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Alle 6:00 del 13 giugno siamo tutti, in piazza Marconi di Patti, è
fresco e sistemiamo le ultime cose nell’attesa di partire alle 7:00.
Quando si parte il gruppo rimane compatto per i primi km e viaggia
a forte velocità in direzione Palermo. Costeggiamo il mare e pian
piano i sali e scendi ci fanno sgranare e si formano diversi gruppi.
Al bivio Capo d’Orlando si svolta a sinistra per entrare all’ interno
lasciando la costa.
 
Io sto bene e comincio ad affrontare la lunga salita verso l’Etna
quando il caldo si fa veramente sentire. La salita è impegnativa, ma
il panorama che ci circonda è di impareggiabile bellezza e quando
sono in prossimità del bivio per il Rifugio Vitelli la meraviglia che mi
accoglie è immensa: un paesaggio lunare fatto di colate di lava scura che
sembrano un tappeto e attraversano la strada asfaltata.
  
Io mi trovo nel bel mezzo ed è il segno della grossa eruzione del 2002.
La fatica si è fatta sentire e io scendo finalmente nella lunga
discesa.
Proseguo tra piccoli paesi e campi sempre contro vento. 300 km da
solo è troppo.
I controlli si susseguono e ad uno di questi mi
accodo ad un gruppetto di 3. Uno di loro è Claudio, ci siamo
conosciuti circa 10 anni fa in Piemonte all’Iron Bike una gara a
tappe con la MTB.
Poi c’è il suo amico Michele esperto di queste lunghezze, ha
partecipato anche alla famosissima Parigi-Best-Parigi di 1200 km.
  
Nel
piccolo gruppo ho l’onore di conoscere Giaccone Giovanni,
famosissimo in Italia, è un ex professore di matematica che da anni
macina circa 50.000 km all’anno. E’ dal 1989 che non è mai
passato un giorno senza che lui sia andato in bicicletta, col freddo,
ed anche con la neve Giaccone non rinuncia mai alla sua sgambata quotidiana,
mediamente 160 km al giorno. Per i km pedalati è come se avesse fatto 2
volte il viaggio dalla terra alla luna e fosse già sulla via del
ritorno del secondo viaggio. Ha dell’incredibile, non sembra vero, ma
alla soglia dei suoi 70 anni è uno specialista delle ultra distanze.
Il suo personale in Sicilia della precedente edizione è di 49 ore.
Proseguo con loro e ci diamo cambi per cercare di contrastare questo
forte vento di scirocco, con forti raffiche quando attraversiamo gli alti
ponti.

Stiamo sempre molto attenti a non rimanere senza acqua e ci fermiamo sempre
in qualche bar per una coca, un caffè o un gelato.
In questa Ranonnee ho
bevuto circa 40 litri di acqua.
  
E’ stata sicuramente una bellissima esperienza pedalare con questo
gruppo:abbiamo chiacchierato, ci siamo aiutati, abbiamo dormito per strada
un paio di volte per 15 minuti sdraiati sul ciglio della strada e in una
galleria, riparati dal vento, ci sembrava di stare al caldo in una notte
fredda.
Sembravamo vecchi amici anche quando ci siamo fermati in una pizzeria
all’aperto a mangiare spaghetti al pomodoro, o quando ci siamo
concessi del pesce spada, dopo aver dormito 2 ore e fatto una doccia
rigenerante in un punto di controllo. In queste occasioni
si instaurano sentimenti di rispetto e si ha piacere a condividere
queste esperienze.
Ricordo molto volentieri questa Sicilia ricca di paesaggi e città
speciali.
 
L’alba e il tramonto aprivano e chiudevano la giornata, ma
non il nostro proseguire. E’ è stato bellissimo l’arrivo a Palermo,
un Palermo ancora nel sonno mentre noi pedalando attraversiamo il suo porto.
 
Ci sono stati molti momenti di vita quotidiana tra i pescatori e le persone
che si fermano, qualcuno conosce il mio Trentino, addirittura ci va per
vendere le angurie e me ne mostra una gigantesca da oltre 20 kg.
 
Quando ritorniamo a Patti il sogno finisce, ma non il
nostro saluto e abbraccio. Grazie amici.
 
E mentre
sono sul traghetto della sera vedo il sole scendere e la terra allontanarsi,
ma il mio desiderio è:
Sicilia
ci vediamo fra 2 anni. Mauri
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