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Il team “Duna
Rossa” con Maurizio Doro in mtb nel Marocco
(di
Pierangelo)
Pedalare
sui monti dell'alto atlante e sulle piste desertiche interrotte da qualche
rara verde oasi … dormire in tenda persi nel nulla, o in kasbah
realizzate in terra e paglia, o in un accampamento berbero …
suonare, danzare, cantare i ritmi ripetitivi/ossessivi al chiarore
della luna e del fuoco, ai piedi delle dune …
Il team “Duna
Rossa”, dopo l’entusiasmante cavalcata in mtb dello scorso giugno
sull’Himalaya che li ha visti protagonisti sul passo transitabile piu’
alto del mondo (il Kargdung La posto a ben 5.600 metri di altitudine),
e’ appena rientrato da un altro viaggio contraddistinto da un radicale
cambiamento di scenario che ripropone, pero’, il solito filo conduttore
tanto caro a questo gruppo di escursionisti che vivono a Monza e
nell’hinterland milanese.
Visitare luoghi
inusuali di rara bellezza, utilizzando mezzi di spostamento che arrecano
il minimo impatto all’ambiente circostante, completamente immersi nelle
realta’ locali ed a stretto contatto con la popolazione: in
quest’ottica, Aldo Moioli, Gianni Vezzani e Pierangelo Tesoro, tre
autentiche colonne del team “Duna Rossa”, hanno deciso di aggregarsi
ad una spedizione organizzata da un grande ed indiscusso protagonista dei
raid estremi: Maurizio Doro
In sette giorni
(cinque effettivi di bicicletta) un gruppo eterogeneo di ben 15 biker ha
coperto oltre 300 km di strada bianca lungo un itinerario che si e’
sviluppato sui monti dell’alto atlante (piu’ precisamente
nel massiccio del Sahrho), attraversando piste interrotte solo da
qualche raro villaggio berbero e benefica oasi,
fino ad arrivare ad una delle tante porte del deserto piu’ vasto
del mondo: il Sahara.
CRONACA.
Tutto ha inizio
verso le ore 13.00 di domenica 9 novembre quando il charter della Royal
Air Maroc lascia Malpensa con destinazione Marrakech. Appena posiamo piede
sul suolo marocchino veniamo subito avvolti dall’atmosfera di quella
terra: la temperatura e’ gradevole (si puo’ stare in maniche di
camicia), la gente e’ socievole.
Sono ormai circa
le sette di sera e nella mitica piazza Jemaa el-Fna non c’e’ la solita
ressa a causa del Ramadan, il mese sacro ai musulmani, durante il quale
e’ possibile mangiare solo al calare della sera ed il mattino presto
prima del sorgere del sole.
Noi non abbiamo
questi vincoli e ci disponiamo su uno dei tanti banchetti all’aperto per
gustare i loro spiedini di montone e pollo, accompagnati da qualche
verdura cotta, olive, salsa piccante e tanto pane. Il giro nel “souk”
e’ d’obbligo per inebriarsi anche dei colori, oltre che dei sapori e
degli odori gia’ provati. Lampade in pelle di cammello e ferro battuto,
tessuti ricamati, profumi intensi, ciabatte a punta e poi datteri,
spremute d’arancia, guaritori, danzatori, ciarlatani, suonatori: alle 11
di sera la piazza e’ colma all’inverosimile ed e’ un teatro a cielo
aperto !
Come da programma,
dopo un trasferimento a bordo delle jeep, il primo giorno di bici ci ha
visto pedalare su un plateau a quota 1.500-1.800 metri (siamo a circa 150
km a sudest di Marrakech); dalla kasbah di Telouet, lungo la vecchia strada che conduce a Ouarzazate, abbiamo
raggiunto il sito di Ait Benhaddou. Questa kasbah , famosa per i tanti
film ivi ambientati da “La mummia” a “Il te’ nel deserto”, da
“Lawrence d’Arabia a “Gesu’ di Nazareth”, e’ stata dichiarata
patrimonio ambientale dalle Nazioni Unite.
Nei giorni
seguenti per oltre 250 km le nostre bussole hanno puntato quasi
costantemente verso sud; il tragitto si e’ percio’ snodato in un
territorio assai variegato che ci ha visto prima superare la catena
montuosa del Sarhro, poi procedere su piste dell’hammada, il
deserto roccioso che anticipa quello sabbioso.
Per tutto il
periodo del raid siamo stati fortunati, poiche’ ci ha accompagnato un
bel tempo stabile, caratterizzato da sole caldo, temperatura secca e
gradevole. Una notte abbiamo dormito in tenda a quota 2.200 circa e chi
aveva i sacchi a pelo in piumino ha riposato decisamente meglio di che era
meno equipaggiato.
Ogni volta che ci
siamo avvicinati ad un villaggio, tanti/tantissimi bimbi ci sono corsi
incontro a piedi nudi incuranti dei sassi appuntiti per chiedere un
bonbon, un cadeaux, qualche dirham (valuta locale) o, semplicemente, per
salutarci battendo il “cinque” vocianti e festosi. I “bon juor” ed
i “salam” si sono sprecati anche per gli abitanti che ci osservavano
con curiosita’ e simpatia, mentre gli sguardi miei e dei miei compagni
indugiavano piu’ del necessario sugli splendidi visi bruni delle giovani
fanciulle che restavano in disparte.
Ottima tenuta
complessiva del gruppo, anche se vi sono state alcune “defaillance” di
alcuni singoli, determinate dall’inesperienza di taluni o da piccoli
incidenti subito circoscritti e risolti con successo.
La conclusione
della traversata e’ avvenuta in un luogo poco distante dal centro
abitato di nome Zagora, ai piedi delle dune di sabbia rossa di Tinfou.
Forti
dell’esperienza nel deserto libico e fedeli al nome del team “Duna
Rossa” non abbiamo saputo resistere alla voglia di portare le nostre mtb
in cima alle dune per goderci il tramonto e per chiudere in bellezza il
tour ridiscendendole poi a tutta birra tra varie acrobazie.
Magica e’ stata
poi la nottata trascorsa nelle tende marroni dell’accampamento berbero,
cosparso di tappeti di ogni colore e forma. Il culmine e’ stato
raggiunto al termine della cena, quando ci siamo uniti ai marocchini che
suonavano, danzavano e cantavano attorno al fuoco, poco distanti dal
campo, al limitare delle dune di sabbia: l’atmosfera, gia’
elettrizzante, si e’ ulteriormente arroventata a causa delle prove di
coraggio, che avevano il fuoco come antagonista, portate avanti per lungo
tempo da entrambi i gruppi.
Il rientro verso
Marrakech e’ avvenuto a bordo delle jeep, cariche di bici, biker e
bagagli, che hanno coperto i quasi 400 km in sette ore e mezzo, compresa
la pausa per mangiare un panino e bere una coca.
La pioggia che ci ha poi accolto a Malpensa non ha minimamente scalfitto
il buon umore e la carica che e’ riuscito a dare questo viaggio: il
sapore del te’ alla menta caldo che ho sorseggiato appena giunto a casa,
ha contribuito a ravvivare quella sensazione di pienezza e serenita’ che
mi aveva accompagnato per tutto il periodo trascorso in Marocco. |