Nome: Sebastiano
Cognome: Favaro
Chi desidera mandare dei saluti e
incoraggiamenti a Sebastiano lo può fare inviando a
maur.doro@tiscali.it
Iditarod2010
ENTRA NELLA SUA GALLERIA
La gara partirà Domenica 28
febbraio 2010 alle 14:00
vedi sito ufficiale
www.alaskaultrasport.com
"Sono convinto che ogni viaggio, ogni percorso, ogni traccia
debba trasmettere un messaggio che induca ad una riflessione o
che semplicemente attragga un’anima". Sebastiano Favaro
Il
punto della situazione:
perché sono qui?
Non
lo so forse sono qui che scrivo per prendere coscienza
L’
Alaska è vicinissima e per capire quanto lo sia devo fare un
salto all’indietro.
Circa otto anni fa una domenica sera in seconda serata sulla
prima rete rai rimasi attratto dalla cornice della televisione
22 pollici accesa della cucina e dal deserto bianco con due
uomini in bicicletta all’interno. Avevo acquistato la mia prima
mountain-bike da un solo anno e guarda te con cosa mi dovevo far
attrarre.
Uno dei due era Maurizio Doro all’iditabike del 2002.
http://www.youtube.com/watch?v=ih0mNTWNctg Non lo conoscevo
ancora ma non ci volle molto per capire la sua scorza di pazzo
estremo precursore nostalgico ma soprattutto e semplicemente un
uomo con la sua bici tra la neve e il freddo polare.
http://www.youtube.com/watch?v=pTTeukg0bw0 Che strane
immagini praticamente inverosimili per una bicicletta a pieno
carico in un ambiente così ostile e di un uomo altrettanto
bardato con una pseudo-armatura per il gelo..feci così la
conoscenza di un valoroso uomo e della sua bicicletta..presi poi
nello stesso anno contatti via mail per un viaggio in marocco
in mtb da lui organizzato
Iniziò cosi la lenta trasfusione di endorfine e che tutt’ora
in corso ristabilisce ogni fortunato giorno il mio corpo
specifico e lo rende vivo goccia dopo goccia
Stato attuale di trepidazione per una nuova partenza sospiri e
timori serenità ragione e passione

Da lasciare a casa leggerezza e superficialità nelle cose più
semplici che mi troverò a fare durante il cammino
Sogno che mi fa tremare le gambe ma che lo so non dimenticherò
mai più, anche se mi dovessi dare per vinto e che condividerò
ancora con chi mi sta vicino.
“Il cucchiaio non esiste”
560km seguendo una scia bianca con temperature di molto sotto lo
zero.. Al mio posto cosa farebbe una persona saggia? Forse
troverebbe una posizione comoda non faticosa e prenderebbe
consapevolezza di se.. io cercherò di fare il vuoto di non
preoccupare la mente con inutili pensieri e mi concentrerò sul
respiro che entra ed esce caldo dai miei polmoni.. e appena
potrò mi delizierò con una fresca birra alaskana al caldo di una
stufa

Il
peso più grande che ci tiene a terra siamo noi stessi i nostri
limiti le nostre incertezze e la paura di reagire per
avvicinarci ai nostri obiettivi.
Tra pochi giorni partirò con una bicicletta di colore azzurro
“per seguire il coniglio bianco” con una maglia
BICICLISTASCAVEZZON l’aiuto e i consigli di molti amici esperti
caduti nel mal d’Alaska come Maurizio Doro, Alessandro Da Lio e
Marco wildtrack Costa e sponsor diventati veri sostenitori di
bontà come l’Osteria Crosetta di Pian Cansiglio il bed&breakfast
nonnamaria (www.bbnonnamaria.it)
e molti amici che non riesco a nominare uno per uno

Grazie di cuore a tutti Sebastiano
ENTRA NELLA SUA GALLERIA
25/02/2010 2.29
1o
Report in diretta da Anchorage (AK)
Ci
siamo
sto calpestando da quasi una
settimana una nuova terra fatta di
ghiaccio e di gente che vive
Si chiama Alaska e la primissima
sensazione che ho avvertito e' stata
di "ok uomo l'alaska puo' credere
anche in me"
Homer Simpsons in un film di qualche
anno fa dopo aver combinato un danno
decise di rifugiarsi in Alaska con
la moglie Marge.
Io senza aver combinato niente sono
qua..perche'? perche' mi piacciono
le cose belle e vive. E questo credo
sia un gran bel modo di conciliare
questo insegnamento con la mia
passione per la bicicletta in un
contesto carico di luce e di
ossigeno.
Sono di casa all'Alaska European Beb&Breakfast
dove la signora Irene lo gestisce
con amore tenendo vivo ogni momento
della giornata..ci racconta storie
della sua giovinezza come una sua
traversata da nord a sud dell'italia
con una lancia appia a soli 18 anni
o viaggi in vietnam durante gli anni
60 ma al tempo stesso ci lascia
spazi e silenzi ben conscia
dell'avventura che tra poco ci
aspettera'.
Arrivo assieme ad Alessandro solo
dopo Dave un inglese di passaggio
qui per fare il volontario ed
aiutare l'organizzazione della ben
piu' famosa gara con i cani da
slitta Iditarod. Dopo un paio di
giorni arriva il fortissimo Rajko.
Uno sloveno che tentera' per la
sesta volta la gara lunga con gli
sci.
Nessun problema di adattamento,la
cucina con il grande frigorifero che
sputa ghiaccio a cubetti e il
soggiorno con il grande divano ci
diventano subito familiari.
Ma torniamo ora ai preparativi.
Una gara con queste temperature non
e' possibile svolgerla in
autosufficienza ed e' cosi' che sono
previsti due pacchi che
l'organizzazione spedira' lungo il
tracciato e che trovero' a Fingerl
Lake dopo 130 miglia e Rohn al 210
miglio dopo il Rainy Pass.
Giro
di centri commerciali Val-Mart Carrs
e Fred Mary diventano nei primi
giorni la meta di un penitente
ansioso e indeciso se acquistare
burro di arachidi o della salsa
Francese...
Alla fine prendo biscotti cioccolata
salmone carne secca caramelle m&m's
batterie per la lampada frontale per
il gps della frutta secca e
disidratata.Lungo il trail poi se
non mi perdo potro' contare anche su
alcuni lodge dove poter mangiare
qualcosa di caldo..
La bici e' pronta e i primi giri
attorno alla citta' mi ricaricano
della tensione accumulata nelle
settimane prima della partenza.Con
poche pedalate si raggiungono dei
trail che portano fuori citta' o nei
pressi dell'aeroporto tra betulle e
abeti dove persone di tutte le eta'
fanno attivita' sportiva;e pensare
che da noi quando c'e' la neve il
primo pensiero non e' sempre del
tutto positivo e gli spostamenti
diventano un problema.
I giorni passano e la casa si
riempie..altri italiani portano come
me la loro voglia di affrontare la
poesia del freddo ma sono io il
rookie della casa e questo mi da un
ulteriore spinta..
Con le ultime spese tecniche depenno
l'ultima riga della lista delle cose
da fare.Ora non resta che attendere
il giorno della partenza..Qualcuno
disse che l'attesa del piacere puo'
diventare al tempo stesso piacere..
Anche se non credo fosse vicino ad
un pensiero come il mio mi sento di
condividerlo insieme alle persone
che mi seguono
Grazie a tutti per il coraggio
che mi date.. Sebastiano
25/02/2010 16.41
Ciao grande Naturamico!
Bisogna vivere come si pensa,
altrimenti si finirà per pensare a
come si è vissuto!Te hai da
affrontare vento freddo neve e tanta
neve!!ma lo spirito e la tua forza
non ti abbandoneranno mai!
Vivi ed assapora tutto quello che
stai per vivere!
Fai attenzione!
Un abbraccio di cuore Marco
28/02/2010 09.59
grazie maurizio
abbraccio forte domani si comincia
in bocca al lupo
sebastiano
2° Report in diretta da Anchorage (AK)
I'm ready!!!

i giorni sono passati in fretta come
i km
sotto la bicicletta e tra poche ore
partira' la "gara".
oggi briefing breve poche domande
saluti di rito.Si percepiva
nell'aria l'avvicinarsi del proprio
momento.Ognuno sa o credo sia cosi'
che prima di competere con gli altri
ci sia da combattere e avvicinarsi a
cio' che ci sta attorno..freddo,
salite, guadi, possibilita' che il
ghiaccio si rompa
il alcuni punti del fiume(overflow),
rischio di sbagliare pista e perdere
cosi' tempo prezioso.Con questi
pensieri nella mente mi sistemo
la bici e dispongo il materiale in
una borsa anteriore una da telaio e
una nel sotto sella.
un momento importante che assorbe
attimi di concentrazione e
consapevole di non essere riuscito a
scrivere molto
sappiate pero' che sono pronto..preparato
al meglio con ore di allenamento
pedalando con una bici carica di
quindici kg e spinta con
neve fino alle ginocchia..scelti
materiali corretti vestiario a
strati come una cipolla camelback
con protezione di neoprene per non
far
ghiacciare il tubo..sono altresi
consapevole pero'che tutto questo
potrebbe non bastare..e' necessaria
un po di fortuna..Quindi segnatevi
in alternativa ambo su venezia e
tutte le ruote bastiano
80,avventura 5, alaska 49 pedalando
con la spensieratezza di questo
bambino coraggioso con la voglia di
comunicare ideali ispirazioni e i
limiti stessi del mio essere mi
auguro di incontrare sempre,di
capire la natura e di ascoltare cio'
che la vita' vorra' regalarmi.
un abbraccio a tutti gli amici che
con me hanno condiviso l'attesa
sebastiano
Seba ciao;
complimenti per la tua decisione e
determinazione.
Ti auguro di assaporare questa
grande esperienza in allegria, anche
se so
che dovrai un pò patire.
Un'abbraccio e un'imbocca al....futuro.(in
questo caso il lupo e meglio che
dorma)
Rino
Ciao Seba
Hai portato in saccoccia Pane
Nutella e Olive? Scherzi a parte
Tifiamo per te. Tieni duro e stai
attento.
Dacci presto
notizie.Ciao
Francesco
5 MARZO 2010
dal sito
ufficiale www.alaskaultrasport.com:
March 5, 10:01 AM
5 more bikers have finished in
McGrath this morning.
Tracey, Sean, Sebastiano, Kyle and
Bill.
Congratulations to you all!
McGrath 350 mile finish line Sebastiano Favaro biker 12th
4 days 19 hours 15 min
Complimenti Sebastiano,sei riuscito
al tuo primo tentativo in questa
impresa cosi particolare,difficile e
per alcuni quasi irraggiungibile.
Aspettiamo di sentire i tuoi
racconti e le tue emozioni
a
presto
Lo
Staff Naturaid
8 MARZO 2010
Carissimo Seba,
con moltissima ammirazione e anche
un po' di buona e sana invidia, ti
faccio i miei complimenti!!!! Sei un
forte, un ben riuscito allievo di un
grande maestro!! Vorrei farti mille
domande, intanto cerco di immaginare
il tuo stato d'animo....Bravissimo!!
Spero a presto
Giuseppe
|
in
questa pagina altri report (vedi
sotto):
"Istanbul- Teheran in bicicletta",
"Venezia –
Istanbul in bicicletta",
"Un Naturaider all’Iron Bike 22-29 Luglio 2006",
L’eroica
“… un viaggio come il vino da
assaporare piano piano" |
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Il Naturaider Sebastiano presenta:
"Istanbul- Teheran in bicicletta"
Seguiamolo prossimamente in diretta con il suo reportage dal viaggio
in questa pagina
Sebastiano partirà sabato 8
novembre
per circa 25 giorni rientro previsto 4 dicembre
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Il progetto
Viaggio precedente: clicca
■TURCHIA
2007■
.…nel
2007
avevo lasciato le acque blu del Bosforo seguendo soltanto con lo
sguardo il volo dei gabbiani bianchi che come sogni andavano
incontro alle cose…
Tra poco grazie al mio angelo custode potrò continuare il mio volo
verso est. Vi domanderete e a volte continuo a domandarmelo anch’io,
perché proprio verso l’Iran? Sono io ad andare contro,o è il mondo
ad andare nella direzione sbagliata? Non lo so, so soltanto che la
strada ha scelto per me e partendo dal resoconto del mio precedente
viaggio del 2007 da Venezia a Istanbul sempre in bicicletta dove
avevo accostato al mio andare, i punti che da piccolo nei disegni
univo per formare figure o animali ora mi piace dare seguito e
continuità alla mia curiosità.
Circa 2700km attraversando un vasto paese come la Turchia e
l’altopiano iranico che negli anni 70 veniva calcato dagli hippy
diretti verso l’India. Da Istanbul che lascerò con la E80 in
direzione Bolu devierò verso sud passando per Ankara per non
perdermi i camini delle fate della Cappadocia attraversando Nevsehir
e Goreme e Kayseri per poi risalire per la 260 verso Sivas dove dopo
alcuni passi anche sopra i 2000m rientrerò nella E80 verso Erzincan,
Erzurum, Agri.
Altri tre passi sopra i 2000m mi accompagneranno alla frontiera di
Dogubayazit dominata dai 5137m del Monte Ararat. Varcata l’Anatolia
entrerò nell’antica Persia verso Maku Tabriz Zanjan Qazvin e infine
Teheran.
Ho l’abitudine di non pianificare troppo i miei viaggi, anzi direi
che parto sempre all’ultimo momento e con inshallah. Per questo
forse l’unica cosa certa è che ho un biglietto aereo di ritorno da
Teheran e una
media giornaliera di poco superiore ai 100km, mentre per i
pernottamenti mi adatterò in alberghetti case private e motel
economici.
Protagonista di questa mia seconda tappa… sempre la mia fedele mtb
allestita come sempre da un equipaggiamento di tre borse posteriori
da cicloturismo e un borsello anteriore.
Forza motrice di ogni esperienza quotidiana e non la vicinanza e la
determinazione del Mauri e degli amici Naturaiders che continuano
sempre ad alimentare questa mia sete di avventura.
Vi ringrazio già e se siete pronti si parte…
Ciao
Sebastiano |
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I REPORTAGE
DEL VIAGGIO IN DIRETTA
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1) AVVENTURA
TURCHIA-IRAN
Primo REPORTAGE 10 Novembre
Primi saluti
SALUTI DI BUON VIAGGIO
Hei Seba ma che improvvisate mi combini?
Vuoi proprio far parte di quella categoria che "se non sono matti non
li vogliamo"
Io ti aspettavo perchè mi dovevi venire a trovare, beh aspetterò
un'altro mese, ma intanto in bocca al lupo, vai piano, stai
all'occhio.
Io e la Eamnuela ti penseremo e terremo sotto controllo tue
comunicazioni in internet.
Tanti saluti, buon viaggio e buona pedalata.
Ciao Gianni
8 Novembre 2008
''OGNI VIAGGIO HA DENTRO UN'ALTRO VIAGGIO''
..e cosi rubando lo slogan di una compagnia aerea italiana a cui
auguro mille viaggi e mille miglia che ha inizio il mio viaggio. İl
concetto mi aiuta a stemperare la mente dai pensieri e preoccupazioni
della partenza.
Marco Polo Airport. Ricaduta..fa spavento soltanto nominarlo e sapere
di essere rivolto verso lo stesso punto cardinale ma ho la testa dura
e ci ripenso mi passa e mi sento fortunato ad essere cosi curioso e di
avere in comune oltre alla cıtta' di partenza (lui venezıano doc
mentre io di terra) anche quell'istinto che ci spinge sempre oltre..
E' sabato e l'aerostazıone e' affollata. Gente comune molti turisti e
un uomo con lo scatolone..Gli sguardi che attiro li noto tutti ed e'
per questo che le prossime volte credo che utilizzero' le pareti dello
scatolone per scriverci qualche slogan gigante.
Il motto del Maurizio oramai divenuto anche motto dei Naturaiders
penso possa andare bene ''La vıta e' un
avventura'' forse potrebbe servire a molti come spunto di riflessione
o regalare semplicemente un sorriso.
Check-in fatto imbarco ok il pulmino attraversa la pista. Il
Bombardıer Q300 da 50 postı a doppia elica e' li
che ci aspetta. E' la prima volta che volo con aerei di questo tipo e
devo ammettere che fa tanto Naturaıders. İl rumore le vibrazioni e la
forza esplosiva in fase di decollo mi divertono. Spicco il volo..
E' molto vicina Vienna dopo lo scalo l'imbarco per Istanbul e l'arrivo
all'Ataturk Airport.
La giornata e' coperta non fa freddo ma il vento che aveva dısturbato
la fase di atterraggio ora si fa sentire anche sulla mia testa. Cambio
alla svelta dei soldi e mi reco subito impaziente dalla ''mia bella''.
Di solito cerco sempre di non dipendere dalle cose ma la magia del
viaggio e del mistero che ha saputo regalarmi ha creato un bel nodo e
mi dispiacerebbe proprio perderla. Lei c'e'...e dopo non poche
difficolta' per caricarla nella berlina taxi al profumo di melone
ripercorro l'infernale strada verso Istanbul calcata
l'anno passato con una bella dose di incoscienza. Se un giorno
deciderete di approdare a Istanbul con la bici valutate per gli ultimi
20km l'opzione vıa mare..
Trovo sistemazione in un alberghetto a un paio di km da Santa Sofia e
dopo aver ferrato il ''cavallo'' mi concedo due passi tra la moschea
blu e Santa Sofia dove i ricordi riaffiorano e diventano sempre piu'
preziosi. İl vento questa notte mi fara' dormire non prima pero' di
aver risposto a tutti i messaggi degli amici che con l'incoraggiante
presenza pedaleranno con me..
Grazie veramente a tutti Sebastiano
9
Novembre 2008
''ASIA''
144 km
Lascio l'hotel alle 9 senza essere riuscito a contattare il granoturco
di adil che avrebbe dovuto occuparsi della spedizione dello scatolone
vuoto a Teheran ma non importa lo sentiro' via mail, la giornata si
sta mettendo troppo bene ed io ho una voglia di pedalare che non
immaginate. Cinque km che e mi si staglia davanti il molo al di Srkeci
con le acque blu del Bosforo e gabbiani che danzano sinuosi seguendo
le correnti d'aria. Sullo sfondo la parte nord del Corno d'oro con la
torre di Galata che cerca di emergere tra i palazzi del quartiere di
Beyoglü. Attendo il battello che mi portera' nella sponda di Harem in
Asia e scatto alcune foto che non potranno mai saper di salsedine come
lo sono l'acqua e l'aria che ho davanti.
Oggi la strada si presenta bene caotica polverosa e in salita. Ma me
lo aspettavo poiche' Istanbul l'antica Costantinopoli e' il maggıor
centro urbano della Turchia. Ed e' gıusto che tuttı cerchino di
arrivarci..
Attraverso Gebze Korfez Derince dove salutero' il Mar di Marmara che
cerca di contrastare la periferia fatta di palazzoni e aree
industriali deprimenti.
Attraversando İzmit i miei pensieri vengono subito tacciati. İncontro
a lato strada uno dopo l'altro un'interminabile schiera di banchetti
colorati con frutta di stagione molto diversa dai nostri portafrutta..
Mele cotogne, zucche, cachi e nespole con le loro tonalita' intense e
autunnali mi rasserenano.
Do le spalle alle ultime luci del tramonto prima di arrıvare ad
Adapazari. La luna e' gia' alta sopra l'insega del distributore Total
dove e' possişbile dormire nell'attiguo Otel per la modica cifra di 10
lire turche. İ km quest'oggi per cominciare sono 144 e la fame e'
adeguatamente rapportata.
Sebastiano |
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2) AVVENTURA
TURCHIA-IRAN
Secondo REPORTAGE 11 Novembre
Altri Saluti
Ciao Seba, è molto piacevole
leggere questi tuoi scorci profondi. La curiosità, genuinità e
sensibilità del bambino contraddistingue gli incontri e il proseguo
del tuo cammino.
La tua serenità ci coinvolge, Mauri
Ciao super kuggggino,
niente sms, mi sembra quasi di dissacrare il tuo peregrinare mio caro
cavaliere...
Ti seguo e aggiorno chi prima di dormire pensa a chissà dove stai
dormendo tu ed è un po' lì con te in questa nuova avventura.
Domani è San Martino, comprerò un dolce cavallino anche per Tommaso,
così ogni volta rivivo il mio stupore davanti al dono che ricevetti
proprio da voi tanti anni fa.
Ti abbraccio, lacio drom :o) Valentina
10 Novembre 2008
Adapazari-Yenicaga km 152
'' CON IL SUDORE DEL TUO VOLTO MANGERAI IL PANE (Bibbia, Genesi)''
...dato che l'avvetura non si cerca soltanto con la
bici termino brevemente di raccontarvi la mia domenica sera. Per
fare questo devo introdurre il turco come un popolo in continuo
movimento. Questo lo si nota dalla quantita' di mezzi, non ho ben
capito se pubblici o privati, che veicolano persone a destra e a
manca.. Qui fuori dai grossi centri urbani come Istanbul il
piccolo pulmino bianco da 15 posti batte di gran lunga il giallo
taxi. Attirano sempre l'attenzione con il doppio colpo di clacson
e quando si fermano nel ciglio della strada hanno già la porta
aperta.. E allora perche' non prenderne uno per cercare un
internet caffe'?
Per la modestissima cifra di una lira turca viaggio per una decina
di km fino al centro di Carsi Merkez in compagnia di donne con il
velo e operai stanchi.
Uscito intossicato dal fumo respirato nell'internet point fermo
subito un taxi per il rientro. Gli do il rıferimento dell'Hotel o
meglio del distributore che gli sta davanti e lui dopo un cenno
con la testa ingrana la marcia.
Ma quando avremmo dovuto prendere uno svincolo per cambiare
direttrice attacca le quattro frecce ed accosta. La tratta di sua
competenza e' terminata e non puo' pena una salatissima multa,
proseguire. Cerco di convincerlo con un pagamento extra ma non
riesco a persuaderlo.. Scendo cosi a piedi lo svincolo (tipo
uscita tangenziale di mestre, fortunatamente con poco traffico) e
aspetto il prossimo pulmino. Sono le 21.30 di pulmini dopo un
quarto d'ora nemmeno l'ombra.. mi vien da ridere.. per mia fortuna
almeno la luna dall'alto mi tiene d'occhio... e mi suggerisce di
sollevare il pollice destro... giuro!! Ora si che mi sento sulla
strada come J.London.. che storia.. Bastano 5 minuti e un tifoso
del galatasaray mi regala un passaggio verso l'hotel.
Bella gente, generosa ed ospitale. Grazie
Veniamo ora alla seconda tappa lungo
una strada che continua a percorrere le mille gobbe
del cammello nascosto di sotto ma con due varianti. Due Geçıdı o
passi di mille metri.
La giornata e' buona e lungo la strada che si avvicina alla zona
collinare coltivazioni di cavoli e zucche. L'incontro di oggi che
dedico all'amico Naturaider "Tirannomauro" si svolge in un
panificio.
Entrato per prendere del paaaaaaaaneeeeee noto dietro al bancone
il tipo che lo inforna alto pressapoco un metro.. rimango un po'
stupıto perche' mi sembra veramente sproporzionato rispetto alla
testa e alle braccia. Esco e mentre consumo le fragranti sfoglie
di pane appoggio quasi il naso sulla vetrata per curiosare
ancora... Dopo poco vengo invitato dentro per un çay.. e mi
accorgo che lo strano tipo e' alto come me e si trova soltanto
dentro ad una fossa che lo agevola nell'inserire le tavole con il
cıbo piu' antico e prezioso del mondo. Altro gesto di ospitalita'
tolleranza e amicizia che portero' sulla mia bici.
Proseguendo, la strada prima di salire, mi regala ancora esempi di
vita contadina semplice e povera. Mucche al pascolo, trattori e
profumo di terra attirano la mia attenzione. Questo allontana da
me qualsiasi sensazione di smarrimento.
Arrivo a Yenicaga non prima di essermi voltato un paio di volte
per ammirare gli ultimi bagliori del tramonto che riassumono
perfettamente la mia giornata colori autunnali e foglie che si
abbandonano con me alla notte che viene.
Sebastiano
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3) AVVENTURA
TURCHIA-IRAN
Terzo REPORTAGE 13 Novembre
Saluti
Complimenti
a Sebastiano. Seguo da anni Maurizio, ed è incredibile vedere
come questi veri viaggiatori crescano velocemente. Invidio il vostro
coraggio. Silvano (to)
Accipicchia, che fegato e che
gamba. Bravo, Mario
Mi chiamo Antonella e voglio
fare i miei auguri a questo intrepido ciclista E' una bella emozione
leggere i suoi racconti sembra in un'altra epoca, fatta di
autentiche emozioni e non di risultati. Continua a farci sognare.
Anto (FI)
12
Novembre 2008
Yenıcaga- Kursunlu km 110
''IL FREDDO
BRUCIA I GRASSI E FA DIVENTARE BELLI...''
notte fredda all'hotel Oshim posto come un
bastione all'ingresso del paese di Yenicaga.
Cerco di riscaldarmi una volta sveglio con la colazione in camera..
fai da te pero' non fatevi strani pensieri. Al termine del giorno di
solito prima di cenare cerco sempre un market dove acquistare frutta
biscotti succo di frutta e nocciole per la colazione del giorno
dopo. Rimpinguata la mia fame opto per rimanere con il pantalone
corto tanto cio' che importa la testa e il busto sono ben coperti.
Alle 8 mentre il paese e' gia' cosparso di
camini accesi che fa tanto castagne e novello ed un sole gelido e
una luce forte mi attira a se, esco carico ma ancora intorpidito.
Oggi dopo la salita verso l'abitato di Gerede posto a 1450m avrei
dovuto svoltare a destra verso Ankara ma l'est e la cornice del
paesaggio fertile e immenso mi fa tirare dritto.
Il non avere niente di garantito e di certo mi regala piu'
sensazioni e gusto. Rimango cosi a pedalare lungo un altipiano
sempre sopra i 1200m con un bel sole ma che mi pizzica il viso e
alimenta i sorrisi del mio corpo.
E' solo un bel modo per chiamare le rughe... Avevate capito no?
Fine tappa a Kursunlu all'hotel Thermas dove in un ambiente che
ricorda molto la colonia ma con qualche stella in piu' vengo accolto
da un portiere georgiano un cameriere russo e un direttore d'albergo
turco. Che mescolanza!
12
Novembre 2008
Kursunlu-Kalecik Km 171
''CONOSCERE GENTE''
tante facce tante voci e teste pensanti lungo
la strada.
Bukowski diceva che la gente e' il pıu' bello spettacolo del mondo
senza bisogno nemmeno di pagare il biglietto e credo che avesse
proprio ragione.
Pastori erranti dell'Asia non infelici in un paesaggio desolato come
scriveva Leopardi ma desiderosi di parlare e ascoltare. Purtroppo
pero' la lingua si alza come una barriera sulle nostre parole.
İmmagino cosi mentre mi mostra con un gesto del braccio le sue
vacche e con l'altro il voler tenere stretto un libro che tiene
nella tasta destra che perseverare e proseguire per entrambi, sia la
cosa che conta di piu'.
E' la volta poi dopo il passo Indagi posto a 1450m sulla strada
verso il centro dell'Asia minore di venditori di cavoli giganti e
meloni. Se con il primo posso solamente scherzare facendomi scattare
una foto mentre simulo un vorace morso con il secondo che mi mostra
una succosa fetta gia' tagliata non posso non approfittare. Ne
mangio soltanto una fetta oggi il tempo si assottiglia. Alle cinque
del pomeriggio e' gia' notte fonda e la temperatura non supera i 6
gradi prevedo per raggiungere Kalecik a 770m poco meno di un ora
sotto la luna.
Oggi ho pedalato bene in condizioni e tenuta invernale. Domani
scendero' ancora verso sud verso Kirikkale e Kirsehir. Chissa che
altri strani personaggi incontrero'?
Grazie a tutti per la vostra presenza domani devo ripartire
Sebastiano
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4) AVVENTURA
TURCHIA-IRAN
Quarto REPORTAGE 15 Novembre
13
Novembre 2008
Kalecik-Kirsehir km 148
''
ROMPERE IL FIATO ''
Come
ogni mattina riattivo lentamente ogni parte del corpo. Alle 8 il centro
dı Kalecik e' ancora addormentato. La via principale si riempie
lentamente di adolescenti coscienti che a piedi raggiungono l'istituto
scolastico posto in periferia. İ ragazzi indossano la tradizionale
giacca e pantalone blu con nodo della cravatta rıgorosamente allentato..
mentre due ragazze vestono con piglio piu' informale cardigan grigio
calze bianche e converse viola.
Le supero salutandole credendo viste le scarpe alquanto 'rivoluzionarie'
in un loro sorriso.
E ınvece buca...non vengo nemmeno ricambiato del saluto.
Immagino perche' forse le attendeva un compito in classe e magari le ho
anche disturbate...
Ok giro l'angolo e... salita. Oggi il percorso sempre su asfalto come
credo tutto l'esodo fino a Teheran mi riservera' salite spacca gambe per
144km.
Mai pıu' di due km di falsopiano, e i 15 kg circa del mio muletto
cominciano a farsi sentire, aumentando in me la gia' vorace fame.
Abituato fino ad ora ad avere lungo la congestionata statale E80
numerose possibilita' di sosta nelle aree di servizio dopo Kirikalle
diminuisce il traffico e i relativi punti di appoggio. Oggi non
incontrero' venditori di melone e rimarro' piacevolmente in compagnia di
trattori campi dalle tonalita' marroni ocra e le chiome degli amici
pioppi che ondeggiano bisbigliando tra di loro.
İl
mio stomaco intanto rompe l'idillio e in una lokanta (rıstorante) a
bordo strada si sazia con una Lahmacun ovvero una piccola pizza a base
dı carne.
Visto l'andazzo della strada sempre su e giù la divoro al volo e mi
butto verso gli ultimi 50km. E' curioso come la diminuzione del traffico
riesca ad avvertirlo sentendo la mancanza del clacson dei camion che
prima di sorpassarmi mi salutavano con un doppio colpetto.
Fa lo stesso, pensando alle cose piu' strane arrivo a destinazione A
Kirsehir c'e' un bel movimento. Nella via principale e' concentrata
tutta la vita nevralgica del paese. İnsegne luminose macchine in doppia
fila anziani che chiacchierano seduti nelle panchine e poliziotti che
dai marciapiedi cercano di far rispettare il traffico. Fischi sprecati.
Hotel del giorno ata.... qualcosa. Son bastate due ore e l'ho gia'
dimenticato per la modica cifra di 15 lire turche che equivalgono a
circa sette euro. Squallido squatter ma bello
Sebastiano
14 Novembre
2008
Kirsehir-Goreme Km 115
''..STRADA BİANCA''
...hotel
Anadulu. Ore 8.
La faccia di Mustafa Kemal Ataturk posta nella sala di ingresso mi pare un
po' risentita.
Mentre carico il mio bagaglio l'addetto alla reception e il portiere
dell'albergo vigilano dormendo rannicchiati sulle poltrone. La tv e'
accesa e il caldo secco della stanza deve averli accompagnati in un mondo
fantastico.
Una volta pronto lascio la chiave sopra il bancone e me ne vado dopo
averli immortalati con uno scatto. Beato e forse meritato riposo il loro.
İl
cielo e' terso e il sole mi da una buona notizia anche oggi. Chiedo
conferma ad un poliziotto posto ad un incrocio se vado bene per Kaysery.
Oggi non la raggiungero'. Ho in programma una deviazione per Goreme cuore
della Cappadocia e della Turchia. Ho sempre sentito parlare e visto nelle
cartoline le famose citta' sotterranee le chiese rupestri con i pinnacoli
a forma di comignolo. I camini delle fate mi aspettano. Nei pressi di
Mucur lascio la strada principale e svolto per Güisehir e Avanos. Credo di
sapere come sia la srada. Tuttaltro che piatta ma oramai ho preso il ritmo
giusto e pedalata dopo pedalata arrivo tra campi di barbabietole e
trattori in fermento al bivio per Goreme. Oramai mancano 10 km e ho ancora
due ore di luce.
Visito per prima la zona di Zelve un labirinto di pinnacoli e canyon quasi
fiabesco e riesco a farne un giro lungo il sentiero che la attraversa
proprio prima dell'arrivo di tre pulman di turisti cinesi. E qui che
l'occhio ficcanaso del Naturaider con tanto ancora da imparare scorge
grazie agli insegnamenti del Maurizio Doro una strada bianca. Scopro cosi
che la valle e' collegata con gli altri siti di Cavusin e Goreme.
Mai scoperta fu' cosi piacevole dopo tanto asfalto.
Visito una chiesa notando pero' che l'erosione causa danni continui e
visibili all'inestimabile tesoro. Seguo poi un indicazione per la Rose
Valley addentrandomi per diversi km.
E'
come un'attrazione o un desiderio
legato alla bellezza della valle. Lascio la bici dove la pista si fa
sentiero e raggiungo la base di un camino da cui lo sguardo si perde.
Qui conosco Ahmet custode della vicina Ayvalı church e scopriro' dopo
furbo bevitore di birra.
Per attendere che il sole si corichi da qui
bisogna essere o in 'dolce compagnia' o con una birra in mano per brindare
a chi e' lontano... Scelgo per questa volta la seconda e tra birra e
tabacco lascio i miei pensieri allontanarsi all'orizzonte. Cio'
che il sole ci porta ogni mattina e ogni sera da' un brivido malinconico
ma anche una speranza di poterne gioire anche il giorno
dopo. Scendo dalla vallata quando ormai e' buio. Ahmet ha lo scooter e
dopo aver chiuso il chiosco di birre che rende piu' che degli ingressi
alla chiesa accende i fari e mi mostra la via per Goreme che mi si mostra
tutta luccicante. Buona notte Naturaider Sebastiano |
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5) AVVENTURA
TURCHIA-IRAN
Quinto REPORTAGE 17 Novembre
Altri Saluti
Maerne, 15 novembre 2008 Sebastiano auguri
La vacanza
sportiva che hai intrapreso è
diventata subito avventura ed io sto seguendo con molto interesse la sfida
che fai con te stesso, superando forse anche eventi imprevedibili;
l'augurio mio è che tu possa presto arrivare alla meta prefissata (ancora
molto lontana!!!) con le migliori sensazioni possibili.
Ciao, tuo papà Sandro......
15 Novembre
2008
Goreme-Kayseri Km 79
''UN
VOLO NEL CİELO''
Ieri non ve
l'ho raccontata tutta... Dopo aver contrattato con Ahmet il rifugio per
la notte dal suo special friend Apo(www.bedrockcavehotel.com)
alla seconda birra gli chiedo se vale la pena vedere dall'alto la
Cappadocia con la mongolfiera. Gli si illuminano gli occhi, forse per
l'affare che sta per fare, prende il telefonino e in un attimo contatta
Chef (capo in turco) Apo il quale ha un fratello che pilota le Balloons....
Stretta di mano e alle 6 di domani decolliamo. İl sole sta gia nascendo
e le pareti di tufo iniziano a diventare rosa. L'aria e' fresca e
l'attesa di volare con un mezzo tanto vicino alla bicicletta come la
mongolfiera mi carica di gioia.....e di riflesso ne ho molta anche per
voi. Mi aggrego ad una comitiva di italiani e raggiungiamo in pulmino il
punto di partenza. Le guide ci fanno trovare anche la colazione ma tutte
le nostre attenzioni e delle nostre camere sono rivolte alla tela che
viene dispiegata. Vicino al nostro Balloons altri 3 velivoli si stanno
preparando e nelle zone attigue altre in contemporanea spiccheranno il
volo. Ne voleranno nell'area incantata un massimo di venticinque. Non
sto piu' nella pelle.. saliamo nell'enorme cestone di vimini. Siamo una
ventina piu' il pilota e quattro bomboloni con quattro gigantesche
fiamme pilota molto simile ad un lanciafiamme per dare la spinta verso
l'alto quando necessaria... Nessuno strumento direzionale nessun gps
regolera' il nostro movimento. La mongolfiera viene trasportata dal
vento e si alza dalla differenza tra aria calda presente dentro il
pallone e l'aria fredda dell'esterno. Questo genera una spinta
ascensionale notevole!!.
Tocchiamo al massimo i 400m dal suolo e la vista si perde sopra i camini
delle fate mentre in lontananza altre mongolfiere si fanno vedere con i
loro colori. Una moltitudine di biglie sparse per il cielo. centonovanta
minuti e non sentirli non accorgersi del tempo che passa e che le
Balloons piu' grande chiamato mondo che ci ospita continua a ruotare.
Teniamolo stretto ed in salute...
L'operazione di atterraggio non e' semplice.
Uno dello staff da terra lancia in aria una manciata di terra per capire
dove tira il vento e lo comunica via radio al nostro pilota fino a
quando lanciate le cime sei persone prima saltano per prenderle e poi
tirano tirano e tirano a terra il cesto delle meraviglie.
Una volta scrissi a Maurizio Doro che ''İl volo e' possibile solo se
incontreremo una corrente d'aria naturale''. Oggi mi e' tornato tra
la mente e ne sono ancora piu' convinto.
GRAZİE MAURİ.
Ancorati saldamente i piedi a terra ritorno dalla
mia bici e riparto alla volta di Avanos e Kaisery.
Quando parto non so ancora dove trovero' rifugio per la notte ma strada
facendo chiedendo a poliziotti e camionisti concludo che convenga fare
tappa nella città ai piedi dei 3916m del monte Erciyes che mi si mostra
gia' quando mancano 30 km ricoperto di neve e con una fitta nebbia che
ne nasconde la base.
Non e' semplice comunicare. İl mio inglese e' bucatissimo come per
fortuna anche quello dei turchi e di turco mi escono si e no due
parole.. Ma come diceva un amico bulgaro incontrato sempre sulla strada
qualche anno fa' e che faccio mio sempre:'' nun c'e' problema amigo, nun
c'e' problema amigo...''. Sorrido.
C'e'
spazio per un ultimo incontro prima di parcheggiare la bicicletta. E
questa volta scendo in un campo.. di barbabietole raccolte ancora a mano
da manovali. Dopo averli notati da lontano alzando un braccio li sento
rispondere al mio saluto tutti assieme.. Volto la bici la parcheggio nel
fosso e li raggiungo zigzagando tra montagnole di tuberi pieni di
zucchero. Che persone speciali tutte sorridono quando mi vedono li in
mezzo tanto diverso da loro. Dopo aver salutato porgendo la mano e
avvicinato la testa a quella del contadino come si usa tra i turchi gli
dico di essere italiano e per stare al gioco rubo una specie di tridente
e mi metto alla prova rubando loro il lavoro...
Le risate che ho prodotto cercando di estrarre la simpatica barbabietola
smuovendo la
terra rimarranno nel ricordo di quelle persone... Appreso il trucco e
uncinando direttamente il tubero lo estraggo in un battibaleno... Mi si
deve avvicinare uno degli anziani per fermarmi. Vorrebbe dirmi
qualcosa... Capisce che non intendo allora mi indica l'anulare sinistro
e subito dopo mi indica la terra.. Forse mi chiede se son li per cercare
moglıe? Che risate gente!!
Kayserı ore 14.30 caotica città da un milione di abitanti + 1
Sebastiano

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6) AVVENTURA
TURCHIA-IRAN
Sesto REPORTAGE 19 Novembre
16
Novembre 2008
Kayseri-Sarkisla km 118
'' STAİ LONTANO DAGLİ SPİFFERİ ''
A
Kayseri l'Otel Yat si trova sopra un incrocio di 6 strade e di
fronte alle mura della cittadella fortificata. E nonostante
questo alle 5.20 vengo puntualmente risvegliato dal richiamo del
muezzin che chiama a raccolta i giovani musulmani salmodiando le
preghiere di devozione.
L'ambiente e' stra kıtch o trash e mentre scendo dal piano non
posso non specchiarmi. Ogni parete ne e' ricoperta e gli oggetti
nelle mensole sembrano esposti per stupire...
Nel mio pedalare so che c'e' chi mi segue su google earth o chi
mi augura di arrivare in Cina. Grazie a tutti la vostra
vicinanza mi regala una tranquillita' quasi inquietante...
A fare da cornice anche oggi alla vostra presenza cari amici gli
spazi infiniti.
La sensazione e' la stessa di quando misi piede per la prima
volta in una moschea, un edificio semplice, privo di oggetti di
culto ma dalla grandezza disarmante.
Ecco le vallate di oggi hanno riempito di felicita' l'immensita'
del mio tempo. Ciliegina sulla torta dopo l'ennesimo sorpasso,
pero' questa volta da parte di un camper con targa francese, di
una splendida famiglia francese. 32 anni luı 30 lei e 3 il
piccolo Remi.
Si
fermano e ci scambiamo una stretta di mano e un sorriso. İl loro
progetto e' di viaggiare verso est un po' piu' di me, per circa
9 mesi, ma il loro problema sono i visti per l'Iran e il
Pakistan. İl primo contano di ritirarlo assieme al passaporto a
Erzurum mentre il secondo gli e' stato rifiutato gia' due volte.
Gli auguro tutta la fortuna del mondo forse ci incontreremo
ancora prima della frontiera o a Teheran ma la cosa certa e' che
li seguiro' nel loro blog http://unpetittourenfamille.free.fr
Trovato rifugio nel motel attiguo al distributore ceno alla
vicina Lokanta. Mi siedo vicino alla porta che si apre di
continuo. Dopo di me entra un uomo. Sembra la fotocopia un po
invecchiata del S.Connery. Porta una coppola beige pantaloni di
velluto grosso e una giacca chiara. Deve essere stanco ubriaco
no. Si avvicina ad un tavolo vicino al mio. Tasta subito il
radiatore. Si siede e riscaldandosi trascorre una buona mezz'ora
sorseggiando the' nero e guardando l'immancabile programma
televisivo. Nella sala alte persone chiacchierano. Soltanto io e
lui rimaniamo in silenzio. E' cosi immaginando i pensieri delle
loro menti porto al cuore i miei.
17 Novembre 2008
Sarkisla-Zara Km 156
'' All'imbrunire...''
Tappa in compagnia anche oggi
dell'alta pressione. Sereno e freddo il cielo.
Continui sali e scendi seguendo piu' volte la linea ferroviaria
o i pali di legno della linea telefonica. A parte il poco
traffico incontrato gli unici amici incontrati nel primo
pomeriggio ma mai immortalati con il mio obiettivo perche'
furbi.....i rapaci. Non so bene se fossero poiane o piccoli
falchi ma so per certo che la loro abilita' nel volo e' stata
grande. Mi fermavo e rimanevano fermi.
Riuscivo ad estrarre la macchina fotografica e ancora non si
muovevano.
Appena premevo per accenderla spiccavano il volo alla ricerca
della cima di un altro pioppo o di una preda...Uff.
Vabbe' forse ci sono delle immagini che non si possono rubare...
Sebastiano
18
Novembre 2008
Zara-Erzincan Km 184
''DUE MONDI''
Oggi
ho anticipato la messa in moto delle mie pedalate.
Ho deciso di partire alle 7 visti i due passi da 2190m che avrei
dovuto affrontare. Ma non
e' bastato. Forse se partivo alle 5 riuscivo ad arrivare con le
ultime luci del giorno. Ma dato che con i se e con i ma non si
va da nessuna parte quando alle 16.30 ho valicato l'ultimo passo
Sakaltutan posto sulla E80 a 40 km da Erzincan il mio unico
pensiero correva alla gara Naturaid Marocco (www.naturaid.com) e
tra poco vi spiegherò perche'...
Non essendoci villaggi o punti di appoggio dal passo alla meta
giornaliera non ho esitato ad indossare pila frontale e bande
rifrangenti prima del tuffo nel buio. Inoltre avevo bande
rifrangenti poste sulle borse e nel telaio della bici che mi
rendevano piu' simile ad una lucciola che ad un ciclista.
La strada sempre a due corsie per senso di marcia aveva la
corsia d'emergenza che mi teneva al riparo dai camion e dalle
auto. E per ultimo l'attenzione alle buche e ai sassi mi faceva
scendere lentamente e con prudenza.
La compagnia del vento poi oggi ha reso meno monotona la mia
giornata. L'unico compagno scomodo, il freddo. L'aver poi
sottovalutato l'altimetria ha reso la tappa un vero flash-back
delle condizioni dure vissute nelle tre edizioni da me disputate
della gara estrema Naturaid Marocco.
Devo ancora capire perche' quando le situazioni si complicano il
mio atteggiamento viene influenzato positivamente. Per certo so
che superarle mi aiuta a riversare nel quotidiano questa forza.
Salendo in uno scenario vellutato ho incontrato due meccanici
che a mani nude sistemavano il motore di un camion in panne,
uomini che camminavano lungo la strada in attesa di un passaggio
e gente comune che si confrontava con i bisogni di ogni
giorno.
Ecco queste
forse sono grandi persone...
Un mondo veloce e un altro più lento vivono lo stesso
tempo respirano lo stesso vento
un uomo veloce e un altro più lento vivono lo stesso
tempo respirano lo stesso vento
TARM
Ciao Mauri
e grazie ancora di tutto. Qui tutto procede con determinazione.
Domani molto probabile tappa con la neve ınshalla...
Un caro saluto a te e alla tua famıglia
Seba
19 Novembre 2008
Erzincan-Tercan Km 102
''HEY BABY?''
La
doppia cena di ieri sera ci stava tutta.
Partito anche stamane con San pedivella che mi apre uno spıraglio
quando la strada e' ben bagnata mi accorgo subıto delle montagne
che ho attorno.
Cıme ınnevate che spuntano tra la foschia mi ricordano dove sono.
L'hotel Berlin scelto perche' aveva un'isegna lumınosa rosso fuoco
verticale non era male. La stanza per non tradire il colore
dell'insegna aveva non meno di 27 gradi... come per'altro tutti
gli hotel turchi in questo periodo.
Dormiro' per forza con la porta finestra socchiusa.
Rıtorniamo sulla strada lasciando il fondo scivoloso per un vento
forza mille in direzione ovviamente contrario al ciclista. E'
pero' normale dato che la strada si stringe diventa tortuosa
incuneandosi in una gola dove il paesaggio dalle tonalita' ferrose
mi ricorda tanto zone di miniera
İl mio tesoro lo scopro ogni giorno ed e' cosi che raggiunto
Tercan posto in una piana a 1465m e diverra' il mio
caravanserraglio per la notte. Ha gia iniziato a piovigginare da
un po' e la sucessiva citta' a circa 40 km con un cielo nero e in
continuo movimento non mi attira. İl saluto che piu' di tutti oggi
mi piace ricordare e' stato quello di un adolescente bambina dalla
finestra credo di un aula di scuola.
Hey baby??? Dalla voce potevo forse essere suo padre ma l'altezza
della sua voce mi aiuta a non dimenticare mai l'importanza del
saluto non e' cosa da poco...
Sebastiano
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7) AVVENTURA
TURCHIA-IRAN
Settimo REPORTAGE 20 Novembre
20
Novembre 2008
Terçan-Erzurum Km 96
''Biancaneve dove sei...?''
Come wıth
me...
Oggi parto presto il sonno questa notte e' stato leggero e credo
che il motivo vada ricercato nel piatto di fegato al sugo, senza
cipolla, divorato ieri sera. Da notare che la cucina turca e' un
piacevole mix di alimenti. Piatti equilibrati con riso carne di
montone agnello pollo e verdure. Speziati q.b. E con la fame che
mi ritrovo ogni volta vado a nozze...
Alle 7 sono già per strada e gli unici come me a riscaldarsi
muovendosi sono gli operai che sistemano e asfaltano la strada
statale E80 che sale subito lenta lenta ma sale.
Ancora spazi vasti attorno ai 2000m e pochi villaggi.
Sicuramente ho visto piu' mucche e pecore che persone..
İeri se ricordate avevo come l'impressione di entrare in una
gola che lasciava presagire la presenza di miniere e cercatori
di tesori.. Ebbene certi pensieri come i sogni si possono
materializzare e realizzare se fortemente ricercati.
Ho
l'abitudine data la mia lentezza di tenere spesso la testa da
una parte o dall'altra. Mai diritta sulla strada, alla ricerca
continua di qualcosa o qualcuno. Noto cosi ad un centinaio di
metri dalla statale uno strano pertugio. Mhm? Cosa potra' mai
essere. E mentre saluto il
gruppo di operai che si trovano nelle adiacenze del buco
puntellato ho la risposta. E' una miniera...
Scendo tra il fango e la ghiaia e vengo accolto come sempre da
sorrisi e saluti. Le maestranze stanno sistemando un vecchio
motore di un trattore montato su di una struttura metallica da
usare credo come generatore. Nella zona oltre che al ricovero
attrezzi, travi di legno per puntellare le gallerie, martelli
pneumatici, caschi, mazzette e tanto sudore. Mi invitano per un
te' ma prima devono sistemare il motore e la pompa. Capisco che
la miniera e' di carbone perche' mi viene indicata la vicina
fiamma che alimenta la teiera. Cerco di aiutarli (sono in 6...)
unendomi alla spinta di un mezzo che si incaglia facilmente nel
fango umido ma il capo mi fa cenno di allontanarmi mi indica una
seggiola vicina alla latta dove bolle l'acqua. Ma non mi va
proprio di starmene seduto, e allora rımango in piedi e
osservo.. E' lui che da le indicazioni a tutti. La sua stazza e'
superiore porta giacca e pantaloni di un tessuto grossolano come
quello dei pastrani e le sue mani credo riescano a cambiare la
gomma di un camion con facilita' da quanto sono grosse e
indurite dal gelo. İl fango complica le cose ma alla fine,
riescono una volta sistemato, a montare la 'marmitta' e a
metterlo in moto. Ora i loro volti sono piu' sereni.
Entrati nella baracca ci concediamo il te' nero. Rifiuto piu' di
una volta le sigarette
offertemi.
La mia mi aspetta a Teheran...
Raggiungo nel primo pomeriggio una caotica Erzurum posta a 1950m
di altitudine.
Insegne e luci abbaglianti e marciapiedi affollati stordiscono
dopo una tappa da favola. Tutti sembrano in fermento, i bancomat
hanno la fila, il traffico non rispetta un colorato ciclista e
donne con tuniche che nascondono ogni forma tengono per mano
bambine vestite all'occidentale.
Sono le 14 e ci sono 5 gradi nonostante il movimento decido di
fermarmi.
Sebastiano
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8) AVVENTURA
TURCHIA-IRAN
Ottavo REPORTAGE 22 Novembre
21
Novembre 2008
Erzurum-Horasan Km 92
''İN FUMERİA Sİ BEVE ANCHE İL TE'....''
Lascio
Erzurum di buon ora in assetto da neve. Senza catene ma con
moffole e indumenti piu' pesanti. Ci sono 2 gradi e il Monte
Palandoken di oltre 3000m a sud della citta' e'avvolto nella
nebbia. La strada sale in un altipiano da cui si dovrebbe godere
di uno splendido paesaggio di montagne ma non oggi.
L'unica cosa che noto sono le numerose caserme e recinzioni
militari.
Oggi il cielo rimarra' coperto tranne che negli ultimi 40km e mi
regalera' per poche ore anche fiocchi di neve e pioggia
ghiacciata.
Quando il tempo migliora e l'altitudine ritorna sotto i 2000 m
ecco di nuovo la mia famiglia francese preferita...
Mi offrono un te' nel loro camper tra trenini macchinine e guide
Lonely Planet e brindiamo al loro visto per l'Iran. Mi chiedono
se desidero caricare la bici nel camper e fare un po' di strada
con loro.
Mi sarebbe piaciuto e da dei veri viaggiatori come loro avrei
imparato altre cose nuove ma preferisco il vento in faccia.
Saluto un ultima volta questi portatori di bel tempo e buone
novelle mentre mi sorpassano con il loro camper e termino gli
ultimi km pensando a quante
cose
mi regala la strada... Prima o poi mi mettero' a parlarci...
Raggiungo Horasan. Piccola cittadina cresciuta lungo la via
principale e trovo sistemazione tra la strada e i binari del
treno che attraversano quel poco di citta' lontano dall'asfalto.
L'hotel Akca non e' un hotel. E' un locale dove si beve il cay.
La sala principale e' piena di tavolini con soli uomini che
bevono il te. La visibilita' e scarsa l'aria non circola e il
fumo rende l'atmosfera piu' da antica fumeria.
Attraversata questa originalissima hall il tipo che la gestisce
tifoso di Del Piero mi mostra il bugigattolo da tre metri per
due dove poter riposare. La turca e il lavandino sono in comune
nel piano. Per quattro euro va anche troppo bene...
Dopo cena prima di coricarmi divido un paio di bicchierini di te
con degli affezionati frequentatori. Tipo i nostri vecchietti e
pensionati sempre presenti nelle osterie. Tutti hanno in mano
una corona che sgranano di continuo facendola scorrere tra il
pollice e l'indice probabilmente per pregare. Ma la cosa che mi
fa' più strano e che guardano continuamente i loro telefonini e
mi immagino i loro figli che si saran trovati ad insegnare loro
come si modifica la suoneria..
İl mondo si sta capovolgendo? Mha..
22
Novembre 2008
Horasan-Agri Km 103
''RELAX''
Oggi
il tempo si inverte.
Mi fa partire bene con un sole che stenta ad uscire ma c'e'.
Ancora montagna verso il passo Sacdagi a 2290 m e cima Coppi del
mio tour ma prima le mie ruote risalgono vallate con piccoli
villaggi sferzati dal vento e costruiti su pietre e fango ma
dove trova spazio molto spesso una parabola satellitare. Ancora
pastori e gole che mi portano dopo 35 km al passo. Un unico
posto di blocco con militari armati che controllavano ogni mezzo
non ecologico..
E come cantano i CSİ ''viaggia la polvere, viaggia il vento
viaggia l'acqua sorgente...'' l'acqua arriva. Non e' un problema
per me. Da un anno a questa parte ho preso l'abitudine di
raggiungere il posto di lavoro in bicicletta. E forte di questa
scelta che compio con qualsiasi tempo, non avverto alcun timore
o indisposizione. Basta coprirsi. Ed io ho dei copriguanti una
giacca piu' pantalone in gore-tex e un copricasco che fa tanto
cuffia della doccia della nonna.
Anzi vi diro' di piu'. Dato che mi aumenta l'appetito a me piace
la pioggia.
Arrivo cosi infangato ad Agri dove mai avrei pensato di trovare
il benefico rıtuale dell'hammam.
Questo bagno turco si trova all'interno dell'hotel e facendo
finta di essere un postino romano d'altri tempi in libera
uscita, entro in una grande sala calda ricoperta di marmi grigi.
Qui dopo essermi bagnato con delle ciotole di acqua calda la
pulizia del corpo con un guanto ruvido e il sapone. Una volta
pulito mi distendo sopra una panca di marmo dove pensero' a
quanto fortunato io sia stato oggi a trovare freddo vento e
pioggia...diversamente non sarebbe stata la stessa cosa.
Credetemi.
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9) AVVENTURA
TURCHIA-IRAN
Nono REPORTAGE 24 Novembre
Altri saluti
23-11-2008
Oggi
ti ho pensato molto mentre pedalavo con Matteo con 5° gradi belli
ventilati. Abbiamo fatto una ricognizione fotografica per il
progetto NATURAID TRENTINO del 2010... e a tratti ho pensato
di farti compagnia, ma senza far girare le ruote nel tuo spazio,
senza darti fastidio.
In questi anni hai coltivato, cresciuto e maturato dentro te un
ottimo insegnante del vivere! Con la massima serenità e coscienza
affronti ogni difficoltà, anche gli "stop imposti" (...e non solo
dal Mauri), e appena possibile riparti assistito dalla tua
inossidabile grinta discreta!
Sei l'esempio concreto di una massima di Samuel Johnson che ho
appeso nel mio studio qualche anno fa:
"Non c'è niente di nobile nell'essere superiore a
qualcun'altro. La vera nobiltà consiste nell'essere superiore al
precedente te stesso"
Grazie per quello che metti in ogni momento che vivi a pieno e per
come lo trasmetti, c'e sempre qualcuno che ne ha bisogno!!!
Due abbracci! Tirannomauro
23
Novembre 2008
PERCORSI GİA PİU' Dİ 1800 KM
Agri-Dogubayazit Km 98
''ADORAZIONE...PER İ PASTORI''
İeri
sera uscendo dalla lokanta ad un angolo del marciapiede scorgo
un cappello di lana simile al pakol afghano di un venditore di
caldarroste. E' autunno gia' da due mesi e due giorni ma il modo
di avvertirlo sentendone il profumo mi fa sempre compagnia.
Acquistatene una manciata intuisco voglia sapere da dove vengo.
Saziata la sua curiosita' mi risponde di essere curdo.
Kurdistan..? forse il pıu' grande gruppo etnico senza
stato?Diviso tra Turchia Iran Iraq Siria e Armenia? e con il
divieto nella Turchia moderna, che brama di entrare in Europa,di
non poter usare la propria lingua a causa della loro origine
etnica?
Tutte queste domande purtroppo hanno una risposta positiva. E un
po' di tristezza mista a malinconia tipica a volte dei pomeriggi
autunnali mi riaccompagna a letto.
İl sole a 32 raggi presente nella loro bandiera indica pero'
liberta' e indipendenza e stamattina sono sicuro di portarlo con
me anche se non lo si vede ma la luce cerca lo stesso di
filtrare tra le nuvole nel cielo. Parto come al solito presto
oggi la strada non e' molta ma visto che mi avvicino al confine
dove dovro' portare avanti di due ore e mezza la lancetta
preferisco arrivare con la luce. Totale + 3h e mezzo rispetto
all'İtalia.
La
strada sale attraversando altipiani color sabbia marrone. Pecore
e pastori si concedono come me tali bellezze. Forse meno,
perche' super incazzati i cani che stanchi di tenere a bada
pecore e rincorrere gazze e corvi vedendomi lento lento decidono
di farmi compagnia ringhiando a piu' riprese. I cani di queste
zone abituati a tenere lontani i lupi hanno la stazza del
labrador e l'agilita' del pastore tedesco. Noto pero' che se non
incrocio il loro sguardo a volte riesco a passarla liscia.
Superato l'ultimo passo turco sopra i 2000 m la vallata mi si
apre sul piu' grande monumento naturale della Turchia. İl monte
Ararat simbolo nazionale Armeno che con i suoi 5137m rimane un
mistero data l'incerta presenza dell'Arca di Noe'.
Ne vedo soltanto la base di cui una parte innevata e spero
domani di vederne anche la sommita'. E' gia' da un po' che sono
circondato da bellissime montagne e pecore, e proprio da
quest'ultime che mi ritrovero' senza neanche accorgermene a
mangiare pane e ricotta sorseggiando cay in una piana di una
bellezza disarmante.
Nel mio presepe non mancava mai il pastore viandante. Oggi io
sono il viandante e i tre personaggi con cui divido il pranzo
sono i protagonisti della giornata. Dopo aver risposto al mio
saluto li raggiungo attraversando il gregge di pecore. Capiro'dopo
di non aver subito l'attacco dei cani soltanto perche' fermati
dai pastori. Si trovano su di un piccola altura rocciosa al
riparo dal vento. L'acqua quasi bolle nella nera caffettiera e
la fiamma arde con sterco di pecora essiccato. Condividiamo il
pane e della ricotta salata buonissima prima del
rituale
tè.
Due di loro sono giovani avranno la mia eta' e un gregge a testa
da tenere a bada. İl terzo e' piu anziano mi fa capire dopo
avermelo chiesto di essere sposato e avere 6 figli. C'e' tempo
per qualche sorriso ancora cercando di cavalcare la pecora dando
in cambio la mia bici...Poi mostro loro la cartina il mio
percorso e vengo immortalato dai loro telefonini per una foto
ricordo.
Li lascio con un adorazione immensa.
La loro quotidianita' ai piedi del monte biblico mi meraviglia
perche' semplicemente naturale.
Domani si entra in Persia.......Sebastiano
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10) AVVENTURA
TURCHIA-IRAN
Decimo REPORTAGE 25 Novembre
24
Novembre 2008
Dogubayazit-Maku(Iran) Km 76
"GOODMORNING IRAN"
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Che regalo per un Naturaider...
Alle cinque stamane ero già sveglio. Non erano i primi bagliori
sul cuscino a distrarmi dal mio riposo ma il piacevole pensiero
della tappa di oggi. I km non sono tanti e l'ufficio delle poste
apre alle 8.30. Decido cosi di deviare per Ishak Paşa.
Questo palazzo in stile ottomano del XVII sec. è posto su di un
altura a sei km da Dogubayazit. La stradina sale tutta su pavè
attraversando caserme e campi di addestramento militari. Non ho
mai visto cosi tanti carri armati nemmeno nei film...
Per fortuna che dura poco..fino a che la montagna sacra mi si
mostra con tutta la sua magnificenza. La neve e
i ghiacciai della sommità quasi brillano da quanto l'aria è
fresca e ripulita dal vento mentre affianco il piccolo Ararat
sembra un cono rovesciato con lo zucchero a velo. Trascorro un'
ora circa di fronte al portale con rilievi finemente decorati
del palazzo con la speranza di entrarci. Speranza vana i lavori
di restauro lo terranno chiuso per un bel po.
Scendo allora con un sole che quasi riscalda dal promontorio
dove il palazzo, a quasi 2000 m, domina la città.
Il paese forse merito del sole è in fermento. Uomoni e ragazzi
trainano e vendono da carretti stile dopoguerra coloratissimi
agrumi e pesce fresco. Mi fermo nel "reparto" dolci e dopo aver
imbucato una lettera mi avvio attratto e senza alcuno sforzo
verso il vulcano Ararat che mi accompagnera verso la frontiera
di Gurbulak.
Qui a due kilometri inizia la colonna di tir in attesa dei
controlli. Ne supero un bel pò fin tanto che perdo il conto e
decido di cambiare corsia per incontrare cosi tranquilli e beati
un gruppo di turchi che riempivano l'attesa con il classico cay.
Uno di loro mi dice che il tè proviene dal Kurdistan turco e più
precisamente da Meridan. Ed e il più buono di tutta la
Turchia... A me sembra simile a tutti gli altri. Li ringrazio
davvero tanto e come loro ringrazio tutta la Turchia per la
sincera accoglienza e cordialità.
Primo controllo passporto regolare, il secondo ancor più veloce
mentre in lontananza scorgo l'immagine dell'Ayatolah Khomeini
che mi aspetta.. un ultimo km circa di leggera salita recintato
e deserto non ci sono macchine, i camion seguono un altro
accesso e così che solo con la mia bicicletta arrivo al cancello
alto due metri con l'ultima bandiera turca.
Il
poliziotto dopo avermi timbrato il passaporto mi fa cenno di
andare e aziona il cancello e subito dopo lo richiude. Forse per
un mio ripensamento? Una volta entrato ad un metro di distanza
il cancello iraniano colorato di verde bianco e arancione.
Mi sento in gabbia. Solo dal cielo potrei evadere...
Passano diversi minuti dall'arrivo di un agente della polizia
iraniana già con il sorriso. Vedere un ciclista dietro le sbarre
fa ridere. Ed e per questo che rido anch'io. Gli porgo il
passaporto e dopo altri cinque eterni minuti mi apre il cancello
e mi accompagna sempre con il ghigno sotto i baffi nella zona
transiti.
Timbrato e spiegato il mio itinerario all'ennesimo poliziotto
cambio dei soldi nell'ufficio cambio dopo aver allontanato
numerosi cambiavalute con pacchetti di banconote in mano che mi
chiedevano il cambio al nero.
Una volta ritirati i miei due milioni di rial iraniani
(l'equivalente di 200 dollari), posso respirare aria nuova. La
giornata e tiepida il sole e al mio fianco e molte persone mi
danno il benvenuto.
Stavo dimenticando, chiamatelo caso ma nella zona transiti sono
stato avvicinato e accolto da un rappresentante della
federazione ciclistica iraniana con tanto di maglietta e
tesserino di identificazione in mano che desiderava una foto con
me. O forse con la mia bici...
Ultimi chilometri prima dell'arrivo a Maku incastrata in una
profonda gola che con le sue pareti rocciose affascina non poco
soprattutto quando viene sera e i profili neri si stagliano ben
delineati nella luce che si affievolisce .
Di solito i confini sono visti come muri e attraversarne uno
come quello iraniano sembrerebbe un azzardo. In bici poi...
Ma le persone che ho visto e sentito comunicano altro.
Sebastiano
11) AVVENTURA
TURCHIA-IRAN
Undicesimo REPORTAGE
26 Novembre
Altri Saluti
Ciao Sebastiano,
ho perso il momento della tua partenza anche se segnalatomi da Marco
con la sua consueta puntualità e a conoscenza della bella
festa/ritrovo che ti hanno organizzato qui in riviera prima della
tua partenza; purtroppo non ce l’ho fatta ad essere lì per un
saluto.
Spero stia andando tutto x il meglio e davvero non poca sana invidia
è nata in me nei confronti della tua nuova avventura…….
Un saluto veloce dal nostro bel freddo lagunare e un arrivederci al
tuo rientro per quel caffè che scalderemo ancora una volta prima di
riuscirlo finalmente a bere.
Cordiali pedali, a presto……………Raf.
Ciao vecchio amico,
non ho parole per le meravigliose emozioni che suscitano
in me i tuoi racconti...
Che la tua avventura continui!
Un abbraccio, Davide
Sulle orme di Alex Bellini (il rematore "oceanico")… guarda chi ti
incontro…
Ciao Seba ho chiesto ai miei come stai e… mi hanno lasciato a bocca aperta con una stampa del tuo diario di viaggio. Stamattina ho letto
una parte dei tuoi racconti e…. sappi che ho viaggiato con te e …
tornerò presto a dissetarmi di aggiornamenti. Non ti chiedo come ti
va perché vedo che, a parte la fatica, il viaggio è "na bellezza". A
saperlo ti avrei fatto portare in giro i colori della Citta della
Speranza … visto che in questo momento il mio posto è a casa e
l'impresa più grande non tocca a me (diciamo solo che non potevo..
non che non sono all'altezza).
Devo ammetterlo stai diventando un esperto: sempre in mezzo alla
gente, ogni momento è buono per stare attento a non perdersi nulla
dello spettacolo, Dev'essere bello tirar le somme quando arriva
sera. Inutile dire che ti invidio
Mi sa che se eri a casa non ci saremmo sentiti ma.. quindi … è si è
proprio vero: le lontananze ravvicinano. Come te la cavi con la
lingua e con il cibo turco? Sono piacevoli i tuoi racconti ma….
finiscono subito, quindi scrivi pure …. e metti una cartina nel
sito!!!
Al prossimo aggiornamento le altre domande.
In bocca al lupo e .. a presto. Francesco
Carissimo Seba!
Ti seguo con il pensiero nelle tue pedalate!... Che bella vita
trascorre a
portata di mano! un grosso abbraccio e a presto!
Buona avventura! Giacomo
SEI GRANDE SEBA, ogni giorno seguo quello che scrivi sul sito di
Maurizio ed ogni giorno penso, se una persona cosi determinata
riesca in tutto cio', infatti sei la persona che puo' fare questo.
Con un pizzico di invidia Buona AVVENTURA a presto
DUCHI SILVIO
TOURDEPANCE RIVA DEL GARDA
25
Novembre 2008
Maku-Marand Km 191
"CHI VESPA MANGIA LE MELE"
La mia vespa è rossa.
Ha due cofani laterali come le borse della mia bicicletta e ora se
ne sta buona e forse un pò indispettita nel garage sotto un lenzuolo
bianco.
La strada oggi dall'hotel Maku turist Hinn e in leggera discesa e
velocemente fuoriesco dal canyon che cela il piccolo paese.
Il territorio in gran parte montuoso lascia spazio anche a piane
coltivate al belare delle pecore e ai pastori che cercano di
fermarmi. Mi verrebbe di raccontare loro una barzelletta ma chissà
se riuscirebbero a capire?
...sapete cosa fanno le pecore di Murano? La lana di vetro....
Lasciamo stare e proseguiamo lungo una lingua di buon asfalto ma con
poche aree di servizio. Ma nun ce problema amigo... ecco che ti trovo
un pullman scassatissimo di musulmani del dajestan di ritorno dalla
medina intenti nel loro pic-nic.
Mi sazio cosi di dolci, cetrioli in salamoia tè, pane e formaggio
prima di sorridere per le
classiche foto di rito con la mia macchina ma anche con i loro
telefonini. Nella loro regione non ci sono molte bici. Uno di loro
indicandomi i possenti bicipiti mi fa capire che la lotta e la boxe
sono lo sport nazionale. Li lascio con il sorriso e 6 mele nelle
tasche dopo che uno di loro mi butta li un Italia -Dajestan in
bicicletta...
Non faccio nemmeno a tempo a metabolizzare questo incontro che mi
spuntano davanti due belgi in bicicletta da sei mesi, con 4000 km
sulle gambe e diretti ad Istanbul. Sono partiti da Bangkok e mi
descrivono il Pakistan come un magnifico giardino tutto da scoprire.
sei mesi sei mesi quanta strada potrei fare in sei mesi...
Di cose a cui pensare in bicicletta ce ne sono ma non manca nemmeno
il ricordo delle persone e degli amici che mi aspettano a casa.
Raggiungo così la periferia di Marand quando il sole e già
scomparso. Una fila interminabile di officine e garage per la
riparazione dei camion si sussegue. Scintille di lamiere odore di
gasolio e polvere che respiro mi avvicina tanto ad un dannato di un
girone dantesco. Mi fermo ad un incrocio dove non mancano mai i taxi
e chiedo ad un uomo indicazioni per poter dormire. Mi fa cenno di
attendere e mi avvicina una graziosa ragazza probabilmente
sua figlia che con un inglese scolastico come il mio mi da la
direzione da prendere per l' hotel.
Gli ultimi 8 km bastano e avanzano per perdersi. Soprattutto quando
c'e' da attraversare un paese. Ma un giovane con il gel nei capelli
neri accosta la sua auto e mi viene incontro
chiedendomi se ho bisogno di aiuto. Mi orienta verso la giusta
direzione e poi senza farsi vedere mi segue fin davanti all' hotel.
Una volta sceso dalla bici mi si ripresenta davanti e mi dona una
mela che prende dal bagagliaio della sua Pride dopo un cenno di
consenso della sua donna rimasta in macchina. Lo ringrazio per il
suo tempo e ci scambiamo
gli indirizzi mail.
Che dire...L'Iran occidentale e ritenuto da molti la sede storica
del Giardino dell' Eden.
Io aggiungo anche
delle persone buone.
A presto Sebastiano
26 Novembre 2008
Marand - Tabriz Km 74
"OCCHI BASSI"
Oggi tappa piacevolmente breve. Dopo i primi 10 km di leggera salita
nastro piatto fino a tabriz. Soltanto qualche cavalcavia ad
interrompere il ritmo. Il tempo è buono anche oggi il sole riscalda e
per pranzo arrivo nella caotica città in continua espansione.
Imparo presto che se vuoi passare devi prenderti buttarti e non
esitare. Per
attraversare una strada il pedone non attende la fermata
dell'auto, quasi sempre una scassatissima Paykan, ma si va avanti.
Fiero di questa
cosa, ma sempre attento, a tutto ciò che di motorizzato mi sta
attorno arrivo a destinazione.
I marciapiedi sono un brulicare di gente e le donne con le loro
tuniche nere che severamente coprono per legge ogni forma lasciano
scoperto un viso che attira il mio sguardo. Faccio fatica a capire
perchè non possano stringere la mano di un uomo in pubblico o
portare un vestito alla moda. L'unica cosa certa e che l'uomo
diventa
più fragile davanti ai loro occhi neri.
Dimostrazione ancora una volta fiera della loro superiorità
nell'arte della sopportazione.
12) AVVENTURA
TURCHIA-IRAN
Dodicesimo REPORTAGE
29 Novembre
27
Novembre 2008
Tabriz- Miyaneh Km 173
"SULLA STRADA"
Tabriz
e una città caotica anche alle sette del mattino.
Impiego più di un ora per zigzagare tra i taxi quelli veri e i
savari quelli collettivi che spostano gente dentro e fuori dalla
città.
Ma ormai conosco gli spazi e mi muovo quasi come un iraniano...
istinto di sopravvivenza...
Oggi c'è il sole e non so come sarà la tappa. L'unica cartina che ho
e un pò approssimativa e sul retro ha la piantina di Teheran.
Lasciato il centro agglomerati di periferia in continua espansione
cercano di emergere come se salire bastasse per uscire dalla cappa
di smog che riscalda il nucleo cittadino. Poi viene la zona
industriale che, come se mancasse un passato rende ancor più grigio
il giorno.
Ma per fortuna che ci pensano tre uomini della strada. Hanno un
camioncino e alcuni contenitori dove riscaldano l'asfalto per
rattoppare le buche. Ma quando mi salutano si apprestano a preparare
lo spuntino con l immancabile cay. Ricambio il saluto e già iniziano
i
primi cenni di invito. Basta un istante. A pochi metri dalla corsia
d'emergenza sopra una stuoia di juta a mangiare pane feta iraniana e
a sorseggiare tè. Classiche domande di rito prima di donarmi più
della metà del formaggio e del pane per il proseguo della mia tappa.
Rifiuto più di una volta il cibo, io ne ho e loro sono in tre con
una giornata di lavoro davanti. Dopo il terzo rifiuto e le loro
continue insistenze ho accettato.
Mi porto la mano al cuore e li ringrazio..relazione, uguale azione
buona...
La strada si fa poco dopo più in ombra e fino alla fine seguirà il
corso di un fiume che nei secoli ha scavato una gola tortuosa
rendendola fertile e gradevole dopo la parentesi Tabriz..
Qui
molto di rado piccoli paesi con abitazioni fatte di terra e legna in
parte in rovina e altri ancora abitati e senza parabola...A riguardo
Saeed garzone di un panificio incontrato ieri sulla strada per
Tabriz aveva ragione mostrandomi dal suo cellulare i volti
deirappresentanti religiosi iraniani e dicendomi che la Turchia non
e una nazione osservante IRAN si!!.
Islamic Republic of IRAN
A suffragare questo ecco che mi arriva il panettiere del forno posto
in un seminterrato che fiero anch'esso del suo telefonino con due
denti d'oro che risplendono quando sorride mi mostra foto di donne
di un bordello di Istanbul.
Curva curva e ancora curva per sbucare a Miyaneh anche quattro
gallerie.
Per fortuna brevi.
Tempo sereno e il solito susseguirsi di officine meccaniche negozi e
poi centro cittadino.
L'importanza di una strada non si misura con la quantità di merci
che riusciamo a spostare o dalle città che collega ma dalle persone
che ci vivono.
28 Novembre 2008
Miyaneh-Zanjan Km 140
"AGGIUNGI UN
POSTO A TAVOLA"
"Aggiungi un
posto a tavola che c'è un amico in più se sposti un po' la seggiola
stai comodo anche tu, gli amici a questo servono a stare in
compagnia, sorridi al nuovo ospite non farlo andare via dividi il
companatico raddoppia l'allegria"
Meno
50 km a Zanjan. Più di meta tappa tra frutteti e zone montuose che
sembrano ricoperte di un tessuto pregiato ormai percorsa. I binari
della ferrovia corrono paralleli alla strada evocano il continuo
muoversi come il mio pedalare fino a che il muratore che setaccia
ghiaia in mezzo ad un frutteto non alza mano e badile per
salutarmi..
Ha
un berretto di lana e degli ordinati baffetti.
Un altro uomo sta riempiendo una cariola di mattoni. Mi offre un cay
nella sua casa. Una stanza con una porta e due finestre. Un letto
dove poter riposare e una credenza dove riporre di tutto. Dalla
cassa di cipolle alle bombole di gas.
Il pavimento e ricoperto di tappeti e in un angolo la stufa riscalda
appannando i vetri delle finestre. Entro scalzo mentre uno di loro
dopo essersi lavato si raccoglie in preghiera.
Si piega più volte fino a toccare la fronte su di una mattonella in
atto di adorazione. Il baffo di nome Razsum forse un pò meno
osservante intanto si fuma una sigaretta sorridendomi. Al centro una
pentola borbotta e fischia con una gallina dentro. Sono le tredici
anche se l'orologio a muro fa le otto e dopo un bicchiere di tè
siamo a terra che
dividiamo assieme scalzi pane gallina e come contorno spicchi di
cipolle dolci. Era buonissima e lascio anch'io nel piatto soltanto
gli ossi. Poi l'ultimo bicchiere di tè e la foto di rito con
Hosun, Razsum e Sebastian.

"E se qualcuno arriva non chiedergli: chi sei? corri verso lui
con la tua mano tesa."
13) AVVENTURA
TURCHIA-IRAN
Tredicesimo REPORTAGE
1 Dicembre
29
Novembre 2008
Zanjan-Qazvin Km 183
" XXI "
...sono in viaggio da ventuno giorni e
non sentirli. Mi dicevo, prima del vento contrario di oggi su di
una strada dritta come la canna di un fucile e senza un pioppo
da farmi da scudo. L'ambiente che mi sta attorno oggi non attira
molto il mio sguardo. Molti tratti li pedalo nel ciglio sterrato
della carreggiata poichè il traffico e sostenuto manca la corsia
d' emergenza e l'aria spostata dai camion in sorpasso e
veramente uno schiaffo.
Arrivo comunque con il buio, due stelle sopra la testa e
un'anguria nello stomaco a Qazvin. L'anguria divorata come
spuntino pomeridiano all'interno di una rotonda nei pressi di
Takestand mi ha dissetato e ancora una volta aiutato nella mia
pedalata. Credete forse che il tipo con l'anello nel mignolo e
un pacco di soldi in mano abbia voluto qualcosa per la mia sete?
Si una cosa l'ha voluta. Una foto con il suo telefonino. Una
foto con l'Italiano....
Anche Qazvin luccicante come tutte le medio grandi città
iraniane e un susseguirsi di vetrine ed insegne luminose. Tutto
deve apparire e attirare l'attenzione della massa.
Raggiungo L'Hotel Iran posto in centro tra gli sguardi stupiti
della gente e nelle gambe un giorno in piu.
30 Novembre 2008
"IL SILENZIO"
Qazvin ha un bel e caotico bazar, ma è
anche il punto di partenza per escursioni tra i monti Elburz che
svettano maestosi alle spalle della città.
Qui vi sono rovine di castelli e fortezze incuneate tra vallate
e villaggi. Sono conosciute come Alamut e i Castelli degli
Assassini. Certo il nome non attirerebbe nessuna attenzione anzi
potrebbe incutere paura ma avendo visitato diversi anni fa ad
Asolo la casa di Freya Stark non potevo rimanerne indifferente.
Questa esploratrice inglese di inizio secolo fu la prima ad
avventurarsi nel medio oriente e più precisamente da queste
parti scrivendone dei resoconti appassionanti. Il suo modo di
viaggiare con due mulattieri e una tenda la inserisce tra i
grandi viaggiatori.
Contrattato il prezzo del taxi con il ragazzo dell'hotel la
giornata di oggi la dedico al trekking. Visiterò due dei più
importanti nascondigli fortificati. La prima a Gazor Khan oltre
i duemila metri e raggiunta con una mezz'ora di cammino e posta
su di un bastione roccioso dove sono tutt'ora in corsa scavi e
lavori di restauro. Come poi la seconda a Lamiasar avverto
subito di essere tra altipiani silenziosi e imponenti.
Non il clacson di una macchina. Nessun rumore che non sia
naturale. La sommità su cui si trovano regala un panorama
meraviglioso. L'acqua che i secoli ha creato queste profonde
gole continua a scorrere e a lasciar andare questa silenziosa
giornata.
" Arrivai
alla conclusione che chi vuole viaggiare in pace deve trovarsi
un pretesto più spirituale del puro godimento. Spesso nel nostro
mondo utilitaristico fare le cose per divertimento passa per
fatuità anzi per immoralità.
Personalmente credo che il mondo abbia torto e nel mio intimo
sono convinta che la ragione migliore per fare una cosa stia nel
fatto che ci piace farla" Freya Stark
14) AVVENTURA
TURCHIA-IRAN
Quattordicesimo REPORTAGE
2 Dicembre
1
Dicembre 2008
Qazvin-Teheran Km 157
"FARE ESPERIENZA"
L'umidità e la foschia fredda di
stamattina mi riavvicinano sempre di più a casa...
Parto deciso per l'ultimo colpo di pedali con ancora poca luce.
Alle sette in strada oltre ad un poliziotto solo un pò di gente
alla ricerca di un passaggio per un altra giornata di lavoro e
qualche spazzino che ripulisce le strade.
Il tempo oggi non si mette bene e così decido di percorrere fino
a Teheran l'autostrada. Almeno qui se mi lasceranno passare avrò
una corsia tutta per me. Lo so che non fa tanto Naturaider
ma la sicurezza viene prima di tutto...
Poco prima del casello accosto e chiedo, come se non lo sapessi,
a dei militari se la direzione per Teheran e quella giusta. Dopo
un accenno di consenso uno di loro mi aiuta recandosi dal
casellante e chiedendo se quel mezzo li in fondo giallo e rosso
può passare. Vedo che il tipo guardandomi alza il pollice. Gli
vado subito in contro e passo sorridendo alla strana situazione.
Qui l'unica fermata mi e stata imposta dal megafono posto sopra
l'auto di una pattuglia della polizia che in farsi ma anche
sorridendo mi avrà chiesto ma che cavolo ci fa una bicicletta
li? Mi lasciano proseguire purchè io mantenga la destra. Dopo la
solenne promessa vado avanti spedito fino a Karaj. Qui a una
trentina di km da Teheran il traffico comincia ad essere ancora
più sostenuto e l'attenzione alle confluenze in entrata e in
uscita mi tengono sull'attenti. Ciliegina sulla torta un pò di
pioggia che su un asfalto sporco come quello iraniano non
guasta. Ma ormai chi mi ferma piu...
Centro al primo colpo senza gps ma con un bel sesto senso
l'uscita per Azadi Square e tra taxi pulmini e mototaxi mi
concedo una tranquilla passeggiata in un traffico infernale.
Qualche tassista troppo gentile rallenta per non bagnarmi con
l'acqua delle pozzanghere altri fermi lungo la strada mi
sorridono. Ad un semaforo un signore scende da un pulmino e mi
da il benvenuto chiedendomi la provenienza. Tempo a parte direi
un ottima accoglienza. Ci vuole destrezza per spostarsi a
Teheran e capisco subito che per spiazzare un iraniano basta
dare loro la precedenza...Una cosa che non esiste!!!
Ci sono 2860 km
Riavvolgo il nastro di questi ultimi 23 giorni scoprendo che la
distanza non esiste.
In un mondo dove tutti mettono fretta io ho scoperto che i volti
delle persone nascondono ancora quei gesti semplici di cui
abbiamo bisogno e che dobbiamo inseguire ogni giorno.
Macchine anni settanta, uomini con la borsa di plastica in mano,
puzza di fumo, i saluti della gente, i pneumatici dei camion le
foglie che cadono, l'asfalto sotto le mie ruote, il fastidio dei
cani e la colpa dei loro padroni, lande desolate, ma ricche di
vita contadina strade buie, ritmi silenziosi, i muezzin con le
loro preghiere la magia degli incontri la fatica e i tramonti
odori di occidente zucchero a volontà, ma anche pensieri dolci,
preoccupazioni il calore degli incoraggiamenti, sobrietà e
ospitalità, una stretta di mano, un rifugio dove riposare,
grandi montagne, il crepitio della pioggia, l'aria fredda
respirata, il volo dei rapaci, fango, bandiere rosse al vento,
stelle, generosità, nuvole in continuo movimento, i giovani con
lo sguardo verso occidente, le fate Biancaneve e i sette nani,
testimonianze, rose valley, una birra, il mondo visto dall'alto,
il Naturaidismo, un gatto che si fa accarezzare, la
grandezza di una nazione, i pistacchi, amici ciclisti, il cay,
le pecore, un treno che va, il ricordo di una foto, pane a
volontà, determinazione, la forza del vento, la sete, una
miniera e una sigaretta, i cristalli di neve, la barba degli
uomini, i raggi del sole, i colori dell' autunno, la frutta dei
mercati, l'odore di foglie bruciate, l'innocenza dei bambini,
gli occhi neri delle donne, il traffico, colori ocra, profili
sottili, una stufa, un melograno dolce, un letto di nuvole, una
fortezza del cielo, la piccolezza di un uomo, le curve di una
strada, la fede, un viaggio da soli, suggestioni, panorami,
l'ostinazione di superare le frontiere.......
L'effetto moviola è destinato a durare.

Un grazie di cuore a tutti Sebastiano
"Ciao Sebastiano, questa mattina la
gioia di leggere la tua email da Teheran è stata immensa.
Abbiamo vissuto in un grande sogno che tu ci ha regalato
rendendolo palpabile e ricco di emozioni a noi che eravamo a
casa. Tu sei l'ennesima dimostrazione che Naturaid non è essere
Super Uomini, ma semplicemente vivere con il proprio IO nella
più intima sincerità. Il dono più grande che una persona può
avere è DARE. E tu sei GRANDE".
A presto Maurizio Doro
Per chi desidera mandare dei saluti a Sebastiano lo può fare direttamente su questo sito
inviando a:
info@naturaid.com
SULLA
SCIA DEI SOGNI Complimenti al valoroso Seba per l'impresa
portata a buon fine nel suo viaggio verso Oriente lungo la rotta
dell'avventura estrema nella continua ricerca di un motivo interiore
profondo x affrontare la psicosi di un mondo consumato nello
stereotipo della cultura di massa. Un viaggio quello di Sebastiano
nella riscoperta antropologica dell'umanitá quale concetto di
sopravvivenza dei valori reali nel confronto diretto con la realtá
che muta di continuo restituendo in tutta la sua violenza il
concetto concreto di Sopravvivenza. Nascere e Morire trovano in essa
il comune denominatore. Bravo e coraggioso Sei stato tu Seba a
ricercare tutto ciò, inseguendo l'avventura come un sogno.
Stefano il Patacca.
PER SEBA
L'altro giorno leggevo questo: "..la gioia di vivere deriva
dall'incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste
gioia più grande dell'avere un' orizzonte in costante
cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole diverso
e nuovo...non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci
contro lo stile di vita abituale e buttarci in un'esistenza
non convenzionale.".
Grazie Seba per aver
avuto "quel coraggio" e per avermi dato gioia nel leggere i
tuoi racconti; anche il mio orizzonte durante il tuo viaggio
si è dipinto di nuovi colori, infondo il sole era lo
stesso.. A presto un abbraccio Ily (MI)
Ciao Seba ho chiesto
ai miei come stai e… mi hanno lasciato a bocca- aperta con
una stampa del tuo diario di viaggio. Stamattina o letto
una parte dei tuoi racconti e…. sappi che ho viaggiato con
te e … tornerò presto a dissetarmi di aggiornamenti. Non ti
chiedo come ti va perchè vedo che, a parte la fatica, il
viaggio è "na bellezza". Devo ammetterlo dai tempi del
Setteselle zoppicando sei andato lontano. Mi piace il tuo
spirito da viaggiatore: sempre incontro a nuovi orizzonti
tra la gente in punta dei piedi, lo credo che ti accolgono
come ci racconti. Continua così, ogni momento è importante e
da non perdere e, aggiungerei, ... da raccontare, Dev'essere
bello tirar le somme quando arriva sera. Inutile dire
che adesso sto gia attendendo le pagine della prossima
avventura .. Complimenti
e buon rientro. Francesco
Ciao Mauri, stavo ascoltando questa
canzone (L’Albero di Jovanotti) e ho pensato a Seba e alla sua
avventura verso l’Est.
“Proprio
come un albero che vive in mezzo agli alberi mi sento quando giro
per il mondo cerco di far si che il vento non mi butti giù e di
affondar le mie radici nel profondo..
Quello che io penso come albero parlante è che la vita sia questione
di radici più sono profonde più ti puoi portar lontano incontrando
gente, conquistando amici perché io ho scoperto che le mie radici in
fondo sono lì per procurarmi le risorse cosicché con le mie foglie
io possa affrontare venti forti e possa farmi delle corse.
Prendo il sole in faccia bevo molta pioggia
Andare di qua e di là sconfinare allegramente farmi un pò ogni tipo
di esperienza
incontrare gente allargare le vedute e allenare pure un po'
l'intelligenza senza mai scordare cosa sono da dove vengo e pure
dove voglio andare
con le mie radici belle salde nel terreno io coi rami io mi posso
allontanare perché ho bisogno della terra sotto i piedi dove dare
fondamenta alla speranza
proprio come un albero mi adatto un poco a tuttobasta solo un po' di
clima di accoglienza
no no no alla violenza non rivendico nessuna appartenenza tranne
quella al mondo degli esseri viventi col diritto di affondare le
radici
sogno un universo dove ogni differenza sia la base per poter essere
amici
prendo il sole in faccia bevo molta pioggia
proprio come un albero mi colloco nel mezzo tra la terra e il cielo
proprio a metà via
opero una sintesi tra luce e clorofilla equilibrio di sostanza ed
energia.”
Dedicato ad un grande viaggiatore e a
tutti gli amici Naturaider con tanta amicizia. Ausili
Eccoci!! Siamo arrivati!!
Si, perché è stato come se ci fossimo riusciti un po’ tutti, con te,
seguendo come ha già espresso qualcuno, discretamente il tuo andare;
abbiamo unito un altro piccolo pezzetto di mondo alla già enorme
rete di conoscenze che tramite tutti noi stiamo approfondendo. E
questo credo sia meraviglioso!!! È un continuo esempio ad andare
avanti e continuare questa meravigliosa avventura che abbiamo più
volte riassunto sotto il nome di Naturaid; grazie anche al suo
ideatore e papà, big Mauri.
Arrivederci a presto per il tuo rientro. Raf. (VE)
Complimenti veramente al viaggiatore Sebastiano, per 20 giorni ero
impegnata a volare in questo sogno. Seba (permettimi la confidenza)
la tua umanità mi ha colpito. Hai saputo stravolgere il mio pensiero
verso quei paesi tanto accusati. Grazie Flavia
Ciao Seba, sono Daniele,
In queste 3 settimane ti ho seguito giornalmente, in modo
discreto, senza mai scriverti, solo accompagnandoti col pensiero.
Ora credo sia giunto il momento di farlo: non ti voglio incoraggiare
perchè so che non ti serve; nemmeno incitare poichè il tuo pedalare
non è legato ad un cronometro o ad un risultato sportivo.
Voglio solo esprimerti la mia ammirazione per ciò che fai, ma
sopratutto per come lo fai.
Si sa, per qualcuno il viaggio "è il viaggiare"; per altri la
destinazione.
C'è chi invoca il fascino degli orizzonti infiniti, chi l' emozione
della natura selvaggia, chi la fuga in un altrove sereno, chi la
ricerca di nuove esperienze.
Per ognuno ci sono ottime ragioni per seguire l' avventura molto
lontano da casa.
Forse però, le vere ragioni sono meno evidenti. Noi partiamo perchè
- si spera - la fuori ci aspettano grandi momenti. Quei supremi,
superlativi istanti quando la nostra abituale percezione diviene una
completa armonia. Noi partiamo perchè, a volte, in un momento la
vita raggiunge il suo PICCO.
Credo di non essere lontano dalla verità.
A presto Seba. Daniele
Caro Seba, i tuoi racconti sono una poesia. Grazie per
farmi sognare!
Buen camino!! Franca
Grandissimo Seba!!!!... congratulazioni per aver realizzato
un nuovo sogno!!!!!!!
Un grandissimo abbraccio e a presto per i tuoi racconti... tutto
questo ci ispira!!!!
a presto, Giacomo
Siete
Grandi!!! Ogni giorno mi trovo a leggere i tuoi appunti di
viaggio, ed è come sfogliare un libro di un lontano
viaggiatore...
Non finirò mai di ringraziarvi per la vostra capacità di
trasmettere queste emozioni e questa sete di avventura; non si
trovano più cosi facilmente nelle persone!
Davvero grazie, e i miei più sinceri complimenti!
Massimo (Brescia)
Che gioia il tuo messaggio da Teheran... Qui c'è
stato un immediato giro di sms carichi di gioia tra chi con
te un po' ha pedalato in questa avventura, pedalate a
distanza fatte di pensieri, emozioni, preghiere,
nostalgia...
Eravamo con te nelle spinte in salita, sopra alla
mongolfiera, in quel confine stretto, nei campi di
barbabietole, GRAZIE.
Grazie per averci portato con te, grazie per averci fatto
vedere e sentire, odorare e toccare un pezzetto del tuo
grande viaggio, grazie per averci avvicinato a popoli così
lontani, per averci fatto scoprire la loro accoglienza nei
gesti universali che non necessitano di dizionario...
D'altro canto come si fa a non accogliere il tuo sorriso, i
tuoi occhi specchio di un animo solare, semplice e gioioso?
GRAZIE cugino, da tutti noi.
un forte abbraccio ValeCongratulazioni a
Sebastiano per aver dato a me, ma penso a tanti
appassionati di viaggi un colpo di bacchetta magica e dato
brio alla nostra immaginazione. Federico (MI)
Grande grande grande. E' stato veramente bello
leggere il tuo viaggio in diretta. Io non ho mai viaggiato
in bici perchè ho paura di muovermi solo. Invidio la
tua serenità e coraggio. Antonello 75
Mi chiamo Silvano, seguo spesso questo sito e
credo che in queste pagine ci sia veramente la forza
travolgente che ti fa venir voglia di curiosare nel mondo.
Le persone Naturaider che scrivono sono proprio incredibili,
trasmettono una ricchezza che non conosciamo quasi più.
L'amore per il mondo e i suoi popoli. Complimenti sinceri
a Sebastiano
Mi sono emozionata tanto a seguire il vostro
atleta Sebastiano, mi piacerebbe un giorno essere una
Naturaider come voi. Marisa (CT)
Grazie e bravo a Sebastiano. La
"vita è un'avventura" come dice Maurizio Doro ed è bello che le
emozioni siano il condimento, ne ho vissute molte in questo
viaggio. Paolo (TN)
Spett. Staff Naturaid voglio fare i
complimenti a Sebastiano perchè ha saputo trasmettere
intensamente la realtà che lui viveva. Lo vedevo tra la gente
con il suo cuore in mano. Ciao e alle prossime avventure.
Maria (MO)
Complimenti a Sebastiano per la
riuscita della sua impresa resa ancora più grande dai suoi
racconti di vita. Mario (MI)
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VIAGGIO

Il Naturaider Sebastiano presenta:
"Venezia –
Istanbul in bicicletta" |
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Partire!
v. intr. [aus. essere]
1 allontanarsi da un luogo per recarsi in
un altro, spec. per un periodo piuttosto lungo e percorrendo
distanze notevoli; iniziare il viaggio, il...
(Vocabolario Garzanti)
La
parte che più mi piace di questa definizione sono i tre punti
finali. Da piccolo univo i punti numerati con la curiosità che
prendeva forma fino a realizzare una forma un animale un gesto.
Ora quei punti che ancora inseguo tracciano uno dei più bei
disegni che la vita mi possa offrire. Ogni punto un incontro un
arrivo una partenza.
Ripensare a dei
punti….
Il
dodicesimo giorno di marzo del settimo anno di questo millennio
son partito. Ancora una volta ho chiuso la porta di casa e con
un sorriso ho iniziato un improvviso e vagabondo episodio.
Ora cercherò
di raccontarvelo. Per iniziare devo fare una breve
considerazione sulle scelte che ci troviamo quotidianamente
davanti. Spesso basta veramente poco ed il risultato proviene
principalmente dalle nostre azioni. Sciolgo la corda e parto
anche stavolta con un bagaglio da riempire porto dopo porto. Mi
accompagneranno i ricordi di un libro letto da qualche anno su
di un viaggio da Trieste ad Istanbul in bici che a mia insaputa
probabilmente si deve essere nascosto sottopelle pronto ad
uscire nel momento più inaspettato. Il solito assetto da
cicloturismo come lo è stato due anni fa nel viaggio verso
Occidente fino a Finis Terrae. Una fidata mountain-bike con
gomme da strada due borse laterali, e un borsello anteriore per
le cose da avere sempre a portata di mano e per ultimo il
biglietto aereo di ritorno acquistato tre giorni prima della
partenza. Ecco, forse posso considerare questo momento come atto
consapevole
e certo su ciò che avrei provato a fare. E’ chiaro
l’imprevisto può sempre capitare ma a volte fermarsi
cadere superare un ostacolo e poi ripartire rende
invincibili come quel glorioso Chisciotte che si mette per
strada e diventa parte in causa.
Una partenza
con poche informazioni sulle cinque nazioni che avrei
attraversato. Tanto avrei avuto tutto il tempo di approfondirle
al mio ritorno. Una guida Lonely Planet dei Balcani Occidentali
che mi ha aiutato soprattutto nell’arduo compito di farmi capire
quando dovevo ordinare una pivo (birra) o quando dovevo
decifrare qualche parola in cirillico. E alcuni luoghi comuni e
timori sulle persone che avrei conosciuto dimenticati
volutamente a casa.
Giornata
ideale per partire, l’aria è fresca il sole si alza e io uscendo
dal cancello devo posare per quel fotografo di mio padre che
prima di affondare il dito nel bottone di scatto conta
uno,due,tre,quattro,viaaaaa.Primi colpi di pedale e sono sulla
strada che mi porta verso Mestre Portogruaro Latisana
Monfalcone Aurisina Unica sosta dopo Cervignano
all’Osteria del Turista dove entrando e chiedendo un panino
provoco la risata di due bevitori da banco che alla fine riesco
a stupire pronunciando la mia meta. Offro da bere e me ne vado
controvento e contro forse qualche altro bicchiere che mi
avrebbe accolto se fossi rimasto a terminare il giro “di ombre”.
Arrivato in
pieno carso a Villa Opicina il tram n° 405 della tranvia a
scartamento metrico Trieste-Villa Opicina mi sorpassa dall’altra
parte della strada per arrivare nel piccolo centro abitato dove
mi fermerò promettendomi di ritornarci magari con il tram.
I giorni
successivi prevedono due frontiere la prima a Fernetti-Sezana mi
introduce nel già conosciuto paesaggio carsico, dove la strada è
piacevole e a tratti ondulata. Supero la località turistica di
Postumia famosa per le grotte e dirigo verso la valle del Krka
verde e limpida come il fiume da cui prende il nome
mantenendomi sempre a sud di Ljubliana. Tappa a Novo
Mesto (affittacamere Ravbar prezzi speciali per i ciclisti).
La seconda
frontiera nei pressi di Bregana su di una strada provinciale
fino a qualche anno fa aperta soltanto ai residenti e ora per
mia fortura aperta a tutti. Qui
per l’attraversamento della periferia di Zagabria mi
troverò costretto a chiedere numerose volte indicazioni, alla
gente sempre disponibile, per raggiungere Botinec V.Gorica e il
fiume Sava.
Immerso in
un paesaggio contadino di estrema bellezza raggiungo l’argine
della Sava affluente del Danubio che mi seguirà verso Oriente
fino a Belgrado. Nei pressi di Bukevje attraverso il grande
fiume su di una chiatta che traghetta uomini e veicoli da una
sponda all’altra con la sola forza della corrente. Un Caronte mi
chiede un obolo di tre Kune per trasportare un anima più che
viva dall’altra parte. Non sorride e fuma appoggiato al timone
che comanda la chiatta. In un italiano gesticolato faccio capire
di essere contento per la splendida giornata. Lui alza le spalle
e continua a fumare. Nessuna espressione nel suo viso.
Continuerà a viaggiare da una sponda all’altra in compagnia di
fuggevoli figure . Lo saluto alzando una mano e mi dirigo ora
senza più problemi di orientamento verso la strada che coccola
il fiume fino a Topoljie e Ivanic Grad.
Dopo una notte
trascorsa al sesto piano nell’unico hotel del paese mi immergo
in un paesaggio contadino che mi seguirà per molti altri giorni.
Fila interminabili di case lungo la strada rendono perfettamente
l’idea di una civiltà agraria che continua a raccogliere i
preziosi frutti della terra. Accanto all’ingresso di casa sacchi
di patate e carote
vengono messi in vendita per cercare di mettere insieme
qualche soldo in più. Kutina
Novska Medari. E’ in quest’ ultima cittadina della
Slavonia che inizio a notare i primi segni di un orrenda guerra
non molto lontana dalla nostra memoria.
Slavonski
Brod a pochi km dal confine Bosniaco mi sfugge con la sua
importante fortezza del XVII secolo a forma di stella costruita
come difesa dall’antico confine dell’impero turco per mano degli
austriaci.
Continuerà
fino a Vukovar il mio viaggiare tra le case della Slavonia.
Incontrerò con sorpresa un capitello dedicato ad un Santo
patrono anche dei viaggiatori San Antonio. Qui mi fermo qualche
minuto e mi accorgo di attirare gli
sguardi di un paio di signore vestite di nero sull’uscio di una
porta. Chissà cosa mai potranno aver pensato vedendomi li
davanti al loro santo. Riparto chiudo gli occhi e quando li
riapro vedo uno spazzacamino in bicicletta lungo il muro di una
casa forse intento a contrattare il compenso del suo lavoro. Non
riesco a fermarmi e ad estrarre la macchina fotografica. Rimango
voltato incuriosito rallento per notare la figura nera e il suo
riccio l’attrezzo di lame di ferro a raggiera usato per raspare
le canne fumarie che tiene fissato al tubo orizzontale della
bici. Mentre scrivo avverto il rammarico di non incontrarlo
nelle mie foto.
Il Danubio e
le sue sponde dichiarate patrimonio dell’umanità dall’Unesco mi
accolgono a Vukovar città portuale
che sorge sull’argine croato e che lentamente cerca di eliminare
quei ripugnanti segni della recente guerra. L’altro in terra
Serba mi aspetterà l’indomani dopo il passaggio della frontiera
a Backa Palanka. Altro segno evidente di confine. Il poliziotto
serbo senza sorriso a cui consegno il passaporto segna i veicoli
su di un foglio bianco come il carcerato conta i giorni di cella
sbarrando con un rigo ogni gruppo di cinque. Sfoglia tutte le
pagine più di una volta e si ferma sul visto dell’India,
bisbiglia qualcosa ad un altro poliziotto e poi dopo aver
timbrato con forza l’ingresso mi fa cenno di andare. Un freddo
benvenuto mia cara Serbia.
Pochi km su
di un asfalto che cambia in continuazione. Mi fermo in un
edicola per acquistare la cartina stradale serba e cambiare
qualche soldo nel vicino ufficio di cambio. Ora punto verso la
graziosa Novi Sad capoluogo della Vojvodina
situata lungo il fiume Danubio ai piedi della fortezza di
Petrovaradin che domina il paese e dove ogni anno si svolge EXIT
l’evento musicale più importante dell’Europa dell’Est, capace di
abbattere radicalismi serbi e far incontrare con la forza della
musica correnti politiche opposte. L’unico vero cambiamento per
i giovani di Novi Sad .
Campi poche
strade che li attraversano e nubi che sovrastano il prezioso
terreno. Valori naturali che rappresentano la Vojvodina. Ormai
mi trovo molto vicino a Belgrado ma come nel caso di Zagabria mi
limito a vederne la periferia e faccio rotta a nord verso
Pancevo Kovin e Smederevo dove saluterò il grande fiume che
trasporta persone merci e idee. Qui dopo aver elemosinato a più
persone informazioni sulla sistemazione per la notte mi avvicino
in un motel ad alcuni km dal paese dove un uomo mi fa cenno
alzando una spalla e abbassando la testa che posso fermarmi ma
la bici va in un magazzino tra uova e casse di birra. Cerco di
insistere per portarla in camera ma non c’è verso. Un posto
abbastanza squallido senza lenzuola con l’immancabile moquette
ma che per riposare vale quanto un cinque stelle.
Scorro verso
Sud percorrendo la valle della Morava ne seguo il corso d’acqua
e l’E-75 arteria principale per Grecia e Bulgaria.
Nei pressi
di Cuprija vengo fermato dal gesticolare di una persona a lato
strada che mi chiede (in italiano) sentendo il mio saluto
(italiano), la mia provenienza. Faccio così amicizia con Ivan
camionista Bulgaro in pensione con moglie e figlia sposata a
Cesena. Di ritorno dall’Italia chiacchieriamo della strada
percorsa più o meno la stessa e quella ancora che ci manca. Si
complimenta per il colore della bici e delle borse, mi dice che
sono ok perché i camionisti mi avrebbero facilmente visto da
molto lontano. Ha molti amici italiani e il suo lavoro di
corriere e procacciatore di badanti e braccianti nei campi viene
apprezzato. Dopo avermi mostrato permesso di soggiorno di tutta
la famiglia mi chiede di fargli compagnia nello scassato
volkswagen. Ringrazio ma faccio capire che la
passione per la bici è più forte. Dopo poco mi supererà
strombazzando e zigzagando sull’asfalto.
L’avvicinamento alle montagne che mi
accompagneranno al confine Bulgaro passa per Parancin Aleksinac,
Nis Pirot. Mi trovo nel cuore dei Balcani e Nis è l’antica porta
verso oriente. Il viale che attraverso per uscirne è un insieme
di chioschi rosticcerie e locali dove la gente consuma un pasto.
I profumi e gli aromi di cibo che avverto nell’aria mi saziano e
dopo Romani Turchi Bulgari anch’io abbandono questo incrocio
nevralgico da sempre miscuglio di razze e di
sensazioni.
La Nisava nei secoli ha creato un orrido che mi
risucchia e rende instabile il mio pedalare. Forti raffiche di
vento non smetteranno fino a Pirot dove raggiungerò l’ultimo
albergo in puro stile filosovietico di dieci piani e forse più
di trent’anni con ascensore rotto moquette anche per le scale
graziosa vista sull’intera cittadina e guardiano notturno con
giacca di pelle nera.
Sistemo i
bagagli come ogni sera in camera ed esco. Prendo confidenza con
la piazza acquisto pane banane per il giorno successivo e poi mi
butto nella prima taverna dove ho sempre svuotato con vorace
appetito carne insalate e zuppe che di norma ho trovato in tutta
la serbia.
Bulgaria, ci
siamo quasi, attraverso la frontiera su minuscoli getti di acqua
e disinfettante che bagnano le mie ruote ringrazio la gentile
poliziotta serba tanto carina da non volersi far fotografare e
scorgo il primo cartello che mi avvicina ad Istanbul. E’ la
prima volta che vedo scritta la destinazione del mio viaggio.
Mancano 615km e come non mai mi sento forte e sicuro.
Mi avvicino
in fretta a Sofia lungo un territorio ondulato e bagnato. Una
leggera pioggia e alcuni cani che mi inseguono gli unici piccoli
imprevisti del giorno. Dopo aver trovato un piccolo alberghetto
in un complesso residenziale popolare a quindici minuti dal
centro e aver preso una piantina della città mi
metto in marcia verso la città. So di non riuscire a
vedere molto in una serata ma sicuramente quanto basta per
avvertirne la modernità e la forza cristiana ortodossa della
Cattedrale Alexandar Nevsk con le icone e le centinaia di
candeline accese che creano una suggestiva atmosfera di fede. Il
giorno dopo l’inevitabile difficoltà di una bici
nell’abbandonare un’ aggrovigliata tela di strade e incroci
viene protetta dalle
parole dell’uomo che vende colbacchi incontrato nella piazza
antistante la cattedrale che parlando italiano mi ricorda che la
preghiera mi aiuterà lungo il cammino. Raggiungo così sotto una
leggera pioggerellina l’abitato di Plovdiv lungo la E80 dove un
gentile signore in bici mi indica un posto economico dove
dormire.
Anche qui in Bulgaria ho incontrato sempre gente
ospitale e spontanea attaccata alla terra e alle tradizioni.
Forse è anche da questo che avverto di più la vicinanza con
Istanbul
nel mio immaginario, un intreccio di persone e di rumore.
Superata Dimitrovgrad arrivo percorrendo una
strada tra continui saliscendi ad Harmanli. Il paesaggio si
riveste di verdi pascoli e di terreni pronti per la semina.
L’hotel nel più alto palazzo in stile totalitario sovietico
della città è diviso in tre alberghi. Si tre reception in una
hall. La scelta del primo a sinistra avviene d’istinto e
soltanto dopo cena chiacchierando con il guardiano notturno di
nome Daniel noterò questa curiosa particolarità. Superata
Svilengrad entro nella zona di frontiera, l’ultima che
attraverserò in bicicletta e anche la più antipatica e
farraginosa. Più di mezz’ora per attraversare un’infinità di
barriere doganali la respinta e la ricerca del visto e poi
ancora la coda come se fossi un veicolo motorizzato.
Fortunatamente decidono di non perquisirmi il bagaglio e dopo
un’ occhiata insignificante del poliziotto baffuto e tarchiato
al mio mezzo e alle borse mi lasciano finalmente proseguire.
Edirne una Istanbul in
miniatura. I Bazar le moschee i minareti che si stagliano verso
il cielo gli imbonitori che cercano la mia attenzione e nel caso
delle paste sfoglie al formaggio ci riescono facilmente. Persone
che si perdono nel tempo. Ormai sono vicino e la strada
attraversa un paesaggio che si ripete lungo Babaeski Luleburgaz
Corlu. Il colpo d’occhio avviene nei pressi di Silivri dove mi
accorgo di essere molto vicino al Mar di Marmara. Vorrei
dedicare più tempo ad un incontro così speciale ma mi trovo
ormai in una caotica tangenziale che come un vortice mi spinge
tra il traffico di Istanbul. Smog frastuoni rumori rendono le
uscite tutte uguali e solo i minareti sembrano riuscire ad
evadere spingendosi verso l’alto. Quale prendere? Mi fermo ad
una fermata di autobus assediata da giovani studenti. Riesco
chiedendo a prendere l’uscita Topkapi
e con suggestione mi spingo verso il Corno d’oro, vero
centro storico dell’antica Costantinopoli. Straordinaria
emozione nell’arrivare di fronte alla Moschea Blu scorgere alle
spalle Santa Sofia scendere fino a Eminonu ammirare le acque blu
del Bosforo le sponde asiatiche su cui sorge Scutari e seguire
il volo dei gabbiani bianchi come i sogni di una persona che ama
andare incontro alle cose.
E mentre attendo la sera nel traghetto sul
Bosforo e un vento freddo spinge verso Istanbul una moltitudine
di palazzi e navi illuminate come pietre preziose avvolgono di
fascino questa città tra Europa e Asia. Nei tre giorni
successivi mi perderò volutamente tra i dedali di questa città
cercando di ricordare gli spazi immensi e silenziosi delle
numerose moschee il pittoresco mercato di Kapalicarsi la torre
genovese di Galata che offre un impareggiabile vista sul Corno
d’oro la curiosa Cisterna sotterranea della Basilica l’antica
chiesa ora museo di Santa Sofia il palazzo Topkapi l’Istanbul
Modern museum e la stazione punto di arrivo del famoso Orient –
Express.
Prima di partire dall’aeroporto Ataturk mi
procuro lo scatolone in un curioso negozio di bici situato nel
sottopasso di una strada in centro città. Con semplici gesti
scompongo il mio fedele ronzinante e già inizio a ripercorrere
la distanza attraversata assieme, prima di spiccare ancora una
volta il volo verso casa.
"Il
viaggio non è mai finito se i ricordi sopravvivono"
Sebastiano
Paesi attraversati
Partenza Arrivo
Km
12 Marzo
Italia
Maerne(Ve) – Villa Opicina
163
13 Marzo
Italia – Slovenia
Villa Opicina – Novo Mesto
181
14 Marzo
Slovenia – Croazia
Novo Mesto – Ivanic Grad
138
15 Marzo
Croazia
Ivanic Grad – Slavonski Brod
163
16 Marzo
Croazia
Slavonski Brod – Vukovar
95
17 Marzo
Croazia – Serbia
Vukovar – Novi Sad
87
18 Marzo
Serbia
Novi Sad – Smederevo
165
19 Marzo
Serbia
Smederevo – Parancin
107
20 Marzo
Serbia
Parancin – Pirot
160
21 Marzo
Serbia – Bulgaria
Pirot – Sofia
85
22 Marzo
Bulgaria
Sofia – Plovdin
147
23 Marzo
Bulgaria
Plovdin – Harmanli
114
24 Marzo
Bulgaria – Turchia
Harmanli – Edirne 67
25 Marzo
Turchia
Edirne – Corlu
132
26 Marzo
Turchia Corlu – Istanbul
121
Km totali dal
mio giardino di casa 1925
Istanbul (Litfiba)
Ringrazio il signore
Padrone dell' Universo
Misericordioso e compassionevole
Onnipotente
Nel giorno del giudizio
A te Rivolgiamo la nostra preghiera
E a te chiediamo l' aiuto
Indicaci la strada giusta
La strada giusta '
Ho viaggiato nel freddo
Faccia a faccia con la mia
Ombra che si gettava
Nel bianco velo del tempo
Istanbul Istanbul
Ho viaggiato nel freddo
Senza volto senza eta`
Pilotando un
Corpo senza guida a Istanbul,
Istanbul
Istanbul baluardo sacro per
L' incrocio delle razze degli uomini bruciera`
L' ho cercato nel freddo
Se ne stava solo la`
Il mio volto nel fango di Istanbul,
Istanbul Istanbul baluardo sacro per
L' incrocio delle razze degli uomini bruciera`
Istanbul, Istanbul
Forze oscure in Istanbul
Istanbul, Istanbul
Forze oscure in Istanbul
Istanbul, Istanbul |
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GARA
Un Naturaider all’Iron Bike 22-29 Luglio 2006
(del Naturaider Sebastiano Favaro)
Cari amici si comincia a fare sul serio.
Vi invio un paio di righe scritte nella
comodità di una sedia ma pensando già alla fatica di una
calda settimana di fine luglio.
Siamo
quasi pronti.
Un momento il Naturaider è sempre pronto, non importa quanti
km ci siano nelle gambe.
Dopo il raid Naturaid Marocco 2005 Sebastiano si alza per il
raid italiano più duro.
Tredicesima edizione the world hardest mountain bike raid
recita il volantino arrivatomi a casa e che mi conferma
l’iscrizione in una delle più dure e spettacolari gare
dell’arco Alpino.
Un avventura già vinta dopo aver conquistato un posto alla
partenza, ora non rimangono altro che sentieri, cenge
immerse in vallate selvagge e dimenticate dal turismo di
massa. Una settimana di sudore e fatica oltre settecento
chilometri e ventiduemila metri di dislivello. Il riposo di
fine tappa soltanto dopo aver montato la tenda e sistemato
il bagaglio. Poche ore di cameratismo e di riposo prima di
un’altra alba verso itinerari al limite del possibile.
Seguendo l’onda dell’avventura mi muovo pronto a vivere
intensamente emozioni da vivere e da raccontare.
Un particolare e sentito ringraziamento a Maurizio Doro
vortice contagioso di emozioni
A presto Sebastiano
Naturaider (Scavezzon
Squadra Corse)
Silenzio, si celebra l’
Iron Bike MMVI
22luglio Saluzzo(CN) prologo
Ciao a tutti!
Superando anche stavolta la mia pigrizia, vi invio alcuni
scritti che ho ricordato con piacere. Mentre scrivevo mi
sembrava di essere un discesista prima della libera che con
occhi socchiusi rivedeva il tracciato con minuzioso
raccoglimento.
La nostra è proprio una grande passione!!
Un caro saluto Sebastiano Favaro
“ I
Dannati dell’ Iron Bike 2006 “ Portata a termine con
soddisfazione ed emozione la 13° edizione del raid in mtb
più famoso ed estremo delle Alpi. Un prologo notturno e
sette tappe più di 600km e 22000m di dislivello.
Autentica passione, l’arrivo senza commenti e lustrini. Una
stretta di mano con alcuni compagni di imprese e un
arrivederci al prossimo sogno. |
|
|
”..questa è una gara per gente fuori dal normale”. Queste
sono le prime parole che ho sentito da Franco Sella figura
portante dell’organizzazione Iron Bike.
Un
benvenuto di tale portata non poteva non attirare un
improvviso e prepotente temporale estivo. Un segno
premonitore? Pensieri cupi cercavano di entrare nei miei
pensieri ma senza speranza venivano respinti per dare spazio
ad un arcobaleno che ricoprì l’antica e storica città di
Saluzzo. Con la testa all’ insù sento che dopotutto il
brutto tempo mi è amico. Dopo aver piantato la tenda tra una
concorrente americana e uno tibetano nel campo da calcio
comincio a sistemare la bici per il prologo. Molti sono i
dettagli che mi troverò da solo ad organizzare durante la
settimana. Altri favoriti dalla sorte potranno contare su di
uno o più accompagnatori. 8km con il cuore in gola tra pavè
scalinate e balle di fieno. Bizzarra iniziazione tra
spettatori assetati di spettacolo. Un girone diabolico di
gente che ti fischiava se scendevi dalla bici prima di
affrontare le scivolose scalinate. “Non voglio cadere” mi
ripeto, rintronato sui sampietrini, e avanzo con il freno a
mano, che lascio nell’ultimo giro dove complice una
temperatura fresca e ventilata che asciuga il selciato
scendo tra un ovazione che mi fa sorridere.
Non importa arrivare ultimo o a tempo scaduto, arrivare è il
mio successo.
23Luglio Saluzzo-San Damiano Macra 57km
La
prima tappa sulla carta non sembra difficile, ma ben presto
imparerò che il kilometraggio non conta quando il caldo e le
due prove speciali da cui prenderà forma la classifica di
gara renderanno consistente anche questa prima sgambata. La
partenza avviene scaglionata ogni due minuti partendo dal
fondo della classifica del giorno precedente. Questo mi fa
pensare!Ciò significa che se il mio ritmo diventasse blando,
mi troverei ad arrivare tardi a fine tappa ed essere uno dei
primi il giorno successivo a ripartire e ad avere meno tempo
a disposizione per riposare, mangiare e sistemare la bici.
Pensieri che ben presto lascerò cadere giù. Nota di rilievo,
i graditissimi incitamenti di Max Alloi di solobike sulla
Torre del Brondello. Grazie di cuore.
24luglio San Damiano Macra-Forte Roche la Croix 125km
Oggi è il caso di non arrendersi all’evidenza. Quattro colli
di cui due oltre i 2600m il ponte in pietra di Chatelet alto
ben 92m che abbraccia due montagne e sovrasta il corso dell’Ubaye
ed infine un Tunnel di 400m a 2630m scavato nella fredda e
buia roccia dove gelo gocciolii e buche piene d’acqua
renderanno precario l’attraversamento. Decido di lasciare la
frontale nello zainetto e mi butto verso quel piccolo
bottone di cielo che cerco di raggiungere sperando di non
cadere in qualche pozzanghera.
Dentro
al tunnel ci sono solo io…..ho il tempo anche di fermarmi di
voltarmi le due uscite sembrano identiche ma il soffiare
gelido del vento mi spinge fuori verso il versante francese
dove pioggia e freddo accompagneranno le mie pedalate per
l’ultima discesa e risalita verso il forte abbandonato degli
anni ’30 posto nella valle francese dell’Ubaye entro il
tempo massimo di 13ore. Essere arrivato oggi è stato
importante molti risentiranno della fatica arrivando
stremati a notte fonda. Un pensiero a questi avversari
pronti domani a battersi di nuovo.
25luglio Forte Roche la Croix-Barge 130km
Si rientra in Italia. Il Colle Longet attraversato da
contrabbandieri moderni di biciclette. Oggi per fortuna non
più per necessità come capitava in un epoca non tanto
lontana a numerose famiglie di confine. Questo immaginavo
salendo per oltre mille metri spingendo la bici o
caricandola in spalla per superare guadi o salti di roccia
fino ai 2670m. Da buon alpinista so anche che soltanto dopo
la discesa ci si può mettere attorno ad un tavolo con un
bicchiere vino, è così mi trovo ad accompagnare con i freni
tirati per circa 800m in discesa la mia bike. Imparo che non
conviene portarla sulle spalle. Una perdita di equilibrio
porterebbe oltre al rovinoso capitombolo anche la caduta
della bici sopra di me. Scivolo cerco di saltare per uscirne
in fretta ma appena prendo velocità so che il confine con
l’imprevisto è vicino. Mi volto e osservo il muro, da
spavento, appena disceso e mi avvio dopo un vorace ristoro
di anguria e coca-cola verso l’ennesimo finale di tappa dove
acqua e freddo intorpidiscono le mie ossa.
26luglio
Barge-Torre Pellice 85km
L’ illusione di una tappa più facile delle altre,
l’altimetria che non sembrava proibitiva rispetto ai due
tapponi precedenti. Tutto questo rilassa e inganna il
neofita dell’ Iron Bike. Il tutto sempre condito da una
buona dose di maltempo fornisce un quadro appeso a vita nel
muro dei ricordi. La salita di Santa Barbara una delle
cicloturistiche più impegnative dove la pendenze toccano il
ventitre percento. Ho sputato sangue per non mettere il
piede a terra. Poi un breve ristoro spazzato dal vento e via
verso i 2669m del rif.Barant. Punto di partenza della
seconda prova speciale di dodici km di downhill dove con la
coda tra le gambe verrò bastonato con 23 min di distacco dal
vincitore della speciale.
27luglio Torre Pellice-Pragelato 115km
Sfacchinata in salita su asfalto la disidratazione in
agguato un caldo africano questi sono i temi del giorno che
mi impediranno di pedalare come vorrei. Devo bere ogni dieci
minuti e
mi
accorgo che se me ne dimentico rischio di perdere lucidità e
controllo. Senza bere non si può stare. Dopo la terza e non
ultima ascesa verso il colle Clapier mi concedo un ristoro
improvvisato in malga Chaulieres. Qui tra le galline ruba
biscotti mi concedo a pane e ricotta di giornata. E’ un
peccato non trattenersi di più. La gente di montagna mi ha
sempre allungato una mano e sarebbe un peccato non attingere
usanze e tradizioni da una fonte inesauribile come questa.
Se i miei pensieri di inizio tappa cavalcavano verso il
miraggio di una sospirata bevuta, la fine mi riserva ormai
un appuntamento immancabile con il maltempo. Un acquazzone
salendo verso Pragelato abbassa la temperatura e riduce ad
un torrente il sentiero che risalgo come un dannato nel
fango con bocca spalancata per respirare e voglia comunque
di ridere pensando che l’unico responsabile di questa scelta
sono io.
28luglio Pragelato-Claviere 50km
Ci troviamo sulle montagne Olimpiche, il cielo è coperto e
la previsione di sfiorarlo dopo essere saliti sulla cima
dello Chaberton a 3131m lascia incertezza e perplessità su
di noi. Perdere l’occasione di arrivare ad una simile
altezza con la bici mi amareggia e mi
proietta
alla possibile prossima edizione..mah. Saliti sopra
Sestriere, mentre scendiamo concentrati sulla discesa erta e
insidiosa a causa delle canaline di scolo verso S.Sicario
non ci rendiamo conto che lo Chaberton si oscura. Il vento
comincia a rendere instabile la discesa e ad avvolgermi con
folate invernali. Arrivo al punto di ristoro senza più
sensibilità nelle mani. Cerco di mangiare subito qualcosa,
nonostante il freddo ho fame. Altri cercano le giacche
imbottite fornite dall’organizzazione e come se non bastasse
li vedo entrare nel furgone stravolti e anchilosati,
diventato in breve un camerino-dormitorio. La grande
montagna ci ha respinti e noi abbiamo chinato la testa.
Concludiamo la tappa sulla statale che ci porta a valicare
il Monginevro e ad avvicinarci al confine francese di
Claviere. Qui riposerò le mie membra accanto ad una
cinquecento all’interno di un parcheggio pubblico.
29luglio Claviere-Bardonecchia 60km
Ciliegina
sulla torta per l’ultima tappa. Oggi variazione di tappa: si
sale sullo Chaberton. Gli organizzatori non ci stanno, e
nemmeno io voglio rinunciare ad una salita che dalla scorsa
edizione è entrata di diritto tra le difficoltà maggiori
della gara. La fortificazione più alta d’Europa a 3131m ci
aspetta con 1900m di dislivello e notate bene soltanto un
terzo pedalabile. Il tempo si dimostra dalla nostra parte
con cielo terso e un sole tiepido. L’avanzata però si fa
sempre più lenta e lo sguardo basso osserva il progredire
dei miei piedi. Mi commuovo per loro che portano da sempre
in giro il mio corpo. Una volta in cima e terminata la prova
speciale c’è tempo per qualche foto una stretta di mano e
qualche giravoltola su me stesso. Gesto scaramantico che
osservo su ogni cima raggiunta. Il balcone sulle alpi mi
permette di godere di una visione priva di ostacoli ma non
ancora di spiccare il volo.
Lasciata l’arroccata fortezza altri due passi ci separano
dal traguardo di Bardonecchia. Mi porto cosi sulla pelle per
gli ultimi km, la sofferenza il sacrificio e la motivazione
di una settimana in cui il piatto principale non è
preconfezionato e subito pronto. Ma assomiglia più ad un
piatto gustoso e preparato con la ricetta segreta della
nonna.
Ho vissuto emozioni disagi fatiche e paure, condito il tutto
con un pizzico di rischio, e partecipato, portando a termine
tutte le tappe nel tempo massimo, ad un’ avventura
stimolante diventata quotidianamente sempre più audace.

Grazie ai miei piedi,
Ai fratelli Scavezzon,
Ad Hibros Sport, e Limar Helmets
Sebastiano Favaro
Scavezzon Squadra Corse

Alcuni numeri sulla gara:
Iscritti:135
Partenti:131
Nazioni rappresentanti:16
Tappe: 8 (incluso Prologo)
Tappa più corta: 8 km (prologo)
Tappa più lunga:129km
Percorso totale:km 620
Dislivello complessivo (in ascesa): 22000m
Massima quota raggiunta: 3130m slm Monte Chaberton
Organizzazione: 100 persone
Mezzi fuoristrada: 10
Mezzi pesanti: 4 (2 camion di Overland)
Pulmini e furgoni: 10
Moto fuoristrada: 8 (apertura, ricognizione e chiusura)
Veicoli appoggio: 11
Ambulanza:1
Elicotteri:1 |
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VIAGGIO - GARA
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L’eroica
“… un viaggio come il vino da
assaporare piano piano"
(del Naturaider Sebastiano)

Pare che
il ciclista d’altri tempi non debba tramontare mai. Per
capire una passione vanno ricercate le forme più particolari
ed emozionanti e io, amante incontrollato delle due ruote
non potevo non accorgermi di una manifestazione ricca di
bellezza e polvere come l’EROICA.
Questa
manifestazione si sviluppa nel Chianti su percorsi con
distanze variabili da 38 a 205km prevalentemente su strade
bianche rievocando con bici abbigliamento e ristori d’epoca
gesta di eroici uomini che pedalavano con tenacia e volontà
indomabile il secolo scorso. |
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Portata a
termine la prima volta nel 2005 con una mtb dopo una serata
tra Naturaider pappardelle di cinghiale e vino, ancora prima
di terminarla sentivo che qualcosa non andava. Mi sentivo
fortunato ad aver scoperto un evento simile ma allo stesso
tempo mi sentivo un intruso e un po’ in colpa. Il mio
abbigliamento e il mio “cavallo di battaglia” erano troppo
diversi dagli eroici che faticavano tra la polvere attorno a
me. Mi dovevo preparare per l’edizione successiva e per il
fatto che nulla viene per caso durante l’inverno complice un
bicchiere di vino e un amico curioso sulle mie scorribande
in bicicletta scopro una bici d’epoca dimenticata in un
garage. Contratto velocemente il prezzo, troppa era la gioia
di iniziare a sistemarla.
Riportata
alla luce, inizia frenetica, la ricerca di informazioni sul
restauro necessario per affrontare l’epica impresa. A vista
non manca nulla, di ciò che viene considerato “eroico” cavi
freno esterni, comandi cambio nel tubo obliquo pedali con
cinghietta su cui alloggiare i puntapiedi e sella italia di
cuoio.
La mia
Bianchi Ghisallo risalente agli anni ‘60 come una prima
donna acquistava tutte le mie attenzioni.
Prima
missione cercare testimonianze. E fu così che arrivai quasi
per caso a Cesiomaggiore in provincia di Belluno paese della
bicicletta e sede del
Museo storico "Toni
Bevilacqua". A curarlo come un figlio Sergio Sanvido ex
eroico corridore e ora qualificatissima persona utile per il
mio restauro. E’disponibilissimo a chiacchierare di corse e
tubolari ma soltanto dopo avermi mostrato gli oltre 200
esemplari ed i numerosissimi cimeli
appartenuti ai campioni del passato.
Carpisco utili dettagli, come l’olio di vaselina da spalmare
per almeno venti giorni sulla sella in cuoio, “diventerà
morbidissima” mi dirà. Mi suggerirà poi di controllare ed
eventualmente cambiare le sfere e i coni dei mozzi ruote,
della guarnitura Campagnolo e della serie sterzo.
Base di lavoro come sempre l’officina dei fratelli Scavezzon
dove tra Cannondale e Trek per alcuni giorni un mezzo
meccanico “diverso” prenderà posto attenzione e curiosità
dei clienti.
Attrezzi usati oltre alla vista acuta di Emilio meccanico
professional che mi assisterà nel lavoro qualche chiave
inglese un martello e tanta pazienza. Inizia così a colpi di
martellate il tentativo di togliere i prigionieri che
bloccano le pedivelle e contestualmente iniziano anche i
miei pensieri “e se mi si sbloccano mentre pedalo?che fine
farò?Mha…..
Dopo
poco e la volta della serie sterzo e dei mozzi. Devo stare
attento a non perdere le sfere che dopo decenni ritrovando
la libertà pensano bene di sperdersi per l’officina. La
catena mi pare antica ma a posto il cambio Valentino Super
della Campagnolo lavora bene e ne cambierò per sicurezza
soltanto i cavi utilizzandone due di usati recuperati nella
cassetta del ferro vecchio (Bartali nel ’49 usava il cavo
frizione di motocicletta perché più robusto e sicuro). Una
leggera centratura dei cerchi e una più energica pulita
renderà le due ruote lucenti e brillanti. Ora c’è da
ripulire il cerchio dal vecchio mastice prima di rincollare
i nuovi tubolari. Molta calma e precisione per alloggiare e
centrare il tubolare leggermente gonfiato. Ora manca
soltanto il riassemblaggio.
Le sfere, trovate dopo aver girato un paio di vecchi
rivenditori di bici, quelli per intenderci che mantengono
gli scaffali di una volta dove poter rimestare tra stupore
negl’occhi e calibro pronto per misurare spessori e
lunghezze, ci sono, il grasso abbonda e cosi inizio pieno di
smania ad ingrassare il mio cavallo. Presto capisco che non
è importante ricordarsi quante sfere ci fossero state per
cono. Ci si regola con lo spazio e dall’affinità tra cono e
controcono affinché il mozzo possa girare ma senza lasco
(poi è soltanto una questione di sensibilità).

Il velocipede prende forza ma nel caso di foratura mi
accorgo di essere sprovvisto di pompa d’epoca. E fu così che
complice l’invito di un amico vespista abituè dei mercatini
dell’antiquariato entriamo nell’autodromo di Imola per la
mostra scambio auto e moto d’epoca. L’odore della pioggia ci
accompagnerà a piedi lungo i cinque km del circuito dove due
e quattro ruote hanno segnato la storia dei motori. Ma alla
fine bagnato ma soddisfatto me ne ritornerò a casa dopo aver
trovato tra gli scatoloni di un rigattiere la pompa che
cercavo e soprattutto per aver calcato a piedi curve
storiche dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari come la Tosa e
la Rivazza.
Tutto
si stà allineando. Infine l’abbigliamento d’epoca di una
squadra di Mestre trovato nella sede del gruppo ciclistico
Maerne-Olmo a due passi da casa mia. Qui tra vecchie coppe
di gare provinciali polvere che le affascina e dona loro la
forza di un tempo riemerge uno scatolone con divise di
almeno quarant’anni. L’odore di lana ammuffita non mi ferma
dal provarla subito. Un po’ stretta ma Eroica!!. Un quasi
eroico comincia a prendere forma in uno scantinato.
Si parte. E’ la prima volta che viaggio in compagnia di una
signorina più vecchia di me. So che mi accompagnerà e non mi
tradirà. Arrivo a Gaiole il giorno prima e nel pomeriggio
dopo aver visitato l’esposizione di bici, abbigliamento
d’epoca e aver avuto il culo di acquistare un paio di
scarpe “Detto Pietro” d’epoca fondo di magazzino per 20 euro
mi ritiro nello spogliatoio ospiti del campo di calcio di
Gaiole dove in un materassino assieme ad altri eroici
trascorrerò una notte di pensieri tutti rivolti al mio ferro
buono.
Sveglia
alle 4 e partenza alla francese alle 5 tra buio e una
temperatura frescolina. Per fortuna che oltre ai
pantaloncini e alla maglia di lana avevo trovato una tuta
d’epoca della squadra che mi proteggerà fino alla prima
salita. Partenza. Uno sciame di lucine bianche e rosse si
confondono e danno vita ad un armonia che si susseguirà tra
vigneti e i borghi antichi. Si sfiora Siena tra cipressi e
aspre colline Montalcino nei pressi del Passo del Lume
Spento poi Val d’ Orcia e Val d’Asso dove la bellezza delle
case coloniche rende il paesaggio multiforme. Strade bianche
e spazi che trasudano lo spirito di una cultura antica
fortunatamente vicina a noi contro tutte le esasperazioni
dello sport.
Mordendo il manubrio e sentendo frusciare le ruote sotto di
me oltre ai km si susseguono anche i ristori, rigorosamente
d’epoca dove è indispensabile fare scorta di pane salumi
dolci caserecci un bicchiere di vino rosso e nei pressi di
Asciano anche di Ribollita. Riparto dopo l’abbuffata e non
posso non ricordare il grande Ginaccio Bartali quando nel
’48 ripartiva dai ristori con nelle tasche posteriori mezzo
pollo disossato. Eroici che in ogni salita premono sui
pedali danzando e forzando la spinta con tutto il corpo.Tenacia
e forza di volontà. Quanta fatica!!
Che dire di più provatela. Vi accorgerete che qualcosa vi
stupirà, forse il fatto di prendere in giro la società
tecnologica di oggi o più nostalgicamente sentirete di aver
bisogno di un tempo passato dove uomini con la nostra stessa
passione vivevano in un mondo senza essere delle macchine.
Ciao
a tutti Naturaider Sebastiano
Caratteristiche Tecniche
Tipo di strada:
Asfalto, Sterrato
Tipo di Bicicletta:
Ibrido, Strada
Per chi:
naturaiders Cicloturisti,Cicloamatori
Punto di Partenza e Arrivo:Gaiole
In Chianti
LUNGHEZZA:205km
DISLIVELLO COMPLESSIVO:
3500 m circa
DIFFICOLTA’:
IMPEGNATIVO
NOTE:
Da affrontare in
tutta tranquillità E NOTEVOLE SPIRITO DI ADATTAMENTO i 112
km
di strada bianca
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