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1) Staff
Naturaid: Sei un uomo di grande vitalità ed esperienza che ha
fatto moltissime avventure in ogni parte del mondo, ce le vuoi
raccontare?
1) Sergio
Soro: Dei miei viaggi parlo sempre volentieri, anche
perché avventura, natura e grandi spazi sono sempre stati una
passione irrefrenabile, un richiamo irresistibile.
Ricordo un episodio capitato a soli 11 anni.
Durante le vacanze estive ero ospite della famiglia di un compagno
di scuola, in un paesino di montagna. Io e questo compagno decidiamo
di trascorrere una notte nel bosco non lontano dal paese. Con il
permesso della famiglia ospite, un pezzo di formaggio e una
salsiccia per sfamarci e una coperta per ripararci dal freddo della
notte ci tuffammo in questa avventura. Il padre del mio compagno ci
trovò dopo tre giorni a trenta chilometri dal paese tranquilli e
beati. Chissà dove saremmo arrivati se non ci fossero venuti a
cercare!!!
Dopo quel primo assaggio a partire dai 17 anni
durante le vacanze scolastiche ho viaggiato in varie nazioni Europee
solo ed esclusivamente in autostop: bellissima esperienza di vita.
2) Staff
Naturaid: Quale è stato il tuo primo viaggio?
2) Sergio
Soro: Il mio primo viaggio importante, se vogliamo
avventuroso e lontano dalla nostra cultura occidentale, è stato in
Algeria nel 1988 (Deserto del Sahara altopiano dell’HOGGAR). Dopo
aver letto un libro di un alpinista francese che parlava di questa
particolare regione, delle sue guglie erose dagli eventi climatici,
io e due amici arrampicatori decidemmo di andare a vedere di
persona. Un viaggio fai da te al massimo risparmio. I mesi
successivi passarono in fretta, tutti tesi all’ organizzazione e con
una smodata frenesia di leggere, sapere, conoscere tutto della
regione dove saremmo andati a trascorrere quelli che sarebbero
diventati poi tra i giorni più significativi della nostra vita. Dopo
mille sbattimenti, prenotazioni saltate, litigate assurde con i
funzionari dell’aeroporto di Algeri eravamo finalmente riusciti a
salire su un rumoroso aereo delle linee interne
Algerine. (critichiamo tanto ma poi… Alitalia è
bello!). Tutti in volo per Tamanrasset, una grande oasi a 2500
chilometri da Algeri. Le persone ci guardavano un po’ strano, ma non
di meno ci ammiravano. Soprattutto si stupivano che fossimo
assolutamente soli senza guida , senza un’agenzia alle spalle:
sembrava la pubblicità dell’Alpitour. I tuareg addirittura ci
presero veramente in simpatia e si prodigarono continuamente nel
darci le giuste dritte. E’ comunque incredibile vedere come delle
persone veramente povere si tolgano il pane dalla bocca e si
facciano in quattro per offrirti un pasto, per metterti a tuo agio
in un modo così spontaneo da farti sentire un po’ in imbarazzo. Il
massimo fu quando Laid, dopo essersi reso conto che avevamo
dimenticato il nostro libricino guida nella sua macchina, il giorno
dopo averci accompagnato al Saouinam (un bel picco vicino all’Assekrem
sotto le cui pareti avevamo piantato la nostra tenda) si rifece la
strada da Tamanrasset per riportarcelo. Noi tra un’ imprecazione e
l’ altra ci eravamo già rassegnati a farne a meno, tanto è vero che
la mattina avevamo già scalato il Saouinam per la parete Sud
fidandoci solo dell’ intuito e dei vaghi ricordi della relazione.
Ormai non cerano più ostacoli , nel calduccio della nostra tenda,
soli come non mai. La sera si facevano i piani per l’indomani. E
cosi fu la volta della
Berardini- Richard e della via dei Belgi al
primo pilastro del Tezuoyag sud. Rientrati a Tamanrasset con mezzi
di fortuna (leggi autostop) non è stato difficile contattare un
tuareg per trascorrere dieci giorni nel deserto con sei dromedari al
seguito. Dopo tre giorni avevamo imparato a caricare e scaricare i
bagagli sugli animali; cosa non facile. La sera legavamo le zampe
anteriori dei dromedari perché non si allontanassero troppo. Il tè
che solo loro sanno fare in quel modo, il cous-cous , il pane
preparato al momento e cotto direttamente sulla sabbia e il fuoco,
ci hanno regalato emozioni, sensazioni, profumi, che non ti lasciano
indifferente.
Dopo questo viaggio, che mi ha segnato per
sempre, non mi sono più fermato. Tante avventure in giro per il
mondo si sono susseguite:
-
Perù -
spedizione alpinistica“Aguja nevado” (5700 m.), aperta via nuova;
-
India
del nord (Imachal-Praesh) - spedizione alpinistica “CB 51” (5940
m.);
-
Nepal
- trekking al santuario dell’Annapurna al Kala Pattar e salita
all’Island Peak (6185 m.);
-
Messico (Chiapas) - spedizione speleologica “Rio la Venta”, 80 km.
di canyon con esplorazione di varie grotte;
-
Repubblica del Mali con mezzi di fortuna. Su camion al seguito di
carovane Tuareg e trekking tra le tribù dei Dogon;
-
Perù-Bolivia (Amazonas) - navigazione in piroga sul fiume Madre de
Dios daPuerto Maldonado a Guagara Mirin a contatto con i cercatori
d’oro;
-
Venezuela - spedizione alla ricerca degli Indios YANOMAMI, 1800
km. di navigazione fluviale lungo l’Orinoco , il Casiquiare e il
Rio Negro;
-
Ecuador - 800 km. di navigazione fluviale lungo il Rio Napo,
Cononaco Shiripuno e 100 km.a piedi con gli Indios Huaorani
vivendo di caccia e pesca;
-
Cile-Argentina (Patagonia e Terra del fuoco) - il mitico “CAMINO
AUSTRAL”. Da Puerto Mont a Villa O’Higgins, 1000 km. in mtb in
autosufficienza con un carrello a traino, attraverso una delle
zone più disabitate del sud Cileno. Trekking alle Torri del Paine,
Cerro Torre e Fitz Roy;
3) Staff
Naturaid: E l’ultimo?
3) Sergio
Soro: Bolivia a piedi 2005 è stato l’ultimo viaggio
portato a termine a fine agosto scorso. Io e il mio compagno
d’avventura Daniele Rocca abbiamo percorso in autosufficienza un
totale di 480 km. in circa 20 giorni di marcia . Abbiamo
attraversato i deserti d’alta quota boliviani, considerati una delle
zone più aride del pianeta. I primi 300 km. percorsi ad una quota
sempre superiore ai 4000 m, gli ultimi 180 km. sono stati percorsi
nel deserto di sale più grande del mondo ( Salar de Uyuni)
12000 kmq. Di superficie a 3750 m. di
altitudine.
4) Staff
Naturaid: Quanto tempo hai impiegato ad organizzarlo e come e
stata la preparazione per questa importante spedizione?
4) Sergio
Soro: Quasi un anno di lavoro: la preparazione è stata
lunga e meticolosa. Mi allenavo cinque giorni la settimana .
Alternavo un giorno di corsa in montagna, l’altro era dedicato al
traino del carretto. Con questo mezzo e un peso di 50 kg. percorrevo
anche 45 km. su strade sterrate con tante salite in circa 8-9 ore.
La sera, tre volte la settimana , allenamenti in palestra con
esercizi specifici per potenziare i muscoli del tronco. Devo
ringraziare il mio preparatore atletico Giovanni Piano della
PASSION-FITNESS per avermi seguito in tutta questa fase.
Ho l’ impressione d’aver faticato più per la
ricerca degli sponsor (pochi e poveri), che per i lunghi ed
estenuanti allenamenti . Lunghe ricerche su internet per avere
notizie dell’area interessata alla nostra spedizione . Un doveroso
ringraziamento va a Maurizio Doro per gli indispensabili consigli su
alimentazione e abbigliamento tecnico. Per il resto ho attinto dalla
mia esperienza in tante avventure in svariati angoli del mondo.
5) Staff
Naturaid: Il carretto che hai utilizzato è stata una tua
invenzione , quanto tempo hai dedicato a costruirlo e come lo
provavi?
5) Sergio
Soro: Per intraprendere questo viaggio in autosufficienza
era indispensabile la costruzione di un carretto per il trasporto di
tutto il materiale . Così per quattro mesi ho dedicato due/tre ore
al giorno di lavoro per la sua realizzazione.
La particolarità di questo mezzo: due normali
forcelle da bici con due ruote da 20, tubi di alluminio da 25 mm. e
angolari da 40 mm., 6 staffe a tre ingressi con diametro 25 mm., tre
sinistre e tre destre. Il tutto completamente smontabile con una
chiave da 10 e una brugola. Per il traino mi sono servito di uno
zaino opportunamente modificato.
Negli allenamenti e durante il suo collaudo ho
dovuto modificare più volte l’altezza e la lunghezza delle aste da
traino collegate allo zaino. Ho dovuto rinforzare alcune parti che
in prova avevano avuto dei cedimenti. Molto importante è la
sistemazione del carico per far scaricare tutto il peso sulle ruote.
6) Staff
Naturaid: Quali sono state le difficoltà che hai trovato in
questa avventura?
6) Sergio
Soro: Le difficoltà sono state tante. I primi giorni è
stato durissimo superare oltre 2000 m. di dislivello, dai 2400 m. di
S.Pedro de Atacama, agli oltre 4500 m. del passo di frontiera. Oltre
alla fatica del traino del carretto a pieno carico c’era la mancanza
di ossigeno dovuta alla quota; il fisico ha bisogno di almeno 3-4
giorni per adattarsi. Inoltre, le piste non sempre sono evidenti e
si ha paura di sbagliare percorso, per non parlare del forte vento e
il freddo che la notte raggiungeva anche meno 15 gradi.
Gli approvvigionamenti d’acqua sono stati
probabilmente il problema che ci ha preoccupato più di qualsiasi
altra cosa. Lungo il percorso si trovano delle lagune di origine
vulcanica ma l’acqua non è assolutamente potabile. Da Laguna Blanca,
non distante dal confine con il Cile, dove si trova una sorta di
rifugio con cibo e acqua, a Laguna Colorada, non vi è nulla, 140 km
di totale isolamento, di piste sconnesse e a tratti sabbiose. La
sensazione è di non riuscire mai ad arrivare a destinazione. Siamo
rimasti con pochissima acqua e, non avendo un telefono satellitare,
non potevamo avvisare nessuno. Sono stati momenti di sconforto. La
fortuna ci è venuta incontro quando un fuoristrada con dei turisti
si è fermato e saputo del nostro problema ci ha rifornito d’acqua.
E’ molto importante in questi frangenti riuscire a controllare gli
stati d’animo, in particolar modo quelli negativi. Il rischio è di
non riuscire più a ragionare e avere reazioni incontrollabili.
7) Staff
Naturaid: Dopo che sei tornato in Italia cosa ti è rimasto
negli occhi e nel cuore di questa impresa?
7) Sergio
Soro: Negli occhi ho ancora i colori di una natura ancora
intatta, le albe i tramonti, le lagune, la gente. Nei villaggi a
4000 m. le famiglie e i bambini vivono o sopravvivono dignitosamente
in uno stato di vera miseria lottando contro una natura veramente
inclemente. Nel cuore mi sono rimasti i bambini infreddoliti e la
speranza per loro di una vita migliore. Ancora ho dentro di me i
silenzi scanditi dal rumore del vento, la solitudine nonostante non
fossi solo. Divento triste pensando alla miseria, alla fatica, ai
sacrifici che i locali devono affrontare solo per un piatto di
minestra, o una coperta per difendersi dal freddo, senza la speranza
che, nel tempo, possa cambiare qualcosa. Pensando a questa realtà
quasi mi vergogno di avere descritto le difficoltà che ho dovuto
affrontare in questi 20 giorni.
8) Staff
Naturaid: Hai un viaggio che ricordi più degli altri e che ti
piacerebbe ripetere e perché?
8) Sergio
Soro: Si, un viaggio in Messico. Ho ancora vivi i ricordi
e le emozioni che mi ha lasciato nonostante siano passati 15 anni.
Teatro di quella avventura è stata la regione del Chiapas, con la
foresta Lacandona e il Canyon del Rio la Venta. Quest’ultimo, con i
suoi 80 km di sviluppo, è stato esplorato integralmente per la prima
volta nel 1990, ed io con un gruppo di sei amici siamo stati i primi
a ripeterlo nel 1991. Un’esperienza indimenticabile che spero di
ripetere a breve, magari con un nuovo gruppo con cui condividere
forti emozioni. Il canyon si attraversa in circa 10 giorni
percorrendo dei tratti a piedi lungo il fiume e altri a bordo di
piccoli canotti del tipo usati in speleologia. Si fa campo in
piccole spiagge lungo il fiume a ridosso delle alte pareti che
possono raggiungere anche 700 m. di altezza. Lungo il percorso si
incontrano anche delle grotte e alcuni resti di antichi insediamenti
umani.
9) Staff
Naturaid: Parliamo della tua regione, la Sardegna, i suoi
sentieri, le sue montagne ricche di cinghiali e cervi, le sue
spiaggette nascoste dove accamparsi. Ti alleni in questi luoghi
selvaggi. Quando ne parli si vedono i tuoi occhi luccicare e
l’entusiasmo crescere. Tu ami questa terra?
9) Sergio
Soro: E come non amarla! Nessuno può scegliere dove
nascere, è una questione di fortuna, e io mi ritengo fortunato. Come
l’Africa, anche la Sardegna lascia in chi l’ama un male sottile, una
nostalgia indefinibile per questa isola in senso assoluto. Un
continente in miniatura con un’impronta originale e ben radicata.
Terra tra le più antiche d’Europa, tra le prime ad essere abitata.
Nonostante le aggressioni del turismo
devastante degli ultimi venti anni l’isola offre ancora invitanti e
incantati luoghi di natura incontaminata, che solo in pochi
conoscono. In questi luoghi ancora selvaggi si può ancora camminare
per giorni senza incontrare mai un escursionista, bivaccando in
vecchie capanne dei pastori ormai disabitate o in ripari naturali,
dove un reale contatto con la natura ti da ancora la sensazione
della scoperta. In tutto questo l’unica rinuncia sono le comodità.
10) Staff
Naturaid: Sei anche il fondatore di una associazione che
promuove la vita di avventura all’aria aperta, di cosa si tratta?
10) Sergio
Soro: L’idea di questa associazione (SARDEGNA-SPORT-AVVENTURA),
gestita da me e Daniele, è nata dopo aver organizzato un trekking
per ragazzi con problemi di disagio sociale.
Lo stimolo e l’entusiasmo di questi giovani è
stato grande. Dopo questa esperienza abbiamo capito che la natura e
tutto quello che la circonda può dare tanto.
L’associazione organizza trekking a tutti i
livelli. Dalle semplici passeggiate di un giorno al trekking
impegnativo con percorsi anche di una settimana. Proponiamo discese
in corda doppia nei canyon più belli della Sardegna, organizzando
anche dei corsi base per i principianti.
11) Staff
Naturaid: Hai un nuovo progetto nel cassetto?
11) Sergio
Soro: La voglia di partire c’è sempre, ma al momento non
ho nessun progetto in cantiere. Appena avrò qualche idea sarete i
primi a saperlo, anche perché i consigli di Maurizio sono sempre
utilissimi.
Staff
Naturaid: Auguri per il
tuo progetto e grazie per averci dedicato la tua esperienza.

Grazie e
uno sportivo salutone a tutti i visitatori di questo sito, buon
trekking a tutti, Sergio Soro |