Ass. Sportiva Dilettantistica NATURAID

 
 

Interviste ai Naturaider

> Entra

 

 

 

 

 

 
 

Maurizio ha intervistato il fortissimo scialpinista Omar Oprandi

 

 

Omar Oprandi (Atleta-Guida Alpina Maestro d'Alpinismo)

Nato a San Pellegrino Terme - provincia di Bergamo

Anni 41 - (1965)

Finanziere

Convive con Sabrina e ha una figlia - Niki di 3 anni


1) Maurizio: Ciao Omar, tu sei un grandissimo atleta molto conosciuto nell'ambiente della montagna, non solo perché sei una guida alpina, ma perché fino a qualche anno fa gareggiavi ed eri tra i più forti atleti internazionali di scialpinismo. Ci vuoi spiegare che tipo di gare sono?
1) Omar: Ora quasi tutte le gare scialpinistiche sono caratterizzate da una partenza in linea e una classifica in relazione ai tempi di effettuazione dei percorsi previsti. Queste gare possono essere svolte sia in coppia sia individualmente. Io sono sempre stato un forte sostenitore di quest’ultime: nei miei anni d’oro 1995/1998, correndo da solo le ho vinte quasi tutte. Il tracciato delle gare comprende almeno due salite e due discese e comporta un dislivello in salita complessivo di almeno 1500 metri. Esiste un’altra realtà che è quella delle gare/raduni notturni: in questo caso il percorso è ridotto anche solo a una salita che può durare anche solo 15 minuti per i più forti.

2) Maurizio: Hai vinto diverse gare importanti tra cui la famosa “MezzaLama”, possiamo considerarla la regina di queste gare? Quanto hai impiegato?
2) Omar: Non sono mai stato un fanatico dei tempi, anche perché, soprattutto nello scialpinismo, se le condizioni del terreno sono diverse, anche i tempi cambiano parecchio. Nel caso del Mezzalama del 1997 (quello che ho vinto) c’era pochissima neve nella parte finale e abbiamo dovuto fare più di 700 m di dislivello in discesa tutti di corsa, per cui il tempo fatto allora era di poco sotto le cinque ore: un record di allora.

3) Maurizio: Sono delle gare che durano molte ore, qualcuna si fa anche di notte, sono faticosissime e anche molto pericolose perché a volte ci sono passaggi molto esposti?
3) Omar: Mediamente le gare “ufficiali” durano attorno alle due ore, mentre i raduni notturni circa trenta minuti di media. Esistono però gare più lunghe come il Pierra Menta in Francia, la Patrouille des Glaciers in Svizzera, l’Adamello, il Sellaronda e il Mezzalama in Italia, dove le pattuglie più forti possono comunque impiegare anche più di sei ore. In queste gare, come per tutte, i passaggi più esposti sono segnalati e quelli più difficili attrezzati con corde fisse.

4) Maurizio: Qual è secondo te la gara più pericolosa?
4) Omar: Non esiste, a parer mio, una gara potenzialmente pericolosa. Bisogna però tener conto dei pericoli oggettivi che permangono comunque, come il pericolo valanghe o il pericolo dei crepacci. In questi casi e per tutte le gare c’è un responsabile del percorso (solitamente una Guida Alpina) che assieme a una commissione di esperti decide cosa fare e dove fare passare gli atleti. In caso di alto pericolo (es. abbondante nevicata) la gara viene spostata su un percorso ridotto che deve essere sempre pronto in caso di bisogno. In ogni caso le gare più spettacolari sono quelle con passaggi esposti e molto tecnici: in prima posizione direi la Pierra Menta in Francia (per chi non c’è mai stato consiglio di andare a vedere dove le Guide Alpine Francesi tracciano la gara), poi l’Adamello, il Mezzalama e la Cima d’Asta, tutte gare tipicamente più alpinistiche di altre.

5) Maurizio: Che attrezzatura obbligatoria e di sicurezza porta con se un atleta? E come si alimenta in queste gare?
5) Omar: A queste manifestazioni gli scialpinisti devono portare del materiale individuale obbligatorio che solitamente si compone di:
-. 1 paio di sci d'alpinismo con attacchi di sicurezza
-. 1 paio di scarponi d'alpinismo con suola in vibram
-. 1 zaino con laccio porta sci
-. 2 moschettoni portata minima 2000 kg.
-. 1 spezzone di cordino diametro 8 mm. lunghezza 3 m.
-. 1 imbragatura comprensiva di cosciali
-. 1 telo termico
-. 1 scatola pronto soccorso
-. 2 paia di pelli di foca (una di riserva)
-. 1 ARVA che dovrà essere indossato e rimanere in trasmissione tutto il percorso (457 khz)
-. 1 paio di ramponi minimo 10 punte
-. 1 piccozza lunghezza minima 50 cm.
-. 1 sonda
-. una pala da cm. 20 x 20
 -. una giacca a vento-. un pile.
Per quanto riguarda l’alimentazione si può dire che è simile a tutti gli sport di durata. Innanzi tutto ci si deve preparare anticipatamente: almeno i tre giorni precedenti alla gara si deve bere molto più del nomale e alimentarsi adeguatamente. In gara si deve bere molto e alimentarsi a base di zuccheri per la prima parte, poi di sali minerali per la parte finale.

6) Maurizio: Tu ti alleni prevalentemente con gli sci, qualera la tua tabella di allenamento settimanale, quante ore e dislivello in salita facevi in un anno?
6) Omar: Non avevo esattamente una tabella settimanale, anche se ero molto costante e puntiglioso con gli allenamenti; lasciavo anche fare alla voglia e alla senzazione che avevo giorno per giorno. Sono arrivato a fare 130.000 metri di dislivello con gli sci in una stagione (da inizio Ottobre a inizio Maggio) senza contare le corse in salita e i giri con gli skiroll. Avevo una tabella mia, che potete trovare sul mio sito www.rocciaeneve.it che “rendeva” molto e che molti atleti come Mezzanotte, Nicolini, Battel, solo per citarne alcuni, seguivano parzialmente; allora facevano parte della mia stessa società e io non mi tiravo in dietro a dare suggerimenti (per altro ho gareggiato in coppia con loro e ho anche vinto alcune gare). Ora, come tutti i più forti, gli stessi atleti che ho nominato hanno le basi di noi “predecessori” e solitamente pianificano i loro allenamenti in base alle gare e ai circuiti a cui devono partecipare. Anche nello scialpinismo si stà arrivando sempre di più vicini alla professionalità anche sotto quest’aspetto.

7) Usi anche la bici per allenarti o è solamente un divertimento?
7) Omar: Maurizio: La bicicletta (so che è una delle tue più grandi passioni) io la sfrutto per completamento a tutto quello che faccio. Rimane prevalentemente un divertimento e soprattutto un gran bel mezzo di spostamento. L’ho usata a far di tutto: sono stato addirittura uno tra i primi al mondo (1987) a usarla abbinandola al parapendio, nel senso che sono salito con la bici ma anche sceso con bici e parapendio assieme atterrando a Campiglio.
All’attraversata del Gruppo di Brenta salendo da Campiglio - Bocca di Brenta e scendendo a Molveno, alle vie di roccia (salivo al Brentei in bici e poi facevo una via sul Campanil Basso).
Usando la la bici ho fatto anche alcuni dei i miei vari concatenamenti:
Pinzolo - Presanella – Campiglio - Tosa – Pinzolo d’estate con Polla marco;
Molveno - Tosa – Val Nambrone -Presanella – Vermiglio d’inverno con Nicolini Franco;
Arco - Tre cime Bondone – Cadine - Stivo – Nago – Altissimo con Calza Paolo
Ecc. Oltre ad averla usata per le varie “riabilitazioni” a causa di incidenti di percorso che mi sono capitati.

8) Qualche anno fa hai realizzato una spedizione importante in Cina, nella regione dello Sinkiang e hai fatto diverse nuove ascensioni, come è nato questo progetto?
8) Omar: E’ stata una spedizione tra amici, nel vero senso della parola. Proprio per questo non avevamo nessun impegno preciso da svolgere… ci eravamo “solo” proposti: di tentare di salire la cima più alta della nostra zona; di scoprire il passaggio in Tibet; e di salire alcune eventuali cime inviolate… tutti obbiettivi raggiunti.
L’idea era nata perché abbiamo avuto il permesso di esplorare quella zona dal governo cinese come premio ad una spedizione precedente fatta con il CNR. Quindi siamo entrati in una zona inesplorata con cinque giornate di avvicinamento al campo base da dove abbiamo salito cinque cime inviolate, di cui una fatta dal sottoscritto in solitaria. Tutte cime “tranquille” che come culmine arrivavano poco oltre i 6000 m di quota.

9) Maurizio: Una vera spedizione dal sapore antico alla scoperta di una parte del mondo, con guide portatori verso valli e luoghi che neppure loro conoscevano, isolati ma con al seguito tutta l’autosufficienza?
9) Omar: Esatto. Una valle mai visitata da occidentali che nemmeno i locali conoscevano bene. La parte “alta” non era nemmeno mai stata esplorata. Addirittura con le ultime popolazioni abbiamo usato il baratto di oggetti e cose per contrattare delle galline e una pecora. Solo qualche pastore si era inoltrato nella zona del nostro campo base a 3800 m e pochi cercatori di giada, oltre. Dalla quota di 4500 m la valle era totalmente “vergine” e i pastori che ci hanno indicato l’accesso iniziale alle montagne ci dissero che da quella quota in su non c’era nessun motivo, da parte loro, di andare oltre, ma solo pericoli e il loro rispetto della loro “montagna sacra”. Siamo stati in autosufficienza per circa una ventina di giorni… la cosa più pericolosa: non poter avere nessun tipo di contatto con l’esterno, in caso di piccolo incidente eravamo (se tutto andava bene) a circa otto giorni dal paese più vicino raggiungibile con un mezzo fuoristrada. Degli elicotteri nemmeno a parlarne: non avrebbero avuto carburante a sufficienza per ritornare. Per di più ci avevano rubato i satellitari all’aeroporto di Almaata e quindi… isolazione totale.

10) Maurizio: Quanti eravate e com’era organizzato il gruppo e il campo?
10) Omar: Eravamo in sei Guide Alpine e due grandi amici alpinisti, uno di loro (Maurizio Lena) era il capo spedizione. Ognuno aveva “carta bianca” da parte di tutti a patto che non intralciasse il lavoro degl’altri. Al campo ci alternavamo tra “puntate” in avanscoperta, acclimatamento, e recupero. Poche volte ci siamo mossi in gruppo. Al ritorno dalla cima più alta io ero ancora in forma e chiesi a tutti se volessero, il giorno seguente, salire con me un ulteriore cima. Nessuno era convinto e quindi presi la decisione di tentare da solo. Il giorno seguente parlai della mia salita agli altri e in tre ripercorsero le mie tracce per salire alla cima.
Il campo base in queste spedizioni diventa la “tua casa” dove ritrovi le tue cose personali e dove recuperi le forze per i giorni seguenti.

11) Maurizio: Vi siete portati persino animali vivi che venivano uccisi per essere cucinati man mano che si procedeva all’interno. Pensandoci si rivive una spedizione di altri tempi?
11) Omar: Le galline e la pecora che abbiamo portato fino al campo base ci hanno garantito cibo fresco fino alla fine della nostra permanenza. Ma anche il resto non era da meno: i baratti con le persone che non sapevano che farsene dei soldi (alcuni non sapevano nemmeno a cosa servivano); con le foto stampate con una macchina istantanea che consegnavamo all’interessati ci accorgevamo che le persone si riconoscevano per i vestiti che indossavano e non per il viso. Inoltre l’isolamento dal resto del mondo e l’impossibilità di dare e avere notizie rendevano l’avventura molto particolare.

12) Maurizio: Come vivevi questa avventura tu che sei abituato a confrontarti con il cronometro ?
12) Omar: Come ti ho detto prima per fortuna il cronometro non l’ho mai avuto in mano io ma solo i cronometristi, per cui vivere alla giornata, senza orari e senza nulla da dover rispettare era una cosa con la quale mi sono subito trovato a mio agio. Si può dire che lo scorrere del tempo in questi casi diventa una cosa secondaria: si mangia quando si ha fame e si dorme quando si ha sonno e “si corre” quando si sente la voglia di farlo… meglio di cosi.

13) Maurizio: Un’esploratore mette grande energia e forza nel raggiungere la sua meta, ma sente anche bisogno di trasmettere tutti i sentimenti e le sue sensazioni quando torna a casa. Tu hai scritto un libro riguardo questa spedizione?
13) Omar: A dir la verità all’inizio era solo un piccolo diario personale sul quale scrivevo solo poche righe di quello che capitava; poi, pian piano si trasformò anche in una vera e propria raccolta di dati. Nomi dei luoghi e dei personaggi del posto, dati e quote dei vari punti raggiunti, idee e spunti per delle giornate fatte e da fare e quant’altro. Diventò, quindi il diario della spedizione. Il mese dopo il rientro feci un incidente in auto che mi costò una lunga e forzata pausa: è stata l’occasione di sviluppare gli appunti scrivendoli al computer. Facendoli leggere a chi mi veniva trovare mi accorsi che la storia piaceva e quindi decisi di farlo stampare completandolo con le bellissime fotografie di Mauretto Fronza che in spedizione faceva anche il “fotografo ufficiale”. E’ un libro che distribuisco di persona a chi me lo richiede (339.8332422) al semplice costo di stampa e lavoro. Il titolo che ho dato al libro “UNA SPEDIZIONE NEL 2000 CENT’ANNI FA’” è stato scelto proprio per evidenziare che sembrava essere tornati indietro nel tempo di cent’anni.

14) Maurizio: Ora lontano dalle gare, ma in ogni caso non ti fermi mai, come sarà la tua vita sportiva e quali sono i tuoi progetti futuri?
14) Omar: Per dire quali potrebbero essere ci vorrebbe un altro libro… in ogni caso, ultimamente, come del resto da sempre, mi sto dedicando ben volentieri (d’inverno) alla scoperta di nuovi itinerari di scialpinismo sulle Dolomiti, soprattutto quelle di Brenta; a parer mio di infinite possibilità, e d’estate, ai concatenamenti di più cime unendo diverse specialità: dalla bicicletta alla corsa passando volentieri per l’alpinismo e l’arrampicata.
Di norma tendo a non divulgare mai troppo i miei progetti futuri, invece ne parlo molto volentieri quando li ho terminati… ma prossimamente ne sentirete parlare.
Naturalmente non posso tralasciare il mio sport preferito: vivere la montagna a 360° in tutte le sue stagioni, passione che condivido volentieri con la mia compagna Sabrina e, perché no, alcune volte con Niki sulle mie spalle.

Grazie Omar della disponibilità e buon proseguimento, ciao
Grazie a voi e buone avventure a tutti Omar