NATURAID INDIA del Nord in MTB agosto 2010
Da Manali a Leh sul passo carrozzabile più alto del mondo:
il Kardung La di 5602 m
 

 

I partecipanti

  MARINA 55 anni AOSTA
 
ROBERTA 40 anni VENEZIA
  CARLO 50 anni VICENZA
 DAVIDE 31 anni VENEZIA
 GIANCARLO 57 anni VICENZA  
 MAURO 55 anni VICENZA
 MASSIMO 57 anni AOSTA    
 RAFFAELE 43 anni VENEZIA
 
VALTER 66 anni VARESE     

Le foto

 

 

 

e l'avventura continua.....

Ciao a tutti voi del gruppo, Mauri

 

REPORT dei Naturaider Roberta e Raffaele

Luglio/Agosto 2mila10, lungo la “Manali – Leh”, fino al Kardung La a 5.602 mt.


Quest’anno siamo stati veloci a decidere dove andare per una leggera “sgambatina” in compagnia: il passo carrozzabile più alto del mondo! Quindi velocemente una telefonata al vecchio Mauri, e dopo aver sentito l’ok da Aosta, i giochi sono fatti: si parte! E da Venezia……

Sabato 24 e domenica 25/7/10 Venezia/Istanbul/Delhi/Manali

Aspettiamo i ragazzi nel pomeriggio del venerdì e passeranno la notte da noi per comodità. Una buona cena e a nanna per la partenza di domani. Il volo parte alle 13 e in aeroporto conosciamo i ns compagni di viaggio: Davide da Marghera, Carlo, Giancarlo e Mauro da Schio e Valter da Varese, oltre ovviamente a noi 4 e al mitico Mauri che rivediamo con estremo piacere dopo un po’ di tempo. Dopo lo scalo a Istanbul sbarchiamo alle 3 della domenica mattina a Delhi, ma non saremo in albergo prima delle 5.30. Il caldo che ci assale qui è soffocante, molto più che in Italia, a causa della mortale umidità che fa sudare in continuazione. Dopo non poche difficoltà a trovare l’hotel in un intricato labirinto di viuzze che neanche la nostra guida conosce – forse anche per il fatto di essere di Manali – riposiamo 4 orette prima di tuffarci nel caos della capitale per cercare di vedere e vivere qualche momento di vita indiana. Siamo nella parte nuova, in continua rivoluzione e movimento con centinaia di cantieri dove trovano lavoro, in condizioni non proprio europee, migliaia di persone, senza distinzione di sesso, dove le donne portano con sé i loro piccoli con qualsiasi tipo di condizione. In queste strade il caos è unico, tra frastuono di clacson, rumore di lavori dei cantieri, motori di dubbia qualità e gente che mercanteggia ad ogni angolo di strada; ma è proprio tutto questo che rende unica questa metropoli che non dorme mai e del tutto inusuale alle ns abitudini. Ci muoviamo col risciò a pedali, lavoro delle persone riservato alle persone con poche disponibilità e subito Roberta ed io ci perdiamo perché il nostro autista non è tra i più battaglieri. Ci ricongiungiamo agli altri dopo qualche difficoltà con la lingua e ci immergiamo in un dedalo di viuzze. Dopo sarà la volta del tuc-tuc, un ape car elaborata per diventare un mini taxi per 3 persone. Lo smog è micidiale e questi piccoli mezzi ne producono a volontà. Facciamo una sosta per uno spuntino e per prendere un po’ di fresco. Torniamo verso l’albergo per prepararci al trasferimento in pullman e stavolta useremo la metro. Sembra di essere in un altro mondo: altra gente e pulizia nonché serrato controllo militare. Dopo l’ennesimo trasbordo del voluminoso bagaglio, alle 18 partiamo per Manali, per un viaggio di 17 ore, tutto sommato comodo in un pullman GT con posti riservati e poltrone reclinabili. La pioggia ci accompagna fino a destinazione e faremo qualche sosta anche per la cena, oltre che per spezzare tutte le ore da seduti.

Lunedì 26/7/10 Manali (1.850 mt)

Dopo tutta la notte in viaggio, verso le 11 siamo a destinazione. 17 ore per circa 500 km! La strada lasciata Delhi diviene via via più impegnativa fino ad essere quasi impraticabile man mano che si sale, fino ai 1.850 mt di Manali. Si incrociano mezzi di ogni tipo ed ogni volta è una scommessa su chi si fermerà o si farà più da parte; e comunque si passa sempre, e sempre indenni.
Una piccola tregua dalla pioggia ci consente ci consente di fare l’ultimo passaggio degli scatoloni senza problemi e con i mezzi che avremo da ora al seguito arriviamo in albergo, dove poi montiamo le bici dopo una rifocillante colazione.
Finito di ordinare ci rechiamo in centro, sempre sotto la pioggia. Il paese è molto turistico, in quanto da qui partono i più importanti trekking e viaggi della zona oltre che ai percorsi in mtb. C’è gente di tutte le razze ed è bello perdersi tra i vicoli per scovare qualche oggetto da acquistare: il nostro sarà una campagna di yak in legno. Torniamo in albergo per la cena. Poi a nanna.

Martedì 27/7/10 Manali/Kullu Valley/Manali
Km 57,5 – 4h15’ – Dsl 940 mt – Avs 13

Bella dormita e risveglio con pioggia battente. Alle 9 circa partiamo per una bella pedalata propiziatoria nella Kullu Valley, verdissima e lunga valle che corre a sud di Manali e attraversiamo i villaggi di Haripur, Nagar, Marhi per poi arrivare a Rumsu, meta di oggi, per visitare un vecchio villaggio di pastori, dove facciamo un po’ la conoscenza delle donne del posto, con cui poi scatteremo delle foto. La pioggia finalmente dà una tregua, ma il fondo per arrivare fin qui è assai fangoso e l’acqua scorre a torrenti nel sentiero. Dopo uno spuntino giriamo le bici e ripercorriamo in senso inverso la strada fatta fin qui, fermandoci a vedere un piccolo tempio induista prima di tornare a Manali per una piccola sosta in centro.
Tutta la gente incontrata dimostra una grande serenità, cordialità ed ha sempre un sorriso da regalarti al tuo passaggio.
I bambini ugualmente sono assai simpatici e ti vogliono salutare e toccare la mano. La dignità di questa gente è  imbarazzante e ci sarebbe da imparare molto spesso da loro a vivere meglio. Ma questa è un’altra storia.
Ceniamo in albergo dopo un primo bucato.

Mercoledì 28/7/10 Manali/Marhi (3.200 mt)
Km 37 – 3h55’ – Dsl 1.370 mt – Avs 9,4

Oggi inizia la nostra marcia verso Leh.
Come ieri, anche oggi piove ma era nelle aspettative; da domani dovrebbe migliorare. Partiamo subito in salita e sarà salita tutta la tappa. La pioggia ha trasformato la strada in un susseguirsi di frane e interruzioni, e ad ognuna si crea un intasamento di camion, fuoristrada e macchine che si sblocca lentamente. Per fortuna con le bici si riesce a passare ma si rischia di impantanarsi nel fango e i frontali con i camion che scendono. Il caos è totale ma riusciamo comunque a godere di questi panorami, tra ghiacciai, torrenti e cascate, attraversando numerosi villaggi. La gente è molto cordiale, i bambini cercano ancora il tuo saluto.
Dopo aver temuto per i nostri mezzi coinvolti nel blocco del traffico, arriviamo al campo e montiamo le varie tende doccia, bagno e mensa. Tutto ok. Una doccia calda ti cambia la vita.
Cena abbondante e poi a nanna. Non piove.

Giovedì 29/7/10 Marhi/Gondgla (2.950 mt)
Km 68,2 – 5h30’ – Dsl 860 mt – Avs 12,3

Ha piovuto tutta la notte! E pensare che ieri sera c’era un panorama mozzafiato. Però la fortuna è dalla nostra e tempo di prepararci e di far colazione il cielo si apre ed il blu domina sulle montagne. Partiamo per le 9.30 e a causa della pioggia la strada è ancor peggio di ieri. Abbiamo ancora 16 km prima di arrivare al passo a quasi 4.000 mt ma saranno davvero tosti. Un sacco di frane rallentano il già lento andare e l’altitudine si fa sentire non appena si cerca di fare un qualsiasi cambio di ritmo ora per evitare di impantanarsi, ora per anticipare i camion nei passaggi stretti. Siamo in cima verso le 12 ed il paesaggio che si apre davanti ai nostri occhi è davvero incantevole. I ghiacciai sono magnifici e si susseguono numerosi in queste montagne imponenti. Una piccola sosta e ci lanciamo in discesa per altri 20 km e stranamente il traffico cala e forse perché il passo richiama molti turisti e perfino sciatori locali davvero molto improvvisati! Giungiamo in uno strano posto di frontiera che identifichiamo così solo per averci controllato i passaporti. Da qui con altri 30 km circa di bella strada prima ancora in discesa e poi in falsopiano attraversando altri piccoli villaggi giungiamo nel campo dove ci sistemiamo le tende per una doccia rigenerante. La giornata è stata climaticamente buona ed il sole ha lasciato su di noi il suo segno. Buona cena e buona chiacchierata prima del riposo.

Venerdì 30/7/10 Gondgla/Darcha (3.725 mt)
Km 60 – 5h05’ – Dsl 1.300 mt – Avs 11,7

Il risveglio è con una bella giornata, che a 3.000 mt significa sole che brucia. Partiamo verso le 9.15 e la strada è subito magnifica e per di più in discesa; così ci addolcirà la salita che subito dopo ci attende. Lo scenario ed i panorami sono da brivido e tutt’intorno ci fanno da cornice numerosi meravigliosi ghiacciai che alimentano impetuosi torrenti che a volte si riversano in strada creando numerosi guadi. Saliamo di quota per poi discendere in uno dei tanti villaggi per la sosta pranzo assaggiando i famosi “momos” una specie di grandi ravioli ripieni di verdure e cipolla, cotti al vapore. Dopo una mezz’ora si riparte per l’ultimo strappo che in 15 km circa ci porterà a Darcha al nostro campo, lungo una spettacolare valle e questa volta con una comoda strada. Si arriva verso le 16.30 e dopo una doccia marrone, si può anche fare un
primo bucato. Aspettiamo con un buon thè la nostra cena.

Sabato 31/7/10 Darcha/Sarchu Camp (4.300 mt)
Km 54,2 – 5h – Dsl 1.200 mt – Avs 11

Giornata magnifica sotto ogni aspetto. Si comincia a fare sul serio e si raggiungono altitudini importanti. Dopo colazione partiamo verso le 9.15 e cominciamo la giornata con un piacevole saliscendi che comunque ti ricorda che sei alto. Dopo una decina di km si comincia a salire e sarà una salita costante mai ripida ma di più di 20 km. Il cielo si annuvola ma la variabilità sarà costante tutto il giorno ed è un bene viste le ustioni dei giorni scorsi. Gli scenari ed i paesaggi tipici di un ambiente più desertico dato che stiamo lasciando la regione dell’Himachal Pradesh dopo aver valicato il Rothang La sono mozzafiato; siamo circondati a 360° da maestose montagne e da interminabili ghiacciai che si stagliano imponenti nel cielo blu. Dopo circa 4 ore abbondanti siamo in cima al Baralacha La a 5.000 mt circa di quota ed è per ora in nostro più importante traguardo di quota mai raggiunta in bici. Per ora però!! Le foto sono di rito così come lo sono state quando poco prima abbiamo raggiunto il Thadsang Karu Lake. Ora tocca la discesa. Saranno circa 25 km di piacevole andare, tranne per il collo, prima di trovare dell’ottimo asfalto (novità dell’ultimo anno) e poi di un fondo misto di vecchio asfalto e terra dura interrotta dai soliti guadi causati dal dirompente lavoro dell’acqua che scende dai numerosi ghiacciai le cui lingue di neve arrivano talvolta in strada. Si fa la sosta per rifocillarci dopo i primi 5 km di discesa e poi si riprende verso quella che sarà per noi la sorpresa della giornata. Ci godiamo però prima il magnifico paesaggio, le gole naturali ed i canyons scavati dall’acqua, oltre a tutta la valle che stiamo percorrendo in tutta la sua lunghezza e che ci regala colori ed emozioni forti. Ed è bello esser qui con la persona con cui divido la quotidianità; è davvero super, lo penso mentre pedalo davanti a lei quando mi giro e la vedo sempre lì a non mollare mai, e lo dimostra ancora una volta qui in India, in una circostanza ed a condizioni che poche ragazze o donne sono capaci di affrontare e di vivere. A me è capitata questa fortuna.
La sorpresa: prima del villaggio di Sarchi, ci attende un campo tendato in un ambiente aperto a perdita d’occhio a dir poco emozionante. Ad ogni coppia tocca una tenda molto spaziosa e comoda, col bagno annesso ed è davvero una comodità che a 4.300 mt si sente. Una doccia, ed altri due passi (a piedi…….!!) prima di cena.

Domenica 1/8/10 Sarchu/campo dopo il Lachalang La (4.800 mt)
Km 70 – 4h50’ – Dsl 1.150 mt – Avs 13,5

Forse la giornata più impegnativa dal punto di vista fisico. Per ben due volte abbiamo toccato i 5.000 mt del Nakkela La e del Lachalang La. Ed è stato anche il nostro nuovo record di altitudine mai raggiunta e mai pedalata. La partenza un po’ anticipata ci ha consentito di gestire meglio il tempo perché vien sera che non ti accorgi tante sono le cose da fare nell’arco della giornata. I primi 33 km sono stati molto piacevoli pedalando in saliscendi fino a perdere un po’ di quota e soprattutto inebriando la nostra vista ancora di sensazionali scorci che ad ogni curva ti regalano nuove e diverse emozioni. Mi rendo conto di essere ripetitivo ma a parte i numerosi camion che rompono alla lunga i coglioni – per non contravvenire alla legge di Murphy – proprio nei peggiori momenti, impolverandoti completamente e togliendoti quel filo di fiato con gli scarichi che ti sgasano addosso, non riesco fin qui a trovare una benché minima situazione che non possa esser che positiva. Dopo questi km iniziali si comincia a salire, l’asfalto lascia a tratti il posto allo sconnesso e qualche volta all’acqua e si sale per 20 km in compagnia della pioggia a tratti ghiacciata man mano che ci si avvicina ai 5.000 mt, schivando buche, camion ed anche i nostri mezzi che ironia della sorte son quello più fastidiosi. Ci siamo! Emozione.
Un abbraccio, una foto assieme, due chiacchiere con un gruppo di bikers canadesi più scappellati di noi e indossata la mantella oltre a tutto il resto, dobbiamo perdere quota per poi superare un altro passo; e riusciamo a vedere la strada che prima scende per 4,5 km e che poi salirà per altri 7 km circa (dsl circa 400 mt). Arriviamo alla base della salita non senza problemi al collo che comincia a pagare lo sforzo fatto fin qui. Si ricomincia a salire, ognuno col proprio ritmo e sempre molto regolari e agili. Dopo l’ennesima curva e salitone infinito, un ultimo sforzo e siamo in cima al Lachalang La a 5.060 mt! È fatta; un bacio alla Roby fin qui ancora una volta encomiabile ed un po’ acciaccata da una piccola caduta a causa del mancato sgancio del pedale, altre foto al cippo del passo con le preghiere tibetane – ricordo che poco prima della salita al Nakeela La si è entrati in Ladakh, abbandonando quindi l’Himachal Pradesh – ed ancora giù per altri 4 km circa lungo un incantevole valle verso il nostro campo, in una posizione meravigliosa lungo un ruscello in una verde radura che guarda verso le imponenti cime innevate da dove siamo scesi in questa importante giornata: il piccolo Tibet. Siamo a 4.800 mt ed il freddo si fa sentire; siamo curiosi di vedere come e se dormiremo stanotte.
Montiamo le tende, trovo il secondo ferro di cavallo – più piccolo rispetto ai nostri – e beviamo un thè caldo mentre arrivano due pastori con i loro cavalli e che metteranno la loro tenda per la notte accanto alle nostre. Un cavallo grattandosi la schiena si è steso sulla bici della Roby, per fortuna senza conseguenze. Ceniamo e a letto.

Lunedì 2/8/10 campo/Tso Kar Lake (4.500mt)
Km 62,3 – 4h42’ – Dsl 400 mt – Avs 13,2

È andata meglio delle aspettative. Siamo riusciti a dormire nonostante la quota. Dopo colazione ci aspettano 16 km di spettacolare ed entusiasmante discesa lungo una gola che ci regala scorci unici; ricorda lontanamente a tratti la Cappadocia con i suoi camini di fata, ma il tutto inserito in un contesto più che alpino con tanto di rilassante ruscello.
Unica nota triste l’incontro con l’autista di una delle tante cisterne seduto sul bordo della strada su ciò che restava del suo sedile; con Mauri ci accertiamo delle sue condizioni e l’uomo togliendosi il berretto ci mostra la sua testa rasata già prontamente ricucita. La cisterna completa precipitata nel dirupo e lui in tranquilla attesa ci regala un sorriso per consolare la nostra preoccupazione per ciò che gli è appena accaduto. Poi arriverà un camion militare con tanto di gru a tirar su ciò che resta del suo mezzo e del suo mestiere. Momenti unicamente indiani.
Non riusciamo con tante foto a cogliere la bellezza di questo posto; ce ne vorrebbe una a 360°!
Finita la discesa, dopo il villaggio di Pang, con tanto di base militare (che sapremo solo dopo esser stato il rifugio di molti turisti tra cui anche italiani in occasione della terribile alluvione che porterà morte e distruzione in questa regione dell’India) comincia la salita che con 7 km circa ci porta al Polo Kongka La a 4.920 mt; una salita “facile” e costante in asfalto, almeno così ci sembra dopo questa esperienza indiana. Al passo si apre un panorama diverso dal solito all’inizio di un altopiano che costantemente a quota 4.650 mt ci fa pedalare per ben 35 km sempre senza mutare scenario.
Alla fine ci sembrerà monotono, forse la parte meno entusiasmante del nostro andare. C’è da dire che quest’anno è particolare dal punto di vista climatico in quanto questa che solitamente appare come zona brulla, oggi regala verde e fioriture anomale. Anche se il polverone classico non manca affatto. Concluso l’altipiano, lasciamo la strada principale per deviare a dx per una pista che sempre in direzione Leh ci porta fuori dal consueto traffico pesante ed anche al campo di oggi, in una radura presso il Tso Kar Lake.
Tenda, doccia e thè caldo. Alcune foto allo stupa qui davanti alla nostra tenda e poi a cena. A letto.

Martedì 3/8/10 Tso Kar Lake/Chamathang (4.000 mt)
Km 85 – 5h25’ – Dsl 700 mt – Avs 15

Tappa impegnativa anche oggi ma pienamente ripagante per tutto quanto ha regalato ai nostri occhi. Partendo dal campo, abbiamo aggirato il lago con le sue formazioni saline e abbiamo attraversato un villaggio tibetano. I primi 20 km circa sono per lo più pianeggianti, e si sviluppano su una pista che confluisce sulla più nuova strada che porta a Leh. Il fondo è terribile, molto sconnesso e pieno di toul ondulè, che ti mette a dura prova braccia, sedere, schiena e soprattutto il collo, già provato da quanto fatto fin qui. Poi comincia la salita, continua e sempre su sterrato vero i 4.800 mt del Namshang La, sulla cui sommità si trova un bellissimo chorten che staglia verso il cielo celeste tutte le preghiere che custodisce. La fatica si fa sentire, ma altra strada ci attende. La giornata, iniziata con una sorta di incertezza climatica, si mette al meglio ed anche il sole a queste quote fa la sua parte sul nostro fisico. Ci attende ora un buon tratto di discesa di una quindicina di km, mai esasperata, che ci fa attraversare una zona ricca di zolfo che dà tutt’intorno il caratteristico colore giallastro ed anche l’odore forte ed inconfondibile del minerale; ne esce una distesa che contrasta con i colori delle montagne circostanti e del cielo blu contornato da nuvole di varia forma, fino ad villaggio dove troveremo l’asfalto e dove sosteremo per un veloce spuntino.
Su asfalto scenderemo lungo una bellissima gola a fianco di un ruscello sornione che rende fertile con il suo andare e che offre buona erba ai cavalli che troviamo nelle frequenti radure. Giungiamo così ad un posto di controllo, una sorta di dogana da dove possiamo vedere niente meno che la Cina! Attendiamo così il nostro turno per poter passare oltre e ci concediamo una Pepsi, in onore della globalizzazione che anche qui sortisce i suoi effetti.
Percorriamo ora gli ultimi 25 km verso Chamathang sempre su asfalto e con continui saliscendi lungo il corso del fiume Indo, stavolta spaventoso tale è la sua portata ed il colore marrone, senza sapere che poi il nostro campo sarà a suo stretto contatto all’inizio del villaggio su una radura già raggiunta in parte dalla sua piena. Speriamo bene….
Ci sistemiamo e in velocità saliamo su due jeep per raggiungere il Thiksay Gonpa, un monastero tibetano qui vicino.
Davvero emozionante vedere le sale dove i monaci buddisti ora assenti pregano e vivono in una situazione di assoluta pace; atmosfera che riusciamo comunque a cogliere. Passiamo una buona mezz’ora e offriamo del denaro che dovrebbe andare alla salvaguardia della struttura e forse per l’educazione dei bambini che qui vivono e studiano e che ci hanno assistito nella nostra visita.
Torniamo al campo a piedi con buona fatica e ceniamo: sorpresa! Il Mauri ci fa trovare del tonno e, udite udite, la birra; a 4.000 mt è una bella prova. Contenti si va a riposare.

Mercoledì 4/8 Chamathang/Leh (3.450 mt)

Notte di terrore! Abbiamo vissuto una brutta nottata, risoltasi poi per il meglio. Appena andati a dormire si sentiva in lontananza il temporale con lampi e tuoni che sentivamo via via più vicino. E così fu. Prima la pioggia e poi tutto il resto, con la preoccupazione che il nostro campo era proprio vicino all’argine del fiume. Dopo vari controlli e verifiche, arriva il via da Mauri di pendere armi e bagagli e all’una di notte andiamo in una stamberga che qui viene chiamata hotel. E per fortuna che esiste. Nel buio più totale andiamo quindi in fila indiana verso il nostro nuovo ricovero e ci sistemiamo alla meglio in camere e camerate. Noi saremo con Massimo e Marina. Il primo a terra con i nostri ponchi e gli autogonfianti, e noi 3 nel matrimoniale sopra al sacco a pelo. Dopo circa un’oretta comincia a piovere sempre più insistentemente sia
fuori che dentro, dal tetto; e piove fango.
Siamo preoccupati dall’ingrossarsi del fiume, una vera alluvione, proprio una brutta sensazione. Ci troviamo tutti e 4 nel matrimoniale……..e per fortuna che in Ladakh piovono 10 cm di acqua all’anno! Ci alziamo dopo qualche oretta di semi sonno e ci prepariamo a cambiar equipaggio e a caricare tutto sui nuovi mezzi, dopo una frugale colazione all’aperto nel campo – nel frattempo la pioggia ci dà una tregua – ma col risultato che la semi tappa di oggi venga annullata anche a causa dei molti disagi che il nubifragio ha causato alla strada. Non avrebbe senso fare dei km per poi montare in macchina. Quindi si parte e scendiamo lungo l’Indo per una strada davvero spettacolare anche se resa difficile, godendo dei colpi d’occhio che tutt’intorno ci appaiono e in direzione del meraviglioso monastero di Tikse. Qui perdiamo un paio d’ore di visita che ne valgono davvero la pena; è a dir la verità un po’ turistico, ma nello stesso tempo affascinante e l’atmosfera che vi si respira davvero di un’altra dimensione quando i monaci leggono le preghiere. Qui vi è la sala principale, la vecchia biblioteca che racchiude una raccolta di manoscritti, la sala con un buddha di 12 metri ed altre sale minori. Lasciamo anche il monastero per puntare su Leh che da qui dista solo 16 km e prima però si attraversa Shey, capitale dell’antico Ladakh, dove spicca un luogo che raccoglie decine e decine di stupa di ogni dimensione, tutti bianchi.
Finalmente entriamo in città e arriviamo all’albergo dove ci sistemiamo prima di poter fare un mini tour per le vie caotiche del centro prima di cena. Sembra carina, anche se ormai il turismo ha portato anche qui i suoi compromessi e le sue cose meno belle. Ti senti proprio il classico pollo da spennare; ma non vogliamo questo ruolo e non ci piace l’idea. A cena tra un discorso e l’altro si decide di provare a salire domani al Khardung La. Appuntamento ore 7.30. A nanna.
Notte.

Giovedì 5/8 Leh/Khadung La/Leh
Km 84 – 6h45’ – Dsl 1.810 mt – Avs 12,4

Giornata micidiale! Si, perché decidiamo di affrontare il mostro sacro, il Khardung La, il passo carrozzabile più alto del mondo, con i suoi 5.602 mt (non sembrano poi così reali però), meta del nostro viaggio. Quindi colazione e partenza ore 8, passando per il centro del paese e poi verso il macello (un colpo d’occhio terribile ed un odore ancor più vomitevole).
Gli albergatori e ristoratori vengono poi qui a comprare le carni…..vabbè.
Continuiamo a salire, la salita in totale sarà di 42 km, lunga, inesorabile e costante, senza mai presentare una pendenza esagerata ma sviluppandosi sopra il paese a tornanti seguiti da eterni rettilinei. Il fondo è buono su asfalto per circa 30 km, e poi gli ultimi 10/12 sono sterrati, su fondo a tratti compatto e per buoni altri abbastanza difficile, che con le ruote gonfiate al massimo per aver maggior scorrevolezza ti fa saltare sulla sella. Il cambio di fondo avviene in corrispondenza di un check point per il controllo passaporti. Le ore passano e finalmente arriva l’ultimo km e la forte emozione di avercela fatta, di esser arrivati fin qui; si prova davvero un senso di commozione, almeno per me è stato così. Siamo in 5, gli altri sono rimasti in paese, e appena l’ultimo (in termine numerico) arriva, ci lasciamo andare in un abbraccio oltre ovviamente alle tante foto in questo magnifico posto, circondato dai ghiacciai che ora riusciamo a guardare senza alzare la testa, avendoli proprio di fronte, in linea a dove siamo noi.
Veniamo incoraggiati anche da altri turisti che sono arrivati in moto, macchina e pullman, ma la soddisfazione di avercela fatta con le proprie gambe non ha eguali ed è impareggiabile. Incontriamo qui anche un paio dei canadesi incontrati i giorni scorsi ed anche con loro uno scambio di complimenti è d’obbligo. Bravi tutti!
Ora si deve provvedere a rifocillarsi e cambiarsi per affrontare la lunghissima discesa, la più lunga che abbia mai percorso. Per salire i numeri dicono 5h08’ di effettiva pedalata, mentre sono 6h con le soste. La discesa è bella, anche impegnativa e occorre stare attenti per la velocità e per i mezzi che si incrociano; tra l’altro prima di partire abbiamo dovuto attendere il passaggio di un corteo tibetano di 60 mezzi! Verso la fine il tempo, bello e clemente tutta la giornata comincia a peggiorare di brutto ed arriviamo, con un percorso alternativo per gli ultimi km, in albergo in sincronia con l’inizio del temporale.
Birra di brindisi per quanto appena fatto!!
Doccia e veloce tour in centro per qualche acquisto e poi a cena.
Gli scatoloni non sono ahimè arrivati neanche ora che scrivo (h 23.15) e così abbiamo preparato alla meglio le bici nel caso non arrivassero neanche nelle prossime ora. Vedremo. Si dorme qualche ora e sveglia ore 4.30 per l’imbarco per Delhi.

Venerdì 6/8 Leh/ancora Leh…e……Leh 7/8…….J

Ovviamente l’imballo non arriva ma questo è il meno…..poi capiremo perché. Nel corso della notte è successo il finimondo; alluvioni spaventose hanno messo in ginocchio l’intera regione ma anche nel resto del paese si registrano forti disagi. Non ci rendiamo ancora conto della portata della catastrofe. Ci portano all’aeroporto ma sarà un disperato tentativo, in quanto tutti veniamo rimandati a domani per le impossibili condizioni della pista; si sono infatti riversati acqua fango e sassi che impediranno a qualsiasi aereo anche militare di atterrare o partire. Torniamo quindi in albergo.
Andiamo verso il centro, completamente chiuso a livello commerciale e di servizi, una sorta di lutto cittadino, ma si respira ovunque aria di distruzione. Il fango è arrivato in diverse zone e quartieri a causa di molte frane staccatesi dalle montagne tutt’intorno. Non risparmia abitazioni, strade, auto e qualsiasi cosa incontri sul suo cammino; il tranquillo fiumiciattolo in fianco al nostro albergo diventa un fiume in piena.
Inutili tentativi di telefonare in Italia contribuiscono a far aumentare il nervosismo generale. La giornata passa lenta e arriva il nostro capogruppo con le sacche delle bici, ma senza scatoloni; sono tornati a Manali. Lui ha camminato per 4 giorni e circa 50 km nel fango per giungere fin qui. La Manali/Leh versa completamente nel caos e migliaia di persone sono lì bloccate dalle frane e dalle esondazioni dei fiumi. È un momento difficile. Si parla di una sosta forzata di 4 o 5 giorni qui a Leh per poter ripartire. Le notizie sono poche, confuse e spesso contrastanti. Dobbiamo aspettare. Nel pomeriggio un ulteriore macigno psicologico: ordine di evacuazione dell’albergo. La nostra posizione è pericolosa per possibile esondazione del fiume a causa delle forti piogge che stanno interessando tutte le zone montuose qui attorno.
Con il minimo per la notte veniamo portati con le jeep in una zona elevata del paese, dove si è radunato nel frattempo un numeroso gruppo di persone, locali ed anche turisti. siamo ancor di più confusi. Sembra un gioco, ma così non è. Le immagini che poco prima abbiamo visto in una TV locale sono realtà, e si parla di centinaia di morti e di feriti.
Da qui si vede molto bene come il fiume si gonfia a ripetizione, senza per fortuna fare ancora danni. Il tempo sembra tenere anche se il cielo resta sempre minaccioso. Decidiamo ugualmente di restare li per la notte, unendoci ai locali, e sistemandoci per un paio d’ore di sonno nella jeep. Prima dell’alba occorre rifare la trafila di ieri, andare in albergo, prendere bagagli e bici e provare a vedere se si potrà volare. Alle 5 siamo di nuovo in aeroporto ma da notizie sparse sembra non si volerà neanche oggi e per i prossimi 2/3 giorni. Ma aspettiamo fiduciosi l’arrivo del primo aereo da Delhi, accolto con un applauso liberatorio da tutto l’aeroporto. Si apre uno spiraglio di speranza. Staremo tutta la mattina lì ad aspettare, come un po’ tutti, venendo chiamati un po’ alla volta. Il nostro volo non c’è oggi; è in programma per domani,
ma aspettiamo. Sembra ci siano voli speciali per Delhi per portar via le persone. Le piste militari ci vengono negate.
Finalmente, veniamo chiamati per l’imbarco.
Ci siamo! Sono le 16 circa e possiamo lasciare l’inferno. Dopo un volo di poco più di un’ora siamo a Delhi, e per scrollarci di dosso tutta la tensione e la stanchezza accumulata, ci concediamo una buona cena al Parikrama, ristorante di livello sulla torre girevole che domina la capitale con tutte le sue realtà.
Poco prima di mezzanotte siamo all’aeroporto e siamo l’8/8. Altra piccola odissea per il check in delle bici da imbarcare ma poi alle 3 è tutto a posto. Si sale e si vola prima su Istanbul e poi per la mai così desiderata Venezia!!!
Per poter ricordare tutto ciò che di bello, anzi magnifico, abbiamo avuto la fortuna di vedere e vivere – oltre a quella più grande di averlo potuto condividere con la mia piccola grande Furia – dovrà passare del tempo. Il ricordo va subito alle situazioni di disagio e di precaria tranquillità che abbiamo purtroppo ancora fresche nella mente e nel fisico che comunque non diminuiranno il valore che ha questa che viene considerata la più bella strada al modo, la Manali-Leh, che personalmente condivido.

Ora il carrello si sta posando sulla pista. Siamo a casa e pronti per somatizzare quest’India e pensare al prossimo impegno……..See you soon!! Roby & Raf.



Dati tecnici: Tot. km percorsi 585,2 km – 9.730 mt dsl