Spazio Naturaider...... 
 
MTB MTB Mtb MtB

EXTREME

La mia avventura Naturaid. ( del Naturaider Mauro)


Negli ultimi mesi il mio pensiero spesso è andato in AFRICA, in Marocco, sulle piste dell’Alto Atlante, tra canyon e gole, sul massiccio vulcanico del Saharo,  i vulcani, nelle distese desertiche, nella valle del Draa… Ho visualizzato e programmato la mia avventura cercando di non tralasciare nulla, devo caricare sulla mia bici l’essenziale: i ricambi, l’abbigliamento, il cibo, il materiale obbligatorio, e tutto quello che può risultare fondamentale in qualsiasi situazione… Negli ultimi giorni mi sono risparmiato e ho mangiato fin troppo, ho un sacco di voglia di pedalare, spero mi basti per i quasi 700Km e i 12000m di dislivello che mi aspettano… in autosufficienza... Per la quarta volta mi preparo al via…

Lunedì 22 ottobre 2007, siamo ad AZILAL, partenza del NATURAID 2007, arrivano anche gli scatoloni con le biciclette. Bene, quest’anno niente danni, preparo la mia compagna di viaggio con delle brutte sensazioni: quella di non avere abbastanza spazio nelle borse, di aver portato troppa roba che non serve e, allo stesso tempo, di aver dimenticato qualcosa d'importante. Sono molto agitato continuo a girare a vuoto, sistemo tutto il materiale cercando di mettere ogni cosa in maniera accessibile… Maurizio (l’organizzatore DORO) gira nelle camere del nostro albergo per catturare momenti particolari, vede come ho preparato il mio “cavallo da corsa” e fotografandola dice entusiasta: “... incredibile come in quattro edizioni si siano sviluppati i prototipi delle borse e dei materiali per un’autonomia completa di quattro giorni tra montagne e il deserto…”. Queste parole un po’ mi tranquillizzano, le tecniche di rilassamento e di proiezione mentale che conosco fanno il resto…

Mercoledì ore 4.00, partiamo in 18, tutti carichi di entusiasmo. Presto, nella prima lunga salita rimaniamo in tre: Reto (inesauribile macchina da guerra e da fatica di fabbricazione svizzera) Raffaele (esperto e tenace atleta delle lunghe distanze dotato di un incredibile fiuto per la pista giusta) ed io. Dopo il primo passo il mattino ci fa luce, scendiamo veloci sulla pista sterrata, Raffaele buca la ruota anteriore, Reto si ferma per aiutarlo e mi fermo anch’io, ne approfitto per mangiare una barretta. Partiamo e poco dopo Raffaele perde il ROAD BOOK, recuperiamo tutti i pezzi e ripartiamo. Arriviamo al cp1 (81km), una passeggiata rispetto all’anno scorso (quando per il freddo non sentivo più le dita e spaventato sono “saltato di testa”), riempio il camel bag, mangio una barretta e via. Mi sento bene, pedalo con un buon ritmo, in salita si staccano e mi lasciano andare avanti. Alla fine della salita metto la “ventina” scatto una foto, ne faccio una a Reto che mi ha raggiunto e scendiamo. Verso la fine della discesa Reto buca la ruota posteriore, la sua pompa non funziona e neanche la mia, passa qualche minuto e arriva Raffaele e con lui riusciamo a rimediare e ripartiamo. Lasciamo la grande pista per una che gira a destra e si infila in una valle. Mi trovo di nuovo solo e mi piace, i 35km di questa gola mi divertono e mi catturano, in un tratto polveroso 2 jeep mi sorpassano e se ne vanno, poi rallentano bruscamente, io mi avvicino troppo e mi trovo immerso in una pozza d’acqua ferma e puzzolente fino alle ginocchia… chilometro 153, lì ho lasciato il sensore del computer contachilometri.

Arrivo al villaggio nel bel mezzo del mercato e un ambulante mi indica la strada per il cp2. Reto mi segue a 5', ci rifocilliamo riposiamo un po’ e dopo una mezzoretta partiamo dal cp ai piedi di quell’eterna salita che la mattina dopo farà troppe vittime. A ¾ di salita comincio a perdere colpi, più di così non posso rallentare, mi fermo e scatto qualche foto, prendo un po’ di carboidrati liquidi sperando in nuove energie, ma comincio ad essere davvero stanco, non spingo più sui pedali. Reto sta benone, sembra abbia appena finito il riscaldamento e mi aspetta… a gesti e mugugni cerco di fargli capire di andare avanti da solo, io proseguo come un bradipo, “Reto vai…!”, ma lui niente. Arriviamo al passo, sono molto stanco, ci accolgono Mauri, Mattia e Pino, ci fanno un servizio fotografico coi fiocchi, dei bambini mi offrono delle mele che baratto con le mie nocciole. Sono convinto di dover fare ancora 400m di dislivello, ma per fortuna mi sono solo capito male con Reto, la salita è finita e presto siamo sulla pista in discesa (che lo scorso anno ha visto le fatiche di Ausilia, Olga e Giacomo). Arriviamo al guado e per non bagnarci le scarpe scegliamo di attraversare a piedi nudi, il sole tramonta e subito cala la luce, qualche chilometro dopo, a 5' dal cp3 una forte nausea mi costringe a fermarmi più volte fino a farmi vomitare. Al cp3 troviamo i nostri tre angeli custodi, sono molto stanco, sono 16h che pedalo e ho fatto parecchio dislivello, so cosa mi aspetta nei 105Km che mi separano dal cp4. Mi vesto più pesante per affrontare la notte, mi stendo e faccio un micro-rilassamento, mangio zuppa, pane e omelette. Avrei proprio la necessità di dormire un po’, ma la “macchina da guerra” Reto vuole partire, io provo a convincermi che questa è la scelta giusta, metto la crema  “proprio lì”, partiamo e subito incrociamo Sami e Raffaele. Dopo una ventina di minuti, in discesa sull’asfalto Reto ri-buca la ruota posteriore. Non ha altre camere d’aria di scorta, io faccio luce e trovo il foro lui ripara con la pezza, e così via… i fori sono 5 e come se non bastasse il mastice non tiene e si staccano una dopo l’altra… Basta! Sono 50 minuti che sono fermo in piedi a fare luce, stanchissimo, mi cade continuamente la testa, BASTA! Lui per essere più leggero ha i copertoni sottili e le camere d’aria in “carta velina”, io, sapendo che a pieno carico supero il quintale, ho scelto copertoni tubeless pesanti, già gonfiati con il fast gonfia e ripara, porto  con me altre 3 bombolette fast, un copertone tubeless di scorta e camere d’aria! Questa è una gara in autosufficienza, cosa faccio ancora qui? Lui è parecchio irritato e io stanco e stufo, dalla bocca mi escono solo due rudimentali vocaboli, “Reto, I’m sorry, I go”, lui brontola, bruscamente rimonta la ruota si gira e torna a spinta verso il cp3.

“Caro Tirannomauro, hai già perso più di un ora per i guasti degli altri… d’ora in poi SOLO! Basta vincoli! Non hai scelto compagni per questo viaggio!

Quanto sono forti questi legami creati e non voluti che ti condizionano, ti limitano e ti fanno allontanare da quello che ti dice il TUO CORPO e la TUA MENTE?…

Torna ad essere il protagonista del tuo Naturaid!”

e da solo proseguo, e pedalando i pensieri si susseguono, si caricano di realtà quotidiana e paragoni con quello che è appena successo… ai miei occhi tutto diventa più grigio. I pedali sono sempre più pesanti ma non voglio cedere alla stanchezza, arrivo al punto di godere di quelle piccole scariche di adrenalina che mi danno i cani quando, abbaiando e mostrandomi i denti, mi corrono a fianco accompagnandomi fuori dal loro territorio. Pedalo al rallentatore, mi si chiudono le palpebre, ho una forte nausea, le gambe sono sempre più legnose, i pensieri si fanno sempre più negativi, proseguo a onde nel tentativo di fare meno fatica, mi sembra di vedere delle luci…  probabilmente sono gli altri che mi stanno raggiungendo, ma non c’è nessuno. …mi sembra di sentire in lontananza la jeep di Maurizio, ma niente, continuo ancora un po’…ancora un po’! Non mi sono mai sentito così demolito, si fa sempre più spazio dentro di me l’idea che mi sto facendo male, che mi sto distruggendo, che per trovare qualche energia sto mangiando i miei muscoli… Un muretto a lato strada è il posto giusto per fermarmi, appoggio la bici e mi siedo appoggiando la testa alle ginocchia, sono sfinito! …e penso …ora passa la jeep che porta Mauri e ‘Tia al cp4…

Dopo qualche minuto si concretizza la sagoma della jeep. “Mauri, mi sto distruggendo, mi sto mangiando i muscoli, non posso più andare avanti in queste condizioni”, e aggiungo un lamento tecnico per il mio amico e collega: “Mattia, sto andando in RABDOMIOLISI! (autodistruzione del tessuto muscolare) Maurizio: “sei solo stanco, devi dormire”. Io prendo d’orgoglio il mio cavallo e riparto dicendo: “piuttosto cammino!”… Dopo 200 metri la forte nausea e le gambe di legno mi costringono a ri-fermarmi. Mauri mi affianca e io: “basta, mi ritiro, carico la bici sulla jeep, mi porti al cp4, poi domani, se mi riprendo, continuo la mia avventura, fuori gara naturalmente…” e Lui: “stai straparlando… sei arrivato ad uno stato di stanchezza mai provato, devi solo dormire un po’!”. A lato strada c’è una casa con a lato una rientranza riparata sui tre lati, coperta, con delle patate ammucchiate addosso ai muri. “Questo è il posto giusto!” mi dice, io ,frastornato e rallentato, passivamente seguo il consiglio, prendo il sacco a pelo, il camel bag come cuscino e mi metto giù. Sto già meglio, mangio a fatica qualche nocciola, la temperatura è ideale e c’è una splendida luna che come una mamma veglia su di me, faccio un respiro e piombo nel sonno più profondo…

Le 0.09, ho dormito solo un ora e mezza ma mi sento un UOMO NUOVO, mi è tornato l’appetito e la voglia di pedalare.

Lezione magistrale: non volevo accettare di essere semplicemente stanco nonostante il mio organismo, da qualche ora, me lo avesse detto in tutti i modi possibili, sono bastati 90 minuti, un solo ciclo R.E.M., per recuperare!

Riparto cercando di usare al meglio ciò che tiene su il casco, prendo un buon passo cercando di non strafare, mi alimento e mi godo il silenzio e la compagnia discreta della luna. Arrivo al passo, non è freddo, comincio a scendere incantato dai riflessi che la mia compagna di viaggio disegna sul lago di Imilchil.

Dopo una decina di chilometri, nella valle che si apre dopo la grande gola, mi trovo dove il percorso dovrebbe lasciare l’asfalto, girare a destra su una pista che già conosco per cambiare valle. Controllo il road book, mi dice che subito dopo il bivio c’è un ponte, in effetti lo trovo, passo il villaggio ma poco dopo la pista si stringe e diventa sentiero, forse ho sbagliato pista all’uscita del villaggio… Ripercorro tutto il tratto fino all’asfalto e provo tutte le possibilità. Il vento si fa sempre più forte, e con forti raffiche alza polvere e sabbia. Sono le 3.00, dopo diversi tentativi vedo una casa con le luci accese, mi avvicino, all’interno un vecchio berbero incappucciato seduto sul tappeto che appoggiato ad una colonna legge, busso alla finestra,  si affaccia e chiedo per la mia prossima destinazione: “AGUDAL?”. Lui mi guarda male e scuote la testa, ci riprovo “IBRAHIM, AGUDAL?” e Lui “THARAF THARAF” (o qualcosa del genere…) ed io cerco di fargli capire che sono disposto anche a pagare l’informazione con i dirham, ma Lui “THARAF THARAF” e chiude la finestra. Seccato torno sulla strada asfaltata e verso le gole, fino a raggiungerle, mi rigiro nuovamente e perplesso ripercorro i miei passi fino al villaggio. Da una stradina interna arrivo ad un’altra casa con le luci accese e vedo che all’interno ci sono tre persone, una sta pregando. Busso, mi accorgo presto che la casa è la stessa, sono  sul lato opposto, ritrovo il berbero di prima ma con lui ce n'è un altro che sembra più disponibile “AGUDAL, IBRAHIM?”, vedo che ha capito e mentre dice “THARAF THARAF” con il gesto della mano mi fa capire che ho sbagliato villaggio devo proseguire sull’asfalto.

Nuova magistrale lezione: mai dare per scontato di conoscere il percorso perché sembra la valle giusta e per coincidenza c’è un ponte come da road book. Si, è vero che se avessi avuto il contachilometri sarebbe stato più difficile sbagliare bivio, ma quello che ho preso io non aveva indicazioni sulla strada, mentre quello giusto, dopo 3,5km, è abbondantemente segnalato! Sono di nuovo sulla pista giusta, ma ho perso 2h e mezza…

Dopo aver gustato un’alba bellissima arrivo ad AGUDAL al Camping “IBRAHIM” il cp4. Sorpreso, oltre al Direttore di gara e al suo fido scudiero trovo, nei loro sacchi a pelo, anche i due svizzeri e Raffaele, colgo l’occasione e mi stendo. Dopo una ventina di minuti i tre si alzano mangiano qualcosa e si preparano per partire, mentre io ne approfitto per massaggiarmi un po’ gambe e collo sapendo quello che mi aspetta. Sami mi chiede se vado con loro, io rispondo “andate pure,  mi preparo con calma”. Apprezzo che me lo abbia chiesto ma sento che è da solo che devo vivere quest’avventura. Comincia a piovere, sembra pioggia portata dal vento, non si vedono nuvole. Ibrahim, da esperto della zona, mi fa capire che la perturbazione va in una direzione diversa da quella dove mi sto dirigendo. Lo spero vivamente, siamo a quota 2400m e devo arrivare a 2930m, 26km di pista difficile con 2 piccole discese intermedie. Prendo tempo… ne approfitto per mettere il “coprisella in gel” che mi sono portato, questo mi consente di cambiare l’appoggio sulla sella e la biomeccanica di pedalata. Mangio ancora qualche nocciola e noto con piacere che nel frattempo ha smesso di piovere. Saluto IBRAHIM, firmo il foglio del cp e parto.

Dopo 2km inizia a piovere e più salgo più aumenta, diventa pioggia ghiacciata e il vento me la spara contro, la “ventina impermeabile” comincia a non essere sufficiente, scarpe e guanti sono bagnati. Il vento si fa sempre più cattivo, io sono sempre più bagnato ma potrebbe andare peggio, potrebbe nevicare. Subito accontentato, mi trovo imbiancato con il vento contro, sempre più forte e sempre più freddo. Ho le mani ghiacciate, avrei voglia di mettermi i copri scarpe e i guanti in “wind stopper” ma poi cosa avrei d’asciutto per la discesa? Mi tolgo i guanti ormai fradici e vedo i polpastrelli che tendono ad un blu pallido, non mi piace, mi spaventa, ho ancora parecchia strada e la situazione continua a peggiorare. Subito l’inc….tura prende il posto della paura, l’imperativo diventa PRODURRE CALORE e questo mi carica, aumento la spinta sui pedali, continuo a muovere le dita dei piedi, stringo le manopole con forza e apro le dita, soffio come una locomotiva, mi sento anche un po’ “locomotiva”, ma appena comincia ad andare meglio inizia una veloce discesa, che freddo, tiro i freni e pedalo, spero finisca presto, non pensavo di desiderare cosi tanto la salita! Ricomincio a salire, pedalo sempre più forte, sto meglio, le energie non mi mancano, il sistema LOCOMOTIVA ARRABBIATA funziona, funziona al punto di arrivare quasi a raggiungere Raffaele, Sami,  Reto è più avanti. Il terreno si fa sempre più pesante e scivoloso, cerco di proseguire fino quando il fango mi blocca il cambio e non posso più pedalare. Tregua, non nevica più, anche il vento si è placato, intravedo il passo, manca poco più di 1km, ne approfitto per cambiarmi. Proseguo a spinta fino al passo, al riparo, in quel che resta di un rifugio, trovo dei tedeschi con le moto da enduro che aggiustano una ruota, un marocchino accende un fuoco all’interno, è molto più fumo che il caldo, mi preparo per la discesa, tolgo un po’ di fango dalla bici, “stendo il bucato” appendendo ciò che ho bagnato alle borse, metto i copri-scarpe e i gambali e parto. Giusto il tempo di qualche foto con i canyon sullo sfondo e, con i denti che tengono ancora il tempo del freddo, mi rendo conto di cosa è in grado di mettere in atto l’organismo per  la propria sopravvivenza! …in più ho capito che a volte aiuta essere incazzati!

Poco meno di un ora e la temperatura sale a 30°- 35°. La pista corre a lato di un fiume circondato da campi e villaggi, poi una parte più arida porta a MSEMRIR dove c’è il cp5. I tre che conducono la gara sono arrivati 25’ prima di me, hanno mangiato e si stanno preparando per ripartire. Io nel frattempo sono riuscito ad asciugare quasi tutto e posso ri-indossarlo, riempio il camel bag con i sali, mangio un ottima zuppa e un omelette, bevo una coca e dopo una quarantina di minuti riparto. Il cambio mi fa brutti scherzi, fa rumore e salta, mi fermo tolgo ancora un po’ di fango, metto l’olio sulla catena, tutto scorre meglio e torno a pedalare.

Si, ora mi sento proprio in gara, ho una scadenza, devo arrivare prima dell’imbrunire sulla discesa per Boulmane Du Dades!

I primi 50km sono su asfalto, facile, vallonato, l’ideale per i passisti come Reto e come me, le gambe si divertono, riesco ad essere veloce e ho voglia di pedalare. Prima del cp6 ci sono 14km su una pista che non conosco, dal road book non sembra troppo impegnativa, ma devo sbrigarmi ho poco tempo prima che il giorno mi saluti. Arrivo all’imbocco della pista, stretto ed irto tra le case, ma presto piega a sinistra e prende la direzione per uno spettacolare altipiano. Mi diverto molto, con il sole accecante negli occhi corro verso il tramonto,  ma prima per fortuna incontro Mauri e il cp6. Mi precipito a firmare, prendo acqua, carboidrati in gel e vedo che i primi sono partiti da 12min, sono le 17.32 è tardi per arrivare al passo con una visibilità decente, devo riuscire a raggiungerli! 4km di salita costante e con una buona pendenza mi farebbero venir voglia di pedalare agile con la corona piccola, ma il fango secco blocca il deragliatore, poco male, vuol dire che devo salire più veloce. Qualche centinaio di metri più avanti intravedo la sagoma di Raffaele e ancora più deciso, mi alzo sui pedali. A 500m dal passo raggiungo Raffaele, che mi dice: “allora vuoi proprio vincere”, sorrido e rispondo: “…non mi interessa la classifica, voglio solo vivere al meglio la mia avventura! Sono salito più veloce che ho potuto per avere ancora luce o almeno per essere assieme a voi”. Più avanti c’è Sami che mi dice: “…domani alle 10 sei al traguardo con Reto!”, io mi ripeto… Al passo c’è Reto che ci aspetta, riesco ad immortalare il tramonto, ci vestiamo e cominciamo a scendere tutti assieme, riesco ancora a vedere le indicazioni per la pista giusta al primo bivio, poi la notte si fa scura. Sami conduce e tutti dietro, le sue doti nella guida notturna le ho già sperimentate l’anno scorso, “Occhi di gatto”  ha un grande intuito e liscio-liscio ci porta sulla grande strada asfaltata. Pochi km e siamo al cp7, sbaglio a fare l’andatura, fin troppo veloce, Reto rilancia come in una gara su strada (cosa stiamo facendo?), perplesso continuo a spingere sui pedali e comincia a farmi compagnia un dolorino dietro alle ginocchia, ci alziamo sui pedali sull’ultima rampa ed arriviamo al cp7, un albergo posto sulla sommità di Boulmane Du Dades. Siamo tutti parecchio stanchi, Raffaele mi dice che loro hanno intenzione di mangiare qualcosa e partire subito per il cp8, io devo riposare. Entriamo nel ristorante e subito chiedo al padrone se posso stendermi sui lussuosi divanetti in fondo alla sala per farmi un pisolino. Sono molto sporco e puzzo, ovviamente mi aspetto un no, - Lui mi offre una camera - , ma io insisto, - Lui mi fa capire che sta per cominciare la musica - , - io amo la musica e comunque cosa sarà mai…? Mi sdraio, metto la sveglia su 1h30’ e mi metto tranquillo. Si accordano gli strumenti ed inizia uno spettacolare concerto di musica marocchina, le percussioni la fanno da padrone, mentre i turisti battono le mani ed esaltano il tutto. Bello eh,… niente da dire… bella musica, ben interpretata, forse a neanche 10 metri si è un po’ troppo vicini per apprezzarla al meglio, ma tra un pisolino e l’altro, me la gusto pure. Mi alzo, recupero tutti i miei pezzi ringrazio i musicisti e faccio loro un plauso. Sono le 21.45, gli altri sono già partiti, riesco ancora a farmi fare una zuppa e una gustosa omelette e con calma mi preparo, non ho riposato un gran che, forse ho perso solo tempo e non essendo proprio brillante sto continuando a perderne... Mi disinfetto le piaghe da sella e metto una montagna di crema, preparo il road book e faccio un errore madornale: conosco il percorso fino al prossimo cp, quindi, (come se pesasse un quintale) penso bene di lasciare qui il prossimo foglio.

Alle 22.33 parto dal cp7, un leggero vento contrario e la splendida luna piena mi accompagnano nella traversata della piana arida che conduce ai piedi del SAHRRO, le indicazioni “NATURAID” mi fanno presto lasciare l’asfalto grezzo per una nuova pista che mi porta oltre un villaggio, sale dolcemente e si infila in una valle. Devo tenere gli occhi ben aperti, è bello procedere a luci spente, riesco a vedere le tracce di chi mi precede (unica certezza che ho), a volte affondo bruscamente in qualche breve tratto di sabbia. Questa valle solitaria è terribilmente affascinante, ma non mi devo distrarre, le indicazioni sul percorso sono scarse, non ho idea delle distanze e ho avuto la bella trovata di lasciare al cp il foglio road book, stimolante…! Continuo a salire, arrivo ad un bivio ed  istintivamente vado a destra, sto per infilarmi in una valle, ma qualcosa non mi torna, i miei occhi stanchi non riescono più a mettere a fuoco le tracce dei primi, torno indietro cercando inutilmente indicazioni e provo l’altra possibilità... Riesco ad orientarmi, so che la direzione che ho preso mi porta sulla grande pista che già conosco e più vado avanti verso il passo, più mi rendo conto che i primi non sono passati di qua. Salgo ancora, arrivo al passo e comincio a scendere per diversi chilometri fino ad incontrare la grande pista bianca che mi è nota, più sicuro proseguo per una quarantina di minuti cercando il bivio per NKOB. Ho già visto il profilo di queste montagne, almeno fino a un po’ di tempo fa, la pista inizia a scendere e mentre proseguo mi accorgo che sono in un posto nuovo. Arrivo ad un villaggio e mi fermo, guardo la cartina del percorso, sono le 1.30 e ho la certezza che sto andando nella direzione sbagliata… Qualcosa dentro mi dice: “caro mauro, chi non ha testa ha gambe… gira la bici e torna al bivio!!!”, condivido la mia decisione (alla Bergonzoni) e torno sulle mie pedalate e dopo qualche km trovo un bivio con un cartello bianco che indica NKOB, perché non l’ho guardato bene prima?… Contento di essermi riportato sulla vecchia pista che conosco, ricomincio a salire verso il passo, ma presto cala l’entusiasmo, non la ricordavo così dura, sono stanco e comincio a rivivere le stesse sensazioni di 28 ore fa, ho capito che ho bisogno di fermarmi a dormire, ma non manca molto al cp8. Lentamente, cercando la pedalata più agile possibile continuo a salire e poco prima del passo una pista con le indicazioni “NATURAID” s’immette sulla mia, più tardi scopro che il “famoso bivio” era solo ad 1.1km da qui. Arrivo al passo e proseguo per il rifugio berbero. Sono le 3.30 pensavo di metterci meno di 3h per arrivare qua, invece ne ho spese 5 facendo più strada e più dislivello. Stravolto mi fermo ad ammirare la maestosità di questo massiccio vulcanico con ai piedi fantasiosi canyon timidamente illuminati dalla luna.. Continuo a dirmi di stare attento è una discesa molto impegnativa ed insidiosa, gli occhi mi si chiudono, al primo tornante un cumulo di sabbia mi sposta la ruota anteriore e cado, praticamente da fermo, sbatto il fianco (è la terza volta in 2 mesi) e la mano destra che, già provata  dai 500km, subito si gonfia, bene, stimolante…! Scendo lentamente le braccia sono molli, spesso devo staccare la mano sinistra dal manubrio per liberare il dito medio che, tra una frenata e l’altra, mi rimane incastrato. Vedo delle luci che mi seguono quando faccio i tornanti a sinistra (solo una stella molto luminosa riflessa all’interno delle lenti trasparenti). Verso le 4 esausto finalmente arrivo al rifugio dove è localizzato il cp8, mi accolgono Mauri e un ottimo riso preparato dai gestori. Sto subito meglio, mi stendo sui tappeti, non voglio fermarmi troppo tempo, ma sento il bisogno di ricaricare le batterie. Ancora 1h30’ e mi sveglio per uno stimolo impellente, è molto strano non capisco bene, mi viene anche da ridere e questo peggiora le cose, non riesco a capire se “tengo” il controllo…(da parecchi chilometri ho problemi a stare in sella perché le piaghe fanno fiamme e tutta la zona è molto dolorante, in più la bufera di neve ha lasciato una certa insensibilità anteriore…) Tutto bene o quasi non ho maturato nessuna penalità ma ho pianto tanto e non solo dalle risate!

Mi preparo per gli ultimi 126km, non ho intenzione di fermarmi fino al traguardo, alle 7.00 parto, forse anche qui ho perso troppo tempo, ma almeno ho recuperato bene. La pista che mi porta verso il prossimo cp nel primo tratto è in una valle bellissima, una pietraia dove si alternano paesaggi aridi, verdi oasi e campi.  Sul breve tratto in salita che porta fuori dalla valle, le rendo omaggio scattando qualche foto, subito dopo lo spettacolo mi toglie il fiato, pedalo sulla pista gialla che taglia veloce un altipiano nero e rosso di lava proiettata, chilometri e chilometri di falsopiano in discesa fino alla cittadina di NKOB.

Qui in un albergo subito a nord del centro abitato trovo il cp9, mi fermo giusto il tempo di firmare il passaggio e prendere 2 litri d’acqua, prendo fiato e mi dirigo verso il deserto.

Mancano “solo” 90km e sono le 8.30 prendo la mia ultima razione dalla scorta di carboidrati liquidi, mi alzo sui pedali (non posso più sfiorare la sella!) e ricomincio a salire, 4km e mi si apre davanti una distesa imponente. Pedalo nel silenzio assoluto rotto solo dal crepitio delle mie ruote tra i sassi, tutto sembra immobile, mi sento un puntino insignificante che lento avanza su queste pigre colline di pietre. Fermo riordino le idee, sono a 2 ore dai primi e a non so quanto da chi mi segue, sto bene, ho da bere e da mangiare e il mio cavallo è ancora in gran forma, NON MI SERVE ALTRO! Mi abbandono a una solitudine mai provata, mi sento sorretto come in un abbraccio, un incredibile pienezza di vita fa vibrare ogni mia cellula… Nutro un profondo rispetto per il posto in cui mi trovo e ho la sensazione di essere ricambiato, immerso in questo ambiente irreale faccio qualche foto e riparto. La pista a tratti è molto lenta, polvere, pietre e sabbia, si alternano al terreno più compatto, devo usare la testa ed ascoltarmi, il termometro segna 35°,  anche se il caldo è ancora sopportabile non devo esagerare, oltre all’intenso odore della polvere, mi fanno compagnia una decina di mosche insistenti che cercano ombra come me. Non ho idea delle distanze, sono senza contachilometri e non ho altri punti di riferimento all’infuori della pista che ora sale e si infila in una valle tra due costoni. Finalmente ombra, una grande roccia mi si fa amica e approfitto di lei, mi fermo la immortalo e mi godo la frescura, mangio qualche mandorla e una barretta, lascio che la mia temperatura si abbassi e riparto. Bevo a piccoli sorsi non so quanto manca, ogni tanto do una “palpatina” al fondo del mio zainetto porta camel bag e risparmiando mi concedo un goccino. La fatica si fa sentire, il deserto non finisce più e il sole si sta mettendo sulla verticale. Il paesaggio lentamente cambia e la pista mi porta, dopo un’infinità di pietre e sabbia, oltre il greto di un fiume in secca ad un villaggio che segna forse la fine del deserto. La vecchia pista ora corre a lato di una nuova in costruzione che a tratti è asfaltata e liscia, un  regalo insperato che sfrutto per qualche chilometro, in questa noia rotta solo dai dissuasori (file di sassi che attraversano tutta la strada disposti a regola d’arte ogni 40-50m) e dagli operai con gli schiaccia sassi. Torno sulla vecchia pista che mi porta in un altro luogo magico: uno spettacolare anfiteatro di pietre vulcaniche che ho già attraversato nel 2004 e nel 2005. Sono molto stanco e sto per finire il carburante, cerco di mangiare una barretta ma la nausea mi rende la cosa difficile, ho molto caldo e sto centellinando l’acqua, per fortuna un tratto asfaltato in discesa mi concede di proseguire lentamente nonostante il vento contro. Abbandono il tratto asfaltato per l’ultimo passo che, anche se molto modesto si fa sentire. La discesa mi aiuta a riprendere fiato e dopo 5km di sali-scendi arrivo esausto e con un solo sorso d’acqua al cp10, ma SORPRESA! Il negozio dove è localizzato il cp, con tutto quello che mi serve, è chiuso con i catenacci! Dei bambini incuriositi si avvicinano, mi fanno capire che il gestore è andato dall’altra parte del villaggio e sta pregando.

Sono le 12.50, sono ospite in questa terra, rispetto una così nobile giustificazione e aspetto… qualche foto al cp, ai bambini e alla mia attesa e aspetto… faccio conoscenza con qualche anziano del villaggio e con altri bambini, cerco di stare all’ombra, ho sete e sono sfinito, provo a sollecitare e finalmente, alle 13.35, arriva l’uomo con le chiavi dei miei desideri. Prendo l’acqua e una coca, firmo il foglio cp, saluto il villaggio e i suoi abitanti e vado verso il traguardo. STO BENONE, ho recuperato e sento che manca poco, pedalo forte sempre in piedi sui pedali, non ricordo neanche più di avere la sella! In un tratto in salita tra un villaggio e l’altro vedo una sagoma con il volto conosciuto, è Mauri che armato di telecamera e macchina fotografica mi segue per un po’ poi accelera. Finisce la pista sterrata, manca davvero poco, dei ragazzini in bici mi si mettono a ruota, mi stuzzicano e mi sfidano, io rispondo a colpi di pedale, ci divertiamo un po’ poi loro si fermano ed io sono ormai alle porte di AGDZ, sono quasi arrivato, alla fine del paese vedo gli striscioni “NATURAID” ai lati di un grande arco in muratura che attraversa la strada: IL TRAGUARDO. Mi accolgono abbracciandomi, oltre a Mauri anche Sami e Reto, arrivati con Raffaele 1h13’ prima di me, qualche foto di rito, chiamo la mia adorata compagna in Italia, metto in stalla il mio fido destriero un po’ malconcio e prendo una stanza. Sono ancora carico d’entusiasmo, soddisfatto mi tolgo l’abbigliamento tecnico zozzo e puzzolente, ma prima di entrare in doccia non resisto, devo mandare qualche sms a qualche persona speciale che a questo Naturaid non ha potuto partecipare. Questo carica un tornado di emozioni e un’incontenibile commozione si libera in pianto…

Ho avuto molta fortuna, nessun problema alla bici e meno acciacchi del previsto: le dita e la parte anteriore della pianta dei piedi così come una parte del sopra-sella anteriore, insensibili, le mani appiattite dalle manopole, piaghe incandescenti agli appoggi sella, l'unghia dell'alluce blu e un giustificato mal di gola, tutti problemi molto sopportabili e transitori, di cosa posso lamentarmi? 59h05’ una pillola di vita, un viaggio memorabile…

In me rimane quello che si respira cercando di vivere al meglio ogni momento del presente, quella bella sensazione di arricchimento che si gusta, già e molto di più, durante il viaggio piuttosto che al “solo” raggiungimento del traguardo.

                                                                                                                      Tirannomauro