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1) Maurizio: Ciao Omar, tu sei un
grandissimo atleta molto conosciuto nell'ambiente della montagna,
non solo perché sei una guida alpina, ma perché fino a qualche anno
fa gareggiavi ed eri tra i più forti atleti internazionali di
scialpinismo. Ci vuoi spiegare che tipo di gare sono?
1) Omar: Ora quasi tutte le gare scialpinistiche sono
caratterizzate da una partenza in linea e una classifica in
relazione ai tempi di effettuazione dei percorsi previsti. Queste
gare possono essere svolte sia in coppia sia individualmente. Io
sono sempre stato un forte sostenitore di quest’ultime: nei miei
anni d’oro 1995/1998, correndo da solo le ho vinte quasi tutte. Il
tracciato delle gare comprende almeno due salite e due discese e
comporta un dislivello in salita complessivo di almeno 1500 metri.
Esiste un’altra realtà che è quella delle gare/raduni notturni: in
questo caso il percorso è ridotto anche solo a una salita che può
durare anche solo 15 minuti per i più forti.
2) Maurizio: Hai vinto diverse gare
importanti tra cui la famosa “MezzaLama”, possiamo considerarla la
regina di queste gare? Quanto hai impiegato?
2) Omar: Non sono mai stato un fanatico dei tempi, anche
perché, soprattutto nello scialpinismo, se le condizioni del terreno
sono diverse, anche i tempi cambiano parecchio. Nel caso del
Mezzalama del 1997 (quello che ho vinto) c’era pochissima neve nella
parte finale e abbiamo dovuto fare più di 700 m di dislivello in
discesa tutti di corsa, per cui il tempo fatto allora era di poco
sotto le cinque ore: un record di allora.
3) Maurizio: Sono delle gare che durano
molte ore, qualcuna si fa anche di notte, sono faticosissime e anche
molto pericolose perché a volte ci sono passaggi molto esposti?
3) Omar: Mediamente le gare “ufficiali” durano attorno alle
due ore, mentre i raduni notturni circa trenta minuti di media.
Esistono però gare più lunghe come il Pierra Menta in Francia, la
Patrouille des Glaciers in Svizzera, l’Adamello, il Sellaronda e il
Mezzalama in Italia, dove le pattuglie più forti possono comunque
impiegare anche più di sei ore. In queste gare, come per tutte, i
passaggi più esposti sono segnalati e quelli più difficili
attrezzati con corde fisse.
4) Maurizio: Qual è secondo te la gara più
pericolosa?
4) Omar: Non esiste, a parer mio, una gara
potenzialmente pericolosa. Bisogna però tener conto dei pericoli
oggettivi che permangono comunque, come il pericolo valanghe o il
pericolo dei crepacci. In questi casi e per tutte le gare c’è un
responsabile del percorso (solitamente una Guida Alpina) che assieme
a una commissione di esperti decide cosa fare e dove fare passare
gli atleti. In caso di alto pericolo (es. abbondante nevicata) la
gara viene spostata su un percorso ridotto che deve essere sempre
pronto in caso di bisogno. In ogni caso le gare più spettacolari
sono quelle con passaggi esposti e molto tecnici: in prima posizione
direi la Pierra Menta in Francia (per chi non c’è mai stato
consiglio di andare a vedere dove le Guide Alpine Francesi tracciano
la gara), poi l’Adamello, il Mezzalama e la Cima d’Asta, tutte gare
tipicamente più alpinistiche di altre.
5) Maurizio: Che attrezzatura obbligatoria e
di sicurezza porta con se un atleta? E come si alimenta in queste
gare?
5) Omar: A queste manifestazioni gli scialpinisti
devono portare del materiale individuale obbligatorio che
solitamente si compone di:
-. 1 paio di sci d'alpinismo con attacchi di sicurezza
-. 1 paio di scarponi d'alpinismo con suola in vibram
-. 1 zaino con laccio porta sci
-. 2 moschettoni portata minima 2000 kg.
-. 1 spezzone di cordino diametro 8 mm. lunghezza 3 m.
-. 1 imbragatura comprensiva di cosciali
-. 1 telo termico
-. 1 scatola pronto soccorso
-. 2 paia di pelli di foca (una di riserva)
-. 1 ARVA che dovrà essere indossato e rimanere in trasmissione
tutto il percorso (457 khz)
-. 1 paio di ramponi minimo 10 punte
-. 1 piccozza lunghezza minima 50 cm.
-. 1 sonda
-. una pala da cm. 20 x 20
-. una giacca a vento-. un pile.
Per quanto riguarda l’alimentazione si può dire che è simile a tutti
gli sport di durata. Innanzi tutto ci si deve preparare
anticipatamente: almeno i tre giorni precedenti alla gara si deve
bere molto più del nomale e alimentarsi adeguatamente. In gara si
deve bere molto e alimentarsi a base di zuccheri per la prima parte,
poi di sali minerali per la parte finale.
6) Maurizio: Tu ti alleni prevalentemente
con gli sci, qualera la tua tabella di allenamento settimanale,
quante ore e dislivello in salita facevi in un anno?
6) Omar: Non avevo esattamente una tabella settimanale, anche
se ero molto costante e puntiglioso con gli allenamenti; lasciavo
anche fare alla voglia e alla senzazione che avevo giorno per
giorno. Sono arrivato a fare 130.000 metri di dislivello con gli sci
in una stagione (da inizio Ottobre a inizio Maggio) senza contare le
corse in salita e i giri con gli skiroll. Avevo una tabella mia, che
potete trovare sul mio sito www.rocciaeneve.it che “rendeva” molto e
che molti atleti come Mezzanotte, Nicolini, Battel, solo per citarne
alcuni, seguivano parzialmente; allora facevano parte della mia
stessa società e io non mi tiravo in dietro a dare suggerimenti (per
altro ho gareggiato in coppia con loro e ho anche vinto alcune
gare). Ora, come tutti i più forti, gli stessi atleti che ho
nominato hanno le basi di noi “predecessori” e solitamente
pianificano i loro allenamenti in base alle gare e ai circuiti a cui
devono partecipare. Anche nello scialpinismo si stà arrivando sempre
di più vicini alla professionalità anche sotto quest’aspetto.
7) Usi anche la bici per allenarti o è
solamente un divertimento?
7) Omar: Maurizio: La bicicletta (so che è una delle tue più
grandi passioni) io la sfrutto per completamento a tutto quello che
faccio. Rimane prevalentemente un divertimento e soprattutto un gran
bel mezzo di spostamento. L’ho usata a far di tutto: sono stato
addirittura uno tra i primi al mondo (1987) a usarla abbinandola al
parapendio, nel senso che sono salito con la bici ma anche sceso con
bici e parapendio assieme atterrando a Campiglio.
All’attraversata del Gruppo di Brenta salendo da Campiglio - Bocca
di Brenta e scendendo a Molveno, alle vie di roccia (salivo al
Brentei in bici e poi facevo una via sul Campanil Basso).
Usando la la bici ho fatto anche alcuni dei i miei vari
concatenamenti:
Pinzolo - Presanella – Campiglio - Tosa – Pinzolo d’estate con Polla
marco;
Molveno - Tosa – Val Nambrone -Presanella – Vermiglio d’inverno con
Nicolini Franco;
Arco - Tre cime Bondone – Cadine - Stivo – Nago – Altissimo con
Calza Paolo
Ecc. Oltre ad averla usata per le varie “riabilitazioni” a causa di
incidenti di percorso che mi sono capitati.
8) Qualche anno fa hai realizzato una
spedizione importante in Cina, nella regione dello Sinkiang e hai
fatto diverse nuove ascensioni, come è nato questo progetto?
8) Omar: E’ stata una spedizione tra amici, nel vero senso
della parola. Proprio per questo non avevamo nessun impegno preciso
da svolgere… ci eravamo “solo” proposti: di tentare di salire la
cima più alta della nostra zona; di scoprire il passaggio in Tibet;
e di salire alcune eventuali cime inviolate… tutti obbiettivi
raggiunti.
L’idea era nata perché abbiamo avuto il permesso di esplorare quella
zona dal governo cinese come premio ad una spedizione precedente
fatta con il CNR. Quindi siamo entrati in una zona inesplorata con
cinque giornate di avvicinamento al campo base da dove abbiamo
salito cinque cime inviolate, di cui una fatta dal sottoscritto in
solitaria. Tutte cime “tranquille” che come culmine arrivavano poco
oltre i 6000 m di quota.
9) Maurizio: Una vera spedizione dal sapore
antico alla scoperta di una parte del mondo, con guide portatori
verso valli e luoghi che neppure loro conoscevano, isolati ma con al
seguito tutta l’autosufficienza?
9) Omar: Esatto. Una valle mai visitata da occidentali che
nemmeno i locali conoscevano bene. La parte “alta” non era nemmeno
mai stata esplorata. Addirittura con le ultime popolazioni abbiamo
usato il baratto di oggetti e cose per contrattare delle galline e
una pecora. Solo qualche pastore si era inoltrato nella zona del
nostro campo base a 3800 m e pochi cercatori di giada, oltre. Dalla
quota di 4500 m la valle era totalmente “vergine” e i pastori che ci
hanno indicato l’accesso iniziale alle montagne ci dissero che da
quella quota in su non c’era nessun motivo, da parte loro, di andare
oltre, ma solo pericoli e il loro rispetto della loro “montagna
sacra”. Siamo stati in autosufficienza per circa una ventina di
giorni… la cosa più pericolosa: non poter avere nessun tipo di
contatto con l’esterno, in caso di piccolo incidente eravamo (se
tutto andava bene) a circa otto giorni dal paese più vicino
raggiungibile con un mezzo fuoristrada. Degli elicotteri nemmeno a
parlarne: non avrebbero avuto carburante a sufficienza per
ritornare. Per di più ci avevano rubato i satellitari all’aeroporto
di Almaata e quindi… isolazione totale.
10) Maurizio: Quanti eravate e com’era
organizzato il gruppo e il campo?
10) Omar: Eravamo in sei Guide Alpine e due grandi
amici alpinisti, uno di loro (Maurizio Lena) era il capo spedizione.
Ognuno aveva “carta bianca” da parte di tutti a patto che non
intralciasse il lavoro degl’altri. Al campo ci alternavamo tra
“puntate” in avanscoperta, acclimatamento, e recupero. Poche volte
ci siamo mossi in gruppo. Al ritorno dalla cima più alta io ero
ancora in forma e chiesi a tutti se volessero, il giorno seguente,
salire con me un ulteriore cima. Nessuno era convinto e quindi presi
la decisione di tentare da solo. Il giorno seguente parlai della mia
salita agli altri e in tre ripercorsero le mie tracce per salire
alla cima.
Il campo base in queste spedizioni diventa la “tua casa” dove
ritrovi le tue cose personali e dove recuperi le forze per i giorni
seguenti.
11) Maurizio: Vi siete portati persino
animali vivi che venivano uccisi per essere cucinati man mano che si
procedeva all’interno. Pensandoci si rivive una spedizione di altri
tempi?
11) Omar: Le galline e la pecora che abbiamo portato fino al
campo base ci hanno garantito cibo fresco fino alla fine della
nostra permanenza. Ma anche il resto non era da meno: i baratti con
le persone che non sapevano che farsene dei soldi (alcuni non
sapevano nemmeno a cosa servivano); con le foto stampate con una
macchina istantanea che consegnavamo all’interessati ci accorgevamo
che le persone si riconoscevano per i vestiti che indossavano e non
per il viso. Inoltre l’isolamento dal resto del mondo e
l’impossibilità di dare e avere notizie rendevano l’avventura molto
particolare.
12) Maurizio: Come vivevi questa avventura
tu che sei abituato a confrontarti con il cronometro ?
12) Omar: Come ti ho detto prima per fortuna il cronometro
non l’ho mai avuto in mano io ma solo i cronometristi, per cui
vivere alla giornata, senza orari e senza nulla da dover rispettare
era una cosa con la quale mi sono subito trovato a mio agio. Si può
dire che lo scorrere del tempo in questi casi diventa una cosa
secondaria: si mangia quando si ha fame e si dorme quando si ha
sonno e “si corre” quando si sente la voglia di farlo… meglio di
cosi.
13) Maurizio: Un’esploratore mette grande
energia e forza nel raggiungere la sua meta, ma sente anche bisogno
di trasmettere tutti i sentimenti e le sue sensazioni quando torna a
casa. Tu hai scritto un libro riguardo questa spedizione?
13) Omar: A dir la verità all’inizio era solo un piccolo
diario personale sul quale scrivevo solo poche righe di quello che
capitava; poi, pian piano si trasformò anche in una vera e propria
raccolta di dati. Nomi dei luoghi e dei personaggi del posto, dati e
quote dei vari punti raggiunti, idee e spunti per delle giornate
fatte e da fare e quant’altro. Diventò, quindi il diario della
spedizione. Il mese dopo il rientro feci un incidente in auto che mi
costò una lunga e forzata pausa: è stata l’occasione di sviluppare
gli appunti scrivendoli al computer. Facendoli leggere a chi mi
veniva trovare mi accorsi che la storia piaceva e quindi decisi di
farlo stampare completandolo con le bellissime fotografie di
Mauretto Fronza che in spedizione faceva anche il “fotografo
ufficiale”. E’ un libro che distribuisco di persona a chi me lo
richiede (339.8332422) al semplice costo di stampa e lavoro. Il
titolo che ho dato al libro “UNA SPEDIZIONE NEL 2000 CENT’ANNI FA’”
è stato scelto proprio per evidenziare che sembrava essere tornati
indietro nel tempo di cent’anni.
14) Maurizio: Ora lontano dalle gare, ma in
ogni caso non ti fermi mai, come sarà la tua vita sportiva e quali sono i
tuoi progetti futuri?
14) Omar: Per dire quali potrebbero essere ci vorrebbe
un altro libro… in ogni caso, ultimamente, come del resto da sempre,
mi sto dedicando ben volentieri (d’inverno) alla scoperta di nuovi
itinerari di scialpinismo sulle Dolomiti, soprattutto quelle di
Brenta; a parer mio di infinite possibilità, e d’estate, ai
concatenamenti di più cime unendo diverse specialità: dalla
bicicletta alla corsa passando volentieri per l’alpinismo e
l’arrampicata.
Di norma tendo a non divulgare mai troppo i miei progetti futuri,
invece ne parlo molto volentieri quando li ho terminati… ma
prossimamente ne sentirete parlare.
Naturalmente non posso tralasciare il mio sport preferito: vivere la
montagna a 360° in tutte le sue stagioni, passione che condivido
volentieri con la mia compagna Sabrina e, perché no, alcune volte
con Niki sulle mie spalle.
Grazie Omar della
disponibilità e buon proseguimento, ciao
Grazie a voi e buone avventure a tutti Omar |