Diario di viaggio Bolivia a piedi 2005
Il
percorso portato a termine in circa 20 gg di cammino e’ stato
duro, con il verificarsi di tanti imprevisti e difficolta’
legati al contesto territoriale e climatico.
Partiti da San Pedro de Atacama, dopo aver riassemblato tutti i pezzi del
carretto, abbiamo intrapreso la prima parte del percorso su una
striscia d’asfalto non troppo entusiasmante.
Fin dal primo giorno un forte vento contrario ci mette davanti una
componente ostile del territorio mettendoci a dura prova anche
perche’ non sufficientemente acclimatati.
Nel cammino che ci porta al passo di frontiera dobbiamo fronteggiare oltre
al forte vento un dislivello di 2400 mt, ma nonostante le
difficolta’, riusciamo a percorrere circa 25 km raggiungendo nel
primo gg una quota di circa 3400 mt. La stanchezza si fa sentire
tutta, montiamo la nostra tenda e al riparo dal vento freddo
riusciamo a nutrirci col nostro primo pasto disidratato.
Prima che il sonno ci assalga facciamo alcune considerazioni sugli
approvvigionamenti ….quelli di cibo non ci preoccupano, viceversa
ci creano irrequietezza e tensione quelli d’acqua, in quanto le
informazioni avute prima della partenza ci mettono al corrente che
da Laguna Blanca, non distante dal confine dove si trova un
dormitorio con cibo e acqua, fino a Laguna Colorada non vi e’
nulla……e in questo nulla vi e’ una distanza di circa 140 km
di piste sabbiose e sconnesse…..ci sembrano un po’ troppi per
permetterci un sonno tranquillo!!!
Il risveglio del mattino ci ricorda che non dobbiamo disattendere
l’impegno preso con il dipartimento di medicina dello sport di
Cagliari….e rileviamo i primi dati circa gli adattamenti del
nostro cuore alle variazioni di quota, tramite uno strumento
fornitoci.
L’operazione si presenta abbastanza “tragica” in quanto condizionata
dalla bassissima temperatura interna alla tenda, 2 gradi,
figuriamoci fuori -10....ma si fa!!!!!!
La ripresa del cammino ci porta ad affrontare la seconda giornata verso il
passo della frontiera….la vera salita comincia ora!! Facciamo
fatica a scaldarci, il vento contrario e freddo e’ presente
mettendoci subito in difficolta’, avvertiamo anche disturbi
legati all’altitudine, come cefalea e nausea….dopo quattro ore
e mezza interminabili pensiamo e decidiamo di fermarci…non
stiamo bene.
Mancano 15 km alla frontiera e pensiamo che proseguire significhi farsi del
male in quanto non siamo ancora acclimatati; mentre cerchiamo una
soluzione sul da farsi si ferma accanto a noi un fuoristrada con
due turisti a bordo, i quali, incuriositi dall’insolito mezzo di
locomozione ci chiedono se abbiamo problemi…..rispondiamo di
si....e in condizioni fisiche veramente precarie, decidiamo di
accettare il passaggio a Laguna Blanca che si trova poco oltre la
frontiera.
Qui ci siamo rimessi in sesto…..un alloggiamento, un caldo pasto e una
branda ci tirano su il fisico e il morale.
Prima di accomiatarci col
gruppo che gentilmente ci ha portato oltre confine, abbiamo il
tempo di chiedere informazioni e discutere con l’autista circa
il nostro attraversamento fino a Laguna Colorada….sappiamo delle
difficolta’ degli approvvigionamenti d’acqua……gli
spieghiamo il nostro progetto e ci vede un po’
preoccupati…..ci dice che lui alla guida di un’altro gruppo
passera’ sullo stesso percorso tra due gg…gli chiediamo la
disponibilita’ a portarci l’acqua…lui accetta!!!...gli diamo
dei bolivianos e stimiamo, andando a una media giornaliera di 25
km, d’incontrarci lungo il percorso a 50 km circa del cammino.
Nonostante l’ampia disponibilita’, abbiamo dei grossi dubbi di
ritrovarlo tra due gg….siamo fortemente indecisi sul da farsi,
ma il programma puo’ andare avanti solo con questa soluzione, o
come alternativa siamo costretti a fermarci….decidiamo di
andare!
Durante il cammino, contrassegnato dalla costante presenza del vento freddo,
ora contro, ora di lato, ma mai a favore, in un contesto
territoriale di assoluto isolamento, di dura fatica per via della
sabbia e delle salite, abbiamo anche il costante pensiero di non
ritrovare l’amico autista con l’acqua….questi sono stati
sicuramente i gg piu’ difficili di tutto il nostro cammino.
Questo pensiero…che pesa per la nostra testa….eccome se pesa….ci
accompagna per due lunghi giorni….e svanisce allorche’
avvistiamo in lontananza un polverone….segno di un passaggio di
una macchina…un suono di claxon insistente ci rassicura che si
tratta di lui….ci fermiamo ad attenderlo...e con lui e l’acqua
ci rinfranchiamo…il nostro entusiasmo e’ alto e tangibile, ci
da l’acqua e lo salutiamo con un grande abbraccio….un segno di
grande solidarieta’ che non dimenticheremo facilmente.
I gg a seguire nonostante la tranquillita’ ritrovata con le scorte
d’acqua si rivelano sempre piu’ duri con il peggiorare delle
condizioni delle piste, sempre piu’ sabbiose e in alcuni tratti
ci aiutiamo a vicenda per poterli superare….i tempi di
percorrenza a piedi sono enormemente dilatati e vi e’ qualche
momento di sconforto…l’impressione e’ quella di non poter
arrivare mai alla meta, ci sentiamo una nullita’ e infinitamente
piccoli e soli.
Durante il cammino ciascuno
di noi cerca di trovare le energie fisiche e interiori per
proseguire e ora l’uno, ora l’altro ci incoraggiamo a vicenda,
ma e’ come se ciascuno di noi si trovasse ovattato nella propria
sfera fatta di fatica, sofferenza, emozioni ora positive, ora
negative…e attendiamo la fine della giornata per metterci al
riparo della nostra tenda….e anche per “sentirci” nel nostro
fisico che oramai manifesta dei cedimenti; la nostra schiena a
causa del gesto motorio innaturale e non consueto, nonostante gli
allenamenti, sembra quasi che abbia fatto l’abitudine al
dolore…..le mani di Daniele sono piagate dal freddo e qualche
vescica sui piedi e’ presente.
A due gg dall’approvvigionamento d’acqua e da una stima dei km percorsi,
capiamo che siamo ancora distanti da Laguna Colorada…e per la
difficolta’ delle piste che comportano un lento avanzamento e
le, di nuovo, scarse scorte d’acqua anche a causa della rottura
di due bottiglie, ricadiamo nello sconforto.
Necessita un momento di riflessione, ci fermiamo anche per riposare e
mentre discutiamo di questi problemi, si materializza una sagoma
piccola e lontana….un fuoristrada!...un saluto…un cenno…e
per l’ennesima volta la fortuna ci viene incontro…l’autista
ci offre di accompagnarci a Laguna Colorada per circa 35 km…non
esitiamo!
Arriviamo a Laguna Colorada prendiamo alloggio e decidiamo, visti i colori
della laguna, di fare qualche foto e delle riprese…la vista
merita molta attenzione e anche durante il cammino, le riprese e
le foto, purtroppo, non riescono a trovare mai lo spazio che gli
scenari meritano.
Mettiamo mano all’attrezzatura fotografica e ci accorgiamo che il freddo
intenso ha scaricato le nostre scorte di batterie…non vi e’
molto da fare..da questo momento e finche’ non troveremo energia
per le nostre pile…le foto e le riprese saranno quelle dei
nostri occhi e della nostra mente.
Riprendiamo il cammino da
Laguna Colorada alla volta di Villamar e stimiamo (salvo
inconvenienti) di arrivarci in due gg o al massimo tre; le
condizioni fisiche reggono bene nonostante la dura fatica e oramai
siamo acclimatati, ma non sottovalutiamo il fatto che fino ad ora
non siamo mai scesi al di sotto della quota di 4300 mt di altezza.
In questa tappa pensiamo di camminare il piu’ possibile, nonostante il
rallentamento dovuto non solo alla condizioni della pista, ma
anche a causa di diversi attraversamenti di piccoli torrenti che
talvolta ci costringono a scalzarci, tastando le gelide acque in
certi tratti ancora ghiacciate.
Dopo sette ore di cammino ci fermiamo esausti, montiamo il campo con
particolare attenzione al fornello che dovra’ scaldarci il
nostro lauto pastone…dormiamo bene e al mattino monitoriamo,
come di consueto in questi gg, gli adattamenti del nostro cuore
allo sforzo in altitudine…il tutto nonostante le dure condizioni
logistiche date da stanchezza e molto freddo…abbiamo le uniche
batterie cariche da gestire con molta parsimonia per i rilevamenti
del progetto scientifico…speriamo di arrivare fino in fondo!
La fatica del cammino anche in questa giornata e’ sempre compensata dalla
spettacolarita’ dei paesaggi….pensiamo che una splendida mano
si sia divertita e abbia messo grande estro e creativita’ nel
dipingere, formare e colorare questa splendida natura…anche i
suoni sono forti…e sono quelli del vento che soffia imperterrito
da queste parti….Sergio…o meglio il suo carretto ne paga le
conseguenze, fortunatamente senza gravi danni che ne’ possano
ostacolare la prosecuzione del cammino….solo una barra storta a
causa del ribaltamento dello stesso per le forti raffiche.
La stima del cammino per arrivare a Villamar si dimostra fallace e siamo
costretti a fare il campo a circa 15 km dal villaggio....arriviamo
l’indomani e sostiamo 2 h per mangiare una calda zuppa e vivere
il contatto quotidiano con la gente del posto...cogliamo con gioia
l’occasione e la presenza di un generatore di corrente (che
accendono appositamente per noi) per ricaricare un minimo le
batterie .....ci accontentiamo di poco!
Facciamo una buona scorta
d’acqua e ci rimettiamo in cammino, sappiamo che i prossimi
approvvigionamenti saranno ad Alota e San Cristóbal...siamo
tranquilli!! Alla periferia del villaggio troviamo d’avanti
l’ennesimo corso d’acqua....sembra che non vi sia altra
soluzione che scalzarci anche stavolta e fare un pediluvio nelle
fredde acque del piccolo rio....intervengono in nostro aiuto un
gruppo di bambini della scuola del villaggio, anche loro
meravigliati dell’insolito mezzo di locomozione a cui noi siamo
imbragati....ovunque e anche da queste parti come consuetudine
sono gli asini a trainare i carretti!!!...resisi conto della
nostra natura (diversa da quella degli asini) i bambini si sono
prodigati ad indicarci un ponticello fatto di pietre e ci hanno
aiutato a trasportare il carretto oltre il corso d’acqua....gli
stessi dopo i nostri ringraziamenti, hanno riguadagnato le aule
richiamati dal loro maestro.
Dopo tanti gg siamo ad una quota sotto i 4000 mt, la temperatura e’
migliorata e durante il giorno vi sono anche 12 gradi; saranno
queste condizioni un po’ piu’ favorevoli a farci percorrere in
questa tappa altri 20 km.
Ormai l’incedere del nostro cammino e’ lento ma sicuro, comunque piu’
veloce da Villamar in poi.
Il morale e’ alto, la fatica e’ sempre...e comunque...la nostra compagna
quotidiana, ma l’avanzare verso la meta ci carica di energia e
motivazione...i campi si susseguono senza grosse
problematiche....anche ad Alota riusciamo ad approvvigionarci di
tutto cio’ che ci occorre e proseguiamo nel nostro percorso alla
volta di San Cristóbal, altro villaggio dove ci forniamo di
quanto ci serve per arrivare fino ad Uyuni.
Dopo un’ora di cammino ci rendiamo conto che ci stiamo immettendo in una
strada di grosso traffico, a tratti asfaltata e con frequenti
passaggi di camion in quanto nelle vicinanze si trova una grossa
miniera...e questa e’ la ragione.
I camion suonano ripetutamente il clakson al loro passaggio...ci passano
vicinissimi, costringendoci a spostarci sul bordo della strada
creandoci uno stato di nervosismo, anche per il pericolo che
realmente corriamo....anche i paesaggi non ci aiutano a superare
questo stato....gli stessi, non sono piu’ belli come quelli fino
ad ora visti e gli sforzi che facciamo non sono piu’ compensati.
Al primo spazio lungo la strada ci fermiamo e dopo aver scambiato tra noi
sul da farsi, facciamo cenno ad una macchina di fermarsi per
chiedere delle informazioni sul proseguo della strada fino ad
Uyuni....le stesse non sono incoraggianti e la strada prosegue
alternando asfalto e sterrato con transito di camion.
Attendiamo 30 minuti circa prima che un camion si fermi ad un nostro
cenno....contrattiamo il passaggio (l’autista ci chiede dei
bolivianos)...noi gli offriamo 20 bolivianos, carichiamo i
carretti sul cassone e arriviamo ad Uyuni dopo circa 40 km.
La citta’ ci accoglie in
maniera fredda...in linea con tutto quello preso in questi gg...e
in maniera anonima...ma tante’!!....noi dovremo trattenerci il
tanto che basta per organizzare la logistica per attraversare il
salares...troviamo un albergo con acqua calda “per usare un
eufemismo” e dopo 12 gg di lunga attesa possiamo farci una
meritata e doverosa doccia.
Organizzata la logistica, ci tratteniamo ad Uyuni oltre le previsioni, 3 gg,
anche per recuperare psicofisicamente dalle fatiche del cammino
percorso.
Lunedi’ 1 Agosto...dopo la visita al Cementerio des los trenos (cimitero
dei treni), ci accompagnano a Colchani, villaggio situato
all’ingresso del salares che basa la sua economia sull’attivita’
legata all’estrazione del sale.
Iniziamo la traversata ammirando i muntones di sale e gli ojos del salar,
che sono delle risorgenze di acqua dal sottosuolo; la nostra
direzione e’ quella di Qoquesa al Volcan Tunupa, il quale con la
sua imponenza data dai suoi 5900 mt di altezza e’ visibile da
Colchani....questa scelta ha ovviato alla soluzione che a priori
avevamo previsto e cioe’ attraversare il salares dapprima in
macchina per rilevare i punti GPS e poi percorrerlo...il tutto ci
permette di risparmiare denaro.
Le sensazioni che avvertiamo sono incomparabili, a livello di fatica, con
quelle vissute sino ad ora....nessuna salita, solo una piattaforma
di sale che scorre sotto i nostri piedi...il passo si rivela da
subito sciolto e veloce e la vista che si offre ai nostri occhi
e’ di straordinaria bellezza.
Procediamo secondo la tabella di marcia prevista e alla fine del secondo
giorno di traversata riusciamo a compiere 60 km...montiamo i campi
prima del tramonto per non farci cogliere alla sprovvista dal vento
freddo e intenso che avvertiamo puntualmente intorno alle 16.30
circa.
Al tramonto il salar si tinge di varie tonalita’ di rosa...le nostre ombre
si allungano a dismisura, un fenómeno simile non lo avevamo
ancora visto.
Nel terzo gg di traversata siamo svegli alle prime luci e godiamo
dell’alba del salares, che alla pari dei tramonti, offre scenari
di rara bellezza.
Ci avviamo ….tra 20 km
saremmo al Volcan Tunupa dove troviamo un piccolo pueblito di nome
Qoquesa..prima di entrarvi dobbiamo attraversare una piccola
laguna, che divide il salares dal villaggio, dove trovano il loro
habitat naturale i fenicotteri rosa, molto simili ai nostri ma qua
si sono adattati a un clima decisamente piu’ rigido.
La laguna non ci e’ possibile attraversarla e chiediamo passaggio ad un
mezzo in entrata (200 mt)…nel villaggio troviamo tutto cio’
che ci occorre, compresa una bella branda…il che non guasta!!
Il Tunupa ci offre la sua vetta di forma conica dai colori pastello e un
piccolo trekking che ci porta alle cuevas delle mummie. Fatte le
scorte d’acqua, al mattino ripartiamo alla volta dell’Isla de
los Pescadores ( Isla Inca Huasi) che s’intravede in
lontananza…arriviamo in giornata dopo sei h di cammino e
montiamo il campo nei pressi di una piccola grotta.
La visita all’isola e’ dovuta e molto interessante per la
particolarita’ della flora….cactus nani, piccoli, giganti e di
tutti i tipi rappresentano e formano un giardino unico nel suo
genere.
La nostra traversata prevede come prossima tappa la direzione di Llica…a
nord ovest del salares.
Partiamo come di consueto alle 9 e dopo cinque km circa abbiamo un
problema….il carretto di Sergio, forse logorato anche dal lungo
allenamento previaggio, ha il mozzo che non va….si blocca e va a
scatti, ma fortunatamente abbiamo con noi grasso e qualche pallino
di scorta…smontiamo tutta la ruota dopo aver scaricato i bagagli
e pensiamo di aver risolto il problema.
Il tutto ci fa perdere tempo, cambiare umore, ma sopratutto decidiamo per un
cambio di rotta in quanto la pista in direzione Llica e’ poco
trafficata e in caso di guasto meccanico ci troveremo in seria
difficolta’....decidiamo di tornare verso Isla Inca Huasi per
poi proseguire verso Colchani.
Nel salares oltre al passaggio di numerosi fuoristrada, notiamo in piu’
circostanze piccoli gruppi di ciclisti….si fermano e come gia’
accaduto con altre persone nella precedente parte del cammino, si
incuriosiscono per il nostro mezzo di trasporto.
Date le risposte alle loro domande e spiegato lo scopo del nostro
viaggio…si complimentano con noi per la particolarita’ e
originalita’ della nostra esperienza….ormai il salares non
e’ piu’ un’esclusiva per pochi ciclisti solitari…come anni
fa!!
Proseguiamo alla volta di Colchani, distante 70 km circa e capiamo che se
vogliamo rispettare i tempi di arrivo stimati, in questi ultimi 2
gg dovremo macinare qualche km in piu….cosi e’, infatti
l’ultimo gg partiamo un po’ prima del solito (h 8.00) e dopo 8
ore di cammino arriviamo a Colchani molto stanchi…e quasi non ci
rendiamo conto di aver portato a termine il nostro progetto.
La giornata e’ passata per tutti e due (ognuno lo puo’ dire per se) al
pensiero di vivere questo magico momento in maniera assolutamente
liberatoria…niente di preparato, ma tutto molto spontaneo e
sincrono….liberatici dallo stretto legame col carretto, ci siamo
guardati e ci siamo abbandonati all’emozione di un
abbraccio…..
Arrivati a Uyuni con mezzo di fortuna, per 20 km, ci accomiatiamo dai
nostri carretti barattandoli con artigianato locale…un po’ di
tristezza in questo momento la avvertiamo nell’abbandonare i
nostri fedeli compagni di viaggio ma e’ un’emozione che si
condivide con un’altra….ci fa piacere pensare che questi mezzi
possano essere utili per il lavoro cuotidiano di questa
gente….qui il carretto e’ un mezzo di lavoro e trasporto molto
utilizzato.
Lo stato di poverta’ e’ visibile e tangibile nei villaggi
dell’altopiano, come nelle grosse citta’, come ovunque, dove
la gente vive di grande stenti e laddove, anche le condizioni
ambientali e climatiche sono inclementi, la vita e’ ancora
piu’ difficile…tutto quanto concerne lo stato sociale di
questa terra, lascera’ un segno indelebile dentro di noi
Nel nostro piccolo siamo riusciti a portare un messaggio di solidarieta’
attraverso la raccolta di materiale sportivo vario e di
cancelleria scolastica, destinati a un progetto di scolarizzazione
di una comunita’ di bambini sita nell’altopiano Boliviano, una
delle zone piu’ povere che abbiamo visto, anche perche
fortemente isolata.
Riteniamo che la distanza inizialmente prevista e stimata in 800 km, 480 dei
quali effettivamente
percorsi in 18 gg di cammino, sia difficilmente realizzabile, a
piedi, senza il supporto logistico di un mezzo che nei punti di
maggior isolamento approvvigioni d’acqua…il territorio,
infatti, nonostante la presenza delle lagune, l’acqua delle
quali non e’ potabile, non presenta per lunghi tratti
possibilita’ di approvvigionamenti.

Ciao
a tutti Daniele Rocca e Sergio Soro
Ringraziamo coloro che hanno creduto
e contribuito alla realizzazione del nostro progetto:
Beppe, per la fornitura di abbigliamento tecnico MONTURA;
Fladimir e il punto vendita NUOVI
EQUILIBRI;
Grazia, per la fornitura di prodotti energetici e protettivi ERBOLARIO
e ERBAVITA;
Mássimo, per averci messo a disposizione la tenda FERRINO Highlab La Meje HL;
Maurizio, per i consigli datici e per averci ospitato nel suo sito
www.mauriziodoro.it;
Fabrizio, per la fornitura di prodotti energetici;
Shard Rock Climb per la loro disponibilita.
Ringraziamo per la collaborazione al
progetto solidale destinato alla comunita’ di bambini:
A-Line
e Gianni Rombi per la fornitura di attrezzatura sportiva;
Daniela e LIBRERÍA DETTORI per
la fornitura di cancelleria scolastica;
COOPERATVA ALBESSEDE
peri il coordinamento dell’iniziativa solidale e umanitaria.
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