NATURAID Tour Alto Atlante in MTB ottobre 2013
 


I partecipanti

 SILVIA 39 anni CAGLIARI  ANTONIO 50 anni CAGLIARI
 CARLO 60 anni CAGLIARI
 GIUSEPPE 48 anni CAGLIARI
 SALVATORE 52 anni CAGLIARI
 SERGIO 45 anni CAGLIARI
 THOMAS 36 anni CAGLIARI
 WLADIMIRO 45 anni CAGLIARI

Le foto dei partecipanti 

 

 

 

 

  

 

10 giorni passati con un Gruppo splendido e speciale..... i miei amici Sardi.....  volevamo scoprire e volare su questo viaggio-avventura, ci siamo impegnati e spesso abbiamo stretto i denti, ma ci siamo riusciti e divertiti, alla fine abbiamo raccolto un'emozione per la vita.

Bravissimi e grazie a tutti.

I Naturaider alzano sempre l'indice verso l'alto, non in segno di vittoria, ma verso il Cielo.

Ai nostri occhi quello che fanno gli altri spesso ci sembrano sempre le più grandi imprese, ma quando c'è sacrificio e consapevolezza umile della propria possibilità ognuno di noi fa una grande impresa (Maurizio Doro)

La Vita è un'Avventura, ma anche un Cin Cin


IMPRESSIONI DEI PARTECIPANTI



Silvia 39 anni AGLIARI

Diario di una Naturaider allo sbaraglio.

DIARIO NATURAID MAROCCO 2013 ALTO ATLANTE

23/10/2013 - 1° giorno - Inizia l’avventura…

Finalmente il 23 Ottobre è arrivato… sembrava non arrivare mai … invece eccoci qui!

Dopo la levataccia, i saluti di rito in aeroporto, l’imbarco dell’ingombrante scatola della bici, c’è giusto il tempo per un caffè al volo, la foto con i numeri Naturaid da postare all’ultimo e poi … si parte … ore 6:55... entustiasmo alle stelle!

Tomy, Wlady, Carlo, Tore, Tonino, Giuseppe, Sergio e Maurizio saranno le uniche persone con cui parlerò italiano per i prossimi undici giorni … speriam bene!!

Lo scalo a Girona ci prova un po’, anche perché dura ben 6 ore! C’è tempo per riposare, chiacchierare, ridere, parlare, fantasticare, immaginare, ipotizzare … Certo che, col senno di poi, nessuna delle ipotesi o fantasie fatte allora poteva avvicinarsi minimamente a quella che sarebbe stata poi la realtà…

Alle 16:00 si parte per Marrakech … l’emozione aumenta e con questa anche la paura e l’ansia per l’avventura che mi aspetta!!

Finalmente atterriamo! Veniamo investiti da una variopinta moltitudine di etnie colori, lingue e emozioni! Presto a vistare il passaporto, ci attendono quasi tre ore di viaggio con il pullmino che ci porterà ad Azilal, il punto di partenza della nostra prima tappa!

In viaggio verso Azilal è come essere nel divano a guardare un documentario! I paesaggi cambiavano repentinamente. Chiudere gli occhi per poi riaprirli dopo alcuni minuti ti catapultava in un mondo completamente diverso da quello visto pochi chilometri prima. Questo per oltre 2 ore…

Eccoci ad Azilal, cittadina vivace e ben curata! Mi colpisce subito la quasi totale assenza di donne per strada (erano appena le 20:00) e la florida presenza di forze dell’ ordine.

Non appena raggiunto il nostro primo alberghetto eccomi catapultata subito nello spirito Naturaid: zero acqua nella doccia e un po’ di blatte al piano terra dove avremo montato le bici..

Vabbè andiamo subito a mangiare va! Prima però facciamo la conoscenza di Amou, la nostra guida che ci avrebbe fatto da apri pista nelle nostre tappe del tour per preparare i tanto sempre aspettati picnic di mezzogiorno.

A circa 500 metri da dove alloggeremo si mangia! Per cena una buona zuppa di ceci, un “bel” piatto di spaghetti ben cotti con polpette al sugo, polpettine di carne e, infine, la mia prima “Verveine” una bevanda calda rilassante che si beve dopo cena (fatta con la nostra “Maria Luisa”).

E’ ora di montare le bici … speriamo che sia tutto a posto dopo il trasporto in aereo!

Tutto ok bici pronte … da domani inizia la “battagliaa”! che emozione…

24/10/2013 - 2° giorno - prima tappa - Azilal/Zawyat

Dopo un’ abbondante colazione, alcune comunicazioni di servizio del Presidente Tore, siamo pronti per partire!

Prima foto di gruppo al grido di “Battaglia” con l’indice verso l’alto (gesto preferito dalla nostra guida Maurizio Doro).

Eccoci partiti … come andrà? Sarà dura? Ce la farò? Salirò sulla Jeep? Alla fine di questa avventura punterò l’indice verso l’alto? Oppure avrò voglia di puntare il medio?? J

E’ un susseguirsi di paesaggi fantastici e vari, attraversiamo villaggi, strade trafficate, strade polverose, tanto verde, corsi d’acqua, incontriamo tanti bambini; bambini che ti seguono, incuriositi dalla strana comitiva dai colori bianco/blu/rossi di Sardinia Mountain Bike, bambini spettinati, bambini rumorosi, bambini speranzosi di ricevere il tanto agognato “argent”, occhi neri … occhi lucidi … occhi tristi …

La tappa è lunga, prima di pranzo facciamo oltre 50 km, aiuto non si arriva più, si sale, ogni volta che si gira per il tornante successivo si spera che sia l’ ultimo, ma quest ultimo arriva dopo circa 20 volte che l’hai sperato! La pista è larga, asfaltata, però “malladita siada” sempre salita è!

Dopo una soddisfacente e rigenerante discesa … finalmente, a quasi 2400 m. di quota dalla partenza, si consuma il nostro primo pic nic!! Tutti senza scarpe sul tappeto apparecchiato.

Il sole caldo rende ancora più piacevole la nostra prima sosta. Maurizio ci spiega che ci aspettano ancora una decina di km di salita fino a 2800 metri e poi da lì Km e Km di discesa attraverso un paesaggio incantevole.

La prima giornata è andata, oltre 80 Km e oltre 2000 metri di discesa accumulata … si merita un bel “Give me a five” con Tomy, Wlady e Sergio. E proprio con Sergio (che non conoscevo perché non socio di Sardinia) si svolge, a 2800 metri di quota la mia prima gaffe!! Gli faccio: “Bravissimo anche tu Sergio, vedi che per essere due neofiti ce l’abbiamo fatta a superare tranquillamente questa prima giornata …” e lui mi fa: “vabbè neofita neofita non tanto, pedalo da una vita, poi faccio Enduro e mille altri sport…” Non so cosa ho farfugliato per riparare al danno fatto, spero di esserci riuscita! Hihi!

Raggiungiamo il Gite de Tape a Zawyat, davvero accogliente, the alla menta, un comodo letto e una bella doccia calda.

Per cena zuppa calda, il nostro primo Tajine di pollo e verdure e un cielo stellato, come sarebbe tanto piaciuto a Rino…

25/10/2013 - 3° giorno - seconda tappa – Zawyat/Anergui

Eccoci pronti per la seconda tappa … l’anteprima data da Maurizio la sera prima non fa certo sperare in una tappa più semplice della prima…E io ho anche tentato di fargli la fatidica domanda: ”Ma sarà più o meno dura di oggi?” Inutile dire che la risposta è quella che non avrei voluto sentire…

Vabbè con una bella dormita di circa 10 ore, sembra tutto più affrontabile.

Si parte dopo lo foto di rito pre-tappa e il classico grido di “battaglia”!

Oggi il terreno è un po’ più insidioso … abbiamo abbandonato l’asfalto .. Benvenuto sterrato … Menomale che c’è la Jeep con i suoi rifornimenti di Tiger (wafer al cioccolato veramente rigeneranti) e i “cau cau” - specie di arachidi tostate.

Oggi come compagno di “ultima fila”, oltre a Tomy, ho anche Giuppo che sostiene che io abbia un’ andatura regolare favorevole alle lunghe percorrenze … e ogni tanto ci accompagna anche Tonino. Ancora non sapevamo che nei giorni successivi avremo fatto quasi un “quartetto fisso” tanto da ribattezzarci scherzosamente quelli del “giro lento”; in realtà si trattava di tre cavalieri che non volevano lasciarmi mai da sola per ultima!

Mentre pedalo sembro un disco rotto: “che meraviglia”, “fantastico”, “incredibile” … le parolacce per la fatica ve le risparmio…

Dopo aver visto la Cattedrale nella roccia, raggiungiamo il nostro secondo pic nic che si consuma in una segheria dismessa, a fianco a un piccolo fiumiciattolo. Qui inizia la seconda parte della tappa, più impegnativa e della quale, gli ultimi 30 km circa si faranno all’interno della Gola dell’Assif Melloul con alcuni pezzi da superare a piedi e dove la Jeep non ci potrà seguire! Maurizio ci avvisa di dotarci di pila perché si potrebbe finire al buio… Siamo in ritardo rispetto alla tabella di marcia, il percorso è molto tecnico, quindi questa ipotesi non è da scartare! Effettivamente è dura, molti tratti non sono pedalabili (e la non pedalabilità, si sa, è nemica di tutti, ma soprattutto di Carlo J) Inizia a imbrunire e inizio a vacillare, con le gambe e con la mente! Mentre spingo la bici al buio senza sapere quanto ancora ci sarebbe voluto, colpita dal “male dell’adattamento al cibo locale” penso che forse non è stata proprio una bella idea non salire nella Jeep…Ad ogni modo, sotto la perfetta guida di Maurizio, e con la compagnia di Tomy e poi di Tonino e Giuppo che ci hanno aspettato abbiamo visto, dopo circa due ore di buio, finalmente le prime luci del villaggio! E i giochi di luce che ci faceva Wlady, già comodamente accomodato con il resto del gruppo, nel rifugio a cui stavamo arrivando.

Finalmente raggiungiamo “quelli del giro veloce” ci congratuliamo per l’ impresa appena terminata. I quasi 80 km e i 1340m di dislivello meritano un premio: una capra fantastica che da vassoio colmo è diventata in dieci minuti un campo da gioco di Shangai, e una rigenerante Coca Cola!! Peccato non aver avuto voglia di mangiare niente… speriamo domani di stare bene…

26/10/2013 - 4° giorno – terza tappa – Anergui/Boutferda

Siamo pronti per affrontare una giornata che pare sia impegnativa (no perché le precedenti erano una passeggiata… e vabbè), partiremo alla volta di 11 km di salita che ci faranno raggiungere subito 1000 metri di ascesa! Lo stomaco è ok ma le gambe iniziano ad essere legnose, però bisogna scioglierle subito per quasi due ore di salita!

Pedaliamo praticamente nel nulla, ci lasciamo dietro tornanti su tornanti, e saliamo fino a 2500 metri di quota con l’aria che si fa sempre più frizzantina, fino a diventare proprio fredda!

Raggiungiamo un villaggio con il mercato settimanale e ci rigeneriamo con un the caldo, quando arrivo sono gelida e batto i denti, tant’ è che la popolazione locale mi porta gentilmente in tempo zero ben due bracieri! Che meraviglia e chi si rialza più? Noi, e anche velocemente, dobbiamo raggiungere il luogo del picnic. Lasciato il villaggio spunta il sole che ci consente di riprenderci un po’. Ma non dura molto, il tempo di raggiungere il picnic, fortunatamente al coperto, e incomincia a piovere e a soffiare vento.

La seconda parte della giornata non si preannuncia per niente confortevole! Continua a piovere e l’aria è sempre più fredda, ormai le dita di mani e piedi sono insensibili … Maurizio ci raggiunge e ci conforta, tranquilli, ormai la salita (che durava da circa due ore) è finita, ora si scende …

Entriamo in un fantastico paesaggio lunare, pietre nere e nebbia che sale … speriamo che non faccia buio, ho ancora fresco il ricordo delle due ore di ieri. Entriamo finalmente in un boschetto di ginepri, e da qui si scende per oltre 15 Km, c’è freddo, nebbia, ma è la cosa più bella che io abbia mai fatto fino ad ora … incredibile, non ci sono parole!! La discesa sembra non finire più, ma piano piano la nebbia si dirada e, dopo aver raggiunto Maurizio e Tonino, raggiungiamo il villaggio dove risiede la famiglia berbera che ci ospiterà per due notti.

La famiglia è molto ospitale, appena mi presento rimangono scioccati dall’aver toccate due lastre di ghiaccio al posto delle mani e allora mi fanno subito andare nella loro cucina a riscaldarmi nel camino dove cuoceva il cous cous. Che bellezza per le mie mani e per i miei piedi che iniziano a scongelarsi! Mi ha ricordato un po’ la casa dei miei nonni, col camino che la rende calda e accogliente.

Il figlio dei nostri ospiti è uno studente universitario che ci chiede di parlare inglese con lui, molto curioso e chiacchierone ci fa compagna per tutta l’ottima cena, una zuppa ci ceci fenomenale e un ottimo cous cous.

Dopo cena si festeggia il 60° compleanno di Carlo che da Cagliari ha portato con sé una crostata e una candelina!

E anche oggi è andata, 73 Km e quasi 2000 metri di ascesa.

27/10/2013 - 5° giorno – quarta tappa – Boutferda/Le Grenier d’ Aoujdal/Boutferda

Per colazione pane, marmellata, olio, te e frittata! Eccoci così al quarto giorno di pedalata … le gambe sono sempre più inchiodate, anche solo girarsi la notte per cambiare posizione è fonte di inaudito dolore! Santa Maria speriamo di farcela…

Oggi è prevista una tappa breve, per raggiungere Le Grenier d’ Aoujdal uno spettacolare villaggio ormai abbandonato, costituito su una scogliera naturale che si trova a 1800 m di altitudine. Da qui si può ammirare un paesaggio incantevole e allo stesso tempo inquietante quando mi rendo conto di essere passata in uno stretto passaggio a strapiombo sul niente!!

Il tempo di due fotografie, e pure con una certa ansia, e si torna su, col naso bruciacchiato perché qui il sole picchia forte!

Si rientra dalla famiglia berbera, e proprio sulla strada del rientro che incontriamo il capo famiglia che, in sella al suo asinello, rincasava dal lavoro.

Il tempo per una doccia, fatta con secchiello e boccale, e poi si fa un giro per il paese a tentare di chiamare da un telefono a gettoni.

Per cena, oltre alla zuppa,  un buon tajine e patatine fritte fresche!!

Oggi poca roba, appena 50 km con poco più di 1300 m di ascesa, e domani ci aspetta la tappa più lunga del tour… mamma mia!

28/10/2013 - 6° giorno – quinta tappa – Boutferda/Agoudal

Oggi tappa di trasferimento, pedaleremo per oltre 100 km su comoda pista asfaltata, per raggiungere Agoudal.

Inizialmente teniamo un ritmo comodo che consente, a me Tomy, Giueseppe e Tonino, di ammirare la bellezza dei posti che attraversiamo e di chiacchierare allegramente; fino a che non ci raggiunge Maurizio che ci fa gentilmente notare che dobbiamo avere un ritmo più sostenuto e non “da pista ciclabile”. Beccati…!!

Prima sosta in un villaggio per bere un rigenerante bicchiere di Coca Cola, e poi si riparte, la tappa è ancora lunga! E a quanto pare ci sarà, nella parte finale della mattinata, una salita mortale anche se di pochi Km ma con pendenza di tutto rispetto, quindi si pedala in attesa di questo tratto, che finalmente arriva e che è pure contro vento!

Ma si fa, si arriva al pic nic, meraviglioso, accanto a un lago immerso nel verde, a cui arriviamo dopo una bella e soddisfacente discesa.

Per pranzo oltre alle verdure quotidiane abbiamo modo di gustare un ottimo stufato di patate e carote.

Siamo a poco più di 50 Km appena a metà tappa, dobbiamo pedalare spediti, poco tempo da perdere altrimenti potremmo dover pedalare al buio. Durante il pomeriggio attraversiamo svariati villaggi, tra le urla festanti dei ragazzini che ci seguono a piedi, in bici, che ci salutano, che ci offrono una mela ma che pure ce la tirano.

Io e Tomy ci stacchiamo dal resto del gruppo, e nella fretta di attraversare l’ennesimo villaggio, onde evitare atteggiamenti poco amichevoli, come quelli dell’ultimo appena attraversato, passiamo oltre l’alberghetto dove alloggeremo; ma non facciamo in tempo ad uscire dal villaggio che veniamo prontamente recuperati dalla Jeep che ci supporta.

Finalmente una bella doccia, per spazzar via questi 103 Km con 1650 m di ascesa accumulata.

Ottima cena, soprattutto il cous cous con melone e uvetta! La temperatura è prossima allo zero, tanto da rendere necessario il sacco a pelo dentro le coperte.

29/10/2013 - 7° giorno – sesta tappa – Agoudal/Gole du Dades

Risveglio fresco, con lastra di ghiaccio sulle auto, colazione abbondante e siamo pronti per la penultima tappa. Scopriamo che nello stesso albergo hanno alloggiato altri tre bikers, sono spagnoli, anzi, come tengono a precisare di continuo quando facciamo la loro conoscenza sono Baschi! Oggi faranno la nostra stessa tappa, anche loro sono al sesto giorno consecutivo, arriveranno alle Gole du Dades, ma a differenza di noi hanno anche i bagagli… aiuto!!!

Partiamo assieme ma nel giro di pochi minuti sono ben oltre i primi del gruppo, hanno un passo davvero buono!

Iniziamo la salita su sterrato che ci porterà a quota 2.900 metri, l’aria è fresca, non si respira con facilità però il paesaggio è stupendo e, come sempre, riesce a dare la forza per pedalare e non arrendersi; credo che sia stata proprio la maestosità dei posti che attraversavo ad avermi dato la carica per andare avanti.

Dopo oltre 20 Km raggiungiamo la meta! Si gela ma non appena raggiungiamo la prima parte del gruppo, e gli spagnoli, abbiamo ancora le forze per la nostra “battaglia!!” gridata all’unisono e per la foto di gruppo con l’indice verso l’alto.

Da qui ora inizia una discesa di oltre 16 Km, mozzafiato, che va fatta lentamente per non perdere neanche un istante di ciò che ci circonda, che non ci fa mancare niente, compreso, all’orizzonte, un bel paesaggio di vette innevate!

Pranzo a sorpresa presso una famiglia in un villaggio che attraversiamo al termine della discesa. Dopo di che si riparte alla volta delle Gole du Dades, una spettacolare gola nella montagna, all’interno della quale scorre un fiume! Durante il tragitto incrociamo nuovamente gli spagnoli e io sfrutto maledettamente la scia di Maurizio! Un ultimo sforzo, una salita di circa mezz’ ora ci porterà finalmente al nostro albergo. Qui ci faremo la prima vera doccia calda e confortevole del viaggio, ho addirittura appannato il vetro del bagno J e riusciamo ad avere anche la nostra prima connessione wi fi che ci consente di metterci in contatto con il mondo esterno.

Anche oggi una bella tappa: 98 km e 1200 m di ascesa.

30/10/2013 - 8° giorno – settima tappa – Gole du Dades/Boumalne Dades

E siamo arrivati all’ultima tappa, sembra incredibile, ma abbiamo già percorso oltre 500 Km e siamo quasi a 10000 m di ascesa accumulata! Ieri quando ho fatto i calcoli mi stavo sentendo male!

E oggi si chiude con una tappa di una sessantina di Km con quasi 1000 m di ascesa, una tappa rilassante rispetto alle precedenti. Una tappa completamente diversa, fatta su una pista di una zona semidesertica, di letti di fiumi prosciugati, di un silenzio e di una pace disarmante.

Vediamo in lontananza i nomadi sui dromedari che stanno abbandonando la zona per l’arrivo dell’inverno e le case di trogloditi, qualcuna ancora abitata.

Arriviamo in un villaggio in cui il gruppo si ricompatta e, all’unanimità accetta, su proposta di Maurizio, di fare ancora uno sforzo di mezz’oretta per raggiungere le antenne a quota 1900 metri di altezza.

Sembra di non arrivare più, anche qui le antenne, come le nostre di Serpeddì, mettono a dura prova! Ma è l’ultimo sforzo e come sempre quello che vediamo girando lo sguardo, è tanto, troppo per non arrivare fino alla fine. Eccoci qua, forse è veramente finita … forse ce l’ho fatta davvero!

Non stiamo più nella pelle siamo davvero tutti al settimo cielo, oltre che a quasi 2000 metri di altezza!

Una foto di gruppo che ha già fatto il giro dei social e dell’ web e poi si parte per il nostro ultimo pic nic. Non so perché ma mi sembra diverso, forse è la consapevolezza che è l’ultimo a renderlo così speciale, o forse è l’immensa pace di cui si gode lassù! Ad ogni modo è fantastico.

Ora si scende, ancora le case dei trogloditi, scendiamo dalle bici e ci avviciniamo con discrezione a fare un po’ di foto, ma non accogliamo il loro caloroso invito ad entrare dentro. Non c’è tempo e non ci è sembrato né opportuno, né rispettoso.

Continuiamo la discesa fino ad arrivare, alla fine della pista, alla strada asfaltata e parecchio trafficata, che ci porterà a Boumalne! Procediamo in fila indiana ad una velocità per me inaudita, tanto che riesco a tenere il passo dei bravi per una quindicina di minuti! Dopo di che riprendo il mio famoso passo regolare…

All’ingresso del paese Maurizio ci spiega che attraverseremo la strada principale e dopo una salita, tanto per cambiare, troveremo finalmente il nostro albergo! Ci siamo, cerchiamo di stare compatti in modo tale da consentire a Maurizio di fotografare l’intero gruppo all’arrivo in albergo!

Ci siamo, è fatta!! E’ finita! Ci abbracciamo, ci congratuliamo, esultiamo, ridiamo! E’ un momento emozionante e non riesco a trattenere le lacrime, neanche un minuto di Jeep, ma tante ore di intense emozioni.

E le emozioni non son finite … durante la cena, oltre a festeggiare con un bel bicchiere di birra, tanto desiderato, Maurizio consegna gli attestati di partecipazione … ora sono veramente una Naturaid, con la mia prima stellina!

Domani si smontano le bici e si parte per Marrakech, dove ci aspetta un giorno da turisti, con visita alla città e al famoso mercato Souk. Almeno qualche souvenir va comprato, altrimenti chi ci crede che eravamo in vacanza?

02/11/2013 - 11° giorno – rientro – Marrakech/Cagliari

Si rientra a Cagliari, dopo due giorni di riposo, talmente tanti che ora riprenderei subito a pedalare se potessi far iniziare nuovamente questa avventura.

Sono tornata ingrassata, non di chili, ma di emozioni, di esperienza, di forza, di curiosità e di voglia di aggiungere subito un’altra stellina!

Ora i ringraziamenti e poi prometto di finire: grazie ovviamente a tutto il gruppo per la bella avventura passata assieme, ho avuto modo di conoscervi meglio e ciascuno di voi mi ha lasciato qualcosa che non dimenticherò. Un grazie speciale però va a Maurizio che mi ha lasciato la cosa più importante: il casco con il faretto per evitare così che mi “spistiddassi” al buio nelle pietre (che già anche quando è luce non è che sono proprio sicura J); grazie a Tonino e Giuppo per avermi sempre aspettato, facendomi addirittura credere che il mio passo fosse l’ideale; e poi, naturalmente, grazie a Tomy perché senza di lui questo racconto non lo avrei mai scritto … Ecco qua, ora sapete con chi prendervela!

Silvia


 

CARLO 60 anni CAGLIARI

"La mia Africa" .... il Marocco  

Ragazzi, che numeri!!!

 11 giorni fuori da casa – 10 notti trascorse con gli amici  – e poi 7 giorni di pedalate impegnative per  oltre 550 km complessivi  e con un dislivello totale pari a 10.200 metri!!    e poi 9  bikers  agguerriti ma … un poco indisciplinati!

 E vi sembrano pochi?

 Ma quando si è visto che  8 soci di  SMB  (più la guida  … oramai quasi sardo, ma trentino) hanno avuto tanta sella sotto il culo???    E quante dosi di Fissan ci hanno accompagnato!!!  E  tante creme solari e unguenti e burro cacao … e poi  medicinali vari, Immodium e Dissenten in testa … a volontà!!!

 Ma è stato tutto molto bello!    INCREDIBILE!! 

 La partenza da Elmas nel “cuore della notte” mercoledì mattina 23 ottobre, con una temperatura mite e senza vento!  Si arriva al buio con i “fidati” scatoloni nei quali, oltre alla bici minuziosamente smontata, è finito un po’ di tutto (soprattutto le cose pesanti!!). Imbarco per Barcellona regolare; noi a bordo in ordine sparso: chi legge, chi parla col vicino, chi curiosa guardando fuori dal finestrino e arrivo puntuale a Girona.

 Siamo in Spagna: prima tappa del nostro percorso!!    Lunga attesa per Marrakech, allietata dai racconti di Maurizio – che ogni tanto cerca pure di riposare sui “comodi” sedili dell’ aeroporto – e pausa pranzo con il classico McDonald’s e birra (… che ci mancherà in seguito!!) e panino di scorta per la serata!

 Arrivo  puntuale a Marrakech, con fantastica vista aerea: forti sensazioni africane, dall’ alto colori pastello/sabbia con contorno di montagne elevate e … spazi infiniti!!    Ma c’ è anche verde, …  e tanto!

 Ci aspetta il pulmino Mercedes ( nuovo e ben pulito!) che carica a bordo gli scatoloni, i bagagli, tanta acqua in bottiglie … e noi!    Si esce dall’ area aeroportuale  e si va verso Marrakech: che traffico e che moltitudine di gente (siamo in una città di oltre 1 milione di abitanti) e che confusione;  c’ è  e si vede di tutto, ma noi siamo diretti ad Azilal (la prima tappa notturna ) a circa 200 km sulle montagne dell’ Alto Atlante, catena montuosa del nord Africa che arriva fin quasi 4200 metri!!

 La strada, asfaltata e larga nella parte iniziale, si fa sempre più stretta e con fondo instabile: ma il nostro mezzo di trasporto è decisamente migliore dei molti che incontriamo: pulmini  vecchissimi pieni di gente, taxi color caffellatte con 5/6 clienti  per auto, camion, generalmente rossi ma lenti e carichi di merci, furgoncini stracarichi che portano ai villaggi lontani  la  frutta  fresca  appena  raccolta, …  e  tanti  motorini  e motocarrozzette,  strane a noi occidentali, bici impossibili, contadini che rientrano sugli asinelli che trotterellano lungo le strade  e    anche tantissima gente a piedi!!

 Ma anche tante cicogne (quelle vere!!) sui tralicci e sui punti più elevati, nei lori inconfondibili nidi.

 Si arriva intorno alle 19;  non ricordo se ora locale o … vecchia  ora italiana!   Il paese, o meglio la cittadina perché ha 30.000 abitanti, ci accoglie pulita e ben illuminata (siamo in Africa … naturalmente!) e ci dirigiamo all’ hotel … ma non c’è più posto per noi!!

 Si torna indietro e si scende nell’ altro (unico) hotel.   Inizia  subito   l’ impatto con la realtà marocchina!!   Arrivano gli scatoloni con le bici e vengono scaricati nella hall dell’ albergo: tutto dentro uno  stanzino  e …  a cena!

 E’ qui che facciamo conoscenza con Ammun, il nostro capo scorta berbero per tutto il tour, che ci accompagna ad un localino del posto, già prenotato per noi,  niente male!

 Come è naturale (lo capiremo in seguito … e non ci mancherà nei giorni successivi!)   si  inizia col the alla menta e si prosegue con i piatti tipici locali:  zuppa, frittata di uova e legumi, polpettine di montone e una sorta di spaghetti … molto scotti, frutta, yogurt e per chiudere …. la vervene!!  (conosceremo bene anche questa bevanda!).

 Tutti in albergo:  chi apre gli scatoloni  e  rimonta la bici,  chi cerca l’ abbigliamento o il sacco a pelo, chi va direttamente in camera, e qui … sorpresa!! 

 Siamo in tre letti e lo spazio è quasi inesistente fra letto e letto!!   Ma  ci si adatta:  peccato che nel bagnetto l’ acqua (quella fredda) si faccia … attendere al lavabo; scappa prima di arrivare e scende lungo le pareti!!!

   Quella calda??   Boh!!  Sarà per la prossima!!!

 La notte trascorre lenta, ma di primo mattino ci sveglia la preghiera del Muezzin: Il minareto è a un passo e lo sentiamo tutto dentro le orecchie (è proprio vero …  siamo in un  paese islamico!!).   Ma non basta il primo  ”squillo” (forse le 5 del mattino) ma eccone un secondo un’ oretta dopo!!  

 E’ troppo!!  Ci alziamo e … sorpresa:   l’ acqua è sparita del tutto!!  Saranno le bottiglie a darci una mano e con quell’ acqua ci prepariamo per la prima  … pedalata!!

 Ultima sistemata alle bici, e dopo la colazione al solito localino,  tutti in sella (dopo le rituali foto di inizio avventura!) … e finalmente si parte.

  BATTAGLIA!!!” …  sarà il primo di tanti incitamenti che il  nostro Maurizio ci ficcherà nelle orecchie!!  Ma è una bella giornata, luminosa e frizzante, (siamo intorno ai 1300 metri) mentre tutti i ragazzini vanno a scuola (qui iniziano presto la mattina) noi prendiamo una bella “salitina” che presto ci farà capire di cosa sono fatte le strade marocchine!!

 Si inizia subito a salire su asfalto (… non proprio dei nostri)   e con pendenza importante, ma con dei percorsi mozzafiato!!   Si incontra ancora un via vai di gente che arriva in paese con tutti i mezzi, asinelli e muli in prevalenza.  La lunga salitona ci porterà fino a quota 2800 (come inizio non c’ è male!!).

 Ma poco prima dello scollina mento, in un paesaggio surreale, ci  viene “in soccorso” la jeep di Ammun, il “berbero non burbero”  ( spesso lo chiamavamo “precipitevolissimevolmente” …  e lui se la rideva!!) che ci accompagnerà sempre col suo sorriso.  Quanto abbiamo apprezzato il suo caldo the alla menta e i suoi … “caucauè”!!      Favolosi!!

 Lassù c’ era un’ aria decisamente “frizzante”  e noi, accaldati e sudati dalla lunga salita, abbiamo .. poi pagato cara questa bella pausa!!   La prima “vittima” è stata il  fidato Segretario, che ha dovuto provare anche  l’ ebbrezza della  jeep, immortalando poi nel pomeriggio le nostre … evoluzioni in bici e … non solo quelle!!!     Infatti … un suo clik si era  fermato a fissare uno dei nostri … alla ricerca di un  tombau”!!!

 Ma prima, un poco più in basso della cima, di fronte  ad  un  piccolo villaggio  berbero  la nostra  prima pausa  pranzo  all’ aperto:il pic nic”, veniva chiamato!! 

 Stuoia vegetale, tappeto di lana e tovaglia al centro: questo era il nostro tavolo!! Tutti a terra, senza scarpe e intorno  ai piatti preparati dai nostri “nomadi berberi” (Ammun era accompagnato da due assistenti!!).  Non poteva mancare ... e non è mancato il the alla menta, prima e dopo il pranzo, con al centro un primo piatto di verdure finemente tagliate, un pane buonissimo, la frittata di uova, il pollo e frutta varia!!

   Ma il dopopranzo aveva visto alcuni altri   … correre velocemente a piedi dietro le collinette per … urgenti   impegni  improrogabili!!!                 Sarà quello che chiamano … mal d’ Africa??      Ma no, più semplicemente sarà chiamato …“”cagotto””!!

 La ripresa è su strada sterrata, buona  ma con tanti saliscendi;  nell’ ultimo tratto un po’ di asfalto che   ci conduce nel tardo pomeriggio a Zaouia – piccolo villaggio con poco verde nella vallata,  ma carino,  nel quale cominciano a edificare strutture per alloggiare i possibili visitatori in viaggio per turismo!!

 Noi invece siamo ospitati in un piccolo rifugio (Gite de Tape), realizzato in muratura locale (mattoni di fango e paglia, molto più grandi di quelli che conosciamo!)  con qualche piccola aggiunta … moderna!!

 A fianco abbiamo una bellissima costruzione in “architettura locale” che era adibita a granaio: peccato che non si possa visitare ma la ricordiamo con alcune foto!!   Veniamo alloggiati in uno stanzone con tappeti e materassini a terra, sui quali dormire nei nostri sacchi a pelo.  Anche i bagnetti sono decorosi, con acqua calda nelle due piccole ma funzionali docce!!

 E che cena, poi!!  Una vera cena berbera,  con l’ immancabile zuppa di legumi e il tajine ( secondo piatto con carni e verdure) cucinato in  modo esemplare. E quanta frutta, al termine.  E persino la vervene!!

 La notte trascorre bene, anche se i  “commenti”  da un sacco a pelo all’ altro sono abbastanza … rumorosi”!!

 Buona la colazione del mattino;  tra l’ altro, oltre le  varie marmellate e burro, ci viene offerta pure la “cremalba  Sergio” – forse in onore a uno dei nostri bikers,  che mai si stancherà di pedalare al suo ritmo costante, accompagnato sempre dalle sue canzoncine!!

 Ma è ora di ripartire e tutti in sella alle bici … che finalmente (??) ... cominciano ad avere la polvere giusta!!  Si riprende la salita!  La pista è buona e lo spettacolo è impagabile: piccolissimi villaggi abbarbicati sui monti totalmente spogli, solo pietre e qualche raro, rarissimo ginepro del quale sono rimasti il fusto e pochi rametti freschi: gli altri, i secchi, sono serviti ai pastori  per la legna!!

 Da lontano scorgiamo gli asinelli, sempre in coppia, che dissodano il terreno  con aratri di legno qualche piccolissimo fazzoletto di terra,  tra tanto deserto di pietre!!  Donne che raccolgono e portano grandi carichi di radici di quei piccoli cespugli, rinsecchiti dalla stagione secca e, … vedi vedi, anche qualche antenna parabolica accanto alle vecchie case in fango … che probabilmente serve per la tv alimentata a batteria!!

   La corrente da queste parti non è ancora  arrivata!!

 Si sale ancora in una sterrato non difficile, mai un’ auto o camion, ma solo qualche viandante che fa compagnia al suo asinello o al mulo carico di tutto!

 Ma ecco che Maurice (alla francese, come lo chiamano da queste parti) ci preannuncia uno spettacolo naturale e unico: la Cattedrale… di pietra!

 Tante foto dall’ alto di questo splendido monumento naturale, massiccio di rocce rossastre che scendono a strapiombo per 400/500 metri: Che SPETTACOLO!!  (parole di Maurice)  … ma anche nostre!!

 Ma poi si scende e finalmente si gode del panorama intero della cattedrale dal basso:   INCREDIBILE !!  (parole nostre!!).

 Ma siamo vicini alla sosta per il pranzo che i nostri “cuochi” hanno organizzato: stavolta la “location” scelta è una vecchia segheria dismessa. Che posto: siamo al coperto, anche se un forte vento non ci lascia in pace e la polvere vola alta!!    Ma abbiamo il fiume ad un passo e almeno facciamo provare ai nostri visi sporchi … il gusto dell’ acqua fresca!

 Il pranzo, sempre organizzato al momento, è buono e abbondante e si chiude con biscotti e the alla menta: ma il vento non dà tregua ….

 Poco dopo ci accorgeremo  della sua forza; alcuni alberi caduti dalle alte pareti e che non hanno resistito, si mettono di traverso lungo la pista che costeggia il fiume, in una gola strettissima e suggestiva,  indescrivibile per bellezza!

 Volgendo lo sguardo in su si coglie tutta la maestosità del canyon!!   In basso,  nel fiume,  scorre dell’ acqua che scende giù con forza.

 … Ma presto inizierà una lunga pista, molto difficile per tanta ghiaia e pietre, roccia affiorante e tronchi lungo il percorso: una violenta alluvione ha cancellato, una decina di anni fa,  la vera pista e i locali,  nomadi berberi, l’ hanno ripristinata a tratti con mezzi di fortuna e con passaggi quasi impossibili!

 La sera si fa presto vicina,  e il buio viene contrastato dalle nostre piccole pile che Maurice ci aveva chiesto di ricuperare dai nostri bagagli!  Quanto è difficile pedalare in queste condizioni: gli unici “segni di vita” sono i …” ricordini” che lungo il tragitto vengono lasciati dagli animali in transito!! 

  Ma, anche se tardi e al buio totale, si arriva al villaggio primitivo di Anergui    (... patria di Ammun)  e dopo alcune richieste di aiuto ai locali (in una sorta di sardo/francese!!)  si riesce a trovare il Gite de Tape.   Il vento,  forte, ci tiene compagnia, assieme ad alcune tazzine di the che ci vengono offerte  fino all’ arrivo  degli  altri,  (ci vorrà più  di un’ oretta!!)  … ma i bagagli  arriveranno a cena inoltrata con la jeep di Ammun,  che aveva dovuto fare un lungo tratto  percorribile con l’ auto.  (dirà poi di aver percorso oltre 168 km!!).

 La sistemazione è in cameroni, su materassini locali e con i nostri sacchi a pelo;  la  notte saremo in due:  mi  tiene  compagnia Wladir, che me ne racconterà … di tutti i colori … e  con il sonoro sempre aperto!!

 Ma la cena era stata più che buona, tutti intorno ai tavolini e seduti sui cuscini: la zuppa calda, un tajine molto gustoso, … e la capra arrosto (SORPRESA!)  e tanta frutta.    (Bravo Ammun!!).

 Il tempo per lavare qualche calzino che non ne può più di polvere e …  di altro,   e  il tutto appeso allo stenditoio della veranda:  il  vento  teso asciugherà tutto    e l’ indomani si riparte.

 Ma poco prima di partire, un coretto improvvisato alla bisogna, mi canta: Tanti auguri a te!!”.   Chissà come hanno saputo!!

 L’ aria è molto frizzante (abbiamo dormito a oltre 1500 metri) e da subito salita ripida,  ancora su asfalto … lunga e costante, fino ai 2550 metri  (kway tutto chiuso e scaldacollo fin su le orecchie!) con indescrivibile vista panoramica dall’ alto e … traguardo volante nel punto più alto (GPM ??), appena dopo il President , alla jeep di ristoro!  (benedetti caucauè!!).

 E poi ancora lunghe sterrate in discesa, freddo e vento, animali al pascolo con un parto in diretta di agnellino: e poi ristoro/pranzo in casa berbera, con piccolo giardinetto e un povero cane azzoppato!!

Il pasto cucinato in loco, ben caldo, con in cucina una donna berbera e servito sui tavolini tondi in un camerone sui tappeti: piccole finestre dalle quali comincia a arrivare anche una pioggia insistente, oltre che un vento freddo!!  

 Si riprende a pedalare, tutti bardati contro la pioggia e il vento,  e si attraversano paesaggi desolati, completamente deserti. A tratti boschi di ginepri millenari, mai visti nella loro  maestosità, qualche piccolo gregge di pecore col muso scuro, zoccoli neri e lana fittissima,  un pastorello tutto coperto col il suo “saio con cappuccio” e in lontananza una tenda berbera con un fuocherello (forse un anziano al suo interno?).

  Fa sempre freddo e nell’ altopiano comincia di nuovo a piovere: fa molto freddo!  Ci avviciniamo, scendendo ora su asfalto, alla nostra quarta meta e da qui cominciano anche tante coltivazioni di mele, rosse e gialle (non grandi, ma molto buone). 

 E finalmente più giù ci attende il villaggio berbero (Commune Rurale) di Boutferda, che si eleva sui 1600 metri.

 La cosa curiosa è che l’ asfalto … ci abbandona appena inizia il paesino (tutte le stradine sono in terra!) e tanta gente si assiepa nell’ unico “bar” (forse c’è partita e molti sono interessati alla tv!).  Molti altri si affacciano sulla strada principale nei loro piccoli localini artigianali.

 Ecco la casa berbera dove verremo ospitati per le prossime due notti!!  Sistemazione nel camerone a noi riservato  (il loro migliore)  in terra battuta, con stuoie e tappeti di lana, con alcune foto, tra le quali il loro Re, alle pareti; con grandi cuscini ai lati, decisamente duri!!

 L’ igiene personale sarà curata poi,  non da tutti,  in un piccolo locale esterno, con acqua fredda e secchiello!! Ma riusciamo ad organizzare anche una doccina “calda!!,    e  due  candele  per l’  illuminazione!!        ( …. romantico, vero??).

 Ma in soccorso ci viene dato, la mattina successiva, il bagnetto del cantiere fronte strada … (questo è quasi un lusso!!).

Ma la cena è  superlativa: sempre il the come inizio, un pane appena sfornato per noi e la zuppa di verdure ottima, un taijne molto ricco e buono, poca frutta e alla fine sorpresina!! spunta una  “tortina occidentale” …  che si è fatta una lunga trasferta!!

 Una candelina che viene accesa dagli amici e che tocca a me spegnere: è il mio compleanno!!!    Auguri da tutti!!    Non dimenticherò certo questo compleanno!!

Si dorme … si fa per dire … tutti assieme!  Ognuno nel suo sacco a pelo a stretto contatto con gli altri!! … ma, anche se c’ è il piccolo materassino, la terra è dura!   Pazienza, oggi è così: ma non demordiamo!

Veniamo svegliati quasi tutti, la mattina prestissimo, dal canto dell’ asino” e dal raglio del gallo” che abbiamo ancora dentro le orecchie!!   Ops!!   Volevo dire al contrario: … forse sono ancora “assonnato”!!

Questo  avrebbe  dovuto  essere  un  giorno  di  “piccola  escursione”         ( “10 km di salita”)  – aveva scritto nel programma Maurice, stavolta alla … marocchina!!

 Ma noi l’ avevamo sottovalutato: aveva preparato per noi l’ ennesima   “SORPRESA” a cui ogni tanto ci aveva abituati.  Ma  fu  una splendida sorpresa: i chilometri erano diventati oltre 50, ma ne valeva la pena!

 Che “SPETTACOLO” per dirla come lui: un intero villaggio abbandonato costruito sulle pareti di una gola profondissima, a metà parete, di (forse) 500/600 metri!!

La prima parte del percorso era in asfalto in uscita da Boutferda, in forte salita – tanto per cambiare – poi una pista mai esplorata, neppure da Maurizio, con un forte vento contrario.

 Poco prima della “visita” al villaggio abbandonato, il  solito  pic nic  su bordo strada, a ridosso di un muretto di una casa abbandonata e appena sopra un ponticello.

 Poi nel tardo pomeriggio di rientro alla (nostra) casa berbera, con  cena importante e con un generoso cadeau” da Mustafà … il nostro  amico, cameriere/ padrone di casa:  un  favoloso  datterone  a  testa,  appena “sfornato” … dal frigo!!   Tutti assieme a dormire, … o almeno a provarci (quanto è dura la terra!!).

 Dopo una veloce e “fredda” rinfrescata: colazione con pane ancora caldo di forno, olio berbero, uova, marmellate varie e il solito the alla menta.

 Si riparte in bici per una tappa importante: la più lunga del nostro tour (oltre 100 km, con la quota massima da raggiungere: 2925 metri!!). Asfalto per la prima parte, una salita importante, in lontananza montagne infinite, senza alcuna vegetazione e molto freddo!!  (ma non .. eravamo in Africa??).

 Nel percorso abbiamo attraversato un piccolo villaggio berbero (ancora primitivo e autentico …) nel quale era in corso il mercatino all’ aperto: quanta gente e moltissimi bambini e ragazzini, ma anche vecchi racchiusi nei loro abiti con cappuccio in testa,  un bazar di colori, spezie e tante … cianfrusaglie  (almeno ai ns. occhi!), e tantissima povertà. Tra tanta gente Maurice ha “ritrovato” un indigeno locale, conosciuto tempo fa, che ha poi offerto del the a tutti: la preziosa bevanda calda!!!    Fa  freddo e ricomincia  a piovere con insistenza.

 Si riparte e un nutrito gruppo di ragazzini, alquanto aggressivi, ci “scorta” per un lungo tratto di strada …. allungando mani dappertutto!!!   Dopo un altro bel tratto di percorso  sarà  prevista la sosta pranzo: questa volta Ammun ci fa ospitare in  una casa di conoscenti berberi: si sale al 1° piano e, seduti sui tappeti, ci viene servito un buon pranzo ristoratore sui soliti tavolini bassi!

Alla ripresa in sella si sale ancora fino ad arrivare ad un piccolo villaggio (Agudal – intorno ai 2400 metri!!)  e  veniamo  accolti  in un piccolo alberghetto (Ibraim) decisamente carino: un bel cortile  interno sul quale si affacciano le camere (noi saremo in due, ma con tre letti … e spazi strettissimi!)  e  un  camerone (tutti gli altri … maschietti): ci sono anche ospiti occidentali (è la prima volta che incontriamo europei!)  e  una bellissima doccia calda:  bagni decorosi e persino uno specchio con lavandino!!

 Ma poco prima non tutti avevano trovato la fermata obbligatoria per l’ hotel”: Thomas e qualche altro erano stati “rincorsi” dalla jeep perché, presi dal loro ritmo … si erano avvicinati al villaggio successivo!!

 Però le telefonate non hanno vita facile da queste parti: si tenta con messaggino ma fuori fa veramente freddo : non ci resta che andare a cena.   Una cena davvero abbondante e molto buona!   Bel locale, tutto arredato in stile arabo, con tavoli tondi in marmo e sedie in ferro battuto, sicuramente robuste!!  

 E anche una bella stufetta accesa: non guastava di certo … con queste temperature!!  (la notte scenderà a 1/2 gradi!!).  E durante la notte è caduta la prima neve di stagione, almeno sui rilievi oltre i 3500/3600 metri: che figata la mattina successiva con  la vista delle montagne innevate!!

 Dopo una colazione eccezionale (c’ era di tutto e in abbondanza) si pedala nuovamente, tutti bardati contro il freddo che si farà sentire da subito!  (… altro che  caldo africano!!).

 Facciamo alcuni tratti di strada con tre bikers  spagnoli (baschi) incontrati in hotel e percorriamo lunghi tratti di paesaggi desolati.  Prendiamo una deviazione verso la pista sterrata: nessuna auto/moto/bici incontrata; un totale deserto, qualche rarissimo gregge e pastori isolati nel nulla.  Ci aspetta un’ importante salitona, con in lontananza un vecchio camion (sempre rosso) e in discesa,  lentissimo.  Arriviamo allo scollinamento   (metri 2950) con un panorama mozzafiato; nevischio in quota e vento gelido: qualche foto ricordo con gli spagnoli e si mangia qualcosina!!

 Sui monti in lontananza si vede tanta neve  e non si possono tenere a riposo le macchine fotografiche!!   E poi si riprende la pista: si scende verso gole profondissime (sembriamo nei canyon del Colorado!!).  Sarà una discesa su sterrato,  lunghissima e a tratti molto veloce!!! 

  Si arriva a un tracciato in asfalto, in discesa,  e li ci attendono i nostri cuochi, con vista di fronte a un bel  laghetto, per il nostro meritato pranzo (sempre pic nic!) anche caldo, con una buona frittata e frutta di stagione: melagrana   (granada,  alla spagnola!!).   Ma  Ammun … come sempre precipitevolissimevolmente  si supera e ci offre anche i biscottini con il solito the alla menta!  (ma dove la prendono sempre così fresca??).

 Si riprende sui pedali:  il nostro … culo non è molto d’ accordo … ma lo consoliamo poggiando una natica per volta!!!   Così almeno … riposano alternativamente!!

 Proseguiamo  ancora  con distese infinite, panorami INCREDIBILI e discesoni in asfalto fino alle Gole del Dades.  Da qui una strada con tornantoni mozzafiato e molto pendenti!    C’è anche un po’ traffico di auto e qualche moto!!

 Sosta per il pernottamento  in hotel (due stelle, ma decoroso!) lungo la strada (siamo già in zona turistica!!);  le bici all’ interno del bazar/negozio e la cena …(stavolta non eccezionale)  proprio a fianco della nostra camera (dormiremo in tre e il simpatico Tonino lavorerà di prepotenza  per buona parte della notte, con la sua … motosega!!).

 Ma prima c’ era stato il tempo per stendere alcuni indumenti, ancora umidi, che il vento teso della notte avrebbe asciugato.

 Ma ecco l’ ultima tappa del tour in mountain bike (la settima). Una buona colazione in hotel e poi una discreta  strada in asfalto con paesaggi lunari, o meglio “marziani” (colori ocra – rosso – giallo – marron – verdastro – viola …) fino ad un villaggetto da cui si prenderà una pista, sconosciuta anche alle nostre guide locali!!

 Paesaggi squallidi ma affascinanti, il deserto  assoluto: lunghi altopiani pietrosi,  in lontananza carovane di berberi nomadi che con i loro dromedari scendono dalle montagne con le loro greggi al pascolo.

 Ma poco prima di iniziare questa pista ci eravamo  fermati per una piccola riparazione meccanica: il cavetto del cambio deragliatore aveva deciso la sua fine e l’ intervento accorto dell’ “operatore informatico” aveva risolto il problema: cavetto nuovo   e … vai!!!

 Siamo all’ inizio di una importante salita; si lascia in basso un bel villaggio, con molto verde,  alla confluenza fra due corsi d’ acqua  e si pedala fino ad uno scollinamento impegnativo: siamo nuovamente sui 2000 metri, fra tante antenne e ripetitori vari e con una magnifica vista panoramica sulle vette innevate!

 Dall’ altra parte la catena montuosa del Sahrro non poteva passare inosservata: ecco il motivo per cui l’ ultimo pic nic all’ aperto ci ha visti seduti a pranzo con vista a sud; in lontananza montagne e sotto di noi una vallata infinita!!   Anche stavolta il pranzo è stato abbondante e buono!!  E poi tante foto ricordo tutti assieme, seduti sul tappeto e sempre allegri!

 Il dopopranzo paesaggi sempre desolati; incontriamo una poverissima donna berbera che ci invita (dietro piccola offerta) a  far visita al suo “alloggio” in caverna (da queste parti ci sono ancora i trogloditi) ma preferiamo non indugiare su quella estrema condizione di vita! (qui forse non esiste il verbo “vivere” ma solo “sopravvivere”!)

 Si prosegue in un panorama di totale deserto pietroso  (anche se cominciano a fare comparsa i primi grandi tralicci che porteranno  l’ energia elettrica!)  e di primo pomeriggio, sotto un bel sole,  si arriva a Boulmane du Dades (piccolo centro, decoroso, di poco più di 10.000 abitanti).

 Un bell’ albergo, appena quasi fuori del paese, con piscina all’ aperto e bella vista sulle montagne spoglie. Grande gioia nostra: ci viene offerto un buon the alla menta (tanto per cambiare!) e i  famosi “caucauè”   e … finalmente  il  nostro urlo di guerra  liberatorio:                                           “” e per SMB .. ip ip .. urrà    ip ip .. urrà    ip ip .. urrà !!!!!“”    

 Ce l’ abbiamo fatta!! Siamo arrivati tutti alla meta, compresa Silvia che si è dovuta abituare a noi, stanchi ma felici, anche se alcune parti del corpo sono state fortemente sottoposte a tortura”!!!

 Sistemazione nelle camere, noi in tre letti, decorose ma come sempre senza un armadio per poggiare i bagagli: ma uno stanzino a fianco ad un bagno decente ci servirà come deposito.

 Rimane il tempo per un piccolo giro a piedi nel “centro” e non ci resta che curiosare nei  localini commerciali, pieni di ogni merce!!  La sera, poi, ci aspetta una bella cena a lume di candele,  in  un  bell’ ambiente ristorante,  e con i suonatori berberi che ci accompagnano con i loro strumenti musicali: chitarre e tamburi ben ritmati!!

 Durante la cena, abbondante e molto buona e … con la birra,  è arrivato pure il meritato (??) diploma di NATURAID dalle mani di Maurizio!!  

Ormai siamo …. “marchiati DOC”!!!

 Il dopo cena tutti a postare foto e messaggi ai nostri amici … oltre mare.  Ma poco dopo non ho resistito al forte richiamo di Morfeo e … sono caduto fra le sue braccia!!  La notte fonda, o forse la mattina molto presto, ci ha fatto nuovamente compagnia il Muezzin!!!    Eravamo contornati da tanti minareti … e ce ne siamo subito resi conto!

 Dopo una buona colazione è l ‘ora di smontare le bici e tentare di far entrare tutto il possibile negli scatoloni (che erano arrivati nella notte, tardi, con un autista davvero particolare!!) e caricare il pulmino Mercedes (questa volta … non nuovo!!!).

  Si rientra verso Marrakech (ci saranno da percorrere  oltre 350 km!!) e fa piacere una piccola sosta per alcune foto ricordo lungo strada ad un’ altezza sui 2300 metri:  qui già arrivano i pullman occidentali pieni di turisti!     E poi ancora discesa e tanto traffico su una strada davvero infelice.   E’ la zona della produzione dell’ Argan e non potevamo non fermarci a “curiosare”  (leggi comprare!) alcuni prodotti in una cooperativa di donne berbere che mostravano le varie fasi di lavorazione.

 Ci fermiamo  in un piccolo  villaggio, lungo strada, per la sosta pranzo su un terrazzino con tavolini e sedie, baciati dal sole e  spettinati dal vento: panino, polpettine, patatine fritte e pepsi cola … e via ripartenza con lunga discesa in pulmino.   (speriamo che l’ autista rimanga vigile, il motore tenga e i freni … funzionino bene!!   Una spia rossa, nel cruscotto,  ogni tanto fa l’ occhiolino!!).

 Dal pulmino vediamo anche un “altro Marocco”: si cominciano a coltivare lunghe distese di deserto, contrastandolo col verde degli ulivi, irrigati con impianti razionali.  Fanno comparsa anche dei moderni resort attorno ad alcuni laghi artificiali, che si candidano ad ospitare i turisti occidentali con la “voglia d’ Africa”!!

 Siamo ormai al pomeriggio inoltrato ed il traffico per Marrakech è un gran casino, ma dopo alcune incertezze dell’ autista finalmente troviamo l’ hotel Oudaya, che ci ospiterà per due notti.

  Un tre stelle superior,  grande e accogliente,  con tanti ospiti occidentali, (quante ragazze carine … anche se non si devono guardare”- ci era stato detto il primo giorno!!)  e ingresso in albergo da due strade diverse con due hall, una delle quali molto accogliente, con alle pareti tanti arabeschi a renderla più bella.  

 Sistemazione in camera  doppia, carina e con bagno all’ altezza e … finalmente con l’ armadio: una bella doccia ristoratrice e giù  a bordo piscina!  Nel mentre le nostre bici erano finite in garage: riposeranno per due giorni senza di noi!!

 Nel frattempo si è fatto tempo per la cena, concordata da Maurizio, nel bel ristorante: due tavoli tondi riservati per noi. E si va dalla zuppa (otteniamo il bis) a un tajine molto buono  (avremo fatto volentieri il bis!!).   E per ultima una fetta di torta niente male.

 La serata poi è proseguita in hotel;  a bordo piscina c’era tanta bella gente e musica gradevole e … nessuno se l’ è sentita poi di avventurarsi in una città ancora sconosciuta!!

 Ma la stanchezza della lunga giornata  ( e delle altre!)  ha avuto il sopravvento e ho cominciato a “scaldare” il mio letto; un poco  più tardi il compagno  di tante avventure ha dovuto far ricorso alla suoneria del mio cellulare per riportarmi alla ragione: tutti i tentativi … di abbattere” la porta per entrare in camera non avevano dato i risultati sperati!!

 Ragazzi: finalmente ho dormito bene!!!

 La mattina una colazione internazionale:  abbondante e  molto  buona;   c’ era di tutto, dalle uova ai succhi  di frutta,  panini vari con  burro e marmellate, persino gli amati pomodori e i cornetti, la torta,  caffè, latte e l’ immancabile the!!

 Si esce a piedi, tutti assieme,  lungo una bella strada larga e ben curata: le foto al teatro Reale, alla  Gare dei treni e arrivo nei pressi della  città vecchia, oltre le mura antiche, vicino alla Moschea principale (la seconda per importanza nel mondo Islamico, mi viene detto, col famoso minareto della Koutoubia  (dei librai).

 Lungo giro nella Medina e tutti in fila per la visita delle tombe dei Re Sadiani.  Una moltitudine di gente e tanta curiosità nel grande souk: c’ è di tutto: profumi, colori, erbe, spezie, carni, dolci, frutta, antiquari, artigiani, piccoli bar (c’è anche il bar Cagliari !!), negozietti di souvenir, abbigliamento e tanto ancora ….  Ci fermiamo e non possiamo andare via senza aver qualche ricordo di questo paese così composito!!

 Qualcuno, poi, pagherà caro aver consumato “bevande locali” nei mercati all’ aperto che offrivano succhi  e spremute di frutta appena versati!! (… il solito “mal d’ africa!!).  Ci fermiamo per consumare un pasto veloce in un piccolo ristoro all’ aperto: fa molto caldo (abbiamo 38 gradi) e si è fatto un po’ tardi!!  Panino al kebab, patatine  fritte  e pepsi (seduti, e all’ ombra, il tutto ci costa 3 euro e 50!!).

  C’ è ancora voglia, e tempo, per girare la piazza principale di Marrakech: gli incantatori di serpenti con i lori pifferi, le scimmiette che non vogliono tenersi la catena al collo, le donne che fanno i tatuaggi con l’ henné, i venditori di agrumi, frutta varia e datteri di tutte la taglie,  gli insetti a tappeto che girano tutto intorno!  E tante carrozze a cavallo, compresa la forte puzza di urina che “depositano” nelle loro soste in attesa dei turisti.

 Ma noi prendiamo un autobus turistico,  di quelli rossi a due piani,  per curiosare nella città vecchia e dare sfogo, finalmente, alle nostre macchine fotografiche. Un sole cocente ci costringe a stare al riparo del tettuccio   (ma  questa è l’Africa!!!) ma dall’ alto si ripercorrono angoli già visti la mattina e altri ancora inesplorati; il secondo tour poi ci porterà nella periferia nuova della città, che si attrezza con rioni residenziali, giardini nuovi e parchi acquatici, campi di golf e una palmeria, che di recente ha visto crescere nuovamente gli alberi (la guida diceva che verranno piantate oltre 300 mila nuove palme!!).  E in molti angoli tanti dromedari pronti a “scarrozzare” i turisti occidentali per il loro mini safari esotico”!!!

Ma non è ancora finita: sei di noi, con grande sprezzo del pericolo, dopo un veloce rientro in hotel e un cambio di abbigliamento si preparano al clou finale: gran cena alla berbera in un famoso locale tipico!!!   Veniamo accompagnati da due piccoli taxi, sempre color caffellatte, in un traffico INCREDIBILE!!  Che casino!!  A Napoli avrebbero da imparare, molto!! 

Ma il ristorante è davvero elegante e particolare: solo luci di candele e gente molto riservata. Un arredamento tipicamente  arabo e sedie basse per un tavolo basso: e che menu;   antipasti che non bastano le dita delle due mani per contarli: ma noi non abbiamo tempo e iniziamo con gli assaggi – buonissimi … tutti!!

 Ma anche gli altri commensali, molto facoltosi  (c’ è pure uno di loro, sicuramente un arabo,  che si è portato le tre mogli  -eleganti e molto giovani-  e qualche bimbetto appresso!) si danno da fare a tavola!!    E  in alcuni tavoli è persino arrivato il vino in bottiglia!!    Per noi …. solo birra   (si fa per dire!!).  All’ ingresso i due suonatori che ci hanno accompagnato per tutta la serata!   E poi tutto il meglio della tradizione Berbera:  forse solo i dolcini ci hanno deluso un po’  …..    Ma non il conto finale!!!

Si rientra  in hotel per l’ ultima notte in terra marocchina, ma il fedele compagno di stanza … ha da terminare dei lavori urgenti e metterà ancora in funzione l’ artiglieria pesante” per buona parte della notte!!! 

Ci mancava solo il terremoto e avremo avuto il tutto compreso!!

La mattina colazione prestissimo; caricate le bici nel pulmino e tutti verso l’ aeroporto con una bella giornata di sole che ci saluta: veloci  formalità al posto di frontiera  e  tutti di fretta all’ imbarco per Bergamo!!

 Ci vorranno quasi tre ore e mezzo, ma il volo sarà bello!  Un saluto dall’ alto all’ Africa  e, dopo un pò di mare sotto di noi,  … si atterra in mezzo alle nuvole:  Milano  non si smentisce!

  L’ attesa, stavolta meno lunga dell’ andata,  viene riempita con un pasto veloce al tavolino e con gli “esausti”  scatoloni sempre vicini a noi:  ripartenza alle 19 per Cagliari e arrivo puntuale a Elmas alle 20,30. 

Un grande abbraccio a tutti e un arrivederci  alla … prossima ….!! 

 Si rientra a casa a …. raccontare.

Ragazzi,  l’ avventura  è  finita !!!   

Il … Principino......   Carlo

Ps.  Un grazie a tutti i partecipanti, compresa la nostra guida.




WLADIMIRO 45 anni CAGLIARI

Alto Atlas

by Wlady, Sergio, Tore, Thomas & Silvia, Giuppo, Carlo, Tonino

Giorno 1 - Mercoledì 23 Ottobre 2013 IN viaggio da Cagliari a Marrakech con Tappa a Girona.

Siamo di nuovo quà a ricordare e a raccontare le giornate passate nelle montagne dell’Alto Atlas la terza puntata dei viaggi in Marocco, dopo il primo Draa Valley e il secondo Sharho.

Tre viaggi iniziati sempre il 23 Ottobre, il primo nel 2009, il secondo nel 2010 e questo del 2013...

La prima giornata é trascorsa in viaggio tra un aeroporto e l’altro. Il gruppo formato da 8 componenti di Sardinia Mountain Bike: Giuseppe il Segretario, Tore Su Presidenti, Carlo il Principino, Wladimiro Tziu Scalas, Tomy Su Sconcau e Silvia la Gazelle alla sua prima apparizione in ambito internazionale, Tonino Il Tonnarese e infine l’ottavo componente conoscenza datata di SMB Sergio noto sul web come “Gufo Reale”. Con questi simpatici protagonisti, accompagnati dall’inossidabile Maurizio Doro, abbiamo percorso la belleza di 548,5 km accumulando 10199 m di dislivello e scalando ben 16517 m di montagne, come direbbe Carlo: INCREDIBILE !

Arriviamo a Marrakech Menara con il foglio di ingresso in Marocco per il controllo passaporti già pronto, compilato a Girona: ci permette di effettuare le operazioni di ingresso e recuperare le nostre attrezzature sportive in soli 5 minuti.

Fuori ci attende il nostro autista, calmo e attento che ci porterà ad Azilal in due ore e mezzo di pulmino. Il viaggio è lungo, direzione Est, e ci permette di ammirare le lunghe distese di uliveti, i lavori imponenti di ammodernamento costante della città di Marrakech e anche il primo tramonto dietro il minareto della moschea Koutoubia una delle più importanti del mondo arabo occidentale. Per le strade si scorgono i carretti trainati dai cavalli ma anche le carrozze per il trasporto dei turisti, motorini e biciclette si fondono e confondono tra le auto che procedono in un “disordine controllato”. Il mezzo di trasporto emergente in città è la motocarrozzetta con tanto di cassonetto utilizzato indifferentemente per il trasporto delle persone oppure come mezzo di trasporto di materiali.

Si scorgono ai lati della strada anche le varie officine meccaniche, macellerie, negozi di apparati tecnologici, fruttivendoli e venditori ambulanti.

Scorgo tra i miei compagni di viaggio, lo stupore nel vedere le differenze con il nostro Mondo Occidentale, che in realtà geograficamente sarebbe più Orientale del loro! Sembra di avere fatto un salto nello spazio tempo di essere finiti decine e decine di anni indietro. Ma ora le petit taxi sono molto meno vecchie di tre anni fa e ci sono persino i Tourist Bus che scorrazzano tra la Medina e la Palmeria, lo sviluppo delle grandi città del Marocco è in continua e veloce espansione contrariamente ai villaggi remoti in cui il tempo pare che si sia fermato…

Tramontato il sole si procede di buona lena per strade provinciali, strette e buie con ciclisti e pedoni che si materializzano davanti a noi all’improvviso come dei fantasmi e mettendo a dura prova l’abilità del nostro autista.

Arriviamo a Azilal 1358 m slm a sera inoltrata e abbiamo giusto il tempo di scaricare il minibus, tirare fuori le bike smontate dagli scatoloni per rendere gli stessi all’autista, portare in camera i pochi bagagli che ci seguiranno e correre a cena presso un ristorantino locale. Lungo la strada per il ristorante ci rendiamo conto guardando i baretti locali che oramai il calcio e i maxi schermi a led di “penultima” generazione stanno inquinando le vecchie abitudini del gioco della dama, scacchi e backgammon: prima si era partecipi attivi mentre ora si assiste passivi subendo il nuovo passatempo.

Riassaporiamo il buon the alla menta, la zuppa di legumi che ci accompagnerà ogni sera, la specialità della sera, gli spaghetti, circa tre etti a piatto, infine le polpette con la cipolla. Maurizio approfitta per questo primo briefing per rinfrescarci subito le raccomandazioni già inviateci per posta sugli usi e consumi locali per non generare malintesi con le popolazioni che via via incontreremo lungo il nostro viaggio.

Finita la cena rientriamo in hotel e procediamo spediti al montaggio delle bike per essere pronti e non perdere molto tempo la mattina successiva. Il nostro buon Carletto preferisce rimandare alla mattina successiva le operazioni di montaggio, lui non ha problemi di sveglia in quanto si alza regolarmente alle 4.00 del mattino…per sistemare le borse !

Giorno 2 - Giovedì 24 Ottobre 2013 – 1 Tappa da Azilal a Zawyat Ahancal.

Sveglia di buon mattino al canto melodico del Muezzin che oltre a richiamare alla prima preghiera l’Azan, ci libera dalle grinfie di “Morfeo” e riporta alla realtà: dobbiamo prepararci per iniziare la nostra bella avventura che ci porterà attraverso le montagne marocchine dell’Alto Atlas a raggiungere diversi villaggi e zone desertiche. Carlo Il Principino assapora la prima delusione, l’acqua della doccia non è ancora arrivata e dovrà aspettare sino alle 8.00 per il suo rituale dell’abluzione…

Noi procediamo spediti al rimessaggio delle nostre sacche sfoderando finalmente la divisa Bianco Rosso Blu dei Sardinia Bikers.

La colazione sarà servita al ristorante della sera precedente: frittata, caffellatte, the, marmellate varie, olio e pane appena sfornato, una colazione come direbbe Carlo, VALIDA !

Finalmente si parte, sbagliamo subito strada infilandoci in un vicolo cieco, noncuranti del richiamo di una guardia che ci invitava a tornare indietro: realizzato l’errore di percorso, invertiamo la rotta e ci dirigiamo verso l’uscita del paese. Sono subito salite con vedute panoramiche alle nostre spalle, le macchine fotografiche iniziano a memorizzare le immagini del viaggio.

La nostra Gazelle Silvia parte in difesa, tenendo un passo agile che si dimostrerà un’ottima strategia, gli altri procedono spediti e incuriositi precedendo a poca distanza. Passiamo davanti una scuola facciamo in tempo a girarci e i bambini ci rincorrono divertiti.

Si prosegue il viaggio sino a scollinare a q.ta 2800 dove lasciamo sventolare la bandiera dei quattro mori e facciamo rifornimento di “caccaue” e acqua per proseguire in discesa sino al primo pic nic dopo circa 40 km. Ci siamo quasi tutti, manca solamente Su Segretariu che si ferma diverse volte vittima del “Tombè” e sarà costretto a raggiungerci sulla jeep.

I nostri autisti e cuochi ci rifocillano a dovere sfoderando piatti ricchi di colori spezie e verdure. Non manca mai il the verde prima e dopo i pasti. Il pomeriggio prevede una ulteriore risalita di quota e una lunga discesa verso il nostro primo Gite d’Etape a quota 1620 m slm posto a Zawyat Ahancal. Su Presidenti sarà a sua volta vittima della maledizione del Tombè e comunque arriverà in bici al rifugio. Sistemati i Bagagli nel camerone da 6, doccia per ritemprarci e poi a cena che come sempre sarà un “tripudio” di profumi e sapori: zuppa, verdure varie “tajinate” e polletto arrosto.

Percorsi 81,04 km con 2236 m di dislivello accumulato, non male come prima giornata di pedalata.

Giorno 3 - Venerdì 25 Ottobre 2013 – 2 Tappa da Zawyat Ahancal a Anergui.

Questa è forse la tappa più sofferta per la quantità di polvere che ci siamo ritrovati addosso all’arrivo. La mattina la partenza su una bella pista larga, pochi metri sopra un torrente attraversato in diversi punti da particolari ponti costruiti con assi di legno canna e malta. Ammiriamo la vegetazione alpina, siamo a Q.t a1600 m slm, con alberi di alto fusto e le montagne che ci circondano, degli immensi blocchi granitici, incrociamo ogni tanto, a “bordo” dei loro asinelli, i pastori o le donne berbere intenti nelle loro faccende quotidiane. Sostiamo per il pic nic presso una segheria dismessa sulla riva del fiume, la ripartenza ci porta a scoprire una delle meraviglie del Marocco, La Cathedral, massiccio granitico paradiso dei free climbers.

Successivamente ci infiliamo dentro le meravigliose Gole dell’Assif Melloul che percorreremo per gli ultimi 30 km in solitaria arrivando al buio al villaggio di Anergui. La parte finale di questa tappa, la più delicata, ci ha costretto a procedere con molta attenzione in quanto alcuni tratti erano franati e vi era il pericolo di cadere dalla stretta e unica via percorribile. Le tracce lasciate dagli animali sono stati determinanti quando la pista, già segnata dalle frane, spariva dalla nostra vista. Sono stato costretto a scendere dalla bici e camminare per gli ultimi 5 km in quanto la luce della frontalina non era sufficiente a pedalare in sicurezza, Giuseppe, Antonio, Silvia Tommy e Maurizio sono stati rallentati dalla maledizione del Tombè che questa volta ha visto Silvia vittima prescelta.

Le jeep proprio quella sera di sofferenza tarderanno ad arrivare a causa di un guasto meccanico. Nel frattempo noi ci rifocilliamo con la solita zuppa e il tajin di carne e verdure che rinfrancano corpo e spirito. Percorsi in questa seconda tappa 76,82 km con 1341m di dislivello e 1848 m di altezza massima raggiunti.

Giorno 4 - Sabato 26 Ottobre 2013 – 3 Tappa da Anergui a Bou Tferda.

Una salita di 11 km con scollinamento a quota 2500 m slm sono l’antipasto per questa tappa caratterizzata dal cambio di clima, la mattina relativamente caldo poi freddo e infine umido. Qui abbiamo avuto l’incontro con le popolazioni berbere del villaggio prima di Tasraft dove era in corso il mercatino settimanale.

Quì Maurizio ritrova casualmente una ragazzo che lo ospitò in casa durante uno dei suoi primi viaggi in Marocco. La sosta di ricompattamento con il resto del gruppo ci consente di ripararci dal freddo dentro un “Bar” e sorseggiare un the caldo scambiando “quattro” parole con dei ragazzi sciorinando la loro buona preparazione linguistica, francese, inglese, spagnolo. Ci chiedevano da dove provenissimo e appena spuntava il nome Italia, la prime risposte erano Milano, Napoli, Roma…della Sardegna sapevano poco allora noi con l’ausilio di salviette e una penna, provavamo a disegnare i contorni della nostra nazione indicando la meravigliosa isola del mediterraneo, la SARDEGNA. All’arrivo del gruppo dei “ritardatari” riprendiamo il cammino verso il CAFE-CAFE TAFADNA posto a circa 33 km lungo la pista in direzione Bou Tferda. Prima di raggiungere il rifugio siamo spettatori di uno spettacolare parto ad alta quota: un agnellino vede la sua prima luce.

Il pasto meridiano prevede un’altra abbuffata di verdure lesse e crude più un deliziosa frittata berbera, l’immancabile the alla menta bollente per riscaldarci e la frutta. Dopo qualche minuto siamo di nuovo in viaggio, continua a piovere ma noi continuiamo a pedalare imperterriti verso la nuova meta. Ci solleviamo di altri duecentocinquanta metri per pedalare su un altopiano a quota 2500 sotto la pioggia sferzante e illuminati ogni tanto da un arcobaleno. Arriviamo ad un bosco di ginepri secolari e ci sembra di essere in Supramonte. Proseguiamo in discesa sino alla meta di BouTferda dove ci attende la jeep per riconsegnarci i bagagli da portare nella casa della famiglia berbera che ci ospiterà per due giorni. Conosciamo Mustapha giovane componente della famiglia, curioso e disponibile, che ci darà supporto in questi due giorni, ci osserva e approfitta della nostra presenza per un fitto scambio di informazioni ed apprendere nuove parole di italiano. Lo shock della giornata deve ancora arrivare: la doccia tanto sospirata in questa giornata fredda e umida tarda ad arrivare. Chiedo a Mustapha se fosse possibile fare subito una doccia calda, lui mi accontenta e preso un pentolone con dell’acqua calda mi accompagna fuori al lato della casa: qui una porta ricavata da degli assi in legno, socchiusa, cela la sorpresa, è il bagno !!! Mi affaccio con il mio “beauty case” in una mano e i vestiti puliti nell’altra e mi giro verso Mustapha che mi aiuta a sistemare l’abbigliamento sopra la fune che tiene la tenda dietro la porta, poggio il Beauty a terra e ringrazio…La mia prima doccia calda sul piatto della turca…tutto sommato esco dal bagno soddisfatto e rilassato…la turca mi ha anche stimolato, stitichezza addio !

Rientro in camera dai compagni di viaggio e li preparo alla sorpresa…Qualcuno tira fuori le salviette umide e si deterge invece che avventurarsi nel bagno padronale, ora adornato da due steariche che stemperano il buio.

Manca poco alla cena e Mustapha precede le portate con un buon bicchiere di the caldo alla menta, dopo di ché arriveranno la zuppa e successivamente il cous cous con carne e verdure, preparati dalle sapienti mani della signora e delle figlie: una meraviglia ! A fine cena Mustapha passa con il secchiello e l’annaffiatore per il lavaggio delle mani, un eccezionale gesto di ospitalità, rimaniamo stupiti ancora una volta. Il giorno 26 Ottobre è anche il compleanno di Carlo il nostro “Principino”, che sfodera una crostata alla marmellata custodita gelosamente dal giorno della partenza: solo 4 giorni…Le sorprese sono sorprese ! Si è persino portato la candelina del primo anno dopo i sessanta, è una gran festa.

La serata volge al termine e prepariamo i nostri giacigli per questa prima notte da ospiti.

Questa lunga giornata si conclude dopo avere percorsi 73,37 km con un dislivello di 1971 m e altezza massima raggiunta q.ta 2520 m slm.

Giorno 5 - Domenica 27 Ottobre 2013 – 4 Tappa da Bou Tferda al Grenier de Aoujdal a BouTferda.

Passata la festa del giorno prima riprendiamo le pedalate con un giro ad anello che ci porterà a visitare nel pomeriggio il Grenier de Aoujdal un villaggio costruito su una falesia a picco sulla valle del fiume Oued Attach circostante.

La mattina inizia con una bella salita che arriva in un altopiano ventoso e freddo, per ripararci chiediamo ospitalità ad una maestra di una scuola che ci offre oltre il riparo dal vento gelido, coperte di lana, ci prepara una frittata berbera che abbiamo cura di ripulire dal tegame con il pane, del the caldo alla menta. Siamo a quota 2118 m slm e l’aria frizzante ci accompagna tutta la mattina. Gli incontri sono rari, qualche cavallo, due uomini che lavoravano alla realizzazione di un pozzo, l’immancabile pastore con le sue greggi, rivelatosi prezioso collaboratore nella individuazione della traccia lasciata dai pneumatici dei compagni che ci precedevano.

La vegetazione è sempre costituita da ginepri secolari a volte secchi a volte con un bel fogliame. Proseguiamo sino all’intervallo del Pic Nic effettuato al riparo delle mura di una vecchia costruzione crollata: questa volta c’è anche il nostro amico Mustapha che collabora con i nostri cuochi eccezionali come sempre nel confezionarci i loro manicaretti. Nel pomeriggio arriviamo al villaggio abbandonato sul Granito di Aoujdal, non dobbiamo pagare nulla, non c’è nessun bigliettaio nessuno ! Questa meraviglia è tutta per noi, scendiamo con attenzione la scalinata formata da paletti di ginepro ricoperti di pietre, ci avviciniamo su un percorso a elle e ci fermiamo ad ammirare le prime costruzioni, andare oltre è troppo pericoloso, il sito non è in sicurezza e un passo falso potrebbe costare caro. Immortalato il sito ed effettuata la solita foto ricordo all’urlo di “entusiasmo” o “battaglia” riprendiamo la via verso casa. Percorsi in questa giornata di “riposo” 50,79 km con un dislivello accumulato di 1166 m con l’altezza massima raggiunta di 2118 m slm.

Giorno 6 - Lunedì 28 Ottobre 2013 – 5 Tappa da Bou Tferda a Agoudal

Riprendiamo il nostro cammino per un lungo trasferimento che ci porterà da Bou Tferda a Imilchil e successivamente a Agoudal. La pista è prevalentemente asfaltata con continui sali scendi e ci consente di proseguire in scioltezza ammirando e fotografando il paesaggio circostante. I campi coltivati si alternano alle rocce affioranti come delle enormi balene di pietra, superiamo diversi villaggi, facciamo una sosta su un caffè berbero per una coca cola invitata “generosamente” da Maurizio il nostro capo branco e gustosissimi “caccaue” vero e proprio carburante naturale. Si riparte alla volta del prossimo ristoro che sarà organizzato sulle rive del lago Tislit a q.ta “2270 m slm. Durante il tragitto verso il punto ristoro esploriamo una scuola elementare e Carlo, dopo avere chiesto il permesso all’insegnante, sale in cattedra per una lezione di matematica, noi nel frattempo ci intratteniamo con un tecnico di una società mineraria di estrazione della Fluorite, il Marocco è un grande produttore ed esportatore di questo prezioso minerale. Si riprende la strada, che dal km 50 si impenna decisa portandoci in pochi chilometri da Q.ta 2009 a Q.ta 2375 toccando pendenze del 10%. Lo scollinamento ci propone ancora dei panorami mozzafiato lungo le vallate circostanti, ma non siamo ancora arrivati al lago che verrà raggiunto dopo ulteriori 5 chilometri contro vento.

Ringraziando i nostri cuochi e guide che ci hanno preparato il meritato pic nic, ci accomodiamo per recuperare le forze.

La partenza pomeridiana è preceduta dal rito del Tombè, di cui sono protagonista con una visita alle rive del Lago Timslite, una sorta di “offerta” di ringraziamento per la magnifica veduta.

Dopo Imilchil e Imalouane superiamo Sountate, si sale lentamente ma gradatamente per proseguire sull’altopiano di Agoudal. I km percorsi sono 102,9 km con 1650m di dislivello accumulato e 2379 m slm di punta massima. L’alberghetto che ci ospita ha anche l’hammam e con il Presidente non ci facciamo sfuggire l’occasione e ci intratteniamo per una buona mezz’ora dentro a rilassarci. La sera inizia a rinfrescare e la temperatura scenderà sino a 0°, le montagne attorno innevate e il vento contribuiscono ad abbassare la temperatura.

Giorno 7 - Martedì 29 Ottobre 2013 – 6 Tappa da Agoudal a Gole du Dades

Altra tappona di 97 km con 1110 m di dislivello: procediamo per i primi 23 km dentro la valle dei cavoli, rinominata così a causa una strano odore di cavolo bollito probabilmente dovuto alla vegetazione. Si sale sino a scollinare a Q.ta 2900 la cima coppi di tutto il viaggio, e infatti veniamo accolti da una nevicata che si scioglie velocemente.

Familiarizziamo in cima con un trio di “naturaiders” spagnoli, che tra l’altro avevano soggiornato nel nostro stesso alberghetto, foto di rito e successiva picchiata in discesa per 16 km attraverso i tornanti che dominano le gole scavate dal fiume Assif Imedhras. La sosta pranzo viene servita a casa di una famiglia berbera con le solite pietanze semplici e genuine…sempre cariche di spezie, la gioia di Tonino. Salutiamo i nostri ospiti e pedaliamo per altri 30 chilometri circa e ritrovando l’ultimo strappo della giornata che ci porta sulle sommità delle Gole del Dades. Scorgiamo un albergo costruito a picco sulle gole, ammiriamo il panorama, qualche scatto e ci buttiamo di nuovo giù per i tornanti e raggiungiamo la base della gola una fenditura nella montagna che arriva sino al livello del fiume Oued Dades percorsa da una strada a una corsia. Da li a poco troveremo il nostro punto di arrivo all’ Hotel Kasbaah de la Vallee. Una bella doccia calda ci ritempra e siamo pronti per la cena, abbiamo anche il Wi-Fi libero per potere iniziare a caricare le prime immagini del viaggio.

Giorno 8 - Mercoledì 30 Ottobre 2013 – 7 Tappa da Gole du Dades a Boumalne Dades

Siamo giunti alla fine della nostra avventura, Maurizio vorrebbe evitarci un ulteriore scalata di una montagna il Jebel Riguit che allungherebbe il giro di 10 km, quindi decide di deviare per un’altra pista che passa per il centro abitato di Ait Youl. Il fondo della pista è in ottime condizioni anche se l’inizio é una vera e propria pietraia, successivamente si apre ed è sempre più battuta. Giuseppe Tore e Sergio spariscono all’orizzonte rapiti da questo paesaggio, scorrazzando solitari sino al centro di Tamalout dove si fermano per ricompattare il gruppo. Superato il villaggio la strada si inerpica sino alle antenne poste sul Jebel Talouit dove ci fermeremo per l’ultimo pic nic. La posizione dominante permette di scorgere il villaggio di Bou Taghrar attraversato dal fiume Oued Mgoun. La pista che precede la scalata al Jebel Talouit è ricca di buchi nelle montagne e nelle colline della piana “abitazioni” di trogloditi: queste popolazioni si sostengono con l’allevamento degli animali, senza corrente elettrica: le loro giornate sono scandite dalla luce del sole. Abbiamo tempo per fermarci e scattare le nostre ultime foto in questi luoghi isolati. Il Rosso degli altipiani si fonde con il giallo delle piste e il verde delle oasi che sorgono attorno ai fiumi.

Dopo il pic nic percorriamo altri 12 km circa in direzione della strada asfaltata che ci riporterà dopo ulteriori 15 km circa verso Boumalne Dades al nostro ennesimo Hotel posto sulla parte alta della cittadina. Con l’ultima asperità del percorso finisce il nostro giro: l’ultima tappa segna 66 km di percorrenza e 750 m di dislivello accumulato e 968 m slm il picco raggiunto.

Tutto ciò è stato possibile grazie a Maurizio Doro e ai suoi collaboratori che ci hanno permesso di effettuare questa nostra esperienza in tutta sicurezza. Grazie alle nostre gambe che ci hanno supportato durante tutti questi chilometri, grazie a tutti i componenti del gruppo, che si è dimostrato vincente anche in questa occasione.

Vorrei ricordare:

la precisione maniacale di Carlo ribattezzato scherzosamente “Il Principino” nel rimettere a posto le borse prima di partire per le tappe.

la musica e le battute di Sergio che ci hanno supportato nei momenti difficili

la simpatia e la tenacia di Silvia che era nuova a questo tipo di viaggio ed ha scelto il più difficile

Tore per avere filmato i momenti salienti del viaggio.

Giuseppe , Tonino e Tomy per la loro simpatia e disponibilità ad accompagnare Silvia quando il gruppo si frammentava.

Non voglio però dimenticare le nostre famiglie che si sono private del nostro supporto per tutti questi 11 gg di vacanza e magari avrebbero avuto necessità della nostra presenza a casa.

Gli ultimi tre giorni sono serviti per il rientro in patria e per sgranchire le gambe a Marrakech.

Naturaider Wladimiro "Tziu Scalas"