Ass. Sportiva Dilettantistica NATURAID

 
 

Interviste ai Naturaider

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Lo Staff Naturaid ha intervistato l'esploratore Sergio Soro

 

 

Sergio Soro

Esploratore

Elmas (CA)

Anni 56 (1950)

Pensionato

Sposato e due figli


1) Staff Naturaid: Sei un uomo di grande vitalità ed esperienza che ha fatto moltissime avventure in ogni parte del mondo, ce le vuoi raccontare?

1) Sergio Soro: Dei miei viaggi parlo sempre volentieri, anche perché avventura, natura e grandi spazi sono sempre stati una passione irrefrenabile, un richiamo irresistibile.

Ricordo un episodio capitato a soli 11 anni. Durante le vacanze estive ero ospite della famiglia di un compagno di scuola, in un paesino di montagna. Io e questo compagno decidiamo di trascorrere una notte nel bosco non lontano dal paese. Con il permesso della famiglia ospite, un pezzo di formaggio e una salsiccia per sfamarci e una coperta per ripararci dal freddo della notte ci tuffammo in questa avventura. Il padre del mio compagno ci trovò dopo tre giorni a trenta chilometri dal paese tranquilli e beati. Chissà dove saremmo arrivati se non ci fossero venuti a cercare!!!

Dopo quel primo assaggio a partire dai 17 anni durante le vacanze scolastiche ho viaggiato in varie nazioni Europee solo ed esclusivamente in autostop: bellissima esperienza di vita.

2) Staff Naturaid: Quale è stato il tuo primo viaggio?

2) Sergio Soro: Il mio primo viaggio importante, se vogliamo avventuroso e lontano dalla nostra cultura occidentale, è stato in Algeria nel 1988 (Deserto del Sahara altopiano dell’HOGGAR). Dopo aver letto un libro di un alpinista francese che parlava di questa particolare regione, delle sue guglie erose dagli eventi climatici, io e due amici arrampicatori decidemmo di andare a vedere di persona. Un viaggio fai da te al massimo risparmio. I mesi successivi passarono in fretta, tutti tesi all’ organizzazione e con una smodata frenesia di leggere, sapere, conoscere tutto della regione dove saremmo andati a trascorrere quelli che sarebbero diventati poi tra i giorni più significativi della nostra vita. Dopo mille sbattimenti, prenotazioni saltate, litigate assurde con i funzionari dell’aeroporto di Algeri eravamo finalmente riusciti a salire su un rumoroso aereo delle linee interne

Algerine. (critichiamo tanto ma poi… Alitalia è bello!). Tutti in volo per Tamanrasset, una grande oasi a 2500 chilometri da Algeri. Le persone ci guardavano un po’ strano, ma non di meno ci ammiravano. Soprattutto si stupivano che fossimo assolutamente soli senza guida , senza un’agenzia alle spalle: sembrava la pubblicità dell’Alpitour. I tuareg addirittura ci presero veramente in simpatia e si prodigarono continuamente nel darci le giuste dritte. E’ comunque incredibile vedere come delle persone veramente povere si tolgano il pane dalla bocca e si facciano in quattro per offrirti un pasto, per metterti a tuo agio in un modo così spontaneo da farti sentire un po’ in imbarazzo. Il massimo fu quando Laid, dopo essersi reso conto che avevamo dimenticato il nostro libricino guida nella sua macchina, il giorno dopo averci accompagnato al Saouinam (un bel picco vicino all’Assekrem sotto le cui pareti avevamo piantato la nostra tenda) si rifece la strada da Tamanrasset per riportarcelo. Noi tra un’ imprecazione e l’ altra ci eravamo già rassegnati a farne a meno, tanto è vero che la mattina avevamo già scalato il Saouinam per la parete Sud fidandoci solo dell’ intuito e dei vaghi ricordi della relazione. Ormai non cerano più ostacoli , nel calduccio della nostra tenda, soli come non mai. La sera si facevano i piani per l’indomani. E cosi fu la volta della

Berardini- Richard e della via dei Belgi al primo pilastro del Tezuoyag sud. Rientrati a Tamanrasset con mezzi di fortuna (leggi autostop) non è stato difficile contattare un tuareg per trascorrere dieci giorni nel deserto con sei dromedari al seguito. Dopo tre giorni avevamo imparato a caricare e scaricare i bagagli sugli animali; cosa non facile. La sera legavamo le zampe anteriori dei dromedari perché non si allontanassero troppo. Il tè che solo loro sanno fare in quel modo, il cous-cous , il pane preparato al momento e cotto direttamente sulla sabbia e il fuoco, ci hanno regalato emozioni, sensazioni, profumi, che non ti lasciano indifferente.

Dopo questo viaggio, che mi ha segnato per sempre, non mi sono più fermato. Tante avventure in giro per il mondo si sono susseguite:

  • Perù - spedizione alpinistica“Aguja nevado” (5700 m.), aperta via nuova;
  • India del nord (Imachal-Praesh) - spedizione alpinistica “CB 51” (5940 m.);
  • Nepal - trekking al santuario dell’Annapurna al Kala Pattar e salita all’Island Peak (6185 m.);
  • Messico (Chiapas) - spedizione speleologica “Rio la Venta”, 80 km. di canyon con esplorazione di varie grotte;
  • Repubblica del Mali con mezzi di fortuna. Su camion al seguito di carovane Tuareg e trekking tra le tribù dei Dogon;
  • Perù-Bolivia (Amazonas) - navigazione in piroga sul fiume Madre de Dios daPuerto Maldonado a Guagara Mirin a contatto con i cercatori d’oro;
  • Venezuela - spedizione alla ricerca degli Indios YANOMAMI, 1800 km. di navigazione fluviale lungo l’Orinoco , il Casiquiare e il Rio Negro;
  • Ecuador - 800 km. di navigazione fluviale lungo il Rio Napo, Cononaco Shiripuno e 100 km.a piedi con gli Indios Huaorani vivendo di caccia e pesca;
  • Cile-Argentina (Patagonia e Terra del fuoco) - il mitico  “CAMINO AUSTRAL”. Da Puerto Mont a Villa O’Higgins, 1000 km. in mtb in autosufficienza con un carrello a traino, attraverso una delle zone più disabitate del sud Cileno. Trekking alle Torri del Paine, Cerro Torre e Fitz Roy;

3) Staff Naturaid: E l’ultimo?

3) Sergio Soro: Bolivia a piedi 2005 è stato l’ultimo viaggio portato a termine a fine agosto scorso. Io e il mio compagno d’avventura Daniele Rocca abbiamo percorso in autosufficienza un totale di 480 km. in circa 20 giorni di marcia . Abbiamo attraversato i deserti d’alta quota boliviani, considerati una delle zone più aride del pianeta. I primi 300 km. percorsi ad una quota sempre superiore ai 4000 m, gli ultimi 180 km. sono stati percorsi nel deserto di sale più grande del mondo ( Salar de Uyuni)

12000 kmq. Di superficie a 3750 m. di altitudine.

4) Staff Naturaid: Quanto tempo hai impiegato ad organizzarlo e come e stata la preparazione per questa importante spedizione?

4) Sergio Soro: Quasi un anno di lavoro: la preparazione è stata lunga e meticolosa. Mi allenavo cinque giorni la settimana . Alternavo un giorno di corsa in montagna, l’altro era dedicato al traino del carretto. Con questo mezzo e un peso di 50 kg. percorrevo anche 45 km. su strade sterrate con tante salite in circa 8-9 ore. La sera, tre volte la settimana , allenamenti in palestra con esercizi specifici per potenziare i muscoli del tronco. Devo ringraziare il mio preparatore atletico Giovanni Piano della PASSION-FITNESS per avermi seguito in tutta questa fase.

Ho l’ impressione d’aver faticato più per la ricerca degli sponsor (pochi e poveri), che per i lunghi ed estenuanti allenamenti . Lunghe ricerche su internet per avere notizie dell’area interessata alla nostra spedizione . Un doveroso ringraziamento va a Maurizio Doro per gli indispensabili consigli su alimentazione e abbigliamento tecnico. Per il resto ho attinto dalla mia esperienza in tante avventure in svariati angoli del mondo.

5) Staff Naturaid: Il carretto che hai utilizzato è stata una tua invenzione , quanto tempo hai dedicato a costruirlo e come lo provavi?

5) Sergio Soro: Per intraprendere questo viaggio in autosufficienza era indispensabile la costruzione di un carretto per il trasporto di tutto il materiale . Così per quattro mesi ho dedicato due/tre ore al giorno di lavoro per la sua realizzazione.

La particolarità di questo mezzo: due normali forcelle da bici con due ruote da 20, tubi di alluminio da 25 mm. e angolari da 40 mm., 6 staffe a tre ingressi con diametro 25 mm., tre sinistre e tre destre. Il tutto completamente smontabile con una chiave da 10 e una brugola. Per il traino mi sono servito di uno zaino opportunamente modificato.

Negli allenamenti e durante il suo collaudo ho dovuto modificare più volte l’altezza e la lunghezza delle aste da traino collegate allo zaino. Ho dovuto rinforzare alcune parti che in prova avevano avuto dei cedimenti. Molto importante è la sistemazione del carico per far scaricare tutto il peso sulle ruote.

6) Staff Naturaid: Quali sono state le difficoltà che hai trovato in questa avventura?

6) Sergio Soro: Le difficoltà sono state tante. I primi giorni è stato durissimo superare oltre 2000 m. di dislivello, dai 2400 m. di S.Pedro de Atacama, agli oltre 4500 m. del passo di frontiera. Oltre alla fatica del traino del carretto a pieno carico c’era la mancanza di ossigeno dovuta alla quota; il fisico ha bisogno di almeno 3-4 giorni per adattarsi. Inoltre, le piste non sempre sono evidenti e si ha paura di sbagliare percorso, per non parlare del forte vento e il freddo che la notte raggiungeva anche meno 15 gradi.

Gli approvvigionamenti d’acqua sono stati probabilmente il problema che ci ha preoccupato più di qualsiasi altra cosa. Lungo il percorso si trovano delle lagune di origine vulcanica ma l’acqua non è assolutamente potabile. Da Laguna Blanca, non distante dal confine con il Cile, dove si trova una sorta di rifugio con cibo e acqua, a Laguna Colorada, non vi è nulla, 140 km di totale isolamento, di piste sconnesse e a tratti sabbiose. La sensazione è di non riuscire mai ad arrivare a destinazione. Siamo rimasti con pochissima acqua e, non avendo un telefono satellitare, non potevamo avvisare nessuno. Sono stati momenti di sconforto. La fortuna ci è venuta incontro quando un fuoristrada con dei turisti si è fermato e saputo del nostro problema ci ha rifornito d’acqua. E’ molto importante in questi frangenti riuscire a controllare gli stati d’animo, in particolar modo quelli negativi. Il rischio è di non riuscire più a ragionare e avere reazioni incontrollabili.

7) Staff Naturaid: Dopo che sei tornato in Italia cosa ti è rimasto negli occhi e nel cuore di questa impresa?

7) Sergio Soro: Negli occhi ho ancora i colori di una natura ancora intatta, le albe i  tramonti, le lagune, la gente. Nei villaggi a 4000 m. le famiglie e i bambini vivono o sopravvivono dignitosamente in uno stato di vera miseria lottando contro una natura veramente inclemente. Nel cuore mi sono rimasti i bambini infreddoliti e la speranza per loro di una vita migliore. Ancora ho dentro di me i silenzi scanditi dal rumore del vento, la solitudine nonostante non fossi solo. Divento triste pensando alla miseria, alla fatica, ai sacrifici che i locali devono affrontare solo per un piatto di minestra, o una coperta per difendersi dal freddo, senza la speranza che, nel tempo, possa cambiare qualcosa. Pensando a questa realtà quasi mi vergogno di avere descritto le difficoltà  che ho dovuto affrontare in questi 20 giorni.

8) Staff Naturaid: Hai un viaggio che ricordi più degli altri e che ti piacerebbe ripetere e perché?

8) Sergio Soro: Si, un viaggio in Messico. Ho ancora vivi i ricordi e le emozioni che mi ha lasciato nonostante siano passati 15 anni. Teatro di quella avventura è stata la regione del Chiapas, con  la foresta Lacandona e il  Canyon del Rio la Venta. Quest’ultimo, con i suoi 80 km di sviluppo, è stato esplorato integralmente per la prima volta nel 1990, ed io con un gruppo di sei amici siamo stati i primi a ripeterlo nel 1991. Un’esperienza indimenticabile che spero di ripetere a breve, magari con un nuovo gruppo con cui condividere forti emozioni. Il canyon si attraversa in circa 10 giorni percorrendo dei tratti a piedi lungo il fiume e altri a bordo di piccoli canotti del tipo usati in speleologia. Si fa campo in piccole spiagge lungo il fiume a ridosso delle alte pareti che possono raggiungere anche 700 m. di altezza. Lungo il percorso si incontrano anche delle grotte e alcuni resti di antichi insediamenti umani.

9) Staff Naturaid: Parliamo della tua regione, la Sardegna, i suoi sentieri, le sue montagne ricche di cinghiali e cervi, le sue spiaggette nascoste dove accamparsi. Ti alleni in questi luoghi selvaggi. Quando ne parli si vedono i tuoi occhi luccicare e l’entusiasmo crescere. Tu ami questa terra?

9) Sergio Soro: E come non amarla! Nessuno può scegliere dove nascere, è una questione di fortuna, e io mi ritengo fortunato. Come l’Africa, anche la Sardegna lascia in chi l’ama un male sottile, una nostalgia indefinibile per questa isola in senso assoluto. Un continente in miniatura con un’impronta originale e ben radicata. Terra tra le più antiche d’Europa, tra le prime ad essere abitata.

Nonostante le aggressioni del turismo devastante degli ultimi venti anni l’isola offre ancora invitanti e incantati luoghi di natura incontaminata, che solo in pochi conoscono. In questi luoghi ancora selvaggi si può ancora camminare per giorni senza incontrare mai un escursionista, bivaccando in vecchie capanne dei pastori ormai disabitate o in ripari naturali, dove un reale contatto con la natura ti da ancora la sensazione della scoperta. In tutto questo l’unica rinuncia sono le comodità.

10) Staff Naturaid: Sei anche il fondatore di una associazione che promuove la vita di avventura all’aria aperta, di cosa si tratta?

10) Sergio Soro: L’idea di questa associazione (SARDEGNA-SPORT-AVVENTURA), gestita da me e Daniele, è nata dopo aver organizzato un trekking per ragazzi con problemi di disagio sociale.

Lo stimolo e l’entusiasmo di questi giovani è stato grande. Dopo questa esperienza abbiamo capito che la natura e tutto quello che la circonda può dare tanto.

L’associazione organizza trekking a tutti i livelli. Dalle semplici passeggiate di un giorno al trekking impegnativo con percorsi anche di una settimana. Proponiamo discese in corda doppia nei canyon più belli della Sardegna, organizzando anche dei corsi base per i principianti.

11) Staff Naturaid: Hai un nuovo progetto nel cassetto?

11) Sergio Soro: La voglia di partire c’è sempre, ma al momento non ho nessun progetto in cantiere. Appena avrò qualche idea sarete i primi a saperlo, anche perché i consigli di Maurizio sono sempre utilissimi.

Staff Naturaid: Auguri per il tuo progetto e grazie per averci dedicato la tua esperienza.

Grazie e uno sportivo salutone a tutti i visitatori di questo sito, buon trekking a tutti, Sergio Soro