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LA DIRETTA NEWS
« La vita in
Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila
chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso
dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di
regalarci come Paradiso »
(Fabrizio De André, 1996)
La gara partirà da Marina Piccola zona di Cagliari
alle 05:00 del 24 settembre 2010
Ente Foreste
Un ringraziamento Particolare all'Assessorato del
Turismo che ha appoggiato con entusiasmo questo progetto e all'Ente Foreste
nella figura del Presidente Salvatore Paolo
Farina che con grande impegno e disponibilità ha dato la
possibilità all'evento Naturaid di percorrere le piste e passare in parchi e
aree uniche e speciali.



Soccorso Alpino
e Speleologico
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Vi aspettiamo alla prossima Avventura 2011 "Sardegna di Emozioni"
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1°NATURAID SARDEGNA 23 set. 21:00
Incominciato il
Naturaid Sardegna 2010 con le verifiche nell’anfiteatro di Marina Piccola a
Cagliari. La giornata era splendida e un mare cristallino invitava ad un
tuffo alla gioia. Presenti 24 atleti che partiranno domani mattina alle
05:00. Presenti le tre ragazze che sembravano le più rilassate mentre tra
gli uomini giravano voci di strategie e tattiche. Ci aspettiamo una grande
gara. Raffaele Vergella, 2 volte vincitore del Naturaid Marocco, Silvio
Duchi grande protagonista alle 24 ore ritornato alle gare dopo un incidente
alla schiena, Daniele Modolo esperto di gare avventurose, Lorenza Menapace
campionessa di MTB e sicuramente anche tutti chi altri partecipanti ci
faranno divertire. Un dispiacere per l’assenza di Mauro Miorelli per
problemi di malattia e del campione sardo Giorgio Carta per la rottura del
polso, sicuramente avrebbero dato emozioni al pubblico che segue. Un grosso
augurio di ritrovarli ai prossimi appuntamenti.
Buona Notte
Poche ore al Naturaid Sardegna 2010
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Film entra
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23:35
Tutti dormono a Marina Piccola nelle
sale messe a disposizione dalla Lega Navale
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e tra poche ore ci sarà la colazione
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Partenza Film >
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Sentiero Film >
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Qualcuno dorme profondamente. |
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Guado Film > entra

Il
vincitore Matteo Melis

De
Keukelaere Johan

Duchi
Silvio e
Verzella Raffaele
Il loro
arrivo
Film

1a donna
Lorenza Menapace e Mauro
Occhi

Daniele
Modolo


Verso il CP
Film > entra
ARRIVI
FILM > entra
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1° Matteo Melis 40 ore, 2° De
Keukelaere Johan 40 ore 3
min, 3° Duchi Silvio, Verzella Raffaele (Non presente alla premiazione)
40 ore e 44 min Arrivo Silvio Duchi e Raffaele
Verzella Film
Il vincitore Matteo Melis vince
anche l'iscrizione al Rally di Sardegna 12-18 giugno 2011 offerto
gentilmente dagli organizzatori
www.rallydisardegnabike.it
(BELLISSIMA GARA A TAPPE)

4i Lorenza Menapace e
Mauro
Occhi 44 ore e 35 min,
1a donna Lorenza Menapace vince un Viaggio Weekend per 2 persone
offerto dall'Agenzia Viaggi Briscoli e un piatto in ceramica decorato a mano
offerto da Usai
Doriana ceramica artigianato tradizionale Assemini

5° Daniele
Modolo 47 ore e 15 min
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6° Desmedt
Gunther 52 ore,
7° De
Boever Jurgen 54 ore
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NEWS >entra
I film nelle varie
situazioni anche quotidiane
di questa Avventura
1
Naturaid Briefing a Marina Piccola
2
Naturaid Sardegna, il briefing alla Marina Piccola
3
Naturaid Sardegna, la colazione, la partenza
4
Naturaid Sardegna, la colazione, la partenza
5 Naturaid
Sardegna partenza venerdì 24 ore 5 del mattino
6
Naturaid Sardegna partenza venerdì 24 ore 5 del mattino
7
Naturaid Sardegna partenza venerdì 24 ore 5 del mattino
8
Matteo Melis poco dopo l'arrivo a Marina Piccola
9
Andrea Doro batte il 5 con il belga
10
Maurizio discorso premiazioni
11
Premiazioni
Naturaid Sardegna
12
Premiazioni Naturaid Sardegna
13
Premiazioni
Naturaid Sardegna
14
Premiazioni
Naturaid Sardegna
15
Premiazioni Naturaid Sardegna
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Vi aspettiamo alla prossima Avventura "Sardegna di Emozioni"

Il percorso
ingrandisci
Grazie di cuore a tutti quelli che ci
hanno aiutato e sostenuto:
- Fabrizio Saiu (SMTB)
- Davide Murgioni (SMTB)
- Salvatore Mallica
(SMTB)
-
Wlady Scalas (SMTB)
- Livio Masala (SMTB)
- Daniele Maiorino (SMTB)
- Maurizio Fadda (SMTB)
- Sergio Soro
- Massimo Farris
- Gianni Casu (Presid.
Polisportiva Isili)
- Manuela Spiga
- Efisio Solinas
(infermiere)
- Hotel Sant’Angelo
e Chicca Siri (ristoro CP 2)
- Comune di San Vito
(gazebo CP3)
- Pro-loco San Vito
(ristoro CP3)
- Giuliano
Meloni (organizzatore-coordinatore CP 3)
- Zuncheddu Giuseppe
(ovile-cancelli di S.Vito)
- Comune di Tertenia
(sala consigliare CP 4)
- Pro-loco Tertenia
(ristoro CP 4)
- Corias Cesare
(organizzatore, accoglienza ristoro CP 4)
- Vittorio Merlo (CP
4)
- Comune di Ulassai
(rifugio S.Barbara CP 5)
- Franco Cogusi
(coordinatore CP 5)
- Comune di Gairo
Taquisara (spogliatoi campo sportivo CP6)
- Bruno Salis
(accoglienza-ristoro CP 6 Gairo Taquisara)
- Comune di Seui
(sala vecchio comune CP9)
- Vigile comunale
Luciana CP 9)
- Mauro Morelli e
Vania Peretti (CP 9)
- Comune di
Perdasdefogu (palestra CP 11)
- Luca Corgiolo
(ristoro CP 11)
- Patrizio Lai,
Mario Lai, Angelo Palmas (Aree Private e cancelli)
- Salvatore Dessì
(CP 12 ovile)
- Comune di
Villasalto (palestra CP 13)
- Assessore allo
Sport Sandro Lorrai
- Polisportiva di
Villasalto (ristoro CP 13)
- Nicola Cotza
(coordinatore-organizzatore CP 13 Villasalto)
- Comune di Sinnai
(stanza e area Anfiteatro CP 15)
Altri
aiuti:

Soccorso Alpino
e Speleologico
- Tutti gli amici
del Soccorso Alpino e Speleologico della Sardegna e i loro infermieri.
- Targhe 2° e 3°
classificato: R.A.S. Assessorato alla Programmazione - On. La Spisa
- Premio 1° donna
piatto in ceramica decorato a mano
offerto da Usai Doriana ceramica artigianato
tradizionale Assemini
- Premio 1° donna,
viaggio weekend per 2 persone offerto da VIAGGI BRISCOLI (Riva del Garda
TN)
- Premio 1° assoluto
ISCRIZIONE RALLY DI SARDEGNA 2011
- Premi
tecnico-sportivi Techno-bike Assemini di Giorgio Carta
- Pacco premi
atleti: R.A.S. Ente Foreste – Presidente Salvatore Paolo Farina
- Pacco premi
atleti: R.A.S. Assessorato al Turismo On. Sebastiano Sannittu
(Particolar. Sig. Giampiero Cocco dell’Uff.
del gabinetto dell’Assessorato)
- Location Marina
Piccola: Lega Navale (Sede, spogliatoi, docce)
- MOTOMAR SARDA Sig
Gianni Onorato (ANFITEATRO-PORTO A MARINA PICCOLA)
- Maurizio Zedda
(Coordinatore Lega Navale,
WWW.ZEUSCANOE.COM)
- Organizzazione
accoglienza, rinfreschi, colazione, pasta-party, premiazioni, ecc.:
Lisa, Gesuina, Roberta, Federica.
- Gli sponsor
MONTURA, VIAGGI BRISCOLI, ORTLIEB, WWW.SARDINIAMOUNTAINBIKE.IT,
- Tutti gli atleti
- La Sardegna, tutta
la sua natura e naturalmente il buon Dio!
VI ASPETTIAMO PER IL 2°NATURAID SARDEGNA.


Noi ci stiamo preparando per
partire e voi?
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AGGIORNATE
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Primi
commenti e considerazioni |
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Devo fare veramente i complimenti a tutti gli
atleti che hanno affrontato con determinazione il NATURAID SARDEGNA 2010, un
percorso lungo e impegnativo e reso ancora più difficoltoso dalla pioggia
del primo giorno, dai tratti in notturna e dalla difficoltà di orientamento
insita nelle caratteristiche del nostro territorio.
Ma in particolare devo elogiare tutti
gli atleti sardi che hanno dimostrato una preparazione o comunque una
forza di volontà fuori dal comune, spesso facendo “gruppo” unendo le forze e
facendosi compagnia, altre volte affrontando anche lunghi tratti in
solitaria.
E voglio elencarli tutti, a partire da
Matteo Melis,
il più giovane degli atleti partecipanti con i sui 24 anni, iscrittosi quasi
all’ultimo momento, che ha dimostrato più di tutti una forza e caparbietà di
andare avanti al di là della stanchezza e del sonno (non si è mai fermato a
dormire!), con la scelta intelligente di unirsi, senza mai mollarli, a due
dei più forti atleti presenti, Silvio Durchi e Raffaele Varzella, che lo
hanno “traghettato” sino al penultimo CP poi, vistosi superare dal forte
belga Johan, ha rotto gli indugi e si è lanciato all’inseguimento nella
discesa verso Sinnai, dove non aveva più bisogno del road-book, e tra il CP
15 (Sinnai) e l’arrivo, lo ha superato arrivando PRIMO ASSOLUTO con 40h 0’,
dandogli anche 3’ di distacco. Per la cronaca, Silvio e Raffaele sono
arrivati terzi a parimerito.
Pierpaolo Sulis,
dopo Matteo è l’unico sardo che ha completato l’intero “percorso lungo” di
433 km in 55 h, grandissima prestazione!
Luigi Olla
che ha resistito insieme a Pierpaolo sino al CP 13 di Villasalto (solo 363
km!) e che ha abbandonato per i forti dolori alle ginocchia che lo
tormentavano già dai CP precedenti.
Poi abbiamo il gruppo del “percorso
corto” di 330 km (corto per modo di dire!) arrivati tutti assieme in 47 h e
16’:
Amos Cardia,
che ha affrontato tutte le tappe con una calma e una leggerezza come se
stesse facendo una delle sue escursioni.
Michele Casu
(alias Casum72), non ci sono parole, ha detto tutto lui nel suo dettagliato
resoconto. Aggiungo solo i complimenti per la preparazione atletica che hai
dimostrato.
Roberto Cotza (alias Roby..), il nostro unico
grande atleta del gruppo SMTB presente alla gara, che ha sorpreso tutti
(penso anche se stesso!) con una prestazione superba, instancabile e
costante CP dopo CP sino al traguardo di Marina Piccola. Grande Roby!!!
Marco Melis,
il nostro Sindaco “estremo” che dopo il Rally di Sardegna ha voluto
cimentarsi con successo anche in una competizione come questa, totalmente
diversa perché in autosufficienza ed in tappa unica.
Grande determinazione anche per altri
due atleti che hanno abbandonato dopo 246 km ma che si sono fatti altri 120
km di asfalto per arrivare con le proprie bici sino a Marina Piccola
(secondo me avrebbero anche completato il percorso!):
Elisabetta Mosso,
triatleta ma alla sua prima esperienza con gare in bici di lunga distanza,
l’unica donna sarda che ha avuto il coraggio (e che coraggio) di affrontare
una competizione dura come questa. Sempre con il sorriso e con un’energia
invidiabile (anche dai maschietti!)
Michele Pinna,
che è sceso dalla sua Arzana con l’amico Marco Melis per affrontare questa
prova, che ha fatto gran parte della gara con Elisabetta, con grande
cavalleria, condividendo sino all’ultimo questa esperienza.
Voglio anche dire
che anch’io, anche se non ho potuto partecipare (e vi garantisco che la cosa
mi è costata!), mi sono divertito ugualmente veramente tanto, osservando gli
atleti nei vari passaggi ai CP riuscivo a percepire gli umori, gli
entusiasmi, le paure, i dubbi, un po’ di tutti ma anche nelle varie attività
con l’organizzazione degli spostamenti, i soccorsi, gestendo gli stessi CP e
anche restando solo isolato come nell’ovile a Murdega (al CP 12) ho trovato
dei momenti positivi, forse sono questi che mi hanno sostenuto nei 3 gg dove
ho dormito solo 45’. E ho visto che questi sentimenti gli hanno provati
anche tutti gli amici che ci hanno dato una mano, nonostante l’impegno e la
stanchezza, si respirava un entusiasmo generale. Voglio ringraziarvi tutti,
anche a nome di Maurizio, anche in questa sede, sia gli assistenti ai CP, i
ragazzi del Soccorso Alpino e tutti gli altri che in varia maniera ci hanno
aiutato, senza stare qui ad elencare tutti (ma qui potete trovare tutto
l’elenco
http://www.mauriziodoro.it/NATURAID%...%20DIRETTA.htm),
GRAZIE a TUTTI
Antonio Marino
(tracciatore ufficiale)
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N°22
Casu Michele
Ha completato il giro di 320 km e
7300 m di dislivello in 47h16min
Per chi ha voglia e la pazienza di
leggerlo:
RESOCONTO DELLA GARA NATURAID SARDEGNA 2010
PARTENZA-CP1
Dopo una notte insonne per colpa del pavimento duro, di un russatore belga e
delle zanzare assassine con solo 2 ore di riposo nel sedile di dietro della
mia macchina, mi sveglio alle 4 del mattino e partiamo alle 5 con un cielo
coperto ma una temperatura estiva. Mi accodo al gruppo di testa per i primi
30 Km di pianura ma a metà della salita li lascio andare e rallento e
aspetto 2 ragazzi continentali per procedere con loro (il mio intento è
risparmiare luce perchè non so quanta autonomia abbia) ma dopo una curva in
un tratto in discesa li perdo di vista vado giù veloce ma non li vedo più e
quindi mi assale il dubbio di aver sbagliato strada torno indietro ma trovo
la coppia belga che scende e quindi li seguo. Hanno il mio stesso ritmo
chiacchero in inglese con loro (che fatica per me!) e li seguo fino al CP1
che raggiungiamo dopo un bellissimo single in discesa.
CP1-CP2
Tappa facile sia per il fondo che per il dislivello, pedalo insieme ai 2
biker del Belgio che mi fanno da guida! Infatti uno dei 2 è molto bravo a
leggere il roadbook anche perchè ha memorizzato tutte le coordinate segnate
nello stesso prima della partenza, ha poi 2 ciclocomputer e il portamappa in
una posizione comoda e facilmente leggibile. Tutte cose che io non ho.
Arriviamo insieme fino all'Hotel S. Angelo.
CP2-CP3
Parto dietro al belga ma dopo neanche 20 metri di discesa perdo il roadbook
(MIA DISPERAZIONE PER TUTTA LA GARA), perdo 10 ' per trovare uno spessore
che lo fermi al mio portamappa artigianale ma li raggiungo dopo qualche Km e
fino al Km 11 sto dietro a loro. Il fondo è sconnesso sassoso e sporco di
rovi, macchia mediterranea e quant'altro e quindi duro anche se la pendenza
non è tanta. Si arriva all'ovile dove inizia la discesa ma dopo pochi metri
un tintinnio fastidioso mi costringe a fermarmi. I 2 perni che ancoravano il
portapacchi anteriormente al telaio si sono sganciati. Le 2 viti si sono
allentate per le vibrazioni. Quindi 5' di imprecazioni anche perchè inizia a
piovere, 10' per prendere il multi attrezzo, riavvitare, fissare la sacca
stagna con l'elastico, stavolta facendolo passare davanti al tubo
reggisella, riattaccare il faretto al casco che nelle manovre di manuntenzione straordinaria della bici si era staccato dopo forse 20-30'
riparto in solitaria finche all'inizio del single che scende a San Vito
trovo Amos ed insieme lo percorriamo. Il single è bello ripido tecnico e
viscido la bici è pesante inguidabile quindi scendo dominando la voglia di
lasciare andare i freni che mi passa dopo 2 cadute. Ma anche a piedi è dura,
scivolata delle scarpe sulla roccia umida, la ruora anteriore si punta su
una pietra e la bici si ferma e ferma anche me da una caduta in avanti ma
rimedio un discreto colpo di pedale alla tibia destra. Che dolore! Con
cautela arriviamo a San Vito. Amos si accomoda su una sedia e insieme
facciamo razzia di viveri e non paghi andiamo al bar a berci io un caffè e
lui un the. La pioggia si fa più intensa e la temperatura scende un po'.
Incerata e si parte dopo una bella pausa in cui è mancata solo la birretta
defaticante.
CP3-CP4
Una delle tappe più emozionanti. Partiamo con Amos da San Vito fino a Quirra
e poi verso Torre Murtas in un leggero saliscendi fino al mare. Per quanto
il cielo sia coperto il mare si offre al suo spettacolo di colori, calmo e
fermo con dietro un orizzonte che sembra continuare con la cupola del cielo.
Da qui fino alla marina di Tertenia il percorso è sassoso ma piacevole, il
paesaggio è parzialmente rovinato da dei cavi che lo percorrono sulla
sinistra , ma l'odore della pioggia e del mare rendono impercettibile la
fatica. Amos ha difficoltà a cambiare marcia per via dei guanti bagnati
quindi decide di fare un fuoco per asciugarci. Quindi troviamo della legna
asciutta facciamo un fuoco lungo il sentiero e ci scaldiamo e asciughiamo i
guanti. Le mie mani sono in fase di macerazione come dopo un bagno di 3 ore
e mi fanno male, il fuoco risulterà fondamentale. Arrivati alla marina
inizia la salita partiamo insieme ma dopo pochi metri perdo di vista Amos
continuo col mio passo e arrivo alla sala consiliare di Tertenia e mangio a
sfinimento. Sto bene le gambe in quella salita costante si sono come
rigenerate: l'umore è alle stelle e sono deciso a fare il giro lungo: Perda
Liana aspettami. Amos non arriva parto ci sono ancora 2 ore di luce e le
voglio sfruttare bene.
CP4-CP5
La tappa più formativa. Dalle stelle alle stalle. Si potrebbe riassumere
così. Parto e via circa 10 km in salita fino al parco eolico le gambe stanno
bene, trovo il ritmo giusto e arrivo all'asfalto all'imbrunire e al tratto
su sterrato al buio. Guidare al buio è bellissimo, ogni tanto qualche
uccello notturno, pipistrello mi gira attorno ma la discesa è bella e vado
veloce. Ho qualche problema a mantenere il fascio di luce del faro sul casco
più avanti possibile, il che mi costringe ad una posizione anomala del collo
le cui conseguenze ancora pago anche mentre scrivo. Al KM 22.92 l'errore. Il
mio ciclocomputer è approssimativo segna circa 26 e quindi giro a destra
dove non avrei dovuto (questo errore è stato fatto da quasi tutti quelli che
mi hanno seguito al buio) faccio 400 mt trovo un segnale procedo per un 1 km
finche la sterrata invece di trasformarsi in asfalto si restringe e finisce
davanti ad una recinzione dopo avermi fatto passare tra felci alte mezzo
metro bagnate. NOn fa niente risalgo di mezzo Km trovo i segnali ma mi
indicano la strada che ho appena fatto riscendo cado mi rialzo e frugo tra i
cespugli sempre più bagnato e infreddolito. Risalgo. Incomincio ad avere dei
dubbi. Su tutto. Incomincia ad insinuarsi, complice il freddo ed una velata
disperazione, nel mio cervello la psicosi: qualcuno ha spostato i segnali!
risalgo trovo una biforcazione procedo per 500 mt ma non trovo segnali.
Ritorno indietro delirante e al buio. Il primo pacco batterie della headlamp
si è scaricato, la luna c'è ma a tratti e non è affidabile, a volte mi
illude che ci sia qualcun'altro. Il cellulare non prende. Mi viene anche
l'idea di riposarmi dentro un casolare ma ci ripenso. Risalgo su verso il Km
22.21 e cerco un segnale....nel mio cellulare. Finalmente il cellulare
prende chiamo Antonio ma il cell non funziona, qualcuno lo ha manomesso!,
provo 2-3 numeri niente di niente. Poi riesco a chiamre uno del soccorso
alpino per farmi dare il numero di Maurizio. Niente. Riprovo a chiamare
Antonio stavolta il cellulare funziona: ho sbagliato strada! e quei segnali
li avevano messi inizialmente loro ma poi avevano rinunciato a farci
percorrere quel tratto perchè temevano che qualcuno si perdesse. Parole
sante. Torno indietro dopo 2 ore di freddo e oscurità e rotazione vorticosa
di didimi. Dal tratto 22.92 in un attimo arrivo al CP 10, di transito, e da
li inizio la salita verso Santa Barbara, illuminato dagli occhi delle mucche
che riposavano lungo la strada. Arrivo alle 23 e vedo le auto parcheggiate
ma non capisco dove sia il CP. Entro in una casetta con la porta aperta, non
c'è nessun segnale e all'interno c'è una persona che dorme (che sia un
rifugio?) quindi esco. Sento delle voci vicine, busso ad una porta in un
casolare adiacente e becco una comitiva di ragazzi alticci che spuntinavano
in allegria e immaginatevi cosa tutto hanno detto quando mi hanno visto
entrare con casco e faro a led in testa acceso e domandargli "è questo il
check point?". Il più sobrio mi dà la risposta rientro nella porta
precedente sveglio i presenti e mangio 2 piatti di pasta fredda, poi trovato
il gas, accendono i fornelli per scaldare altra pasta e ne approfitto per
scaldarmi anche io. Mi cambio la maglietta , mi mangio un altro piatto di
pasta stavolta caldo. Arriva un belga che mi dice di aver fatto lo stesso
errore e decide di coricarsi. Io aspetto gli altri ma non arrivando nessuno,
opto per riposare un po' nel rifugio vicino, su un comodo letto. Purtroppo
manca l'acqua calda e la luce, ma soprattutto non ho una salopette e delle
mutande di ricambio (grave errore). Mi lavo come posso. Dormo fino alla 6 e
30 e sperimento il disagio di rimettermi addosso una salopette bagnata,
cerco compagni di viaggio ma mi mandano letteralmente a cagare
(bonariamente). Esco fuori e c'è un ventaccio. Colazione e via. Vado in
solitaria verso il CP10 e da li inizio il giro "breve".
CP10-CP11
Succede di tutto. Questo taglio di circa 100 km mi porta a contatto, per
poco, coi gruppi avanzati del giro lungo, in particolare con la Menapace e
M. Occhi che mi superano in un tratto in salita dopo avere schivato
l'ennesima mandria di mucche. Da qualche Km battagliavo con la scarpetta
avendo perso una vite che tiene la tacchetta sottosuola, quindi mi fermo
stringo l'altra vite la riallineo ma si aggancia soltanto perchè al momento
dello sgancio ruota e lo impedisce. Che palle! Mai vista e sentita una cosa
del genere. Procedo per non perdere tempo senza agganciarmi col piede
destro, seguo un singletrack lungo una vigna entro in proprietà privata e
ritrovo la coppia che sembra essersi persa. Alla fine, dopo alcuni giri a
vuoto risulterà che la strada era giusta ma il proprietario si era scordato
dell'accordo con l'organizzazione e il sindaco del paese e aveva chiuso il
cancello. Saltato si inzia la salita su asfalto verso Perdasdefogu sto
dietro a quelli bravi per un po' ma poi ci rinuncio per via del pedale
destro. Mi fermo e tolgo l'elastico, apro la sacca stagna la svuoto tolgo la
bustina con le viti da 5 che un mio amico mi aveva consigliato di portarmi e
aggiusto la tacchetta. Per la prima volta nel mio bagaglio pesante trovo
qualcosa di utile. Arrivo a Perdas e ritrovo per un attimo la coppia di cui
sopra che riparte subito.
CP11-CP12
22.95 km dislivello in salita 233 m. Lungo il poligono militare. Penso: una
passeggiata. INVECE. Un sali- scendi con vento contrario in un paesaggio
surreale con mucche, immancabili, e carcasse di carriarmati e altri mezzi
militari abbattuti, posti di blocco, rocce colorate di giallo e vegetazione
bassa. Un altopiano desertico con un dedalo di strade che si incrociano. Mi
arrangio col roadbook non avendo a disposizione il ciclocomputer. Sbaglio
solo una volta, per il resto del percorso seguo le tracce delle altre bici e
le S disseminate lungo le sterrate. Un tratto suggestivo consisteva nel
passare dentro o attorno a delle buche o crateri fatti da missili o bombe.
Poi ad un tratto si entra in un bosco ed inizia un tratto in discesa, quasi
3 Km, ghiaioso e sassoso che guido divertendomi davvero ormai abituatomi al
peso della bici, costretto a qualche stop solo per il dolore alle mani e ai
polsi. Arrivo all'Ovile dove mi aspetta un Antonio Marino solitario.
Parliamo un po' e poi riparto.
CP12-CP13
Tappa dura 33 km con 1124 d.l. 2 lunghe salite in mezzo il guado del
Flumendosa. Iniziano i problemi al soprasella, cioè alle mie natiche.
Sedersi sulla sella è una fitta lancinante, il fondello umido da diverse ore
e il movimento ritmico della pedalata hanno creato un disastro in regione
perineale. Da qui in poi pedalare sarà una sofferenza soprattutto su settero
sassoso o accidentato. Da segnalare un bellissimo single in discesa "il
sentiero del minatore". Il resto è salita su sterratona in mezzo alla
miniera di Antimonio Su Sergiu. Arrivo a Villasalto dove alla partenza
incrocio Amos a cui dico di raggiungermi durante la prossima tappa per
procedere insieme. Sono in solitaria dalla mattina alle 7 e sono solo le 18
e mi aspettano ancora 2 tappe dure.
CP 13-CP14
SOLO 23 Km con d.l di 671 mt. Il vento è fortissimo, il corpo e le gambe non
si scaldano e a tratti le raffiche ti costringono a rallentare o fermarti.
Mi fermo più volte per vedere se arriva la cavalleria ma non arriva nessuno.
Per 6 km si scende su un single tecnico ma dal km 8 al km 12 inizia un
interminabile e ripido singletrack a tratti lungo il dirupo a tratti
impercettibile perchè coperto dalla vegetazione di cespugli e spine. In
parte fatto a piedi, un po' per i dolori (salire e scendere dalla bici è una
agonia), un po' per l'imbrunire e la scarsa lucidità, un po' per la
pendenza. INTERMINABILE. Poco prima del km 14.70 al buio, erano le 20.30,
cerco come riferimento un antenna che non riesco a vedere. Vado avanti torno
indietro, finchè non passa un pick up bianco. Qui inizia una scena
grottesca:
2 pastori increduli: ti sei perso? io: no. 2P: dove stai andando? io: non lo
so emmmmm, (guardo il roadbook è il mio traguardo era zona isolata seguita
dalle coordinate). 2P: allora ti sei perso. Spiego che è una gara che ho una
mappa da seguire gli leggo le indicazioni e capiscono perfettamente dove
devo andare. 2P: ma sei sicuro di trovare qualcuno. Non c'è nessuna luce,
non è che i tuoi amici se ne sono andati? ma dove sei diretto. Io a Sinnai e
poi a Cagliari. 2P: boh! va be seguici che ti portiamo al punto dove sei
diretto.
Partono col Pick-up e via all'inseguimento dello stesso "a tutta" dopo circa
10' con media da giro d'Italia si fermano. Uno dei due mi rassicura: fidati
conosciamo il posto e mi da tutte le indicazioni mentre il vento mi asciuga
il sudore e incomincio a cagar....dal freddo. Dopo 10' di vento e monologo
scendo verso la caserma forestale Monte Genis. Spettacolo tra cervi e
cinghiali e i lori occhi sparsi intorno alla mia strada. A qualche metro dal
CP si scaricano le luci, cambio di batterie e via verso il CP. Arrivo al
punto e trovo una macchina con su scritto "DIREZIONE GARA" vuota. Incomincio
ad urlare "c'è nessuno?". Disperazione e di nuovo la psicosi: i 2 pastori
hanno ucciso il ragazzo dell'organizzazione, ecco perchè mi chiedevano
sogghignando se ero sicuro di trovare qualcuno e ora sono nascosti dietro
gli alberi ed è il mio turno. FREDDO FREDDO FREDDO E TROPPI THRILLER. Faccio
per tornare indietro ed incrocio una macchina con 2 dell'organizzazione.
Mangio qualcosa, mi copro chiedo spiegazioni sulla prossima tappa e decido
che sia oltre che prudente anche più divertente farla con qualcuno. Aspetto
circa 1 ora ed arrivano i sardi Amos Marco e Roberto e Modolo (di Cortina).
Si parte.
CP14-CP15
29 km con 584 d.l in salita e 1057 in discesa. Tutto il dislivello
concentrato in 2-3 km in una rampa che sale diritta sulla cresta di Genna
Funtana. Nonostante 2 dei miei compagni di viaggio siano del posto e lo
conoscano perfettamente sbagliamo strada, Roberto di Villasalto va in crisi
di panico ma tornando indietro riprende l'orientamento e l'equilibrio, è
veramente un attimo perderlo, e poi troviamo i segni. A 900 mt di altezza il
vento è violento, riesci a percepirne la forza perchè le torcie illuminano
il pulviscolo che trasporta. Finalmente inizia la discesa. una sassaia lunga
ben 14 km con in mezzo una salitella. Più volte mi fermo per i dolori al
collo e alle mani. Arrivo a Sinnai. Brevissima sosta e via verso Marina
Piccola.
CP15-ARRIVO
19 km 0 dislivello in salita. Trenino e via all'arrivo, dove ci aspetta
Maurizio. Poi bagno doccia e 2 ore di sonno sul pavimento della lega navale.
Al risveglio saluti caffè e via 220 Km per sassari stavolta in auto.
Cosa ho imparato?
cambiare sella
appendici sul manubrio
portamappa congruo
più autosufficienza nelle luci
2 ciclocomputer e gps con inseriti tutti i waypoint
cambio completo
pasta di fissan
Cosa conservo?
gli occhi della notte
la paura e la solitudine
il mare da Quirra a Tertenia
il deserto del poligono militare e la bellissima discesa fino all'ovile
gli amici del viaggio Amos e Marco e Roberto e il calore di tutta
l'organizzazione, del soccorso alpino e l'entusiasmo di Maurizio e Antonio.
Ciao a tutti
Naturaider
Casu Michele |
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MOMENTI DI GARA
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Commenti e considerazioni
Ciao
Mauri, appena rientrato e giá a capofitto sul lavoro,
voglio lasciarti due righe, prima che la memoria delle parole,
sbiadisca, (solo quella) i ricordi resteranno per sempre.
Ho conosciuto Maurizio e Il Naturaid nel 2007 per me e Davide la
prima esperienza in autonomia in Marocco, esperienza dura ma
indimenticabile, (ma questa è un altra storia) L' anno successivo
pronto al via (purtroppo solo come giudice di gara) sempre in
Marocco. Dal 2007 un crescendo di emozioni. Rientrato dal Marocco,
assieme a Davide, abbiamo iniziato ad immaginare un Naturaid, peró
in Sardegna, nella nostra terra ricca di sentieri e di paesaggi
mozzafiato. Devo dire che non c'è voluto molto per convincere
Maurizio che la cosa si poteva fare. In poco tempo si è passati
dall'idea alla pratica. Ci mancava ancora un elemento FONDAMENTALE,
una persona che conoscesse il territorio come le sue tasche. L'amico
Antonio Marino, l'uomo dei sentieri e delle varianti ai sentieri.
Coinvolto Antonio, che anche lui non si è fatto pregare tanto,
qualche giorno dopo eravamo giá sui sentieri di casa ad esplorare
alcuni tratti. Devo dire che a questo punto la mia partecipazione,
per cause di forza maggiore, si fa sempre piú rada, e limitata ad
alcuni aspetti logistici, e non a quelli piú duri ma divertenti
della tracciatura del percorso, fino ad arrivare alla partenza.
Della gara che dire....... Bravissimi tutti chi si affaccia ad una
competizione unica in Europa come questa, merita giá di per se un
plauso enorme. C'è chi (i piú forti, e come dimenticare le piú forti
) partecipa con l'ambizione di arrivare con i primi, e chi cosciente
dei propri limiti, di allenamento, di forma fisica, affronta la gara
come sfida personale. A tutti va un ringraziamento, perchè la
riuscita della manifestazione passa attraverso Loro.
Devo dire che come giudice di gara, mi sono divertito (anche se ho
dormito solo qualche ora in due giorni e mezzo) ne è valsa la pena,
ho conosciuto gente fantastica che condivide la mia passione, ho
conosciuto Campioni e Campionesse di questo sport.
Spero di ritrovarvi tutti alla prossima occasione, e grazie ancora
per regalare pillole di emozioni.
Vi lascio con un album fotografico, relativo ad una delle prime
esplorazioni, di un pezzo del percorso che ha poi fatto parte della
gara, la data è nov 2008, e Antonio Marino era piú giovane :-)
http://cid-51ba8ab9d6e051e6.photos.live.com/browse.aspx/.res/51BA8AB9D6E051E6!880
ciao Naturaider Fabrizio
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NEWS >entra
MOMENTI DI GARA
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NEWS >entra
….LA MIA AVVENTURA….SELVAGGIA
N°2 4a
Lorenza Menapace
44 ore e 35 min
Riscoprire
nuovamente una donna che non credevo più d’essere è bello ed al contempo
difficile da ammettere.
Naturaid Sardegna 2010
10.000 metri di dislivello, 430 km e oltre…
Arrivo a Marina Piccola il
pomeriggio del venerdì dove mi accoglie Mauro. Mi riconosce subito, io
immediatamente no, un sorriso e ci si avvia all’ombra di un ombrellone
presso un bar nell’attesa che arrivi Maurizio, il Direttore di gara.
Seduti al tepore di questo
caldo pomeriggio di fine estate ci raccontiamo le nostre esperienze in bike
sorridendo dei piccoli aneddoti che ci accomunano. Il bianco anfiteatro che
ci accoglie si affaccia sulla bellissima spiaggia di Poetto dove dei ragazzi
stanno giocano a canoa polo…il calore rilasciato dal marmo bianco ci
riscalda mentre effettuiamo i controlli dell’attrezzatura.
Il mio sguardo si volge
spesso verso l’orizzonte alla ricerca di quelle montagne che mi stanno
aspettando ricche d’imprevisti e sorprese.
Nel tardo pomeriggio il
breafing è finito e mi aspetta la serata pre-avventura in compagnia d’amici
…con sorrisi e piccole tensioni e la “non certezza” di partire l’indomani
mattina.
Nelle tre settimane
precedenti il mio fragile corpicino ha affrontato la 24h della Rendena in
solitaria con 450 e più km percorsi…. Dopo soli 10 gg la 12h di Dro con
altri 260 km percorsi, tanto dislivello nelle gambe, ed ora…dopo 5 gg
un’altra avventura, … e temo di “saltare”.
La nottata trascorre
tranquilla e cosi suonata la sveglia, parto verso Marina Piccola. Una brezza
fresca accoglie i Naturaider e li saluta al via della loro scoperta. Ore
5.00 del mattino ….VIA!….in gruppo ben compatto e chiaccherando percorriamo
il primo tratto della nostra infinita strada.
Viaggiamo tutti a buon ritmo
sorridenti, visi nuovi, visi conosciuti e meno conosciuti….Un dolce
chiacchierio accompagna il rumore delle catene e dei deragliatori che
seguono il fluido andamento della strada.
Poi piano piano con
dolcissima naturalezza il gruppo prende diverse forme e si separa. Io
percorro i primi CP con i primi uomini, il ritmo è bello mi piace, mi
diverto e con loro mi sento sicura.
L’ambiente si presenta già
ostile e selvaggio rispetto al Naturaid Trentino….Le spine dei rovi mi
graffiano le gambe facendole sanguinare, poi un ramo mi colpisce in pieno
causandomi un brutto taglio sulla gamba… “..ma VIA! Non posso rallentare o
perdo il gruppo! Rimarrei sola!”
Percorriamo diversi km,
credo un centinaio attraversando ovili, facendo scappare molti capi di
bestiame…le salite si susseguono con fondi scivolosi e smossi da rendere
difficile l’avanzare anche a me che amo le salite…si fa giorno ma la
giornata uggiosa rende l’ambiente un po cupo.
Poi, finalmente,
sopraggiunge la vista del mare…mentre sulla mia pelle scorre ormai da
parecchie ore una leggerissima pioggia, non posso non fermarmi. Mi fermo,
respiro…faccio qualche foto e di lì a poco sopraggiunge Mauro, colui che
sarà il mio involontario “collega” di avventura/ disavventura.
Ci scambiamo due battute e
ripartiamo insieme ad altri 3 ragazzi. Il nostro ritmo è simile, i nostri
sguardi captano gli stessi elementi, piante, colori, luci e poi l’attenzione
per il road book (l’unico compagno inseparabile d’avventura) è similare.
Sintonia!
Pedaliamo km e km
scambiandoci pensieri emozioni, di vita, di gare passate e del percorso che
stavamo cercando di completare partecipando a questo Naturaid e cosi
preoccupazioni si susseguono a risate e sorrisi.
Perdiamo e recuperiamo
compagni di cammino ma io e Mauro rimaniamo sempre insieme aiutandoci a
vicenda e ponendoci come primo obiettivo lo stop con breve pausa il CP8.
Verso le 01.30 a.m.
arriviamo al CP8, un piatto di pasta bollente e poi ci mettiamo a riposare
su dei letti in legno in una stanza dall’odore di chiuso nella quale stava
già dormendo qualcuno dell’assistenza, adibita a dormitorio all’interno di
una caserma forestale.
Un’ora di sonno ed è ora di
partire. Usciamo e il maestrale decide di spezzare e rendere ancora più duro
in cammino.
Verso le 22,00 della notte
precedente avevamo perso più di un ora e mezzo al CP6 perché abbiamo perso
la via …troppo, ma manteniamo la quarta posizione assoluta, io avanzo sempre
prima donna con una dolcissima serenità data da una luna incantevole che
accompagna il mio avanzare.
Il vento taglia le guance, è
freddissimo ed entra anche nella ventina che copre il mio corpo, le labbra
si screpolano ed intorno a me le foreste si susseguono a punti dove la
sabbia sembra riportarci in un deserto.
Buio più assoluto, non si
vedono le tracce blu a terra che ci aiutano a capire che siamo sulla strada
giusta, è quindi fondamentale seguire i km parziali per non perdersi, siamo
nel nulla, solo qualche animale ci tiene compagnia, gli occhi che nel buio
si illuminano quando le nostre frontali li abbagliano.
Il vento non ci da’ tregua e
continua a rallentare il nostro avanzare.
Al mattino l’alba
sopraggiunge, mentre stiamo avanzando su una delle rare salite in asfalto.
Il freddo è pungente e quasi insopportabile, nemmeno i gambali bastano per
levarmi di dosso questo gelo.
Di giorno i miei occhi
scorgono infiniti paesaggi che CP dopo CP cambiano di forma, gli odori di
menta, rosmarino e curry (almeno credo) sono gli unici elementi a tenerci
compagnia in questa terra selvaggia, poi qualche teschio d’animale, e ancora
qualche capra che scappa al nostro arrivo.
Poi sopraggiunge di nuovo
l’arsura e il passaggio di un guado in discesa mitiga le temperature dei
nostri corpi e dei nostri freni, Mauro non sta benissimo ha un inizio di
crampi che con tenacia vuole far passare. Gli passo qualche integratore e
piano piano riprende il suo ritmo.
Le
cose sembrano andare bene finché, verso le 15.00 del pomeriggio del sabato,
accade che i miei freni posteriori si bloccano completamente durante un
single track. La ruota si blocca, non ho pastiglie di riserva, il mio
Naturaid è finito, devo affrontare altri 80 km di cui 21 di discesa…..come
posso solo con li freno anteriore?
Mauro mi aiuta a levare la
ruota dietro e tutto il gruppo pastiglie, la bike è pesante, molto
pesante….ho 4 km di salita per arrivare al CP …nel salire penso di spostare
il freno davanti dietro visto che la discesa non è tecnica ma veloce.
Cosi lascio Mauro, salgo di
fretta, incontro soltanto un piccolo anziano dalla pelle bruciata dal sole
con un lenzuolo sulla schiena carico di fieno, lo saluto con un allegro
“BUONGIORNO”, mi risponde “AIO”…sorrido e proseguo verso il punto di
controllo per cambiare il pezzo senza far perdere tempo al mio compagno di
DISAVVENTURA!
Salgo, mangio di fretta
quasi nulla…esco e spazzata sempre da un maestrale fortissimo sposto le
pastiglie dal freno anteriore al posteriore, riempio le borracce di acqua e
integratori, rubo ancora di fretta una mela che infilo nel taschino della
maglia e scappiamo verso gli ultimi CP.
E’ il tardo pomeriggio del
Sabato e non immaginavo tanta fatica, tanto camminare, tanto spingere la
bike per arrivare a concludere questo Naturaid, tra i consueti rovi, pietre
smosse che tagliano le caviglie e in mezzo al nulla, non una luce che ci
permetta di capire dove siamo.
Il penultimo CP è in mezzo
al nulla, ci attende una macchina, non una tenda, nulla….con una brioches e
un po’ d’acqua, la temperatura raggiunge credo i 5 gradi…ed io e Mauro siamo
esausti ci aspettano gli ultimi 10 km di salita ininterrotta, tra il nulla
più assoluto.
Sono circa le 22.00 e
davanti a noi si inerpicano mulattiere che raggiungono il 35% di pendenza,
…..solo le nostre flebili luci, le labbra che facevano male causa il forte
vento….le braccia che non avevano più la forza di spingere.
Arriviamo in cima a quella
che credevamo dovesse essere l’ultima cresta, la luna proietta le nostre
ombre a terra, il vento non mi permette di stare in piedi, mi siedo a terra
accovacciata per non sentire il freddo e guardo la mia ombra su quei sassi
che forse i miei piedi non toccheranno mai più, alzo gli occhi al cielo e
vedo una luna circondata da nuvole spazzate da un maestrale cosi intenso da
apparire quasi una tempesta, eppure il cielo era sereno.
Destra, sinistra, destra,
sinistra, saliamo… poi 100 metri di discesa poi su ancora, Mauro mi chiede
qualcosa per coprirgli il capo aveva la fronte gelida e non avendo nulla
tolgo l’antipioggia del marsupio anteriore e se lo infila sotto il casco, è
cosi buffo e tra una risata e l’altra scendiamo verso la costa.
Da qui l infinita discesa
che ci porterà a Marina Piccola (Cagliari), freddo pungente, i freni che
temo saltino da un momento all’altro, non finisce più, non finisce
più…vediamo finalmente delle luci sulla costa un poco si rilassiamo, Mauro
forse troppo, e preso da una crisi di sonno rallenta la sua discesa, mi
fermo e cerco di svegliarlo…piano piano si riprende e con una fatica estrema
si arriva a Sinnai (ultimo CP)….da li al nostro traguardo solo una serie di
rotatorie e tratti di asfalto, sono le 1,00 a.m. ci fermano i carabinieri
che cercano di capire cosa stiamo facendo….due battute, sono gentilissimi, e
ripartiamo verso il lungo mare.
Piano mi rilasso e capisco
di essere andata oltre il limite, non fisico, ma mentale di me stessa.
FREDDO, SOLITUDINE, VENTO,
SASSI E SABBIA POI IL CALDO….mille continenti in uno attraversati in poco
più di 44 ore di cammino, non verso quel porticciolo sul mare, ma un cammino
in me stessa, alla ricerca di una calma e di un autocontrollo talmente
naturale che nemmeno mi sono accorta di avere.
..io la piccola Principessa
(ho un po’ la puzza sotto il naso) Lorenza in una terra selvaggia che mi
appartiene più di quanto io potessi immaginare.
…..grazie al mio
corpicino che non mi ha abbandonata, grazie alla mia testolina che mi ha
guidata, grazie al mio cuore che mi fa sognare….perchè i sogni colorano la
vita e mi hanno permesso di vivere questa splendida avventura
Ciao a tutti Lory
Saluti
e ringraziamenti dall'organizzatore Maurizio Doro

1° ottobre 2010
"Sono
passati diversi giorni, è terminato il Naturaid Sardegna 2010,
ma non il “Naturaid”, quello è un sogno che continua,
va coltivato e lo si può realizzare tutti i giorni, è “l’Esplorazione
Personale”.
Dire bella gara sembra essere troppo riduttivo, grande esperienza per tutti
sembra essere troppo generale. Ognuno ha fatto il suo viaggio-esplorazione,
la sua avventura, ognuno ha saputo valutare la propria prestazione e ha
saputo giustamente premiarsi, tenendo conto del proprio sincero e intimo
giudizio.
Sfortuna, bravura, capacità, coraggio, sincerità, onestà, correttezza,
serenità.
Naturaid non è trasformazione dei propri
valori perché siamo nell’evento, ma è la continuità del nostro essere nella
vita. E’ un piccolo tassello della grande piramide e il sogno è raggiungere
la cima o cercare di vederla.
Mi ero seduto, per scrivere un lungo
comunicato riguardante “la gara”. Ho già cambiato idea. Non ho vincoli con
nessuno e nessuno aspetta un mio resoconto.
Voglio parlare di me per salutare
e ringraziare tutti.
5 anni fa ho raggiunto quest’isola “Famosa”, tante
erano le incertezza, ma immenso e profondo era il sentimento che mi ha
portato. Ho lasciato la regione in cui vivevo, il Trentino, “Perfetto”,
terra con pochi difetti.
Tra
i miei ricordi e oggetti ho ancora una rivista di montagna, ben tenuta, di
ALP, datata circa 20 anni fa, l’ho conservata perché all’epoca, da
scalmanato esploratore, percorrevo fiumi con la muta e le corde, quello che
ora si chiama Canyoning.
Un articolo parlava di un’ esplorazione di 2 giorni nelle gole di Gorrupu a
bordo di piccoli canotti e calate in corda doppia, mi affascinò e mi dissi,
“un giorno voglio andarci”.
Devo essere sincero, abito vicino a Cagliari, mi sono avvicinato a queste
gole ma non le ho ancora percorse,
MA LA MIA RIVISTA C’E’ ANCORA ED E’ LI NEL MIO CASSETTO.
Sara un caso, ma ora vivo in Sardegna.
Un sogno a portata di mano che forse non
realizzerò mai, è come un portafortuna, intoccabile e da conservare bene.
Questo evento, Naturaid Sardegna è per me un ringraziamento a tutti, a chi
ha partecipato e a chi ha contribuito avvicinandosi ed aiutando.
E’ stato un bel premio per me vedere la grande partecipazione delle
istituzioni e ancor di più delle stesse persone che si spogliavano del loro
solito ruolo che occupano nella vita normale e accoglievano questa nuova
corrente sportiva-esplorativa-avventurosa con grande entusiasmo offrendo
tutta la loro disponibilità e accoglienza.
La Sardegna è accoglienza.
Sono
partito da casa, ma sono ritornato a casa. Qui in Sardegna ho trovato amici,
gente cordiale, tutti pronti a offrirmi la loro essenza. Non mi sono mai
sentito solo, perché ora mi sento come se fossi nato qui. Da sempre sulla
mia isola.
Ho imparato molto stando vicino a loro. Il mio carattere curioso ed
esuberante voleva assaporare e conoscere nel più profondo la storia di
questa terra, le sue genti e le sue tradizioni.
Forse non tutto condivisibile, ma è molto importante conoscere la storia per
capirne ora le ragioni e la cultura.
Mi sento un “Bracconiere di vita che ha bisogno di
bere emozioni”.
Ho viaggiato molto all’interno su piste e sentieri, dall’Iglesiente al
Campidano, dalla Barbagia al Supramonte, ho conosciuto diversi luoghi e
sentito tante storie.
Antonio, Tore, Sergio, Fabrizio, Davide e tanti
altri sono stati i miei maestri.
Ho visto e camminato su Nuraghi abbandonati di 3500 anni fa e ho visitato
le “Tombe dei Giganti”
Ho conosciuto e sono rimasto affascinato dalla storia delle miniere e del
“Direttore” che aveva potere assoluto.
Ho
incontrato pastori e ovili arroccati e nascosti nelle gole che conducono una
vita dura
Ho conosciuto il vero rispetto dato a su “Ziu”
Ho ascoltato le storie degli anziani “Minatori, emigrati per lavoro e per la
guerra”
Ho partecipato alle feste di paese con le loro bandierine appese da un
balcone all’altro e dove i “maialetti” girano sulle braci all’aperto.
Ho incontrato con bracconieri e forestali.
Ho saputo e letto del banditismo, del brigantaggio, dei rapimenti, di Mesina.
Ho visto gli incendi.
Ho conosciuto l’uso del coltello “Sa Pattada”. Il “Codice Barbaricino”
Ho scoperto una tradizione profonda e antica “S’Accabbadora”. Che io
considero, molto personale e di elevato livello nel rispetto più intimo per
la vita e il dolore.
Ho saputo della legge delle “Chiudende”.
Ho scoperto la cordialità e la disponibilità dei sardi.
Il mare e la “Tonnara”
Le spiagge e le golette.
Mi sono emozionato.
Questa
è la Sardegna e io mi sento veramente parte e lei è il mio organo vitale.
Ecco, con il Naturaid Sardegna volevo far conoscere la “Mia Vera Sardegna”,
le forti emozioni che regala e farvi portar via il ricordo piacevole delle
sue genti.
E’ stato veramente emozionante per me vedere i miei amici del continente
raggiungere il Naturaid in Sardegna, gli amici che non mi hanno abbandonato
e che hanno creduto in questa nuova esperienza.
E stato bello accettare le iscrizioni dei ragazzi sardi che si sono
avvicinati per la prima volta ad un evento unico nel suo genere ma anche
accettare il loro giudizio, comunque sono sempre il TRENTINO VENUTO IN TERRA
SARDA!!!!!
Devo dire veramente grazie ai miei amici sardi Antonio e quel giovanotto di
Fabrizio che hanno insistito perché il Naturaid esplorasse anche la Sardegna
e regalasse gioia a noi organizzatori e ai partecipanti.
Devo solo dire: grazie Sardegna mi hai regalato
un’emozione per la vita.
Ciao a
tutti, Mauri
Aspettando la prossima luna piena per il 2° NATURAID SARDEGNA
NEWS >entra

WWW.NATURAID.COM
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Il Naturaider
Michele Casu, ha scritto questo per condensare le emozioni di questa
avventura che è stata per lui il NR Sardegna
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Gli occhi della notte
(NR sardegna 2010)
Sebbene la notte sia orfana del sole
ha le stelle e la luna,
le strade di notte hanno solo oscurità
ombre nere proiettate nel buio
io ho la mia luce che proietta un cono
oltre è ancora più scuro
oltre non c'è nessuno.
La mia luce trema e confonde i contorni
le ruote girano, i freni fischiano
per l'umidità
intorno la natura non dorme
nascosta dall'oscurità si allontana
dai rifugi del giorno.
La mia luce entra nei suoi occhi
e ritorna riflessa nei miei
mi accorgo di un mondo dimenticato
non ostile nè indifferente
che ci circonda circondato.
Io uomo sto nel cuore della terra
coperto dalle ombre della notte
lungo una strada che taglia questo mondo
lunga una ferita chiamata civiltà
a fare domande che loro non fanno
ad inseguire un qualcosa che loro non sanno.
Negli occhi della notte
che non sapevo
che avesse
ho scoperto l'istinto di vivere
che non sapevo
di avere.
__________________
N.22 Casu Michele 1.10.2010 |
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Belle e profonde riflessioni del
Naturaider Silvio Duchi N°21 3°
classificato in 40 ore e 44 min

Buio è il mattino,
buia è la notte,.....
buia è la sera che accoglie me e
Raffaele all’arrivo a Marina Piccola. Chiedo subito quante ore ci abbiamo
messo, non so più neanche capire da quanto sono in sella. Claudio mi dice
poco più di 40, evvai è un successo anche se so che non ho vinto.
Potevo
farcela, potevamo farcela io e Raffaele, certo. Ma Matteo ha sangue più
giovane ed è giusto così.
Porca miseria, ma il belga che dorme e si riposa come avrà fatto? Noi ai
check point sempre primi e lui dietro, poi ce lo vedevamo sbucare alle
spalle, magro, esile, ad un passo dall’abbandono.
Invece. Invece un corno, quello lì è
fatto di ferro dicevamo, quanta invidia per quei sessanta chili scarsi con
tanti cavalli in corpo.
Fatica, tanta, fame, e chi la sente,
sudore, dove? Ovunque, ma è la molla che ci fa andare avanti, sempre, testa
bassa e pedalare.
Ho passato un’estate problematica, ho
fatto un sacco di visite specialistiche, la schiena non mi ha mai lasciato
fare, ma io “chissenefrega” non ho voluto e non voglio mollare. Volevo
arrivare, sì volevo anche vincere non lo nego, ma la mancanza di un po’
d’esperienza ci ha fatto perdere due/tre ore che potevano portarci a Marina
Piccola prima di tutti. Raffaele e Silvio, Silvio e Raffaele e poi Matteo,
il giovane, l’inesperto, è rimasto con noi sempre nonostante io non avrei
scommesso un centesimo sul fatto che con la forcella rigida ce l’avesse
fatta. Tenace, giovane ma allenato, ecco il suo segreto, oltre ad essere del
posto e, dunque, avvantaggiato nel finale non tanto dal fatto di essere di
Cagliari quanto dall’avere ancora tanta birra in corpo.
La gara? I posti? E chi li ha visti,
cervo a parte che c’è saltato giù da un costone il venerdì? Li abbiamo
“sentiti” più che altro, li abbiamo vissuti intensamente durante il nostro
passaggio, ne abbiamo colto le mille sfumature, le sfaccettature più ardue,
i tratti più estremi. Estremi, già, come questa terra che non ti regala
niente se non un’infinita bellezza fatta di paesaggi che fai appena in tempo
ad archiviare nella tua mente, prima di tornare a pensare chi sei, cosa stai
facendo e soprattutto perché.
Perché ho deciso di venire qua, perché
faccio queste cose, perché non riesco a farne a meno. Perché andrò in
Marocco anche se l’ultima volta mi sono detto che…
Buia
è la notte, buio è il mattino, buia è la sera. Venerdì piove, sabato c’è il
sole, pedaliamo.
Su e giù per sentieri e mulattiere,
accanto ad alberi e rovi, nuraghe e storia millenaria di popoli sconosciuti,
selvaggia bellezza e fascino immenso che non facciamo neanche in tempo a
portare connoi perché siamo già arrivati. Ecco, è finita, la stanchezza
arriva in un attimo ma prima andiamo a mangiare. Dopo i complimenti, le
pacche sulle spalle, la doccia. Poi il letto, quello che per 40 ore ho
sognato intensamente, dopo aver mandato a quel paese tutti e tutti ed
essermi detto perché.
Grazie, sincere, a tutto e a tutti. Ho
vissuto un’altra splendida avventura alla ricerca di me stesso, dei miei
limiti, del mio essere biker. In fondo questo è la vita, giusto?
Capire fin dove ti puoi spingere,
sempre più avanti, sempre più in fondo alla tua anima, scoprendo fin dove il
tuo fisico ti porterà. Stavolta mi ha portato in una terra che avevo visto
solamente due mesi prima con tutte le comodità di una vacanza. Esperienza
assoluta ed indimenticabile, sia la prima sia la seconda, dagli agi alle
spine, ai rovi, ai sassi, alle pietre, al sudore ed alla fatica. Perché si
può capire la vita anche vivendola intensamente in sella ad una mountain
bike, dove le emozioni ti sono trasmesse dal cuore e dalle mani.
La mente, quella sola, farà il resto.

Ciao Sardegna, a presto.
Grazie ai pastori che nei chek point negli ovili ti offrivano tutto e di
piu', grazie all'organizzazione, grazie a mia moglie ed ai miei bambini che
mi sopportano in queste avventure demenziali, ma forse di demenziale c'e'
poco o ci sono io!.
GRAZIE MAURI
Ciao Silvio |
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Resoconto del Naturaid Sardegna
2010 di Amos Cardia
N°8 Amos Cardia
Ha completato il giro di 320 km e
7300 m di dislivello in 47h16min
Il
NatuRaid Sardegna 2010 per noi inizia prima, molto prima della
partenza di venerdì 24 settembre. Inizia più o meno a gennaio, con
l’idea di partecipare e la ricerca degli sponsor, un’attività mai
condotta in cui siamo dei principianti assoluti. Dopo numerosi
tentativi andati a vuoto, cui però facciamo seguire progressivi
aggiustamenti, a luglio riusciamo a concretizzare e così, adesso,
sappiamo fare anche questo.
La nostra preparazione, fisica e tecnica, ci preoccupa ma non
troppo. Da tempo viaggiamo in bici per conto nostro in situazioni
molto simili a quelle del NatuRaid. La differenza è la grande
quantità di chilometri da percorrere in poco tempo, sfruttando il
più possibile anche la notte, quindi pedalando per molte ore al buio
e rinunciando a dormire come si dovrebbe. Ci alleniamo al meglio di
quanto possiamo, miglioriamo l’attrezzatura e quel che è fatto è
fatto. Dovremmo comunque essere in condizioni migliori di tanti
altri partecipanti che, come noi, sono al loro primo NatuRaid.
Arriviamo al raduno a Marina Piccola, la sera prima. Si soppesano
umori, conoscenze e biciclette, si osservano le soluzioni tecniche
di ciascuno. Non sembriamo messi male, ma qualcosa si può
migliorare. Per togliere un po’ di peso e di attrito decido di
eliminare la borsa al manubrio e di metterci soltanto un leggio in
cartone plastico. Lascio la bici lì, torno a casa, lo costruisco e
lo monto la mattina alle 4.30, mezzora prima della partenza. Le bici
dei veterani non sono poi tanto leggere, i più leggeri sembrano
proprio Gigi, Piero e il cagliaritano Matteo Melis, il più giovane
fra tutti i partecipanti. La bici di Mauro Occhi sembra
pesantissima, ma questo non gli impedirà di fare una buona gara. Nel
suo caso, il peso è anche quello dell’esperienza, arriva in Sardegna
fresco dal Mongolia Bike Challenge.
Chi arriva da lontano, da Arzana al Belgio, rimane a dormire a
Marina Piccola, sul pavimento del locale in cui abbiamo cenato e in
cui faremo colazione la mattina dopo alle 4. Noi che arriviamo da
vicino, da Cagliari a Sinnai, torniamo a casa a dormire e ci
mettiamo la sveglia alle 3.30. Io sono a letto dalle 22, ma per
l’emozione non riesco a dormire, mi addormento soltanto alle 2 e
dormire un’ora e mezza, nell’ultima notte utile, non è un buon modo
per cominciare il NatuRaid. Ma ormai ci siamo, quel che è fatto è
fatto.
Partenza
(Cagliari) - CP 1 (Bau 'e Arrèxini)
Bisogna
percorrere tutto viale Poetto e la litoranea fino a Geremeas, poi si
sale a Su Suèrgiu Mannu, Sa Corti e Codoleddu. Da Marina Piccola a
Geremeas procediamo tutti uniti in gruppo, a fare l’andatura davanti
ci sono Raffaele Verzella e Lorenza Menapace, nessuno li supera e
nemmeno li affianca. Sono loro i favoriti, sfidarli sin da adesso
non avrebbe nessun senso, così, appena dietro la loro ruota, c’è un
muntone fittissimo e per un po’ ce ne stiamo buoni al centro.
Poi, alla ricerca di un po’ d’aria, abituati agli spazi sconfinati
del Sarrabus e del Gerrei e a pedalarci in assoluta solitudine,
insieme a Matteo ci mettiamo appena dietro Verzella e Menapace,
impazienti che cominci la salita e la selezione.
A Su Suèrgiu Mannu comincia la salita ma non la selezione, c’è
ancora il muntone e allora, sempre con Matteo, andiamo
davanti, forti anche del fatto di non avere bisogno di controllare
il roadbook per sapere dove andare. Il muntone sembra
disfarsi, ma non più di tanto, a venti metri da noi ci sono ancora
tutti e i veterani non hanno nessuna intenzione di lasciarci
scappare. Così, negli ultimi tornanti dopo Sa Corti, Verzella
acchiappa Gigi, Piero e Matteo e, poco più indietro, mi affianca
Silvio Duchi.
Silvio vuole vincere e sembra preoccupato dalla nostra
intraprendenza, dice che a vincere sarà Verzella e che non crede che
Gigi, Piero e Matteo possano reggere con lui per molto tempo. Lo
rassicuro che, fra loro tre, almeno uno reggerà, e i fatti mi hanno
dato ragione. A gara finita lo ammetterà lui stesso nel suo
resoconto: «Matteo, il giovane, l’inesperto, è rimasto sempre con
noi, nonostante io non avrei scommesso un centesimo sul fatto che
con la forcella rigida ce l’avrebbe fatta. Tenace, giovane ma
allenato».
Siamo ormai al check point, la squadra Cardia-Olla-Sulis, più Melis
considerato simpatizzante, vince al traguardo del primo check-point.
Scrive Maurizio Doro in diretta: «Dopo i primi 44 km. di gara i
primi ad arrivare sono il gruppetto dei sardi, motivatissimi a
tenere alto l'onore in casa, gli animi sono sereni e dopo un breve
rifornimento d'acqua ripartono decisi. Hanno una media di 17,5 km/h».
In realtà non ci sono classifiche di squadra né di tappa, ma una
cosa bisognava farla, per la squadra e per gli sponsor, e l’abbiamo
fatta. Adesso la gara può cominciare.
CP 1 (Bau 'e Arrèxini) – CP 2 (Hotel Sant’Angelo)
Ho tenuto il ritmo alto di Gigi, Piero e Matteo fino a Bau ‘e
Arrèxini per tenere unita la squadra, ma so benissimo che non posso
viaggiare a lungo a quelle medie. Tanto vale che li lasci andare,
ormai è giorno, e mi fermi al check-point a sistemarmi, senza
preoccuparmi se nel frattempo mi passano davanti quelli che erano i
nostri inseguitori. Riprendo da solo e fino ad Arcu su Cabriolu non
riesco a raggiungere nessuno, mi sto già rassegnando ma ecco che
alla sbarra di Buddui trovo Mauro Occhi e Michele La Rosa fermi a
interpretare il roadbook. Li rassicuro e continuiamo insieme, ma la
discesa molto tecnica verso Casa Sulis ci separa nuovamente. Mauro
davanti, che ha la bici ammortizzata e si può permettere velocità
più alte, io in mezzo, che me la cavo anche con la bici rigida, e
Michele dietro, che pur avendo la forcella ammortizzata non se la
sente di andare veloce.
Il tratto successivo, costituito da sterrati e da strade asfaltate
secondarie, mi permette di riprendere Mauro quasi subito e insieme
arriviamo all’hotel Sant’Angelo. Abbiamo percorso ormai 74 km., gli
propongo un merito caffè al bar dell’albergo ma è irremovibile, mi
dà appena il tempo di prendere due integratori e di mettermi in
tasca due pezzi di crostata. Ci raggiunge Michele e questo fatto gli
mette ancora più fretta, sono pronti a ripartire, Mauro mi chiama e
io obbedisco non so perché.
CP 2 (Hotel
Sant'Angelo) - CP 3 (San Vito)
Mauro non ha accettato il caffè, non l’ho bevuto neanche io e
intzandus custa mi dda pagat, mi sento autorizzato a fare il
parassita, sto dietro a lui e a Michele senza navigare, anche quando
c’è da trovare il sentiero guadando l’Ollastu. Un tratto difficile,
lì ha perso molto tempo anche il gruppo di testa, composto da
Verzella, Gigi, Piero, Matteo, Silvio ed Enza Menapace. Lo intuiamo
perché ne sentiamo le voci, sono ancora vicini, sarebbe una bella
fortuna se sbagliassero ancora e li raggiungessimo. Ma non succede,
il sentiero è molto tecnico, è la vecchia strada mineraria che porta
a Mont’‘e Narba. Io, Mauro e Michele stiamo uniti, il tecnico
rallenta tutti e rende meno evidenti le differenze di velocità, ma
appena torniamo sullo sterrato e inizia la salita verso la caserma
forestale il discorso cambia. Abbiamo fatto quasi 100 km., non so
dove trovino le forze ma Michele e Mauro allungano decisamente e io
rimango indietro. Spariscono, tanto che, verrò a sapere dopo,
raggiungeranno in poco tempo Gigi e Piero, gli ultimi del sestetto
di testa.
Per me è un brutto colpo e scatta la prima crisi, faccio qualche
pezzo a piedi, arrivo faticosamente alla caserma forestale,
chiacchero un po’ con gli operai, mi riprendo e riparto. La strada
sale a tornanti tutti sullo stesso versante spoglio, così dall’alto
si può controllare se sta salendo qualcuno. Stanno salendo in due,
non capisco chi siano, ma non dovrebbero darmi problemi, almeno fino
al check-point di San Vito, io sono molto più avanti di loro e sto
nuovamente bene. Sto bene ma, proprio poco prima di San Vito, buco.
Mentre riparo mi raggiungono e mi superano i due inseguitori, sono i
belgi, e mentre sto ripartendo mi raggiunge anche Michele Casu di
Sassari. Sto perdendo troppe posizioni, se è destino che io scivoli
nella seconda metà della classifica, tanto vale interpreti il
NatuRaid come vacanza. Arrivo con Michele al check-point di San Vito
e non faccio fatica a convincerlo che è opportuno fermarci a
mangiare con calma e, quando siamo proprio sazi, ci fermiamo al bar
per un caffè. A volte tra sardi si ragiona meglio e ci guadagna
l’umore.
CP 3 (San Vito) - CP 4 (Tertenia)
Riparto tranquillo con Michele che è ancora più tranquillo, che
evidentemente, di rimanere entro la prima metà della classifica, non
se lo proponeva neppure. Nelle rampre più ripide di una lunga salita
asfaltata decidiamo di scendere e spingere a piedi, del resto stiamo
digerendo.
Siccome comincio ad annoiarmi rimango indietro a sistemarmi il
lettore mp3 per un po’ di compagnia, perdo Michele ma lo riacchiappo
in corrispondenza del bar di Quirra. Percorriamo insieme tutto il
lungomare, uno scenario bellissimo, su un sentiero molto tecnico e
nervoso, che richiede continui cambi di marcia. Ma stiamo prendendo
pioggia dalla mattina, ho il grip-shift e cambiare sulle manopole
fradice con i guanti fradici è una vera tortura. Il risultato è che
cambio meno di quanto dovrei, spingo sul tecnico con rapporti a
volte troppo lunghi e mi comprometto la gamba.
Arriviamo comunque insieme alla marina di Tertenia, ma lui è rimasto
più fresco e arriva in paese prima. L’Allenza nord-sud Sardegna
ha funzionato finché possibile, ha fatto in modo che non ci
raggiungesse nessuno stràngiu ma adesso non so se Michele lo rivedrò
prima dell’arrivo. Sono sicuro di essere più forte io, ma sono
altrettanto sicuro che lui ha molta più di testa di me. Io non sono
capace di soffrire, se non mi diverto mi vengono troppi scompensi di
umore e dunque di prestazione.
CP 4 (Tertenia) - CP 5 (Santa Barbara)
Il
check-point è nella sala consiliare del Municipio, finora ho fatto
147 km., Michele Casu è arrivato soltanto dieci minuti prima di me
ma io, ormai, ho bisogno di dormire e lo saluto mentre va via. La
notte precedente insonne inizia a farsi sentire e questa sala
consiliare è un’ottimo posto per dormire. C’è un bagno in cui
lavarsi e ottimo cibo a volontà offerto dalla Pro Loco. Tra
prepararmi, coricarmi, addormentarmi, svegliarmi, alzarmi e
ripreparmi trascorrono due ore e mezza, un tempo lunghissimo, ma
necessario.
Mi sveglio e mi alzo che mi sento freschissimo, consulto gli arrivi
e scopro che mentre dormivo è arrivata gente dopo di me che da lì è
anche ripartita prima di me. Sono Roberto Cotza di Quartu di
Sardinia Mountain Bike, Marco Melis il sindaco di Arzana, fresco
della partecipazione al Rally di Sardegna, e i due fratelli
Trentini. Non mi preoccupo, sto seriamente decidendo di fare il giro
corto (330 km. anziché 434 km.) e su quello sarei messo benissimo,
in condizioni di arrivare primo. In generale mi diverto di più a
essere ultimo dei forti, piuttosto che primo dei deboli, ma ormai
non ho tanta voglia e il giro corto mi va benissimo.
Ormai è notte e gran parte della ripida salita dopo il paese la
faccio a piedi, perché inganno il tempo a registrare sul cellulare
la testimonianza di questa prima giornata di NatuRaid, che poi
spedirò a Fabio Cocco che la pubblicherà in Internet in tempo reale.
Ma un po’ mi incarto nel racconto, un po’ manca il campo e dunque
devo rifare il lavoro tre o quattro volte, ci metto molto tempo e la
salita la faccio quasi tutta a piedi. In compenso rimango fresco e,
poco dopo il valico, inizio felice e tranquillo la discesa.
Avrei preferito un’altra occasione, ma lì riprendo i fratelli
Trentini che mi avevano superato mentre dormivo a Tertenia. Uno ha
avuto un colpo di sonno in bici, è caduto e si è fatto molto male.
Non è sempre cosciente. È steso sulla strada col sacco a pelo e il
telo di emergenza, vicino un piccolo fuoco acceso per fargli caldo.
Rimango con loro una buona mezzora, finché non arriva il Soccorso
Alpino, poco dopo di me, e non sono completate tutte le operazioni
di soccorso.
Riparto triste e veloce, non perché adesso abbia da riprendere solo
Roberto e Marco, ma perché sto bene, perché buttato nei monti di
Ulassai a mezzanotte non ci faccio niente, perché il faro è potente,
perché c’è un bel freddo ma io ho l’abbigliamento giusto e non lo
soffro. Poi perché sono curioso di vedere il check-point di Santa
Barbara in cui dovrebbero esserci dei letti. Voglio vedere chi
troverò lì che dorme di grosso.
Ci arrivo all’una di notte in punto e scopro che le cose stanno
diversamente da quanto pensavo. Tutto il gruppo di testa ha tirato
dritto, ormai siamo su altri pianeti, a dormire c’è solo Michele
Casu e il belga Jurgen. Marco e Roberto non sono ancora arrivati, ma
da Tertenia sono partiti prima di me e io non li ho superati. Dove
sono? L’unica spiegazione è che si siano persi, e che io gli sia
passato davanti mentre erano chissà dove. È andata proprio così,
arrivano mezzora dopo di me, esausti per la strada e per la salita
fatta in più. Così, gli ultimi sei che da Tertenia erano partiti
prima di me (Michele, Jurgen, i due Trentini, Marco e Roberto),
ddus apu totus torraus a aciapai. Vado a letto all’una e mezza,
dopo avere cenato, proprio mentre stanno arrivando Marco e Roberto.
Scopro che i letti sono soltanto tre, due dei quali già occupati da
Jurgen e da Michele. Io prendo l’unico letto rimasto e Marco e
Roberto, arrivati dopo nella camera, dovranno accomodarsi sul
pavimento e aspettare che qualcuno vada via.
Funziona così, chi vuole fare il giro lungo deve ripartire da questo
check-point entro le 6 del mattino, chi fa il giro corto può
trattenersi quanto vuole. Alle 5.30 si libera il letto di Jurgen,
che fa il giro lungo, e alle 7 quello di Michele, che fa il giro
corto e ormai ha dormito a sufficienza. Così alle 8 mi sveglio con
Marco e Roberto che si sono trasferiti sui letti, ci alziamo,
facciamo colazione, firmiamo l’uscita dal check-point insieme alle
8.20 ma in realtà io parto più tardi per continuare a mangiare. Per
noi del giro corto, per tagliare un pezzo di percorso, la meta è il
CP 10 (Ponte), cui si arriva in pochi minuti attraverso una strada
sterrata.
CP 10 (Ponte) - CP 11 (Perdasdefogu)
Appena arrivato al CP 10 scopro che quasi tutti quelli del giro
lungo sono già passati, hanno pedalato tutta la notte o comunque
gran parte, e me li ritrovo nuovamente davanti malgrado abbiano
percorso 100 km. più di me. Ma non sono ancora passati Gigi e Piero
e chissà se mi raggiungeranno.
Così percorro completamente da solo anche questa tappa, dopo
Tertenia-Santa Barbara, con tutte le energie della mattina dopo aver
dormito bene una notte intera. È dura ma è bella, arrivo facilmente
a Perdasdefogu e anche qui c’è un ristoro che merita molta
attenzione e molto tempo.
CP 11 (Perdasdefogu) - CP 12 (Ovile di Murdega)
Altra tappa che percorro completamente da solo, nessuno mi raggiunge
e io non raggiungo nessuno. Dopo l’altipiano alla base di Monte
Cardiga una bella discesa tecnica ci porta alla valle di Murdega,
che ancora non conoscevo. Mi manca neanche un km. al check-point che
incrocio Daniele Modolo, proveniente la mattina presto dal giro
lungo, e Marco e Roberto che lo hanno raggiunto. Li ho ripresi, non
lo avrei mai sperato, solo che loro sono già passati all’ovile che
funge da check-point e ora si stanno dirigendo a Villasalto.
Non mi aspettano ma io non posso perdere quest’occasione, volo
all’ovile, firmo, bevo e mangio velocemente e via al loro
inseguimento. Se li ho ripresi vuol dire che sono più veloce, posso
riprenderli ancora, del resto ho dormito e sto mangiando meglio di
loro.
CP 12 (Ovile di Murdega) - CP 13 (Villasalto)
Dalla valle di Murdega si sale in vetta attraverso una sterrata a
tornanti sempre sullo stesso versante, così dal basso io posso
vedere a che punto siano loro. Sono già lontani, ma probabilmente
stanno salendo con la corona 22, mentre io spingo bene quella 32 e
piano piano, quasi non sembra, guadagno terreno. Ci metto circa
mezzora a riprenderli e li trovo ancora insieme, Marco, Roberto e
Daniele Modolo.
A questo punto, per continuare ad attaccare, mi serve una
motivazione nuova. Daniele Modolo, visto che è qui, sul giro lungo
ha superato Piero e Gigi, i miei compagni di squadra, ma non deve
riuscirgli di superare me, anche sul corto. A Cagliari devo arrivare
io prima di lui, per la squadra.
In sardo, affinché lui non capisca, chiedo a Marco come stia
Daniele, e mi risponde: «Mi parit mesu mortu». È ciò che
volevo sentire, saluto Marco, supero Daniele e via in fuga. La
strada porta a S’Ìlixi Druci, mi giro indietro in continuazione ma
di Daniele neanche l’ombra, ottimo. Ora bisogna scendere al
Flumendosa attraverso uno sterrato che conosco benissimo perché è un
tratto della TranSardinia Classic, così vado bello veloce e non mi
giro neanche più indietro a controllare se qualcuno mi stia
inseguendo.
Quasi arrivato al fiume, Daniele mi supera. Sembra incredibile ma in
un attimo capisco tutto. Io, che ho ruote 26 e una forcella rigida,
sono riuscito a distanziarlo in salita, ma lui, con ruote 29 e una
forcella ammortizzata, in discesa ha potuto sviluppare più velocità
di me. Fortuna che la discesa ormai è finita, bisogna guadare il
Flumendosa e poi sarà tutta salita fino a Villasalto.
Ovviamente lui non conosce il guado del Flumendosa, lo attraversa
senza troppe difficoltà ma io so dove il fondo è migliore e così
diminuisco il distacco di alcuni secondi, poi in salita addiritura
si ferma, io lo supero e riprendo la fuga. Il roadbook mi fa
percorrere tutto il Sentiero del Minatore, è pulito ma ogni tanto il
pungitopo e i rovi arrivano fino al centro del sentiero, a farmi
temere bucature. Allora addio fuga.
Ma non succede, sono fortunato, talmente tanto che appena arrivo al
check-point, ospitato nella palestra, incontro Michele Casu che sta
andando via. Incredibile anche questo, al CP 10 aveva un’ora e
quaranta di vantaggio su di me ma in 80 km. l’ho raggiunto. Lui
comincia ad andare ma mi chiede di raggiungerlo presto, perché è
stanco di procedere da solo. Entro in palestra, mangio e via fuori
verso Mont''e Genis.
CP 13 (Villasalto) - CP 14 (Mont''e Genis)
Sono secondo del giro corto, appena raggiungerò Michele sarò primo
insieme a lui, ma la tappa inizia male e anche questa la percorrerò
tutta da solo. Mi è successo andando via da Tertenia, mi è successo
andando via da Perdasdefogu e mi succede andando via anche da
Villasalto. Uscendo dal check-point sbaglio strada dentro il paese e
ci metto molto tempo a trovare la strada giusta in periferia che mi
porti sul percorso. Ogni volta non è mai del tutto colpa mia, tra
sensi unici che il roadbook non dice se rispettare o no, cartelli
dei nomi delle strade che mancano e così via, ma il risultato è che
perdo un sacco di tempo.
Così, in uno dei miei passaggi davanti al check-point per riniziare
la navigazione da capo, vedo arrivare Daniele, Marco e Roberto. Non
ci voleva. Fermo una macchina e mi faccio indicare la strada (che
poi il cartello c’era pure) e via di corsa. Dopo un po’ di sterrato,
in discesa e in salita, è quasi buio e inizia un lungo sentiero nel
sottobosco, difficile da percorrere anche con la luce. Mi va
benissimo, io col tramonto sto facendo giusto in tempo, tra
pochissimo sarà notte e i miei inseguitori lo troveranno tutto al
buio, col risultato di dover rallentare molto.
Io stesso percorro l’ultimo pezzo che è già buio, poi il sentiero
termina in una strada che arriva a una vetta dalla quale si può
controllare il sentiero, ormai lontano, almeno nei suoi pochissimi
tratti esposti. È tutto buio pesto, ma a un tratto due luci appaiono
sul sentiero. Sono lontane ma si muovono veloci. Non è possibile,
questi sono più duri di quanto pensassi. Sono davvero due o ci sono
tutti e tre? Se sono davvero due, chi è rimasto indietro? Non posso
saperlo e di certo non li aspetto per scoprirlo. Accellero ma ora
c’è da fare un altro sentiero, quasi tutto a piedi e questa volta al
buio anche per me.
Finisce su una sterrata, poi su una strada asfaltata, finalmente
posso correre, il roadbook mi sta portando a Genna Aràsili. Da lì mi
fa percorrere la strada forestale sul versante ovest di Mont’‘e
Genis, fino a Genna. Dove hanno messo il check-point? Michele dove è
finito? Perché non l’ho raggiunto? Si è perso o ha corso più di me?
Una macchina parcheggiata in uno spiazzo fa lampeggiare i fari, vado
al finestrino, sono arrivato, il check-point è la macchina e non
hanno neanche roba da mangiare, bell’arratza de check-point!
C’è un’altra macchina parcheggiata, si apre il finestrino ed è
Michele morto di freddo. Sono le dieci di sera e lui è li dalle
21.15. Mi ha aspettato perché non vuole percorrere le creste da
solo, c’è molto freddo e molto vento. Mi chiede di fare presto
perché più si fa tardi e più la temperatura scende, ma proprio
quando stiamo partendo arrivano Marco, Roberto e Daniele. A questo
punto la ritrovata Alleanza nord-sud Sardegna, con l’ingresso
di Marco Melis e di Roberto Cotza diventa l’Alleanza Sardegna
intera, con Daniele Modolo ospite esausto dal giro lungo, che
dobbiamo portare a Cagliari sano e salvo.
CP 14 (Mont''e Genis) - CP 15 (Sinnai)
C’è molto freddo ma qualcuno dice che è niente rispetto a quanto
deve aver provato Maurizio Doro in Alaska d’inverno. «Ma difatis
est andau issu, no seu andau deu» è la risposta lapidaria.
Decidiamo di rimanere insieme fino a Marina Piccola, attraversiamo
le creste e da Genn’‘e Funtana a Sinnai il vento e il freddo
diminuiscono molto. Daniele si è ripreso, vorrebbe che
accellerassimo ma noi scendiamo piano, ormai l’alleanza è fatta ed è
salda, arriveremo tutti e quattro primi e non c’è nessuna ragione di
correre. Ogni tanto Daniele si allontana un po’ davanti, come a
volersi fare seguire, ma noi continuiamo a scendere passillendi,
lui sembra non fidarsi a continuare da solo e così arriviano al
check-point di Sinnai alle 2.40 di notte.
CP 15 (Sinnai) - ARRIVO (Marina Piccola)
Se
i nottambuli di Sinnai erano abituati a vedere soltanto unu macu
in bici a quell’ora, che potevo essere io, adesso si stupiranno meno
perché ne hanno visto cinque insieme, che eravamo noi. L’asfalto
della strada per Cagliari è gradevolissimo, mi sembra quasi una
strada mai fatta, tanto il NatuRaid mi ha resettato il cervello.
Nella pista ciclabile del Poetto camminiamo a piedi e arriviamo a
Marina Piccola già rilassati, in 47 ore e 15 minuti. Maurizio Doro
ci fotografa e cerca di intervistarci, ma io letteralmente non ho
parole, non riesco a dire niente. C’è il tempo delle emozioni e il
tempo delle parole, e quello era il tempo delle emozioni.
Ciao a tutti Amos
Ecco anche la simpatica
intervista che Amos ha fatto all'amico Matteo Melis vincitore del
Naturaid Sardegna
>INTERVISTA
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