Spazio Naturaider......
MTB MTB Mtb MtB
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VIAGGIO |
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Progetto Bici&Radici,
ovvero coast2coast del Sudamerica attraverso Brasile,
Argentina e Cile
dal 29 febbraio al 23 marzo 2mila12
(del Naturaider Raffaele)
In questo progetto, o meglio viaggio non sarò ahimè accompagnato
dalla mia dolce e fedelissima compagna di avventura e di vita ma vi
parteciperò da solo, con il dovere/onore di accompagnare 10 ragazzi
più giovani a cui tale progetto è rivolto e che è sostenuto dalla
Regione Veneto, Assessorato ai flussi migratori tramite uno scambio
culturale tra la Regione appunto e le Comunità Venete nel Mondo,
numerose in Sudamerica.
L’amico Davide Frana mi ha invitato a condividere con lui questa
grande esperienza a cui parteciperanno, tra gli altri anche i
fantastici Marco Costa con la compagna Elena Massarenti, già grandi
organizzatori di simili eventi che avranno un ruolo ugualmente
determinante alla buona riuscita finale del nostro viaggio; come
avrei potuto quindi rinunciarvi? Quindi l’ovvia e pronta risposta:
ci sono! Partiamo……..
Giovedì
1 marzo Milano/San Paolo/Porto Alegre/Bento Gonçalves
Siam partiti
ieri da Malpensa dopo un trasferimento da Venezia con le bici. Tutto
è andato per il meglio; nessun problema all’imbarco e nessun
sovrapprezzo x le bici. TAM è una grande compagnia e si vola ok. Il
volo dura 12 ore fino a San Paolo ed un’altra ora e mezza per Porto
Alegre sempre con TAM. Ottimo volo.
Ci vengono a
prendere con un pulmino per mettere dentro le 10 bici e facciamo un
primo trasferimento fino a Bento Gonçalves dove alloggiamo alla
Posada Casa Mia, molto dignitosa e pulita. Siamo poi ospiti nel
pomeriggio della cantina Aurora, forse la più grande cooperativa del
Brasile, con una produzione di 58 milioni di litri di vino destinato
all’esportazione ed in parte al consumo locale. A fine visita,
degustazione di vini, 6 o 7 tipi diversi, di discreta qualità,
compreso il prosecco…..Tappa successiva al museo “Epopeia Italiana”
una ricostruzione della storia e della colonizzazione di queste
terre da parte dei nostri antenati veneti. È davvero impressionante
come sia ancora così radicata nella gente di queste comunità
l’origine veneta, e ne è testimonianza il fatto che sia parlato
esclusivamente il dialetto veneto a discapito dell’italiano. Dopo
aver assistito alla ricostruzione teatrale, il tempo di alcune foto
con i responsabili al monumento all’emigrante in pieno centro e poi
a cena ospiti della locale associazione ciclistica. Davvero una
bella serata, peccato la stanchezza stia prendendo il sopravvento. A
letto!!
Venerdì
2 marzo Bento Gonçalves/Concordia
All’alba ci
svegliamo per il trasferimento combinato a Concordia. Dopo
colazione, con l’incontro con Simone ed Enrico – anche loro
partecipanti al progetto dopo aver percorso la rotta verso sud fino
ad Usuaya– ci viene a prendere un pulmino che ci porterà in 4 ore
circa ad Erechim dove, dopo il trasbordo dei bagagli + bici, un
altro pulmino ci prende in consegna e con lui Elena, la responsabile
della comunità di Concordia, per la destinazione finale. Ci
arriviamo dopo un magnifico pranzo in churrascheria ad Erechim,
ospiti ancora della locale associazione, a base di buffet di verdure
e di carne di ogni sorta, infilata su enormi spiedi. Ci vengono
presentate le famiglie che a coppie ci ospiteranno in città;
capiterò con Davide a casa di Domingo Pellizzaro, un simpatico ed
ospitale signore che assieme alla carinissima moglie Teresa non ci
farà mancare nessuna attenzione per tutto il nostro soggiorno;
davvero delle persone meravigliose! Un grazie infinito.
Fin qui la
giornata è stata molto buona, con sole e temperature attorno ai
25/29° ed abbastanza ventilato. Paesaggio estremamente ondulato e
ricchissimo di vegetazione che spesso ruba spazio alla civiltà!
Abbiamo passato il Rio Uruguay che fino agli anni ’90 nel punto dove
segna il confine tra gli Stati di Santa Caterina e Rio Grande do Sul
era largo appena 90 cm. “Potevi avere i 2 piedi in 2 stati diversi”,
si narra.!!
Mettiamo le
bici nella sede del centro culturale di questa bella cittadina e
passiamo poi per casa per una doccia. Una birra e via a cena, ospiti
dell’associazione municipale de Cultura (Sig.ra Sandra). Ottima cena
in compagnia di persone uniche e squisite. Tutto questo ci lascia
senza parole; ed è tutto per noi! Riusciamo a tornare per
mezzanotte.
Sabato 3 marzo Concordia
Giornata
intera a disposizione per ultimare le cose per domani. Ore 9
conferenza stampa con delegazione di Concordia presenti il Sindaco
ed altre autorità, con consegna di maglie ricordo. Poi visita al
museo della bicicletta, non molto fornito, ma più che altro dedicato
agli atleti locali. Prima di pranzo, grande spesa per i prossimi 3
giorni (350€). A pranzo siamo ospiti in ristorante dei nostri tutori
e ancora carne. Cosa che replicheremo alla sera quando Teresita e
Domingo prepareranno per noi un churrasco con tanto di pollo e
picaņa, la parte più nobile della vacca (da una bestia ne viene
ricavata solo 1,2 kg). Prima di cena però ultimo briefing e
controllo bici. Ah, dimenticavo, qui i maschi che indossano capi
rosa – ed io ho i Crocs – abbinato al numero 24, xè recion! Che
culo, lascio all’immaginazione i commenti…..doccia e cachassa!
Arrivo.
Domenica
4 marzo Concordia/Passo Fundo – km 180 9h dsl 2.650 mt
Giornata assai
piena! Si comincia bene. Appuntamento alle 9 in centro per il saluto
ufficiale del paese alla nostra partenza. Ci sono tutti; è una cosa
quasi al confine del reale, almeno per il pensare europeo. Siamo
accompagnati dalla polizia e dagli amici fino ben fuori da Concordia
da dove, dopo gli ultimi saluti ai nostri nuovi amici, cominciamo
ufficialmente la nostra avventura in Sudamerica. Fa caldo e i km
procedono alternando numerosi saliscendi che a fine giornata, dopo
quasi 180 km ci faranno accumulare 2.650 mt di dsl; niente male. La
cosa che ci turberà maggiormente e ci farà purtroppo compagnia tutto
il giorno è il traffico. Faremo un’altra sosta a salutare altri
ragazzi che ci hanno raggiunto ad Erechim dopo circa 75 km. Solo uno
di loro ci accompagnerà fino al nostro alloggiamento a Passo Fundo,
dove invece che piantare la tenda in un calciodromo dietro ad una
gasolineria, troviamo una soluzione di fortuna in uno stanzone dove
apriremo solo le camere delle tende per le tantissime zanzare che ci
tormentano. Riusciamo a fare una doccia nei bagni dei camionisti.
Ottimo. Tutti a cena e poi a nanna. Siamo arrivati col buio; a
domani.
Lunedì
5 marzo Passo Fundo/Cruz Alta/Santa Maria – km 175 8h dsl 2.450
Anticipiamo il
nostro arrivo a Santa Maria previsto per domani. In partenza poco
prima delle 8, pedaleremo tutto il giorno, anche oggi con
temperature che sfiorano i 45° ma saremo alla fine costretti a fare
un breve trasferimento di un centinaio di km col bus causa buio e
ora tarda, dato che anche qui saremo ospiti in famiglia. Il
paesaggio anche oggi è molto ondulato, bello, ma sarà il traffico il
neo anche di questa giornata. Il tandem soffre più di tutti questi
grandi saliscendi, ed alla fine lo caricheremo in furgone per
arrivare in città. Noi continuiamo fino all’imbrunire quando per
pura casualità vediamo passare un bus che fa al caso nostro. Ci
passa ma lo troveremo alla gasolineria in sosta. Fatta! Lo prendiamo
dopo aver fatto breccia nel cuore dell’autista. Saremo in città alle
20.30. ci vengono a prendere al Terminal e dopo un veloce incontro
al consolato andiamo ognuno nella nostra casa per poi uscire a cena
con i nuovi amici. Giornata caldissima, lunga e faticosa.
Martedì
6 marzo Santa Maria/San Francisco de Asis – km 155 7h dsl 1.450
Ci svegliamo
presto ma siamo attesi alle 9 al Consolato per i saluti prima della
partenza, che sarà alle 11! Che tardi. E che caldo. La polizia ci
scorta fuori città, una cittadina di dimensioni medio-grandi e con
circa 300.000 abitanti. Dicono che essendo poi vicino al confine ci
siano strani giri, ed anche la delinquenza è a buoni livelli; anche
loro qui vivono sbarrati in casa. Lasciamo Santa Maria e prendiamo
una strada minore, con molto meno traffico e pedaliamo finalmente
tranquilli, potendo così goderci il panorama attorno a noi. Passiamo
piccoli puebli e possiamo anche concederci alcune soste per
assaporare dell’ottima frutta lungo la strada. Che sollievo! Pur se
in ritardo ci concediamo poi un pranzo a San Vincente do Sul, dove
però dobbiamo aspettare il furgone qualche ora causa disguidi e
fraintendimenti vari. Alle 5 ripartiamo, abbiamo ancora 45 km circa
per arrivare a destinazione e ci mettiamo a pedalare con buon passo.
Il caldo si fa ancora sentire con folate di aria calda in viso e sul
corpo a ausa dell’asfalto bollente. Con un tramonto unico entriamo a
San Francisco dove dormiremo in una specie di ostello/albergo per 60
reais, con camere davvero piccolissime e con un caldo umido
soffocante. Ceniamo li vicino con un’ottima bistecca con uova, riso
e verdura. Oltre a tutto il resto. Siamo riusciti comunque a correre
una buona tappa. Il culo fa sentire i primi acciacchi.
Mercoledì
7 marzo San Francisco di Asis/Uruguaiana – km 90 – dsl 1.400 mt
Oggi decido di
non pedalare. Notte tremendamente calda, riposo poco, tappa odierna
breve, culo dolorante! Mi risparmio e decido di accompagnare in
furgone il buon Andrè e Daniele; prepareremo l’assistenza per i fioi
che pedalano. Che pedaleranno poi solo fino ad Alegrete da dove
prenderemo tutti un bus fino al confine. Alegrete è un paese piccolo
ma carino, dove faremo sosta quasi 3 ore e dove faremo un piccolo
tour. Alle 4 siamo in bus ed arriviamo ad Uruguaiana attorno alle 7.
Troviamo un hotel, il “Barcelona” e ci sistemiamo per la notte.
Scopriamo che da domani qui festeggiano il carnevale, e noi invece
ce ne andremo; il sambodromo è pronto! Perderemo questo spettacolo.
La città di confine, non molto tranquilla, è piena di gente e oltre
a ciò la partita di calcio in diretta richiama folle di persone a
riempire i locali per vederla in tv. Troviamo un buon posto per
cenare, quasi una replica di ieri. ultima birra e a letto!
Giovedì
8 marzo Uruguaiana/Federal <BUS>
Giornata di
passaggio frontiera e trasferimento in bus. Il programma come
previsto viene rivisto per ovvi motivi e quindi decidiamo di
prendere un bus. Risolti i problemi per passare le dogane che qui
sono estremamente macchinose, abbindolando il funzionario argentino
con il ciclismo, fingendo pieno interesse per le sue performances,
andiamo a Passo de los Libres e ci informiamo per il bus. Parte alle
14; ok. L’unico neo è che per prenderci per tempo siamo partiti ben
presto e la frontiera è dopo il ponte sul Rio Paranà appena fuori il
paese (che tra l’altro siamo riusciti a far si che ce lo lasciassero
passare in sella) e quindi siamo costretti ad aspettare qualche
ora, con qualche perplessità da parte del gruppo. Non si può fare
altrimenti, dato che tra l’altro questo tratto di strada non è molto
bello per traffico e qualità. Partiamo e con difficoltà per le bici
che l’autista non vuole caricare; alla fine con altri 20 pesos a
testa ce la facciamo. Ma non basta; un integralista islamico
schizzato e pazzo ci insulta e con modi minacciosi non smette di
gridare contro di noi! Saremo vicini anche di posto e ci
preoccupiamo perché ad un certo punto si arma di penna a sfera tanto
da farci pensare per il peggio. Per fortuna andrà tutto bene, ed
anche alcune persone a bordo vengono in nostro aiuto contro di lui e
quando scenderà dal bus riprenderà con gli insulti. Poco male.
Arriviamo a Federal, troviamo un hostel per dormire a 60 pesos, così
così, anzi così solo, ma è ok. Ci sono i preparativi per la Festa
della donna. Ceniamo e replichiamo ancora il menù, non c’è molta
varietà. La birra scorre a fiumi.
Venerdì
9 marzo Federal/Cerrito – km 160 5h30 dsl 650 mt
Partiamo di
buon’ora e lasciamo Federal alle 8. La polizia che abbiamo
incontrato ieri sera ci scorterà per tutta l’Argentina, con cambi a
seconda della competenza. Non male. Seguiamo la ruta 14 in direzione
Santa Fé dove saremo domani in famiglia, e viaggiamo veloci grazie
anche ad un buon vento che ci spinge. Maciniamo km ma a metà
mattina, dopo un paio di avvisaglie, Michele ed Elena, per una delle
tante buche dell’asfalto cadono rovinosamente una sopra all’altro e
Michele ha la peggio; oltre al cambio storto, mento aperto ed
escoriazioni ovunque. Arriva il medico che lo porta in paese e lo
ricuce con un paio di punti sul mento. Che spavento! Continuiamo
sempre veloci e cambiamo scorta. Passiamo Sauce di Luna e Pueblo
Amia, fino ad arrivare, stavolta presto, a Cerrito. Con Davide
contrattiamo in un hostel assai diverso dai precedenti, e per 75
pesos vinciamo la lotta; o almeno crediamo sia così. Ottime stanze
con tv ed aria condizionata. Un po’ di relax e pronti per il tour
nel pueblo. In centro stanno preparando Oggi la giornata è sembrata
meno torrida, anche se sul finale però le gambe erano bruciate e con
eritema del sole. Pronti per la comida!
Sabato
10 marzo Cerrito/Santa Fé – km 90 dsl 750 mt
Oggi siamo
attesi a Santa Fé. Abbiamo una tappa relativamente breve, studiata
proprio per non arrivar tardi dagli amici che ci accoglieranno per
la giornata. Dopo colazione partiamo in compagnia di un vecchio
ciclista che ci accompagnerà per un po’. Siamo sempre scortati dalla
Gendarmeria. Prima di arrivare a Santa Fé passeremo per Paranà, ma
solamente lambendola, lungo il Rio Paranà, enorme, che si perde a
vista d’occhio. Grazie alla polizia siamo riusciti a percorrere il
tunnel sott’acqua che entra in città e che hanno chiuso al traffico
per il nostro passaggio; non era mai successo prima! Giungiamo così
all’ingresso di Santa Fé dove un gruppo di veneti ci aspetta per il
benvenuto. Vanno molto fieri del loro servizio di bike sharing e ci
offrono, prima di pranzare, un piacevole giro lungo il fiume dove
tra l’altro si corre una specie di gara di pesca a cui partecipano
decine di imbarcazioni tipo motoscafi a motore che sfrecciano
proprio sotto ai nostri occhi. Il caldo è forte e ci ripariamo al
fresco per il pranzo. Nel pomeriggio facciamo un giro in bici nella
zona centrale in compagnia di Ivana che ci guida per le vie del
centro prima di andare nella palestra del centro universitario che
ci ospiterà per la notte. Ci sistemiamo e torniamo in centro per il
ponte di ferro per la cena a base di pizza. Niente male………ma la
notte sarà un tormento!
Domenica
11 marzo Santa Fé/Rosario – km 180 6h30 dsl 700 mt
Già, proprio
un bel tormento! Non siamo riusciti a dormire per il caldo
soffocante e le zanzare che a decine ci hanno reso la vita
impossibile. Oltre al fatto che nella discoteca lì a fianco il
casino è durato fino al mattino. Alle 4 e 10 ho preso il sacco a
pelo e mi sono messo fuori a dormire; e il bello è stato che c’erano
già altri ragazzi e che dopo si sono aggiunti gli altri. Il massimo
in previsione della tappa di oggi. Partiamo dopo colazione sempre
scortati dalla polizia sempre puntuale ai suoi impegni. Usciamo
dalla città e ci dirigiamo verso l’autopista, che però non
prenderemo per fare invece la ruta 11, ex e vecchio collegamento per
Rosario. Ora l’autopista ha preso il suo posto e quindi questa
soluzione è per noi migliore e più tranquilla oltre a darci la
possibilità di attraversare numerosi puebli rurali. Anche oggi è
caldo e le gambe soffrono sotto il sole che provoca eritemi
fastidiosi. Corriamo tutto il giorno ed arriviamo a fine giornata
all’ingresso di Rosario che percorreremo per 10 km circa fino a
raggiungere la sede della Veneta che ci accoglie con bel calore.
Lasciamo le bici ed andiamo nel complesso universitario che ci
ospiterà per la notte in 2 camerate. Dignitoso, ma nulla di
più….Torniamo in sede per la cena e sarà una magnifica serata che si
chiuderà con cori e canti veneti, trainati dalla simpatia di Mario;
ovunque c’è un Mario che trascina la gente verso l’allegria. Una
buona cena con empanadas, grigliata preparata da Mario e vino, il
tutto chiuso dalla grappa fatta ancora una volta dall’ottimo Mario.
Uno spettacolo nello spettacolo. Conosciamo tante belle persone la
maggior parte molto anziane ma con un o spirito neppure paragonabile
a quello di molti giovani. Sono tutti molto coinvolti, soprattutto
emotivamente, e tutti vogliono raccontarci la loro storia. Una
traccia che è destinata a scomparire e che dovremo cercar di non
perdere e invece custodire come un tesoro, prima tra tutte quella di
Vinicio, 88 anni, nei cui occhi ho visto tutta l’emozione che la
nostra presenza ha creato forse per avergli portato ed avergli fatto
rivivere un pezzetto del suo Paese! Se è stato davvero così, ne sono
onorato. Ci hanno regalato davvero una bella emozione.
Dopo i vari
canti torniamo in camerata per la notte. Grazie ancora a queste
belle persone.
Lunedì
12 marzo Rosario……..in viaggio.
Giornata
dedicata all’organizzazione dei prossimi giorni oltre che alla
visita al Consolato dove ci attende il Vice Console. Dopo colazione
infatti, con Davide e Marco andiamo in visita da questo simpatico e
disponibile signore che ci dà la sua massima disponibilità per
qualsiasi necessità. Grazie anche a loro durante questo procedere
itinerante siamo sempre seguiti e le autorità sono sempre informate
dei nostri spostamenti. Tra l’altro, lo staff di 14 persone si
prende cura degli italiani che in città sono circa 110.000, iscritti
e registrati nelle loro liste. Un numero che non immaginavamo. Un
lavoro davvero grosso, amministrativo, legale, di assistenza oltre
che di rapporti internazionali tra i due paesi. Decidiamo di
risolvere il problema tempo/km facendo un transfer in bus verso San
Luis, saltando l’incontro con la comunità di Rio Quarto, per
mancanza di tempo; è difficile infatti conciliare le necessità
legate al pedalare con gli incontri con le comunità ed i problemi
legati alla logistica. Quindi stasera alle 20.30 prenderemo il bus
con “cama” (sedile tipo poltrona letto) e caricheremo le bici nel
furgone per avvantaggiarci.
Pronti per il
pranzo e poi per un altro piccolo giro in questa bella cittadina
prima di tornare a prendere i bagagli ed andare in sede a preparare
le bici.
Dall’alto del
monumento al mausoleo dei caduti e del milite ignoto, ci godiamo la
bellissima vista sulla città. Tutto pronto; siamo alla stazione dei
bus pronti per partire. Come in aereo ci danno cena e champagne, che
gusterò durante la scrittura del mio diario, prima di addormentarmi.
Martedì
13 marzo ………San Luis/La Paz – km 125 4h40 dsl 700 mt
Passiamo bene
la notte, notte piena di pioggia con lampi e fulmini, per arrivare
alle 4.30 a San Luis. È ancora notte fonda e ci concediamo una
colazione alla stazione dei bus, visto che staremo qui finchè
qualcuno verrà a prenderci; attesa che poi rende quasi inutile il
nostro arrivo, dato che la persona che dobbiamo incontrare è a
Buenos Aires e chi ci riceve non sa che deve fare……tutto ciò a causa
anche del nostro anticipo sui tempi previsti ma purtroppo non
rispettabili. Alle 10.30 decidiamo sotto un cielo minaccioso di non
fermarci oltre ma continuare per Mendoza e fermarci piuttosto lì una
giornata. Il forte vento ci spinge assai all’inizio di questa tappa
alquanto noiosa e monotona lungo l’autopista 7 sotto la scorta
attenta della polizia. Lungo questi primi 100 km troviamo solo 2 o 3
curve! Finalmente dopo quasi 5 ore arriviamo a La Paz dove troviamo
delle camere da un tipo che ci spaccherà i maroni per i conteggi del
prezzo ed il numero delle camere. Alla fine saranno 53 pesos cadauna
persona. Il tempo si è sistemato ma questa giornata è stata pesante
soprattutto per la stanchezza accumulata. Ora ci dedichiamo alla
cena e poi al riposo.
Mercoledì
14 marzo La Paz/Mendoza – km 165 6h dsl 1.050 mt
Giornata tra
le peggiori! Tappa insulsa e monotona lungo l’autopista sempre sotto
scorta della polizia ed arrivo a Mendoza in autopista con un
traffico incredibile e senza aver fatto più di un paio di curve.
Al mattino
partiamo dopo aver fatto l’ennesima discussione col padrone di casa
che ci tira su un pacco di maroni per ogni, non ultimo il non voler
farci la ricevuta senza aggiungere il 20% di Iva…..sotto la minaccia
di chiamare la polizia, ormai nostra amica, alla fine la otteniamo e
finalmente ce ne possiamo andare. Durante il giorno poco da dire se
non che abbiamo pedalato in continuazione. Arriviamo a fine giornata
ancora senza idee chiare alla Bodega Antica Estancia, un gran bel
posto ricavato da una vecchia azienda vinicola rimessa a nuovo da
una famiglia di bergamaschi vissuta per più di 20 anni in Svizzera e
poi sbarcata qui…..i casi della vita. Ottima location ma assai
scomoda per i nostri programmi e progetti. Incontriamo Aldo e
passiamo qui la notte in tenda dopo un’ottima cena “hand made”;
forse tra le migliori! Una super grigliata con carne comprata da noi
accompagnata da un mare di verdure ed ovviamente da fiumi di
immancabile cerveza….
Giovedì
15 marzo Mendoza/Potrerillos – km 73 4h dsl 1.000 mt
Mattina
tragicomica con visita al Consolato, dove il Console, davvero un
signore, esordisce con un “….e questi chi sono, cosa ci fanno qui?”
Ah benon!! Davvero sconcertante. Rientriamo alla Bodega dopo aver
conosciuto alcune persone più simpatiche che sono emigrate qui da
decenni ed altre che lavorano al Consolato. È previsto il pranzo con
successiva partenza. Mangiamo bene e ci preparano tutte cose fatte
da loro in casa. Riusciamo a partire verso le 16 e pedalando circa 4
ore riusciamo anche ad avvantaggiarci sulla tappa di domani.
Pedaliamo in direzione delle Ande ed il paesaggio assieme
all’ambiente cambiano e diventano molto più belli; finalmente la
montagna. Ci allontaniamo da Mendoza fino ad arrivare a Potrerillos
dove passeremo la notte nel camping dell’automobil club; niente di
che, molto modesto ma unica soluzione. Non ci sono ristoranti
aperti; la stagione è finita e son tutti chiusi. Facciamo nell’unico
market disponibile e faremo da noi. Qui è molto bello perché siamo
circondati dalle montagne e siamo su un lago dove si specchia tutto
ciò che ci sta attorno. La strada vecchia tra l’altro, dato l’alto
livello del lago, ci finisce proprio dentro. Buonanotte!
Venerdì
16 marzo Potrerillos/Puente del Inca – km 125 7h dsl 2.700 mt
Oggi
giornatona!! O meglio, tappa di pura salita e lo dice il dsl finale.
Partiti verso
le 8 prendiamo in direzione Uspallata sempre lungo la ruta 7 e che
raggiungiamo dopo una cinquantina di km e dove ci fermiamo per una
pausa pranzo. Qui dovremo incontrare un gruppo di ciclisti cileni ma
che causa ritardi incroceremo più avanti. Fa caldo ed anche la
salita comincia a farsi sentire; il vento è buono ancora e spinge
fino ad arrivare ad un cambio di direzione a Polveradas da dove
girando ci farà penare per il resto della giornata; è davvero tosto.
Passiamo Punta de Vaca e Los Penitentes, dove però non troviamo
sistemazione pur essendo una località turistica per gli sport
invernali; ci sono alcuni impianti di risalita ma gli alberghi son
chiusi. Così alla fine arriviamo a Puente del Inca, piccolo e
simpatico pueblo caratterizzato dalla presenza di un vecchio ponte
lungo un cammino inca ricavato da calcare e zolfo sotto cui scorre
il Rio Inca, affluente del Rio Mendoza. Un colpo d’occhio davvero
unico. Troviamo sistemazione in albergo con colazione e cena; il
tutto per meno di 30€. Quella di oggi è stata la tappa più bella per
aver corso sempre al cospetto delle montagne ed aver lambito il
parco nazionela dell’Aconcagua, che con i suoi 6.970 mt ci ha
guardato tutto il tempo dall’alto. Le sue cime innevate, assieme al
cielo terso e limpido, ci hanno fatto sentire davvero in alto.
Dormiamo a 2.700 mt. Il vento è ancora forte e vigoroso. Domani
entriamo in Cile e punteremo sulla capitale, Santiago.
Sabato
17 marzo Puente del Inca/Santiago del Chile – km 172 7h dsl 2.050 mt
Stamattina ci
siamo svegliati molto presto e siamo riusciti a partire poco prima
dell’alba, sempre con la compagnia dei militari. Sarà una giornata
molto bella , sia per il tempo che per l’ambiente in cui pedaleremo,
anche se l’epilogo non sarà poi dei migliori. Dopo poco, sempre
procedendo in salita, la mole dell’Aconcagua si staglia imponente
alla nostra vista e ci accompagnerà per lungo tempo. Dopo una
ventina di km, nei pressi di Las Cuevas facciamo sosta per passare
il tunnel del Cristo Redentor che ovviamente non possiamo passare in
bici. In un baleno ci mettono a disposizione un camion per caricare
le bici e parte di noi per poi proseguire fino alla frontiera col
Cile dove non si sa per quale motivo la burocrazia, o meglio, il
fare sudamericano – ma direi ancor più cileno – ci fa perdere un
paio d’ore abbondanti in inutili controlli prima di poter
proseguire. Qui infatti passiamo ben 3 controlli passaporto e
controllo bagagli/furgone con scarico e passaggio al controllo di
tutte le valigie/zaini/borsoni, tanto per essere diciamo
“simpatici”. Alle 11 passate riusciamo a rimontare in sella e
cominciare la lunga discesa che da Portillo, regina dello sci
cileno, e lungo il caracolles poi, una sorta di tortuosa serie di 29
curve e tornanti precipita lungo una valle meravigliosa e ci fa
perdere quota abbastanza velocemente. Puntiamo dopo Rio Blanco a Los
Andes, e fin qui sarà tutta discesa! Fantastico, come del resto
tutto ciò che ci circonda, considerato anche il traffico molto
modesto, forse per il fatto che il sabato molti mezzi sono fermi. Ci
concediamo una sosta per il pranzo e ripartiamo subito in direzione
Santiago, contenti di essere entrati in Cile. Da qui sarà un veloce
andamento accompagnati poi dalle persone che ci hanno organizzato il
soggiorno in città. Arriviamo col buio e non senza difficoltà legate
al traffico della capitale ed all’incoscienza nostra e di chi ci
guida. Gli ultimi km li facciamo perciò in pick up dopo aver inveito
per averci fatto transitare per il tunnel (vietatissimo alle bici!!)
di 2 km in sella.. entriamo nello Stadio Italiano (un circolo
privato molto “in”) e poi ceniamo in compagnia, ad ora tarda.
Finalmente dopo cena troviamo un albergo molto buono e sarà meritato
riposo. È stata una giornata davvero intensa, oltre che calda, in
tutti i sensi.
Domenica
18 marzo Santiago del Chile/Valparaíso – km 85 dsl 835 mt
Si parte
presto ma lo faremo in pick up per evitare in centro di Santiago
anche se essendo domenica il traffico è poco. Ci risparmiamo alcune
decine di km e poco prima di Casablanca , ma dopo aver passato un
paio di tunnel a noi vietati, montiamo in bici per quest’ultima
tappa del nostro viaggio. Sarà una piacevole andatura collinare con
visita ad uno dei più importanti Santuari del Cile dove incontriamo
alcune persone che ci conducono a Villa Alemana ospiti di una
comunità genovese che ci offre un rinfresco e poi stasera la cena:
però, non ci son più i genovesi di una volta, questi non sono tirati
come i nostri……..!! ottime empanadas al forno, da leccarsi i baffi;
qualcuno ne ha mangiate 4, più il rinforzino per il pomeriggio.
Riprendiamo le
bici e sarà una passeggiata di una trentina di km fino a Viņa del
Mar e Valparaíso, dove finiamo il viaggio presso la sede dei
Bomberos “Cristoforo Colombo” locali. Ulteriore rinfresco da loro
offerto e finale con partitona di biliardo!!
È finita!
Ultima cena con infiniti brindisi e ringraziamenti per tutti. A dopo
i commenti…………ora relax!
Lunedì
19 marzo Valparaíso/Viņa del Mar
Notte
trascorsa nell’hostel di fronte ai Bomberos dopo una serata
difficile a suon di aperitivi e brindisi vari. Con calma in
mattinata ci trasferiamo a Viņa del Mar in un hostel, il “Little
Castle”, molto particolare e con magnifica vista sulla città (10.000
pesos), in quanto arroccato nel Barrio Castillo. Il proprietario,
Patricio, è simpatico e gentile e probabilmente passerà per Venezia
a trovarmi in un suo prossimo viaggio in Italia. Chissà. Pranziamo
da amici di Victor che ci ospitano molto gentilmente, e nel
pomeriggio facciamo un salto in spiaggia; peccato per l’acqua non
proprio limpida. Ceniamo al “Tierra del Fuego” un bellissimo
ristorante proprio sul mare. È senza dubbio un altro ritmo rispetto
ai giorni scorsi, e sinceramente non ne siamo proprio abituati.
Martedì
20 marzo Viņa del Mar
Alta giornata
di turismo e tranquillità. Prima di tutto, tanto per non perdere le
buone abitudini, ci spostiamo inun altro hostel molto vicino a
quello di ieri, l’Offenbacher-hof, di chiara origine tedesca, dove
Francisco si rivela molto disponibile e ci consiglia come visitare
Valparaíso. Ci andremo in mattinata e sarà molto piacevole rivedere
i posti già visitati nel 2008. Pranziamo da Anita e torniamo poi a
Con Con per goderci ancora un po’ la spiaggia; il tempo nel
frattempo però è peggiorato e non fa affatto caldo. Pazienza; ci
godiamo lo stesso il mare in questa piccola località appena dopo
Reņaca e tornerà anche il sole. La cena è al Flor de Chile (7.000
pesos) e poi torniamo all’hostel (17.500 pesos). Domani si torna a
Santiago.
Mercoledì
21 marzo Viņa del Mar/Santiago del Chile
In mattinata
trasferimento con bus privato a Santiago dove arriviamo all’ora di
pranzo per poi preparare le bici. Dopo esser transitati per casa
della nonna di Victor, nel pomeriggio avremo un paio di ore libere
prima di incontrare gli amici ciclisti che per festeggiarci ci
offriranno la cena al circolo dello Stadio Italiano, ormai nostro
quartier generale. Non prima comunque di aver recuperato tutti i
bagagli lasciati da Victor.
Sarà una bella
serata, in buona compagnia; trascorreremo la notte ospiti delle
persone da cui parte di noi avevano già trascorso la notte di
domenica.
Giovedì
22 marzo Santiago del Chile/San Paolo………
Dopo colazione
io, Marco ed Elena torniamo al quartier generale da dove partiremo
col pick up e le bici per raggiungere l’aeroporto ed incontrare gli
altri ragazzi. Siamo in perfetto orario e pronti per fare il ceck-in.
Va tutto benone, ormai ci siamo; pronti per il volo che ci porterà
allo scalo di San Paolo in Brasile da dove dopo circa 5 ore a
vagabondare in aeroporto in cerca di cibo avremo in serata la
coincidenza per l’Italia.
Venerdì
23 marzo ………Milano/Venezia
Continuiamo a
volare questa volta in direzione Italia; arriveremo a Milano con
l’allegria del gruppo anche se in fondo comincia a comparire già
qualche principio di nostalgia…….dopo una notte passata tra mezzi
sonni e visione di film come da elenco della TAM, sbarchiamo a
Milano alle 14.30 dove ad attenderci ci sarà il buon Mariano che ci
accompagnerà verso casa.
Un viaggio,
un’avventura, un’esperienza che definirei con una sola parola:
bella. Ho conosciuto 12 persone con cui è nato un gruppo davvero
unito fin dal primo giorno e col quale ho condiviso per più di 3
settimane molte e diverse esperienze a più di 12.000 km da casa.
Abbiamo costruito giorno dopo giorno un percorso fatto di incontri,
persone, luoghi, difficoltà, sorprese ed anche alcune certezze oltre
che a nuove amicizie che personalmente mi hanno arricchito. Una cosa
su tutte: la sorpresa, direi meravigliosa, di sapere che dall’altra
parte del mondo ci sono delle Comunità, fatte di tante persone, che
hanno radicato in loro l’appartenenza al mondo veneto, prima che
italiano, di cui sono portatori sani degli usi e dei costumi, oltre
che del dialetto dei loro più che antenati ormai lontani dalla
nostra Regione da decenni; questo però non è riuscito a farli
cambiare dentro e finché questo cordone resterà vivo non perderanno
questo sano ed invidiabile entusiasmo. Mi hanno davvero regalato una
lezione di vita.
Grazie a loro,
grazie al gruppo e grazie a Davide per aver creato questa
opportunità, oltre che un ringraziamento particolare a Marco ed
Elena, preziosissimi compagni di viaggio.
Dati tecnici: Tot. km percorsi 1.775 km – dislivello totale 18.385
mt
Ciao a tutti,
Raf
VIAGGIO
Canada – Quèbec – Route Verte 2mila11
(dei Naturaider Roberta e Raffaele)
Questa
volta si pensa in grande; decisione presa, non senza qualche
titubanza. Si parte per il Canada, e più precisamente per la sua
parte francofona. E’ ormai da un po’ che ci si pensa, che maneggiamo
ogni tanto diverso materiale sul Quèbec ed in particolare sull’idea
della Route Verte, un oceano di più di 4.000 km di possibili
percorsi da fare in sella in diverse regioni di questo immenso stato
che è il Quèbec. Noi sceglieremo di pedalare direttamente da
Montréal – punto del nostro arrivo dall’Italia – e attraverso Quèbec
City entreremo poi nella regione della Gaspésie di cui percorreremo
interamente la costa, da nord a sud fino alla destinazione finale,
Matapedia, da dove rientreremo a Montréal in treno.
Unica nota negativa, il ritardo di 24 ore del comodissimo volo
settimanale diretto Air Transat da Venezia, a causa di problemi
tecnici che ci farà “correre” di più la terza tappa per arrivare a
Quèbec City per rispettare la prenotazione dell’albergo che ci
ospiterà un paio di notti. Ecco come è andata.
.jpg)
Domenica 14/8 Venezia/Montréal
Dopo le
fatidiche 24 di ritardo, finalmente alle 16.30 si parte. Arriveremo
a Montréal alle 19.05 locali (fuso -6h). Dall’aeroporto, arriviamo
in albergo col bus 747 e l’aggiunta di un taxi, dato che il peso del
bagaglio e l’ingombro delle bici non ci consente di farlo a piedi.
Alla fine di questa piccola odissea, montiamo le bici e ci buttiamo
a letto. Per questa giornata di 30 ore basta così.
Lunedì
15/8 Montréal/Berthierville * Km 87,7 – 4h35’ – Dsl 50 m – Avs 19
Dopo una notte
quasi insonne anche a causa del fuso, sveglia e colazione col
cinese. L’albergo non è male, la posizione è buona per noi per la
partenza. Rapidamente siamo sulla ciclabile che da Rue Berry ci
porta in Rue Notre Dame che seguiremo per una quindicina di km e ci
accompagna fuori Montréal. Si alternano tratti nel verde lungo il S.
Lorenzo e squallidi scorci lungo la zona industriale che non ha
nulla da invidiare a Porto Marghera. Ma senza molta fatica passiamo
Charlemagne, Repentigny e L’Assomption prima di fare una sosta a
Sain Sulpice lungo il nostro amico fiume. Siamo sul Chemin du Roi,
antico collegamento da Montréal a Quèbec City. Ripartiamo e
superiamo ancora Lavaltie e Lanoraie prima di arrivare alla
cittadina che diede i natali a Gilles Villeneuve: Berthierville,
ospiti della Gîte de l’Oie Blanche e di due simpatiche e cordiali
nonché disponibili persone. Proprio un’ottima accoglienza. La nostra
camera è super con tanto di vasca da bagno oltre a tutti gli altri
importanti dettagli che caratterizzano il tipico stile francese di
queste abitazioni. Ceniamo senza infamia né lode presso un modesto
ristorante con terrazza sul fiume; d’altronde è lunedì e i pochi
locali sono tutti chiusi. Oggi a letto ore 20. E’ record! Domani ci
attende una colazione quebecchiana, o meglio, quebecoise…….
Martedì
16/8 Berthierville/Champlain * Km 96,9 – 5h – Dsl 100 m – Avs 19,5
E così sia.
Dicono che per i ciclisti sia ok, ma ho delle riserve. In effetti è
molto particolare ma ti mette a dura prova. Si comincia con del buon
yogurt con frutti di bosco freschi e qualche fiocco di corn flakes.
E fin qui va bene. Poi dei croissants ben fritti con succo d’arancia
e caffè con panna acida. A seguire muffins con frutti di bosco,
marmellate fatte in casa su fette di pane tostato con burro e piatto
forte una sorta di sandwich servito ancora con frutti di bosco
freschi e pancetta fritta. Chiude la partita una miscela dolcissima
a base ancora di frutti di bosco con qualcosa di croccante?!? Assai
ardua. Ma da provare. Facciamo colazione con due ragazzi di Lione.
Partiamo verso
le 9 dopo aver salutato i magnifici padroni di casa ed usciamo dal
paese entrando nella campagna, un paesaggio che ci accompagnerà per
gran parte del giorno. Passiamo i piccoli borghi di Sain Viateur,
Sain Barthelemy, Maskinangé lasciando distante la 138Est, che ogni
tanto attraversiamo ma di cui manterremo a lungo il contatto. Si
attraversano ancora Louiseville, Yamachiche dove ora pedaliamo a
fianco della statale fino a Pointe du Lac – luogo in cui il S.
Lorenzo di apre formando il Lac St. Pierre – nella cui parte
superiore, fuori dal caos, ci concediamo una piacevole sosta in una
boulangerie che offre ampia scelta di spuntini. Ci accoglie un
simpatico vecchietto con tanto di opuscoli informativi che scopriamo
poi essere il proprietario del negozio nonché amico di tutta la
gente che si ferma lì, e non è poca. Rifocillati ripartiamo verso
Trois Rivière – dopo aver salutato ovviamente il boss – il più
grande centro abitato che incontreremo da Montréal a Quèbec City,
attraversandola seguendo le indicazioni precise, che ci fan passare
per il centro, assai frequentato, e per il lungo fiume, assai
caratteristico. Riprendiamo la 138Est e la seguiamo ancora per una
ventina di km, fino a Champlain dove abbiamo deciso di terminare la
pedalata di oggi. Una tappa poco entusiasmante, più di trasferimento
per Quèbec City, ma che ci fa finire in un’altra bella casa ed una
camera particolare, alla Gîte Maison Marie Rose, dove ci fermeremo
anche a cena, per 90$ tutto compreso. Un posto e delle persone
alquanto belle. Ci prendiamo un po’ di relax sul fiume, dietro casa,
con un bel sole. Una giornata calda e soleggiata.
Mercoledì
17/8 Champlain/Quèbec City * Km 116,2 – 5h51’ – Dsl 422 m – Avs 19,9
Dopo una
cenetta davvero superba consumata nella nostra gîte, ed un
altrettanto gustosa colazione, il tutto condito dalla cura della
preparazione oltre che dalla bontà delle pietanze, partiamo di
buon’ora, visto che comunque il rumore della strada non ci ha fatto
dormire molto. La giornata è splendida anche se ancora fresca. Il
primo paese che passiamo è Batiscan, assai grazioso che poteva
essere una sosta alternativa a Champlain. Passato il ponte di ferro
con non poco panico per la Roby, prossimi villaggi attraversati
saranno Grandines e Deschambault, dove il Chemin du Roi comincia a
diventare un po’ più ondulato ed anche il paesaggio è meno monotono
dei giorni scorsi. La tappa odierna è lunga, e le occasioni di sosta
non sono poi molte. Così si continua a pedalare cercando di
avvicinarsi a Quèbec. Questo vecchio cammino ci consente di
abbandonare spesso la 138Est per condurci nel verde della natura e a
contatto col S. Lorenzo, facendo gradire molto di più il poter
pedalare lontano dal traffico. Lasciamo così Donnacona e prendiamo
Neuville come sosta per rifocillarci dopo aver comprato per strada
prima le mele (sono frequenti i chioschi per la strada) e poi i
frutti di bosco e le verdure (mirtilli, fragole, pomodori e
cetrioli, il tutto di “casa”) davvero a buon mercato. In cerca di un
caffè, capitiamo poi in un grazioso Cafè dove ci godremo una zuppa
di verdure fantastica con l’aggiunta di pere, ed il tanto sperato
caffè (americano, ovviamente). Riprendiamo così il percorso, con gli
ultimi 40 km circa e dopo un paio di rampe al 15% e al 12%, passiamo
prima per Cap Rouge e poi arriviamo a Quèbec City, seguendo il
Corridor du Littoral, che comincia dopo il ponte maestoso sul fiume
che porta a Lévis sulla sponda opposta, e che sul lungomare del
capoluogo corre lungo il Boulevard Champlain per parecchi km e
finisce circa all’altezza del ferry che prenderemo dopodomani in
direzione Lévis per continuare la nostra pedalata.
Ci
inerpichiamo sulla strada che a fianco della funicolare sale al
Château Frontenac, imponente castello che ospita un meraviglioso
hotel 5* che domina la città, sede e testimone di importanti
incontri politici ed economici che hanno segnato la storia passata e
presente del Canada e punto di riferimento per noi per raggiungere
il nostro auberge in posizione invidiabile al suo fianco, anche se
ci riserva una camera senza alcuna vista se non su di un muro
grigio. Peccato perché alcune di esse danno sul fiume. Usciamo
velocemente per un giro in città e per la cena che sarà stavolta più
fortunata. Spendiamo 75$ e dopo un altro giro torniamo verso polenta
(sui nostri passi). E’ una città molto turistica, capoluogo del
Quèbec, che vive fino a tardi ed altamente cosmopolita. È una bella
cittadina.
Ora si può
spegnere la luce.
.jpg)
Giovedì 18/8 Quèbec City – giornata di riposo
Giornata
dedicata alla visita della città; alla fine sarà la nostra unica
giornata di riposo. In completo relax. Si comincia con un giro delle
mura da cui si vedono i migliori scorci sulle parti più
caratteristiche. È bello perdersi tra le vie costellate di tutti i
tipi di boutique e shops compreso quello completamente dedicato al
Natale!! È quello più affollato! Giriamo tutta la parte vecchia alta
e bassa godendo dei Cafè e dei bistrò lontani dalle ruote e dai
pedali. Conosciamo l’arte inuit. Prendiamo anche un bell’orage! Ha
fatto il disastro in giro; il cielo si tinge di scuro, cade acqua a
secchi. Poi passa. Si va a cena. È pieno di spettacoli di strada.
Ottimo il Cafè du Monde. È una città da vivere all’aperto, non
essendoci molta storia che ti possa segregare in qualche museo.
Venerdì
19/8 Quèbec City/S. Jean Port Joli * Km 99,1 – 4h45’ – Dsl 260 m –
Avs 20,9
Lasciamo
finalmente oggi il nostro rifugio/catacomba caldo e un po’
asfissiante, anche se è un vero peccato data la sua posizione. Ci
imbarchiamo per Lévis e diamo ancora un’occhiata sulla città vecchia
che ci ha ospitati per questi due giorni. La figura del Frontenac è
imponente e domina sornione su tutto. Anche il brutto tempo sembra
essere un ricordo anche se l’umidità è a livelli del 100%. Siamo a
bordo presto e ci sono quasi solo bici. Abbiamo anche il tempo di
far due chiacchiere con un cicloturista un po’ datato che proprio
oggi pedala per l’ultimo giorno della sua traversata del Canada di
circa 5.000 km con partenza giugno scorso.
Si traversa il
fiume in 10’ e una volta di là si è subito nuovamente in pista. Man
mano che si continua, la figura della città si allontana e viene
coperta dall’Ile d’Orleans. Entriamo nel mio paese, o come dicono i
miei vecchi parenti, il paese col nome di chi ha poi dato il là alla
mia famiglia, Beaumont, ed è anche carino. Facciamo sosta al mulino
che fuori dal paese prepara pane e biscotti ogni mattina. Molto
suggestivo. Sarà poi un susseguirsi di piccoli villaggi molto curati
e visitati da turismo di mare, S.M. de Bellechasse, Saint Vallier,
Berthier sur Mer, fino alla cittadina più grande di Montmagny che
lasciamo fuori giro. Non vi è alcun pretesto per visitare alcunché e
quindi prendiamo tempo per avvantaggiarci e continuiamo a pedalare
tranne qualche sosta per bere e comprare del cibo. Dopo Cap St.
Ignace, assai carino, ci fermiamo a mangiare le scorte a L’Islet sur
Mer; vediamo la forma minacciosa dell’orage avvicinarsi e appena
finito riprendiamo velocemente per gli ultimi 12 km per evitare la
peggio. Siamo a destinazione e del brutto tempo neanche l’ombra. Che
strano. Siamo stati bravi a prenotare questa meravigliosa camera,
l’ultima, qui a S.J. Port Joli, puro caso, perché scopriamo che non
c’è più un posto letto in tutto il paese. C’è una festa di 3 giorni
e tutto è movimentato. Siamo capitati in un posto unico. Ci
mischiamo subito alla folla e andiamo al porto. Si sta davvero
benone. Fa ancora caldo, ed è stato così tutto il giorno. Dopo cena,
puntatina alla festa del mare e poi rientro alla base (gîte 85$
partagè e cena 65$).
Sabato
20/8 S. Jean Port Joli/Rivière du Loup * Km 104 – 4h55’ – Dsl 290 m
– Avs 21,1
Una colazione
superba! Un posto super!
Soddisfatto il
palato, salutati i giovani proprietari, ci avviamo a cominciare
questa bella giornata sotto un sole caldo, assai. Pedaleremo anche
oggi quasi di continuo, per coprire i km e per arrivare presto al
punto tappa. Facciamo ormai così, è meglio e ci si gode il fine
pomeriggio e la serata. Come oggi. Arriveremo in riva al mare in un
motel che vale i 120$ solo per la posizione. La prima parte la
corriamo lungo il fiume su una sterrata che corre però anche
parallela alla 20, l’autostrada, fino a riprendere la nostra più
intima ora 132Est (dopo Quèbec City) amica fidata. Corriamo veloci,
anche a 35 km/h grazie al vento che spinge dall’arriere, e che ci
permette medie elevate. Passiamo così Rivière Ouelle, Saint Dénis,
località turistiche sul fiume, prima di arrivare a Kamouraska, il
centro più conosciuto qui attorno, che è ancora meta del turismo
estivo e del w.e. dei locali. Spesso ci ritroviamo a pedalare sul
bordo dell’acqua ed i contesti sono molto particolari, così come
quando ci ritroviamo invece a tagliare distese infinite di campi e
coltivazioni di grano ancora biondo. Sono ancora ben presenti i
chioschi che vendono ogni sorta di frutta e verdura. Si comincia a
vedere anche il bosco. Prima di arrivare a Riviere du Loup, passiamo
Saint André e Notre Dame du Portage, un paese fantasma, con nulla ma
che ci ospita in un café ubicato in una vecchia scuola (da cui il
nome), assai originale, gestito da ragazzi di cui una famosa per le
alghe e le piante/erbe con cui ricava piatti e condimenti; tutto e
solo naturale; come il dissetante succo ottenuto dai fiori della
rosa canina che beviamo. Ancora qualche km e arriviamo a
destinazione. Un paese grande con 15.000 abitanti che richiede più
attenzione per attraversarlo. Ci spingiamo verso il porto da dove
domani partiremo e troviamo questo incantevole posticino sul “mare”
come si diceva prima. Ottimo! Buona passeggiata prima di cena e
buona cena sul posto.
Domenica
21/8 Rivière du Loup/Les Escoumins * Km 79,7 – 4h25’ – Dsl 901 m –
Avs 18
Come da
previsioni ci svegliamo con la pioggia. Presto, per un thè e un
panino prima di prendere il ferry per Saint Siméon. Dopo circa
un’ora sbarchiamo (sembra una nave da crociera visti i servizi, 45$)
e ci spetta da subito un susseguirsi di salite e discese dove
raggiungiamo i 60 km/h contro i 6 della salita. Sarà così per quasi
tutta la tappa. Da questa parte del fiume il paesaggio è
completamente diverso e le sembianze sono quelle della vera montagna
canadese, con il bosco che arriva in acqua, e siamo solo a 170 m.
slm. Si pedala sino a Baie Sainte Cathérine dove zuppi ci fermiamo
per una zuppa. Ci voleva proprio. Scendiamo in picchiata a prendere
il ferry gratuito che attraversando il fiordo del fiume Sanguenay
arriva a Tadoussac dove un rampone anche qui al 15% ci fa prendere
quota. La strada ora e per più volte risente di un traffico strano,
a singhiozzo, ma a volte intenso. La velocità è poi molto sostenuta;
per fortuna il paesaggio aiuta. Passiamo così Les Bergeronnes, altra
frazione che vive con le escursioni per vedere le balene e i beluga
(oggi visti dal primo traghetto) dove numerose compagnie propongono
escursioni di tutti i tipi, persino di avvistamento degli orsi
bruni. Seguiamo ancora per un’ultima quindicina di km la 138Est che
ci conduce a Les Escumins, nostro punto d’arrivo, per fortuna senza
pioggia, ma col rammarico di non poter piantare la nostra tenda
(sono attesi più di 50 mm di pioggia stanotte oltre ai consueti
orages) né di dormire dagli Inuit, a Essipit, piccola comunità qui
insediata. Andremo in una gîte gestita da due ragazzi con figlia
piccola. Sono ospitali (70$). Oggi bel dislivello, ora doccia e a
vedere le balene dalla terraferma, come suggerito dai padroni di
casa che ci insegnano il sentiero che passando per il bosco arriva
alla costa in un posto molto tranquillo e utile per l’avvistamento.
Uno spettacolo a dir poco emozionante; siamo stati rapiti dalla
bellezza, dalla maestosità e dalla tranquillità che trasmettono.
Creature immense che nello stesso tempo sembrano così docili. Oltre
alle balene vediamo i beluga, bianchi, puri, anche loro col loro
sbuffo ci passano a salutare. Ce ne sono parecchi ed ogni tanto
spunta una foca che sembra averci notato in alto sulla torretta di
avvistamento. Che sia poi lei a guardare gli animali “umani”? Forse
si. Prima che faccia buio torniamo verso il centro e ci andiamo a
mangiare del pesce, tanto per stare in tema. La Poissonerie è una
pescheria/ristorante che propone ottimi piatti. Spegniamo la luce
alle 22.
Lunedì
22/8 Les Escoumins/Rimouski * Km 77,6 – 4h40’ – Dsl 705 m – Avs 16,7
Rispettando le
previsioni è stata una notte tremenda! Penso abbia abbondantemente
superato i 50 mm di pioggia, e dal rumore direi torrenziale; faceva
paura. Al risveglio delle ore 6.30, non piove, il cielo presenta
strati di nuvole che sembrano cedere da un momento all’altro. Ci
imbarchiamo per Trois Pistoles alle 7.40 e la traversata durerà
1h40’. Durante, possiamo vedere ancora qualche balena e parecchi
beluga.
Appena
sbarcati si ferma una macchina e un uomo scende consigliandoci
un’alternativa alla nostra che secondo lui col bagaglio che abbiamo
non è consigliabile. Ci dirotta verso l’interno, lungo un periplo di
stradine che poi finiscono nella strada che dopo una quarantina di
km ci porta a St. Fabien sur Mer, dopo aver passato St. Mathieu
sull’omonimo lago , da dove, con meraviglia, vediamo partire un
impianto di sci! Questa strada è davvero tranquilla ed assai
panoramica, pur comunque con alcune rampe spezzagambe. Una volta sul
mare, comincia da qui il bellissimo parco di Bic, un tesoro
nazionale dove è possibile vedere le foche ed i porcospini; è
possibile, ma noi non vedremo nulla di tutto ciò! Un bel sentiero di
una decina di km attraversa il parco (a pagamento, 5,50$ a testa)
correndo in un bel bosco. Prima e oltre la vista spazia sul fiume.
Concluso il sentiero ci tocca la 132Est, in questo punto molto
trafficata perché diretta verso l’autostrada. Noi passiamo il centro
di Le Bic e subito dopo la riprendiamo evitando così il caos; ancora
una decina di km e saremo arrivati. Rimouski è un grosso centro e lo
attraversiamo lungo il fiume, tra l’altro molto suggestivo, prima di
trovare il nostro motel (115$) in posizione incantevole sul bordo
del fiume. Dalla terrazza entra il rumore dell’acqua ed il silenzio
attorno è super. Ci godiamo il tramonto, alla fine di questa
giornata direi “regalata” di bel tempo, ventosissima e che sembrava
volgere al peggio prima del nostro arrivo. Tutto è andato bene.
Check delle bici e poi in centro a cena. Ottimo ristorante greco con
offerta sconto del 50% dei prezzi da menù (tot. 48$).
Martedì
23/8 Rimouski/Màtane * Km 98,5 – 4h30’ – Dsl 215 m – Avs 21,8
Senza
appuntamenti con ferries vari, dopo una colazione casalinga, ci
muoviamo spinti dal vento che oggi tira a livelli di bora. Usciti
dalla città seguiamo la costa e si susseguono splendidi paesaggi
fino a Saint Luce prima e Sainte Flavie poi. L’andatura è elevata ma
ci gustiamo lo stesso ogni scorcio sul fiume che dal profumo che
trasmette si direbbe assomigliare più al mare. (Fin qui è un
susseguirsi di ottime soluzioni se ci si volesse fermare a
dormire!). Superato il bivio con Mont Joli, crocevia per la meta del
nostro viaggio, seguendo la 132Est passiamo Grand Métis sur Mer e
Les Boules questa volta lontani dal traffico. Anche qui la
tranquillità è grande e ci fermiamo a fare un piccolo break
mangiando la spesa appena fatta. Le piccole soste “tecniche” oggi
sono davvero tante ed impellenti! Colpa del vento fresco…..”più ci
si inoltra in Gaspésie – e noi ci siamo entrati dopo Sainte Flavie –
e più farà freddo”; queste sono state le parole che da ogni persona
a cui abbiamo detto la nostra meta ci siamo sentiti ripetere. E mi
sa che sarà vero. Lasciamo Baie des Sables e sempre veloci puntiamo
Saint Ulric, altro piccolissimo borgo sul mare, da cui, dopo ancora
una quindicina di km arriviamo a Màtane, ultimo grosso centro prima
di Gaspé. Cerchiamo il posto suggeritoci dagli amici canadesi in
aeroporto, ma ne restiamo delusi; il motel dà proprio sul porto
commerciale e non è un granché (dal porto partono i collegamenti per
Baie Comeau e Godbout). Così, con l’aiuto dell’ufficio turistico,
troviamo una gîte verso il centro (82$). La posizione è un po’ meno
tranquilla ma non è male. Va detto che ci siamo voluti fermare qui
perché i canadesi ci hanno raccomandato assolutamente di mangiare
les crèvettes de Màtane. E noi obbediamo. Ottima mangiata! Una
quintalata a testa di gamberetti così dolci come non avevamo mai
mangiato. Con l’aggiunta di salmone e birra! Al top.
Mercoledì
24/8 Màtane/Sainte Anne des Monts * km 89 – 4h38’ – Dsl 540 m – Avs
19,2
Ci svegliamo
con una giornata nuvolosa e fredda, ma la colazione ci tempra con
ottime crêpes francesi e yogurt con frutta. Una marmellata di
fragole super fatta à la maison e del buon caffè. Si può partire.
Seguiamo la 132Est con continui saliscendi con cui alla fine abbiamo
imparato a convivere. Dopo Sainte Felicité, a Grosses Roches ci
fermiamo per un caffè caldo, visto che l’aria fresca non si scalda.
Entriamo nelle grazie dello chef e della sua cucina, forse anche
perché unici avventori a quast’ora; ci prepara 3 uova all’occhio con
pomodori e banane oltre ad una marea di patate arrosto; pane caldo
con burro e un fiume di caffè. Va giù tutto prima delle foto ai
molti colibrì che vengono a mangiare e dopo i saluti ai proprietari
del locale ci avviamo per Les Mechins prima di arrivare a Cap Chat,
un po’ deludente confronto alle nostre aspettative. Ci fermiamo
comunque a mangiare della frutta; oggi continuiamo a mangiare! La
strada ci propone continuamente dei lunghi tratti rettilinei che in
fondo curvano seguendo la costa e improvvisamente salgono facendo
scendere di colpo la nostra andatura; ma la cosa più brutta è che in
alcuni tratti non c’è la spalla a bordo strada, o meglio è sterrata
e spesso sconnessa. Il pericolo sono i numerosi trucks di 25 m che
ci sfiorano ad alte velocità quando non hanno lo spazio per
evitarci, oltre ai mega motorhome con tanto di macchina al traino
più altro rimorchio. Bisogna stare attenti. Ci ricorda un po’ il
Cile come situazione. Ultimi 15 km prima della sosta finale a S.
Anne des Monts. Sono ormai le 4 e lentamente cominciamo a cercare
una gîte per la notte. Troveremo lungo la costa una simpatica
signora con ancora evidenti i segni di una sfortunata sorte, molto
gentile, che ci accoglierà nella sua casa assai carina, in una
stanza molto accogliente (70$). Il paese sembra molto carino, il
tempo per ora resiste bene; è venuto fuori il sole nel pomeriggio ed
ha scaldato per bene. Se non altro si può fare il bucato. Incrociamo
le dita. Bella serata e bel tramonto sul porto. Cenato nella
poissonerie come suggerito dalla nostra simpatica padrona di casa.
Stasera si va a dormire presto. Sai che novità.
Giovedì
25/8 Sainte Anne des Monts/Grande Valléè * km 118 – 6h21’ – Dsl
1.128 m – Avs 18,6
Oggi abbiamo
giocato col vento! O meglio, oggi il vento ha giocato con noi; ci ha
portato dove ha voluto, ci ha spinto, rallentato e a tratti anche
prendere paura per le sue fortissime raffiche laterali. Sin dal
mattino, dopo aver fatto colazione dalla signora in compagnia di
altri 2 ospiti di Montréal assai simpatici e singolari – alla fine
abbiamo dovuto fare le foto di rito – la giornata è stata ventosa. E
forse è per questo che il tempo ha tenuto fino alla fine. Lasciato
il paese, la strada segue un percorso magnifico, lambendo la costa
tanto da darti l’impressione di finire con le ruote in acqua. È
davvero un gran bell’andare. Dopo La Martre e Marsourì, la strada
continua pianeggiante e dritta, e alcuni lavori in corso che
bloccano il traffico, peraltro abbastanza scarso, ci consentono di
percorrere lunghi tratti di strada assolutamente soli. A questo
punto si susseguono una dopo l’altra 4 anse, ognuna delle quali
assomiglia ad un fiordo, in fondo ad ognuna delle quali sorge un
villaggio, in ordine Rivière a Claude, Mont St. Pierre, Mont Louis e
St Maxime du Mont Louis, e per arrivare in ognuna delle quali
bisogna fare i conti col vento contrario in entrata e col vento
contrario in uscita, vento contrario che si alterna col vento
laterale all’interno delle anse. Non ne abbiamo capito il perché!
Solo dopo quest’ultimo fiordo il vento ci aiuta spingendo, ed
arriviamo a fare anche 30 km/h senza pedalare e in salita! Prima di
Sainte Madeleine de la rivière Madeleine, ultimo paese prima del
tratto finale, possiamo l’Anse Pleurose, Gros Morne, Manche d’Erpée,
piccoli villaggi dove è duro persino vivere! Oh, da queste parti,
chissà perché, il deltaplano va alla grande ed è una delle zone più
accreditate del Canada dell’Est per la sua pratica.
Restiamo
affascinati dalla maestosità delle scogliere che piombano sul fiume.
Ci aspettano
ora gli ultimi 18 km. Spettacolari, non finiscono mai! Si comincia
con 5 km di salita, lasciando il mare, salita che spesso va al
12-15%, alternata a piccoli tratti di discesa che fanno perdere quel
po’ di quota appena conquistata; il tutto con la compagnia del
vento. Sembra debba venir giù il disastro, ma non farà nulla.
Avanziamo così, trovando una nuova rampa ad ogni curva. Un continuo
saliscendi, mangia e bevi, per tutto il resto della strada.
All’ultimo, vediamo in fondo Grande Vallée. Finalmente. È stata una
tappa lunga e forse fin qui la più faticosa anche se ripagante del
bellissimo paesaggio, prima marino, poi montano e per finire ancora
sul mare in un ottimo motel sulla baia, con vista sul villaggio.
L’abbiamo trovato dopo aver fatto a vuoto andata e ritorno tutto il
paese, poco più di 6 km. Qui faremo cena e colazione. Ne è valsa la
pena. Eccome!!
Venerdì
26/8 Grande Vallée/Cap des Rosiers * km 90 – 5h33’ – Dsl 1.401 m –
Avs 16,2
Ci svegliamo
col sole, ma tempo di prepararci e già facciamo colazione
infreddoliti dal solito vento che ha coperto tutto il cielo di
nuvole. Poi però il resto della giornata sarà condita da un bel sole
e uno splendido cielo celeste a contrasto con il colore blu intenso
del mare ed il verde carico del bosco al nostro fianco. Passiamo
Petite Vallée accompagnati dai soliti saliscendi fino a Clòridorme
dove ci gustiamo un ottimo yogurt con frutti di bosco, melone fresco
e un buon caffè al riparo dal vento seduti a terra dietro un muretto
in un’area picnic. Usciti dal paese ci spetta un tratto di 20 km
all’interno e il fatto mi spaventa. Si sale all’inizio, e appena
dopo tagliamo un lago, le Grand Etang, in uno scenario da Canada
selvaggio. Non si vede più il mare e l’ambiente montano regna
incontrastato; manca solo l’avvistamento di qualche animale, ma fin
qui non siamo stati così fortunati. Dopo qualche km passiamo il
Pointe à la Remournèe, dove sorge ora un faro e che rappresenta il
punto in cui Guglielmo Marconi nel 1904 fece il primo ponte radio
dal vecchio al nuovo continente. Corriamo fin qui piuttosto
regolari, e poi scendiamo a L’Anse à Valleau e poi veloci fino a St.
Maurice per poi arrivare a Riviere au Renard. Nota negativa, fin qui
abbiamo avuto la brutta compagnia di una moltitudine di camion per
il trasporto di terra per alcuni lavori stradali e che facevano la
spola dal cantiere alla cava e viceversa; e non sono piccoli. Il
programma qui viene modificato. Invece della 197Sud che ci
porterebbe a Gaspé in una ventina di km tagliando la penisola,
continuiamo a scendere lungo la 132Est per poter passare domani per
il Parc Forillon e arrivare a Cap Gaspé. Così facendo ci fermeremo a
Cap des Rosiers dopo aver passato L’Anse du Griffon. In questo
piccolo paesino oltre a un paio di ristoranti – uno dei quali, il
Mona, ovviamente, sarà nostro – e alcune gîtes e motel, sorge il
faro più alto del Canada (circa 40 m) ed un cimitero che testimonia
la storia del passato che qui fu irlandese. Troviamo posto da una
coppia dell’Ontario in una casa un po’ stravagante ma tutto sommato
originale e con vista sul faro (72$). Bucato e cena. Grande
tranquillità e traffico pressoché assente.
Sabato
27/8 Cap des Rosiers/Fort Prével * Km 101 – 5h52’ – Dsl 908 m – Avs
17,2
Dopo aver
chiuso fuori di casa i proprietari, ci svegliamo all’alba e
approfitto per scattare alcune foto al faro che con la luce delle 5
del mattino ha tutto un altro aspetto. Più tardi ci aspetta una
super buona colazione preparato dal marito yankee con uova e bacon,
frittelle e crêpes con sciroppo d’acero, toast con pomodoro e
cipolla e del pane tostato con marmellate preparate in casa dalla
simpatica signora. Succo d’arancia e del caffè che non manca mai.
Come sempre perdiamo tempo in chiacchiere (anche se non è vero che è
tempo sprecato, anzi) e stamattina anche a vedere gli aggiornamenti
dall’arrivo dell’uragano Irene dagli USA che è atteso da queste
parti lunedì, anche se in forma di tempesta tropicale con vento e
pioggia. Negli States, a N.Y. ed in North Carolina ha già lasciato i
segni e sono state evacuate migliaia di persone. Speriamo bene.
Quindi partiamo alle 9, in direzione sud, attraversando il parco del
Forillon da costa a costa. Vi entreremo a pagamento in direzione del
Cap Gaspé. Non arriviamo fino in fondo. Decidiamo a metà di
ritornare sui nostri passi per avvantaggiarci sulla strada in vista
di cosa accadrà lunedì. Arriviamo quindi a Cap aux Os e poi a
Penouille ritrovando il percorso della Route Vert. La strada segue
la costa ancora fino a Saint Majorique dove facciamo sosta e spesa.
Qui tagliamo per il ponte della 132 il fiordo che entra prima di
trovare Gaspé ed in continuo saliscendi arriviamo finalmente al giro
di boa del nostro tour. Finalmente conquistiamo il capoluogo della
Gaspésie! Dopo una sosta alla stazione per info sul treno in
direzione Matapedia, continuiamo alla volta del secondo fiordo di
questa giornata, fiordi che assorbiranno gran parte del
kilometraggio di oggi. Dopo una suggestiva ciclabile che ci porta
fuori città attraverso il bosco e la spiaggia (dove dovremo tra
l’altro tornare indietro fallito il tentativo di taglio fiordo sul
ponte ferroviario, troppo azzardato) siamo ancora sulla 132 che qui
presenta un traffico sostenuto e disturbante e che seguiamo per
un’altra trentina di km fino a Fort Prével, un nucleo che racchiude
campeggio, motel, hotel e golf club. Prendiamo una camera nel
pavillon a 80$. Ottima la vista sulla Grande Anse della Baie di
Gaspé. Ceniamo nel ristorante annesso.
Domenica
28/8 Fort Prével/Chandler * Km 98 – 5h05’ – Dsl 607 m – Avs 19,3
Colazione hand
made in camera. La giornata è nuvolosa ma terrà quasi fino alla
fine. Quasi. Seguiamo la costa fino a Belle Anse e come è capitato
anche ieri, siamo costretti a seguire un altro fiordo mentre il
treno lo taglia, a Coin du Banc lasciamo la nostra 132 che nel
frattempo è diventata Ouest per l’interno e tenerci più alti
rispetto alla costa. È una strada più bella anche se nel tratto che
arriva a Percé ci riserva delle belle rampe ma una bella discesa
finale. Entriamo in questa bella cittadina che come biglietto da
visita ci propone l’imponente Rocher Percé, un immenso blocco di
roccia calcarea policromo lungo 475 m. e alto 88 m. e presenta un
arco nell’estremità est. Un bellissimo colpo d’occhio che si
accompagna con l’Ile Bonaventura, assieme alla quale formano il Parc
National. Ci fermiamo a fare un pranzetto qui con dell’ottimo
salmone affumicato; davanti a noi assistiamo al volo delle sule che
sull’Ile Bonaventure hanno creato la riserva più grande del nord
america con 150.000 esemplari. Molto affascinante. Il tempo sembra
tenere anche se percorrendo la via principale costellata di motel e
aubergement di ogni tipo, arriva qualche goccia. Lasciamo così Percé,
a malincuore per non aver fatto nessuna escursione alle isole per
avvicinarci a Chandler; restano circa 45 km. Passiamo l’Anse à
Beaufils e Cap d’Espoir e ancora Sainte Therese de Gaspé fino a
Grande Rivière che ha un bel porto di pescherecci. Dopo Pabos,
mentre ormai la pioggia ci ha costretto ai ripari, arriviamo a
destinazione dopo aver coperto questo tratto poco interessante
velocemente. Piove bene e Irene si avvicina. Troviamo un motel in
posizione infelice e costoso (124$ il più caro). Ma va bene così.
Dicono che domani pomeriggio migliori ma stanotte dovrebbe arrivare
al massimo. Ceniamo qui. Una cittadina proprio da scordare, ma
purtroppo ci fermiamo qui.
Lunedì
29/8 Chandler/New Carlisle * Km 77,7 – 5h35’ – Dsl 818 m – Avs 13,9
Terrificante!
Non so da dove iniziare. Questa giornata ce la siamo tutta
guadagnata, non potevamo far di più. Abbiamo lasciato sfogare la
coda di Irene che stanotte ha portato molta pioggia. E quindi
abbiamo deciso di partire più tardi, verso le 10.30. E’ andata bene
con la pioggia che per tutto il giorno non è più caduta, ma non con
il vento. Anche questo era la coda dell’uragano e non ci ha mollati
un secondo; è stato contrario sempre e con forte, a tratti molto
forte intensità e quando l’abbiamo avuto di fianco ci faceva perdere
facilmente l’equilibrio. Ha messo a dura prova i nostri nervi, ma
alla fine gli abbiamo tenuto testa! Tanto per cominciare buttiamo
via 5 km (che oggi non sono pochi) per seguire le indicazioni che ci
riportano in strada e percorriamo tutta la baia di Gran Pabos.
Questa è una regione inglese/irlandese e testimonianza sono i nomi
dei paesi che passiamo: Newport, Gascons, Shigawake, Saint Godefroi,
Hopetown, Hope e Paspebiac. Non c’è molto da spendere per questi
paesi, se non il fatto che siano sulla costa e che abbiano la pesca
come principale attività; specialmente di aragoste, date le
centinaia di ceste che stazionano nei porticcioli e davanti alle
locali industria del pesce. Obiettivo di oggi, dato il tempo, è
ahimè quello di arrivare e proprio il brutto tempo non dà gran
valore al paesaggio che attraversiamo. Siamo a New Carlisle, il
centro più grazioso, dove veniamo ripagati della fatica dalla
bellezza della maison (datata 1852) dove passiamo la notte. È in
pratica una sorta di museo con 5 camere arredata con i mobili
trovati al suo interno dalle persone che l’hanno comprata nel 2004
dopo decenni di abbandono. Siamo senza parole, abbiamo paura di
toccare tutto ciò che vi è dentro per non rovinare le stupende
suppellettili e oggetti vari di arredamento. Siamo nel Manoir
Hamilton (80$ + tasse), dal nome della nobile famiglia che vi abitò
prima del suo abbandono. Restiamo incantati mentre la padrona di
casa ci fa visitare tutta la villa. Stile inglese puro con una
scalinata che, curvando sulla sinistra mentre sale, porta alle
camere del piano superiore. Non possiamo far altro che immaginare
chi e come potesse aver vissuto 160 anni fa qui. Dormiremo come i
nobili nel loro letto……
Martedì
30/8 New Carlisle/Carleton sur Mer * Km 102 – 5h41’ – Dsl 474 m –
Avs 17,9
E che
colazione. Gli amici ci hanno coccolato con uova, yogurt e toast con
marmellate casalinghe e sciroppo d’acero. Caffè e succo d’arancia.
Saluti e baci per partire per questa tappa poco entusiasmante ma che
almeno ci farà vedere dei cervi selvatici lungo il tratto di strada
lontano dalla route principale verso Bonaventure che passeremo
dall’alto. siamo infatti nella campagna a ridosso del bosco ma causa
dei lavori dovremo abbandonare le 2° Rang e infilarci nella 132Ouest
fino a Saint Simeon e poi Caplan. Stessa sorte anche a New Richmond
dove ci perdiamo a causa dei lavori sulla strada lungo mare. Non ci
resta che seguire la 132 ancora fino a Maria dove sosteremo per un
ristoro dato che sono ormai le 3 del pomeriggio. Da qui lasciamo
nuovamente la strada e saliamo verso il bosco per prendere di nuovo
le 2° Rang (si tratta di una parallela alla costa) che con gradevoli
saliscendi e una tranquillità ristoratrice ci porta dopo una ventina
di km chiudendo così il percorso della Baie des Chaleurs a
destinazione a Carleton sur Mer. Cittadina graziosa sul mare che
esploreremo sistemati nella nostra gîte (73$) appena dopo il centro.
Ospiti di due gentili nonni.
Mercoledì
31/8 Carleton sur Mer/Matapedia * Km 90,6 – 5h20’ – Dsl 492 m – Avs
16,5
E finita !
Oggi abbiamo percorso l’ultima tappa di questo lungo percorso…..
Abbiamo pedalato in questi giorni più di 1.500 km. Non abbiamo avuto
alcun intoppo, tutto è andato bene e siamo riusciti a rispettare i
programmi che ci eravamo proposti. Questa mattina dopo una buona
colazione siamo ripartiti; il tempo era sicuramente migliorato. Ieri
sera abbiamo fatto appena in tempo ad entrare nel ristorante che è
cominciato a piovere a dirotto e non ha smesso fino al mattino. La
padrona di casa molto gentilmente è venuta a recuperarci senza che
ce lo aspettassimo. Una grandissima sorpresa. Ci ha evitato qualche
km a piedi sotto il diluvio.
Dopo i primi
15 km, lasciamo la principale per percorrere la penisola di Miguasha,
lungo “les sentiers de Shoolbred” lungo una strada secondaria e
sentieri lungo il fiume, in ambiente più selvaggio che ci permette
di vedere un giovane cervo. All’estremità opposta della penisola
seguiamo il Parc National de Miguasha, definito monumento mondiale
per essere luogo di ritrovamento dei fossili più antichi mai
recuperati. Torniamo così sulla 132Ouest fino a Pointe à la Garde,
dove ci fermiamo nell’unico ristoro del villaggio. Manca ormai poco
all’arrivo e pedaliamo con estrema tranquillità, godendoci gli
ultimi km e lambendo Pointe à la Croix, dove un piccolo ponte
stradale in ferro collega la città a Campbelton, e quindi la
Gaspésie al Nouveau Brunswich. L’abbiamo a portata di pedale.
Continuiamo così fino a Matapedia, un tranquillo paesino a cui non
manca nulla e che ci ospiterà fino alle 22.30 ora di partenza del
nostro treno. La stazione è chiusa ed apre solo alle 21.15, nei soli
giorni di passaggio del treno; si, perché ce n’è 1 solo! Ci cambiamo
e ci chiudiamo per qualche ora nel ristorante del motel dove ceniamo
in compagnia dei moltissimi colibrì che vediamo dal nostro tavolo.
Con noi due ragazzi di Toronto in bici che faranno la nostra fine.
Stesso treno. Arriviamo a Montréal alle 9.05 dopo una notte di
viaggio; un treno ed un organizzazione superiore alle aspettative.
Ci hanno fornito gli scatoloni per le bici e si sono occupati loro
del carico/scarico bagagli.
….Un viaggio
lungo appunto. Sedici giorni sulla bici con un solo giorno di riposo
a Quèbec City e molti km percorsi. In un paese enorme, dove tutto è
enorme e dove le misure sono esagerate, come le distanze da
percorrere per poter cambiare ambiente e poter vedere qualcosa di
diverso. All’inizio una campagna verde per arrivare a Quèbec City,
poi la parte centrale più montana con il San Lorenzo che comincia a
prendere le sembianze di un mare; l’ingresso in Gaspésie lungo la
costa nord più selvaggia e molto lunga con villaggi sempre più
piccoli e con un’unica direttrice, lungo la quale, la 132, vive
tutta la regione. Ed infine la Pointe, con i centri più rinomati,
Gaspé e Percé, fino ad immergersi nella costa sud, più monotona e a
noi forse quella piaciuta meno, dove vive un mélange anglofrancese
di gente che confonde ed allontana l’identità francese del Quèbec.
Tutto sommato un altro bel viaggio, il più lungo fin qui da noi
fatto, e soprattutto un altro viaggio importante perché vissuto e
concluso con la persona più importante che è sempre rimasta presente
e non ha mollato un solo momento, neanche quando la vedevo distante
girandomi in salita contro vento, dimostrando di essere ancora una
volta il 51% di questo team!
Oggi, mentre
scrivo, compie gli anni, ed è con enorme onore che potrò festeggiare
qui a Montréal un altro prezioso traguardo, anzi, 2.
Avremo la
giornata di oggi e domani fino al pomeriggio per dedicarci alla
scoperta della città, davvero una gran bella città giovane,
cosmopolita, che merita davvero di essere vissuta in completa
libertà in ogni angolo e di assaporarne ogni sfaccettatura e
sfumatura. Ci ha regalato proprio una bella sorpresa. Mettiamo in
archivio anche il Canada, o meglio, il Quebec.
Giovedì 1/9 Montréal
Visita città.
Venerdì 2/9 Montréal/Venezia
Voliamo da Montréal alle ore 22.00. atterreremo a Venezia alle 12.05
locali dopo un volo di 7 ore e 30’.
Dati tecnici:
Km percorsi totali 1.530 - Dsl totale 9.311 m.
.jpg)
E come sempre……….squadra vincente non si cambia!!
Ciao a tutti, Roby e
Raf |
|
|
VIAGGIO |
|
Cyprus Bike Tour 2mila11
(dei Naturaider Roberta e Raffaele)
.jpg)
Cominciando dalla fine, una cosa è certa: quest’isola,
piacevolissima sorpresa a pedali, richiede più di un paio di
settimane per renderle merito e visitarla interamente, ovvero non
limitandosi alla sola Repubblica di Cipro (la parte cipriota a sud),
ma sconfinando anche a Cipro del Nord, nei territori occupati dalla
Turchia dal 1974 ed oggi unica realtà al mondo a presentare una
città dove un muro divide due paesi. Nicosia.
Il nostro tour si è svolto interamente nella parte cipriota e nella
seconda metà del mese di maggio. Partiamo con Ryanair da Bologna con
volo diretto su Larnaca.
Giovedì 19/5/11 Bologna /Larnaca/Pervolia
Sveglia ore
2.15 per il volo delle ore 7. arrivo a Larnaca alle 11 locali (+1h)
e taxi (€
25) fino a Pervolia all’E-hotel, un singolare ed ottimo 4* sulla
punta oltre il paese vicino al faro. Preparazione bici e relax in
piscina con cena in hotel.
Venerdì 20/5/11 Pervolia/Fasoulla (320m slm)
Km 79 – 5h07’ – Dsl 642 m – Avs 15,4
Sveglia di
buon ora e partenza ore 9.30. dopo aver raggiunto Kiti seguiamo la
costa in direzione Zygi pedalando sempre contro vento che ci sposta
con la sua forza, ma ritemprati da un paesaggio assai rilassante che
ci regala distese di grano color miele che contrastano col colore
azzurro del mare e con i prati verde smeraldo. Ci concediamo una
piccola sosta bibita al bellissimo porticciolo. Pedaliamo verso
Vasiliko, ma ci troviamo fagocitati da una zona industriale che poco
ha in comune con quanto visto finora; molti camion e fabbriche
ovunque. Nota negativa. Puntiamo ora su Lemesos (Limassol) che
raggiungiamo dopo altri 30 km circa, dopo aver corso qualche km
lungo il mare su una sorta di ciclabile sospesa, che grazie ad
alcune passerelle ci fanno respirare aria di mare invece che
rimanere in strada. La città, seconda per estensione dell’isola, già
dai paesi che la precedono si presenta per il suo caos e per la
pecularietà turistica che la contraddistingue; il traffico è
sostenuto e per uscirne verso la nostra meta non sarà cosa facile.
Chiedendo più volte ci troviamo sulla giusta strada verso Fasulla
che raggiungiamo dopo 8 km di salita. Proviamo a cercare l’Avalone
Village House, contattato dall’Italia, e subito ci innamoriamo del
posto e neanche il piccolo villaggio è male. Troviamo sistemazione
in 2 studios molto carini a 70€
l’uno. C’è la piscina e si sta gran bene. Per la cena troviamo sotto
casa il bar del paese che ci vizia con interessanti piatti
tradizionali; cominciamo bene. Spendiamo 20€
a testa.
Sabato 21/5/11 Fasoulla/Pissouri (215m slm)
Km 85 – 6h10’ – Dsl 1.607 m – Avs 13,8
Tappa
tosta! Chi l’avrebbe pensato. Ci svegliamo di buon’ora ma la
temperatura sale a vista d’occhio; si, perché dalla terrazza dove
facciamo colazione “hand made” si vede il termometro della piazza
che alle 8.30 segna 28°!! Prima della 9 siamo in sella e la
direzione è Apsiou, dopo circa 7 km. La strada è molto bella e
panoramica e sterrata, una sorpresa. Passiamo per Apaisia, un
villaggio molto piccolo dove facciamo rifornimento d’acqua prima di
cadere nelle fauci della B8, un’arteria trafficata che lasciamo dopo
circa 7 km deviando per Ag. Therapon, che raggiungiamo con una
tranquilla e comoda strada in continuo saliscendi, direi forse più
Sali che scendi; infatti arriviamo a quasi 700 mt. Sosta con caffè
cipriota e successiva discesa di quasi 15 km fino a Kantouprima ed
Episkopi poi, dove cerchiamo i resti del sito archeologico di
Kourion. Dopo aver sbagliato strada troviamo il sito che domina
dall’alto sul mare turchese e ci concediamo una visita prima di
continuare verso la nostra meta. Da qui la strada è molto bella e
offre sempre la vista sul mare oltre che altri saliscendi che
incrementano in modo importante il dislivello odierno. Attraversiamo
così una zona che è stata riservata ai militari inglesi; la cura è
attenta a tutti gli aspetti, e sembra di essere in un angolo non
proprio cipriota. È tutto molto bello e curato. A questo punto ci
avviciniamo a Pissouri ma gli ultimi 4 km ci fanno penare per
conquistare la bellezza del posto che ci ospiterà stanotte. Un
posticino particolare che ci offrirà anche una buona cena
rigenerante. Spendiamo 50€
per la camera e 25€
a testa per mangiare. Ripariamo un paio di forature e siam pronti
per la notte. Bye.
Domenica 22/5/11 Pissouri/Pafos (11m slm)
Km 53,5 – 3h20’ – Dsl 220 m – Avs 15,8
Oggi
tappa relativamente e volutamente breve, anche se conclusa ad ora
tarda. Come fino ad oggi, il temo è sempre buono ed il vento è
sempre fronte a noi a rallentare il nostro andare. La temperatura è
sui 30° già alle prime ore del giorno. Costretti alla colazione
dalle 9, partiamo più tardi del solito e dopo qualche km ci fermiamo
a Petra tou Romiou, la spiaggia che vide nascere Afrodite, per
concederci un buon primo bagno in un’acqua cristallina. Questa
strada è molto panoramica e ci regala stupendi scorci sul mare blu
in contrasto con le rocce bianche a strapiombo.
Passiamo il
Tempio di Afrodite e ci avviciniamo a Pafos, dopo aver sbagliato
deviazione verso l’aeroporto ed essere tornati sui nostri passi.
Troviamo poi la strada corretta e veniamo accolti da un paese finto,
che è nato solo sullo spirito turistico e per nulla si identifica
come cipriota perdendo così tutta la sua identità. Questa è la parte
nuova della città che nulla ha a che fare con il suo parco
archeologico inserito nel suo cuore. Lo visitiamo estraniandoci dal
caos che – causa anche la domenica – regna e al quale non riusciamo
a sottrarci. Una visita veloce data l’ora. Peccato. Dopo aver
riparato l’ennesima foratura, cerchiamo di uscira da questo caos
“californiano” e ci imbattiamo in un’altra ruota a terra! Della
Roby. Una gonfiata veloce e avanti in cerca di un posto per dormire.
Dopo qualche km troviamo un albergo 3* non male, in posizione molto
carina, ma soprattutto lontano dal casino di Pafos.
Spendiamo 70€
per la camera e dopo aver riparato 4 camere d’aria forate ci
concediamo un bagno nella bella piscina e a seguire un’ottima cena
con meze di pesce e birra fresca. Il tutto per 25€
a testa. Domani ci fermeremo ancora qui, per ultimare la visita ai
siti di Pafos e alla ricerca di camere d’aria e toppe in vista della
montagna dei prox giorni.
Lunedì 23/5/11 Pafos km 24
.jpg)
Giornata di
transizione e relax. Ci muoviamo presto per cercare un meccanico e
far acquisti di ricambi. Alla fine lo troviamo non senza qualche
difficoltà. Compriamo camere d’aria, pompa, lucchetto e bombolette.
Ora, dopo ben 7 forature siamo più tranquilli. Possiamo dedicarci
alla visita delle Tombe dei Re. Torniamo in albergo per un
pomeriggio di relax con bagni nella piscina naturale con acqua meno
fredda proprio davanti al nostro giardino. Replichiamo la cena alla
taverna di ieri.
Martedì 24/5/11 Pafos/Pomos (0m slm)
Km 75,5 – 5h30’ – Dsl 635 m – Avs 13,8
Partiamo
di buon’ora verso la penisola di Akamas che ci permette di
allontanarci dall’insopportabile caos di Pafos. Ancora qualche km di
strada sulla costa e comincia da Capo Drenano un meraviglioso
percorso lungo questo lembo all’estremo ovest dell’isola. A Capo
Drenano sarebbe anche consigliata una sosta potendo trovare
sistemazione in alcune strutture e taverne del posto. Continuiamo
verso Lara beach che ospita la nidificazione delle tartarughe qui
protette e siamo continuamente attratti da scorci unici nei colori e
negli odori di macchia molto intensi. Ci sono parecchie baie e
insenature che invitano ad un tuffo. Prima della punta della
penisola, il sentiero E4 che ci guida in questa giornata taglia
deciso verso l’interno, per raggiungere i Bagni di Afrodite sulla
parte opposta della costa. Poco prima però, attratti ancora una
volta dal paesaggio, ci fermiamo in una piccola baia dai mille
colori per uno spuntino e un bagno in acqua più che caraibica.
Riprendiamo il cammino e arriviamo così all’asfalto che ci porta a
Lakki prima e Polis poi. Decidiamo di continuare e fermarci a Pomos
prima di cominciare la salita verso i monti Trodos. Troviamo
sistemazione in un appartamentino essenziale con vista Mediterraneo
a 40€.
Mercoledì 25/5/11 Pomos/Kikkou Monastery (1.132m slm)
Km 62,2 – 5h 20’ – Dsl 1.674 m – Avs 11,6
Sveglia
presto e dopo la colazione da separati in casa ci salutiamo e
partiamo verso Stavros Psokas, una trentina di km, di cui i primi 20
lungo una sterrata/mulattiera meravigliosa che segue e sale il corso
di un torrente regalandoci anche qui profumi di ginestra e cisto e
colori di ogni genere. È davvero un puro godimento. Ritroviamo
quindi l’asfalto che ci accompagna sempre in salita fino al bivio
per Stavros, dopo 2 km di sola discesa che ci fa perdere più di 200
m di dsl! Gioco forza visto che ci serve acqua e ci concediamo una
breve pausa di mezzogiorno. Riprendiamo quindi quota per seguire in
direzione della nostra destinazione, il Monastero di Kikkou.
Decidiamo però di arrivarci attraversando la Cedar Valley, una
meravigliosa deviazione che ci immerge nella favolosa natura e
soprattutto ci fa andare a contatto con questa strana specie di
cedro cipriota, differente da quella del Libano. Come tutto il
giorno, anche qui traffico pressocchè inesistente, ed è una goduria!
Tratti di salite lunghe (che ci fan guadagnare quota) e qualche
discesa ci avvicinano al Monastero, che raggiungiamo dopo una
pedalata superba. La sorpresa è che, dopo aver visitato il
Monastero, ci dicono che non si deve pagar nulla per dormire.
Spartano, ma non manca nulla!
Il Monastero
più ricco dell’isola, è molto particolare e l’oro non si spreca. Un
numero di urne cinerarie e reliquie di santi sono custodite in
teche d’oro. Mosaici ed affreschi regnano ovunque. Riusciamo ad
assistere ad una funzione. Cena buona e a nanna presto.
Giovedì 26/5/11 (compleanno della Rosy) Kikkou Monastery/Askas (912m
slm)
Km 81 – 5h45’ – Dsl 1.600 m – Avs 13,4
Un’altra
giornata davvero superba per i paesaggi e le zone attraversate.
Partiamo presto da Kikkou e puntiamo verso Pedoulas ma facendo una
deviazione per Kalopanagiotis, in discesa fino ai suoi 700m per
visitare il Monastero di Agios Iannis Lampadistis – patrimonio
dell’Unesco – in fase di lavori di restauro degli affreschi per
ridare lustro e splendore a questi magnifici capolavori. Passiamo
quindi per Moutullas e ancora in salita riprendiamo quota fino ai
1.200m di Pedoulas (fin qui 25 km circa), dove visitiamo un altro
sito patrimonio dell’Unesco, la Chiesa dell’Archangelos,
meravigliosa piccola chiesa con magnifici affreschi ottimamente
conservati (riusciamo anche a far qualche foto). Di fronte,
visitiamo il bellissimo museo delle Icone, una collezione di
preziosissime icone che datano dal XII° al XIX° secolo. Un vero
tesoro. Ancora un po’ di salita fino alla deviazione per Kakopetria,
per una strada priva di traffico e che attraversa vallate che
rendono la regione dei Trodos davvero incantevole; anche qui le
ginestre e la macchia ci fan respirare a pieni polmoni. Questa
strada in 15 km di meravigliosa discesa ci porta nei pressi del
paese che lasciamo sulla ns sx a 750m, ma da qui, prendendo la ben
più trafficata B9, cominciano altri 10 km circa di salita fino al
bivio ancora a 1.200m per Kiperounta che passiamo velocemente oltre
a Chandria per puntare verso Agros. La strada in saliscendi ci
accoglie nella regione della Pitsilia e decidiamo però di continuare
ancora per raggiungere il villaggio di Askas, nostra meta, avendo
visto la possibilità di fermarci in una casa rurale. Ci arriviamo
sfiorando Palaichori e la sorpresa nel vedere la casa e le persone
che ci accolgono in questo villaggio di 100 anime è grande e
inaspettata! Una sistemazione da sogno. Decidiamo di cenare a casa e
amen! Spendiamo 55€
e facciamo la spesa con tanto di rinforzino “take away”……
Venerdì 27/5/11 Askas/Lympia (270m slm)
Km 72,3 – 5h – Dsl 1.153 m – Avs 14,2
Ecco la
pioggia! Una giornata all’insegna del brutto tempo che non ci farà
vedere mai il sole, ma che anzi alternerà pioggia a tratti nuvolosi
e temperature al di sotto di più di dieci gradi rispetto a quanto
fin qui patite.
Dopo
aver salutato il padrone di casa, puntiamo su Palaichoiri che
vediamo solo dall’alto. Andiamo invece poco oltre a visitare un
altro sito Unisco, la Chiesa Metamorfosis tou Sotiros, piccolo ma
bellissimo insediamento anche questo in fase di restauro che
conserva meravigliosi affreschi. Superato Apliki, in salita
raggiungiamo Famakos e con bellissima discesa il villaggio di Gourri,
molto carino dove facciamo una sosta per un caffè in una taverna
tipica. Da qui deviamo per il paese di Ficardou, abitato ora da solo
6 persone ma da dove scappiamo paradossalmente troppo caotico a
causa di una scolaresca! E piove. Dopo Lazanias ci fermiamo a
visitare Panaria tou Machaira, un monastero situato in una posizione
tranquilla in mezzo al bosco che riusciamo giusto a vedere nella
bellezza della sua chiesa che racchiude tesori inestimabili tra cui
un lampadario d’oro enorme. Lasciato il monastero ci dirigiamo verso
Lythrodontas, con una strada che scende sterrata nel bosco
attraverso paesaggi fantastici; come lo è stata tutta la pedalata
fin qui.
Siamo in
collina ormai e lo si nota dal cambiamento del paesaggio con il
bosco di pini, il cisto e la ginestra che lasciano il campo agli
ulivi e alle piante da frutto. Sempre verso la pianura passiamo per
i paesini di Mathiatis, Sia, Mosfiloti e Psevdas, prima di chiudere
la giornata a Lympia, che presenta un contorno ancor più diverso,
quasi desertico e a dir la verità meno affascinante, così come non
bellissimo è il paese.ma la casa dove passiamo la notte (100€)
è a dir poco fenomenale! Una casa rurale rimessa a posto con tanto
di Jacuzzie camino che col letto a baldacchino al piano di sopra
sembra un nido da luna di miele. Con piscina. Dopo un idromassaggio
e la spesa, ci tuffiamo in una taverna per un souvlaki di pollo e
insalata greca oltre agli antipasti: il tutto a 10€
a testa!!
Tornando a
casa troviamo ad accoglierci il padrone di casa con la moglie e
l’amico Andros musicista e chitarra-maniaco di qualità che ci
intrattengono offrendoci dell’ottima Zigana, un’acquavite locale. Ce
ne regalano anche una bottiglia! Proprio bella gente, cordiale ed
ospitale. È mezzanotte e scrivo di ritorno nel nostro nido. Notte!
Non piove.
Sabato 28/5/11 Lympia/Protaras (30m slm)
Km 91 – 5h40’ – Dsl 430 m – Avs 16,1
Cominciamo
dalla fine: finalmente il mare! E un po’ di relax e di bagni. Ma
andiamo con ordine: partiamo verso le 9 dopo aver aggiustato il mio
portapacchi tranciato in due punti di saldatura e dopo aver bevuto
un cyprus coffee preparato dalla padrona di casa oltre ad aver
salutato ancora una volta questa simpatica coppia del posto.
Decidiamo di fare l’interno e di non buttarci subito sulla costa di
Larnaca. Puntiamo quindi verso Athienou e Trulli, contro un vento
folle e patagonico che ci accompagnerà tutto il giorno. Quando è
contrario, in discesa a malapena superiamo i 13 km/h ma dopo le
svolte “buone”, ci fa volare a 36-38 km/h senza fatica. Peccato sia
per la maggior parte del tempo contro. Dopo Voroklini seguiamo fino
a Pyla e Xylotymvou l’E4, su fondo sterrato ma distante dal caos del
traffico. Dopo Ormidia questo percorso ci porta lungo il mare in un
ambiente favoloso e siamo soli. Rientriamo poi su asfalto e dopo
qualche esitazione ci mettiamoin strada verso Agia Napa, dopo una
sosta alla bellissima chiesa di Agia Tekla, sul mare, dai colori
tipici greci, bianco e blu, che regala un senso di pace unico.
Questo tratto di costa ha subito e sta vivendo una trasformazione e
un urbanizzazione spaventosa, e personalmente penso che potrebbe
subire la stessa sorte di Agia Napa, terrificante esempio di “tutto
finto”, perfino gli alberghi con stelle che si sprecano per non
ricordare la miriade di aberranti locali e la miriade di persone che
le popola. Scappiamo da tutto ciò, verso Capo Greco e tutto a un
tratto dopo una discesa e una curva si spegne questa immagine e si
torna nel nulla. E così per un altro paio di tratti e località fino
ad arrivare a Protaras, meta di oggi: abbiamo un indirizzo di un
comodo ed isolato albergo, ma ironia del caso, è in fase di
ristrutturazione e non offre alloggio, ma forse non ne offrirà più.
Ripieghiamo verso quanto già visto e cerchiamo qualcosa “per noi”;
dopo qualche tentativo, proviamo con successo all’hotel Anais,
tranquilla isola lontana dal casino e da tutto il resto. Paghiamo
per forse l’ultima camera rimasta meno di 200€
per 4 notti in B&B! è tranquillo. C’è una bella spiaggetta ed un
porticciolo splendido. Si mangia assai bene (25€
a testa in buon ristorante). È fatta.
Domenica 29/5/11 Protaras/Capo Greco/Protaras 25 km
Oggi primo
giorno di relax con escursione scarichi a Capo Greco dopo aver visto
la Chiesa di Agia Illias, che domina dalla collina. Percorriamo
tutto il Capo Greco fino alla stazione radar inglese, limite
invalicabile . ci fermiamo ad un’altra piccola chiesa dove in questo
periodo vengono celebrati parecchi matrimoni; e sono dei veri colpi
d’occhio in un ambiente circondato dal mare. Torniamo quindi vero la
nostra zona e ci buttiamo in spiaggia il pomeriggio.
Lunedì 30/5/11 Protaras/Deryneia/Protaras 30km
In mattinata
ci spingiamo verso Paralimni e poi verso il confine turco a Deryneia
con il check point con tanto di militari armati. Visitiamo la
piccola chiesa ed il singolare museo del folklore che è seguito da
un simpatico omino in età che abita di fianco e che ci racconta che
il museo era la casa della famiglia della moglie. Torniamo sui
nostri passi e riprendiamo la costa per una giornata di mare. Cena
by bike a Sirena Bay.
Martedì 31/5/11 Protaras J
Intera
giornata di mare senza spostamenti in bici. Puro ozio!
Mercoledì 1/6/11 Protaras/Pervolia
Km 75 – 4h50’ – Dsl 330 m – Avs 15,6
Ultima
tappa e rientro a Pervolia a riprendere le sacche lasciate qui due
settimane fa. Tappa abbastanza scorrevole e agile se non fosse per
il vento che quando tira contro è terribile. Si parte alle 9
dall’albergo e passiamo il caos “calmo” di Agia Napa fermandoci al
suo bellissimo monastero veneziano del XVI° secolo, luogo davvero
tranquillo in questo paese osceno. Proseguiamo quindi per Larnaca
che raggiungiamo seguendo le deviazioni sterrate dell’andata davvero
nascoste. Lungo costa riusciamo così, dopo aver passato la schifosa
zona industriale e chimica della periferia, ad arrivare al centro e
visitare il castello molto grazioso che è a ridosso della moschea
turca in fase di restauro. Una vista unica sul mare controllato dai
cannoni. Poco distante troviamo poi Agios Lazaros, la chiesa di S.
Lazzaro che visitiamo e dove si trova la tomba del santo, vescovo
della città, ma senza le sue spoglie, conservate ora a Marsiglia.
Riprendiamo quindi verso l’aeroporto e poi verso Pervolia, che
raggiungiamo dopo altri 7 km. Eccoci in hotel. Domani con calma
pedaleremo fino all’aeroporto dove smonteremo le bici per
impacchettarle e caricarle sul volo di mezzogiorno che ci riporterà
a casa.
Chiudiamo così un altro gran viaggio a cavallo delle nostre bikes,
esperienza resa ancor più bella dalla presenza e dall’intraprendente
tenacia dell’ormai sicura inquilina della mia vita! Grazie a lei
ancora una volta…………!
……..To be continued
Dati tecnici:
Km percorsi totali 753,5 - Dsl totale 8.291 m.
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VIAGGIO |
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“Foresta Nera e dintorni 2009”
(dei Naturaider Roberta e Raffaele)
.jpg) |
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Dopo aver vissuto gli ultimi mesi molto intensamente, e dopo che la
Rosy ha deciso di lasciarci, dopo mille ripensamenti siamo pronti
per partire alla volta della Foresta Nera, e ci andremo partendo da
casa. Una settimana per arrivare ed una per girarla in compagnia dei
“maestri”, degli “icari” e di Pippo. Si tornerà tutti assieme in
macchina.
ROAD BOOK:
Dati tecnici:
Km tot. 1.052,2 – Tempo tot. 66h 51’ – Dsl tot. 9.470 mt.
Sabato 1/8/09 – Mestre/Calalzo/Cortina/Dobbiaco
(1.210 m.)
Km 73 – 4h 20’ – Dsl 814 mt – Avs 15,9
Partenza prima
dell’alba col treno delle 5.38 diretto a Calalo con cambio a
Treviso. Tutto bene e alle 8.05 siamo pronti per iniziare il nostro
viaggio itinerante in direzione Austria. Sosta a Borca di Cadore dai
coniugi Piranese che buttiamo giù dal letto per un caffè e poi via
alla volta di Cortina che passiamo tutta d’un fiato. Alle 14 dopo
una breve sosta per mangiare siamo sul lago di Dobbiamo con una
giornata molto calda per poi andare a prendere la camera a Ehremberg
(60€)
da dove mancavamo da parecchio. Comincia a piovere, scrosci estivi;
incontriamo Davide e Daniela con Dafne e poi Ivan, Antonello e Carla
per una cena in compagnia. A letto alle ore 22.30. Siamo molto
stanchi.
Domenica 2/8 – Dobbiamo/Fortezza/Brennero/Gries a.Brenner (1.250 m.)
Km 77 – 4h 08’ – Dsl 632 mt – Avs 18,7
Splendida dormita!
Sveglia ore 7.40 e colazione veloce per partenza. Oggi tocca ancora
per una volta alla Pusteria. Siamo abbastanza veloci e prima delle
11 siamo a Brunico per un caffè. Ripartiamo e dopo uno spuntino
veloce nel verde dei bellissimi pascoli, puntiamo verso Fortezza
senza scendere a Brixen. Riusciamo così a prendere un treno alle
13.45 che ci porta al Brenner Pass da dove scendiamo a Gries per poi
risalire parecchio verso il punto tappa di oggi, inseguiti ma mai
raggiunti dal temporale, alla Landhaus Mair, un piccolo ma grazioso
contesto all’inizio della valle cieca e tranquilla che risale verso
Vinader. Un veloce kneipp e di corsa in camera sotto la pioggia.
Sono le 16. credo si cenerà molto presto ma la cosa non ci spiace
affatto. La casa e la camera sono molte graziose, e la tranquillità
è padrona e comanda anche sul mostro “autostrada” che deturpa il
paesaggio. Un po’ di sano riposo. Ottima cena (42€.
A nanna ore 21. costo zimmer 60€.
W LA FRAGRANZA!!
Lunedì 3/8 – Gries a.Brenner/Innsbruck/Jenbach/Eben
Km 80 – 5h – Dsl 800 mt – Avs 16
Dopo
una notte a dir poco tempestosa, al nostro risveglio per fortuna non
piove. Colazione in camera molto completa e giusto il tempo di
prepararci e siamo in sella. La giornata è pessima, nuvole basse,
umidità alle stelle e ci sono 12°. Puntiamo su Steinach a.B. per una
strada molto panoramica che in breve ci porta alla statale che
seguito solo fino a Matrei per lasciarla in direzione Pföns a mezza
costa. Correndo sempre sopra la statale, questo percorso attraversa
molti piccoli centri con numerosi saliscendi ed è davvero
un’alternativa molto piacevole. Il tempo continua a tenere e lo
sguardo viene rivolto in direzione della partenza e del Brennero che
ormai non vediamo più da quante sono le nuvole nere e da quante
basse sono. Prossimo paese sarà Igls, un centro grazioso che domina
Innsbruck, dove arriviamo dopo una lunga e veloce discesa che fa
gradire aver ancora addosso gambali, copri braccia e giaccia di
Goretex. Giunti in centro cerchiamo l’aggancio con la ciclabile
dell’Inn, che seguiamo in direzione prima di Hall, grazioso ricordo
di una tappa alcuni anni fa, e poi di Schwaz e Jenbach, crocevia di
diverse soluzioni ciclabili (Zillertal, Inn e Achensee). Intento è
iniziato a piovere e decidiamo di incamminarci verso l’Achensee, per
una ripida ma bella ciclabile, la Via Bavarica Tyrolensis –
ignorando un favoloso trenino a vapore a cremagliera che ci
risparmierebbe una decina di km ma soprattutto 400 mt di dsl. Alla
fine arrivando a Eben, ns punto tappa di oggi, ammetteremo che ne è
valsa la pena. Abbiamo conquistato lo scollinamento e siamo ad un
passo da Maurach. Troviamo una graziosa zimmer a 60€
e dopo aver sistemato noi, il bucato ed il nostro stomaco, usciamo e
andiamo in centro un centro molto turistico, in cerca di un posto
per la cena che consumiamo alle 19. Il tot. sarà di 34€!!
Continua a piovere e mi sa che almeno per tutto domani la musica
sarà la stessa. Torniamo in camera e si va a letto alle 21.
Buonanotte……..
Martedì 4/8 – Eben/Bad Tölz/Höhen Schaftlarm
Km 107 – 6h 35’ – Dsl 630 mt – Avs 16,3
Continuiamo
oggi la Via Bavarica Tyrolensis. Ci svegliamo che piove e dopo la
colazione raccogliamo le nostre cose umide dopo un tentativo di
bucato non proprio riuscito. Siamo in pista alle 9.30 sotto una
fitta e fina pioggerella che sarà con noi fino al pomeriggio.
Attraversiamo Maurach e cominciamo a seguire l’Achensee per tutta la
sua lunghezza di circa 12 km. Poi la pista ciclabile punta verso il
Sylvensteinsee attraverso un paesaggio molto selvaggio ed un fondo
quasi completamente sterrato. Il suo andare è molto nervoso ed i
paesaggi che si incontrano sono unici e per molti versi simili a
scorci che vanno dal Canada alle Alpi. C’è acqua ovunque: dopo aver
passato il confine Austro-Tedesco, seguiamo il corso dell’Isaar, che
ci terrà compagnia fino alle porte di Monaco. Ed oltre a lui, decine
di piccole cascate, piccoli specchi d’acqua alimentati da rivoli che
sono ovunque, e come se non bastasse, acqua anche dal cielo. Piccolo
inconveniente occorso appena dopo la partenza, cede la falsa maglia
della mia catena; per fortuna il pezzo di scorta non manca e poco
dopo siamo ancora in pista. Una giornata intensa dal punto di vista
del procedere non ci fa fare molte pause, anzi!
Giusto il tempo di
uno spuntino e siamo a Bad Tölz. Passiamo veloci per guadagnare
strada ma alla fine ci fermiamo a 20 km da Monaco, a Höhen
Schaftlarn, dopo aver perso l’ultima zimmer alla vicina Stüberl.
Faremo sosta all’hotel Villa Verde, gestito da italiani, che fanno
da mangiare in maniera davvero notevole. Forse anche per la pizza.
Mangeremo del pesce ed una zuppa per iniziare. A fine cena ci
intratteniamo con una coppia di signori del posto che ci dicono
esser affezionati ospiti delle nostre terme di Galzignano (di cui
però lamentano i costi troppo esosi motivo per il quale forse
cambieranno meta) ed in particolare lui randonneur del mondo in
bici: ormai ex perché ora si dedica al golf ed alle vacanze più
easy. Ma è giusto così. Dopo aver condiviso una birra paghiamo il
conto (€
46) e ci ritiriamo. Dopo 100 e rotti km abbiamo voglia di relax.
Mercoledì 5/8 – Höhen Schaftlarn/Starnberg/Landberg
a.Lech/Waal (680 m.)
Km 86 – 5h 25’ – Dsl 560 mt – Avs 15,9
Ci
svegliamo con un sole splendido, che fa voglia di far tutto e nel
migliore degli auspici. Un’ottima colazione, che aiuta a rivalutare
definitivamente il nostro hotel. Il conto di 70€
per la camera, unito all’ottima cena ci fa definitivamente
ricredere. Così ci mettiamo in strada, ma a tal proposito sembra
quasi che oggi questa voglia passare lentamente. I primi intoppi li
abbiamo a Starnberg, che anche a causa della sua posizione sul lago
omonimo e della giornata giusta, ci fa perdere del tempo per
uscirne, e grazie al solito ciclista paziente. Proseguiamo così
verso il secondo lago di oggi, l’Ammersee, che raggiungiamo
attraverso paesaggi e scorci bavaresi di notevole bellezza; il sole
poi li fa apprezzare ancor di più. Distese di grano ormai maturo e
dal colore intenso, campi coltivati a foraggio in un andamento
collinare mosso come il mare, si fondono col colore azzurro del
cielo. La temperatura un po’ frizzante è poi ottima per pedalare.
Dopo una piccola
sosta spuntino, puntiamo verso Landsberg a.Lech, attraversando
piccoli borghi e campagne assai tranquille. Arriviamo quindi in
questa vivace cittadina quantomai pittoresca, colorata e molto
gradevole. Non ci fermiamo granchè, complice l’ora ormai tarda del
pomeriggio. All’Uff. Informazioni ci facciamo dare le indicazioni
per cercare di uscire dal centro con minore spesa di tempo. Occorre
però dire che almeno in queste regioni della Baviera e assai facile
“costruire” il proprio cammino così come facile e poi perderlo. Ci
sono molte indicazioni per i ciclisti e il tentativo è quello di
evitare più possibile il traffico e il caos. La segnaletica è
sostanziosa e precisa ma saltare un segnale vuol dire “ricostruire”
l’itinerario………un po’ come il Tom Tom! Con questa premessa ci
dirigiamo verso Waal, dove programmiamo con successo di fermarci per
la notte. Saremo alla Deutsches Hause, ospiti anche a cena (€
36,50) di
una coppia molto singolare quanto ospitale e gentile, da un solo
anno in questo piccolo angolo di benessere e pace, con tanto di
castello, percorso Kneipp naturale e che ospita un’artista
straordinaria che con altrettanta fantasia crea oggetti di ogni tipo
modellando con le sue mani la ceramica. Ne escono esemplari di rane,
principesse, campanelle,targhe di ogni tipo oltre ai classici
piatti, tazze e quant’altro. Ci siamo ritemprati davvero in qualche
ora e fra qualche ora ce ne andremo. Il popolo qui è loquace e ci si
saluta tutti come se ci si conoscesse da sempre: secondo me sono
più avanti di noi! Spegnamo la luce: sono quasi le 23.
Giovedì 6/8 – Waal/Bad Wörishofen/Memmingen/Rot
a.d.Rot (611 m.)
Km 85 – 4h 45’ – Dsl 520 mt – Avs 18
Ci
svegliamo e la giornata è già splendida. Una buona colazione, una
sciacquata veloce alle bici e siamo pronti per partire. Prima però,
una veloce visita al castello con tanto di scuderie e ovviamente
dalla ragazza delle ceramiche per un altro oggetto. Finalmente si
parte. Puntiamo su Bad Wörishofen, una graziosissima cittadina che
sembra essere il simbolo della terapia Kneipp; ci sono infatti
impianti termali ma con particolare attenzione ai tipici percorsi.
Cosa ancor più bella, inizia qui la Kneipp Radweg, una bella
ciclabile che ci condurrà fino a Memminghen. Occorre però fare
sempre la massima attenzione alle indicazioni sempre ben presenti
per non perdere il filo del percorso. È poi difficile riprenderlo e
ritrovare le stupende stradine e tratturi di campagna che segue. Ed
è proprio ciò che ci capita prima di Markt Rettembach, lungo una
discesa che ci fa prendere i 55 km/h ma ci frego nel contempo.
Ritroviamo più avanti la pista che non lasceremo più. I paesaggi
sono splendidi e la calma e la tranquillità sono padrone del tempo.
Un piccolo spuntino su un prato appena tagliato ci regala una sosta
profumata. Poco traffico, colori vivi e odori di campagna
contraddistinguono questa parte di territorio al confine tra Allgäu
e Baden Wurttemberg. Giungiamo così a Memmingen, molto bello il
centro che ci gustiamo seduti ad un tavolino di un caffè e paese
dalle tipiche costruzioni e palazzi decorati e affrescati in stile.
Ne usciamo con non poca fatica, a causa anche delle scarse
indicazioni che da qui in avanti ci vedranno creatori del nostro
percorso da costruire a mano libera, mettendo uno dopo l’altro i
nomi dei villaggi da unire tra loro in una sorta di linea da
interrompere solo a Donauschingen. Quando si dice il caso, ad un
incrocio, uno dei tanti nudi e privo di alcun indizio da seguire,
aspettiamo l’arrivo di una signora per chiedere lumi, e sorpresi che
comunque voglia parlare italiano, ci spiega e accompagna per un po’
come proseguire e ci consiglia la direzione Rot a.d.Rot, che nel
w.e. sarà teatro di una festa popolare con tanto di ricostruzioni e
ambientazioni storiche, i cui preparativi fervono già da oggi; e vi
giungiamo proprio in tempo per seguirli da vicino. Il consiglio si
rivela ottimo così come particolare e bello si presenta il paese dal
castello imponente come la cattedrale, e dal centro storico un po’
violentato dai preparativi della festa. Troviamo posto al Gasthaus
Der Linde (B&B €
56 – tot. con cena €
83), dove decidiamo anche di cenare, non prima di una sana radler.
Studiamo il nostro percorso di domani e poi a letto. Andremo da qui
verso il Danubio per risalirlo nella parte a noi ancora mancante.
Venerdì 7/8 – Rot a.d.Rot/Bad Schussenried/Bad
Salgau/Mengen/Sigmeringen/Gutestein (608 m.)
Km 97,2 – 5h 53’ – Dsl 660 mt – Avs 16,5
Giornata
di sole anche oggi. Dopo colazione andiamo subito al Duomo a mettere
una candela per la Rosi: oggi è passato 1 mese dal suo funerale e a
dire il vero ci manca. Finchè ci sono non ti accorgi quanto preziosi
siano i genitori! Poi però è troppo tardi. Lasciamo così il paese
con i suoi preparativi e ci immergiamo nel cuore del Baden
Württenberg, le sue campagne, le sue colline, i profumi ed i colori
che ci fanno compagnia tutta la giornata. La direzione è Bad
Schussenried che raggiungiamo dopo aver toccato i piccoli popoli
agricoli qui disseminati di Ellwangen, Eberhardzell e
Winter-Stettendorf. Il paesino ha un centro molto accogliente ed un
castello altrettanto bello. Facciamo la nostra spesa e ci rimettiamo
in corsa in direzione Bad Saulgau, ancor più particolare del
precedente. Ci fermiamo velocemente, forse troppo frettolosamente,
ma dobbiamo ancora mangiare e non è poi così presto. Fuori dal paese
troviamo una magnifica soluzione: strabello nei campi, prato appena
tagliato di fresco, due meli che ci fanno scudo dal sole che oggi è
assai cocciuto e forte. Siamo alle porte di Mengen, realizzando di
essere quasi un giorno di ritardo sui programmi, anche se in linea
con il kilometraggio; un errore di valutazione, forse possibile
anche per il fatto che è difficile misurare i percorsi ciclabili non
avendone la sensazione.
Mengen è un centro
grosso; lo attraversiamo e ci colpisce il fatto che ci sia il
simbolo della cicogna ovunque. Lungo la strada ce ne sono un numero
esagerato, tutte diversamente decorate e di varie dimensioni e
perfino appese alle facciate dei coloratissimi e variopinti palazzi
d’epoca. Dopo aver seguito per alcuni tratti la ciclabile del Donau
e Bodensee, puntiamo verso la nostra vecchia conoscenza, il signore
dei fiumi: il Danubio. Realizziamo infatti che fino a Donaueschingen
è possibile seguire la ciclabile che ha battezzato i nostri viaggi
in bici, e per di più nel tratto a noi ancora mancante; è una
ragione in più per raggiungere quindi Sigmaringen, alle cui porte
incrociamo il corso d’acqua ancora però fanciullo: quello che per
2.800 km scorre inesorabile fino al Mar Nero, sembra ai nostri occhi
un piccolo e tranquillo fiumiciattolo di campagna. Altra bella
sorpresa, il aestoso ed imponente castello ci accoglie e ci presenta
al Sig. Donau.proprio un bel binomio. Faremo ancora solo pochi km
prima di fermarci, ma il paesaggio e l’ambiente sono proprio
incantevoli e riservano scorci molto selvaggi. Da un primo confronto
con “l’altro” Danubio, due cose assai diverse. Inzigkofen, paesino
fortificato e arroccato in posizione magnifica, meriterebbe la sosta
della tappa, tanto è pacifico, ma decidiamo di fare un ultimo sforzo
e conquistare Gutestein, a circa 8 km di distanza, per porre fine
alle fatiche odierne. Troviamo un ottima sistemazione al Donauperle,
una Pension/Gasthehaus molto calma, che ci offre una bella stanza (€
65 B&B) ed
una cena eccezionale, preparata con una cura direi non proprio
tedesca. Un piccolo tour prima del letto, che ci accoglie alle
22.30. a domani. Ciao Rosi!! Un bacio.
Sabato 8/8 – Gutestein/Tuttlingen/Donaueschingen/Titisee/Breitnau
(965 m.)
Km 105 – 6h 12’ – Dsl 500 mt – Avs 16,9
Una
colazione proprio con i controfiocchi!! Una magnifica preparazione,
come peraltro era stato per la cena (€
43). La
giornata non sembra affatto male, anche se un po’ di nuvole velano
il cielo. Partiamo subito, per godere ancora di questa parte di
Danubio che il fiume disegna tra falesie e strette gole che danno un
meraviglioso senso di tranquillità. La direzione è verso Beurau, e
poi di Tuttlingen, un centro senza dubbio più grosso che però
passiamo via veloci. Certo, seguire una ciclabile è molto più
semplice ed è meno facile passare nei centri di tutti i piccoli
paesi che invece troviamo dovendo creare noi un itinerario. Così
scorre via anche Geisingen fino poi ad arrivare fuori dal paese che
secondo i più dà e vede nascere il grande fiume: Donaueschingen, che
però evitiamo dovendola ritrovare domani assieme ai ragazzi come
punto tappa e per puntare invece su Hufingen, che raggiungiamo sotto
una fina e fitta pioggerella che più fastidio non dà! Infatti da
dopo le 13, il tempo è girato ed è cambiato decisamente in brutto;
avanti a noi si vede la pioggia, e come sempre avviene, si pedala
verso il nero. A complicare le cose, i primi fulmini, che però
resteranno isolati episodi. Dovendo e volendo recuperare sui tempi,
decidiamo di prendere il treno da qui a Neustadt, per poi
raggiungere Hinterzarten pedalando. Un paio d’ore d’attesa in un
caffè, occasione giusta per una fetta di “schwartzwaldhirshtorte”,
dovuto appuntamento, e alle 17.30 scendiamo per quello che sarà
l’inizio di un calvario in cerca di sistemazione per la notte. In
Titisee, Hinterzarte, Breitnau compresa non c’è un cazzo di camera,
a nessun prezzo! Più di 20 tentativi a vuoto, pregando la gente, ma
nulla! Per una notte poi sembra che questi bastardi non mollino.
Alla fine, per la disperazione chiedo in un 4* e ne esce una signora
zimmer in un hotel davvero splendido, con tanto di wellness area,
che neanche vedremo…non capisco bene il prezzo, domani vedremo. La
cena però non è stata esosa e ce la caviamo con 54€.
Domani poi incontrremo gli amici per iniziare assieme il giro in
Foresta Nera. Speriamo almeno che il tempo migliori per godere del
paesaggio. Sarebbe un vero peccato. Spengo la luce alle 23. tardi,
però oggi ci siamo fermati alle 19.30 passate. E da queste parti è
davvero tardi!!
Domenica 9/8 – Breitnau/Donaueschingen (702 m.)
Km 58 – 4h – Dsl 500 mt – Avs 14,4
Siamo alla svolta
del nostro tour. Infatti oggi ci uniamo agli amici per una settimana
assieme nella Schwartz Wald. Piccola sorpresa: saranno 2 in più, ed in totale siamo 9! Speriamo bene.
Come prima cosa c’è andata alla grande con la camera perché ci è
costata solo 100 €
e per questo lusso non è affatto cara. Incontriamo i ragazzi alla
stazione e partiamo subito. Ah, i due ragazzi in più sono un
collega e la compagna!! Che dolce fatalità. Tra l’altro, da oggi
staremo più al traino, avendo Pippo come pioniere che ha studiato
nei dettagli le tappe: non che noi non fossimo pronti, ma è che
troppi capi non vanno bene.
Attraversiamo così parecchi scorci di foresta,
non seguiamo quasi mai la strada ma stiamo spesso su forestali e
strade bianche. Ovviamente si fa meno strada, ma è un altro andare.
Ripassiamo per alcuni paesini incontrati ieri arrivando qui, e
godendo di scorci, colori e profumi meravigliosi, complice la bella
giornata – anche se afosa – la nostra meta finale è Donaueschingen,
la fonte del Donau ed il Castello dei Furstemberg. Dopo una
piccola pausa a Braunlingen, tra l’altro molto graziosa, arriviamo
in paese dopo aver visto il luogo dove ha sede la congiunzione del
Breg con il Brigaci, dando origine al Donau. Andiamo a prendere le
camere prenotate e poi gireremo un po’ prima di cena. La faremo
proprio al nostro albergo (camera 82 €
e cena attorno ai 40 €).
Lunedì 10/8 –
Donaueschingen/Villingen/Schramberg/Alpirsbach (385 m.)
Km 67,5 – 4h 50’ – Dsl 570 mt – Avs 14
In
gruppo è diverso!! E muoversi seguendo le carte lo è ancor di più.
Più o meno alle 12 avevamo fatto 15 km!! Un’altra vita. E non
conoscendo la destinazione è come saltare nel buio; non siamo
abituati. La partenza è comunque alla solita ora. La direzione sarà
Villingen, un graziosissimo paese nel quale ci fermiamo a vedere il
centro e la Munster Platz. Entriamo nella Cattedrale protogotica che
vanta un organo di rara bellezza. Da qui puntiamo verso nord, per
Königsfeld e poi Hardt e Schramberg. Il tempo è terribile e ci
costringe ad innumerevoli soste per coprirci per la pioggia che
arriva con scrosci improvvisi ed impetuosi. Appena dopo smette e ti
devi scoprire per evitare l’effetto sauna. Si va avanti così più o
meno tutta la giornata. Schramberg che tocchiamo solo di striscio
sembra essere un paesino molto grazioso ma lo passiamo velocemente
alla volta di Aichalden da dove ci inventiamo una pseudo deviazione
verso Rotemberg che è davvero suggestiva. Ci troviamo nel bel mezzo
della Foresta, su un sentiero sul quale siamo costretti a spingere
le bici per alcuni tratti a causa del fondo viscido per la pioggia e
per la pendenza eccessiva, oltre che per la zavorra delle borse.
Alla fine riusciamo ad uscirne e gli scorci sulle colline e sulla
vegetazione ripagano della fatica sudata fin qui. Ci portiamo nel
fondo valle perdendo velocemente quota e pedaliamo alla volta di
Schiltach, di Schenkenzell ed infine arriviamo al punto tappa di
Alpirsbach, dove troviamo accoglienza – avendo opportunamente
telefonato prima – in un esteticamente graziosa pensione (sullo
stile danese) ma internamente più modesta che si fa pagare 74
€
la camera. Poco male, essendo tanti. Velocemente ci sistemiamo ed
usciamo per vedere il grazioso centro con tanto di brauerai; la
Cattedrale merita senza dubbio una visita e con l’occasione
accendiamo un paio di lumini. Ancora un piccolo pensiero a chi non
c’è più ma è sempre nei nostri cuori; non è così facile, caspita.
Ora è la volta della cena, nell’ottima gasthof in centro, con zuppa
d’aglio nel piatto di pane e piatti di carne molto abbondanti. Birra
che non manca mai, e per finire una sana Williams. Siamo pronti per
la nanna. Il conto sarà di circa 23
€
a persona. Un vero lusso.
Martedì 11/8 – Alpirsbach/Wolfach/Kirnbach (385 m.)
Km 60 – 4h 22’ – Dsl 916 mt – Avs 13,7
Anche
se non poteva sembrare così al risveglio, oggi sarà tutto sommato
una giornata buona dal punto di vista meteo. Se non altro non
prenderemo la pioggia. C’è da dire comunque che il tasso di umidità
è elevatissimo e la sensazione opprimente che dà insieme alla
temperatura non così elevata fa un po’ rimpiangere quello che
abbiamo lasciato in Italia. Si parte subito in salita e faremo
subito un salto di più di 300 mt di dsl per poi tenerci
costantemente sui 700-800 mt per percorrere delle forestali indicate
come vere e proprie ciclabili con tanto di indicazioni segnaletiche.
Ci uniamo e seguiamo per buona parte della giornata alla Schwarzwald
Radweg, la ciclabile che ti porta a spasso per questa enorme Foresta
che regala tante situazioni suggestive; è facile spaziare in lungo e
in largo e sinceramente forse scarichi di questi pesanti bagagli
sarebbe più godereccia a livello escursionistico che non dover avere
sempre una certa attenzione a non prendere secchi colpi nelle
situazioni più impegnative. Usciamo dal fitto della vegetazione e
prima del nostro arrivo a Wolfach troviamo una magnifica
combinazione dove poterci fermare ma ahimè essendo il gruppo non
unito fisicamente non sarà realizzabile. Siamo in una valle che ci
regala pace, silenzio ma soprattutto un magnifico agriturismo con
camere libere; siamo perciò costretti a scenderla fino in paese dove
troviamo tutt’altra situazione. È infatti sede di tappa della Trans
Schwarzwald 2009, una gara a tappe attraverso la Foresta Nera di 550
km con 14.000 mt di dsl, e ci arriviamo in contemporanea all’arrivo
di tappa! Un bel casino che fa a pugni con quanto appena lasciato…..e
il bello è che – per fortuna – dobbiamo lasciare il paese per
trovare posto per dormire. Qui non c’è posto per nove. Finiamo così
a Kirnbach, 5 km oltre ma sulla strada di domani, alla Pension Sonne,
posto molto tranquillo che fa al caso nostro. Una piacevole
passeggiata prima di cena, un’ottima cena a base di fingerli e carne
di porco gustosissima, bagnata da weizen e snaps (25
€
a persona). La camera costerà 72
€.
Subito dopo cena a dormire quasi subito.
Mercoledì 12/8 – Kirnbach/St. Georgen/Schönwald (989
m.)
Km 46 – 3h 45’ – Dsl 970 mt – Avs 12,3
Sempre
più piano, ma sempre avanti! Oggi ci separiamo dai due ultimi
aggiunti che torneranno verso Freiburg e poi in Italia. Noi invece
ci inoltriamo nuovamente nella Foresta Nera alla scoperta di nuovi
angoli di verde tranquillità. E dato che la gara dovrà per un
piccolo tratto seguire il nostro percorso, ci avvantaggiamo. È un
susseguirsi di meravigliosi scorci di natura, che stiamo ormai
godendo da tre giorni pieni. Da ora dovremo anche cambiare registro.
La direzione è St. Georgen e la tappa oggi non sarà molto lunga. Ci
concediamo anche una sosta radler con “suppen”. Dato che il paese è
un po’ caotico ed è presto, decidiamo di andare un po’ avanti ed
arriviamo alla fonte del Brigach, che dopo 43 km si unisce al Breg
per dare origine al Donau. Poi con una piccola deviazione passiamo
alla Hubertuskapelle e prima di arrivare a fine tappa ci fermiamo
alla più antica fattoria della Schwarzwald, la Kienzierhausenhof,
del 1591. Si pedala ancora un po’ per arrivare alla nostra gastehaus,
la Lena, che è molto accogliente e con un ottimo prato per goderci
un caldo sole (30 €
a pax). Si dice
che domani non sarà così bello….Fra poco ci muoviamo per la cena.
Come al solito all’altezza e novità per il primo: maulthascen, una
sorta di raviolo ripieno di prosciutto del posto che occorre
assaggiare. Sempre più o meno uguale il conto.
Giovedì 13/8 – Schönwald/Schönach/St. Margen (912 m.)
Km 46 – 3h 17’ – Dsl 888 mt – Avs 14
Stamattina
colazione più tardi e partenza con più calma!?! Così tanta calma che
alle 14 abbiamo fatto 20 km. Subito scendiamo con non unanime
approvazione a Schönach dove ritroviamo la gara che ha fatto tappa
qui. Noi comunque siamo diretti a vedere il più grande kukù del
mondo! Bella trovata turistica e grossa delusione….il kukù è molto
fiacco, avendo perso quota fin qui, e puntando ora verso Furtwangen,
dobbiamo risalire e superare il paese e prendiamo una bella e
tranquilla stradina che ci porta a prendere quota prima verso la
fattoria Reinertonishof, anche questa molto vecchia del 1619 e poi
ancora verso la Martinkapelle. Qui l’altipiano è molto bello ed i
colori sono davvero molto rilassnti. È qui che tocchiamo il km 20 e
sono le 14; un’ora di sosta.riprendiamo quindi per Furtwangen che
superiamo veloci e saliamo quindi verso Neukirk. Fin qui è stato un
susseguirsi di saliscendi che ci ha portato al punto più alto, alla
Martinkapelle, a 1.091 mt. Scendiamo ora al mulino Exenloch, con 2
pale, per una discesa di 4 km e sempre sotto la minaccia del
temporale. Ne prendiamo un piccolo scroscio prima della salita al 7%
che per quasi 4 km ci condurrà a St. Margen, sede di tappa; dopo
aver scollinato a 950 mt dominando una buona parte della Foresta
Nera, ci spetta fino al paese una gradevole e ripagante discesa. Con
non poche difficoltà troviamo sistemazione all’Hotel Zur Hirschen, a
84 €
la doppia. Qui ci concediamo una sauna veloce prima di cena, che tra
l’altro sarà ancora una volta buona (18
€
a pax) e segnerà la fine di una tappa comunque breve e pur sempre
piacevole anche se con qualche tempo morto di troppo. A nanna alle
ore 22.30.
Venerdì 14/8 – St. Margen/Simonswald/Freiburg (355 m.)
Km 64,5 – 4h 19’ – Dsl 510 mt – Avs 15
Ultima tappa e
pedalata conclusiva di questo bel giro /vacanza tedesca che ci ha
regalato degli angoli e delle sensazioni tipiche di queste
latitudini e che ci ha fatto rivalutare questo paese che – clima
permettendo – ha fatto e sta facendo molto per il turismo e per la
bicicletta nel suo completo interesse. Credo ci siano pochi altri
paesi a questo livello. Partiti questa mattina da St. Margen, in
scioltezza ed in discesa giungiamo in breve tempo a St. Peter, il
borgo più antico della Schwarz Wald; il tempo sembra non essere dei
migliori: non pioverà per tutto il giorno, ma l’umidità è molto
alta. Dopo questo borgo, si sale ancora un po’ verso il Kandel, per
poi iniziare un’altra bella discesa verso Simonswald lungo una bella
sterrata; ma ci aspetta un fuoriprogramma: la strada è interrotta
per il taglio di alberi nel bosco e non si può continuare. Troviamo
però uno strabello che ci aiuterà a riprendere la nostra comoda
carrareccia. A Simonswald siamo scesi quasi del tutto e da qui in
avanti continueremo quasi completamente in piano; seguiamo una parte
di ciclabile dell’Elz passando alcuni piccoli paesini tra i quali
merita un cenno Waldkirk, graziosissimo borgo con un centro storico
pedonale che merita una sosta ed una visita. Continuiamo per la
ciclabile che poi lasceremo in direzione Freiburg, e gli ultimi km
sono attraverso una campagna molto bella e piacevole; entriamo in
città e le dimensioni ed i ritmi cambiano sensibilmente; non ne
eravamo abituati. Troviamo posto nell’albergo già usato dai ragazzi
all’arrivo e ci tuffiamo da veri turisti nel centro che giriamo e
dove ceniamo (21 €
a testa) con
consueto menù di kartoffeln suppen e wienerschnitzel! Si torna in
albergo e domani, dopo una puntata a Gengen….. punteremo la prua
della macchina verso la nostra immutata Italia.
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Non c’è nulla da dire in più se non che la mia
“Furia” Roby ed io siamo ancora la miglior squadra in circolazione e
più che mai……….squadra vincente non si cambia!! Pronti a qualsiasi
altra sfida! Alla prox e …….sempre in sella!! Raf. |
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VIAGGI
ROAD BOOK “Ciclabile dell’Inn
– Zillertal – Brixental – Ciclopista del Sole e dell’Adige”
(dei Naturaider Roberta e Raffaele)
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Siamo
a Ferragosto, siamo in ferie forzate tutta la settimana, che si fa? Si
lascia a casa la macchina e si parte con la bici, ovvio…….. un’occhiata
agli orari, alle ciclabile, ma……..andiamo con ordine:
Sabato 12/8/06 – Mestre/Passo Resia/Tösens – Km 40 – 3h 15’
Sveglia
e levataccia dopo un’ottima serata con cena da amici…….. In piedi alle 4.30.
La pioggia intensa sta calmandosi e quando ci mettiamo in strada non piove
quasi più. Il primo treno parte alle 5.29 in direzione VR. Poi, dopo una
veloce colazione in centro, di fronte all’Arena, aspettiamo la coincidenza
per BZ delle 7.50. Alle 9.30 siamo nel capoluogo altoatesino, ma a causa del
ritardo, partiamo per Merano alle 10.35. Stavolta la coincidenza per Malles
alle 11.16 è in orario, ed anche il bus per Resia ci aspetta con estrema
gentilezza.
Scarichiamo le mtb
alle 13.20 e tanto per saggiare il terreno, la prima gulaschsuppe ne fa le
spese! Alle 14 ci mettiamo in sella, direzione Austria, e prima, Passo Resia.
Prendiamo la comoda ciclabile che ci porta a Nauders, splendida cittadina
tirolese. Ora la “pista”, la Via ClaudiaAugusta, diventa sentiero, comodo a
piedi, molto meno in bici; tocca la statale in alcuni punti, e poi sbocca a
Pfunds, altro piccolo centro tranquillo ed accogliente.
Da qui ci illudiamo di
aver finalmente imboccato la giusta ciclabile, ma dopo poco ci troviamo a
dover spingere le bici in sentiero esposto ed in continuo saliscendi.
Inutile, tutto a piedi. Il timore di non trovare un ponte per attraversare
l’Inn, ci assale. Finalmente, dopo quasi un’ora troviamo l’asfalto ed il
nostro punto tappa, a Tösens. Una dignitosissima camera da un nonnetto molto
simpatico e gentile, una doccia con tanto di riscaldamento “a canna”, e via
a cena. Una signora cena: frittatensuppe/noblauchsuppe, tirolergröestl e a
letto dopo carosello alle 20.30. Che benessere; proprio un paesino a misura
d’uomo.
Domenica 13/8/06 – Tösens/Hall in Tirol – Km 134 – 7h 30’ – Avs 17,9
La
giornata si mette al meglio; il sole spunta tra le nuvole ed il colpo
d’occhio è davvero notevole. Colazione in compagnia dei nonni di casa, con
diversi tentativi di comunicazione. Scendiamo i primi 25 km fino a Landeck
per poi puntare verso Imst, dove a causa di segnalazioni poco precise,
sbagliamo direzione e valle, per sprecare 6 km di strada. Ripresa la pista,
andiamo in direzione di Telfs, e ci si propongono scorci tipo canyons sempre
accompagnati dall’imponenza del grande fiume che scorre silenzioso accanto a
noi; così non è però per l’autostrada, che pure scorre a fianco della pista,
ma non smette mai di infastidire col suo rumore continuo. Solo qualche
piccolo tratto si scosta da lei, e non è certo una buona compagnia. I km
passano veloci, e dopo una meritata merenda con speck, schwarzbröt e radler
in uno dei tanti posti che qui vedono solo il rafting, avanziamo
accompagnati dalla prima pioggia verso Innsbruck che però non vogliamo
raggiungere prima di domani mattina.
Non
sarà poi così, perché dopo l’incontro con una singolare coppia di Piovene
Rocchette, traditi forse dall’entusiasmo, vediamo i primi palazzoni; siamo
in città! E piove non poco, anzi parecchio, direi. Il tempo è cambiato in un
attimo ed il sereno apparente lascia il posto a nuvole basse e nere, che ci
scaricano addosso fiumi d’acqua. Delusi, decidiamo di continuare, e dopo la
sorpresa di aver superato anche Rum, a momenti non saltiamo anche Hall! E’
tardi, sono quasi le 20, i km già più di 130. Dobbiamo fermarci, ma falliti
alcuni tentativi, o la va o la spacca: proviamo al 4*: c’è posto, a 140
€
con colazione: OK! Ragazzi che posto, e ti credo: un castello con ambienti
d’altri tempi. La camera è stupenda, il bagno anche, e ahimè anche la sauna
è notevole, ma mi sa che non la sfrutteremo. Doccia e via. Decidiamo di
cenare in albergo, nella stube, e la scelta è azzeccatissima. Il conto sarà
di 38 €
scarsi e la qualità notevole. Piccolo tour per il centro per sistemare la
panza e adesso scrivo quasi dormendo, alle 23.45, tardissimo. Spengo la
luce, notte!
Lunedì 14/8/06 – Hall in Tirol/Mayrhofen – km 70,5 – 4h 15’ – Avs 16,6
La
sveglia è con la pioggia. La colazione va meglio, eccome! Un ben di Dio. E’
un po’ tardi, e dopo aver riparato la gomma posteriore della Roby,
riprendiamo la marcia seguendo la pista sotto la pioggia. Passiamo Schwaz e
lungo il fiume arriviamo a Jenbach, da dove decidiamo di lasciare finalmente
l’autostrada ed anche la pioggia per incamminarci nella Zillertal, lungo una
favolosa ciclabile, che, scorrendo sempre tranquilla lungo questa verdissima
lingua di terra ed al fiume Ziller, con i suoi 40 km circa ci porta a
Mayrhofen, dopo aver passato altri piccoli centri turistici tra cui spicca
Zell am Ziller, davvero carino. Qui a Mayrhofen la scelta di sistemazioni
per la notte sono davvero tante ma cerchiamo di star lontani dalla
confusione. E sono le 16.30. Miracolo. Doccia e giro in centro per cercare
per cena. E piove!! Cena in ottimo hotel con zuppe d’aglio e della Zillertal
e gröestl. Tranquillità in vista per la notte? Nein! Rientriamo, e di fronte
alla pensione, un bar di biker (motociclisti….) ci dà dentro con musica,
anzi rumore scassa timpani; sarà dura. Chiudo alle 22.30, ma il rumore c’è
ancora.
Martedì 15/8/06 Ferragosto – Mayrhofen/Kitzbuhel – km 75,2 – 4h 55’ Avs 15,2
Siamo
in sella alle 9.40 per prendere il trenino della Zillertal alle 10.
Carichiamo le bici e ci piazziamo nella carrozza centrale, quelle di una
volta, per goderci tutta la valle percorsa ieri ma al doppio della nostra
velocità! E’ piacevole, con una giornata di sole attraversare i piccoli
centri della valle. Scendiamo proprio all’imbocco, direzione Wörgl, che
raggiungiamo dopo circa 30 km. Dopo poco lasciamo nuovamente la ciclabile
dell’Inn per prendere la Brixental, valle che ci sorprenderà in maniera
davvero incredibile. La tranquillità ed il paesaggio che si apre davanti a
noi ci lascia, km dopo km, sempre più esterrefatti, tanta è la sorpresa.
Procedendo, passiamo paesini e scenari che meriterebbero tutti una sosta,
che però non ci possiamo permettere; nell’ordine Hopfgarten, Brixen,
Kirkberg ed infine Kitzbuhel, vecchio amore che non potendo scordare
facilmente, ci chiede di pernottarvi. Data l’ora puntiamo sull’Info, per
trovare una camera senza perdere troppo tempo: detto fatto! Non c’è molta
offerta; gli italiani qui al pascolo hanno fatto il pieno per Ferragosto, ma
troviamo ugualmente un’ottima sistemazione presso un agriturismo a dieci
minuti a piedi dal centro in un contesto stupendo. Ceniamo in centro
consigliati dalla proprietaria. Due passi dopo cena nel centro storico, c’è
anche la banda tirolese per il ferragosto, una nostalgica puntatina al
Londoner, locale a noi molto caro, e rientro. Particolare importantissimo:
oggi sole tutto il giorno; è un’altra vita!
Mercoledì 16/8/06 – Kitzbuhel/Söll – km 76,3 – 5h 35’ – Avs 13,7
Non
capiremo mai il tempo qui; impossibile far previsioni! Dopo una stellata
incredibile, ci svegliamo con un cielo che minaccia pioggia. Partiamo quindi
dopo colazione pronti per l’acqua, incamminandoci verso luoghi a noi
familiari: Aurach, Jochberg, verso il Pass Thurn. Sempre seguendo la
ciclabile molto comoda, passiamo scenari molto rilassanti e tranquilli; in
estate sembra di essere altrove.
Dopo aver riparato la
seconda foratura questa volta mia, facciamo dietro front per tornare verso
Kitz dalla parte opposta della valle, che continua a lasciarci col fiato
sospeso. Arrivati in centro, puntiamo su Reith, altro piccolo e stupendo
paesino, e poi su Obensdorf, attraverso il bosco nell’ultimo tratto. Da qui
prendiamo per S. Johann in Tirol, posto molto frequentato; qualche problema
per trovare la strada Söllandl, che ci riporterà vero Wörgl. Ci ritroviamo a
chiedere e comunque a correre lungo la statale trafficatissima da TIR!
L’incubo finisce a Going, dove ritroviamo la ciclabile che facendoci
dimenticare l’inquinamento e il rumore delle macchine, ci accompagna –
sempre ben segnalata – attraverso Ellmau, piccolo paradiso, Scheffau e fino
a Söll, dove giungiamo al termine della festa paesana; peccato! Qui vale la
pena fermarsi, ma continuiamo ancora poco per risparmiare sulla tappa di
domani. Troviamo un borgo di 4 case e 2 Gasthof e chiediamo per una zimmer:
sembra che per una notte non freghi niente a nessuno. Ultimo tentativo in
agriturismo e va bene. Ceniamo in uno dei due gasthof, splendido, dove ci
viziamo ancora con zuppa di patate e funghi e gröestl. Schöne!! Gütt!! Due
passi in tranquillità idilliaca e……. a nanna!
Giovedì 17/8/06 – Söll/Vandoies di Sopra – km 77,1 – 4h 40’ – Avs 17
Così
come ieri ci ha accompagnato per tutto il pomeriggio, anche al risveglio il
sole ci saluta con una bella giornata; da questa piccola oasi è tutto più
magico, a cominciare dalla colazione che purtroppo consumiamo un po’ di
fretta, e per finire alla valle che con le montagne sullo sfondo assume un
aspetto fiabesco. Purtroppo il tempo è tiranno, ed alle 10.20 ci aspetta il
treno che da Wörgl ci riporta ad Innsbruck. Così puntiamo il fondovalle e
sempre per piccole stradine, tranne una parentesi in statale, siamo in
stazioneopo aver riparato la seconda foratura
questa volta mia, facciamo dietro front per tornare verso Kitz dalla parte
opposta delung a fare i tkt. Ad Innsbruck abbiamo poi la coincidenza
per il Brennero, da dove, nuovamente in Patria, ci attendono i primi 17 km
di discesa verso Vipiteno. Il fhön è forte, ma una volta lasciata la
montagna, cala. A Vipiteno un ragazzo gentile ci accompagna all’imbocco
della Ciclopista del Sole, verso Bressanone. Attraversiamo paesini la cui
esistenza era ignorata fino ad oggi, e tra continui saliscendi, tratti
autostradali e scorci impensabili, ci ritroviamo al laghetto di Varna, da
dove, dopo una piccola sosta, deviamo per la Ciclabile della Pusteria. Altri
20 km circa e siamo a Vandoies, sede della tappa odierna, dove ci attendono
la Lollo e Bepin, due amici, ai quali avevamo promesso una visita e che ci
ospiteranno per la notte.
Fin qui la pista è un
continuo saliscendi, che ritroveremo anche domani. A cena, sorpresa: porcini
freschi, crudi e cotti, ottimi!! Il tutto accompagnato da Prosecco, Lagrein
ed un bianco dell’Alto Adige di cui non ricordo il nome. Poi tutti a nanna.
Ah, il tempo dal Brennero è peggiorato, ma è stato clemente; vedremo
domani…… Gütte nacht!
Venerdì 18/8/06 – Vandoies di Sopra/Salorno – km 107 – 5h 45’ – Avs 18,5
Eh
si, proprio! Piove proprio bene, direi molto……..che si fa? Intanto
colazione, poi si vede. Le nuvole in Pusteria sono incredibili. Non si vede
al di là della valle. Poi comincia a spiovere, salutiamo gli amici e
partiamo! Al contrario di Fantozzi, l’unica macchia celeste è sopra le
nostre teste e ci accompagna fino a Bressanone, rendendo piacevole il nostro
cammino. Per arrivarci siamo tornati al lago di Varna e da qui con sentiero
fino a Varna e poi con comoda strada minore fino in centro. Non è stato
facile. Proseguiamo per BZ lungo la bella pista che però si interrompe a
Colma per buttarci nella statale impestata di traffico vacanziero per 15 km
fino a Prato Inarco (ringrazio il Naturaider Fausto per le preziose info in
merito). Ripresa la pista arriviamo nel capoluogo crucco e poco dopo
riusciamo ad incontrare proprio il Fausto e proprio “sotto i ferri” in
pedalata: miracoli del cellulare!! Dopo un’oretta di amarcord ci lasciamo
con l’impegno di vederci presto da noi o da lui chissàdove, e continuiamo
lungo la Val d’Adige, lungo questo grande fiume che ci è apparso sempre
marrone ed impetuoso (chissà cosa ha raccolto in queste 2 settimane di
maltempo!). Su consiglio di Fausto facciamo tappa a Salorno, sulla strada
del vino, ultimo avamposto altoatesino, che ci offre una camera in uno dei
due posti esistenti, ma per la cena è un dramma!! Ci aspettavamo canederli e
quant’altro, ingolositi dall’amico Naturaider, ma dopo aver trovato un
ristorante pugliese, una pizzeria ed un bistrò (per fortuna che siamo in
Altoadige…), ripieghiamo sul Jolly (…..già dal nome…) dove comunque stiamo
benone. Cena e a letto.
Sabato 19/8/06 – Salorno/Tonezza del Cimone – km 86 – 4h 20’ – Avs 19,8
Piove!
Strano; dopo colazione partiamo di buon’ora in direzione Trento, che è a 40
km!! Dovevano essere circa 20….. La pista è davvero bella, ed il tempo
migliora sempre più. Attraversiamo distese di vigne e piante di mele. Dopo
TN, proseguiamo per Rovereto. Giusti in tempo, per le 12.30 a prendere il
bus per Folgaria. In un’ora siamo al Passo Sommo, scarichiamo le bici, e in
strada. Il cielo minaccia il disastro e quindi corriamo verso Tonezza, dove
arriviamo alle 15.30 circa, sorprendendo anche le nostre mamme che non ci
aspettavano……Siamo quasi a casa.
Domenica 20/8/06 – Tonezza del Cimone/Mestre – km 34
Si,
solo pochi km, ma oggi abbiamo solo il trasferimento a Schio, nel
pomeriggio, dove prendiamo il treno per Vicenza e la coincidenza per Mestre,
che con tempismo eccezionale, abbiamo 2 minuti dopo. Il capotreno ci aspetta
e carichiamo le bici. Le nostre fatiche sono proprio finite, come pure il
Roby&RafRadTour austriaco e la settimana di ferragosto. In totale, conti
alla mano, il nostro itinerario è stato di 700 km giusti; siamo stati
proprio bravi!!
Alla prox……..dai Naturaiders Roby & Raf. |
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VIAGGIO
Camino De Santiago (dei Naturaider Roberta e Raffaele) |
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Il
tanto sospirato momento di realizzare questo nostro progetto di
viaggio sembra proprio arrivato!! A fine aprile si parte per
Roncisvalle per percorrere il Camino de Santiago, immergendosi per
un paio di settimane in un’atmosfera d’altri tempi, tempi in cui i
pellegrini partivano a piedi con un saio, i sandali, una piccola
scorta d’acqua ed il loro bastone, trovando ospitalità nei vari
rifugi/chiese e quant’altro, con l’obiettivo di arrivare a Santiago
de Compostela, per rendere omaggio a San Giacomo; un po’ come loro,
ma armati delle nostre Mtb e di un’attrezzatura leggermente più
moderna, sian pronti per il nostro “pellegrinaggio”. |
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29/4/06
Arrivo a RONCISVALLE/BURGUETE
Partiti da Venezia e
dopo l’intero pomeriggio in viaggio, a dir poco perfetto per i 2
voli ed il transfer in taxi da Pamplona, siamo costretti a montar
subito le bici e scendere di un paio di km fino a Burguete, piccolo
ma affascinante borgo ai piedi di Roncisvalle, dato che non ci è
stato offerto neanche un pavimento per la notte (beati
pellegrini!!), ma non prima di una ventosissima sosta al colle che
domina dall’alto il nostro punto di partenza. Anche a Burguete
comunque peniamo non poco a trovare un tetto, ed alla fine ci dicono
che vista la generosa affluenza, è stato aperto e messo a
disposizione un frontòn (palestra) per la notte. Perfetto, dato che
anche qui, a causa del ponte del 1° maggio e di una gara ciclistica,
non si trova un buco, Prendiamo posto sulla gradinata con i nostri
sacchi e ci rassegniamo a dormire vestiti in 35 cm di spazio ed al
freddo/umido del posto, quando, in cerca di qualcosa da mangiare
passeggiando per il borgo, per puro caso entriamo nell’unica casa a
cui non avevamo chiesto per scrupolo: sembra che una prenotazione
non venga rispettata, e grazie alla nostra simpatia ed al fatto che
sono le 21 passate, conquistiamo la camera!! Stupenda, come tutte le
case del 1700 d’altra parte………Corriamo a prendere le bici ed i
bagagli in palestra e poi via, finalmente a tavola. H 21,45. Ottima
cena a 17 € tutto compreso e poi a nanna. A domani. Ah, il tempo
splendido a Madrid, qui è più freddo, parecchio di più, nuvoloso, ma
non piove, e questa è la cosa più importante…….
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30/4/06 BURGUETE /
OBAGNOS - Km 73,9 - 6h 30’ - Dsl 1.330 m
Chi
credeva cominciasse una passeggiata, ha sbagliato! In bici non è
così! Partiti non proprio di prima mattina, ma dopo una notte
trascorsa in una splendida camera ospiti di ispano/francesi, andiamo
a far colazione sotto un cielo azzurro e con una temperatura quasi
invernale. Ore 9.15 in sella!
Ed è subito
sentiero. Direzione Alto de Erro (845 m.). Superiamo parecchi
pellegrini a piedi e man mano che procediamo, i km sembrano non
passare mai! Andiamo lenti, il fondo non è per niente eccezionale.
Puntiamo a Zubiri dopo lo scollinamento, però scegliamo l’asfalto su
consiglio di un ciclista. Non è male! In paese riprendiamo il Camino
verso Pamplona, ma poco prima, a causa di una frana, veniamo
dirottati per il sentiero asfaltato che segue il Rio e che ci
guiderà fino in città attraverso il Parco Fluviale. Mangiamo a
spizzichi per recuperare tempo. Lasciata Pamplona, dopo un piccolo
tour nel centro storico, puntiamo alla seconda ascesa del giorno:
l’Alto del Perdòn, a quota 780 m., ma su sentiero infame. La salita
dopo scorci stupendi, è terribile, e non molla. Arriviamo in cima al
parco eolico, un vento boia! Anche qui molliamo il Camino per la
strada, a causa del fondo. Passiamo così Uterga e Maruzàbal, due
paesini tranquilli e belli. Sempre su asfalto arriviamo a Obagnos,
dove decidiamo di fare STOP per la notte. Ostello carino (30 posti –
pieno) 6 €, doccia ok! Cena nel bar del paese a 9 €
(antipasto-zuppa di pesce-2 secondi di tonno e vitello-gelato-vino
tinto e acqua). Conosciuti un brasiliano molto simpatico ed uno
spagnolo con cui dividiamo il tavolo. A nanna ore 22.00, chiudono!!
Fuori ore 8.00.
1/5/06 OBAGNOS /
LOGRONO – Km 81,7 – 7h 10’ – Dsl 1.190 m
Sembrava
impossibile, ma è proprio così! In sella ore 8.00, dopo una
colazione un po’ inventata. Fa un freddo boia, anche se la giornata
è ancora bella. Quindi, dopo pochi km, sosta calda alla cafeteria
per un cafè y leche e brioche. Baguette e prosciutto per il pranzo.
Di nuovo in marcia verso Puente de la Reina, bellissima cittadina
con stupendo ponte del XII° secolo a 5 arcate. E’ da qui che si
uniscono i cammini verso Santiago (Aragonese col Francese). Ora
comincia il calvario per le erte salite scassate dall’acqua e
ridotte a sentieri impraticabili con la bici. In un paio di tratti
ci spingono
dei pellegrini a piedi, perché proprio non si va su. Cominciamo a
pensare che il Camino sia esclusiva dei camminatori, ma non è sempre
così per fortuna. Passati per Lorca, dove viaggiamo alla velocità
dei pellegrini arriviamo ad Estella e poi a Irache dove sorge un
bellissimo monastero e dove si trova la fonte doppia, del vino tinto
e dell’acqua!! D’obbligo assaggiare il vino tinto…….Proseguiamo per
Azqueta (borghi medioevali) e per Villamayor de Monjardin, dove
faccio mettere un sello sulla credenziale. Arriviamo poi a Los Arcos
dove sostiamo alle 15 per il nostro panino/pranzo.
NOTA: presa la
caretera per arrivare a Estella da dopo Lorca.
Ci
aspetta una zona molto ben pedalabile con strade bianche molto ok.
Tutto ciò da Villamayor verso Los Arcos. Poi ancora buon Camino e a
Torre del Rio e fino a Viana ancora caretera. Strada comunque buona.
Sosta bibita a Viana
che festeggia il 1° maggio. Siamo ormai quasi alla fine della
giornata vero Logrono, dove entriamo con ciclabile davvero utile e
valida. Cerchiamo per la notte, ma ci dicono che l’ostello è full,
le suore non riusciamo a trovarle e gli hostal è difficile abbiano
posto; d’altra parte è festa anche qui!
Troviamo al Niza, a
64 € per una habitacion, senza colazione. Amen. Doccia veloce e
fuori per la cena in un ristorantino tranquillo (saremo soli!) con
conto totale di 25 €. Niente male. Di corsa a letto, domani sarà
dura almeno come oggi. Dimenticavo, abbiamo lasciato la Navarra per
entrare nella Rjoia. E questa ne è la capitale. Buonanotte.
2/5/06 LOGRONO /
BELORADO – Km 79 – 6h 24’ – Dsl 1.145 m
Con
nostra sorpresa, al risveglio, dopo una magnifica dormita, il tempo
sembra mettersi al peggio. Non fa freddo, ma l’umidità è proprio
forte. Alle 8.30 siamo in sella; piccola colazione in camera e via
di pedale verso Najera, per una bella carrareccia. E’ l’inizio di
una bella giornata di pedalata, fin qui forse la migliore. Anche
perché il tempo volge al bello; la strada è tutta sterrata ma molto
comoda e ci guida verso Santo Domingo della Calzada, dove prendiamo
il sello all’Auberge del XII° secolo e dove mangiamo verso le 15 il
nostro solito panino col crudo; ma che buono! Ripartiamo alla volta
di Granon, dove l’ostello questa volta è nella torre campanaria del
paese ed è molto suggestivo. Ritroviamo qui il gruppetto di ciclisti
che ci ha accompagnati più o meno tutta la mattina. Vediamo borghi
medievali veramente unici e rari. Oggi molti bikers. Vorremo
arrivare oltre, ma decidiamo alle 18 circa di fermarci a Belorado,
dove saremo ospitati dagli svizzeri che gestiscono l’auberge nella
chiesa di S. Maria del XII° secolo; ottima accoglienza e ostello
molto singolare. Offerta libera (10 € totali) e cena del pellegrino
nella piazzetta del carinissimo borgo. Conto 16 € totali!! Mah.
L’unico neo ma ovvio forse, ssssssshhh!! Quando arrivi e
ssssssssshhhhh quando torni; c’è sempre qualcuno che dorme!! A
domani.
3/5/06 BELORADO /
HONTANAS – Km 85.5 – 6h 48’ – Dsl 930 m
Colazione
e sveglia molto presto, ma nonostante tutto, siamo gli ultimi a
salutare e lasciare gli amici svizzeri. Fa freddino, e alle 8.40
siamo in sella verso il Monte de Oca. Una bellissima salita, un
sentiero che dopo poco diventa una mulattiera molto ben pedalabile e
che dopo averci fatto collinare a 1.135 m. (punto più alto oggi) ci
porta a S. Juan de Ortega. Piccola sosta prima di riprendere lo
sterrato che stavolta, a causa delle pietre e del fondo, arriva meno
agilmente all’Alto (crocefisso) prima di arrivare a Burgos. L’arrivo
in città è terribile!! TIR, camion, traffico, macchine di ogni tipo
ti fanno dimenticare tutte le belle cose viste oggi. Quindi la
lasciamo presto; un’occhiatina alla Cattedrale ed al centro storico,
un veloce spuntino e poi via, di nuovo, per immergerci nei borghi
incantevoli di questa stupenda regione.
Pedaliamo attraverso
una natura favolosa, siamo in quota costante
tra gli 800 ed i 900 m., un altopiano dove i rumori più frequenti
sono i cinguettii e le ruote delle bici sui sassi. La prima pioggia
ci bagna fuori Burgos, ma rende il paesaggio molto irlandese. E
neanche a dirlo, prima della fine della nostra tappa incontriamo
Stephen, un irlandese vero, un omino di 55 anni che viaggia a piedi
da solo per compiere il giro del mondo. Un personaggio!! Ti dà la
carica. Arriviamo ad Hontanas, che raggiungiamo calandoci dall’alto,
proprio come i cavalieri templari; cose d’altri tempi. Troviamo all’auberge
a 5 €. Hai, la doccia è fredda! Il più bello era pieno, però vi
ceniamo. A 8,5 € a testa. Cena a 4, con 2 canadesi di Vancouver.
Impegnativo. A nanna ore 22.15.
4/5/06 HONTANAS /
SAHAGUN – Km 97,4 – 6h 36’ – Dsl 590 m
Una
tappa che certamente non resterà nei nostri pensieri se non per la
prima parte con il passaggio al bellissimo convento di S. Anton e
poi nel paese di Castrojeriz (sello al bar) ed alla sua bella
Collegiata. Suggestivo il valico con forte pendenza all’Alto Cuesta
di Mosterales e successiva ripida discesa. Buono il tratto
successivo verso Fromista con visita alla Cattedrale romanica più
vecchia e bella d’Europa (St. Martin – XI° sec. – 1 €) e a
Villalcazar con sosta alla Cattedrale dei Templari di S.ta Maria la
Blanca, 20 €cent. Due situazioni eccezionali. Poi la monotonia la fa
da padrona fino a Carrion de los Condes. Il Camino corre lungo la
statale, che per fortuna è poco trafficata. Sosta pranzo.
Continuiamoli tappone ancora su sentiero dritto e monotono, piatto,
ma stavolta condito da qualche goccia di pioggia e con un fondo
quanto mai insidioso e quasi fangoso (argilla?) a causa
dell’abbondante pioggia che ci ha preceduti nel pomeriggio!! Le
ruote fanno fatica a scivolare. Quando il sole torna a far capolino,
prendiamo invece la caretera N120, anche perché il Camino è a 1
metro. Passiamo Terradillos de los Templares, dove saltiamo l’auberge
(peccato!) e siamo costretti a passare anche S. Nicolas del Real
Camino perché tutto pieno. Proprio peccato. Arriviamo quindi a
Sahagùn, cittadina piuttosto estesa e prendiamo un hostal per dare
anche una pulita a tutto (45 €). Doccia calda e cena in Taverna (25
€). TV in camera e a letto presto.
5/5/06 SAHAGUN /
HOSPITAL DE ORBIGO – Km 95,3 – 6h 23’ – Dsl 600 m
Sembrava
dovesse diluviare e invece............
Altro tappone ma
quasi interamente da scordare, almeno per la seconda metà! I primi
50 km corrono veloci quasi in piano costante, lungo una piccola
caretera che solitaria segue da molto vicino il Camino e che è anche
volentieri preferita dai pellegrini a piedi, tanto le sta a fianco.
L’incubo poco prima di Lèon, dove l’unica via di accesso è il
traffico, la strada invasa dai camion e dalle macchine, modello
tangenziale di Mestre. Entriamo nel capoluogo che è senza dubbio una
cittadina molto bella da visitare; la Cattedrale e la Chiesa di S.
Isidoro sono le due perle da non perdere. Perdersi per le viuzze del
centro storico è altrettanto piacevole. Ora, dopo una piccola sosta
per il pranzo nel centrale parco, occorre uscire; bel casotto, ma
perché dopo è terribile! Strada, e poi ancora strada e traffico,
respirando la merda più schifosa. Tutto ciò non merita menzione, se
non il fatto che era senz’altro meglio deviare dal nostro cammino
principale e correre più distante dal caos. Pazienza. Non vediamo
l’ora di arrivare al punto tappa fissato a Orbigo. Km dopo km
finalmente ci siamo, e la vista è ripagata, almeno ora; ponte
costruito dai Romani e borgo caratteristico, dove si riuniscono le
due strade. Troviamo posto (quasi gli ultimi, come sempre) all’Auberge
St. Miguel, bellissimo e nuovo (6 € + 3 € per la colazione a testa).
Tra poco si cena “al pellegrino” (12 € menù del dìas), e poi, come
si usa, a letto alle 22.00. Domani si fa sul serio, tornano i monti
e le salite!!
6/5/06 HOSPITAL DE
ORBIGO / MOLINASECA – Km 69,8 – 5h 30’ – Dsl 1.070 m
Et
voilà! Ci siamo svegliati, o meglio, ci hanno svegliati con una
bella giornata. Ci spetta una tappa stupenda e di montagna. Prima
sosta ad Astorga per visitare il favoloso Duomo ed il palazzo di
Gaudì. Abbiamo gracchiato un po’ e poi ci siamo diretti verso
Rabanal del Camino attraverso paesi e borghi senza tempo (Maragateria).
Abbiamo ripreso il “vero” Camino. Ora comincia la salita, buona alla
Cruz de Hierro, simbolo del nostro viaggio. Ci arriviamo bene, ed è
lì che anche noi lasciamo il sassolino con i nostri pensieri,
proprio come hanno fatto milioni di persone prima di noi; c’è di
tutto! Proseguiamo per collinare 6 km più avanti, e lasciamo anche
il sentiero per la caretera; è consigliato e ci godiamo di più i 15
km di discesa veramente impegnativa. Passiamo per El Acebo, entrando
così nella regione del Bierzo, incredibile borgo rinato grazie a
questo percorso; e poi ancora Riego de Ambros fino a Molinaseca,
dove il sole caldo ed il colpo d’occhio all’arrivo ci fa pensare che
sarà la sede della tappa. Cerchiamo una casa rùral (è pieno anche
qui!!) e la troviamo su indicazione di un omino simpatico che ci
dice di chiedere in panificio. Avrà ragione. Dormiamo in una
mansardina a Casa Maria (40 €). Una giornata veramente grande con
grande soddisfazione per noi e per i nostri occhi. Era un paio di
giorni che non andava così. Cena del pellegrino? Vediamo. Non
proprio; 27 € per lo sfizio.
7/5/06 MOLINASECA /
O’ CEBREIRO – Km 66,3 – 6h 19’ – Dsl 1.270 m
Alla
fine ha vinto la Galizia con il suo tempo bizzarro! Era da vederlo;
già dalla mattina, lasciata con rammarico la mansardina, il freddo
del mattino – in sella ore 8.15 – non ci lascia tregua. Solo un buon
cafè y leche cercava di darci una mano, caldo come fredda è stata la
colazione in camera. Questo dopo la sosta dovuta a Ponferrada, al
castello templare ealla Basilica di Nostra Sra del la Uncina; nulla
più visto che forse perché domenica, ma tutto dormiva fino almeno
alle 10.00-10.30. Allora via alla volta di Villafranca, attraverso
piccoli paesi, per arrivare alla Basilica con la Porta del Perdòn ed
al Castello poco lontano. Qualche sellos, e, lasciato il paese, dopo
poco troviamo il motivo della nostra media così bassa: due super
signore di TN che abbiamo accompagnato e seguito per quasi un’ora al
loro passo, parlando di tutto e di niente, ma con il ricordo di aver
dato loro una mano a far un buon tratto di Camino, lungo la Valle
del Carce, ad un ritmo decisamente sostenuto (6 km/h). Una volta
divisi, comincia la lunga e veramente impegnativa salita per O’
Cebreiro, a quota 1.300 m. Tutta su asfalto, ma molto tranquillo. 8
km molto pendenti, quasi tutti con rampichino davanti, con
ciliegina, ovviamente
galiziana, degli ultimi km sotto un acquazzone di tutto rispetto.
Arriviamo ai 1.300 m. del paesino celtico e cerchiamo sistemazione
in una casa rùral un po’ cara ma molto graziosa (45 €). Ceniamo in
una taberna di gente simpatica al solito menù del pellegrino con
aggiunta di pimientos (22 € compresa hierbas), ed in compagnia di 4
amici di Kirkenes (confine Norvegia-Russia), ricevendo una stretta
di mano da uno di loro quando indovino la loro provenienza (forse
pochi sanno dove si trova!?).
Che questo borgo sia
tutto originale? Forse proprio no, ma siamo in Galizia.
8/5/06 O’ CEBREIRO
/ VENTAS DE NARON – Km 78,7 – 7h 02’ – Dsl 1.535 m
Grande
giornata! E grande dislivello oggi. Con ordine: sveglia tardi e
sorpresona: NEVE!! Un’imbiancata notturna ha reso questo posto
veramente particolare. Dopo una buona colazione casalinga, ci
decidiamo a partire (ore 9.20) con una temperatura vicina allo 0,
vicina perché ne era ben al di sotto!! Ma il tempo volge al meglio e
ciò che ci riserva la strada ci ripaga di tutto ciò. E’ uno
spettacolo continuo, col contorno di questa spruzzata di neve.
Superato l’Alto de Pojo, e dopo aver visto il monumento al
pellegrino, da Fonfria comincia l’attesa discesa verso Triacastela,
dove ci scaldiamo con un cafè y leche e brioches veramente favolosi.
Ripreso il Camino ci dirigiamo verso Son Xil e con continui
saliscendi spaccagambe ma attraverso paesaggi incantevoli, la nostra
prossima tappa è Sartia, che giriamo un po’ di corsa con sosta
pranzo all’Hospedale del XII° sec. Che assisteva i pellegrini.
Continuano i saliscendi sempre in quota e in mezzo ai boschi e le
campagne contornate da un cielo da fotografia. Proprio un bel
regalo. Giungiamo quindi a Portomarin, che dall’alto col suo porto
ci lascia
perplessi, al punto da saltarla a piè pari per continuare sempre in
salita verso Gonzar e poi Ventàs de Naron, sede della nostra tappa.
Poco prima, a Hospital (che bel nome ma non di fatto) non ci hanno
voluto con le bici!! Solo a piedi ospitano!!
Qui invece questo
paesino è molto tranquillo e dormiamo/mangiamo in uno dei due
ostelli privati che ci sono. Totale 36 € di tutto, compresa la
minestrina di “fideini”, terribile! Però in compenso, una tortilla
con patate da favola. Hasta à luego!!!
9/5/06 VENTAS DE
NARON / SANTIAGO DE COMPOSTELA – Km 88,6 – 7h 22’ – Dsl 1.300 m
E
fu Santiago! Già, siamo arrivati alla fine del nostro Camino (non
sarà così in realtà!). E’ stata l’ultima tappa, ma forse la più
faticosa, che non finiva mai. I km non passavano più. Sembrava sulla
carta agile, ma è un continuo saliscendi, non c’è mai il piano. Di
prima mattina il freddo è davvero tanto, e non ci si riesce a
scaldare; la temperatura è vero lo 0 anche se la giornata è
tersissima!! Non una nuvola in cielo. Arriviamo a Palais de Rei dove
facciamo uno spuntino dopo la spesa al supermarket. Si prosegue per
un paesaggio molto tranquillo e particolare ed il sole ci scalda
sempre di più. La voglia di arrivare cresce ma la strada è ancora
lunga. Passiamo diversi e continui
paesini del tempo che fu, mucche portate a pascolare, piccoli greggi
nei campi ed ogni dove gli eucalipti che fanno da cornice e non ci
lasceranno per tutto il giorno. Eucalipti e ginestre, un bel colpo
d’occhio. Sostiamo a Calle per un pranzetto/pic nic in un bel
posticino davvero tranquillo e soleggiato. Poi riprende la pena per
arrivare, dopo aver passato l’aeroporto a Lavacolla, dove un tempo
era d’uso lavare tutto e se stessi prima di arrivare alla meta dal
Santo, ed infine al Monte do Gozo, da dove si dovrebbe vedere la
Cattedrale di Santiago. Finalmente ci siamo. Che caos, andiamo verso
il centro, per cercare un posto dove dormire: non è facile
(l’ostello è troppo distante e sembra quasi un lager!). Trovato!! Un
hostal, carinissimo, vista sulla Cattedrale, 54 €, niente! Cena da
Manolo, 20 €, mah! Con ottima cena galiziana di caldo allego e
merluzzo, ma non prima di aver ritirato la COMPOSTELA!! Che
emozione!! Domani messa.
10/5/06 SANTIAGO /
OLVEIROA – Km 58,8 – 4h 48’ – Dsl 1.075 m
Finalmente
anche per oggi è finita! Ed era cominciata così bene! Allora:
giornata splendida, ottima dormita nella bella camera già prenotata
per sabato al rientro, sveglia comoda (ore 8.00, che tardi!),
colazione in centro e piccoli acquisti. In attesa della messa, una
celebrazione da pelle d’oca; Cattedrale gremita, annuncio dei
pellegrini giunti a Santiago (2 italiani da Roncesvalles – siamo
noi!!), preti di tante nazionalità a dir messa; credo la messa più
importante a cui abbia assistito di persona. E nel finale, il mega
turibolo (el butafumeiro) che viene fatto oscillare per la
cattedrale. Pazzesco. Giro attorno al Santo e visita alla cripta.
Sono le 13.00 e dobbiamo partire. Da segnalare oltre agli eucalipti,
gran saliscendi anche oggi, spezzagambe, infiniti, non fanno passare
i km. Passiamo Pontemaceira, col suo bel ponte romanico sul Tambre,
e Negriera, poi ancora sentieri, che fan bene solo agli occhi e non
sempre. L’unico sogno ormai è arrivare, e si può solo ad Olveiroa,
perché solo qui c’è da dormire. Seguiamo a tratti la caretera per
far prima, ma è solo un illusione; poche foto, non ce
ne è molta voglia. Piccoli paesini si susseguono, mangiamo ad una
fermata del bus al riparo dal sole che oggi picchia tosto. Ultimi km
lunghi, un occhio a colei che ormai da parecchi giorni mi segue
senza batter ciglio, senza lamentarsi mai. Sono fortunato; non sarei
arrivato così bene fin qui senza una come Lei. Eccoci: ultimi metri
in salita all’entrata del paese e finalmente l’ostello. Molto
accogliente e bello, e per fortuna c’è posto; non vedi mai nessuno
per strada, ma poi trovi l’amara sorpresa per dormire. Molto bene.
Conosciamo Marco, di Schio, a piedi e ceniamo tutti assieme
all’ostello, dopo una buona doccia, verso le 21.00. L’ostellera ci
prepara una zuppa di fideini (qui hanno successo…) in brodino di
verdure. Pane, vino tinto e frutta! Cenetta frugale, ma gran finale
con gelato al bar. Il tutto con offerta libera. Vitto e alloggio ci
costeranno 5 € a persona. Ora spengo la pila frontale. Sono le
22.50, tardi. Buonanotte!
11/5/06 OLVEIROA /
FINISTERRE – Km 82,2 – 7h 05’ – Dsl 1.525 m
ULTREYA!!
Siamo a Finisterre! E’ davvero finita, anche la strada. Abbiamo
ultimato questo Camino – raid – viaggio, meritandoci le altre 2
credenziali di Muxia e Finisterre. Altre emozioni. Una tappa bella,
cominciata al solito con i sentieri verso il monte Aro sul fiume
Xallos. Ad Hospital le strade si dividono, noi prendiamo quella
verso Muxia. Una foto all’horreos più grande della Galizia a S.
Martino de Ozon e poi via verso l’oceano che ci appare
all’improvviso! La mia compagna però fa una puntatine verso i rovi
prima……….niente di grave. Dopo aver preso la Credenziale, facciamo
sosta al Santuario di Ns Sra da Barca, sul mare, dove si narra la
Madonna sia arrivata con una barca, di cui è ancora visibile la vela
sugli scogli. Proseguiamo dopo il nostro pranzo per la caretera
molto comoda e tranquilla ma sempre su saliscendi spaccagambe
attraverso paesini che si affacciano sul mare, sempre seguendo la
“flecha amarilla” per Lirès e via via verso la meta. Però i km non
combaciano; alla fine ne faremo una ventina in più di quanto ci
indicavano i riferimenti. E fatti così non sono pochi!! Le
indicazioni sono sempre più scarse man mano che ci avviciniamo e
siamo costretti a chiedere ad ogni minimo dubbio per non incorrere
in inutili errori. La zona che attraversiamo è davvero bellissima, e
molto spesso la vista cade sull’oceano. Finalmente piombiamo sulla
costa per un piccolo ed ultimo ristoro e chiedendo, realizziamo di
essere a 6 km dall’arrivo. Ci dovevamo essere già da 10, pazienza.
Sono km comodi, lungo le spiaggie bianche che in Galizia abbondano;
una vera bellezza.
Entriamo in Finisterre. Sosta all’ostello dove ci viene
rilasciata la terza Compostela e da qui andiamo verso il faro, la
fine della strada, il punto più occidentale della “Terra”, dove
finisce (questa era l’antica credenza). Tornando, troviamo l’hostal
per 2 notti a 60 € (30 € a notte), e d’accordo con Juan Carlos,
conosciuto a Olveiroa, alle 22 andiamo a cenare a base di pesce. Il
simpatico funzionario 45enne di Santander aveva prenotato alla Fin
de Camino un tavolo x 3. Una scorpacciata di pesce per un totale di
77 € (26 € a testa) il tutto condito d aun ottimo vino blanco
fresco, e per finire, flan de cheso e hierbas….. WOW che cena!! Dopo
i saluti, su in cameretta. Sono le 00.30 ed è ora di spegnere la
luce. Scrivere questi appunti è sempre l’ultimo appuntamento della
giornata, che è sempre molto piena. Domani riposo, credo.
12/5/06 FINISTERRE – Dsl 200 mt a
piedi
Giornata di
assoluto relax, ce lo siamo meritati. La mattina, dopo una buona
colazione, subito a finire il Camino alla Pietra Santa, che se non
ti viene indicata non la trovi al 100%!! Passando per la caverna ed
abitazione di S. Guillermo; c’è ancora il letto di pietra e la vasca
per l’acqua. Rientro al paese e dopo il pranzetto in camera, inizia
lo “spiaggiamento” in cerca delle “vieiras” o “conchas”, da bravi
pellegrini. Poi incontriamo la coppia di olandesi, persone molto
simpatiche e di mondo conosciute anche loro ad Olveiroa (hanno
finito il Camino della Plata da Siviglia). Lui è pittore e suona
l’armonica a bocca; che gente! Su indicazione di Juan Carlos,
ceniamo a Os Tres Golpes: ottimo!! Pimientos del padron, calamares à
la Romana, insaladas mixta x 2, parellada de pescado x 2, vino
tinto, acqua, flan de cheso e chupito de hierbas doppio, 42 €!! Cose
d’altro mondo; del resto siamo in un altro mondo!! E qui la vita è
questa. A panza piena e con la musica di sottofondo, davanti alla
luna piena che si specchia sull’oceano puntellato di barche – tutto
ciò si vede dalla nostra camera – ci addormentiamo.
13/5/06 FINISTERRE / SANTIAGO –
Km 31,5
Sgambatine
di un paio d’ore verso Corcubion e Cee. Le spiagge non sono poi così
belle come a Finisterre, però l’acqua cristallina le rende tutto
sommato più che accettabili. Breve sosta per un caffè e poi dietro
front per un ultimo bagno di sole. Ci prepariamo per partire col
bus; sembra sarà pieno: è così. Però ottima sistemazione per le bici
(cariche, tolta la ruota anteriore) e per noi. Arriviamo a Santiago
in 2h 15’, prendiamo la ns camera e via per le vie piene di gente,
colori, musiche e lingue fino all’ora della comidas alle 22. Da
Manolo mangi sempre. Totale 17,10 € con ottimo caldo allego,
merluzzo allego e mousse al cioccolato…..superba! Borse pronte per
domani. Ultima notte nella habitacion sulla Cattedrale: UNICA!
14/5/06 SANTIAGO / CASA –
Km 20,5
Stamane presto di buon mattino partenza per l’aeroporto. Lo
raggiungiamo in 1 ora soste escluse per colazione. Compriamo i 2
scatoloni per le bici, costo tot. 10 € e poi check in Iberia. Tutto
ok. In 4 ore saremo a Venezia, dove rimontiamo le bici per arrivare
a casa come i veri travellers.
Buen Camino e alla prossima!! Grazie Roby.
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VIAGGIO
Chile – Atacama 3-25 agosto 2008 (dei Naturaider Roberta e Raffaele)
.jpg)
Km tot. percorsi 626 – Tempo tot. pedalato 40h20’ – Dsl
tot. 7.760 mt |
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Dopo aver preparato tutto, ma proprio tutto, sta per
cominciare la nostra nuova avventura.
Partiti da Venezia verso sera non senza i soliti problemi
d’imbarco delle bici che alla fine si risolveranno pagando 75€ ciascuno. Voliamo bene fino a Santiago, 2+13 ore, e ci uniamo al
gruppo di 13 persone. Ultimo imbarco alle 16.00 ora locale (-6 con
l’Italia) ed arrivo finale a Calama dopo un paio d’ore di volo su un
panorama andino da togliere il fiato. Cime ed altipiani innevati che via
via lasciano il posto a distese desertiche e salar, il tutto raffigurante
un ambiente naturale simile a quello lunare. E l’uscita dall’aereo ci
regala un tramonto limpido e dai colori meravigliosi. La serata poi ci
regalerà una stellata unica anche se la temperatura comincia a scendere
inesorabile assieme al levarsi del vento. Il nostro è un hotel molto buono
con tutti i confort e durante la cena creiamo i presupposti per u gran
tour.
5/8/2008 CALAMA – BAQUEDANO 1.400 mt
Dopo una buonissima colazione, breve uscita a Calama,
verifica delle bici e sgambatine per le vie del paese, con rientro dopo
una dozzina di km. Nel pomeriggio, trasferimento in pulmino a Baquedano e
subito dopo al nostro primo campo tendato all’inizio della pista che
domani ci accompagnerà per tutta la tappa.
6/8 BAQUEDANO – PORTE SUELO 2.400 mt – km 89,5 – 5h 15’ – dsl 1.250 mt –
avs 17
Da oggi si fa sul serio! La notte è stata non così fredda
come si pensava ma comunque la sera la temperatura scende bene. Dopo una
buona cena preparata dagli amici cileni – Francisco è lo chef – si va a
nanna. Sveglia presto e siamo ancora vivi; ci prepariamo, si smontano le
tende e facciamo un’ottima colazione. Siamo pronti e in sella alle 10.15.
Si comincia a pedalare immersi in un paesaggio lunare meraviglioso; l’aria
è tersa e la limpidezza fa vedere molto lontano. La pista di sale e
argilla ben battuta permette di avanzare ad una buona andatura godendo del
paesaggio. Unico neo che ci accompagnerà tutta la giornata saranno i
continui passaggi di enormi camion/truks che nonostante l’elevata velocità
hanno un insperato rispetto di noi e ci salutano passando al nostro
fianco. Il caldo comincia a farsi sentire ed arriva a 38°. La mancanza di
umidità aiuta un po’ ad alleviare il disagio. Stiamo pedalando nella zona
più arida del pianeta: 8 mm di pioggia in 11 anni!! E meno male che siamo
in inverno. Continuiamo dolcemente a salire e stiamo arrivando in fondo
alla tappa; manca un ultimo “strappo” di 6 km, una rampa che ci conduce al
nostro campo, già pronto in mezzo a piccole dune al riparo dal vento….o
quasi. Possiamo fare una doccia, ottima, ma il dopo è terribile! Freddo!!
Ci vestiamo in fretta e siamo pronti per lo spuntino in tendone; ci
viziano per fortuna. Ancora poco ed arriva la cena.
7/8 PORTE SUELO – SOC. CILENA LITIO 2.350 mt – km 81,5 – 4h 40’ – dsl 670
mt – avs 17,3
Una notte davvero fredda! Siamo arrivati a -10°, ma nel
sacco piuma siamo riusciti a fare un buon sonno. Aspettiamo il sole per
preparare la partenza e siamo pronti per la colazione alle 8.30. L’acqua
della borraccia è un blocco di ghiaccio ed anche lavarsi i denti risulta
impegnativo. Siamo in sella alle 10, e siamo ancora coperti per l’aria
ancora fresca. Il paesaggio si presenta migliore di ieri, più vario ed
ondulato. È limpidissimo e la vista spazia all’orizzonte offrendo la
possibilità di godere di questi immensi spazi che ti fanno apprezzare e
gradire la solitudine; lo star soli diventa quasi una necessità ed i
pensieri corrono ovunque. Poi come spesso accade, trovi un compagno con
cui cominci a pedalare assieme, e diventa così il tuo migliore amico per
tutta la giornata; con lui condividerai tanti momenti, sarà tuo complice e
a lui confiderai tanti tuoi piccoli segreti. Ed il bello è che ogni
giornata avrà il medesimo copione.
Un paesaggio lunare anche oggi e dopo 45 km arriviamo al
GPM a 2.900mt, prima di entrare nel Parco Naz. Del Salar de Atacama, che
ci appare imponente già dall’alto; la strada scende precipitando per 500
mt ed il panorama è davvero unico. Lo meritiamo dopo una lunga e costante
salita. Scendiamo quindi veloci verso il Salar, facendo parecchie soste
per cercare di immortalare quante più cose ed emozioni possibile. La
strada scavata nel sale è davvero unica e ci dà la possibilità di
osservare da vicino queste particolari formazioni di sale che sono così
frastagliate da rendere quasi impossibile camminarci sopra. Siamo quasi a
fine tappa e dopo un ennesimo rettilineo col vento ora contrario ora un
po’ più clemente, arriviamo in quello che diventerà il nostro campo dopo
aver montato le tende; la doccia è oggi un piacere, molto più della
sofferenza di ieri. Merenda sempre gradita e breve stacco con temperatura
più vivibile e due chiacchere prima di cena. Spaghettata cilena che non si
capisce se sia il secondo, piccolo raduno intorno al fuoco e poi tutti in
tenda alle 23.
8/8 SOC. CILENA LITIO – SOCAIRE 3.229 mt – km 86 – 5h 10’ – dsl 1.145 mt –
avs 16,5
Oggi tappa impegnativa per l’arrivo in quota. Come prima
impressione mi sembra che la notte sia stata meno fredda e dopo la nostra
ricca colazione siamo in sella alle 10; la giornata è nuvolosa, un po’ più
fresca del solito e partiamo vestiti bene. Prendiamo la pista che taglia
il salar ed abbiamo di fronte il vulcano Lascar. Il cielo resta ancora
coperto e cominciamo a pensare di correre il rischio pioggia….Puntiamo
verso il villaggio del Peine, le soste sono parecchie per cercare di
fotografare quanto più possibile; ma l’unico modo resta spaziare a 360°
intorno a noi con lo sguardo.
Arriviamo a Peine dove sosteremo per il
pranzetto e per la prima volta riusciamo a vedere i primi alberi e la
vegetazione a cui non eravamo più abituati. Bella la chiesetta! Ripartiamo
un po’ in ritardo e ci aspettano subito 27 km di piattone per fortuna a
favore di vento e lo passiamo in gruppo in poco più di un’ora. E da qui,
al bivio per Toconao, svoltiamo decisamente a dx verso Socaire, punto di
arrivo al rifugio che ci ospiterà per due notti. Saranno 23 km di costante
salita su asfalto. La direzione è verso Passo Sico. Arriviamo al punto
tappa dopo poco più di un’ora e mezza. Contenti e col vento a favore ci
aspetta una doccia calda in questo posto assai particolare. Siamo proprio
fuori dal mondo ma davvero soddisfatti per quanto fatto in questa giornata
impegnativa. Ottima merenda nel caldo dello stanzone….Poi cena e a letto.
Domani sarà……
9/8 SOCAIRE – LAGUNE MENIQUE e MISCANTI – SOCAIRE 3.229 mt – km 54,5 – 4h
40’ – dsl 1.175 mt – avs 11,6
……una giornata davvero dura! Dislivello medio ma altitudine
raggiunta di 4.200 mt davvero impegnativa. E poi il solito vento freddo e
la temperatura in cima sotto lo zero. Siamo partiti alle 10 dopo colazione
e subito in salita ci fermiamo nei pressi di un canyon bellissimo. Poi
ancora su, e solo a 3.850 mt si riesce a rifiatare – si fa per dire – con
un lungo tratto piano prima di affrontare la deviazione e l’ultimo strappo
finale di 400 mt, molto tosto (non avessimo preso la deviazione la
direzione era Passo Pico e la frontiera argentina). Con soddisfazione
siamo tutti in cima e ci complimentiamo fra di noi per aver raggiunto i
4.200 mt punto sommatale della giornata. Lo spettacolo che ci appare da
qui è davvero unico e magnifico. La Laguna di Miscanti prima, 15 km² di
superficie, e di Meñique poi, ci ripagano della fatica anche se si
cominciano ad avvertire i primi fastidi legati all’altitudine. Passiamo
così un paio d’ore a piedi per godere questo favoloso paesaggio, aiutati
anche dal bel tempo, e comunque favoloso fin dalla partenza. Si fa tardi
ed alle 17 circa cominciamo la munga discesa, che con altri 27 km circa ci
riporterà per la stessa strada dell’andata al nostro rifugio mai tanto
desiderato. È quasi buio e ci godiamo il tramonto con le ultime pedalate.
È stata una giornata magnifica: tempo terso, sole anche se con molto
sforzo. Ora doccia, cena e meritato riposo.
10/8
SOCAIRE – TOCONAO 2.500 mt – km 82,5 – 3h 45’ – dsl 415 mt – avs 23
Oggi ci siamo meritati una tappa tranquilla, un dsl minimo
e del bel sole che ci ha accompagnati per tutta la giornata. Partiti dal
nostro rifugio di Socaire ci siamo goduti 25 km circa di gradevole
discesa, ossia la salita fatta l’altro ieri e sinceramente non sembrava
così lunga. Poi, scesi a 2.400 mt, ci ha attesi un lungo tratta
pianeggiante, lungo il salar, fino alla deviazione per la Laguna Chaxa,
raggiunta dopo circa 10 km. Qui una sosta oltre che per il pranzo anche
per la visita alla laguna ed ai flamencos, particolare habitat di 3 specie
– l’andino, il cileno ed il James – oltre che di altre specie di uccelli e
piccoli animaletti. Tornati sui nostri passi, puntiamo verso Toconao, sede
di tappa, dove troviamo rifugio e piantiamo il campo al posto di controllo
dei Carabineros, che ci offrono una generosa ospitalità. Piccolo giro in
questo graziosissimo pueblo di 500 anime ricco di piccoli bazar, una birra
dopo ben una settimana e poi pronti per la cena che i nostri cuochi
sembrano preparare con parecchio lavoro: una grande e ricca
grigliata…Però!!!
11/8 TOCONAO – OJOS DE TEVINQUINCHE 2.380 mt – km 45,5 – 2h 20’ – dsl 60
mt – avs 19
Tappa breve quella di oggi, la più breve del viaggio, ma
nella parte finale abbastanza impegnativa per il fondo sempre sconnesso.
La partenza alle 10.30 dopo una puntata in paese ed i primi 22 km corrono
lisci e veloci dopo i quali prendiamo la pista che, dopo la sosta
all’albero secolare, ci condurrà all’Ojos, curioso posto dove pianteremo
le tende con un forte vento che ci terrà compagnia tutta la notte. Qui ci
sono due pozze naturali circolari, gli Ojos appunto, d’acqua dolce, che
guardano una laguna distante un km circa, di un turchese abbagliante che
grazie allo sfondo regalatole dal deserto, rende l’ambiente davvero unico.
Siamo immersi nel nulla, lontano da tutto e da tutti, con tutti i disagi
che si possono immaginare in questa situazione, con l’unico agio offerto
dal generatore, che puntualmente si fermerà irreparabilmente a metà
serata; ma ugualmente soddisfatti del lavoro fin qui fatto! Ora ci spetta
una merenda e poi vedremo la comida che sorprese ci riserverà.
12/8 OJOS DE TEVINQUINCHE – PIEDRA DE LA COCA km 60,5 – 4h 40’ – dsl 480
mt – avs 12,9
Oggi senza dubbio la tappa più suggestiva ed allo stesso
tempo impegnativa, ed a causa dei tempi di partenza, una tappa alla
rincorsa del ritardo! Ritornati all’albero secolare prendiamo però
un’altra pista che ci condurrà dopo poco alle dune di sabbia, spettacolare
paesaggio dove ci concediamo una pausa per il pranzo. Disabbiata la jeep
del Pancho, ripartiamo per entrare in un contesto meraviglioso, un canyon
che regala infiniti spunti per scattare foto. La pista ci accompagna tutta
la giornata ed alla fine ci fa attraversare una zona minata al tempo della
guerra con la Bolivia negli anni 70 – il tutto per un inospitale
territorio di sassi e polvere – ed ancora oggi non è consigliato uscire
dalla pista. Corriamo poi per un solo km su asfalto per poi riprendere
un’altra pista che dopo 10 km ci guiderà al campo. Il vento terribile
tutto il giorno, contrario per gran parte del tempo, ci regala una
sorpresa: il tendone refettorio si strappa, siamo costretti a rinunciare
alla cena nel deserto e ci caliamo a San Pedro de Atacama al Club del Vino
per mangiare.
Una tappa sulla carta semplice ma verificatasi tosta per il
fondo, il vento e gestita non al meglio dati i troppi tempi morti che ci
hanno costretti poi a correre nel finale……da rivedere.
13/8 PIEDRA DE LA COCA – MACHUCA 4.000 mt – km 56 – 5h 20’ – dsl 1.715 mt
– avs 9,5
L’apoteosi della nostra avventura qui in Cile!! Una tappa
molto impegnativa per il suo sviluppo in salita; siamo partiti alle 9.30
ed i primi 5 km li abbiamo corsi sul vecchio letto di un fiume, ben
pedalabile a differenza della pista. Il paesaggio è meraviglioso come
ieri, e dopo il passaggio in una galleria degli anni 30, cominciamo una
discesa spettacolare che ci godiamo lentamente a suon di foto. Da qui il
km 0 per arrivare al pueblo de El Carmen, un piccolo borgo che segnerà
invece il punto da dove cominciano i 35 km di salita che ci condurranno
al top della tappa a 4.080 mt e poi a Machuca,
sede di tappa. Ci
concediamo solo una breve sosta nei pressi di un’oasi di acqua tiepida che
scende dai monti e si riscalda scorrendo sotto il terreno. Fino a qui il
fondo seppur sterrato è stato di ottima qualità, ma dal bivio in poi la
pista che prendiamo ci riserverà un’alternanza di fondo battuto ed
insidiose calaminas che fanno sobbalzare le bici fastidiosamente.
Continuiamo a pedalare, la pista non finisce mai, ad ogni curva, che è una
cosa rara, troviamo un’altra salita e poi un rettilineo con un’altra curva
e un’altra salita e così via per tutta la nostra strada…. Dopo aver
attraversato anche una zona caratterizzata dalla presenza di cactus di
tutte le misure e forme: davvero molto particolari.
Finalmente si scollina al 50° km e poi una discesa ed un
successivo tratto in piano ci conduce al nostro campo che
inaspettatamente, essendo capitati in un Centro turistico rural, ci offre
alloggio in un bell’edificio, una doccia calda ed un ricovero con tanto di
cucina dove consumare la nostra comida!! Stasera NO tenda e, dopo merenda
e doccia, un’ottima cena a base di quinta. Tutto bene a quota 4.000!!
14/8 MACHUCA – SAN PEDRO DE ATACAMA 2.500 mt – km 70 – 4h 30’ – dsl 850 mt
– avs 15,3
Ultima tappa ma anche una frazione importante, che segnerà
il GPM del nostro viaggio a 4.500 mt; un buon acclimatamento fatto
dormendo a Machuca, con una partenza tutta in salita dopo una notte molto
fredda a -10°/-15°C nello stanzone non molto riposante proprio a causa
dell’altitudine. Si comincia subito in salita quindi, salita che in 11 km
e mezzo ci consegnerà ai 4.500 mt, in uno scenario sempre più bello e
raggiunto con meno problemi di quanti potessimo immaginarci. Dopo lo
scollinamento con i complimenti di rito, cominciamo una non lunghissima
discesa che anche grazie alla giornata di sole, come quasi tutte fin qui
trovate, mitiga il freddo che regna a queste altitudini. Al riparo del
vento che è ormai una costante, facciamo una breve pausa per mangiare
qualcosa per poi riprendere con un ultimo strappo di 170 mt che ci riporta
a quasi 4.400 mt, pronti per iniziare una discesa questa volta
lunghissima. Beh, pedalare a queste quote è davvero emozionante ed unico!
Si provano sensazioni e si vivono emozioni appunto che è difficile
raccontare e tanto meno trasmettere. Sono patrimonio di ognuno ed ognuno le
custodirà gelosamente assieme ai fotogrammi di scorci, colori, odori
nonché collegate a battute o brevi commenti scambiati con l’uno o l’altro
compagno di viaggio. E questa è l’essenza di esperienze di questo tipo.
La discesa è davvero bella, lunga con i suoi quasi 40 km di
sviluppo e capace di regalare tante cartoline su quanto è stato fatto in
tutti questi giorni; spazia infatti su una buona parte del salar e del
percorso pedalato nelle 8 tappe precedenti…..è davvero una visione
immensa. A tratti risulta piuttosto impegnativa soprattutto per il fondo e
per la velocità che regala per la pendenza che presenta; puoi avere la
fortuna come noi di incontrare le vigogne pascolare o semplicemente
restare incantato dal panorama sottostante. Al termine, arriviamo a San
Pedro, un pueblo molto accogliente, carino, anche se internazionalizzato
ed in mano alla fabbrica del turismo fa perdere in parte la sua identità
ed anima cilena. Ad accoglierci al “traguardo” una festa paesana con tanti
bambini, colori e musica. Ci mischiamo così anche noi nella ritrovata
modernità e nel caos quotidiano ormai quasi dimenticato grazie a questi
meravigliosi 9 giorni trascorsi solo tra di noi e al di fuori da qualsiasi
contaminazione esterna e vissuti intensamente in condizioni difficili, con
i disagi a cui non si è più abituati, al freddo della notte, alla carenza
di acqua, alla fatica della giornata, al vento e al sole che ostacolano il
lento procedere sui pedali e seduti per gran parte della giornata su una
sella che di comodo ha gran poco.
Prese le nostre camere, che vediamo come regge a confronto
dei 4 m² della tenda, una doccia calda, anche questa ormai un lusso, un
giro in centro.
Tanta gente di tutte le razze, una birra in un caffè, ed un
ricordo ormai delle tante cose passate e vissute assieme con gli aneddoti
che come per le cose viste fin qui, resteranno le uniche tracce di una
bella avventura: l’Atacama Bike Marathon, un nome importante come
importante è stato questo affascinante viaggio……….alla prox!
15/8 SAN PEDRO DE ATACAMA – CALAMA – SANTIAGO
La giornata è dedicata alla sistemazione delle bici ed un
giro in centro per gli acquisti di rito e per conoscere un po’ meglio
questo bellissimo pueblo “very easy”, dove ognuno può godere a proprio
agio ciò che e come meglio crede. Nel pomeriggio trasferimento a Calama da
dove un volo interno dal finale un po’ turbolento ci riporta a Santiago.
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……e il viaggio continua, con la nostra camioneta!
16/8 SANTIAGO – ALGARROBO
In mattinata trasferimento col gruppo all’Apt per salutare
i nostri compagni di viaggio che tornano a casa e, presa l’auto, partenza
verso la costa, con prima sosta a Isla Negra alla casa/museo di Pablo
Neruda, destinazione molto interessante e carina. Sempre per la costa,
scendiamo fino a San Antonio, dove, approfittando della giornata di festa,
ci godiamo un giro lungo il porto fino al caratteristico mercato del pesce
dove regnano colonie di leoni marini che convivono con numerosissimi
pellicani, davvero buffi ed affascinanti allo stesso tempo, entrambi in
attesa degli avanzi di pesci che il movimentato mercato può offrire.
Ripartiamo da San Antonio , riprendiamo verso N per raggiungere Quintay,
che non potremo però vedere a causa del cedimento degli argini di un fiume
che a causa crediamo di una vera e propria alluvione capitata in questi
giorni (di cui comunque si vedono evidenti segni ovunque nelle campagne e
per gli smottamenti frequenti) ha interrotto la bella strada che la
collega al nostro cammino. Torniamo perciò indietro e cerchiamo una
sistemazione ad Algarrobo, all’htl Pacifico (doppia $ 40.000), meno bello
di quanto si poteva immaginare. Ci rifacciamo con un’ottima cena (x 4 $
53.000).
17/8 ALGARROBO – PAPUDO
Di buon’ora si parte in direzione N verso Valparaiso,
grazioso anche se caotico centro costiero che riusciamo ad apprezzare
meglio per il fatto che forse la domenica ci si muove con più facilità.
Visitiamo la zona centrale, il Cerro Conseption e il Cerro Alegre, oltre
al porto dove è in corso un’esibizione della banda militare. Verso l’ora
di pranzo ci spostiamo verso Viña del Mar che però eviteremo per il caos
che presenta e per averci sconvolto nonché deluso a causa
dell’urbanizzazione e delle costruzioni selvagge che hanno rovinato e
violentato la natura ormai invisibile da queste parti. È ormai un
susseguirsi di grattacieli e mostri di cemento. Continuiamo così fino alla
nostra meta finale di oggi, superando alcuni altri piccoli centri.
Troviamo sistemazione per la notte all’htl Abjey ($ 15.000 per
habitaciones) dove consumeremo anche la cena ($ 50.000). Un contesto molto
old fashion, dallo stile abbastanza superato, ma nel complesso
sufficiente.
18/8 PAPUDO – TERMAS DE SOCOS
Ci svegliamo con una giornata non proprio splendida,
infreddoliti e umidi a causa di operazione “bagno turco” di ieri sera, ma
dopo una buona colazione siamo in strada per le 9.30, sempre puntando
verso N lungo la Panamericana, la n. 5; ci fermiamo brevemente a Los
Molles sulla costa e a Los Vilos, per poi puntare verso La Serena (città
dove risiedono i nostri amici cileni). Il nostro cammino si fermerà alle
Terme di Socos, decidendo di regalarci ½ giornata di relax completo: siamo
fortunati, siamo gli unici ospiti dell’hotel, il campeggio è ancora chiuso
per l’inverno e possiamo così fare quel che vogliamo! Così dopo un veloce
pranzetto, cominciamo con la sauna e poi la jacuzzi per poi finire col
massaggio relax delle mani di Arnoldo. La giornata si chiude con una buona
cena (conto tot. $ 234.000 x 4!!, niente).
19/8 TERMAS DE SOCOS – LA SERENA
Dopo una colazione molto buona, partenza in direzione della
Valle dell’Encanto, dove si possono ammirare i petroglifi, di epoca dal II°
al VII° sec. D.C., non tutti ben conservati, assieme alla pietra Tacita.
Un ambiente davvero molto bello, il cui nome non è dato a caso. Da qui ci
dirigiamo verso il Parco Naz. Fray Jorge, una foresta pluviale che sorge a
550 mt in un ambiente semidesertico, che deve la sua esistenza alla
presenza di nubi carichi di umidità (camanchaca) che fan si che crescano
numerose specie vegetali e piante di varia origine. Anche questo è un
ambiente davvero unico. Per raggiungerlo seguiamo una pista (che ben si
adatterebbe alle nostre amate mtb) di 27 km più altri 9 di salita alla
collina da dove si gode un panorama magnifico sulla costa oceanica.
Tornati alla Panamericana 5, la seguiamo verso Coquimbo, capitale della IV°
Regione, una città caotica e poco accogliente, che ci appare su un
promontorio a ridosso del mare, da cui fuggiamo velocemente, per poter
invece raggiungere La Serena e cercare l’hostal La Matta, raccomandatoci
dalla guida e già testato da amici, che però sinceramente non appare così
irresistibile. Ma sarà lo stesso il nostro punto tappa, per $ 15.000 per
la camera doppia.
Usciamo subito per la comida ed un giro in centro. Una
città dall’identità non ben definita, che ha un centro movimentato, molti
negozi e grandi magazzini, farmacie e ristoranti. Ne scegliamo uno a caso,
Casona ‘900 e sarà una buona scelta. La cena a base di parillada di carne
e vino tinto non è proprio niente male ($ 33.500). Si torna verso casa.
20/8 LA SERENA – CALDERA
Una tappa impegnativa, anche se in macchina, per la sua
lunghezza. Di prima mattina siamo in giro in cerca di fare la colazione
non compresa nel prezzo e la troviamo al Bar Beethoven; dopo un salto in
banca siamo pronti per partire con direzione Riserva Naturale del Pinguino
de Humbolt, che raggiungiamo con una magnifica e ahimè molto ben
pedalabile deviazione da Trapiche. Puntiamo verso Choros, grazioso pueblo
prima e Punta Choros poi, da dove partono le escursioni per le isole
Choros e Samas, luoghi di riproduzione dei famosi pinguini. Un angolo di
costa davvero meraviglioso con un contorno di dune di sabbia e montagne
innevate che assieme al mare di un blu intenso rendono tutto ciò uno
spicchio di paradiso. Lo spazio fa da padrone e la tranquillità ne è
preziosa consigliera.
Tornati sulla Panamericana, decidiamo di spingerci fino a
Caldera, passando velocemente per Vallenar e per Copiaci, entrambe solo
lambite dalla strada principale. Siamo a destinazione verso le 19.30, dopo
un pomeriggio intero di macchina. Ci ripagherà questo sforzo una buona
cena al Miramar, con l’accompagnamento di musica folkloristica del locale
gruppo di artisti; siamo arrivati fin qui anche per assaggiare le
“ostiones” (cape sante) oltre a tutto il resto del pesce che si può
trovare ($ 62.000). Sforando l’orario consueto, torniamo all’htl
Montecarlo, un piccolo ** davvero grazioso dove passare la notte! Le
camere sono confortevoli e pulite con tutte le comodità ($ 22.500 la
camera doppia).
21/8
CALDERA – VALLENAR
Potrei definire questa giornata davvero meravigliosa per
la ricchezza dei paesaggi ed i colpi d’occhio che non sono mai mancati;
partiti da Caldera dopo aver fatto un giro per il centro, sul lungomare ed
un salto alla locale oficina del Correjo per spedire le cartoline,
decidiamo di seguire per quanto possibile le piste costiere, cominciano a
percorrere quella che porta a Baja Inglesa (raggiunta anche da una bella
ciclabile), una piccola perla turistica affacciata su un mare caraibico,
che bagna piccole spiagge di sabbia bianca. Ci regaliamo un caffè in un
particolare bar panoramico sul lungomare prima di riprendere la pista che
ci porterà prima a Puerto Viejo, piccolo pueblo di pescatori, e poi a
Playa la Virgen, incantevole caletta turchese davvero unica che ci offre
ospitalità per il nostro pranzo frugale ed una cerveza nel simpatico
ristorantino che viene aperto per noi e che ci regala un momento di relax
unico sulla sua meravigliosa terrazza, grazie anche alla gentilezza del
simpatico gestore! Davvero un incanto a picco sul mare turchese.
Riprendiamo la camioneta e puntiamo verso Huasco, che dopo
una giornata trascorsa nell’incanto di un ambiente desertico con vista
mare, ci appare come un’enorme oasi ricca di eucalipti ed ulivi lungo una
valle molto allungata. Il paese non è così irresistibile, ma la nostra
vista oggi è stata molto ben ripagata. Piccolo inciso: prima di arrivare a
Huasco, siamo passati per il Parco Naz. Llanos de Challe, sul litorale
desertico, che offre la particolarità di presentare il deserto fiorito nel
periodo luglio/agosto ma solo in caso di pioggia; noi siamo stati in parte
fortunati a trovarlo parzialmente fiorito.
Da Huasco torniamo verso la Panamericana e verso Vallenar,
dove decidiamo di fermarci ma con parecchie difficoltà per trovare le
camere; dopo aver girato quasi tutti gli hotel e alberghi, troviamo
finalmente 2 camere in 2 hotel diversi ($ 27.000 la doppia). Il paese non
ci piace ed è molto anonimo oltre che caotico. La cena andrà tutto sommato
bene, grazie alla cordialità locale, nell’unico posto discreto del paese
($ 34.200). Ci ritiriamo nella nostra suite mansardata.
22/8 VALLENAR – LA LIGUA
Beh, come ultimamente spesso accade, cominciamo a razzo ma
finiamo a cazzo! Nel senso che la giornata scorre sempre nel senso
migliore, ma quando è il momento di trovare sistemazione per la notte,
finiamo in posti a dir poco pessimi: è stato così a Vallenar, sarà così
anche stasera a La Ligua.
Partiamo presto da Vallenar, dopo una colazione degna di
questo posto!!
Sotto una fitta nebbia bagnata facciamo i primi 200 km
verso La Serena da dove lasciamo la n. 5 per l’interno verso Ovalle lungo
una bella strada che veloce e sempre immersa nel verde ci porterà fino a
Punitaqui. Da qui poi seguiamo una bella pista sterrata che si arrampica
sui monti e che ha sempre come sfondo le cime innevate delle Ande; la
natura è la vera padrona di questo angolo del Cile e ci godiamo i suoi
capolavori lungo tutti questi 66 km trovando il tempo di fare la nostra
pausa pic-nic (ribadisco anche qui la possibilità di pedalare al top!);
passiamo diversi puebli prima di, ahimè, forare la ruota anteriore, di
Massimo però! Dinamici, cambiamo il pneumatico velocemente e finito lo
sterrato, a Cambarbalà, andiamo da un gommista, il vulcan, che con 2.500 $
ci ripara il buco: un’operazione che ricorda molto la riparazione delle
camere d’aria sulle nostre mtb…..un ragazzo comunque molto in gamba. Il
tutto in soli 15 minuti. Dato il ritardo, da qui scendiamo nuovamente e
sempre con ottimi panorami, verso la n.5, prima passando Canela Baja e poi
Angostura. Da qui lungo la costa corriamo veloci verso la sede della
nostra tappa, La Ligua appunto, non indicata peraltro sulla guida e ci
rendiamo conto poi in perché: un paese mediocre, senza alcun segno di
turismo, ma a parte questo, privo di spunti positivi. Riusciamo a trovare
l’unica stanza disponibile nell’hotel del pueblo, una quadrupla, peraltro
non poi così male, ed a cenare alla Cabaña, $ 40.000, unico discreto
ristorante del posto insignito di vari riconoscimenti per la sua
cucina…….Una stufetta ci riscalda la cena in un ambiente kicth e freddo.
Costo della camera $ 30.000.
Un finale quindi a cazzo !!
23/8 LA LIGUA – SANTIAGO
Ciliegina sulla torta, una colazione da cinesi; infatti
oltre a noi 4, solo cinesi! Ma che cazzo ci fanno qui! Forse anche loro si
saran fatti la stessa domanda, ma nessuno ha la risposta…Con un’umidità
pazzesca ci mettiamo in macchina, puntando diretti per la n.5 verso
Santiago, lambendo il Parco Naz. La Campana ed entrando nella capitale di
buon’ora. Andiamo subito a Los Condes, zona nonché quartiere economico e
di servizi, di stampo molto statunitense per il susseguirsi di grattacieli
e strade a grande percorrenza. Ma la nostra meta è comunque il Pueblo de
los Domingos, centro artigianale cileno dove è possibile trovare tante
idee di provenienza diversa. Il tempo è freddo e umido e dopo qualche ora
arriva il momento di rendere la camioneta. Torniamo perciò all’aeroporto.
Tot km percorsi: 2.500!
Puntiamo al centro ma la delusione è tanta; la città non
offre interessanti proposte, giriamo il cuore e la parte pedonale e per un
caffè dobbiamo ripiegare in un locale x uomini affamati: le cameriere
mostrano le cosce e si sta solo in piedi. Così, visti Plaza de Armas, il
Palacio de la Moneda, Plaza de la Costitucion, l’ex Congreso Nacional, la
Casa Colorada e poche altre cose, ci approvvigioniamo per prepararci un
aperitivo con tanto di stuzzichini in camera in albergo. E poi ceneremo
lì, in centro non c’è niente di interessante!! Mah, che strana capitale…..
24/8 SANTIAGO e………….ancora SANTIAGO! E poi a CASA.
Tutto pronto per la partenza! Ma sarà solo un tentativo: il
volo viene spostato dalle 12 a mezzanotte! Tranfer allo Sheraton con tanto
di camera. Pranzo e poi visita in zona Providenzia, quartiere adiacente a
Los Condes, residenziale e piccolo polmone verde, anche qui brulicante di
grattacieli, al parco des Esculturas e al Cerro San Cristobal , che è meta
domenicale dei santiaghesi, in auto, in bici e in corsa. Loro però ci
arrivano con l’ovovia…..che data la sua età non ci attrae. Quindi si sale
a piedi in cima alla collina. Una bella e lunga passeggiata. In cima
spicca la statua della vergine oltre ad esserci un meraviglioso panorama
sulla capitale ed uno sfondo fatto da cime innevate e molto generose: le
Ande!!
Scendiamo in tempo per una veloce cena ed il tranfer per il
secondo tentativo di partenza, che anche se con ulteriore ritardo, sarà
stavolta quello decisivo. Decollo ore 1 (dalle 23.30) e corsa contro il
tempo per la coincidenza a Madrid che prenderemo “al volo” ma senza le
nostre bici. È tardi, è un nuovo giorno ormai.
Siamo finalmente a casa!
Un viaggio lungo, impegnativo, freddo, affascinante, pieno
di sorprese, generoso di nuove amicizie, intenso anche se dal finale più
soft, ricco di emozioni, di tanti bei ricordi ormai, che descrivo così e
su cui adesso spengo la luce dividendo un po’ i miei pensieri con l’idea
della prossima avventura………
.jpg)
Un’altra bandierina è stata piantata! E per una volta ancora, alla prox!!!
Roby&Raf. |
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VIAGGIO
Provenza, Camargue et 4 velós...... (dei Naturaider Roberta e Raffaele)
.jpg)
Km tot. percorsi 610 – Tempo tot. pedalato 36h35’ – Dsl
tot. 4.075 mt
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Ci siamo: è tutto pronto! Abbiamo i biglietti del treno, per
noi e per le bici.
Dopo l’incontro con Massimo e Marina a Savona, con un
viaggio tutto sommato comodo (Cisalpino VE-MI + regionale fino a Savona)
ci facciamo in macchina altri 300 km per la Provenza, che raggiungiamo
alle 22 dopo vari bouchons e rallentamenti vari per il traffico. Mr Le
Marchant è molto gentile e ci aspetta offrendoci la sua chambre molto
graziosa (€ 115 la quadrupla), come tutta la casa del resto. In fretta usciamo
verso il centro in cerca della cena che troviamo in una brasserie nel
corso principale, che come tutta la città sembra non fermarsi mai e
risulta popolata fino a tardi. Riusciamo così ad andare a letto per l’1 e
mezza.
26/04/2008 AIX EN PROVENCE – REILLANNE km 78 – 4h30’ – Avs 16,2 – dsl
1.145 mt
Ottima colazione davvero abbondante ma il pensiero va alla
sistemazione della macchina, che alla fine posteggiamo in un garage del
centro ( € 15/giorno). Ci accompagna e ci riporta indietro il padrone
di casa e finalmente riusciamo a partire e per le 9 e 30 siamo in strada,
direzione Eguille che passiamo dopo 10 km. Da qui puntiamo a nord e
passiamo nell’ordine i graziosi paesini di Rognes, Cadente e Lourmarin, ai
quali non dedichiamo molte attenzioni se non per la spesa alimentare anche
se non sono poi così male. Comincia da qui la nostra esplorazione del
Parco del Luberon, una zona collinare coloratissima di fioriture
primaverili (cisto, timo, ginestra e molte altre che non conosciamo) e
dall’aria intrisa di profumi di pino marittimo, cipresso oltre alle
fioriture di stagione. La strada diventa assai più tranquilla, facendoci
godere di paesaggi molto ondulati alquanto rilassanti, che si alternano
ora con dolci pendii coltivati a vigneti che si sviluppano a perdita
d’occhio, ora con pareti di creta e calcare che offrono la loro parte più
selvaggia. E’ questa la zona del vino A.o.c. del Luberon. Passiamo così i
piccoli borghi di Vaugines, Cucuron, Cabriére d’Aigues (che scegliamo per
un veloce pic-nic), La Motte d’Aigues, St Martin de la Brasque, Peypind’Aigues
e La Bastide des Jourdans, fino a riprendere la strada regionale che,
facendoci prima prendere quota e poi godere di una bella e veloce discesa,
ci accompagna fino a Reillanne, al bellissimo Auberge immerso nel verde e
davvero incantevole che ci accoglie con le sue stupende stanze (€ 68 la ½ pensione). Una doccia veloce, una puntata in centro paese per
una visita ed una meritata birra e poi a tavola, per un’ottima cena
bagnata da uno chateau rouge Aoc autoctono. Cerchiamo nel dopocena di
studiare la nuova tappa, ma ci arrendiamo e rimandiamo il tutto a domani.
A letto non proprio presto, sono le 23.30. Bonne nuit!
27/04/2008 REILLANNE – FONTAINE DE VAUCLUSE km 77 – 5h10’ – Avs 15 – dsl
1.075 mt
Dopo una magnifica colazione, partiamo in direzione Apt,
anche oggi all’insegna del sole che ci accompagnerà per tutta la giornata.
Seguiamo la parte alta della ciclabile, che corre sopra la nazionale,
attraverso le colline stupende e piene ancora di colori ma soprattutto
lontana dal traffico. Scendiamo quindi verso Creste, piccolo borgo che
haperso la sua tranquillità per colpa della N900 che l’attraversa e
dell’affluenza di turisti che da ora e per tutta l’estate invaderanno il
centro. Ci fermiamo per la spesa e per puro caso e per nostra fortuna
facciamo due chiacchere con un simpatico nonno del posto che, baguettes
sotto il braccio, ci indica e ci consiglia la vecchia strada per Apt che
corre fuori dal caos e lontano dallo smog (alla fine del paese, alla
rotatoria della farmacia prendere a sx verso Vitrolles e subito dopo, 30
mt, la prima a dx. Poi si seguono le indicazioni della ciclabile sempre
ben gabellata). Attraversiamo così la campagna rilassante e tranquilla,
lungo campi di lavanda che aspetta solo l’arrivo di luglio per esplodere e
dare il massimo della fioritura, ma che in questa stagione non offre un
gran vedere. Lungo la vecchia ferrovia che corre solo a tratti lungo ma a
fianco la N900, riusciamo a raggiungere e superare Apt; la lasciamo giusto
alla fine di quella che ora è una bellissima pista per velós e puntiamo
verso Roussillon, che raggiungiamo lungo una panoramica regionale
introducendoci in un ambiente ricco di ocra, che ci porterà fino in paese.
Un centro molto bello anche se inflazionato di turismo, ma che regala
ugualmente scorci e situazioni molto particolari. Dopo uno spuntino
facciamo il “giro dell’ocra”, lungo un sentiero che attraversa le colline
dove è possibile vedere 17 tipi e tonalità diverse di ocra. Lasciata
Roussillon, puntiamo su Gordes, altro bellissimo borgo arroccato a 400 mt,
da dove, salendo ancora e poi scollinando di 100 mt, raggiungiamo la
suggestiva Abbazia de Sénanque, immersa nei campi di lavanda e dimora dei
monaci cistercensi dal 1.150 d.C.
Tornati a Gordes, ci buttiamo ora in discesa verso
Cabriéres d’Avignon e proseguiamo lungo una regionale molto meno
trafficata e senz’altro dagli scenari suggestivi, offrendoci sempre però
simpatici saliscendi, verso Fontaine de Vaucluse, sede di tappa, in un B&B
(villa Chante Coucou) sopra il centro e davvero molto bello (€ 75 la doppia) e su indicazione dei ragazzi, ceniamo al Laura e
Tetrarca e si rivelerà una scelta davvero azzeccata. Il piccolo paese è –
oltre che turistico – proprio particolare, con l’accompagnamento del
rumore dell’irruenza dell’acqua che sgorga poco a monte e che viene
sfruttata per la produzione artigianale di carta a fini artistici,
utilizzando vecchi stracci e stoffe; si tratta di una fonte di un a delle
acque più buone di Francia e che fa funzionare i numerosi mulini che si
trovano un po’ ovunque qui in paese. Domani, prima di andarcene, faremo un
piccolo tour alla scoperta degli angoli più suggestivi, prima che le poche
e strette stradine vengano prese d’assalto dalle cavallette motorizzate.
Spengo la luce alle 23.30.
28/04/2008 FONTAINE DE VAUCLUSE – AVIGNON km 35 – 2h – Avs 17,5 – dsl 155
mt
Tappa da turisti più che da bikers oggi.
Ma era prevista, tutto a vantaggio di Avignone, che merita
una visita di almeno un’intera giornata. Ma andiamo con ordine: il tutto
comincia con una grandiosa ed abbondante colazione, con 5 tipi di
marmellate e 6 tipi di formaggi, oltre a croissants, succhi, yogurt e via
dicendo. Scendiamo dopo i doverosi saluti in centro, verso la sorgente che
con i suoi 300 e più mt di profondità butta in superficie circa 200 mt³
d’acqua al secondo!! Bellissima. Successiva tappa al mulino che viene
usato per la produzione della carta, in funzione ancor oggi e che fa
restare a bocca aperta per quanto sia particolare. Lasciamo così Fontaine
e puntiamo verso Isle sur Sorge, piccolo ma non altrettanto tranquillo
paesino che ricordiamo per i suoi numerosi mulini ad acqua posizionati
nella parte vecchia, ma che non ricorda poi così tanto la nostra Venezia,
così come dicono nelle guide…….Tiriamo così il fiato e ci buttiamo sulla
D901, direi trafficata per i nostri gusti, in direzione Avignone, passando
per Le Thor, Châteauneuf de Gadagne, che si mostra con la bellezza del suo
castello arroccato sul colle e che ci fa collinare verso Moriéres les
Avignon prima di arrivare alla nostra metà: la città dei Papi. Siamo per
fortuna riusciti ad evitare la pioggia e cerchiamo subito le camere che
troviamo all’Htl Splendid, un 2* pulito e dignitoso, indicato e segnalato
da Routard (€
58 la doppia + €
7 la colazione). Il tempo di cambiarci e ci buttiamo a visitare il paese,
il Palais des Papes, il ponte di Saint Benezet, la Cattedrale N.D. de Doms,
le Petit Palais, l’Hotel de Ville, la Place de l’Horloge, oltre al resto
del bellissimo centro racchiuso nei 5 km delle sue mura fortificate.
Ciliegina sulla torta, ci concediamo un giro guidato sul trenino che ci fa
girare altre zone del centro in 40’ (7€) e che ci fa tornare indietro nel tempo. Chiudiamo in bellezza nella
maison des couscous, che ci regala alcune perle della cucina marocchina:
couscous, tajein, thé alla menthe, salade d’orange chaude alla cannella ed
oltre ad un ottimo vino rosso, un demi cognac per digerire. Ah, nel
frattempo diluvia, ma un cameriere si offre di portarci in albergo in
macchina: davvero gentile!! Speriam bene per domani; intanto si va a letto
e sono le 23.
29/04/2008 AVIGNON – POULX km 98 – 6h25’ – Avs 15,3 – dsl 1.200 mt
Giornata splendida; ci svegliamo di buon’ora col sole,
anche se il temporale di ieri sera e stanotte ha buttato giù la
temperatura di parecchi °C. Dopo colazione siamo in sella alle 9 e
partiamo verso Villeneuve les Avignon, grazioso paese che guarda Avignone
e che custodisce la Torre di S.Filippo, punto di arrivo originale del Pont
S.Benezet. Per evitare il pesante traffico della nazionale, puntiamo verso
Rochefort du Gard e poi su Valliguieres. La strada è veramente magnifica,
si attraversano campagne e vitigni in un’atmosfera alquanto rilassata,
accompagnati dai profumi e dai colori della primetemps. Seguiamo
l’alternarsi di queste colline e dopo Valliguieres, davvero un borgo
incantevole, scendiamo lungo la N6086 a St. Hilaire d’Ozilhan prima e
Castillon du Gard dopo. Sono entrambi due piccole realtà fuori dal caos ed
anzi ricche di quel fascino che poco siamo abituati a trovare e godere.
Il Camino di Santiago probabilmente passava anche di qui, e
lo testimoniano l’esistenza di chiese ed abbazie davvero incantevoli. Dopo
Castillon passiamo Vers Pont du Gard fino a raggiungere il tanto atteso
Pont du Gard, un’opera romana che lascia chiunque col fiato sospeso tanto
è spettacolare e grande in tutti i sensi; una testimonianza della
grandezza dell’impero è questo acquedotto ad arcata sovrapposta di
un’imponenza senza eguali. Riprendiamo la corta ciclabile per seguire
verso Nimes per evitare il traffico servendoci di piccole strade di
campagna prima verso Collisa, patria del kayak che viene praticato
tantissimo sul Gardon, e poi verso Cabriéres, una strada magnifica ed
estremamente panoramica che sale su dolci colline e che rievoca paesaggi
misti tra il corso e lo spagnolo: da non perdere! Ancora qualche km e
siamo a Poulx, che decidiamo a ragione essere la sede della nostra tappa
odierna, appena vista la tranquillità della nostra chambre d’hôtes, in un
contesto magnifico, con camere d’altri tempi (€ 60 la doppia
con colazione). Decidiamo di non perdere tempo, e tolte le borse,
scarichi, scendiamo nella giungla di Nimes, che già con i suoi 10 km di
avvicinamento annuncia la frenesia ed il puzzo di smog che respireremo in
centro. Traffico sostenutissimo. Giriamo un po’ per la zona centrale, un
Arena bellissima, meglio conservata del Colosseo, ed altri scorci di
storia che abbelliscono questa caotica cittadina. Torniamo quindi su da
noi per avere il tempo di una doccia ed andare a piedi a mangiare in un
bellissimo ristorante consigliatoci dalla nostra padrona di casa. Ottima
cena e come sempre, ottimi vini. Ore 23.30.
30/04/2008 POULX – AIGUES MORTES km 98 – 5h30’ – Avs 17,6 – dsl 0
Ci svegliamo col rumore del temporale e della pioggia che
ci farà compagnia per tutta la mattinata. Facciamo colazione nel
bellissimo salone e poi, vestiti come palombari, credendo di aver
scongiurato il peggio cominciamo la discesa verso Marguerittes, sotto un
diluvio che cresce d’intensità man mano che procediamo. Per fortuna dopo
un po’ cala e riusciamo a trovare la giusta direzione per Rodilhart e poi
Bouillargues, cercando sempre di evitare strade trafficate andando a
scoprire le più comode strade regionali minori. Bypassata quindi Nimes,
puntiamo verso Garons, dove, per trovare la stradina non segnalata verso
Génerac perdiamo una buona mezz’ora sotto la pioggia (seguire per entrare
in aeroporto e alla rotonda, a sx!!) e poi Beauvoisin, tutti simpatici e
piccoli villaggi, dove tutto il movimento ruota alla boulangerie ed alla
piccola piazza del paese. Per una comoda e bella stradinadi campagna nei
pressi di Terrier, famosissima località nota per la sorgente d’acqua
minerale, scendiamo ora verso Aimargues e poi Marsillargues dove,
incoraggiati dal sole che spuntato prima timido ora si fa più coraggioso,
ci fermiamo per una breve sosta “baguette au jambon cru” e birretta, per
toglierci anche il vestiario da acqua…..Morso l’ultimo pezzo di baguette,
cominciamo a sentire l’odore di mare, dato che siamo ad una decina di km
quando arriviamo a St. Laurent d’Aigouze; quindi via veloci per Aigues
Mortes, passando e fermandoci alla Tour Carboniére, che segna e controlla
l’ingresso in Camargue, che ci appare con le sue lagune e paludi e dove
cominciamo a vedere i primi aironi. Siamo in paese, e ci sembra un gran
caos, complice ora anche la bella giornata che fa sì che sembri che qui
non abbia mai piovuto! Cerchiamo una camera che troviamo subito in zona
centralissima, un 2* senza infamia né lode, ma pulito e dalla buona
cordialità del gestore, tra l’altro a ridosso delle mura e della porta
principale che immette nella zona storica (€ 58 la camera con colazione). Tempo ¼ d’ora e siamo di nuovo in sella
per Le Grau du Roi e Port Camargue, quest’ultima con un porto turistico
impressionante, circa 5 km per percorrerlo tutto!! Una bella pedalata
sulle lagune tra meravigliosi fenicotteri rosa che danzano nell’acqua con
le loro lunghissime e sottile zampe ed altri uccelli oltre ad una
vegetazione per certi aspetti simile a quella delle nostre zone lacustri.
Arriviamo fino alla punta di Espiguette, da dove poi
torniamo in centro seguendo un percorso alternativo lungo un argine privo
di traffico. Doccia ed aperitivo. Poi alla ricerca ristorante, ottimo e a
ridosso del centro, una stupenda piazzetta brulicante di locali. Si cena
molto bene sotto le cure dei due ragazzi che seguono nel dettaglio la
gestione del locale. Buonanotte! Ore 24.
01/05/2008 AIGUES MORTES – ARLES km 108 – 6h – Avs 18 – dsl 0
Stupenda giornata e stupenda tappa anche se alla fine sarà
lunga e ad Arles è stato difficile trovare per la notte. Saremo ospiti
dell’ostello, unico posto disponibile ad accoglierci, pulito e con una
camera da 4! Che lusso (€
73 tot. x 4 persone con colazione). Partiamo da Aigues dopo un giro a
piedi nel centro. È festa e la gente non tarda ad arrivare…..con calma
alle 10.30 siamo in sella in direzione Saintes Maries de la Mer, che
raggiungiamo dopo circa 30 km e sulla D85 che corre lungo una bellissima
campagna, piena anche qui di colori. Attraversiamo il Petit Rhône su un
traghetto gratuito ma soprattutto sempre serviti da strade minori lontane
dal traffico, e dopo esser stati protagonisti del recupero di un simpatico
quanto spaventato cane che non riuscendo ad orientarsi correva avanti e
indietro unendosi a gente diversa ad ogni incontro. Finalmente l’abbiamo
consegnato alla padrona e forse abbiamo anche capito perché si era
allontanato; ma è finito tutto bene.
St. M./Mer è un bel centro costiero e come in tutto il
mondo nei giorni di festa diventa un concentrato di gente e confusione e
con l’aggiunta di una moltitudine di zingari; un cocktail che toglie
fascino e che ci fa sentire per questo un po’ a casa nostra; quindi, dopo
un rapido giro ed una breve sosta sul lungomare per uno spuntino, la
lasciamo in direzione Salin de Giraud, che raggiungeremo dopo uno sterrato
di circa 27 km che attraversa questa incantevole zona di paludi e
acquitrini di Camargue. Passiamo dopo i primi 8 km il faro della Gacholle
e continuiamo poi verso Faraman, uno spettacolo continuo di fenicotteri,
risaie e molti scorci davvero favolosi. Siamo così alla fine dello
sterrato e a Salin, da dove, dopo aver intravisto i cumuli di sale bianco
candido, puntiamo verso nord, ignari di ciò che poi avremo vissuto per
trovare da dormire. Oggi hanno incoronato la regina di Arles e non si
trova un buco per dormire. E in più, c’è un ponte di festa che fa muovere
tutta la Francia….Corriamo così verso Fiellouse e Villeneuve, senza
riuscire a trovare un posto e si decide quindi di raggiungere Arles,
prenotando il posto all’ostello. Ci arriviamo alle 19.15, grazie ad un
amico rider davvero gentile che ci porta fin davanti all’ingresso. Ci
sistemiamo e scappiamo in centro; stessa sorte anche per la cena che alla
fine, tra mille lamentele e dopo aver fanculizzato la cameriera di un
locale, consumeremo, in fretta per paura di restar chiusi fuori per la
notte, al café dove Van Gogh si tagliò l’orecchio nel lontano 1888….e ci
credo! Per mangiare ti fanno diventar matto!! Torniamo in camera per le
23, orario esatto di chiusura….finisco di scrivere alle 23.30. Buonanotte.
02/05/2008 ARLES – ÉYGUIÈRES km 68 – 4h20’ – Avs 15,4 – dsl 500 mt
Tappa davvero spettacolare (parlo come il Mauri…)!!
Colazione in ostello e piccolo tour per il centro di Arles e le sue
piccole viuzze. Cerchiamo così le strade minori considerando del traffico
sostenuto di questi giorni di festa in questa zona turistica. Prendiamo la
D33b da Pont de Crau, e corriamo in una campagna meravigliosa, calma,
ricca di colori e profumi, e foro per la prima volta; veloce pit-stop e
via di nuovo per le nostre strade, dove troviamo i resti di un acquedotto
romano ed il Moulin de Daudet, funzionante per la produzione di olio fino
al 1915 ed intitolato allo scrittore francese. Continuiamo quindi per
Paradon e per la D78d prima ed D78f poi saliamo all’incantevole Les Boux
de Provence, arroccata a 240 mt sulla collina; ahinoi, ci saranno migliaia
di persone e quindi scendiamo dopo uno spuntino sul prato a St. Remy,
grazioso centro e terra natale di Nostradamus, dove fa piacere perdersi
tra i suoi stretti vicoli sempre racchiusi tra le vecchie mura. Non
perdiamo però troppo tempo, e colti da un leggero panico da chambre,
prendiamo la D99, un bel viale alberato suggestivo quanto caotico ma più
veloce, per poi abbandonarlo dopo 8 km per salire sulle Alpilles, una zona
meravigliosa, dagli scenari incantevoli con una vegetazione rigogliosa dai
colori vivi e accesi. Bellissimo! Per la D24 prima e la D25 poi
percorriamo il paradiso dei ciclisti, incrociandone parecchi, ed una volta
scollinato, seguiamo a vista le rovine di Roquemartine fino ad entrare ad
Éyguières, che eleggiamo sede di tappa. All’ufficio del turismo una
bellissima ragazza ci dà indicazioni per le chambres d’hôtes e per
mangiare. Troviamo le camere appena fuori il centro in una vecchia casa
del XVIII° secolo. E c’è Vanille, una Labrador coccolona che mangia le
formiche….(€
65 la doppia). Ottima le due birre che con Massimo ci andiamo a fare in
centro ed ancor più sfiziosa la cena a base di Aϊolhi Provençale.
03/05/2008 ÉYGUIÈRES – AIX EN PROVENCE km 46 – 2h40’ – Avs 17,2 – dsl 0
Ci svegliamo col sole anche oggi per correre la nostra
ultima tappa e chiudere il bellissimo ed ampio cerchio attraverso i
territori di Provenza e Camargue; la signora di casa ci offre
un’abbondante colazione che divoriamo come nostra abitudine. Dopo i
saluti, in particolari a Vanille che ci resta un po’ male per la nostra
partenza, imbocchiamo la D17 che ci accompagnerà per questi ultimi 50 km
fino al capolinea; prima sosta a Salon de Provence, che è una bella
cittadine a soli 8 km di distanza, di cui ci godiamo il centro storico ed
il castello che conserva fedelmente il giardino botanico dove Nostradamus
curava le erbe medicinali e le piante che poi usava per le sue “pratiche”
e “pozioni”. Usciti dal centro, puntiamo quindi verso Pelissanne e da qui,
attraversando la campagna ancora generosa e meravigliosa allo sguardo che
può spaziare verso la Trévaresse davanti a noi e il Luberon dietro, verso
Éguilles, che ci fa ormai respirare la fine della nostra vacanza….Siamo
così ad Aix e recuperata la macchina, ci godiamo un ultimo tour in centro
storico prima del rientro in Patria!
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Tutto molto bene: il clima, il percorso, la compagnia, gli
alloggiamenti comprensivi di componente culinaria; un unico neo: con i
soldi della cartina del Dr Max ci veniva un’ottima bottiglia di Chateau
Côte du Rhône A.o.c. da stappare all’arrivo……merito alla Roby, come sempre
mia ottima navigatrice.Un ultimo ringraziamento ai miei compagni di
viaggio che con la loro presenza hanno firmato il nostro passaggio in
questo piccolo angolo di Francia ormai a noi non più sconosciuto!
E per una volta ancora, alla prox!!!
dai Naturaider Roby & Raf.
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VIAGGIO
ROAD BOOK: “Sicilia Barocca 2007”
(dei Naturaider
Roberta e Raffaele)
Dati tecnici:
Km tot. 507,7 – Tempo tot. 32h 45’ – Dsl tot. 4.740 mt.
 
“Una nuova idea, venuta un po’ per caso alla Roby, come
spesso accade ultimamente………e perché no, perché non concretizzarla?
Un’occhiatina nel web alla ricerca di un volo accessibile, e dopo
una breve indagine compriamo un Venezia/Catania di Alpi Eagles (o
quasi, Jetran Air) con trasporto bici e la prima notte in
masseria…ecco come è andata:”.
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Sabato 2/6/07 – Venezia/Catania/Caltagirone – Km 87 – 5h 10’ – Dsl
710 mt.
Sveglia all’alba! Piove, che strano. Ci organizziamo con le
bici e senza riuscire a bere neanche un caffè, siamo già
all’imbarco, in corsa per un posto in aereo. E’ mezzo vuoto, e tutto
sommato sarà un buon volo! Come si diceva, Jetran Air, compagnia
rumena. Sbarchiamo in leggero ritardo e montiamo le bici in
aeroporto. Siamo in sella alle 11.15, tardino. Appena fuori Catania,
che lasciamo in fretta, comincia a piovere. L’acqua ci accompagnerà
tutto il giorno, incessante, fino al nostro arrivo in agriturismo.
Percorriamo la SS 114, un po’ trafficata e colorita di un’infinità
di donnine!?! Davvero tante. Lasciamo la SS in direzione Palagonia,
passando per il lago di Lentini. Peccato non godere dei colori del
sole. Superata Palagonia ci aspettano gli ultimi 30 km verso
Caltagirone. Una strada molto piacevole che si arrampica in collina
fino ai 600 m. del paese. Qualche problemino a trovare l’agri, ma
poi il tutto viene ripagato dalla bellezza del posto; giù da una
ripida rampa ci attende un baglio davvero stupendo con tanto di
piscina. Doccia calda, una buona cena e ……… a nanna!!
Domenica 3/6 – Caltagirone/Sortino – Km 87,8 – 5h 30’ – Dsl 1.145
mt.
Giornata di grazia, e dopo una buona dormita, ci alziamo
senza la pioggia, dopo una nottata piena d’acqua! Il cielo sembra
avere un colore più umano di ieri, e c’è lo spazio per qualche
sprazzo di sereno. Ebbene, la pioggia oggi non la vedremo se non
dopo il nostro arrivo in agriturismo da Vincenzo e Nunzia a Sortino.
Dopo la colazione visitiamo Caltagirone, splendida cittadina
barocca, e restiamo affascinati dalla scalinata ornata di ceramiche,
diverse scalino da scalino, e che danno l’impronta a tutto il paese,
famoso in tutto il mondo. Sostiamo un paio d’ore perdendoci nei
vicoli e dopo qualche piccolo acquisto partiamo a mezzogiorno in
direzione Grammichele, bel piccolo centro di cui notiamo la
singolare piazza a pianta esagonale purtroppo trasformata in
cantiere dove spicca la Cattedrale, anch’essa in restauro. Ci
consoliamo alla pasticceria Sinatra che propone dolci e sfizi salati
notevoli.

Ripartiamo alla volta di Vizzini, che raggiungiamo grazie
alla favolosa SP 124 fuori dal traffico e con panorami sulla
campagna stile tosco/umbro dai colori e profumi incantevoli. Piccola
sosta decisionale in centro, ai piedi di un’altra bella scalinata
con gradini in ceramica, e dirigiamo le mtb verso Buccheri che non
offre molto se non la strada panoramica e di qui alla volta di
Sortino. Su consiglio di due signore del posto percorriamo una
strada provinciale chiusa al traffico per frana, non per noi, che ci
regala la vista sulla piana di Catania, sotto un cielo quanto mai
minaccioso. Siamo finalmente a Sortino, dopo un ultimo tratto di
piacevole discesa di una dozzina di km, dove anche il freddo si fa
sentire. Fortuna aver chiamato l’agri, che troviamo dopo qualche
peripezia ma felici, al termine di una discesa verso la valle dell’Anapo
di 5/6 km circa. Dopo averla faticosamente conquistata, perdiamo
così quota (dagli 850 m. ai 450 m. di Sortino fino ai 185 m.
dell’agri), pronti per il recupero di domani. Al nostro arrivo, i
nostri nuovi amici ci accolgono con un sorbetto di loro fattura al
limone. Doccia, comincia a piovere, cena in compagnia di Vincenzo,
ex rosso di ferro, nonché politico e amante dei libri e teatro, ora
fattore e pseudo cuoco/amante della vita free lance semplice, un
litro di rosso in compagnia, e a letto. Domani si vedrà.
Lunedì 4/6 – Sartino/Palazzolo Acreide – Km 40,3 – 3h 25’ – Dsl 780
mt.
Altro che se vedremo! Anzi, cominciamo a sentire i tuoni ed
il frastuono della pioggia già verso l’alba; ma la speranza non ci
abbandona: mera illusione; ci alziamo alle 8.15 sotto una pioggia
davvero copiosa. Intanto facciamo un’ottima colazione con Vincenzo,
che tirando su le spalle sembra quasi volersi scusare personalmente
per questo fuori programma non siculo. In compenso ci prepara una
stupenda merenda con marmellate di mandarini e arance rosse, miele
di zagara con tanto di arnie – una leccornia – ricotta di pecora
squisita, latte munto la sera prima per noi, caffè espresso e pane
caldo. A chiudere, dell’eccellente melone. La pioggia non smette, e
così per tutta la giornata. Si decide: partiamo verso la valle dell’Anapo,
sperando di poter vedere qualcosa e spingerci a visitare la
necropoli di Pantalica. Ma desistiamo ; con questa pioggia e freddo
non ce la sentiamo di addentrarci all’avventura in questo ambiente
di tufo. Continuiamo quindi a pedalare per Solarino sotto un diluvio
e le strade del paese si presentano invase da fiumi d’acqua. La
strada è comunque fin qui molto suggestiva, anche se non riusciamo a
godere della vista di questa stupenda valle a causa delle basse
nuvole grigie. Seguiamo il corso dell’Anapo in direzione di
Palazzolo Acreide, e la strada è ora in costante salita verso i 700
m. del paese barocco patrimonio (come gli altri 6 comuni della zona)
dell’Unesco, caratterizzato da questo stile architettonico.
La pioggia è ormai nostra compagna di viaggio, ed anche a
causa di una defaillance fastidiosa alquanto della mia fedele
accompagnatrice dobbiamo rivedere le distanze e decidiamo che la
tappa di oggi finirà qui a Palazzolo. Già, fin qui con il ginocchio
in quelle condizioni è stata davvero brava e non si è mai lamentata.
E’ una donna!!

Però avverto che il dolore è presente e si fa sentire
perché come capisco dai dati della giornata, la nostra velocità si è
ridotta notevolmente; ma lo tiene per sé……….Finalmente ci siamo;
entriamo in paese sempre lungo la SS 124 ed andiamo subito in cerca
del nostro B&B. Staremo in centro, e perciò niente agriturismo.
Dopo un po’, troviamo l’Attiko, grazioso e semplice, in
ottima posizione. Senza sfarzi la camera, ma con una terrazza
magnifica che domina l’intera valle ed il paese. Ci siamo fermati
verso le 14.30, e va più che bene così! Doccia calda, sistemazione
del bagaglio e giro in centro a caccia dei dolci e degli arancini
siciliani al Caffè del Corso. Tentiamo la visita ad Akrai, la zona
archeologica, ma il sito chiude ahimè alle 13. Peccato, sarà per
domani. Si torna in camera per poi andare a cena.
Che dire? Tappa breve, ma ugualmente impegnativa!! E
provante. Ottima cena, in un ristorante elegante dove ceniamo con
ravioli alla norma, dello spada e del tonno con balsamico e
pistacchi. Una squisitezza!!
Martedì 5/6 – Palazzolo A./Ragusa Ibla – Km 58 – 4h 15’ – Dsl 745
mt.
Wow! Miracolo! Ci svegliamo dopo una notte molto ventosa,
col sole……siamo increduli, ma altrettanto contenti. In fretta
scendiamo di nuovo al Caffè del Corso, convenzionato col B&B per la
colazione, e ci attende una favolosa granita al caffè con brioche.
Ci mettiamo anche un rinforzino e poco dopo siamo pronti per
partire. Ore 9.15.
Usciamo dal paese dalla zona archeologica e la strada che
ci attende è davvero incantevole, con indimenticabili scorci di
campagna sicula dai colori caldi e dalle sfumature tipiche dei
paesaggi toscani. Scendiamo così fino a S. Giacomo, da dove saliamo
verso Balata di Modica, alternando tratti di salita e di falsopiani
che ci regalano emozioni paesaggistiche molto rilassanti. Da qui, la
strada in discesa ci porterà prima a Modica Alta e poi in centro,
importante sito barocco da non perdere, che offre monumenti e
testimonianze molto preziose. Ci concediamo un paio d’ore alla
scoperta della città e quella che si presenta come minaccia di
tempesta, lascia solo qualche goccia e passa lasciando l’aria
piacevolmente rinfrescante. Verso le 14 ci muoviamo in direzione di
Ragusa Ibla dove arriviamo verso le 15.30. Con calma cerchiamo una
stanza in B&B, ed alla fine non sarà forse una scelta felicissima.
Il palazzo merita, ma la stanza a piano terra poteva essere
migliore. Vabbè!! Usciamo dopo una doccia, un gelato da Gelato
diVino, e via a perderci per le viuzze del centro storico. Il tempo
si è messo a posto anche se continua ad alternare molta variabilità.
Comunque pioggia scongiurata. Giriamo parecchio e andiamo poi a cena
al Barocco, su consiglio del nostro gestore di stanza. Cavati alla
norma, salsicce e mozzarelle ragusane, e nero d’avola. Si torna a
nanna. Per domani danno sole.
Mercoledì 6/6 – Ragusa Ibla/Scicli – Km 80,8 – 5h – Dsl 510 mt.
Come previsto, c’è il sole. Colazione a dir poco barocca, a
casa dei padroni di casa, viziati dai dolci dalle mille fattezze:
quelli con la sugna palermitani, quelli con la marmellata di pere
tipici della zona, quelli con il sesamo, e ancora il pane col
cioccolato, oltre a tutto il resto……due chiacchere e poi via. Sono
le 9.20 e siamo in strada verso il centro di Ragusa, che cercheremo
di lasciare in fretta: è più forte di noi, il caos non lega con la
bici e così cerchiamo la strada verso il castello di Donnafugata,
immerso nella campagna ragusana, un’oasi a dir poco irreale tra i
profumi ed i colori rurali con vista sul mare, un mare turchese che
pare essere a portata di mano; un incanto, così come lo è la storia
che lega il castello al suo nome. Visitiamo quindi l’ex residenza
della famiglia Arezzo e poi De Spucches ed ora di proprietà del
comune di Ragusa. Proseguiamo ancora lungo la stupefacente stradina
di campagna irish style in direzione S.Croce, ed alla fine ci
perderemo per poi ritrovarci nei pressi di Scoglitti. Giriamo quindi
le bici per seguire la litoranea, stavolta nella corretta direzione
di Punta Secca, patria del commissario Montalbano; un’emozione
trovarsi davanti alla sua casa, ora B&B, ma ancora luogo
incantevole. Proseguiamo dopo una breve sosta per Marina di Modica,
Donnalucata e Cava d’Aliga: dove ci fermiamo per la notte? Lungo la
costa, fuori stagione, è senz’altro diverso dai borghi barocchi
dell’entroterra, ci manca qualcosa. E allora si decide: si sale a
Scicli! Sarà la scelta migliore. Saliamo in paese, alla ricerca di
una stanza per la notte. Con l’aiuto di un vigile la troviamo, da
una sua amica, Pamela, una ragazza simpatica. Doccia e fuori a
scoprire il paese, anch’esso patrimonio dell’Unesco, in quanto
testimonianza barocca. Restiamo fuori a festeggiare con una cena
super in un super posto.
Giovedì 7/6 – Scicli/Marzamemi – Km 72,5 – 4h 30’ – Dsl 400 mt.
Ancora una giornata di bel tempo, ne approfittiamo per
partire presto, 9.15, dopo una colazione non proprio “alla grande”.
Saliamo il paese per prendere la vecchia strada più tranquilla verso
Sampietri, attraversando una bella campagna, con poco traffico.
Continuiamo lungo la statale che porta a Pozzallo, inspiegabilmente
segnalata panoramica, ma di fatto trafficata e affatto bella.
Attraversiamo la città, seguendo un bel lungomare, e proseguiamo la
strada costiera, adesso più invitante e decisamente migliore
facendoci pedalare sul mare. Non è ancora stagione ed è un po’
triste vedere un paesaggio desolato. Meglio così: cosa può essere ad
agosto?? Attraversiamo una zona umida, lambendo stagni e pantani,
prima di arrivare a Pachino, patria del vino e dei pomodori, come
recita il cartello all’inizio del paese. Sono le 12.30 e abbiamo
percorso 50 km. Ora ci fermiamo per il caldo; sosta al panificio,
interessante come tutti gli altri, e poi bibita in pasticceria.
Ripartiamo verso Portopalo e Capo Passero, sulla costa, piccoli
borghi di pescatori e di vacanza, per chiudere la tappa a Marzamemi,
che come Portopalo ci presenta una bellissima vecchia tonnara ormai
in disuso, adibita a struttura ricettiva dove però non riusciamo a
trovare posto per la notte. Ripieghiamo così sull’Albergo la
Conchiglietta, un ** dignitoso, con tanto di terrazzetta sul mare.
Qualche ora di spiaggia e primo bagno in acque sicule; fredda ma
cristallina. Giro per il villaggio e cena nella magnifica piazzetta
della tonnara.
Venerdì 8/6 – Marzamemi/Noto – Km 28,3 – 1h 45’ – Dsl 300 mt.
Beh, che dire; tappa, anzi, minitappa di spostamento, e
perché no, di relax, con colazione parzialmente in terrazza e finale
in piazzetta al bar Ciàloma. Partenza verso le 10, in direzione
Vendicari, attraverso una rilassante campagna. Poi, sulla strada
principale fino all’ingresso dell’oasi dove, all’altezza
dell’agriturismo il Roveto (bellissima masseria che domina l’oasi),
riusciamo a prendere una strada minore. Lasciamo le mtb all’ingresso
e ci avventuriamo all’interno dove visitiamo la vecchia tonnare, la
torre sveva e l’oasi nel suo fascino naturalistico. Ci concediamo
così mezza giornata di relax con bagni di sole e di mare. Verso le
15 siamo di nuovo in strada verso Noto, che raggiungiamo dopo poco,
catturati dal traffico lungo una strada che poco ci fa apprezzare la
quantità dei limoneti che la bordano. Troviamo subito il nostro
stupendo B&B, in pieno centro storico. Lasciata l’idea di andare a
Noto Antica su segnalazione di Gek, padrone di casa, ci inoltriamo
tra le vie ed i palazzi barocchi del centro. Gelato al Caffè Sicilia
e cena all’osteria del Crocefisso, forse la migliore dal nostro
arrivo in Sicilia. Rientro giusto in tempo di scrivere questi
appunti prima di crollare e spegnere la luce.
Sabato 9/6 –
Noto/Siracusa – Km 53 – 3h 10’ – Dsl 150 mt.
Ottima dormita! Facciamo colazione nel salone del B&B con
l’ultima granita mandorla/caffè e cornetto e per l’ultima tappa del
nostro tour, incamminandoci di buon’ora verso Avola, utilizzando una
comodissima e vecchia strada provinciale, alta rispetto al paese e
poco trafficata, che in breve tempo ci porterà direttamente al
centro della patria del vino “Nero d’Avola”, facendoci deliziare la
vista con agrumeti ed ulivi magnifici. Passiamo Avola, che alla fine
non ci regalerà altre emozioni, ed imbocchiamo la trafficata ma
ahinoi unica statale verso Siracusa. La abbandoniamo fortunatamente
dopo 6 km in direzione Fontane Bianche, luogo di mare e di
villeggiatura siracusano, carino, ma soprattutto comodo per evitare
il traffico. Seguiamo la costa fino quasi a Siracusa, dove nel cuore
di Ortigia, centro storico barocco davvero notevole, sul mare,
incontreremo Daniela, che ci terrà compagnia e ci ospiterà per la
notte. Sistemata la partita “bici”, recuperati gli scatoloni e
macchina per l’aeroporto per domani, ci immergiamo ormai scarichi di
pensieri nel cuore della città, dove ceneremo scortati dalla nostra
“guida”. Proprio una bella giornata prima del rientro a casa, che
possiamo dire di aver gestito – io e la mia ormai inseparabile
compagna e compagnia di viaggi/avventure, incazzature e quant’altro
di negativo non mi accorgo di avere e di essere – davvero alla
grande!! Contenti di essere partiti, e non per merito mio, ma perché
no, anche di essere tornati dopo questa bella pedalata barocca, ci
prepariamo a pensare e progettare qualche altro giro. Alla prox!
La cosa più figa? Atterrare, uscire dall’aeroporto e rimontare le
bici per l’ultima decina di km fino a sotto casa…….!

Ciao e buone avventure a tutti Roby e Raf |
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