo un paio di lumini. Ancora un piccolo pensiero a chi non c’è più ma è sempre nei nostri cuori; non è così facile, caspita. Ora è la volta della cena, nell’ottima gasthof in centro, con zuppa d’aglio nel piatto di pane e piatti di carne molto abbondanti. Birra che non manca mai, e per finire una sana Williams. Siamo pronti per la nanna. Il conto sarà di circa 23 a persona. Un vero lusso.

Martedì 11/8 – Alpirsbach/Wolfach/Kirnbach (385 m.)

Km 60 – 4h 22’ – Dsl 916 mt – Avs 13,7

Anche se non poteva sembrare così al risveglio, oggi sarà tutto sommato una giornata buona dal punto di vista meteo. Se non altro non prenderemo la pioggia. C’è da dire comunque che il tasso di umidità è elevatissimo e la sensazione opprimente che dà insieme alla temperatura non così elevata fa un po’ rimpiangere quello che abbiamo lasciato in Italia. Si parte subito in salita e faremo subito un salto di più di 300 mt di dsl per poi tenerci costantemente sui 700-800 mt per percorrere delle forestali indicate come vere e proprie ciclabili con tanto di indicazioni segnaletiche. Ci uniamo e seguiamo per buona parte della giornata alla Schwarzwald Radweg, la ciclabile che ti porta a spasso per questa enorme Foresta che regala tante situazioni suggestive; è facile spaziare in lungo e in largo e sinceramente forse scarichi di questi pesanti bagagli sarebbe più godereccia a livello escursionistico che non dover avere sempre una certa attenzione a non prendere secchi colpi nelle situazioni più impegnative. Usciamo dal fitto della vegetazione e prima del nostro arrivo a Wolfach troviamo una magnifica combinazione dove poterci fermare ma ahimè essendo il gruppo non unito fisicamente non sarà realizzabile. Siamo in una valle che ci regala pace, silenzio ma soprattutto un magnifico agriturismo con camere libere; siamo perciò costretti a scenderla fino in paese dove troviamo tutt’altra situazione. È infatti sede di tappa della Trans Schwarzwald 2009, una gara a tappe attraverso la Foresta Nera di 550 km con 14.000 mt di dsl, e ci arriviamo in contemporanea all’arrivo di tappa! Un bel casino che fa a pugni con quanto appena lasciato…..e il bello è che – per fortuna – dobbiamo lasciare il paese per trovare posto per dormire. Qui non c’è posto per nove. Finiamo così a Kirnbach, 5 km oltre ma sulla strada di domani, alla Pension Sonne, posto molto tranquillo che fa al caso nostro. Una piacevole passeggiata prima di cena, un’ottima cena a base di fingerli e carne di porco gustosissima, bagnata da weizen e snaps (25 a persona). La camera costerà 72 . Subito dopo cena a dormire quasi subito.

Mercoledì 12/8 – Kirnbach/St. Georgen/Schönwald (989 m.)

Km 46 – 3h 45’ – Dsl 970 mt – Avs 12,3

Sempre più piano, ma sempre avanti! Oggi ci separiamo dai due ultimi aggiunti che torneranno verso Freiburg e poi in Italia. Noi invece ci inoltriamo nuovamente nella Foresta Nera alla scoperta di nuovi angoli di verde tranquillità. E dato che la gara dovrà per un piccolo tratto seguire il nostro percorso, ci avvantaggiamo. È un susseguirsi di meravigliosi scorci di natura, che stiamo ormai godendo da tre giorni pieni. Da ora dovremo anche cambiare registro. La direzione è St. Georgen e la tappa oggi non sarà molto lunga. Ci concediamo anche una sosta radler con “suppen”. Dato che il paese è un po’ caotico ed è presto, decidiamo di andare un po’ avanti ed arriviamo alla fonte del Brigach, che dopo 43 km si unisce al Breg per dare origine al Donau. Poi con una piccola deviazione passiamo alla Hubertuskapelle e prima di arrivare a fine tappa ci fermiamo alla più antica fattoria della Schwarzwald, la Kienzierhausenhof, del 1591. Si pedala ancora un po’ per arrivare alla nostra gastehaus, la Lena, che è molto accogliente e con un ottimo prato per goderci un caldo sole (30 a pax). Si dice che domani non sarà così bello….Fra poco ci muoviamo per la cena. Come al solito all’altezza e novità per il primo: maulthascen, una sorta di raviolo ripieno di prosciutto del posto che occorre assaggiare. Sempre più o meno uguale il conto.

Giovedì 13/8 – Schönwald/Schönach/St. Margen (912 m.)

Km 46 – 3h 17’ – Dsl 888 mt – Avs 14

Stamattina colazione più tardi e partenza con più calma!?! Così tanta calma che alle 14 abbiamo fatto 20 km. Subito scendiamo con non unanime approvazione a Schönach dove ritroviamo la gara che ha fatto tappa qui. Noi comunque siamo diretti a vedere il più grande kukù del mondo! Bella trovata turistica e grossa delusione….il kukù è molto fiacco, avendo perso quota fin qui, e puntando ora verso Furtwangen, dobbiamo risalire e superare il paese e prendiamo una bella e tranquilla stradina che ci porta a prendere quota prima verso la fattoria Reinertonishof, anche questa molto vecchia del 1619 e poi ancora verso la Martinkapelle. Qui l’altipiano è molto bello ed i colori sono davvero molto rilassnti. È qui che tocchiamo il km 20 e sono le 14; un’ora di sosta.riprendiamo quindi per Furtwangen che superiamo veloci e saliamo quindi verso Neukirk. Fin qui è stato un susseguirsi di saliscendi che ci ha portato al punto più alto, alla Martinkapelle, a 1.091 mt. Scendiamo ora al mulino Exenloch, con 2 pale, per una discesa di 4 km e sempre sotto la minaccia del temporale. Ne prendiamo un piccolo scroscio prima della salita al 7% che per quasi 4 km ci condurrà a St. Margen, sede di tappa; dopo aver scollinato a 950 mt dominando una buona parte della Foresta Nera, ci spetta fino al paese una gradevole e ripagante discesa. Con non poche difficoltà troviamo sistemazione all’Hotel Zur Hirschen, a 84 la doppia. Qui ci concediamo una sauna veloce prima di cena, che tra l’altro sarà ancora una volta buona (18 a pax) e segnerà la fine di una tappa comunque breve e pur sempre piacevole anche se con qualche tempo morto di troppo. A nanna alle ore 22.30.

Venerdì 14/8 – St. Margen/Simonswald/Freiburg (355 m.)

Km 64,5 – 4h 19’ – Dsl 510 mt – Avs 15

Ultima tappa e pedalata conclusiva di questo bel giro /vacanza tedesca  che ci ha regalato degli angoli e delle sensazioni tipiche di queste latitudini e che ci ha fatto rivalutare questo paese che – clima permettendo – ha fatto e sta facendo molto per il turismo e per la bicicletta nel suo completo interesse. Credo ci siano pochi altri paesi a questo livello. Partiti questa mattina da St. Margen, in scioltezza ed in discesa giungiamo in breve tempo a St. Peter, il borgo più antico della Schwarz Wald; il tempo sembra non essere dei migliori: non pioverà per tutto il giorno, ma l’umidità è molto alta. Dopo questo borgo, si sale ancora un po’ verso il Kandel, per poi iniziare un’altra bella discesa verso Simonswald lungo una bella sterrata; ma ci aspetta un fuoriprogramma: la strada è interrotta per il taglio di alberi nel bosco e non si può continuare. Troviamo però uno strabello che ci aiuterà a riprendere la nostra comoda carrareccia. A Simonswald siamo scesi quasi del tutto e da qui in avanti continueremo quasi completamente in piano; seguiamo una parte di ciclabile dell’Elz passando alcuni piccoli paesini tra i quali merita un cenno Waldkirk, graziosissimo borgo con un centro storico pedonale che merita una sosta ed una visita. Continuiamo per la ciclabile che poi lasceremo in direzione Freiburg, e gli ultimi km sono attraverso una campagna molto bella e piacevole; entriamo in città e le dimensioni ed i ritmi cambiano sensibilmente; non ne eravamo abituati. Troviamo posto nell’albergo già usato dai ragazzi all’arrivo e ci tuffiamo da veri turisti nel centro che giriamo e dove ceniamo (21 a testa) con consueto menù di kartoffeln suppen e wienerschnitzel! Si torna in albergo e domani, dopo una puntata a Gengen….. punteremo la prua della macchina verso la nostra immutata Italia.

Non c’è nulla da dire in più se non che la mia “Furia” Roby ed io siamo ancora la miglior squadra in circolazione e più che mai……….squadra vincente non si cambia!! Pronti a qualsiasi altra sfida! Alla prox e …….sempre in sella!!   Raf.

 

 

VIAGGI

ROAD BOOK  “Ciclabile dell’Inn – Zillertal – Brixental – Ciclopista del Sole e dell’Adige” (dei Naturaider Roberta e Raffaele)


Siamo a Ferragosto, siamo in ferie forzate tutta la settimana, che si fa? Si lascia a casa la macchina e si parte con la bici, ovvio…….. un’occhiata agli orari, alle ciclabile, ma……..andiamo con ordine:

Sabato 12/8/06 – Mestre/Passo Resia/Tösens – Km 40 – 3h 15’

Sveglia e levataccia dopo un’ottima serata con cena da amici…….. In piedi alle 4.30. La pioggia intensa sta calmandosi e quando ci mettiamo in strada non piove quasi più. Il primo treno parte alle 5.29 in direzione VR. Poi, dopo una veloce colazione in centro, di fronte all’Arena, aspettiamo la coincidenza per BZ delle 7.50. Alle 9.30 siamo nel capoluogo altoatesino, ma a causa del ritardo, partiamo per Merano alle 10.35. Stavolta la coincidenza per Malles alle 11.16 è in orario, ed anche il bus per Resia ci aspetta con estrema gentilezza.

Scarichiamo le mtb alle 13.20 e tanto per saggiare il terreno, la prima gulaschsuppe ne fa le spese! Alle 14 ci mettiamo in sella, direzione Austria, e prima, Passo Resia. Prendiamo la comoda ciclabile che ci porta a Nauders, splendida cittadina tirolese. Ora la “pista”, la Via ClaudiaAugusta, diventa sentiero, comodo a piedi, molto meno in bici; tocca la statale in alcuni punti, e poi sbocca a Pfunds, altro piccolo centro tranquillo ed accogliente.

Da qui ci illudiamo di aver finalmente imboccato la giusta ciclabile, ma dopo poco ci troviamo a dover spingere le bici in sentiero esposto ed in continuo saliscendi. Inutile, tutto a piedi. Il timore di non trovare un ponte per attraversare l’Inn, ci assale. Finalmente, dopo quasi un’ora troviamo l’asfalto ed il nostro punto tappa, a Tösens. Una dignitosissima camera da un nonnetto molto simpatico e gentile, una doccia  con tanto di riscaldamento “a canna”, e via a cena. Una signora cena: frittatensuppe/noblauchsuppe, tirolergröestl e a letto dopo carosello alle 20.30. Che benessere; proprio un paesino a misura d’uomo.

Domenica 13/8/06 – Tösens/Hall in Tirol – Km 134 – 7h 30’ – Avs 17,9

La giornata si mette al meglio; il sole spunta tra le nuvole ed il colpo d’occhio è davvero notevole. Colazione in compagnia dei nonni di casa, con diversi tentativi di comunicazione. Scendiamo i primi 25 km fino a Landeck per poi puntare verso Imst, dove a causa di segnalazioni poco precise, sbagliamo direzione e valle, per sprecare 6 km di strada. Ripresa la pista, andiamo in direzione di Telfs, e ci si propongono scorci tipo canyons sempre accompagnati dall’imponenza del grande fiume che scorre silenzioso accanto a noi; così non è però per l’autostrada, che pure scorre a fianco della pista, ma non smette mai di infastidire col suo rumore continuo. Solo qualche piccolo tratto si scosta da lei, e non è certo una buona compagnia. I km passano veloci, e dopo una meritata merenda con speck, schwarzbröt e radler in uno dei tanti posti che qui vedono solo il rafting, avanziamo accompagnati dalla prima pioggia verso Innsbruck che però non vogliamo raggiungere prima di domani mattina. Non sarà poi così, perché dopo l’incontro con una singolare coppia di Piovene Rocchette, traditi forse dall’entusiasmo, vediamo i primi palazzoni; siamo in città! E piove non poco, anzi parecchio, direi. Il tempo è cambiato in un attimo ed il sereno apparente lascia il posto a nuvole basse e nere, che ci scaricano addosso fiumi d’acqua. Delusi, decidiamo di continuare, e dopo la sorpresa di aver superato anche Rum, a momenti non saltiamo anche Hall! E’ tardi, sono quasi le 20, i km già più di 130. Dobbiamo fermarci, ma falliti alcuni tentativi, o la va o la spacca: proviamo al 4*: c’è posto, a 140 con colazione: OK! Ragazzi che posto, e ti credo: un castello con ambienti d’altri tempi. La camera è stupenda, il bagno anche, e ahimè anche la sauna è notevole, ma mi sa che non la sfrutteremo. Doccia e via. Decidiamo di cenare in albergo, nella stube, e la scelta è azzeccatissima. Il conto sarà di 38 scarsi e la qualità notevole. Piccolo tour per il centro per sistemare la panza e adesso scrivo quasi dormendo, alle 23.45, tardissimo. Spengo la luce, notte!

Lunedì 14/8/06 – Hall in Tirol/Mayrhofen – km 70,5 – 4h 15’ – Avs 16,6

La sveglia è con la pioggia. La colazione va meglio, eccome! Un ben di Dio. E’ un po’ tardi, e dopo aver riparato la gomma posteriore della Roby, riprendiamo la marcia seguendo la pista sotto la pioggia. Passiamo Schwaz e lungo il fiume arriviamo a Jenbach, da dove decidiamo di lasciare finalmente l’autostrada ed anche la pioggia per incamminarci nella Zillertal, lungo una favolosa ciclabile, che, scorrendo sempre tranquilla lungo questa verdissima lingua di terra ed al fiume Ziller, con i suoi 40 km circa ci porta a Mayrhofen, dopo aver passato altri piccoli centri turistici tra cui spicca Zell am Ziller, davvero carino. Qui a Mayrhofen la scelta di sistemazioni per la notte sono davvero tante ma cerchiamo di star lontani dalla confusione. E sono le 16.30. Miracolo. Doccia e giro in centro per cercare per cena. E piove!! Cena in ottimo hotel con zuppe d’aglio e della Zillertal e gröestl. Tranquillità in vista per la notte? Nein! Rientriamo, e di fronte alla pensione, un bar di biker (motociclisti….) ci dà dentro con musica, anzi rumore scassa timpani; sarà dura. Chiudo alle 22.30, ma il rumore c’è ancora.

Martedì 15/8/06 Ferragosto – Mayrhofen/Kitzbuhel – km 75,2 – 4h 55’ Avs 15,2

Siamo in sella alle 9.40 per prendere il trenino della Zillertal alle 10. Carichiamo le bici e ci piazziamo nella carrozza centrale, quelle di una volta, per goderci tutta la valle percorsa ieri ma al doppio della nostra velocità! E’ piacevole, con una giornata di sole attraversare i piccoli centri della valle. Scendiamo proprio all’imbocco, direzione Wörgl, che raggiungiamo dopo circa 30 km. Dopo poco lasciamo nuovamente la ciclabile dell’Inn per prendere la Brixental, valle che ci sorprenderà in maniera davvero incredibile. La tranquillità ed il paesaggio che si apre davanti a noi ci lascia, km dopo km, sempre più esterrefatti, tanta è la sorpresa. Procedendo, passiamo paesini e scenari che meriterebbero tutti una sosta, che però non ci possiamo permettere; nell’ordine Hopfgarten, Brixen, Kirkberg ed infine Kitzbuhel, vecchio amore che non potendo scordare facilmente, ci chiede di pernottarvi. Data l’ora puntiamo sull’Info, per trovare una camera senza perdere troppo tempo: detto fatto! Non c’è molta offerta; gli italiani qui al pascolo hanno fatto il pieno per Ferragosto, ma troviamo ugualmente un’ottima sistemazione presso un agriturismo a dieci minuti a piedi dal centro in un contesto stupendo. Ceniamo in centro consigliati dalla proprietaria. Due passi dopo cena nel centro storico, c’è anche la banda tirolese per il ferragosto, una nostalgica puntatina al Londoner, locale a noi molto caro, e rientro. Particolare importantissimo: oggi sole tutto il giorno; è un’altra vita!

Mercoledì 16/8/06 – Kitzbuhel/Söll – km 76,3 – 5h 35’ – Avs 13,7

Non capiremo mai il tempo qui; impossibile far previsioni! Dopo una stellata incredibile, ci svegliamo con un cielo che minaccia pioggia. Partiamo quindi dopo colazione pronti per l’acqua, incamminandoci verso luoghi a noi familiari: Aurach, Jochberg, verso il Pass Thurn. Sempre seguendo la ciclabile molto comoda, passiamo scenari molto rilassanti e tranquilli; in estate sembra di essere altrove.

Dopo aver riparato la seconda foratura questa volta mia, facciamo dietro front per tornare verso Kitz dalla parte opposta della valle, che continua a lasciarci col fiato sospeso. Arrivati in centro, puntiamo su Reith, altro piccolo e stupendo paesino, e poi su Obensdorf, attraverso il bosco nell’ultimo tratto. Da qui prendiamo per S. Johann in Tirol, posto molto frequentato; qualche problema per trovare la strada Söllandl, che ci riporterà vero Wörgl. Ci ritroviamo a chiedere e comunque a correre lungo la statale trafficatissima da TIR! L’incubo finisce a Going, dove ritroviamo la ciclabile che facendoci dimenticare l’inquinamento e il rumore delle macchine, ci accompagna – sempre ben segnalata – attraverso Ellmau, piccolo paradiso, Scheffau e fino a Söll, dove giungiamo al termine della festa paesana; peccato! Qui vale la pena fermarsi, ma continuiamo ancora poco per risparmiare sulla tappa di domani. Troviamo un borgo di 4 case e 2 Gasthof e chiediamo per una zimmer: sembra che per una notte non freghi niente a nessuno. Ultimo tentativo in agriturismo e va bene. Ceniamo in uno dei due gasthof, splendido, dove ci viziamo ancora con zuppa di patate e funghi e gröestl. Schöne!! Gütt!! Due passi in tranquillità idilliaca e……. a nanna!

Giovedì 17/8/06 – Söll/Vandoies di Sopra – km 77,1 – 4h 40’ – Avs 17

Così come ieri ci ha accompagnato per tutto il pomeriggio, anche al risveglio il sole ci saluta con una bella giornata; da questa piccola oasi è tutto più magico, a cominciare dalla colazione che purtroppo consumiamo un po’ di fretta, e per finire alla valle che con le montagne sullo sfondo assume un aspetto fiabesco. Purtroppo il tempo è tiranno, ed alle 10.20 ci aspetta il treno che da Wörgl ci riporta ad Innsbruck. Così puntiamo il fondovalle e sempre per piccole stradine, tranne una parentesi in statale, siamo in stazioneopo aver riparato la seconda foratura questa volta mia, facciamo dietro front per tornare verso Kitz dalla parte opposta delung a fare i tkt. Ad Innsbruck abbiamo poi la coincidenza per il Brennero, da dove, nuovamente in Patria, ci attendono i primi 17 km di discesa verso Vipiteno. Il fhön è forte, ma una volta lasciata la montagna, cala. A Vipiteno un ragazzo gentile ci accompagna all’imbocco della Ciclopista del Sole, verso Bressanone. Attraversiamo paesini la cui esistenza era ignorata fino ad oggi, e tra continui saliscendi, tratti autostradali e scorci impensabili, ci ritroviamo al laghetto di Varna, da dove, dopo una piccola sosta, deviamo per la Ciclabile della Pusteria. Altri 20 km circa e siamo a Vandoies, sede della tappa odierna, dove ci attendono la Lollo e Bepin, due amici, ai quali avevamo promesso una visita e che ci ospiteranno per la notte.

Fin qui la pista è un continuo saliscendi, che ritroveremo anche domani. A cena, sorpresa: porcini freschi, crudi e cotti, ottimi!! Il tutto accompagnato da Prosecco, Lagrein ed un bianco dell’Alto Adige di cui non ricordo il nome. Poi tutti a nanna. Ah, il tempo dal Brennero è peggiorato, ma è stato clemente; vedremo domani…… Gütte nacht!

Venerdì 18/8/06 – Vandoies di Sopra/Salorno – km 107 – 5h 45’ – Avs 18,5

Eh si, proprio! Piove proprio bene, direi molto……..che si fa? Intanto colazione, poi si vede. Le nuvole in Pusteria sono incredibili. Non si vede al di là della valle. Poi comincia a spiovere, salutiamo gli amici e partiamo! Al contrario di Fantozzi, l’unica macchia celeste è sopra le nostre teste e ci accompagna fino a Bressanone, rendendo piacevole il nostro cammino. Per arrivarci siamo tornati al lago di Varna e da qui con sentiero fino a Varna e poi con comoda strada minore fino in centro. Non è stato facile. Proseguiamo per BZ lungo la bella pista che però si interrompe a Colma per buttarci nella statale impestata di traffico vacanziero per 15 km fino a Prato Inarco (ringrazio il Naturaider Fausto per le preziose info in merito). Ripresa la pista arriviamo nel capoluogo crucco e poco dopo riusciamo ad incontrare proprio il Fausto e proprio “sotto i ferri” in pedalata: miracoli del cellulare!! Dopo un’oretta di amarcord ci lasciamo con l’impegno di vederci presto da noi o da lui chissàdove, e continuiamo lungo la Val d’Adige, lungo questo grande fiume che ci è apparso sempre marrone ed impetuoso (chissà cosa ha raccolto in queste 2 settimane di maltempo!). Su consiglio di Fausto facciamo tappa a Salorno, sulla strada del vino, ultimo avamposto altoatesino, che ci offre una camera in uno dei due posti esistenti, ma per la cena è un dramma!! Ci aspettavamo canederli e quant’altro, ingolositi dall’amico Naturaider, ma dopo aver trovato un ristorante pugliese, una pizzeria ed un bistrò (per fortuna che siamo in Altoadige…), ripieghiamo sul Jolly (…..già dal nome…) dove comunque stiamo benone. Cena e a letto.

Sabato 19/8/06 – Salorno/Tonezza del Cimone – km 86 – 4h 20’ – Avs 19,8

Piove! Strano; dopo colazione partiamo di buon’ora in direzione Trento, che è a 40 km!! Dovevano essere circa 20….. La pista è davvero bella, ed il tempo migliora sempre più. Attraversiamo distese di vigne e piante di mele. Dopo TN, proseguiamo per Rovereto. Giusti in tempo, per le 12.30 a prendere il bus per Folgaria. In un’ora siamo al Passo Sommo, scarichiamo le bici, e in strada. Il cielo minaccia il disastro e quindi corriamo verso Tonezza, dove arriviamo alle 15.30 circa, sorprendendo anche le nostre mamme che non ci aspettavano……Siamo quasi a casa.

 

 

 

Domenica 20/8/06 – Tonezza del Cimone/Mestre – km 34

Si, solo pochi km, ma oggi abbiamo solo il trasferimento a Schio, nel pomeriggio, dove prendiamo il treno per Vicenza e la coincidenza per Mestre, che con tempismo eccezionale, abbiamo 2 minuti dopo. Il capotreno ci aspetta e carichiamo le bici. Le nostre fatiche sono proprio finite, come pure il Roby&RafRadTour austriaco e la settimana di ferragosto. In totale, conti alla mano, il nostro itinerario è stato di 700 km giusti; siamo stati proprio bravi!!

 

 

Alla prox……..dai Naturaiders Roby & Raf.


 

VIAGGIO

Camino De Santiago  (dei Naturaider Roberta e Raffaele)

Il tanto sospirato momento di realizzare questo nostro progetto di viaggio sembra proprio arrivato!! A fine aprile si parte per Roncisvalle per percorrere il Camino de Santiago, immergendosi per un paio di settimane in un’atmosfera d’altri tempi, tempi in cui i pellegrini partivano a piedi con un saio, i sandali, una piccola scorta d’acqua ed il loro bastone, trovando ospitalità nei vari rifugi/chiese e quant’altro, con l’obiettivo di arrivare a Santiago de Compostela, per rendere omaggio a San Giacomo; un po’ come loro, ma armati delle nostre Mtb e di un’attrezzatura leggermente più moderna, sian pronti per il nostro “pellegrinaggio”.

29/4/06 Arrivo a RONCISVALLE/BURGUETE

Partiti da Venezia e dopo l’intero pomeriggio in viaggio, a dir poco perfetto per i 2 voli ed il transfer in taxi da Pamplona, siamo costretti a montar subito le bici e scendere di un paio di km fino a Burguete, piccolo ma affascinante borgo ai piedi di Roncisvalle, dato che non ci è stato offerto neanche un pavimento per la notte (beati pellegrini!!), ma non prima di una ventosissima sosta al colle che domina dall’alto il nostro punto di partenza. Anche a Burguete comunque peniamo non poco a trovare un tetto, ed alla fine ci dicono che vista la generosa affluenza, è stato aperto e messo a disposizione un frontòn (palestra)  per la notte. Perfetto, dato che anche qui, a causa del ponte del 1° maggio e di una gara ciclistica, non si trova un buco, Prendiamo posto sulla gradinata con i nostri sacchi e ci rassegniamo a dormire vestiti in 35 cm di spazio ed al freddo/umido del posto, quando, in cerca di qualcosa da mangiare passeggiando per il borgo, per puro caso entriamo nell’unica casa a cui non avevamo chiesto per scrupolo: sembra che una prenotazione non venga rispettata, e grazie alla nostra simpatia ed al fatto che sono le 21 passate, conquistiamo la camera!! Stupenda, come tutte le case del 1700 d’altra parte………Corriamo a prendere le bici ed i bagagli in palestra e poi via, finalmente a tavola. H 21,45. Ottima cena a 17 € tutto compreso e poi a nanna. A domani. Ah, il tempo splendido a Madrid, qui è più freddo, parecchio di più, nuvoloso, ma non piove, e questa è la cosa più importante…….

 

30/4/06  BURGUETE / OBAGNOS  - Km 73,9 - 6h 30’ - Dsl 1.330 m

Chi credeva cominciasse una passeggiata, ha sbagliato! In bici non è così! Partiti non proprio di prima mattina, ma dopo una notte trascorsa in una splendida camera ospiti di ispano/francesi, andiamo a far colazione sotto un cielo azzurro e con una temperatura quasi invernale. Ore 9.15 in sella!

Ed è subito sentiero. Direzione Alto de Erro (845 m.). Superiamo parecchi pellegrini a piedi e man mano che procediamo, i km sembrano non passare mai! Andiamo lenti, il fondo non è per niente eccezionale. Puntiamo a Zubiri dopo lo scollinamento, però scegliamo l’asfalto su consiglio di un ciclista. Non è male! In paese riprendiamo il Camino verso Pamplona, ma poco prima, a causa di una frana, veniamo dirottati per il sentiero asfaltato che segue il Rio e che ci guiderà fino in città attraverso il Parco Fluviale. Mangiamo a spizzichi per recuperare tempo. Lasciata Pamplona, dopo un piccolo tour nel centro storico, puntiamo alla seconda ascesa del giorno: l’Alto del Perdòn, a quota 780 m., ma su sentiero infame. La salita dopo scorci stupendi, è terribile, e non molla. Arriviamo in cima al parco eolico, un vento boia! Anche qui molliamo il Camino per la strada, a causa del fondo. Passiamo così Uterga e Maruzàbal, due paesini tranquilli e belli. Sempre su asfalto arriviamo a Obagnos, dove decidiamo di fare STOP per la notte. Ostello carino (30 posti – pieno)  6 €, doccia ok! Cena nel bar del paese a 9 € (antipasto-zuppa di pesce-2 secondi di tonno e vitello-gelato-vino tinto e acqua). Conosciuti un brasiliano molto simpatico ed uno spagnolo con cui dividiamo il tavolo. A nanna ore 22.00, chiudono!! Fuori ore 8.00.

1/5/06  OBAGNOS / LOGRONO – Km 81,7 – 7h 10’ – Dsl 1.190 m

Sembrava impossibile, ma è proprio così! In sella ore 8.00, dopo una colazione un po’ inventata. Fa un freddo boia, anche se la giornata è ancora bella. Quindi, dopo pochi km, sosta calda alla cafeteria per un cafè y leche e brioche. Baguette e prosciutto per il pranzo. Di nuovo in marcia verso Puente de la Reina, bellissima cittadina con stupendo ponte del XII° secolo a 5 arcate. E’ da qui che si uniscono i cammini verso Santiago (Aragonese col Francese). Ora comincia il calvario per le erte salite scassate dall’acqua e ridotte a sentieri impraticabili con la bici. In un paio di tratti ci spingono dei pellegrini a piedi, perché proprio non si va su. Cominciamo a pensare che il Camino sia esclusiva dei camminatori, ma non è sempre così per fortuna. Passati per Lorca, dove viaggiamo alla velocità dei pellegrini arriviamo ad Estella e poi a Irache dove sorge un bellissimo monastero e dove si trova la fonte doppia, del vino tinto e dell’acqua!! D’obbligo assaggiare il vino tinto…….Proseguiamo per Azqueta (borghi medioevali) e per Villamayor de Monjardin, dove faccio mettere un sello sulla credenziale. Arriviamo poi a Los Arcos dove sostiamo alle 15 per il nostro panino/pranzo.

NOTA: presa la caretera per arrivare a Estella da dopo Lorca.

Ci aspetta una zona molto ben pedalabile con strade bianche molto ok. Tutto ciò da Villamayor verso Los Arcos. Poi ancora buon Camino e a Torre del Rio e fino a Viana ancora caretera. Strada comunque buona.

Sosta bibita a Viana che festeggia il 1° maggio. Siamo ormai quasi alla fine della giornata vero Logrono, dove entriamo con ciclabile davvero utile e valida. Cerchiamo per la notte, ma ci dicono che l’ostello è full, le suore non riusciamo a trovarle e gli hostal è difficile abbiano posto; d’altra parte è festa anche qui!

Troviamo al Niza, a 64 € per una habitacion, senza colazione. Amen. Doccia veloce e fuori per la cena in un ristorantino tranquillo (saremo soli!) con conto totale di 25 €. Niente male. Di corsa a letto, domani sarà dura almeno come oggi. Dimenticavo, abbiamo lasciato la Navarra per entrare nella Rjoia. E questa ne è la capitale. Buonanotte.

2/5/06  LOGRONO / BELORADO – Km 79 – 6h 24’ – Dsl 1.145 m

Con nostra sorpresa, al risveglio, dopo una magnifica dormita, il tempo sembra mettersi al peggio. Non fa freddo, ma l’umidità è proprio forte. Alle 8.30 siamo in sella; piccola colazione in camera e via di pedale verso Najera, per una bella carrareccia. E’ l’inizio di una bella giornata di pedalata, fin qui forse la migliore. Anche perché il tempo volge al bello; la strada è tutta sterrata ma molto comoda e ci guida  verso Santo Domingo della Calzada, dove prendiamo il sello all’Auberge del XII° secolo e dove mangiamo verso le 15 il nostro solito panino col crudo; ma che buono! Ripartiamo alla volta di Granon, dove l’ostello questa volta è nella torre campanaria del paese ed è molto suggestivo. Ritroviamo qui il gruppetto di ciclisti che ci ha accompagnati più o meno tutta la mattina. Vediamo borghi medievali veramente unici e rari. Oggi molti bikers. Vorremo arrivare oltre, ma decidiamo alle 18 circa di fermarci a Belorado, dove saremo ospitati dagli svizzeri che gestiscono l’auberge nella chiesa di S. Maria del XII° secolo; ottima accoglienza e ostello molto singolare. Offerta libera (10 € totali) e cena del pellegrino nella piazzetta del carinissimo borgo. Conto 16 € totali!! Mah. L’unico neo ma ovvio forse, ssssssshhh!! Quando arrivi e ssssssssshhhhh quando torni; c’è sempre qualcuno che dorme!! A domani.

3/5/06  BELORADO / HONTANAS – Km 85.5 – 6h 48’ – Dsl 930 m

Colazione e sveglia molto presto, ma nonostante tutto, siamo gli ultimi a salutare e lasciare gli amici svizzeri. Fa freddino, e alle 8.40 siamo in sella verso il Monte de Oca. Una bellissima salita, un sentiero che dopo poco diventa una mulattiera molto ben pedalabile e che dopo averci fatto collinare a 1.135 m. (punto più alto oggi) ci porta a S. Juan de Ortega. Piccola sosta prima di riprendere lo sterrato che stavolta, a causa delle pietre e del fondo, arriva meno agilmente all’Alto (crocefisso) prima di arrivare a Burgos. L’arrivo in città è terribile!! TIR, camion, traffico, macchine di ogni tipo ti fanno dimenticare tutte le belle cose viste oggi. Quindi la lasciamo presto; un’occhiatina alla Cattedrale ed al centro storico, un veloce spuntino e poi via, di nuovo, per immergerci nei borghi incantevoli di questa stupenda regione.

Pedaliamo attraverso una natura favolosa, siamo in quota costante tra gli 800 ed i 900 m., un altopiano dove i rumori più frequenti sono i cinguettii e le ruote delle bici sui sassi. La prima pioggia ci bagna fuori Burgos, ma rende il paesaggio molto irlandese. E neanche a dirlo, prima della fine della nostra tappa incontriamo Stephen, un irlandese vero, un omino di 55 anni che viaggia a piedi da solo per compiere il giro del mondo. Un personaggio!! Ti dà la carica. Arriviamo ad Hontanas, che raggiungiamo calandoci dall’alto, proprio come i cavalieri templari; cose d’altri tempi. Troviamo all’auberge a 5 €. Hai, la doccia è fredda! Il più bello era pieno, però vi ceniamo. A 8,5 € a testa. Cena a 4, con 2 canadesi di Vancouver. Impegnativo. A nanna ore 22.15.

4/5/06  HONTANAS / SAHAGUN – Km 97,4 – 6h 36’ – Dsl 590 m

Una tappa che certamente non resterà nei nostri pensieri se non per la prima parte con il passaggio al bellissimo convento di S. Anton e poi nel paese di Castrojeriz (sello al bar) ed alla sua bella Collegiata. Suggestivo il valico con forte pendenza all’Alto Cuesta di Mosterales e successiva ripida discesa. Buono il tratto successivo verso Fromista con visita alla Cattedrale romanica più vecchia e bella d’Europa (St. Martin – XI° sec. – 1 €) e a Villalcazar con sosta alla Cattedrale dei Templari di S.ta Maria la Blanca, 20 €cent. Due situazioni eccezionali. Poi la monotonia la fa da padrona fino a Carrion de los Condes. Il Camino corre lungo la statale, che per fortuna è poco trafficata. Sosta pranzo. Continuiamoli tappone ancora su sentiero dritto e monotono, piatto, ma stavolta condito da qualche goccia di pioggia e con un fondo quanto mai insidioso e quasi fangoso (argilla?) a causa dell’abbondante pioggia che ci ha preceduti nel pomeriggio!! Le ruote fanno fatica a scivolare. Quando il sole torna a far capolino, prendiamo invece la caretera N120, anche perché il Camino è a 1 metro. Passiamo Terradillos de los Templares, dove saltiamo l’auberge (peccato!) e siamo costretti a passare anche S. Nicolas del Real Camino perché tutto pieno. Proprio peccato. Arriviamo quindi a Sahagùn, cittadina piuttosto estesa e prendiamo un hostal per dare anche una pulita a tutto (45 €). Doccia calda e cena in Taverna (25 €). TV in camera e a letto presto.

5/5/06  SAHAGUN / HOSPITAL DE ORBIGO – Km 95,3 – 6h 23’ – Dsl 600 m

Sembrava dovesse diluviare e invece............

Altro tappone ma quasi interamente da scordare, almeno per la seconda metà! I primi 50 km corrono veloci quasi in piano costante, lungo una piccola caretera che solitaria segue da molto vicino il Camino e che è anche volentieri preferita dai pellegrini a piedi, tanto le sta a fianco. L’incubo poco prima di Lèon, dove l’unica via di accesso è il traffico, la strada invasa dai camion e dalle macchine, modello tangenziale di Mestre. Entriamo nel capoluogo che è senza dubbio una cittadina molto bella da visitare; la Cattedrale e la Chiesa di S. Isidoro sono le due perle da non perdere. Perdersi per le viuzze del centro storico è altrettanto piacevole. Ora, dopo una piccola sosta per il pranzo nel centrale parco, occorre uscire; bel casotto, ma perché dopo è terribile! Strada, e poi ancora strada e traffico, respirando la merda più schifosa. Tutto ciò non merita menzione, se non il fatto che era senz’altro meglio deviare dal nostro cammino principale e correre più distante dal caos. Pazienza. Non vediamo l’ora di arrivare al punto tappa fissato a Orbigo. Km dopo km finalmente ci siamo, e la vista è ripagata, almeno ora; ponte costruito dai Romani e borgo caratteristico, dove si riuniscono le due strade. Troviamo posto (quasi gli ultimi, come sempre) all’Auberge St. Miguel, bellissimo e nuovo (6 € + 3 € per la colazione a testa). Tra poco si cena “al pellegrino” (12 € menù del dìas), e poi, come si usa, a letto alle 22.00. Domani si fa sul serio, tornano i monti e le salite!!

6/5/06  HOSPITAL DE ORBIGO / MOLINASECA – Km 69,8 – 5h 30’ – Dsl 1.070 m

Et voilà! Ci siamo svegliati, o meglio, ci hanno svegliati con una bella giornata. Ci spetta una tappa stupenda e di montagna. Prima sosta ad Astorga per visitare il favoloso Duomo ed il palazzo di Gaudì. Abbiamo gracchiato un po’ e poi ci siamo diretti verso Rabanal del Camino attraverso  paesi e borghi senza tempo (Maragateria). Abbiamo ripreso il “vero” Camino. Ora comincia la salita, buona alla Cruz de Hierro, simbolo del nostro viaggio. Ci arriviamo bene, ed è lì che anche noi lasciamo il sassolino con i nostri pensieri, proprio come hanno fatto milioni di persone prima di noi; c’è di tutto! Proseguiamo per collinare 6 km più avanti, e lasciamo anche il sentiero per la caretera; è consigliato e ci godiamo di più i 15 km di discesa veramente impegnativa. Passiamo per El Acebo, entrando così nella regione del Bierzo, incredibile borgo rinato grazie a questo percorso; e poi ancora Riego de Ambros fino a Molinaseca, dove il sole caldo ed il colpo d’occhio all’arrivo ci fa pensare che sarà la sede della tappa. Cerchiamo una casa rùral (è pieno anche qui!!) e la troviamo su indicazione di un omino simpatico che ci dice di chiedere in panificio. Avrà ragione. Dormiamo in una mansardina a Casa Maria (40 €). Una giornata veramente grande con grande soddisfazione per noi e per i nostri occhi. Era un paio di giorni che non andava così. Cena del pellegrino? Vediamo. Non proprio; 27 € per lo sfizio.

7/5/06  MOLINASECA / O’ CEBREIRO – Km 66,3 – 6h 19’ – Dsl 1.270 m

Alla fine ha vinto la Galizia con il suo tempo bizzarro! Era da vederlo; già dalla mattina, lasciata con rammarico la mansardina, il freddo del mattino – in sella ore 8.15 – non ci lascia tregua. Solo un buon cafè y leche cercava di darci una mano, caldo come fredda è stata la colazione in camera. Questo dopo la sosta dovuta a Ponferrada, al castello templare ealla Basilica di Nostra Sra del la Uncina; nulla più visto che forse perché domenica, ma tutto dormiva fino almeno alle 10.00-10.30. Allora via alla volta di Villafranca, attraverso piccoli paesi, per arrivare alla Basilica con la Porta del Perdòn ed al Castello poco lontano. Qualche sellos, e, lasciato il paese, dopo poco troviamo il motivo della nostra media così bassa: due super signore di TN che abbiamo accompagnato e seguito per quasi un’ora al loro passo, parlando di tutto e di niente, ma con il ricordo di aver dato loro una mano a far un buon tratto di Camino, lungo la Valle del Carce, ad un ritmo decisamente sostenuto (6 km/h). Una volta divisi, comincia la lunga e veramente impegnativa salita per O’ Cebreiro, a quota 1.300 m. Tutta su asfalto, ma molto tranquillo. 8 km molto pendenti, quasi tutti con rampichino davanti, con ciliegina, ovviamente galiziana, degli ultimi km sotto un acquazzone di tutto rispetto. Arriviamo ai 1.300 m. del paesino celtico e cerchiamo sistemazione in una casa rùral un po’ cara ma molto graziosa (45 €). Ceniamo in una taberna di gente simpatica al solito menù del pellegrino con aggiunta di pimientos (22 € compresa hierbas), ed in compagnia di 4 amici di Kirkenes (confine Norvegia-Russia), ricevendo una stretta di mano da uno di loro quando indovino la loro provenienza (forse pochi sanno dove si trova!?).

Che questo borgo sia tutto originale? Forse proprio no, ma siamo in Galizia.

8/5/06  O’ CEBREIRO / VENTAS DE NARON – Km 78,7 – 7h 02’ – Dsl 1.535 m

Grande giornata! E grande dislivello oggi. Con ordine: sveglia tardi e sorpresona: NEVE!! Un’imbiancata notturna ha reso questo posto veramente particolare. Dopo una buona colazione casalinga, ci decidiamo a partire (ore 9.20) con una temperatura vicina allo 0, vicina perché ne era ben al di sotto!! Ma il tempo volge al meglio e ciò che ci riserva la strada ci ripaga di tutto ciò. E’ uno spettacolo continuo, col contorno di questa spruzzata di neve. Superato l’Alto de Pojo, e dopo aver visto il monumento al pellegrino, da Fonfria comincia l’attesa discesa verso Triacastela, dove ci scaldiamo con un cafè y leche e brioches veramente favolosi. Ripreso il Camino ci dirigiamo verso Son Xil e con continui saliscendi spaccagambe ma attraverso paesaggi incantevoli, la nostra prossima tappa è Sartia, che giriamo un po’ di corsa con sosta pranzo all’Hospedale del XII° sec. Che assisteva i pellegrini. Continuano i saliscendi sempre in quota e in mezzo ai boschi e le campagne contornate da un cielo da fotografia. Proprio un bel regalo. Giungiamo quindi a Portomarin, che dall’alto col suo porto ci lascia perplessi, al punto da saltarla a piè pari per continuare sempre in salita verso Gonzar e poi Ventàs de Naron, sede della nostra tappa. Poco prima, a Hospital (che bel nome ma non di fatto) non ci hanno voluto con le bici!! Solo a piedi ospitano!!

Qui invece questo paesino è molto tranquillo e dormiamo/mangiamo in uno dei due ostelli privati che ci sono. Totale 36 € di tutto, compresa la minestrina di “fideini”, terribile! Però in compenso, una tortilla con patate da favola. Hasta à luego!!!

9/5/06  VENTAS DE NARON / SANTIAGO DE COMPOSTELA – Km 88,6 – 7h 22’ – Dsl 1.300 m

E fu Santiago! Già, siamo arrivati alla fine del nostro Camino (non sarà così in realtà!). E’ stata l’ultima tappa, ma forse la più faticosa, che non finiva mai. I km non passavano più. Sembrava sulla carta agile, ma è un continuo saliscendi, non c’è mai il piano. Di prima mattina il freddo è davvero tanto, e non ci si riesce a scaldare; la temperatura è vero lo 0 anche se la giornata è tersissima!! Non una nuvola in cielo. Arriviamo a Palais de Rei dove facciamo uno spuntino dopo la spesa al supermarket. Si prosegue per un paesaggio molto tranquillo e particolare ed il sole ci scalda sempre di più. La voglia di arrivare cresce ma la strada è ancora lunga. Passiamo diversi e continui paesini del tempo che fu, mucche portate a pascolare, piccoli greggi nei campi ed ogni dove gli eucalipti che fanno da cornice e non ci lasceranno per tutto il giorno. Eucalipti e ginestre, un bel colpo d’occhio. Sostiamo a Calle per un pranzetto/pic nic in un bel posticino davvero tranquillo e soleggiato. Poi riprende la pena per arrivare, dopo aver passato l’aeroporto a Lavacolla, dove un tempo era d’uso lavare tutto e se stessi prima di arrivare alla meta dal Santo, ed infine al Monte do Gozo, da dove si dovrebbe vedere la Cattedrale di Santiago. Finalmente ci siamo. Che caos, andiamo verso il centro, per cercare un posto dove dormire: non è facile (l’ostello è troppo distante e sembra quasi un lager!). Trovato!! Un hostal, carinissimo, vista sulla Cattedrale, 54 €, niente! Cena da Manolo, 20 €, mah! Con ottima cena galiziana di caldo allego e merluzzo, ma non prima di aver ritirato la COMPOSTELA!! Che emozione!! Domani messa.

10/5/06  SANTIAGO / OLVEIROA – Km 58,8 – 4h 48’ – Dsl 1.075 m

Finalmente anche per oggi è finita! Ed era cominciata così bene! Allora: giornata splendida, ottima dormita nella bella camera già prenotata per sabato al rientro, sveglia comoda (ore 8.00, che tardi!), colazione in centro e piccoli acquisti. In attesa della messa, una celebrazione da pelle d’oca; Cattedrale gremita, annuncio dei pellegrini giunti a Santiago (2 italiani da Roncesvalles – siamo noi!!), preti di tante nazionalità a dir messa; credo la messa più importante a cui abbia assistito di persona. E nel finale, il mega turibolo (el butafumeiro) che viene fatto oscillare per la cattedrale. Pazzesco. Giro attorno al Santo e visita alla cripta. Sono le 13.00 e dobbiamo partire. Da segnalare oltre agli eucalipti, gran saliscendi anche oggi, spezzagambe, infiniti, non fanno passare i km. Passiamo Pontemaceira, col suo bel ponte romanico sul Tambre, e Negriera, poi ancora sentieri, che fan bene solo agli occhi e non sempre. L’unico sogno ormai è arrivare, e si può solo ad Olveiroa, perché solo qui c’è da dormire. Seguiamo a tratti la caretera per far prima, ma è solo un illusione; poche foto, non ce ne è molta voglia. Piccoli paesini si susseguono, mangiamo ad una fermata del bus al riparo dal sole che oggi picchia tosto. Ultimi km lunghi, un occhio a colei che ormai da parecchi giorni mi segue senza batter ciglio, senza lamentarsi mai. Sono fortunato; non sarei arrivato così bene fin qui senza una come Lei. Eccoci: ultimi metri in salita all’entrata del paese e finalmente l’ostello. Molto accogliente e bello, e per fortuna c’è posto; non vedi mai nessuno per strada, ma poi trovi l’amara sorpresa per dormire. Molto bene. Conosciamo Marco, di Schio, a piedi e ceniamo tutti assieme all’ostello, dopo una buona doccia, verso le 21.00. L’ostellera ci prepara una zuppa di fideini (qui hanno successo…) in brodino di verdure. Pane, vino tinto e frutta! Cenetta frugale, ma gran finale con gelato al bar. Il tutto con offerta libera. Vitto e alloggio ci costeranno 5 € a persona. Ora spengo la pila frontale. Sono le 22.50, tardi. Buonanotte!

11/5/06  OLVEIROA / FINISTERRE – Km 82,2 – 7h 05’ – Dsl 1.525 m

ULTREYA!! Siamo a Finisterre! E’ davvero finita, anche la strada. Abbiamo ultimato questo Camino – raid – viaggio, meritandoci le altre 2 credenziali di Muxia e Finisterre. Altre emozioni. Una tappa bella, cominciata al solito con i sentieri verso il monte Aro sul fiume Xallos. Ad Hospital le strade si dividono, noi prendiamo quella verso Muxia. Una foto all’horreos più grande della Galizia a S. Martino de Ozon e poi via verso l’oceano che ci appare all’improvviso! La mia compagna però fa una puntatine verso i rovi prima……….niente di grave. Dopo aver preso la Credenziale, facciamo sosta al Santuario di Ns Sra da Barca, sul mare, dove si narra la Madonna sia arrivata con una barca, di cui è ancora visibile la vela sugli scogli. Proseguiamo dopo il nostro pranzo per la caretera molto comoda e tranquilla ma sempre su saliscendi spaccagambe attraverso paesini che si affacciano sul mare, sempre seguendo la “flecha amarilla” per Lirès e via via verso la meta. Però i km non combaciano; alla fine ne faremo una ventina in più di quanto ci indicavano i riferimenti. E fatti così non sono pochi!! Le indicazioni sono sempre più scarse man mano che ci avviciniamo e siamo costretti a chiedere ad ogni minimo dubbio per non incorrere in inutili errori. La zona che attraversiamo è davvero bellissima, e molto spesso la vista cade sull’oceano. Finalmente piombiamo sulla costa per un piccolo ed ultimo ristoro e chiedendo, realizziamo di essere a 6 km dall’arrivo. Ci dovevamo essere già da 10, pazienza. Sono km comodi, lungo le spiaggie bianche che in Galizia abbondano; una vera bellezza.

Entriamo in Finisterre. Sosta all’ostello dove ci viene rilasciata la terza Compostela e da qui andiamo verso il faro, la fine della strada, il punto più occidentale della “Terra”, dove finisce (questa era l’antica credenza). Tornando, troviamo l’hostal per 2 notti a 60 € (30 € a notte), e d’accordo con Juan Carlos, conosciuto a Olveiroa, alle 22 andiamo a cenare a base di pesce. Il simpatico funzionario 45enne di Santander aveva prenotato alla Fin de Camino un tavolo x 3. Una scorpacciata di pesce per un totale di 77 € (26 € a testa) il tutto condito d aun ottimo vino blanco fresco, e per finire, flan de cheso e hierbas….. WOW che cena!! Dopo i saluti, su in cameretta. Sono le 00.30 ed è ora di spegnere la luce. Scrivere questi appunti è sempre l’ultimo appuntamento della giornata, che è sempre molto piena. Domani riposo, credo.

12/5/06  FINISTERRE – Dsl 200 mt a piedi

Giornata di assoluto relax, ce lo siamo meritati. La mattina, dopo una buona colazione, subito a finire il Camino alla Pietra Santa, che se non ti viene indicata non la trovi al 100%!! Passando per la caverna ed abitazione di S. Guillermo; c’è ancora il letto di pietra e la vasca per l’acqua. Rientro al paese e dopo il pranzetto in camera, inizia lo “spiaggiamento” in cerca delle “vieiras” o “conchas”, da bravi pellegrini. Poi incontriamo la coppia di olandesi, persone molto simpatiche e di mondo conosciute anche loro ad Olveiroa (hanno finito il Camino della Plata da Siviglia). Lui è pittore e suona l’armonica a bocca; che gente! Su indicazione di Juan Carlos, ceniamo a Os Tres Golpes: ottimo!! Pimientos del padron, calamares à la Romana, insaladas mixta x 2, parellada de pescado x 2, vino tinto, acqua, flan de cheso e chupito de hierbas doppio, 42 €!! Cose d’altro mondo; del resto siamo in un altro mondo!! E qui la vita è questa. A panza piena e con la musica di sottofondo, davanti alla luna piena che si specchia sull’oceano puntellato di barche – tutto ciò si vede dalla nostra camera – ci addormentiamo.

 

 

 

13/5/06  FINISTERRE / SANTIAGO – Km 31,5

Sgambatine di un paio d’ore verso Corcubion e Cee. Le spiagge non sono poi così belle come a Finisterre, però l’acqua cristallina le rende tutto sommato più che accettabili. Breve sosta per un caffè e poi dietro front per un ultimo bagno di sole. Ci prepariamo per partire col bus; sembra sarà pieno: è così. Però ottima sistemazione per le bici (cariche, tolta la ruota anteriore) e per noi. Arriviamo a Santiago in 2h 15’, prendiamo la ns camera e via per le vie piene di gente, colori, musiche e lingue fino all’ora della comidas alle 22. Da Manolo mangi sempre. Totale 17,10 € con ottimo caldo allego, merluzzo allego e mousse al cioccolato…..superba! Borse pronte per domani. Ultima notte nella habitacion sulla Cattedrale: UNICA!

14/5/06  SANTIAGO / CASA – Km 20,5

Stamane presto di buon mattino partenza per l’aeroporto. Lo raggiungiamo in 1 ora soste escluse per colazione. Compriamo i 2 scatoloni per le bici, costo tot. 10 € e poi check in Iberia. Tutto ok. In 4 ore saremo a Venezia, dove rimontiamo le bici per arrivare a casa come i veri travellers.

Buen Camino e alla prossima!! Grazie Roby.


 

VIAGGIO

Chile – Atacama 3-25 agosto 2008  (dei Naturaider Roberta e Raffaele)

Km tot. percorsi 626 – Tempo tot. pedalato 40h20’ – Dsl tot. 7.760 mt


Dopo aver preparato tutto, ma proprio tutto, sta per cominciare la nostra nuova avventura.

Partiti da Venezia verso sera non senza i soliti problemi d’imbarco delle bici che alla fine si risolveranno pagando 75 ciascuno. Voliamo bene fino a Santiago, 2+13 ore, e ci uniamo al gruppo di 13 persone. Ultimo imbarco alle 16.00 ora locale (-6 con l’Italia) ed arrivo finale a Calama dopo un paio d’ore  di volo su un panorama andino da togliere il fiato. Cime ed altipiani innevati che via via lasciano il posto a distese desertiche e salar, il tutto raffigurante un ambiente naturale simile a quello lunare. E l’uscita dall’aereo ci regala un tramonto limpido e dai colori meravigliosi. La serata poi ci regalerà una stellata unica anche se la temperatura comincia a scendere inesorabile assieme al levarsi del vento. Il nostro è un hotel molto buono con tutti i confort e durante la cena creiamo i presupposti per u gran tour.

5/8/2008 CALAMA – BAQUEDANO 1.400 mt

Dopo una buonissima colazione, breve uscita a Calama, verifica delle bici e sgambatine per le vie del paese, con rientro dopo una dozzina di km. Nel pomeriggio, trasferimento in pulmino a Baquedano e subito dopo al nostro primo campo tendato all’inizio della pista che domani ci accompagnerà per tutta la tappa.

6/8 BAQUEDANO – PORTE SUELO 2.400 mt – km 89,5 – 5h 15’ – dsl 1.250 mt – avs 17

Da oggi si fa sul serio! La notte è stata non così fredda come si pensava ma comunque la sera la temperatura scende bene. Dopo una buona cena preparata dagli amici cileni – Francisco è lo chef – si va a nanna. Sveglia presto e siamo ancora vivi; ci prepariamo, si smontano le tende e facciamo un’ottima colazione. Siamo pronti e in sella alle 10.15. Si comincia a pedalare immersi in un paesaggio lunare meraviglioso; l’aria è tersa e la limpidezza fa vedere molto lontano. La pista di sale e argilla ben battuta permette di avanzare ad una buona andatura godendo del paesaggio. Unico neo che ci accompagnerà tutta la giornata saranno i continui passaggi di enormi camion/truks che nonostante l’elevata velocità hanno un insperato rispetto di noi e ci salutano passando al nostro fianco. Il caldo comincia a farsi sentire ed arriva a 38°. La mancanza di umidità aiuta un po’ ad alleviare il disagio. Stiamo pedalando nella zona più arida del pianeta: 8 mm di pioggia in 11 anni!! E meno male che siamo in inverno. Continuiamo dolcemente a salire e stiamo arrivando in fondo alla tappa; manca un ultimo “strappo” di 6 km, una rampa che ci conduce al nostro campo, già pronto in mezzo a piccole dune al riparo dal vento….o quasi. Possiamo fare una doccia, ottima, ma il dopo è terribile! Freddo!! Ci vestiamo in fretta e siamo pronti per lo spuntino in tendone; ci viziano per fortuna. Ancora poco ed arriva la cena. 

7/8 PORTE SUELO – SOC. CILENA LITIO 2.350 mt – km 81,5 – 4h 40’ – dsl 670 mt – avs 17,3

Una notte davvero fredda! Siamo arrivati a -10°, ma nel sacco piuma siamo riusciti a fare un buon sonno. Aspettiamo il sole per preparare la partenza e siamo pronti per la colazione alle 8.30. L’acqua della borraccia è un blocco di ghiaccio ed anche lavarsi i denti risulta impegnativo. Siamo in sella alle 10, e siamo ancora coperti per l’aria ancora fresca. Il paesaggio si presenta migliore di ieri, più vario ed ondulato. È limpidissimo e la vista spazia all’orizzonte offrendo la possibilità di godere di questi immensi spazi che ti fanno apprezzare e gradire la solitudine; lo star soli diventa quasi una necessità ed i pensieri corrono ovunque. Poi come spesso accade, trovi un compagno con cui cominci a pedalare assieme, e diventa così il tuo migliore amico per tutta la giornata; con lui condividerai tanti momenti, sarà tuo complice e a lui confiderai tanti tuoi piccoli segreti. Ed il bello è che ogni giornata avrà il medesimo copione.

Un paesaggio lunare anche oggi e dopo 45 km arriviamo al GPM a 2.900mt, prima di entrare nel Parco Naz. Del Salar de Atacama, che ci appare imponente già dall’alto; la strada scende precipitando per 500 mt ed il panorama è davvero unico. Lo meritiamo dopo una lunga e costante salita. Scendiamo quindi veloci verso il Salar, facendo parecchie soste per cercare di immortalare quante più cose ed emozioni possibile. La strada scavata nel sale è davvero unica e ci dà la possibilità di osservare da vicino queste particolari formazioni di sale che sono così frastagliate da rendere quasi impossibile camminarci sopra. Siamo quasi a fine tappa e dopo un ennesimo rettilineo col vento ora contrario ora un po’ più clemente, arriviamo in quello che diventerà il nostro campo dopo aver montato le tende; la doccia è oggi un piacere, molto più della sofferenza di ieri. Merenda sempre gradita e breve stacco con temperatura più vivibile e due chiacchere prima di cena. Spaghettata cilena che non si capisce se sia il secondo, piccolo raduno intorno al fuoco e poi tutti in tenda alle 23.

8/8 SOC. CILENA LITIO – SOCAIRE 3.229 mt – km 86 – 5h 10’ – dsl 1.145 mt – avs 16,5

Oggi tappa impegnativa per l’arrivo in quota. Come prima impressione mi sembra che la notte sia stata meno fredda e dopo la nostra ricca colazione siamo in sella alle 10; la giornata è nuvolosa, un po’ più fresca del solito e partiamo vestiti bene. Prendiamo la pista che taglia il salar ed abbiamo di fronte il vulcano Lascar. Il cielo resta ancora coperto e cominciamo a pensare di correre il rischio pioggia….Puntiamo verso il villaggio del Peine, le soste sono parecchie per cercare di fotografare quanto più possibile; ma l’unico modo resta spaziare a 360° intorno a noi con lo sguardo. Arriviamo a Peine dove sosteremo per il pranzetto e per la prima volta riusciamo a vedere i primi alberi e la vegetazione a cui non eravamo più abituati. Bella la chiesetta! Ripartiamo un po’ in ritardo e ci aspettano subito 27 km di piattone per fortuna a favore di vento e lo passiamo in gruppo in poco più di un’ora. E da qui, al bivio per Toconao, svoltiamo decisamente a dx verso Socaire, punto di arrivo al rifugio che ci ospiterà per due notti. Saranno 23 km di costante salita su asfalto. La direzione è verso Passo Sico. Arriviamo al punto tappa dopo poco più di un’ora e mezza. Contenti e col vento a favore ci aspetta una doccia calda in questo posto assai particolare. Siamo proprio fuori dal mondo ma davvero soddisfatti per quanto fatto in questa giornata impegnativa. Ottima merenda nel caldo dello stanzone….Poi cena e a letto. Domani sarà……

9/8 SOCAIRE – LAGUNE MENIQUE e MISCANTI – SOCAIRE 3.229 mt – km 54,5 – 4h 40’ – dsl 1.175 mt – avs 11,6

……una giornata davvero dura! Dislivello medio ma altitudine raggiunta di 4.200 mt davvero impegnativa. E poi il solito vento freddo e la temperatura in cima sotto lo zero. Siamo partiti alle 10 dopo colazione e subito in salita ci fermiamo nei pressi di un canyon bellissimo. Poi ancora su, e solo a 3.850 mt si riesce a rifiatare – si fa per dire – con un lungo tratto piano prima di affrontare la deviazione e l’ultimo strappo finale di 400 mt, molto tosto (non avessimo preso la deviazione la direzione era Passo Pico e la frontiera argentina). Con soddisfazione siamo tutti in cima e ci complimentiamo fra di noi per aver raggiunto i 4.200 mt punto sommatale della giornata. Lo spettacolo che ci appare da qui è davvero unico e magnifico. La Laguna di Miscanti prima, 15 km² di superficie, e di Meñique poi, ci ripagano della fatica anche se si cominciano ad avvertire i primi fastidi legati all’altitudine. Passiamo così un paio d’ore a piedi per godere questo favoloso paesaggio, aiutati anche dal bel tempo, e comunque favoloso fin dalla partenza. Si fa tardi ed alle 17 circa cominciamo la munga discesa, che con altri 27 km circa ci riporterà per la stessa strada dell’andata al nostro rifugio mai tanto desiderato. È quasi buio e ci godiamo il tramonto con le ultime pedalate. È stata una giornata magnifica: tempo terso, sole anche se con molto sforzo. Ora doccia, cena e meritato riposo.

10/8 SOCAIRE – TOCONAO 2.500 mt – km 82,5 – 3h 45’ – dsl 415 mt – avs 23

Oggi ci siamo meritati una tappa tranquilla, un dsl minimo e del bel sole che ci ha accompagnati per tutta la giornata. Partiti dal nostro rifugio di Socaire ci siamo goduti 25 km circa di gradevole discesa, ossia la salita fatta l’altro ieri e sinceramente non sembrava così lunga. Poi, scesi a 2.400 mt, ci ha attesi un lungo tratta pianeggiante, lungo il salar, fino alla deviazione per la Laguna Chaxa, raggiunta dopo circa 10 km. Qui una sosta oltre che per il pranzo anche per la visita alla laguna ed ai flamencos, particolare habitat di 3 specie – l’andino, il cileno ed il James – oltre che di altre specie di uccelli e piccoli animaletti. Tornati sui nostri passi, puntiamo verso Toconao, sede di tappa, dove troviamo rifugio e piantiamo il campo al posto di controllo dei Carabineros, che ci offrono una generosa ospitalità. Piccolo giro in questo graziosissimo pueblo di 500 anime ricco di piccoli bazar, una birra dopo ben una settimana e poi pronti per la cena che i nostri cuochi sembrano preparare con parecchio lavoro: una grande e ricca grigliata…Però!!!

11/8 TOCONAO – OJOS DE TEVINQUINCHE 2.380 mt – km 45,5 – 2h 20’ – dsl 60 mt – avs 19

Tappa breve quella di oggi, la più breve del viaggio, ma nella parte finale abbastanza impegnativa per il fondo sempre sconnesso. La partenza alle 10.30 dopo una puntata in paese ed i primi 22 km corrono lisci e veloci dopo i quali prendiamo la pista che, dopo la sosta all’albero secolare, ci condurrà all’Ojos, curioso posto dove pianteremo le tende con un forte vento che ci terrà compagnia tutta la notte. Qui ci sono due pozze naturali circolari, gli Ojos appunto, d’acqua dolce, che guardano una laguna distante un km circa, di un turchese abbagliante che grazie allo sfondo regalatole dal deserto, rende l’ambiente davvero unico. Siamo immersi nel nulla, lontano da tutto e da tutti, con tutti i disagi che si possono immaginare in questa situazione, con l’unico agio offerto dal generatore, che puntualmente si fermerà irreparabilmente a metà serata; ma ugualmente soddisfatti del lavoro fin qui fatto! Ora ci spetta una merenda e poi vedremo la comida che sorprese ci riserverà.

12/8 OJOS DE TEVINQUINCHE – PIEDRA DE LA COCA km 60,5 – 4h 40’ – dsl 480 mt – avs 12,9

Oggi senza dubbio la tappa più suggestiva ed allo stesso tempo impegnativa, ed a causa dei tempi di partenza, una tappa alla rincorsa del ritardo! Ritornati all’albero secolare prendiamo però un’altra pista che ci condurrà dopo poco alle dune di sabbia, spettacolare paesaggio dove ci concediamo una pausa per il pranzo. Disabbiata la jeep del Pancho, ripartiamo per entrare in un contesto meraviglioso, un canyon che regala infiniti spunti per scattare foto. La pista ci accompagna tutta la giornata ed alla fine ci fa attraversare una zona minata al tempo della guerra con la Bolivia negli anni 70 – il tutto per un inospitale territorio di sassi e polvere – ed ancora oggi non è consigliato uscire dalla pista. Corriamo poi per un solo km su asfalto per poi riprendere un’altra pista che dopo 10 km ci guiderà al campo. Il vento terribile tutto il giorno, contrario per gran parte del tempo, ci regala una sorpresa: il tendone refettorio si strappa, siamo costretti a rinunciare alla cena nel deserto e ci caliamo a San Pedro de Atacama al Club del Vino per mangiare.

Una tappa sulla carta semplice ma verificatasi tosta per il fondo, il vento e gestita non al meglio dati i troppi tempi morti che ci hanno costretti poi a correre nel finale……da rivedere.

13/8 PIEDRA DE LA COCA – MACHUCA 4.000 mt – km 56 – 5h 20’ – dsl  1.715 mt – avs 9,5

L’apoteosi della nostra avventura qui in Cile!! Una tappa molto impegnativa per il suo sviluppo in salita; siamo partiti alle 9.30 ed i primi 5 km li abbiamo corsi sul vecchio letto di un fiume, ben pedalabile a differenza della pista. Il paesaggio è meraviglioso come ieri, e dopo il passaggio in una galleria degli anni 30, cominciamo una discesa spettacolare che ci godiamo lentamente a suon di foto. Da qui il km 0 per arrivare al pueblo de El Carmen, un piccolo borgo che segnerà invece il punto da dove cominciano i 35 km  di salita che ci condurranno al top della tappa a 4.080 mt e poi a Machuca, sede di tappa. Ci concediamo solo una breve sosta nei pressi di un’oasi di acqua tiepida che scende dai monti e si riscalda scorrendo sotto il terreno. Fino a qui il fondo seppur sterrato è stato di ottima qualità, ma dal bivio in poi la pista che prendiamo ci riserverà un’alternanza di fondo battuto ed insidiose calaminas che fanno sobbalzare le bici fastidiosamente. Continuiamo a pedalare, la pista non finisce mai, ad ogni curva, che è una cosa rara, troviamo un’altra salita e poi un rettilineo con un’altra curva e un’altra salita e così via per tutta la nostra strada…. Dopo aver attraversato anche una zona caratterizzata dalla presenza di cactus di tutte le misure e forme: davvero molto particolari.

Finalmente si scollina al 50° km e poi una discesa ed un successivo tratto in piano ci conduce al nostro campo che inaspettatamente, essendo capitati in un Centro turistico rural, ci offre alloggio in un bell’edificio, una doccia calda ed un ricovero con tanto di cucina dove consumare la nostra comida!! Stasera NO tenda e, dopo merenda e doccia, un’ottima cena a base di quinta. Tutto bene a quota 4.000!!

14/8 MACHUCA – SAN PEDRO DE ATACAMA 2.500 mt – km 70 – 4h 30’ – dsl 850 mt – avs 15,3

Ultima tappa ma anche una frazione importante, che segnerà il GPM del nostro viaggio a 4.500 mt; un buon acclimatamento  fatto dormendo a Machuca, con una partenza tutta in salita dopo una notte molto fredda a -10°/-15°C nello stanzone non molto riposante proprio a causa dell’altitudine. Si comincia subito in salita quindi, salita che in 11 km e mezzo ci consegnerà ai 4.500 mt, in uno scenario sempre più bello e raggiunto con meno problemi di quanti potessimo immaginarci. Dopo lo scollinamento con i complimenti di rito, cominciamo una non lunghissima discesa che anche grazie alla giornata di sole, come quasi tutte fin qui trovate, mitiga il freddo che regna a queste altitudini. Al riparo del vento che è ormai una costante, facciamo una breve pausa per mangiare qualcosa per poi riprendere con un ultimo strappo di 170 mt che ci riporta a quasi 4.400 mt, pronti per iniziare una discesa questa volta lunghissima. Beh, pedalare a queste quote è davvero emozionante ed unico! Si provano sensazioni e si vivono emozioni appunto che è difficile raccontare e tanto meno trasmettere. Sono patrimonio di ognuno ed ognuno le custodirà gelosamente assieme ai fotogrammi di scorci, colori, odori nonché collegate a battute o brevi commenti scambiati con l’uno o l’altro compagno di viaggio. E questa è l’essenza di esperienze di questo tipo.

La discesa è davvero bella, lunga con i suoi quasi 40 km di sviluppo  e capace di regalare tante cartoline su quanto è stato fatto in tutti questi giorni; spazia infatti su una buona parte del salar e del percorso pedalato nelle 8 tappe precedenti…..è davvero una visione immensa. A tratti risulta piuttosto impegnativa soprattutto per il fondo e per la velocità che regala per la pendenza che presenta; puoi avere la fortuna come noi di incontrare le vigogne pascolare o semplicemente restare incantato dal panorama sottostante. Al termine, arriviamo a San Pedro, un pueblo molto accogliente, carino, anche se internazionalizzato ed in mano alla fabbrica del turismo fa perdere in parte la sua identità ed anima cilena. Ad accoglierci al “traguardo” una festa paesana con tanti bambini, colori e musica. Ci mischiamo così anche noi nella ritrovata modernità e nel caos quotidiano ormai quasi dimenticato grazie a questi meravigliosi 9 giorni trascorsi solo tra di noi e al di fuori da qualsiasi contaminazione esterna e vissuti intensamente in condizioni difficili, con i disagi a cui non si è più abituati, al freddo della notte, alla carenza di acqua, alla fatica della giornata, al vento e al sole che ostacolano il lento procedere sui pedali e seduti per gran parte della giornata su una sella che di comodo ha gran poco.

Prese le nostre camere, che vediamo come regge a confronto dei 4 m² della tenda, una doccia calda, anche questa ormai un lusso, un giro in centro.

Tanta gente di tutte le razze, una birra in un caffè, ed un ricordo ormai delle tante cose passate e vissute assieme con gli aneddoti che come per le cose viste fin qui, resteranno le uniche tracce di una bella avventura: l’Atacama Bike Marathon, un nome importante come importante è stato questo affascinante viaggio……….alla prox!

15/8 SAN PEDRO DE ATACAMA – CALAMA – SANTIAGO

La giornata è dedicata alla sistemazione delle bici ed un giro in centro per gli acquisti di rito e per conoscere un po’ meglio questo bellissimo pueblo “very easy”, dove ognuno può godere a proprio agio ciò che e come meglio crede. Nel pomeriggio trasferimento a Calama da dove un volo interno dal finale un po’ turbolento ci riporta a Santiago.

……e il viaggio continua, con la nostra camioneta!

16/8 SANTIAGO – ALGARROBO

In mattinata trasferimento col gruppo all’Apt per salutare i nostri compagni di viaggio che tornano a casa e, presa l’auto, partenza verso la costa, con prima sosta a Isla Negra alla casa/museo di Pablo Neruda, destinazione molto interessante e carina. Sempre per la costa, scendiamo fino a San Antonio, dove, approfittando della giornata di festa, ci godiamo un giro lungo il porto fino al caratteristico mercato del pesce dove regnano colonie di leoni marini  che convivono con numerosissimi pellicani, davvero buffi ed affascinanti allo stesso tempo, entrambi in attesa degli avanzi di pesci che il movimentato mercato può offrire. Ripartiamo da San Antonio , riprendiamo verso N per raggiungere Quintay, che non potremo però vedere a causa del cedimento degli argini di un fiume che a causa crediamo di una vera e propria alluvione capitata in questi giorni (di cui comunque si vedono evidenti segni ovunque nelle campagne e per gli smottamenti frequenti) ha interrotto la bella strada che la collega al nostro cammino. Torniamo perciò indietro e cerchiamo una sistemazione ad Algarrobo, all’htl Pacifico (doppia $ 40.000), meno bello di quanto si poteva immaginare. Ci rifacciamo con un’ottima cena (x 4 $ 53.000).

17/8 ALGARROBO – PAPUDO

Di buon’ora si parte in direzione N verso Valparaiso, grazioso anche se caotico centro costiero che riusciamo ad apprezzare meglio per il fatto che forse la domenica ci si muove con più facilità. Visitiamo la zona centrale, il Cerro Conseption e il Cerro Alegre, oltre al porto dove è in corso un’esibizione della banda militare. Verso l’ora di pranzo ci spostiamo verso Viña del Mar che però eviteremo per il caos che presenta e per averci sconvolto nonché deluso a causa dell’urbanizzazione e delle costruzioni selvagge che hanno rovinato e violentato la natura ormai invisibile da queste parti. È ormai un susseguirsi di grattacieli e mostri di cemento. Continuiamo così fino alla nostra meta finale di oggi, superando alcuni altri piccoli centri. Troviamo sistemazione per la notte all’htl Abjey ($ 15.000 per habitaciones) dove consumeremo anche la cena ($ 50.000). Un contesto molto old fashion, dallo stile abbastanza superato, ma nel complesso sufficiente.

18/8 PAPUDO – TERMAS DE SOCOS

Ci svegliamo con una giornata non proprio splendida, infreddoliti e umidi a causa di operazione “bagno turco” di ieri sera, ma dopo una buona colazione siamo in strada per le 9.30, sempre puntando verso N lungo la Panamericana, la n. 5; ci fermiamo brevemente a Los Molles sulla costa e a Los Vilos, per poi puntare verso La Serena (città dove risiedono i nostri amici cileni). Il nostro cammino si fermerà alle Terme di Socos, decidendo di regalarci ½ giornata di relax completo: siamo fortunati, siamo gli unici ospiti dell’hotel, il campeggio è ancora chiuso per l’inverno e possiamo così fare quel che vogliamo! Così dopo un veloce pranzetto, cominciamo con la sauna e poi la jacuzzi per poi finire col massaggio relax delle mani di Arnoldo. La giornata si chiude con una buona cena (conto tot. $ 234.000 x 4!!, niente).

19/8 TERMAS DE SOCOS – LA SERENA

Dopo una colazione molto buona, partenza in direzione della Valle dell’Encanto, dove si possono ammirare i petroglifi, di epoca dal II° al VII° sec. D.C., non tutti ben conservati, assieme alla pietra Tacita. Un ambiente davvero molto bello, il cui nome non è dato a caso. Da qui ci dirigiamo verso il Parco Naz. Fray Jorge, una foresta pluviale che sorge a 550 mt in un ambiente semidesertico, che deve la sua esistenza alla presenza di nubi carichi di umidità (camanchaca) che fan si che crescano numerose specie vegetali e piante di varia origine. Anche questo è un ambiente davvero unico. Per raggiungerlo seguiamo una pista (che ben si adatterebbe alle nostre amate mtb) di 27 km più altri 9 di salita alla collina da dove si gode un panorama magnifico sulla costa oceanica. Tornati alla Panamericana 5, la seguiamo verso Coquimbo, capitale della IV° Regione, una città caotica e poco accogliente, che ci appare su un promontorio a ridosso del mare, da cui fuggiamo velocemente, per poter invece raggiungere La Serena e cercare l’hostal La Matta, raccomandatoci dalla guida e già testato da amici, che però sinceramente non appare così irresistibile. Ma sarà lo stesso il nostro punto tappa, per $ 15.000 per la camera doppia.

Usciamo subito per la comida ed un giro in centro. Una città dall’identità non ben definita, che ha un centro movimentato, molti negozi e grandi magazzini, farmacie e ristoranti. Ne scegliamo uno a caso, Casona ‘900 e sarà una buona scelta. La cena a base di parillada di carne e vino tinto non è proprio niente male ($ 33.500). Si torna verso casa.

20/8 LA SERENA – CALDERA

Una tappa impegnativa, anche se in macchina, per la sua lunghezza. Di prima mattina siamo in giro in cerca di fare la colazione non compresa nel prezzo e la troviamo al Bar Beethoven; dopo un salto in banca siamo pronti per partire con direzione Riserva Naturale del Pinguino de Humbolt, che raggiungiamo con una magnifica e ahimè molto ben pedalabile deviazione da Trapiche. Puntiamo verso Choros, grazioso pueblo prima e Punta Choros poi, da dove partono le escursioni per le isole Choros e Samas, luoghi di riproduzione dei famosi pinguini. Un angolo di costa davvero meraviglioso con un contorno di dune di sabbia e montagne innevate che assieme al mare di un blu intenso rendono tutto ciò uno spicchio di paradiso. Lo spazio fa da padrone e la tranquillità ne è preziosa consigliera.

Tornati sulla Panamericana, decidiamo di spingerci fino a Caldera, passando velocemente per Vallenar e per Copiaci, entrambe solo lambite dalla strada principale. Siamo a destinazione verso le 19.30, dopo un pomeriggio intero di macchina. Ci ripagherà questo sforzo una buona cena al Miramar, con l’accompagnamento di musica folkloristica del locale gruppo di artisti; siamo arrivati fin qui anche per assaggiare le “ostiones” (cape sante) oltre a tutto il resto del pesce che si può trovare ($ 62.000). Sforando l’orario consueto, torniamo all’htl Montecarlo, un piccolo ** davvero grazioso dove passare la notte! Le camere sono confortevoli e pulite con tutte le comodità ($ 22.500 la camera doppia).

21/8 CALDERA – VALLENAR

 Potrei definire questa giornata davvero meravigliosa per la ricchezza dei paesaggi ed i colpi d’occhio che non sono mai mancati; partiti da Caldera dopo aver fatto un giro per il centro, sul lungomare ed un salto alla locale oficina del Correjo per spedire le cartoline, decidiamo di seguire per quanto possibile le piste costiere, cominciano a percorrere quella che porta a Baja Inglesa (raggiunta anche da una bella ciclabile), una piccola perla turistica affacciata su un mare caraibico, che bagna piccole spiagge di sabbia bianca. Ci regaliamo un caffè in un particolare bar panoramico sul lungomare prima di riprendere la pista che ci porterà prima a Puerto Viejo, piccolo pueblo di pescatori, e poi a Playa la Virgen, incantevole caletta turchese davvero unica che ci offre ospitalità per il nostro pranzo frugale ed una cerveza nel simpatico ristorantino che viene aperto per noi e che ci regala un momento di relax unico sulla sua meravigliosa terrazza, grazie anche alla gentilezza del simpatico gestore! Davvero un incanto a picco sul mare turchese.

Riprendiamo la camioneta e puntiamo verso Huasco, che dopo una giornata trascorsa nell’incanto di un ambiente desertico con vista mare, ci appare come un’enorme oasi ricca di eucalipti ed ulivi lungo una valle molto allungata. Il paese non è così irresistibile, ma la nostra vista oggi è stata molto ben ripagata. Piccolo inciso: prima di arrivare a Huasco, siamo passati per il Parco Naz. Llanos de Challe, sul litorale desertico, che offre la particolarità di presentare il deserto fiorito nel periodo luglio/agosto ma solo in caso di pioggia; noi siamo stati in parte fortunati a trovarlo parzialmente fiorito.

Da Huasco torniamo verso la Panamericana e verso Vallenar, dove decidiamo di fermarci ma con parecchie difficoltà per trovare le camere; dopo aver girato quasi tutti gli hotel e alberghi, troviamo finalmente 2 camere in 2 hotel diversi ($ 27.000 la doppia). Il paese non ci piace ed è molto anonimo oltre che caotico. La cena andrà tutto sommato bene, grazie alla cordialità locale, nell’unico posto discreto del paese ($ 34.200). Ci ritiriamo nella nostra suite mansardata.

22/8 VALLENAR – LA LIGUA

Beh, come ultimamente spesso accade, cominciamo a razzo ma finiamo a cazzo! Nel senso che la giornata scorre sempre nel senso migliore, ma quando è il momento di trovare sistemazione per la notte, finiamo in posti a dir poco pessimi: è stato così a Vallenar, sarà così anche stasera a La Ligua.

Partiamo presto da Vallenar, dopo una colazione degna di questo posto!!

Sotto una fitta nebbia bagnata facciamo i primi 200 km verso La Serena da dove lasciamo la n. 5 per l’interno verso Ovalle lungo una bella strada che veloce e sempre immersa nel verde ci porterà fino a Punitaqui. Da qui poi seguiamo una bella pista sterrata che si arrampica sui monti e che ha sempre come sfondo le cime innevate delle Ande; la natura è la vera padrona di questo angolo del Cile e ci godiamo i suoi capolavori lungo tutti questi 66 km trovando il tempo di fare la nostra pausa pic-nic (ribadisco anche qui la possibilità di pedalare al top!); passiamo diversi puebli prima di, ahimè, forare la ruota anteriore, di Massimo però! Dinamici, cambiamo il pneumatico velocemente e finito lo sterrato, a Cambarbalà, andiamo da un gommista, il vulcan, che con 2.500 $ ci ripara il buco: un’operazione che ricorda molto la riparazione delle camere d’aria sulle nostre mtb…..un ragazzo comunque molto in gamba. Il tutto in soli 15 minuti. Dato il ritardo, da qui scendiamo nuovamente e sempre con ottimi panorami, verso la n.5, prima passando Canela Baja e poi Angostura. Da qui lungo la costa corriamo veloci verso la sede della nostra tappa, La Ligua appunto, non indicata peraltro sulla guida e ci rendiamo conto poi in perché: un paese mediocre, senza alcun segno di turismo, ma a parte questo, privo di spunti positivi. Riusciamo a trovare l’unica stanza disponibile nell’hotel del pueblo, una quadrupla, peraltro non poi così male, ed a cenare alla Cabaña, $ 40.000, unico discreto ristorante del posto insignito di vari riconoscimenti per la sua cucina…….Una stufetta ci riscalda la cena in un ambiente kicth e freddo.

Costo della camera $ 30.000.

Un finale quindi a cazzo !!

23/8 LA LIGUA – SANTIAGO

Ciliegina sulla torta, una colazione da cinesi; infatti oltre a noi 4, solo cinesi! Ma che cazzo ci fanno qui! Forse anche loro si saran fatti la stessa domanda, ma nessuno ha la risposta…Con un’umidità pazzesca ci mettiamo in macchina, puntando diretti per la n.5 verso Santiago, lambendo il Parco Naz. La Campana ed entrando nella capitale di buon’ora. Andiamo subito a Los Condes, zona nonché quartiere economico e di servizi, di stampo molto statunitense per il susseguirsi di grattacieli e strade a grande percorrenza. Ma la nostra meta è comunque il Pueblo de los Domingos, centro artigianale cileno dove è possibile trovare tante idee di provenienza diversa. Il tempo è freddo e umido e dopo qualche ora arriva il momento di rendere la camioneta. Torniamo perciò all’aeroporto. Tot km percorsi: 2.500!

Puntiamo al centro ma la delusione è tanta; la città non offre interessanti proposte, giriamo il cuore e la parte pedonale e per un caffè dobbiamo ripiegare in un locale x uomini affamati: le cameriere mostrano le cosce e si sta solo in piedi. Così, visti Plaza de Armas, il Palacio de la Moneda, Plaza de la Costitucion, l’ex Congreso Nacional, la Casa Colorada e poche altre cose, ci approvvigioniamo per prepararci un aperitivo con tanto di stuzzichini in camera in albergo. E poi ceneremo lì, in centro non c’è niente di interessante!! Mah, che strana capitale…..

24/8 SANTIAGO e………….ancora SANTIAGO! E poi a CASA.

Tutto pronto per la partenza! Ma sarà solo un tentativo: il volo viene spostato dalle 12 a mezzanotte! Tranfer allo Sheraton con tanto di camera. Pranzo e poi visita in zona Providenzia, quartiere adiacente a Los Condes, residenziale e piccolo polmone verde, anche qui brulicante di grattacieli, al parco des Esculturas e al Cerro San Cristobal , che è meta domenicale dei santiaghesi, in auto, in bici e in corsa. Loro però ci arrivano con l’ovovia…..che data la sua età non ci attrae. Quindi si sale a piedi in cima alla collina. Una bella e lunga passeggiata. In cima spicca la statua della vergine oltre ad esserci un meraviglioso panorama sulla capitale ed uno sfondo fatto da cime innevate e molto generose: le Ande!!

Scendiamo in tempo per una veloce cena ed il tranfer per il secondo tentativo di partenza, che anche se con ulteriore ritardo, sarà stavolta quello decisivo. Decollo ore 1 (dalle 23.30) e corsa contro il tempo per la coincidenza a Madrid  che prenderemo “al volo” ma senza le nostre bici. È tardi, è un nuovo giorno ormai.

Siamo finalmente a casa!

Un viaggio lungo, impegnativo, freddo, affascinante, pieno di sorprese, generoso di nuove amicizie, intenso anche se dal finale più soft, ricco di emozioni, di tanti bei ricordi ormai, che descrivo così e su cui adesso spengo la luce dividendo un po’ i miei pensieri con l’idea della prossima avventura………

Un’altra bandierina è stata piantata! E per una volta ancora, alla prox!!!

Roby&Raf.


 

VIAGGIO

Provenza, Camargue et 4 velós...... (dei Naturaider Roberta e Raffaele)

Km tot. percorsi 610 – Tempo tot. pedalato 36h35’ – Dsl tot. 4.075 mt


Ci siamo: è tutto pronto! Abbiamo i biglietti del treno, per noi e per le bici.

Dopo l’incontro con Massimo e Marina a Savona, con un viaggio tutto sommato comodo (Cisalpino VE-MI + regionale fino a Savona) ci facciamo in macchina altri 300 km per la Provenza, che raggiungiamo alle 22 dopo vari bouchons e rallentamenti vari per il traffico. Mr Le Marchant è molto gentile e ci aspetta offrendoci la sua chambre molto graziosa ( 115 la quadrupla), come tutta la casa del resto. In fretta usciamo verso il centro in cerca della cena che troviamo in una brasserie nel corso principale, che come tutta la città sembra non fermarsi mai e risulta popolata fino a tardi. Riusciamo così ad andare a letto per l’1 e mezza.

 

 

 

26/04/2008 AIX EN PROVENCE – REILLANNE km 78 – 4h30’ – Avs 16,2 – dsl 1.145 mt

Ottima colazione davvero abbondante ma il pensiero va alla sistemazione della macchina, che alla fine posteggiamo in un garage del centro ( 15/giorno). Ci accompagna e ci riporta indietro il padrone di casa e finalmente riusciamo a partire e per le 9 e 30 siamo in strada, direzione Eguille che passiamo dopo 10 km. Da qui puntiamo a nord e passiamo nell’ordine i graziosi paesini di Rognes, Cadente e Lourmarin, ai quali non dedichiamo molte attenzioni se non per la spesa alimentare anche se non sono poi così male. Comincia da qui la nostra esplorazione del Parco del Luberon, una zona collinare coloratissima di fioriture primaverili (cisto, timo, ginestra e molte altre che non conosciamo) e dall’aria intrisa di profumi di pino marittimo, cipresso oltre alle fioriture di stagione. La strada diventa assai più tranquilla, facendoci godere di paesaggi molto ondulati alquanto rilassanti, che si alternano ora con dolci pendii coltivati a vigneti che si sviluppano a perdita d’occhio, ora con pareti di creta e calcare che offrono la loro parte più selvaggia. E’ questa la zona del vino A.o.c. del Luberon. Passiamo così i piccoli borghi di Vaugines, Cucuron, Cabriére d’Aigues (che scegliamo per un veloce pic-nic), La Motte d’Aigues, St Martin de la Brasque, Peypind’Aigues e La Bastide des Jourdans, fino a riprendere la strada regionale che, facendoci prima prendere quota e poi godere di una bella e veloce discesa, ci accompagna fino a Reillanne, al bellissimo Auberge immerso nel verde e davvero incantevole che ci accoglie con le sue stupende stanze ( 68 la ½ pensione). Una doccia veloce, una puntata in centro paese per una visita ed una meritata birra e poi a tavola, per un’ottima cena bagnata da uno chateau rouge Aoc autoctono. Cerchiamo nel dopocena di studiare la nuova tappa, ma ci arrendiamo e rimandiamo il tutto a domani. A letto non proprio presto, sono le 23.30. Bonne nuit!

27/04/2008 REILLANNE – FONTAINE DE VAUCLUSE km 77 – 5h10’ – Avs 15 – dsl 1.075 mt

Dopo una magnifica colazione, partiamo in direzione Apt, anche oggi all’insegna del sole che ci accompagnerà per tutta la giornata. Seguiamo la parte alta della ciclabile, che corre sopra la nazionale, attraverso le colline stupende e piene ancora di colori ma soprattutto lontana dal traffico. Scendiamo quindi verso Creste, piccolo borgo che haperso la sua tranquillità per colpa della N900 che l’attraversa e dell’affluenza di turisti che da ora e per tutta l’estate invaderanno il centro. Ci fermiamo per la spesa e per puro caso e per nostra fortuna facciamo due chiacchere con un simpatico nonno del posto che, baguettes sotto il braccio, ci indica e ci consiglia la vecchia strada per Apt che corre fuori dal caos  e lontano dallo smog (alla fine del paese, alla rotatoria della farmacia prendere a sx verso Vitrolles e subito dopo, 30 mt, la prima a dx. Poi si seguono le indicazioni della ciclabile sempre ben gabellata). Attraversiamo così la campagna rilassante e tranquilla, lungo campi di lavanda che aspetta solo l’arrivo di luglio per esplodere e dare il massimo della fioritura, ma che in questa stagione non offre un gran vedere. Lungo la vecchia ferrovia che corre solo a tratti lungo ma a fianco la N900, riusciamo a raggiungere e superare Apt; la lasciamo giusto alla fine di quella che ora è una bellissima pista per velós e puntiamo verso Roussillon, che raggiungiamo lungo una panoramica regionale introducendoci in un ambiente ricco di ocra, che ci porterà fino in paese. Un centro molto bello anche se inflazionato di turismo, ma che regala ugualmente scorci e situazioni molto particolari. Dopo uno spuntino facciamo il “giro dell’ocra”, lungo un sentiero che attraversa le colline dove è possibile vedere 17 tipi e tonalità diverse di ocra. Lasciata Roussillon, puntiamo su Gordes, altro bellissimo borgo arroccato a 400 mt, da dove, salendo ancora e poi scollinando di 100 mt, raggiungiamo la suggestiva Abbazia de Sénanque, immersa nei campi di lavanda e dimora dei monaci cistercensi dal 1.150 d.C.

Tornati a Gordes, ci buttiamo ora in discesa verso Cabriéres d’Avignon e proseguiamo lungo una regionale molto meno trafficata e senz’altro dagli scenari suggestivi, offrendoci sempre però simpatici saliscendi, verso Fontaine de Vaucluse, sede di tappa, in un B&B (villa Chante Coucou) sopra il centro e davvero molto bello ( 75 la doppia) e su indicazione dei ragazzi, ceniamo al Laura e Tetrarca e si rivelerà una scelta davvero azzeccata. Il piccolo paese è – oltre che turistico – proprio particolare, con l’accompagnamento del rumore dell’irruenza dell’acqua che sgorga poco a monte e che viene sfruttata per la produzione artigianale di carta a fini artistici, utilizzando vecchi stracci e stoffe; si tratta di una fonte di un a delle acque  più buone di Francia e che fa funzionare i numerosi mulini che si trovano un po’ ovunque qui in paese. Domani, prima di andarcene, faremo un piccolo tour alla scoperta degli angoli più suggestivi, prima che le poche e strette stradine vengano prese d’assalto dalle cavallette motorizzate.

Spengo la luce alle 23.30.

28/04/2008 FONTAINE DE VAUCLUSE – AVIGNON km 35 – 2h – Avs 17,5 – dsl 155 mt

Tappa da turisti più che da bikers oggi.

Ma era prevista, tutto a vantaggio di Avignone, che merita una visita di almeno un’intera giornata. Ma andiamo con ordine: il tutto comincia con una grandiosa ed abbondante colazione, con 5 tipi di marmellate e 6 tipi di formaggi, oltre a croissants, succhi, yogurt e via dicendo. Scendiamo dopo i doverosi saluti in centro, verso la sorgente che con i suoi 300 e più mt di profondità butta in superficie circa 200 mt³ d’acqua al secondo!! Bellissima. Successiva tappa al mulino che viene usato per la produzione della carta, in funzione ancor oggi e che fa restare a bocca aperta per quanto sia particolare. Lasciamo così Fontaine e puntiamo verso Isle sur Sorge, piccolo ma non altrettanto tranquillo paesino che ricordiamo per i suoi numerosi mulini ad acqua posizionati nella parte vecchia, ma che non ricorda poi così tanto la nostra Venezia, così come dicono nelle guide…….Tiriamo così il fiato e ci buttiamo sulla D901, direi trafficata per i nostri gusti, in direzione Avignone, passando per Le Thor, Châteauneuf de Gadagne, che si mostra con la bellezza del suo castello arroccato sul colle e che ci fa collinare verso Moriéres les Avignon prima di arrivare alla nostra metà: la città dei Papi. Siamo per fortuna riusciti ad evitare la pioggia e cerchiamo subito le camere che troviamo all’Htl Splendid, un 2* pulito e dignitoso, indicato e segnalato da Routard ( 58 la doppia +  7 la colazione). Il tempo di cambiarci e ci buttiamo a visitare il paese, il Palais des Papes, il ponte di Saint Benezet, la Cattedrale N.D. de Doms, le Petit Palais, l’Hotel de Ville, la Place de l’Horloge, oltre al resto del bellissimo centro racchiuso nei 5 km delle sue mura fortificate. Ciliegina sulla torta, ci concediamo un giro guidato sul trenino che ci fa girare altre zone del centro in 40’ (7) e che ci fa tornare indietro nel tempo. Chiudiamo in bellezza nella maison des couscous, che ci regala alcune perle della cucina marocchina: couscous, tajein, thé alla menthe, salade d’orange chaude alla cannella ed oltre ad un ottimo vino rosso, un demi cognac per digerire. Ah, nel frattempo diluvia, ma un cameriere si offre di portarci in albergo in macchina: davvero gentile!! Speriam bene per domani; intanto si va a letto e sono le 23.

29/04/2008 AVIGNON – POULX km 98 – 6h25’ – Avs 15,3 – dsl 1.200 mt

Giornata splendida; ci svegliamo di buon’ora  col sole, anche se il temporale di ieri sera e stanotte ha buttato giù la temperatura di parecchi °C. Dopo colazione siamo in sella alle 9 e partiamo verso Villeneuve les Avignon, grazioso paese che guarda Avignone e che custodisce la Torre di S.Filippo, punto di arrivo originale del Pont S.Benezet. Per evitare il pesante traffico della nazionale, puntiamo verso Rochefort du Gard e poi su Valliguieres. La strada è veramente magnifica, si attraversano campagne e vitigni in un’atmosfera alquanto rilassata, accompagnati dai profumi e dai colori della primetemps. Seguiamo l’alternarsi di queste colline e dopo Valliguieres, davvero un borgo incantevole, scendiamo lungo la N6086 a St. Hilaire d’Ozilhan prima e Castillon du Gard dopo. Sono entrambi due piccole realtà fuori dal caos ed anzi ricche di quel fascino che poco siamo abituati a trovare e godere.

Il Camino di Santiago probabilmente passava anche di qui, e lo testimoniano l’esistenza di chiese ed abbazie davvero incantevoli. Dopo Castillon passiamo Vers Pont du Gard fino a raggiungere il tanto atteso Pont du Gard, un’opera romana che lascia chiunque col fiato sospeso tanto è spettacolare e grande in tutti i sensi; una testimonianza della grandezza dell’impero è questo acquedotto ad arcata sovrapposta di un’imponenza senza eguali. Riprendiamo la corta ciclabile per seguire verso Nimes per evitare il traffico servendoci di piccole strade di campagna prima verso Collisa, patria del kayak che viene praticato tantissimo sul Gardon, e poi verso Cabriéres, una strada magnifica ed estremamente panoramica che sale su dolci colline e che rievoca paesaggi misti tra il corso e lo spagnolo: da non perdere! Ancora qualche km e siamo a Poulx, che decidiamo a ragione essere la sede della nostra tappa odierna, appena vista la tranquillità della nostra chambre d’hôtes, in un contesto magnifico, con camere d’altri tempi ( 60 la doppia con colazione). Decidiamo di non perdere tempo, e tolte le borse, scarichi, scendiamo nella giungla di Nimes, che già con i suoi 10 km  di avvicinamento annuncia la frenesia ed il puzzo di smog che respireremo in centro. Traffico sostenutissimo. Giriamo un po’ per la zona centrale, un Arena bellissima, meglio conservata del Colosseo, ed altri scorci di storia che abbelliscono questa caotica cittadina. Torniamo quindi su da noi per avere il tempo di una doccia ed andare a piedi a mangiare in un bellissimo ristorante consigliatoci dalla nostra padrona di casa. Ottima cena e come sempre, ottimi vini. Ore 23.30.

30/04/2008 POULX – AIGUES MORTES  km 98 – 5h30’ – Avs 17,6 – dsl 0

Ci svegliamo col rumore del temporale e della pioggia che ci farà compagnia per tutta la mattinata. Facciamo colazione nel bellissimo salone e poi, vestiti come palombari, credendo di aver scongiurato il peggio cominciamo la discesa verso Marguerittes, sotto un diluvio che cresce d’intensità man mano che procediamo. Per fortuna dopo un po’ cala e riusciamo a trovare la giusta direzione per Rodilhart e poi Bouillargues, cercando sempre di evitare strade trafficate andando a scoprire le più comode strade regionali minori. Bypassata quindi Nimes, puntiamo verso Garons, dove, per trovare la stradina non segnalata verso Génerac perdiamo una buona mezz’ora sotto la pioggia (seguire per entrare in aeroporto e alla rotonda, a sx!!) e poi Beauvoisin, tutti simpatici e piccoli villaggi, dove tutto il movimento ruota alla boulangerie ed alla piccola piazza del paese. Per una comoda e bella stradinadi campagna nei pressi di Terrier, famosissima località nota per la sorgente d’acqua minerale, scendiamo ora verso Aimargues e poi Marsillargues dove, incoraggiati dal sole che spuntato prima timido ora si fa più coraggioso, ci fermiamo per una breve sosta “baguette au jambon cru” e birretta, per toglierci anche il vestiario da acqua…..Morso l’ultimo pezzo di baguette, cominciamo a sentire l’odore di mare, dato che siamo ad una decina di km quando arriviamo a St. Laurent d’Aigouze; quindi via veloci per Aigues Mortes, passando e fermandoci alla Tour Carboniére, che segna e controlla l’ingresso in Camargue, che ci appare con le sue lagune e paludi e dove cominciamo a vedere i primi aironi. Siamo in paese, e ci sembra un gran caos, complice ora anche la bella giornata che fa sì che sembri che qui non abbia mai piovuto! Cerchiamo una camera che troviamo subito in zona centralissima, un 2* senza infamia né lode, ma pulito e dalla buona cordialità del gestore, tra l’altro a ridosso delle mura e della porta principale che immette nella zona storica ( 58 la camera con colazione). Tempo ¼ d’ora e siamo di nuovo in sella per Le Grau du Roi e Port Camargue, quest’ultima con un porto turistico impressionante, circa 5 km per percorrerlo tutto!! Una bella pedalata sulle lagune tra meravigliosi fenicotteri rosa che danzano nell’acqua con le loro lunghissime e sottile zampe ed altri uccelli oltre ad una vegetazione per certi aspetti simile a quella delle nostre zone lacustri.

Arriviamo fino alla punta di Espiguette, da dove poi torniamo in centro seguendo un percorso alternativo lungo un argine privo di traffico. Doccia ed aperitivo. Poi alla ricerca ristorante, ottimo e a ridosso del centro, una stupenda piazzetta brulicante di locali. Si cena molto bene sotto le cure dei due ragazzi che seguono nel dettaglio la gestione del locale. Buonanotte! Ore 24.

01/05/2008 AIGUES MORTES – ARLES km 108 – 6h – Avs 18 – dsl 0

Stupenda giornata e stupenda tappa anche se alla fine sarà lunga e ad Arles è stato difficile trovare per la notte. Saremo ospiti dell’ostello, unico posto disponibile ad accoglierci, pulito e con una camera da 4! Che lusso ( 73 tot. x 4 persone con colazione). Partiamo da Aigues dopo un giro a piedi nel centro. È festa e la gente non tarda ad arrivare…..con calma alle 10.30 siamo in sella in direzione Saintes Maries de la Mer, che raggiungiamo dopo circa 30 km e sulla D85 che corre lungo una bellissima campagna, piena anche qui di colori. Attraversiamo il Petit Rhône su un traghetto gratuito ma soprattutto sempre serviti da strade minori lontane dal traffico, e dopo esser stati protagonisti del recupero di un simpatico quanto spaventato cane che non riuscendo ad orientarsi correva avanti e indietro unendosi a gente diversa ad ogni incontro. Finalmente l’abbiamo consegnato alla padrona e forse abbiamo anche capito perché si era allontanato; ma è finito tutto bene.

St. M./Mer è un bel centro costiero e come in tutto il mondo nei giorni di festa diventa un concentrato di gente e confusione e con l’aggiunta di una moltitudine di zingari; un cocktail che toglie fascino e che ci fa sentire per questo un po’ a casa nostra; quindi, dopo un rapido giro ed una breve sosta sul lungomare per uno spuntino, la lasciamo in direzione Salin de Giraud, che raggiungeremo dopo uno sterrato di circa 27 km che attraversa questa incantevole zona di paludi e acquitrini di Camargue. Passiamo dopo i primi 8 km il faro della Gacholle e continuiamo poi verso Faraman, uno spettacolo continuo di fenicotteri, risaie e molti scorci davvero favolosi. Siamo così alla fine dello sterrato e a Salin, da dove, dopo aver intravisto i cumuli di sale bianco candido, puntiamo verso nord, ignari di ciò che poi avremo vissuto per trovare da dormire. Oggi hanno incoronato la regina di Arles e non si trova un buco per dormire. E in più, c’è un ponte di festa che fa muovere tutta la Francia….Corriamo così verso Fiellouse e Villeneuve, senza riuscire a trovare un posto e si decide quindi di raggiungere Arles, prenotando il posto all’ostello. Ci arriviamo alle 19.15, grazie ad un amico rider davvero gentile che ci porta fin davanti all’ingresso. Ci sistemiamo e scappiamo in centro; stessa sorte anche per la cena che alla fine, tra mille lamentele e dopo aver fanculizzato la cameriera di un locale, consumeremo, in fretta per paura di restar chiusi fuori per la notte, al café dove Van Gogh si tagliò l’orecchio nel lontano 1888….e ci credo!  Per mangiare ti fanno diventar matto!! Torniamo in camera per le 23, orario esatto di chiusura….finisco di scrivere alle 23.30. Buonanotte.

02/05/2008 ARLES – ÉYGUIÈRES km 68 – 4h20’ – Avs 15,4 – dsl 500 mt

Tappa davvero spettacolare (parlo come il Mauri…)!! Colazione in ostello e piccolo tour per il centro di Arles e le sue piccole viuzze. Cerchiamo così le strade minori considerando del traffico sostenuto di questi giorni di festa in questa zona turistica. Prendiamo la D33b da Pont de Crau, e corriamo in una campagna meravigliosa, calma, ricca di colori e profumi, e foro per la prima volta; veloce pit-stop e via di nuovo per le nostre strade, dove troviamo i resti di un acquedotto romano ed il Moulin de Daudet, funzionante per la produzione di olio fino al 1915 ed intitolato allo scrittore francese. Continuiamo quindi per Paradon e per la D78d prima ed D78f poi saliamo all’incantevole Les Boux de Provence, arroccata a 240 mt sulla collina; ahinoi, ci saranno migliaia di persone e quindi scendiamo  dopo uno spuntino sul prato a St. Remy, grazioso centro e terra natale di Nostradamus, dove fa piacere perdersi tra i suoi stretti vicoli sempre racchiusi tra le vecchie mura. Non perdiamo però troppo tempo, e colti da un leggero panico da chambre, prendiamo la D99, un bel viale alberato suggestivo quanto caotico ma più veloce, per poi abbandonarlo dopo 8 km per salire sulle Alpilles, una zona meravigliosa, dagli scenari incantevoli con una vegetazione rigogliosa dai colori vivi e accesi. Bellissimo! Per la D24 prima e la D25 poi percorriamo il paradiso dei ciclisti, incrociandone parecchi, ed una volta scollinato, seguiamo a vista le rovine di Roquemartine fino ad entrare ad Éyguières, che eleggiamo sede di tappa. All’ufficio del turismo una bellissima ragazza ci dà indicazioni per le chambres d’hôtes e per mangiare. Troviamo le camere appena fuori il centro in una vecchia casa del XVIII° secolo. E c’è Vanille, una Labrador coccolona che mangia le formiche….( 65 la doppia). Ottima le due birre che con Massimo ci andiamo a fare in centro ed ancor più sfiziosa la cena a base di Aϊolhi Provençale.

03/05/2008 ÉYGUIÈRES – AIX EN PROVENCE km 46 – 2h40’ – Avs 17,2 – dsl 0

Ci svegliamo col sole anche oggi per correre la nostra ultima tappa e chiudere il bellissimo ed ampio cerchio attraverso i territori di Provenza e Camargue; la signora di casa ci offre un’abbondante colazione che divoriamo come nostra abitudine. Dopo i saluti, in particolari a Vanille che ci resta un po’ male per la nostra partenza, imbocchiamo la D17 che ci accompagnerà per questi ultimi 50 km fino al capolinea; prima sosta a Salon de Provence, che è una bella cittadine a soli 8 km di distanza, di cui ci godiamo il centro storico ed il castello che conserva fedelmente il giardino botanico dove Nostradamus curava le erbe medicinali e le piante che poi usava per le sue “pratiche” e “pozioni”. Usciti dal centro, puntiamo quindi verso Pelissanne e da qui, attraversando la campagna ancora generosa e meravigliosa allo sguardo che può spaziare verso la Trévaresse davanti a noi e il Luberon dietro, verso Éguilles, che ci fa ormai respirare la fine della nostra vacanza….Siamo così ad Aix e recuperata la macchina, ci godiamo un ultimo tour in centro storico prima del rientro in Patria!

 

Tutto molto bene: il clima, il percorso, la compagnia, gli alloggiamenti comprensivi di componente culinaria; un unico neo: con i soldi della cartina del Dr Max ci veniva un’ottima bottiglia di Chateau Côte du Rhône A.o.c. da stappare all’arrivo……merito alla Roby, come sempre mia ottima navigatrice.Un ultimo ringraziamento ai miei compagni di viaggio che con la loro presenza hanno firmato il nostro passaggio in questo piccolo angolo di Francia ormai a noi non più sconosciuto!

E per una volta ancora, alla prox!!! dai Naturaider Roby & Raf.

 


 

VIAGGIO

ROAD BOOK: “Sicilia Barocca 2007” (dei Naturaider Roberta e Raffaele)

Dati tecnici: Km tot. 507,7 – Tempo tot. 32h 45’ – Dsl tot. 4.740 mt.

Una nuova idea, venuta un po’ per caso alla Roby, come spesso accade ultimamente………e perché no, perché non concretizzarla? Un’occhiatina nel web alla ricerca di un volo accessibile, e dopo una breve indagine compriamo un Venezia/Catania di Alpi Eagles (o quasi, Jetran Air) con trasporto bici e la prima notte in masseria…ecco come è andata:”.

Sabato 2/6/07 – Venezia/Catania/Caltagirone – Km 87 – 5h 10’ – Dsl 710 mt.

Sveglia all’alba! Piove, che strano. Ci organizziamo con le bici e senza riuscire a bere neanche un caffè, siamo già all’imbarco, in corsa per un posto in aereo. E’ mezzo vuoto, e tutto sommato sarà un buon volo! Come si diceva, Jetran Air, compagnia rumena. Sbarchiamo in leggero ritardo e montiamo le bici in aeroporto. Siamo in sella alle 11.15, tardino. Appena fuori Catania, che lasciamo in fretta, comincia a piovere. L’acqua ci accompagnerà tutto il giorno, incessante, fino al nostro arrivo in agriturismo. Percorriamo la SS 114, un po’ trafficata e colorita di un’infinità di donnine!?! Davvero tante. Lasciamo la SS in direzione Palagonia, passando per il lago di Lentini. Peccato non godere dei colori del sole. Superata Palagonia ci aspettano gli ultimi 30 km verso Caltagirone. Una strada molto piacevole che si arrampica in collina fino ai 600 m. del paese. Qualche problemino a trovare l’agri, ma poi il tutto viene ripagato dalla bellezza del posto; giù da una ripida rampa ci attende un baglio davvero stupendo con tanto di piscina. Doccia calda, una buona cena e ……… a nanna!!

Domenica 3/6 – Caltagirone/Sortino – Km 87,8 – 5h 30’ – Dsl 1.145 mt.

Giornata di grazia, e dopo una buona dormita, ci alziamo senza la pioggia, dopo una nottata piena d’acqua! Il cielo sembra avere un colore più umano di ieri, e c’è lo spazio per qualche sprazzo di sereno. Ebbene, la pioggia oggi non la vedremo se non dopo il nostro arrivo in agriturismo da Vincenzo e Nunzia a Sortino. Dopo la colazione visitiamo Caltagirone, splendida cittadina barocca, e restiamo affascinati dalla scalinata ornata di ceramiche, diverse scalino da scalino, e che danno l’impronta a tutto il paese, famoso in tutto il mondo. Sostiamo un paio d’ore perdendoci nei vicoli e dopo qualche piccolo acquisto partiamo a mezzogiorno in direzione Grammichele, bel piccolo centro di cui notiamo la singolare piazza a pianta esagonale purtroppo trasformata in cantiere dove spicca la Cattedrale, anch’essa in restauro. Ci consoliamo alla pasticceria Sinatra che propone dolci e sfizi salati notevoli.

Ripartiamo alla volta di Vizzini, che raggiungiamo grazie alla favolosa SP 124 fuori dal traffico e con panorami sulla campagna stile tosco/umbro dai colori e profumi incantevoli. Piccola sosta decisionale in centro, ai piedi di un’altra bella scalinata con gradini in ceramica, e dirigiamo le mtb verso Buccheri che non offre molto se non la strada panoramica e di qui alla volta di Sortino. Su consiglio di due signore del posto percorriamo una strada provinciale chiusa al traffico per frana, non per noi, che ci regala la vista sulla piana di Catania, sotto un cielo quanto mai minaccioso. Siamo finalmente a Sortino, dopo un ultimo tratto di piacevole discesa di una dozzina di km, dove anche il freddo si fa sentire. Fortuna aver chiamato l’agri, che troviamo dopo qualche peripezia ma felici, al termine di una discesa verso la valle dell’Anapo di 5/6 km circa. Dopo averla faticosamente conquistata, perdiamo così quota (dagli 850 m. ai 450 m. di Sortino fino ai 185 m. dell’agri), pronti per il recupero di domani. Al nostro arrivo, i nostri nuovi amici ci accolgono con un sorbetto di loro fattura al limone. Doccia, comincia a piovere, cena in compagnia di Vincenzo, ex rosso di ferro, nonché politico e amante dei libri e teatro, ora fattore e pseudo cuoco/amante della vita free lance semplice, un litro di rosso in compagnia, e a letto. Domani si vedrà.

Lunedì 4/6 – Sartino/Palazzolo Acreide – Km 40,3 – 3h 25’ – Dsl 780 mt.

Altro che se vedremo! Anzi, cominciamo a sentire i tuoni ed il frastuono della pioggia già verso l’alba; ma la speranza non ci abbandona: mera illusione; ci alziamo alle 8.15 sotto una pioggia davvero copiosa. Intanto facciamo un’ottima colazione con Vincenzo, che tirando su le spalle sembra quasi volersi scusare personalmente per questo fuori programma non siculo. In compenso ci prepara una stupenda merenda con marmellate di mandarini e arance rosse, miele di zagara con tanto di arnie – una leccornia – ricotta di pecora squisita, latte munto la sera prima per noi, caffè espresso e pane caldo. A chiudere, dell’eccellente melone. La pioggia non smette, e così per tutta la giornata. Si decide: partiamo verso la valle dell’Anapo, sperando di poter vedere qualcosa e spingerci a visitare la necropoli di Pantalica. Ma desistiamo ; con questa pioggia e freddo non ce la sentiamo di addentrarci all’avventura in questo ambiente di tufo. Continuiamo quindi a pedalare per Solarino sotto un diluvio e le strade del paese si presentano invase da fiumi d’acqua. La strada è comunque fin qui molto suggestiva, anche se non riusciamo a godere della vista di questa stupenda valle a causa delle basse nuvole grigie. Seguiamo il corso dell’Anapo in direzione di Palazzolo Acreide, e la strada è ora in costante salita verso i 700 m. del paese barocco patrimonio (come gli altri 6 comuni della zona) dell’Unesco, caratterizzato da questo stile architettonico.

La pioggia è ormai nostra compagna di viaggio, ed anche a causa di una defaillance fastidiosa alquanto della mia fedele accompagnatrice dobbiamo rivedere le distanze e decidiamo che la tappa di oggi finirà qui a Palazzolo. Già, fin qui con il ginocchio in quelle condizioni è stata davvero brava e non si è mai lamentata. E’ una donna!!

Però avverto che il dolore è presente e si fa sentire perché come capisco dai dati della giornata, la nostra velocità si è ridotta notevolmente; ma lo tiene per sé……….Finalmente ci siamo; entriamo in paese sempre lungo la SS 124 ed andiamo subito in cerca del nostro B&B. Staremo in centro, e perciò niente agriturismo.

Dopo un po’, troviamo l’Attiko, grazioso e semplice, in ottima posizione. Senza sfarzi la camera, ma con una terrazza magnifica che domina l’intera valle ed il paese. Ci siamo fermati verso le 14.30, e va più che bene così! Doccia calda, sistemazione del bagaglio e giro in centro a caccia dei dolci e degli arancini siciliani al Caffè del Corso. Tentiamo la visita ad Akrai, la zona archeologica, ma il sito chiude ahimè alle 13. Peccato, sarà per domani. Si torna in camera per poi andare a cena.

Che dire? Tappa breve, ma ugualmente impegnativa!! E provante. Ottima cena, in un ristorante elegante dove ceniamo con ravioli alla norma, dello spada e del tonno con balsamico e pistacchi. Una squisitezza!!

Martedì 5/6 – Palazzolo A./Ragusa Ibla – Km 58 – 4h 15’ – Dsl 745 mt.

Wow! Miracolo! Ci svegliamo dopo una notte molto ventosa, col sole……siamo increduli, ma altrettanto contenti. In fretta scendiamo di nuovo al Caffè del Corso, convenzionato col B&B per la colazione, e ci attende una favolosa granita al caffè con brioche. Ci mettiamo anche un rinforzino e poco dopo siamo pronti per partire. Ore 9.15.

Usciamo dal paese dalla zona archeologica e la strada che ci attende è davvero incantevole, con indimenticabili scorci di campagna sicula dai colori caldi e dalle sfumature tipiche dei paesaggi toscani. Scendiamo così fino a S. Giacomo, da dove saliamo verso Balata di Modica, alternando tratti di salita e di falsopiani che ci regalano emozioni paesaggistiche molto rilassanti. Da qui, la strada in discesa ci porterà prima a Modica Alta e poi in centro, importante sito barocco da non perdere, che offre monumenti e testimonianze molto preziose. Ci concediamo un paio d’ore alla scoperta della città e quella che si presenta come minaccia di tempesta, lascia solo qualche goccia e passa lasciando l’aria piacevolmente rinfrescante. Verso le 14 ci muoviamo in direzione di Ragusa Ibla dove arriviamo verso le 15.30. Con calma cerchiamo una stanza in B&B, ed alla fine non sarà forse una scelta felicissima. Il palazzo merita, ma la stanza a piano terra poteva essere migliore. Vabbè!! Usciamo dopo una doccia, un gelato da Gelato diVino, e via a perderci per le viuzze del centro storico. Il tempo si è messo a posto anche se continua ad alternare molta variabilità. Comunque pioggia scongiurata. Giriamo parecchio e andiamo poi a cena al Barocco, su consiglio del nostro gestore di stanza. Cavati alla norma, salsicce e mozzarelle ragusane, e nero d’avola. Si torna a nanna. Per domani danno sole.

Mercoledì 6/6 – Ragusa Ibla/Scicli – Km 80,8 – 5h – Dsl 510 mt.

Come previsto, c’è il sole. Colazione a dir poco barocca, a casa dei padroni di casa, viziati dai dolci dalle mille fattezze: quelli con la sugna palermitani, quelli con la marmellata di pere tipici della zona, quelli con il sesamo, e ancora il pane col cioccolato, oltre a tutto il resto……due chiacchere e poi via. Sono le 9.20 e siamo in strada verso il centro di Ragusa, che cercheremo di lasciare in fretta: è più forte di noi, il caos non lega con la bici e così cerchiamo la strada verso il castello di Donnafugata, immerso nella campagna ragusana, un’oasi a dir poco irreale tra i profumi ed i colori rurali con vista sul mare, un mare turchese che pare essere a portata di mano; un incanto, così come lo è la storia che lega il castello al suo nome. Visitiamo quindi l’ex residenza della famiglia Arezzo e poi De Spucches ed ora di proprietà del comune di Ragusa. Proseguiamo ancora lungo la stupefacente stradina di campagna irish style in direzione S.Croce, ed alla fine ci perderemo per poi ritrovarci nei pressi di Scoglitti. Giriamo quindi le bici per seguire la litoranea, stavolta nella corretta direzione di Punta Secca, patria del commissario Montalbano; un’emozione trovarsi davanti alla sua casa, ora B&B, ma ancora luogo incantevole. Proseguiamo dopo una breve sosta per Marina di Modica, Donnalucata e Cava d’Aliga: dove ci fermiamo per la notte? Lungo la costa, fuori stagione, è senz’altro diverso dai borghi barocchi dell’entroterra, ci manca qualcosa. E allora si decide: si sale a Scicli! Sarà la scelta migliore. Saliamo in paese, alla ricerca di una stanza per la notte. Con l’aiuto di un vigile la troviamo, da una sua amica, Pamela, una ragazza simpatica. Doccia e fuori a scoprire il paese, anch’esso patrimonio dell’Unesco, in quanto testimonianza barocca. Restiamo fuori a festeggiare con una cena super in un super posto.

Giovedì 7/6 – Scicli/Marzamemi – Km 72,5 – 4h 30’ – Dsl 400 mt.

Ancora una giornata di bel tempo, ne approfittiamo per partire presto, 9.15, dopo una colazione non proprio “alla grande”. Saliamo il paese per prendere la vecchia strada più tranquilla verso Sampietri, attraversando una bella campagna, con poco traffico. Continuiamo lungo la statale che porta a Pozzallo, inspiegabilmente segnalata panoramica, ma di fatto trafficata e affatto bella. Attraversiamo la città, seguendo un bel lungomare, e proseguiamo la strada costiera, adesso più invitante e decisamente migliore facendoci pedalare sul mare. Non è ancora stagione ed è un po’ triste vedere un paesaggio desolato. Meglio così: cosa può essere ad agosto?? Attraversiamo una zona umida, lambendo stagni e pantani, prima di arrivare a Pachino, patria del vino e dei pomodori, come recita il cartello all’inizio del paese. Sono le 12.30 e abbiamo percorso 50 km. Ora ci fermiamo per il caldo; sosta al panificio, interessante come tutti gli altri, e poi bibita in pasticceria. Ripartiamo verso Portopalo e Capo Passero, sulla costa, piccoli borghi di pescatori e di vacanza, per chiudere la tappa a Marzamemi, che come Portopalo ci presenta una bellissima vecchia tonnara ormai in disuso, adibita a struttura ricettiva dove però non riusciamo a trovare posto per la notte. Ripieghiamo così sull’Albergo la Conchiglietta, un ** dignitoso, con tanto di terrazzetta sul mare. Qualche ora di spiaggia e primo bagno in acque sicule; fredda ma cristallina. Giro per il villaggio e cena nella magnifica piazzetta della tonnara.

Venerdì 8/6 – Marzamemi/Noto – Km 28,3 – 1h 45’ – Dsl 300 mt.

Beh, che dire; tappa, anzi, minitappa di spostamento, e perché no, di relax, con colazione parzialmente in terrazza e finale in piazzetta al bar Ciàloma. Partenza verso le 10, in direzione Vendicari, attraverso una rilassante campagna. Poi, sulla strada principale fino all’ingresso dell’oasi dove, all’altezza dell’agriturismo il Roveto (bellissima masseria che domina l’oasi), riusciamo a prendere una strada minore. Lasciamo le mtb all’ingresso e ci avventuriamo all’interno dove visitiamo la vecchia tonnare, la torre sveva e l’oasi nel suo fascino naturalistico. Ci concediamo così mezza giornata di relax con bagni di sole e di mare. Verso le 15 siamo di nuovo in strada verso Noto, che raggiungiamo dopo poco, catturati dal traffico lungo una strada che poco ci fa apprezzare la quantità dei limoneti che la bordano. Troviamo subito il nostro stupendo B&B, in pieno centro storico. Lasciata l’idea di andare a Noto Antica su segnalazione di Gek, padrone di casa, ci inoltriamo tra le vie ed i palazzi barocchi del centro. Gelato al Caffè Sicilia e cena all’osteria del Crocefisso, forse la migliore dal nostro arrivo in Sicilia. Rientro giusto in tempo di scrivere questi appunti prima di crollare e spegnere la luce.

Sabato 9/6 – Noto/Siracusa – Km 53 – 3h 10’ – Dsl 150 mt.

Ottima dormita! Facciamo colazione nel salone del B&B con l’ultima granita mandorla/caffè e cornetto e per l’ultima tappa del nostro tour, incamminandoci di buon’ora verso Avola, utilizzando una comodissima e vecchia strada provinciale, alta rispetto al paese e poco trafficata, che in breve tempo ci porterà direttamente al centro della patria del vino “Nero d’Avola”, facendoci deliziare la vista con agrumeti ed ulivi magnifici. Passiamo Avola, che alla fine non ci regalerà altre emozioni, ed imbocchiamo la trafficata ma ahinoi unica statale verso Siracusa. La abbandoniamo fortunatamente dopo 6 km in direzione Fontane Bianche, luogo di mare e di villeggiatura siracusano, carino, ma soprattutto comodo per evitare il traffico. Seguiamo la costa fino quasi a Siracusa, dove nel cuore di Ortigia, centro storico barocco davvero notevole, sul mare, incontreremo Daniela, che ci terrà compagnia e ci ospiterà per la notte. Sistemata la partita “bici”, recuperati gli scatoloni e macchina per l’aeroporto per domani, ci immergiamo ormai scarichi di pensieri nel cuore della città, dove ceneremo scortati dalla nostra “guida”. Proprio una bella giornata prima del rientro a casa, che possiamo dire di aver gestito – io e la mia ormai inseparabile compagna e compagnia di viaggi/avventure, incazzature e quant’altro di negativo non mi accorgo di avere e di essere – davvero alla grande!! Contenti di essere partiti, e non per merito mio, ma perché no, anche di essere tornati dopo questa bella pedalata barocca, ci prepariamo a pensare e progettare qualche altro giro. Alla prox!

La cosa più figa? Atterrare, uscire dall’aeroporto e rimontare le bici per l’ultima decina di km fino a sotto casa…….!

Ciao e buone avventure a tutti Roby e Raf